Sabato c’è Fiorentina-Juventus. Tra ieri, oggi e domani

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C'è chi si è presentato in piazza Savonarola a fare la guerriglia con le forze dell'ordine nei giorni di Baggio, chi era a Cagliari nell'82 e/o Avellino nel 90. C’è chi ha invaso i binari di Santa Maria Novella per protestare contro quei soprusi che vessavano la Fiorentina di Della Valle (che poi avremmo conosciuto come Calciopoli) per cui o ti piegavi, come poi fecero gli stessi fratelli Tod’s, oppure ne finivi schiacciato. Dagli Agnelli a Moggi, passando per i recenti Nedved (con le sue passeggiate al Franchi), Antonio Conte e un’altra sequela di emblemi della sfida tra il potere e i ribelli, tra chi rubava e i ‘meglio secondi che ladri’, appunto.
 
Per tutti coloro che, ancora oggi, tramandano quei racconti, c’è ancora chi taccia di provincialismo coloro che vivono con un’attesa spasmodica questa marcia di avvicinamento contro ‘Lei’, come la chiamava il grande Ciuffi, quelli brutti, sporchi e cattivi, senza identità, loro contro un popolo, contro Firenze e chi, quei soprusi, li ha spesso dovuti subire e ingoiare, facendosi forza dinanzi a quei torti.
 
Questa è la storia di Fiorentina-Juventus, che oggi vive di vita propria, come da tradizione, ma un po’ meno. D’altronde, in questo momento storico particolare che vive la squadra viola, ultima in classifica, ancora senza una singola vittoria in Serie A dopo 11 giornate, con una fottuta paura di finire di sotto, c’è poco spazio per disperdere energie per pensare ad una rivalità che negli anni si era creata in termini di valori sì, ma anche di obiettivi comuni. Oggi, invece, il gap è enorme tra la Fiorentina e la Juventus, per punti, traguardi e obiettivi.
 
Da queste parti resta di che godere quando loro prendono abbagli spendendo valanghe di quattrini per i vari Vlahovic, Chiesa e Bernardeschi, mentre noi prendiamo a due spiccioli Moise Kean, quando loro non entrano in Champions League e/o escono da quella competizione mentre la Fiorentina vola nel girone di Conference contro i cechi del Sigma Olomouc o robe sconosciute varie, ed eventuali. Ecco, in questo ridimensionamento della Fiorentina c’è molto del calo di appeal di questa sfida. Che, sia chiaro, resta sentitissima, ma anche un po’ meno.
 
Oggi, paradossalmente, viene sentita di più una sfida all’ex Vincenzo Italiano, all’antipatico Gasperini e/o ad infamare il Comune per lo Stadio Franchi che ha scalato le gerarchie del nemico. Eh vabbè, d’altronde, anche quest’anno, figuriamoci se la Fiorentina potrà lottarsi qualcosa con la Juve. Tempi moderni, coi suoi pro e i suoi contro, per cui oggi non si fa più guerriglia urbana perché arrivano i bianconeri (e questo è un pro), ma anche tempi in cui ‘ah, c’è la Juve. Vabbé, è una partita come le altre’. Ecco, quello che 20-30 anni sembrava un’utopia anche solo al pensiero, oggi è visto più come una cosa ‘normale’. Certo, se poi, capitasse una giornata storica come il 4-2 di Pepito, i gol a Torino di Osvaldo e Papa Waigo, magari si ri-alimenterebbe il mito, della piccola Fiorentina che annienta quelli che volevano essere una grande Juve. Farlo adesso, che la classifica ne ha un bisogno quasi vitale, sarebbe ancor più importante.
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