È dedicata al naturalista fiorentino Odoardo Beccari (16 novembre 1843 - 25 ottobre 1920), la mostra dal titolo "Nelle foreste di Borneo. Viaggio di Odoardo Beccari nelle terre del Ragià Bianco", aperta dal 15 novembre al 15 febbraio al Museo La Specola a Firenze. L'esposizione ripercorre, con reperti originali, fotografie inedite, esemplari vegetali e animali, tra cui un orango e una civetta lontra, la sua avventura all'età di 22 anni nel Borneo.
Beccari salpa dall'Inghilterra nel 1865 e vive per tre anni nella giungla della regione del Sarawak, raccogliendo una grande quantità di dati scientifici, reperti botanici e zoologici. Il Museo di Storia naturale dell'Ateneo fiorentino, che custodisce i lasciti più preziosi del lavoro di Beccari, ricorda con questa mostra la sua figura e la sua impresa, raccontata nel libro 'Nelle foreste di Borneo', che dà il titolo all'esposizione. Ai suoi resoconti, spiega l'Ateneo, molto probabilmente ha attinto anche lo scrittore Emilio Salgari, suo contemporaneo, per il celebre Ciclo di Sandokan.
La mostra è corredata da un programma di iniziative fra cui presentazioni di modelli 3D degli oranghi, un escape game all'Orto Botanico, incontri sul presunto rapporto fra Salgari e Beccari e la proiezione di Sandokan. Lunedì 17 novembre è in programma anche una visita guidata al Castello del Bisarno, dove lo scienziato trascorse l'ultima parte della sua vita, con Martino Maggioni, suo trisnipote.
"La mostra - afferma la rettrice di Firenze Alessandra Petrucci - si inserisce fra gli eventi per i 250 anni del Museo di Storia naturale dell'Ateneo e rende omaggio a un personaggio fondamentale nella storia della botanica e non solo". Per il presidente del Sistema museale di Ateneo, David Caramelli, la mostra "racconta la straordinaria ricchezza delle foreste esplorate da Beccari, testimoniata dai reperti da lui raccolti e presenti nei nostri musei", ma "ci ammonisce anche sulla fragilità odierna di questi ecosistemi, che oggi soffrono per tante criticità, come il consumo di suolo, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e la perdita di biodiversità".
Beccari salpa dall'Inghilterra nel 1865 e vive per tre anni nella giungla della regione del Sarawak, raccogliendo una grande quantità di dati scientifici, reperti botanici e zoologici. Il Museo di Storia naturale dell'Ateneo fiorentino, che custodisce i lasciti più preziosi del lavoro di Beccari, ricorda con questa mostra la sua figura e la sua impresa, raccontata nel libro 'Nelle foreste di Borneo', che dà il titolo all'esposizione. Ai suoi resoconti, spiega l'Ateneo, molto probabilmente ha attinto anche lo scrittore Emilio Salgari, suo contemporaneo, per il celebre Ciclo di Sandokan.
La mostra è corredata da un programma di iniziative fra cui presentazioni di modelli 3D degli oranghi, un escape game all'Orto Botanico, incontri sul presunto rapporto fra Salgari e Beccari e la proiezione di Sandokan. Lunedì 17 novembre è in programma anche una visita guidata al Castello del Bisarno, dove lo scienziato trascorse l'ultima parte della sua vita, con Martino Maggioni, suo trisnipote.
"La mostra - afferma la rettrice di Firenze Alessandra Petrucci - si inserisce fra gli eventi per i 250 anni del Museo di Storia naturale dell'Ateneo e rende omaggio a un personaggio fondamentale nella storia della botanica e non solo". Per il presidente del Sistema museale di Ateneo, David Caramelli, la mostra "racconta la straordinaria ricchezza delle foreste esplorate da Beccari, testimoniata dai reperti da lui raccolti e presenti nei nostri musei", ma "ci ammonisce anche sulla fragilità odierna di questi ecosistemi, che oggi soffrono per tante criticità, come il consumo di suolo, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e la perdita di biodiversità".
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