I disturbi psichiatrici e i problemi di sicurezza nei presidi territoriali rappresentano una vera e propria emergenza sociale, acuita dall'uso di sostanze e dai tempi d'attesa del sistema pubblico. In un'intervista concessa alle pagine del Corriere Fiorentino, il dottor Giuliano Casu, già direttore della Salute mentale dell’Asl Toscana Centro, analizza le cause del crescente disagio e le carenze organizzative che mettono a rischio gli operatori in prima linea.
Il medico evidenzia come l'aggressività nei confronti del personale sanitario non sia da imputare unicamente ai pazienti psichiatrici, quanto piuttosto all'abuso di sostanze disinibenti e a una trasformazione sociale che dura da decenni. Urbanizzazione estrema, stili di vita frammentati e l'isolamento post-pandemico hanno portato a un'esplosione di disturbi dell'ansia, della personalità e della depressione, superando per incidenza persino le patologie cardiovascolari.
Nel corso del colloquio con il Corriere Fiorentino, il dottor Casu ha sintetizzato i punti critici da risolvere con urgenza:
Accessibilità e liste d'attesa: La lentezza con cui il servizio pubblico eroga le prime visite (spesso fissate a un mese di distanza per casi complessi) spinge le famiglie verso il privato o provoca il peggioramento delle crisi acute.
Sicurezza nei centri territoriali: Le strutture periferiche soffrono dell'assenza di vigilanza e di una risposta non sempre immediata delle forze dell'ordine, lasciando i sanitari sprovvisti di strumenti di difesa.
Formazione e organici: È indispensabile superare l'approccio monoprofessionale e ripristinare i pool multidisciplinari, investendo su una formazione universitaria e post-laurea mirata all'emergenza.
Assistenza ai migranti: La mancanza di residenza e diritti sanitari per molti cittadini stranieri impedisce la presa in carico e la costruzione di percorsi continuativi di cura e riabilitazione.
L'esperto ha espresso soddisfazione per l'impegno dell'assessora regionale alla Salute Monia Monni, auspicando un rapido ritorno agli investimenti sulle strutture intermedie e sui centri diurni che avevano reso la Toscana un modello di riferimento fino agli anni Duemila.
Condividi
Attiva i cookies














