"Volevamo richiamare l'attenzione sui rischi connessi alle installazioni degli impianti perché estremamente impattanti sul territorio"

Il 21 gennaio scorso "è stata inviata una lettera aperta ai presidenti delle regioni Toscana ed Emilia Romagna, rispettivamente Eugenio Giani e Stefano Bonaccini con l'obiettivo di richiamare l'attenzione sui rischi connessi ad installazioni di impianti eolici estremamente impattanti sul fragile territorio appenninico del Montefeltro", ma a oggi, trascorse alcune settimane, non è pervenuta alcuna risposta. E' quanto evidenziano Crinali bene comune e Italia nostra.

Tra quanti hanno sottoscritto la lettera, si spiega, "nomi di spicco in ambito culturale", varie associazioni, liberi cittadini, che "si sono uniti per la tutela di questo territorio da un'enorme bolla speculativa legata all'industria eolica (siamo ad oggi arrivati a circa 60 aerogeneratori di grandissima taglia previsti a seguito di abbattimenti di ettari di bosco e a ridosso di nuclei storici, beni tutelati e aree naturali protette e prospicienti zone di dissesto idrogeologico)".

Nell'elenco dei sottoscrittori della lettera, figurano, si spiega, "il direttore d'orchestra riminese Manlio Benzi, il direttore dell'Accademia di Belle arti di Urbino Luca Cesari, il docente di arte sacra e di iconografia e iconologia all'Istituto superiore di scienze religiose di Rimini-San Marino Alessandro Giovanardi" oltre a esponenti "del mondo dell'arte, della musica, del mondo universitario e della ricerca". 

Tra le associazioni elencate "Italia Nostra sezioni Valmarecchia, Firenze e Forlì-Cesena, Wwf Forlì - Cesena e Rimini, I Cammini di Francesco in Toscana, Cai Toscana, Associazione D'là de Foss, Amici della Terra, L'Astrolabio, Atto Primo salute ambiente e cultura, Mountain Wilderness Italia, Associazione Chiocciola e tante altre". Tra i firmatari "anche il sindaco di Casteldelci, comune romagnolo confinante con la zona di crinale toscana individuata per installare il primo di una serie di progetti, presentati nella Regione Toscana, che andrebbe a modificare radicalmente e irreversibilmente l'habitat dell'alta Valmarecchia e della Valtiberina". 
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