Contro il Como cercasi svolta per i viola di Pioli

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“Il Como? E’ un opportunità” cit. Pioli. Come la gara col Napoli era “un esame per capire se il gap con una big era stato colmato”, come quando uscì il calendario e Pioli disse ‘non è tosto, ma bello”. In queste tre frasi c’è racchiusa la mentalità del tecnico della Fiorentina, da unire alla querelle sulle frasi di Allegri e la sua mancata investitura della squadra viola tra le candidate alla lotta Champions. Sulla stessa lunghezza d’onda alcune scelte di formazione come il trittico Gud-Kean-Piccoli schierato a Torino dal 1’, il tentativo di giocarsela a viso aperto col Napoli e l’insistita richiesta ai propri difensori di provare a costruire e al confronto uno contro uno. A parole, nei concetti e col lavoro. Poi, però, ci sono i fatti.
 
L’ambizione, teorica e pratica, che Pioli sta alimentando dal primo giorno di lavoro con la Fiorentina, infatti, sta cozzando con quello che la squadra viola sta proponendo sul campo. Alla vigilia della gara col Como è stato lo stesso tecnico a sottolineare come si aspettasse che il percorso di crescita della sua creatura fosse decisamente più avanti. L’interrogativo, però, sorge spontaneo: il materiale umano che Pioli ha a disposizione può supportare quelle idee? Da cui nascono due altri quesiti: se sì, perché non si sta vedendo? E se no, perché non si sta cambiando? Come risposta ad entrambe le ultime due, il comune denominatore potrebbe essere il tempo. Eppure, ad oggi, sono due mesi che Pioli ha in mano questo gruppo, non propriamente poco. E, tra l’altro, gruppo già quasi interamente pronto al primo giorno di ritiro estivo. I 90’ col Como chiariranno un po’ di cose.
 
Quella coi lariani di Fabregas sarà la prima di un filotto di 4 partite in cui la Fiorentina deve svoltare. A seguire Pisa, Sigma Olomouc in Conference e Roma. Serve un deciso cambio di rotta per non dover rivedere al ribasso le proprie ambizioni. Alla prossima sosta, che arriverà dopo il match coi giallorossi, saranno andate in archivio 9 partite ufficiali e ormai tre mesi che il tecnico lavora con questa rosa. Un lasso di tempo sufficiente (o almeno così dovrebbe) per dare gioco e identità ad una squadra, tanto più se colui che lo deve fare è un allenatore arrivato con lo status di scudettato, con un ingaggio top, con tutti i riconoscimenti del caso e avendo a disposizione una rosa che l’anno scorso è arrivata sesta su cui Commisso ha speso altri 90 milioni di acquisti (90 milioni non è il passivo tra innesti e partiti). Il tutto, nel complesso, faceva legittimamente pensare di trovare già ad oggi una Fiorentina che fosse decisamente più avanti. Non tanto in classifica, perché i punti non sempre arrivano quando meriti, quanto in identità, concetti, ritmo, manovra, organizzazione e mille altre cose. La preoccupante prestazione col Napoli, le non convincenti con Torino, Cagliari e col Polissya al ritorno sono lì a testimoniarlo. Ora, o si svolta, si inizia a vedere qualcosa, miglioramenti un po’ ovunque, altrimenti le preoccupazioni potrebbero aumentare ancora. Perché le parole sono importanti, ma se restano fini a sé stesse…
 
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