Sulle pagine di Repubblica Firenze si legge l'intervista a Sahran Toukabri, fratello di Mohamed Toukabri, uno dei cinque operai che hanno perso la vita nel crollo del cantiere Esselunga lo scorso 16 febbraio in via Mariti. Di seguito un estratto:
"Spero che con gli scioperi qualcuno ci ascolti e che gli operai possano lavorare in sicurezza, mio fratello non è più tornato a casa e ancora non sappiamo ancora di chi sia la colpa del disastro di via Mariti. Non è accettabile morire così". Suo fratello Sahran è tornato da pochi giorni dalla Tunisia, dove ha accompagnato la salma di Mohamed perché la sua famiglia potesse piangerlo.
“Non so ancora se parteciperò allo sciopero indetto dai sindacati contro i morti sul lavoro Ma dico che non si può morire di lavoro così, schiacciato sotto le macerie, senza responsabili. Muoiono sempre gli operai, la povera gente che sta lavorando. Dov’è finito chi comanda?”.
"Spero che con gli scioperi qualcuno ci ascolti e che gli operai possano lavorare in sicurezza, mio fratello non è più tornato a casa e ancora non sappiamo ancora di chi sia la colpa del disastro di via Mariti. Non è accettabile morire così". Suo fratello Sahran è tornato da pochi giorni dalla Tunisia, dove ha accompagnato la salma di Mohamed perché la sua famiglia potesse piangerlo.
“Non so ancora se parteciperò allo sciopero indetto dai sindacati contro i morti sul lavoro Ma dico che non si può morire di lavoro così, schiacciato sotto le macerie, senza responsabili. Muoiono sempre gli operai, la povera gente che sta lavorando. Dov’è finito chi comanda?”.
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