La soluzione escogitata dal Ministero per tenere le postazioni di rilevamento della velocità. E uno studio UniFi ne conferma l’efficacia

Attorno alla questione degli autovelox, e della legittimità delle sanzioni irrogate in base alle loro registrazioni, si è venuto a creare un vero e proprio caso dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 2024 che dichiarava nulle le multe inflitte dagli apparecchi approvati ma non omologati.

Questo, spiega La Nazione, perché a differenza di quanto ritenuto fin qui dal Ministero dei trasporti e dalle amministrazioni locali, approvazione e omologazione non sono la stessa cosa: adesso, fino al 30 novembre, gli enti locali dovranno registrare i dati degli autovelox installati sul territorio per renderli pubblici e quindi conoscibili, anche se la questione dell’omologazione non è ancora chiaro se sia risolta o meno.

A Firenze, riporta il quotidiano, nel corso del tempo gli autovelox sono risultati utili a registrare gli eccessi di velocità. E anche se l’obiettivo principale di questi apparecchi è scoraggiare il superamento dei limiti, e quindi garantire maggiore sicurezza, in molti li additano come un modo per fare cassa.

Osservando le registrazioni, però, appare chiaro come tenere sotto controllo la velocità degli automobilisti sia una sfida cruciale per la sicurezza, visto che in alcuni punti di Firenze, specialmente lungo i famosi ‘dirizzoni’, il quotidiano riporta che sono state rilevate velocità a dir poco assurde, dai 158 km/h di viale Etruria fino ai 157 km/h di viale Marco Polo.

Uno studio affidato all’Università di Firenze e finanziato dall’associazione Lorenzo Guarnieri, presentato ieri, ha dimostrato che la presenza degli autovelox sulle strade contribuisce alla significativa diminuzione degli incidenti mortali, con un calo calcolato fra il 15 e il 26 per cento.


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