L’annuncio della chiusura, dal prossimo primo gennaio, del banco di cappelli di Roberto Calamai ha fatto già molto discutere.
Attivo da quasi trent’anni, il banco chiuderà per motivi di salute del suo titolare, ma in molti hanno osservato che la scomparsa di un’altra storica attività, specie in uno dei mercati rionali più famosi e frequentati della città, è un altro campanello d’allarme, l’ennesimo, della progressiva perdita di identità del centro storico di Firenze.
Laddove una volta i commercianti rappresentavano un presidio sociale, oltre che un “punto vendita”, oggi rimangono spazi sempre più intrecciati alla progressiva turistificazione del cuore della città. La Nazione, questa mattina, raccoglie le dichiarazioni del presidente di Confcommercio Aldo Cursano, che non usa giri di parole nel descrivere la situazione: o si interviene con decisione, avviando una decisa riqualificazione dell’area, oppure il rischio è quello della sparizione.
Unanime è l’impressione di alcuni bottegai e commercianti di San Lorenzo, anch’esse raccolte dal quotidiano: sono ormai passati decenni da quando l’area era frequentata solo ed esclusivamente da fiorentini, e oltre che un mercato rappresentava un frammento di identità che oggi è messo progressivamente a repentaglio dall’espulsione dei residenti e dal mancato ricambio generazionale.
Tra chi decide di chiudere e chi invece testardamente di rimanere, la sensazione è che il mercato di San Lorenzo possa essere considerato una sorta di cartina di tornasole di quanto sta accadendo anche nel resto della città, con la fiorentinità che progressivamente viene sostituita da attività destinate ad una dimensione più internazionale.Condividi
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