Lavorare insieme per "guarire le nostre ferite", quelle di una città che sta vivendo "una situazione di serio stallo". Lo ha detto il vescovo di Prato Giovanni Nerbini nel giorno di festa dedicato al patrono della città, Santo Stefano, sottolineando che "non è il tempo di puntare il dito contro - uno sport diffusissimo e del tutto sterile - che spesso serve a mascherare i limiti e i disimpegni di chi accusa. Ma è vero che dobbiamo saper voltare pagina".
Tanti i fedeli che hanno partecipato alla messa, tra le autorità il sub commissario Francesco Pisani in rappresentanza dell'amministrazione comunale, il presidente della Regione Eugenio Giani e il presidente della Provincia Simone Calamai.
Nell'omelia Nerbini ha ricordato Santo Stefano, "uomo che agisce e parla alla luce del sole e con chiarezza", il presule ha affermato di aver avuto modo, in questo anno, "di parlare con persone che manifestavano interesse ad entrare in politica" a cui ha detto "se ciò che ti muove è l'ambizione fermati, non andare oltre. Ma ho incoraggiato chi manifestava un vivo interesse per la nostra città, ad andare avanti con coraggio, con entusiasmo, nonostante tutto". Poi monsignor Nerbini ha fatto un invito alla politica: "Mi auguro che tutti i partiti sappiano accogliere, valorizzare, andando oltre alle loro dinamiche interne, fare spazio a chi si affaccia alla politica con tali sinceri propositi".
Il vescovo ha anche ricordato come la parola "insieme" durante il Covid aveva assunto "un sapore quasi catartico. Oggi invece pare che questo proposito collettivamente espresso non trovi più risonanza fuori e dentro di noi". Nella sua riflessione ha avuto parole di elogio per il volontariato, "una delle grandi risorse e speranze a cui dobbiamo molto come città", un pensiero per i giovani e le loro fragilità che devono essere "curate", invitando la comunità a porsi alcune domande: "perché generazioni che vivono nel benessere e possono soddisfare ogni loro desiderio cadono vittima di depressione, di paure, di ansie, di autolesionismo? Tutti, istituzioni, scuola, famiglia, associazioni, gruppi sportivi, Chiesa, partiti ed altri, abbiamo come primario dovere quello di ripartire da capo, rispondendo alle domande fondamentali.
Tanti i fedeli che hanno partecipato alla messa, tra le autorità il sub commissario Francesco Pisani in rappresentanza dell'amministrazione comunale, il presidente della Regione Eugenio Giani e il presidente della Provincia Simone Calamai.
Nell'omelia Nerbini ha ricordato Santo Stefano, "uomo che agisce e parla alla luce del sole e con chiarezza", il presule ha affermato di aver avuto modo, in questo anno, "di parlare con persone che manifestavano interesse ad entrare in politica" a cui ha detto "se ciò che ti muove è l'ambizione fermati, non andare oltre. Ma ho incoraggiato chi manifestava un vivo interesse per la nostra città, ad andare avanti con coraggio, con entusiasmo, nonostante tutto". Poi monsignor Nerbini ha fatto un invito alla politica: "Mi auguro che tutti i partiti sappiano accogliere, valorizzare, andando oltre alle loro dinamiche interne, fare spazio a chi si affaccia alla politica con tali sinceri propositi".
Il vescovo ha anche ricordato come la parola "insieme" durante il Covid aveva assunto "un sapore quasi catartico. Oggi invece pare che questo proposito collettivamente espresso non trovi più risonanza fuori e dentro di noi". Nella sua riflessione ha avuto parole di elogio per il volontariato, "una delle grandi risorse e speranze a cui dobbiamo molto come città", un pensiero per i giovani e le loro fragilità che devono essere "curate", invitando la comunità a porsi alcune domande: "perché generazioni che vivono nel benessere e possono soddisfare ogni loro desiderio cadono vittima di depressione, di paure, di ansie, di autolesionismo? Tutti, istituzioni, scuola, famiglia, associazioni, gruppi sportivi, Chiesa, partiti ed altri, abbiamo come primario dovere quello di ripartire da capo, rispondendo alle domande fondamentali.
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