L’Ateneo ribadisce l’impegno per pace, giustizia e libertà accademica nel dibattito sul conflitto israelo-palestinese

 "L'ateneo di Firenze ribadisce il pieno sostegno alla libertà di insegnamento e condanna ogni attacco personale o discriminatorio nei confronti dei propri docenti. È legittimo il confronto critico su temi di attualità, ma questo deve avvenire sempre nel rispetto reciproco e senza travisamenti. Attribuire ad un docente posizioni sulla base della sua appartenenza religiosa o culturale non solo è inaccettabile ma rischia di alimentare stereotipi e discriminazioni". Così la rettrice dell'università di Firenze, Alessandra Petrucci, difende in un comunicato una docente attaccata da attivisti e studenti per la Palestina, anche durante i cortei, a causa del suo impegno contro l'antisemitismo in iniziative pubbliche.

"L'Università di Firenze continuerà a esercitare fino in fondo la propria autonomia per affermare i valori della pace, della giustizia, dell'inclusione e della libertà accademica", conclude la rettrice Petrucci dopo aver ricordato che l'università di Firenze "ribadisce con forza la propria posizione sul conflitto israelo-palestinese".


"L'ateneo fiorentino non è rimasto in silenzio e non ha iniziato oggi ad occuparsi del tema: già dal dicembre 2023 il Senato accademico e, successivamente anche il consiglio di amministrazione, hanno approvato una serie di mozioni che testimoniano una precisa scelta politica e culturale. L'ateneo - afferma Petrucci - ha condannato ogni forma di violenza, riaffermato il diritto all'esistenza e alla sicurezza di entrambi i popoli, chiesto con decisione il cessate il fuoco, denunciato la distruzione delle università palestinesi e sottolineato i rischi per la comunità accademica e civile coinvolta. Ha rafforzato i programmi di accoglienza e sostegno a studenti e ricercatori che risiedono nelle zone di conflitto, nella convinzione che la solidarietà si debba tradurre in azioni concrete".


Il 15 settembre il Senato accademico ha approvato una mozione condivisa anche dal consiglio di amministrazione che impegna l'Ateneo a mantenere "solo quelli che non contribuiscono al mantenimento dell'occupazione illegale del territorio palestinese e al perpetrarsi delle gravissime violazioni del diritto internazionale". È una scelta chiara, assunta collegialmente, che ribadisce il ruolo dell'Università come luogo libero, critico e responsabile.
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