Messo a disposizione sul sito un modulo scaricabile per l'attivazione del percorso di tutela

Nella settimana della Giornata mondiale della salute, l'Associazione Luca Coscioni rilancia anche in Toscana la campagna per il rispetto dei tempi di legge nelle liste d'attesa, mettendo a disposizione sul proprio sito un modulo scaricabile per richiedere il percorso di tutela nei casi di ritardo, così da ottenere la prestazione entro i tempi massimi, in regime di intramoenia o presso altra struttura convenzionata, senza costi aggiuntivi oltre al ticket.
    
L'Associazione Luca Coscioni, in una nota, denuncia ritardi e opacità della Piattaforma nazionale delle liste di attesa gestita da Agenas e attiva dal giugno 2025: "Fornisce dati limitati, cumulativi e poco significativi, senza distinzione tra Regioni, aziende sanitarie o strutture. Le informazioni sui tempi di attesa e sulle prenotazioni sono incomplete e spesso difficili da interpretare: in alcuni casi vengono sommate prestazioni gratuite e a pagamento, e percentuali e valori assoluti non sempre coincidono, rendendo impossibile valutare correttamente il rispetto dei tempi previsti dalla legge". In base a una loro elaborazione dei dati tra gennaio e settembre 2025, considerando "tutte le prenotazioni insieme", cioè visite ed esami "solo il 39,9% dei cittadini ha ricevuto la prestazione nei tempi massimi previsti".

    
"Oltre il 60% dei cittadini - dicono la segretaria nazionale Filomena Gallo e il consigliere generale Marcello Crivellini - è condannato a un limbo di attesa senza certezze, con la possibilità di rivolgersi al privato a pagamento o rinunciare alle cure. Non è accettabile".

    
Da qui la richiesta alla Regione Toscana, come alle altre in Italia, per sollecitare la piena trasparenza dei dati, disaggregati per Asl, struttura e tipologia di prestazione; l'effettiva applicazione del percorso di tutela, che garantisca la prestazione nei tempi massimi previsti dalla legge e infine l'adozione di un piano operativo straordinario per ridurre i ritardi, con priorità alle prestazioni più critiche, come chiesto anche dalla mozione bipartisan approvata alla Camera l'1 aprile scorso.
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