Una mattinata di cultura, spiritualità e dibattito civile per lo storico periodico fiorentino, tra il ricordo delle grandi firme del passato, la riflessione sulla "carità intellettuale" e il protagonismo dei giovani.

Il Cenacolo della Basilica di Santa Croce a Firenze ha ospitato una mattinata di profonda riflessione, cultura e spiritualità per celebrare l’ottantesimo anniversario di “Città di Vita”. La storica pubblicazione, indissolubilmente legata al complesso monumentale francescano, rappresenta da decenni un punto di riferimento centrale per il dibattito culturale cittadino e nazionale. L'evento ha riunito le massime autorità cittadine, esponenti del mondo ecclesiale, accademici e studenti per fare il punto su un'esperienza editoriale nata nel difficile clima del dopoguerra, nel millenovecentocinquantaquattro, e ancora oggi capace di intrecciare fede, arte e impegno civile.

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali dei vertici della comunità e della città. Il rettore della Basilica e direttore editoriale della rivista, padre Franco Buonamano, ha espresso profonda gratitudine verso chi si adopera quotidianamente per il bene della testata e di Santa Croce. Al suo ringraziamento si è unita Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, che ha lodato la proficua collaborazione per la custodia del complesso. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha invece voluto ricordare le straordinarie firme che hanno impreziosito le pagine della rivista, citando tra gli altri don Luigi Sturzo, Mario Luzi, Giorgio La Pira e padre Giuseppe Rosito. Il primo cittadino ha rimarcato il valore di un progetto editoriale capace di fondere libertà e responsabilità civile, richiamando la necessità di un pensiero critico per affrontare le attuali crisi internazionali.

Il valore storico e la vocazione ecumenica della testata sono stati ripercorsi da padre Antonio Di Marcantonio, che ha ricordato il contributo di intellettuali del calibro di Giovanni Papini e la quarantennale direzione di padre Massimiliano Rosito. Proprio al legame profondo tra la comunità francescana e la storia di Firenze si è riallacciato Antonio Lovascio, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi, rievocando la memoria dell'alluvione del millenovecentosessantasei e la commozione di papa Paolo VI davanti al Cristo di Cimabue ferito. Tra i momenti più attesi, l’intervento dell’arcivescovo di Firenze, Monsignor Gherardo Gambelli, che ha incentrato la sua riflessione sul concetto di carità intellettuale. Secondo l'arcivescovo, questa forma di carità non deve rimanere un esercizio per addetti ai lavori, ma deve trasformarsi in una rinnovata prossimità verso gli ultimi e verso le nuove generazioni, offrendo risposte concrete alle sfide moderne che vanno dai conflitti globali all'avvento dell'intelligenza artificiale.

Particolare attenzione ha suscitato la relazione dello scienziato e professore Stefano Mancuso, intitolata in chiave francescana "Sorella Morte". Mancuso ha analizzato il significato del fine vita partendo dal Cantico delle Creature, definendo la morte come un transito naturale e un passaggio di stato indispensabile alla vita stessa. Il professore ha espresso parole critiche verso l'ossessione contemporanea per l'immortalità e gli ingenti investimenti economici volti a contrastare l'invecchiamento, ricordando alla platea che tentare di eliminare la morte significa non comprendere i meccanismi fondamentali della natura.

Il futuro e la continuità del dialogo sono stati incarnati dagli studenti della scuola Gobetti-Volta, coordinati dal loro corpo docente in una tavola rotonda incentrata sul senso della libertà da Dante ai giorni nostri. I giovani hanno rivendicato l'importanza dello studio e degli strumenti culturali come unico vero antidoto alla passività e alla manipolazione, rifiutando l'indifferenza di fronte alle ingiustizie sociali. Un concetto ripreso anche da Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, che ha elogiato i ragazzi definendo la rivista una palestra del pensiero e il giornalismo di qualità una difesa contro la disinformazione. In chiusura, dopo il saluto dell'editore Antonio Pagliai di Polistampa e la donazione di un'icona dei santi Cirillo e Metodio da parte del professor Jan Władysław Woś, la celebrazione si è sciolta in musica grazie alle esecuzioni dell'Orchestra dell'Università di Firenze e del soprano Francesca Fedeli, che hanno reso omaggio alla giornata sulle note di Nino Rota e Riz Ortolani.

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