Il presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani denuncia l’alto numero di vittime e chiede l’intervento dell’Italia

"Questa è una fase molto cruciale, anche perché in questa rivolta è scesa in piazza l'intera popolazione e questa non è una cosa da trascurare". A parlare di quanto sta accadendo in Iran, il suo paese, è Davood Karimi, presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia.

"Nonostante gli sforzi, la repressione, la violenza inaudita del regime di Khamenei - osserva - la rivolta si è estesa ampiamente come macchia d'olio in tutto il paese e ormai siamo a due settimane. L'intero paese è sceso in piazza contro il regime terroristico degli ayatollah, nonostante il black out di Internet la rivolta va ancora avanti radicalizzando in modo molto, molto veloce. Questo è un segnale molto positivo per quanto riguarda le piazze in rivolta. Siamo sulla buona strada. Questo grazie anche ai nuclei della resistenza iraniana che sono sparsi in ogni angolo e in ogni paese, anche quelli più piccoli, presenti a salvaguardare la vita dei manifestanti e a allontanare l'esercito e le forze armate".

Per Karimi se è vero che rivolte ci sono state "fin dal 1979, quando la leadership della rivoluzione del '79 è stata saccheggiata e derubata da Khomeini", "ci sono state più rivolte in questi 47 anni, con più di 100.000 morti verificati". Questa volta "stiamo su una strada abbastanza ottimistica, nel senso che la rivolta sta prendendo delle dimensioni molto decise ed è molto convinta: basta dire che quattro giorni fa otto membri dei nuclei della Resistenza sono stati uccisi in un combattimento a fuoco con le forze armate. Il popolo sta attaccando" basi, caserme e commissariati "sequestrando le armi, il popolo iraniano si sta armando egregiamente, e con tanto coraggio e naturalmente i morti ci sono". Su quante siano finora le vittime complessivamente "purtroppo ancora non siamo riusciti a risalire al vero numero. La resistenza iraniana Mujaheddin del popolo ha diffuso i nominativi di 80 persone, che provengono da tutte le città iraniane, "pubblicando i loro nomi e cognomi corredati di foto. Però personalmente dico che il numero reale è molto, molto più alto, purtroppo è altissimo".

Karimi ci tiene poi a evidenziare "una realtà molto manipolata dai mass media euroamericani", ovvero quella di "dare uno spazio immenso al figlio dello scià deposto 1979: è una persona incompetente, appartiene a un regime già decapitato nel 1979", "la storia non tornerà indietro": "Dare risalto solamente al figlio dello scià è una politica molto distruttiva per le piazze iraniane". Infine un appello a Giorgia Meloni: "Anche il Governo italiano prenda posizione contro il massacro del popolo iraniano".
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