Come per la Ferrari, ogni maledetto weekend sono ‘problemi, problemi, problemi’, idem dicasi per la Fiorentina. Anzi, per dirla meglio, il problema della Fiorentina è che c’è sempre un problema. L’anno scorso fu il mercato tardivo. Poi ci furono le difficoltà di un allenatore inesperto nell’apportare cambiamenti quando necessario e l’assenza totale di un gioco che permettesse di battere anche le piccole, oltre al poco feeling che si è sempre percepito tra il ds e il tecnico. Quando iniziò l’era Commisso il problema fu la scelta di confermare Montella, l’anno dopo di confermare Iachini, quindi di non assecondare (fino in fondo) col mercato le idee tattiche di Italiano. Per qualcuno il problema è sempre stato Commisso, per altri l’allenatore di turno, per altri il ds che, curiosamente, è sempre lo stesso ma che, agli inizi doveva fare i conti con Barone, poi si è trovato a dover portare avanti il lavoro senza Barone. E ora? Neanche due mesi di gare ufficiali e sembra già tutto da buttare. Quest’anno con l’aggravante di aver alzato tantissimo l’asticella durante l’estate, aumentando di conseguenza le aspettative, rischiando di dover fare i conti con una caduta ancor più rovinosa.
Il problema, dicevamo, è che c’è sempre un problema. Anni addietro è stato imputato alla società che facesse troppo i conti e poco calcio, come quando fu venduto Vlahovic a metà stagione (perché sarebbe andato via un anno e mezzo dopo a parametro zero) o quando a gennaio il tecnico chiedeva esterni d’attacco ma vennero presi Belotti e Faraoni. Quest’anno, invece, alla proprietà si può dir poco avendo speso 92 milioni di euro per acquisti e riscatti (non vuol dire che il saldo estivo è -92, giusto per chiarire). Spesso si è imputato a Commisso di non voler allargare le maglie degli ingaggi, tentando fino in fondo di provare a tenere i propri big, mentre quest’anno sono stati trattenuti a suon di milioni De Gea e Kean. E’ stato preso un allenatore esperto come Pioli, a sua volta con oltre 18 milioni lordi di stipendio per tre anni. La rosa dell’anno scorso, che è arrivata sesta, è rimasta quasi inalterata, dando un senso di continuità e non dando vita alle solite rivoluzioni estive. In tutto ciò c’è un comune denominatore: la dirigenza.
Se la Fiorentina non sta funzionando ci sono solo due possibili cause: l’allenatore è stato sbagliato e non si trova con la squadra o la dirigenza ha sbagliato completamente il mercato. In ogni caso c’è un solo responsabile, a cui andrebbero chiesti chiarimenti e in caso pensare di cambiare. Altrimenti si è d’accordo con le scelte fatte e vuol dire che va tutto più o meno bene così. Che sia stato sopravvalutato qualche giocatore? Ci può stare. Ma i valori che questa Fiorentina ha, sulla carta, non si stanno vedendo minimamente sul campo.
Il tempo per raddrizzare la rotta c’è. E’ presto per fare processi, ma potrebbe diventare tardi se non se ne facesse alcuno. I problemi ci sono, sembrano anche tanti e qualcuno più grave di altri. Trovare la chiave per risalire spetta in primis a Pioli, poi ai giocatori e quindi alla società/proprietà. Dopo la sosta ci saranno Milan, Bologna e Inter. Alla nona giornata, dunque, la Fiorentina rischia di ritrovarsi con così pochi punti in classifica da dover iniziare a preoccuparsi davvero. Se le cose dovessero proseguire su questo trend, tra tre gare di Serie A la Fiorentina avrebbe 4-5 punti in classifica. E, dal rischio mediocrità a cui già sembra essere destinata questa stagione (coppe a parte), si passerebbe al dover evitare clamorosi scivoloni. Con annessi, a quel punto, necessari e doverosi ribaltoni.
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