A Torino Max Allegri lo chiamava Fagiolino. Pradè fu chiaro in estate: ‘Fagiolino dovrà diventare Fagiolone’. Poi ci furono una sequela di partitacce, con Pioli che ammise di aver cambiato ruolo al centrocampista perché ‘non se la sentiva di giocare da regista’. Quindi arrivò Vanoli che non li risparmiò qualche bordata dicendo chiaramente che toccava a lui, come a Gudmundsson, capire cosa fare della sua carriera. Quella che sembrava una bocciatura, con tanto di scelta alla prima a Marassi col Genoa di mettere in cabina di regia Nicolussi Caviglia, ha sortito gli effetti sperati: spronare un ragazzo che ormai da qualche partita ha decisamente cambiato marcia.
Adesso sì che Fagioli fa cose, belle e decisive. Anche quando le cose hanno funzionato così e così, il centrocampista viola è stato sempre tra i migliori. Mercoledì con la Lazio ha messo in porta Gosens con un tocco delizioso, mancino, un’invenzione che in pochi hanno nelle corde. Lo aveva fatto più volte già nelle gare precedenti quando, con quel piedino educato, aveva lanciato in porta Moise Kean. Col Verona da lì nacque il gol del momentaneo 1-1, con almeno altri due/tre suggerimenti sprecati da Kean sotto porta e altre invenzioni con Udinese e pure a Parma. Fagioli c’è, insomma.
Qualcuno lo ha già iniziato a ribattezzare Fagiolic, riferimento a Modric ovviamente, quello stesso che domenica sarà sulla strada della Fiorentina col Milan di Allegri. E tutto torna, o meglio potrebbe tornare. Sì perché il centrocampista viola anche domenica coi rossoneri sarà il cervello del gioco di Vanoli, col compito di inventare e suggerire, essendo anche l’unico in questa rosa che pare essere in grado di farlo, vista la bocciatura sonora di Nicolussi Caviglia. Fagioli che fa cose, non solo assist e suggerimenti, ma anche un salvataggio sulla linea con la Lazio che certifica il fatto che il centrocampista sia finalmente in progressiva fase di crescita: tecnica, ma forse forse soprattutto mentale. Sì, perché che avesse queste doti lo si era intuito sin dai primi palloni toccato quando arrivò a Firenze un anno fa, con quel lancio delizioso a San Siro per Kean in Inter-Fiorentina, con alcuni lampi alternati a tante giornate timide, troppo timide, con una paura di sbagliare lampante, tanto da mettere assieme partite orribili fatte di errori, passaggi solo all’indietro e occhi spenti.
Ora, quel periodo pare essere alle spalle. Non solo con un lampo, ma ormai da un mesetto abbondante. E, adesso sì, che prima no. Domenica un altro esame, contro Allegri e Modric. Se non è uno stimolo in più tutto ciò…
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