Paolo Vanoli ha cambiato modulo in favore del 4-3-3, o 4-5-1 se preferite. Dopo un approccio soft e conservativo preservando il 3-5-2, modulo adottato da inizio stagione da Stefano Pioli, alla fine la svolta tattica è arrivata, seppur tardivamente. Viene da chiedersi perché ci sia voluto molto dato che anche nella passata stagione i risultati migliori della gestione Palladino erano arrivati schierando una linea difensiva a quattro. Il cambiamento messo in atto da mister Vanoli è stato, come detto, lento e graduale ma tutt'altro che morbido nella sostanza.
Nel riproporre una linea difensiva a quattro l'allenatore della Fiorentina ha anche alterato e messo in discussione le gerarchie all'interno della rosa, fascia di capitano compresa. Su quest'ultimo aspetto è giusto sottolineare anche l'aspetto mediatico e comunicativo ripensando all'accorata apologia di capitan Ranieri fatta da Vanoli stesso durante la sua presentazione, salvo poi degradare il suo capitano a favore di De Gea una manciata di settimane dopo. Ma pazienza: gli allenatori devono allenare e non comunicare e i recenti risultati e le prestazioni della Fiorentina stanno dando ragione al nuovo allenatore.
Tornando alle questioni prettamente tattiche, Vanoli ha escluso Ranieri dalla coppia difensiva titolare e gli ha preferito, con buona ragione finora, Gosens nel ruolo di terzino sinistro. Evidentemente, come raccontavamo con i report degli allenamenti ormai da mesi, il tecnico stava aspettando il ritorno dall'infortunio del calciatore tedesco per mettere in atto la sua variazione di modulo. Sempre in difesa è giusto registrare anche che Marì è finito sul mercato e ha lasciato la Fiorentina, così come Viti, e che Goretti e Paratici sono alla ricerca sul mercato di un difensore centrale di piede sinistro. Resta, infine, tornando alla situazione di Luca Ranieri, da chiedersi perché Vanoli abbia scelto come coppia centrale titolare quella formata da Comuzzo e Pongracic quando la coppia formata dai due prodotti del vivaio viola era quella che aveva fornito maggiori garanzie nell'ultima stagione.
A centrocampo Fagioli si è finalmente convinto di essere un regista. Ha trovato la sua dimensione e con le sue prestazioni sta facendo, ultimamente, la differenza. Discorso ben diverso per le mezze ali, Mandragora e Ndour su tutti. I due centrocampisti italiani stanno offrendo spesso e volentieri prestazioni impalpabili. Quanto agli altri, Fazzini è sempre in infermeria, Richardson è fuori dal progetto e Sohm è completamente sparito dai radar.
Ma, complice la concomitanza con la finestra di mercato di gennaio, la più grande rivoluzione portata dal cambio modulo messo in atto da Vanoli è l'arrivo in rosa degli esterni offensivi, ruolo nel quale la Fiorentina era completamente scoperta. E lo era per scelta, dato che nella costruzione della rosa l'ex direttore sportivo Pradè e, verosimilmente, l'ex tecnico Stefano Pioli avevano concordato nel privarsi di questa potenziale risorsa. Una scelta, sul momento, quanto meno curiosa. Una scelta, col senno di poi, scellerata in un calcio con cinque cambi e con un ruolo sempre più importante ricoperto dagli esterni offensivi, dato che la Fiorentina si è coscientemente privata di una soluzione tattica da poter applicare anche a gara in corso, a prescindere dal modulo di partenza scelto.
E così Vanoli ha spostato Gudmundsson a sinistra di Kean, anche se l'islandese in carriera ha sempre favorito partire con la sua azione da quella zona di campo, e adattato uno straordinario, soprattutto per abnegazione e dedizione alla causa, Parisi sulla destra. Il mercato ha già messo a disposizione di Vanoli l'israeliano Solomon e presto anche il mancino Jack Harrison sarà un'altra freccia al suo arco. L'idea è quella di avere in rosa due esterni di ruolo più Gudmundsson, oltre al jolly Parisi.
Adesso bisognerà vedere quanto tempo impiegherà Vanoli a inserire stabilmente nelle rotazioni e in formazione i nuovi innesti e, al contempo, abbandonare la soluzione Parisi che tante certezze e cose positive ha offerto in questo inizio di nuovo anno al rendimento della squadra.
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