Sono state posate stamani in via dei Macci le prime cinque nuove pietre d'inciampo, le Stolpersteine ideate dall'artista tedesco Gunter Demnig in ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazisti. I piccoli blocchetti di pietra rivestiti di ottone, con i nomi dei deportati nei lager incisi, collocati oggi sono dedicati a Raffaello Graziani, Benvenuta Russo Graziani, Maria Graziani, Haim Vitale Graziani e Sara Graziani, arrestati il 30 aprile 1944 e partiti con il convoglio numero 13 del 26 giugno 1944 verso Auschwitz, da cui non hanno fatto ritorno. La famiglia Graziani fu deportata in quanto ebrea: Maria, una dei tre figli, nata nel 1924, non fu catturata ed è sopravvissuta.
Tra i presenti stamani la sindaca Sara Funaro, l'assessora comunale alla Cultura della memoria Benedetta Albanese, l'assessora alla cultura della memoria della Regione Toscana Alessandra Nardini, il presidente del quartiere 1 Mirco Rufilli, rappresentanti dell'Aned, della Comunità ebraica e dell'Istituto storico della Resistenza e lo stesso Demnig, 'padre' del progetto europeo delle pietre d'inciampo diventato un manifesto della memoria in tutti quei paesi che hanno subìto l'occupazione e la deportazione da parte dei nazisti.
"Il valore della memoria - così Funaro - è fondamentale, ogni anno che passa sempre di più; a maggior ragione in un momento storico come questo in cui la situazione geopolitica è drammatica, dobbiamo tenere a mente ciò che è stato, ricordare tutti quei cittadini che avevano un'unica 'colpa', appartenere alla comunità ebraica, come la famiglia Graziani o più generalmente essere 'diversi', e dobbiamo con forza e con ogni mezzo contrastare ogni forma di antisemitismo, razzismo, discriminazione. Ogni pietra racconta una storia, un volto, una vita spezzata dalla violenza e dall'odio. Sono un segno tangibile che ci permette ogni giorno di fermarci a riflettere su una delle pagine più buie e dolorose della storia e fare in modo che certi valori restino saldi e forti nella vita quotidiana di tutti e nell'azione delle istituzioni. Ogni cerimonia di posa delle pietre di inciampo è un momento unico, di memoria e di responsabilità: ricordare significa imparare dal passato per costruire un futuro di pace, giusto, inclusivo e rispettoso". "Con la posa delle pietre d'inciampo, restituiamo un nome, una storia e una dignità a donne e uomini che furono strappati alle loro vite dalla persecuzione e dall'odio" ha sottolineato l'assessora Benedetta Albanese.
Le installazioni di altre sei pietre d'inciampo proseguiranno venerdì 16 gennaio: in via Romana sarà posata quella in memoria di Salvatore Fantini, fabbro schedato come 'antifascista', arrestato nel marzo 1944 come rappresaglia a seguito degli scioperi dei giorni precedenti, e poi in via Arnolfo 4, dedicate a Bruno Anichini, Guido Cambi e Carlo Lumini, arrestati in fabbrica, la Cartiera Cini, durante una retata per gli stessi scioperi.
I titolari della ditta, si spiega dal Comune, avevano dato ai fascisti i nomi dei migliori operai. Insieme a loro furono arrestati anche Tommaso Ciullini, per il quale è stata già apposta una pietra di inciampo allo stesso indirizzo di Via Arnolfo 4, e Cesare Mori a cui è stata dedicata una pietra di inciampo posta nella sua residenza, via di Ripoli 124. Queste due pietre sono state apposte nel 2023. Giovedì 22 gennaio poi in via Carlo Del Prete 102, saranno posate le pietre d'inciampo per non dimenticare Leila Bemporad Millul e suo marito Egisto Mario Millul, arrestato il 31 dicembre 1943, prima detenuto presso il carcere di Milano e poi deportato, in quanto ebreo, con il convoglio numero 6 partito il 30 gennaio 1944 e arrivato nel campo di concentramento di Auschwitz il 6 febbraio 1944.
Tra i presenti stamani la sindaca Sara Funaro, l'assessora comunale alla Cultura della memoria Benedetta Albanese, l'assessora alla cultura della memoria della Regione Toscana Alessandra Nardini, il presidente del quartiere 1 Mirco Rufilli, rappresentanti dell'Aned, della Comunità ebraica e dell'Istituto storico della Resistenza e lo stesso Demnig, 'padre' del progetto europeo delle pietre d'inciampo diventato un manifesto della memoria in tutti quei paesi che hanno subìto l'occupazione e la deportazione da parte dei nazisti.
"Il valore della memoria - così Funaro - è fondamentale, ogni anno che passa sempre di più; a maggior ragione in un momento storico come questo in cui la situazione geopolitica è drammatica, dobbiamo tenere a mente ciò che è stato, ricordare tutti quei cittadini che avevano un'unica 'colpa', appartenere alla comunità ebraica, come la famiglia Graziani o più generalmente essere 'diversi', e dobbiamo con forza e con ogni mezzo contrastare ogni forma di antisemitismo, razzismo, discriminazione. Ogni pietra racconta una storia, un volto, una vita spezzata dalla violenza e dall'odio. Sono un segno tangibile che ci permette ogni giorno di fermarci a riflettere su una delle pagine più buie e dolorose della storia e fare in modo che certi valori restino saldi e forti nella vita quotidiana di tutti e nell'azione delle istituzioni. Ogni cerimonia di posa delle pietre di inciampo è un momento unico, di memoria e di responsabilità: ricordare significa imparare dal passato per costruire un futuro di pace, giusto, inclusivo e rispettoso". "Con la posa delle pietre d'inciampo, restituiamo un nome, una storia e una dignità a donne e uomini che furono strappati alle loro vite dalla persecuzione e dall'odio" ha sottolineato l'assessora Benedetta Albanese.
Le installazioni di altre sei pietre d'inciampo proseguiranno venerdì 16 gennaio: in via Romana sarà posata quella in memoria di Salvatore Fantini, fabbro schedato come 'antifascista', arrestato nel marzo 1944 come rappresaglia a seguito degli scioperi dei giorni precedenti, e poi in via Arnolfo 4, dedicate a Bruno Anichini, Guido Cambi e Carlo Lumini, arrestati in fabbrica, la Cartiera Cini, durante una retata per gli stessi scioperi.
I titolari della ditta, si spiega dal Comune, avevano dato ai fascisti i nomi dei migliori operai. Insieme a loro furono arrestati anche Tommaso Ciullini, per il quale è stata già apposta una pietra di inciampo allo stesso indirizzo di Via Arnolfo 4, e Cesare Mori a cui è stata dedicata una pietra di inciampo posta nella sua residenza, via di Ripoli 124. Queste due pietre sono state apposte nel 2023. Giovedì 22 gennaio poi in via Carlo Del Prete 102, saranno posate le pietre d'inciampo per non dimenticare Leila Bemporad Millul e suo marito Egisto Mario Millul, arrestato il 31 dicembre 1943, prima detenuto presso il carcere di Milano e poi deportato, in quanto ebreo, con il convoglio numero 6 partito il 30 gennaio 1944 e arrivato nel campo di concentramento di Auschwitz il 6 febbraio 1944.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














