Firenze ricorda Giorgio La Pira, il 'sindaco santo' nel giorno della sua morte, che avvenne il 5 novembre 1977, e dichiarato Venerabile il 5 luglio 2018 da papa Francesco. Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiano, presiederà la concelebrazione eucaristica nella basilica di San Marco alle 18, e seguirà alle 21 all'Istituto degli Innocenti la conferenza "La guerra dei grandi, la pace dei piccoli", con la presidente della Fondazione La Pira Patrizia Giunti, e l'intervento dell'ambasciatore Pasquale Ferrara.
L'obiettivo della conferenza è riaccendere le luci sul "messaggio di pace che La Pira ha impresso in tutta la sua esistenza", spiega Giunti, secondo cui "l'incontro verterà innanzitutto su una riflessione legata alla drammaticità di questi ultimi anni, con la recrudescenza della guerra sia come fatto sia anche come cultura: una rivalutazione culturale, potremmo dire anche etica, della guerra che viene rappresentata come lo strumento principe per risolvere conflitti fra gli Stati, che possono trovare soluzione solo con l'annientamento dell'altro".
Oggi che "la guerra è quasi esclusivamente contro la popolazione civile, ha come obiettivo le città, e i più indifesi, le donne e i bambini, in una nuova strage degli innocenti", secondo Giunti, bisogna riaffermare "il messaggio di La Pira che dice che il dialogo, il negoziato deve precedere qualsiasi impegno bellico".
"Oggi, 5 novembre, ricorre l'anniversario della morte di Giorgio La Pira (1904-1977), autore Lef negli anni '60. La sua voce mite continua ancora oggi a interrogarci e la sua figura continua a parlarci con una forza silenziosa che va oltre le celebrazioni". Lo scrive la casa editrice Lef di Firenze in ricordo dell'intellettuale, politico, giurista e sindaco cattolico della città Giorgio La Pira di cui oggi ricorre l'anniversario della morte e che della editrice fu un autore tuttora pubblicato.
"Politico, credente, uomo di pace - sottolinea la Lef -, Giorgio La Pira ha cercato di tenere unite spiritualità e la concretezza, giustizia sociale e speranza. In ogni sua azione — dal lavoro per la pace alle battaglie per la dignità dei lavoratori, dall'impegno per i poveri al dialogo tra popoli e religioni — c'era un'unica direzione: costruire ponti, non muri", "ricordarlo significa interrogarsi su cosa voglia dire, oggi, credere nella politica come servizio, nella città come casa comune, nella fraternità come fondamento della convivenza. Le sue parole, scritte in anni di guerre e di ricostruzione, ci restituiscono ancora un messaggio essenziale e indimenticabile".
L'obiettivo della conferenza è riaccendere le luci sul "messaggio di pace che La Pira ha impresso in tutta la sua esistenza", spiega Giunti, secondo cui "l'incontro verterà innanzitutto su una riflessione legata alla drammaticità di questi ultimi anni, con la recrudescenza della guerra sia come fatto sia anche come cultura: una rivalutazione culturale, potremmo dire anche etica, della guerra che viene rappresentata come lo strumento principe per risolvere conflitti fra gli Stati, che possono trovare soluzione solo con l'annientamento dell'altro".
Oggi che "la guerra è quasi esclusivamente contro la popolazione civile, ha come obiettivo le città, e i più indifesi, le donne e i bambini, in una nuova strage degli innocenti", secondo Giunti, bisogna riaffermare "il messaggio di La Pira che dice che il dialogo, il negoziato deve precedere qualsiasi impegno bellico".
"Oggi, 5 novembre, ricorre l'anniversario della morte di Giorgio La Pira (1904-1977), autore Lef negli anni '60. La sua voce mite continua ancora oggi a interrogarci e la sua figura continua a parlarci con una forza silenziosa che va oltre le celebrazioni". Lo scrive la casa editrice Lef di Firenze in ricordo dell'intellettuale, politico, giurista e sindaco cattolico della città Giorgio La Pira di cui oggi ricorre l'anniversario della morte e che della editrice fu un autore tuttora pubblicato.
"Politico, credente, uomo di pace - sottolinea la Lef -, Giorgio La Pira ha cercato di tenere unite spiritualità e la concretezza, giustizia sociale e speranza. In ogni sua azione — dal lavoro per la pace alle battaglie per la dignità dei lavoratori, dall'impegno per i poveri al dialogo tra popoli e religioni — c'era un'unica direzione: costruire ponti, non muri", "ricordarlo significa interrogarsi su cosa voglia dire, oggi, credere nella politica come servizio, nella città come casa comune, nella fraternità come fondamento della convivenza. Le sue parole, scritte in anni di guerre e di ricostruzione, ci restituiscono ancora un messaggio essenziale e indimenticabile".
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