Harrison è viola. Si cercano un centrale mancino ed una mezz'ala

Paratici vuole rivoluzionare la Fiorentina: tutto il mercato della Fiorentina tra suggestione e trattative concrete

Jack Harrison diventerà il terzo rinforzo nella finestra di mercato invernale per la Fiorentina. Si tratta del secondo atleta con passaporto inglese a indossare la casacca viola, dato che il primo fu Micah Richards durante la stagione 2014/15. All'epoca il Regno Unito era ancora membro dell'Unione Europea e i cittadini britannici avevano lo status comunitario. Successivamente, con la Brexit del 2020, l'uscita dall'UE ha trasformato il passaporto britannico in extracomunitario, con conseguenze in tutti i settori. Anche il calcio ne è stato toccato, ma solo fino all'annata 2023/2024. Da quella stagione in poi, infatti, i calciatori britannici vengono considerati comunitari anche nei campionati italiani, grazie a una delibera della FIGC sollecitata dalla Lega Serie A. Questa decisione ha semplificato il loro tesseramento come giocatori non-extracomunitari, superando di fatto le restrizioni post-Brexit. Harrison verrà quindi registrato come calciatore comunitario senza occupare slot aggiuntivi. La negoziazione con il Leeds ha richiesto più tempo del previsto, ma alla fine l'esterno sarà a disposizione di Paolo Vanoli. A Paratici interessa anche un altro elemento dei Whites, Jaka Bijol. Il difensore sloveno rappresenta il perno della retroguardia di Daniel Farke, e non è escluso che durante le discussioni per Harrison le due società abbiano affrontato anche il tema Bijol. In questo scenario l'operazione potrebbe trasformarsi da semplice idea a qualcosa di più concreto.Oltre a Bijol per potenziare il reparto arretrato esiste un'altra opzione. La priorità riguarda un centrale di piede sinistro, motivo per cui è tornato in considerazione Diogo Leite, nato nel 1999 e che si libererà a parametro zero dall'Union Berlino a giugno. Ciò non esclude che la Fiorentina possa valutare eventuali occasioni relative a difensori destri. Merita attenzione Diego Coppola del Brighton, con cui ci sono stati già alcuni contatti a dicembre. Il suo contratto con gli inglesi fino al 2030 non renderebbe semplice l'operazione. Tra le alternative figura anche Rodrigo Becao del Fenerbahçe, più accessibile per evidenti motivi economici considerato che il suo cartellino avrebbe un costo non superiore ai 5 milioni di euro. Ma la dirigenza viola intende prendersi tutto il tempo necessario per valutare accuratamente la scelta finale sul difensore. C'è l'intenzione di garantire a Vanoli un giocatore con qualità e personalità.Sempre dall'Inghilterra arriva poi una suggestione: è stato proposto Harry Maguire. Il difensore del Manchester United percepisce però 7 milioni di euro, una cifra eccessiva per le disponibilità economiche viola. David De Gea potrebbe fungere da intermediario come già avvenuto con Lindelof la scorsa estate. Si tratta di un'opportunità per molti club, con agenti che lavorano da settimane per trovargli una nuova destinazione. L'ipotesi di un trasferimento in Italia sembra interessarlo, ma difficilmente qualche società gli assicurerà i quasi 7 milioni di stipendio che attualmente guadagna. Certamente non la Fiorentina, tra le squadre a cui il difensore (acquistato dai Red Devils per ben 87 milioni di euro) sarebbe stato offerto. Roma, Milan, Napoli, Inter e altre società sarebbero state informate della situazione contrattuale del giocatore.Infine un profilo per il centrocampo, dove la Fiorentina cerca una mezz'ala. L'incontro di domenica tra Fiorentina e Bologna potrebbe rappresentare l'occasione per approfondire la situazione di Giovanni Fabbian. I viola, interessati al centrocampista del 2003, sfrutteranno la trasferta al Dall'Ara per richiedere informazioni più precise direttamente ai dirigenti rossoblù, dopo contatti avvenuti finora prevalentemente con il rappresentante del calciatore. La trattativa si presenta complicata: il Bologna non ha ancora assunto una posizione definitiva e Fabbian è molto stimato dall'allenatore Vincenzo Italiano. Il giocatore non è tuttavia ritenuto intoccabile e potrebbe lasciare solo a fronte di un'offerta considerata congrua, stimata attorno ai 16 milioni di euro, senza inserimento di contropartite tecniche. L'ipotesi di un prestito verrebbe presa in esame unicamente con obbligo di riscatto. In caso di vendita, il Bologna dovrebbe comunque trovare un rimpiazzo, ragione per cui il club sta valutando con attenzione. La Fiorentina monitora Fabbian dalla scorsa estate, senza finora ricevere segnali positivi, ma questa finestra di mercato potrebbe rappresentare una svolta. I prossimi giorni, e la partita di domenica, potrebbero portare sviluppi significativi.

Da zero esterni a quasi quattro: la rivoluzione tattica di Vanoli aiutata dal mercato

L'obiettivo è quello di avere in rosa due esterni di ruolo più Gudmundsson, oltre al jolly Parisi

Paolo Vanoli ha cambiato modulo in favore del 4-3-3, o 4-5-1 se preferite. Dopo un approccio soft e conservativo preservando il 3-5-2, modulo adottato da inizio stagione da Stefano Pioli, alla fine la svolta tattica è arrivata, seppur tardivamente. Viene da chiedersi perché ci sia voluto molto dato che anche nella passata stagione i risultati migliori della gestione Palladino erano arrivati schierando una linea difensiva a quattro. Il cambiamento messo in atto da mister Vanoli è stato, come detto, lento e graduale ma tutt'altro che morbido nella sostanza.Nel riproporre una linea difensiva a quattro l'allenatore della Fiorentina ha anche alterato e messo in discussione le gerarchie all'interno della rosa, fascia di capitano compresa. Su quest'ultimo aspetto è giusto sottolineare anche l'aspetto mediatico e comunicativo ripensando all'accorata apologia di capitan Ranieri fatta da Vanoli stesso durante la sua presentazione, salvo poi degradare il suo capitano a favore di De Gea una manciata di settimane dopo. Ma pazienza: gli allenatori devono allenare e non comunicare e i recenti risultati e le prestazioni della Fiorentina stanno dando ragione al nuovo allenatore.Tornando alle questioni prettamente tattiche, Vanoli ha escluso Ranieri dalla coppia difensiva titolare e gli ha preferito, con buona ragione finora, Gosens nel ruolo di terzino sinistro. Evidentemente, come raccontavamo con i report degli allenamenti ormai da mesi, il tecnico stava aspettando il ritorno dall'infortunio del calciatore tedesco per mettere in atto la sua variazione di modulo. Sempre in difesa è giusto registrare anche che Marì è finito sul mercato e ha lasciato la Fiorentina, così come Viti, e che Goretti e Paratici sono alla ricerca sul mercato di un difensore centrale di piede sinistro. Resta, infine, tornando alla situazione di Luca Ranieri, da chiedersi perché Vanoli abbia scelto come coppia centrale titolare quella formata da Comuzzo e Pongracic quando la coppia formata dai due prodotti del vivaio viola era quella che aveva fornito maggiori garanzie nell'ultima stagione.A centrocampo Fagioli si è finalmente convinto di essere un regista. Ha trovato la sua dimensione e con le sue prestazioni sta facendo, ultimamente, la differenza. Discorso ben diverso per le mezze ali, Mandragora e Ndour su tutti. I due centrocampisti italiani stanno offrendo spesso e volentieri prestazioni impalpabili. Quanto agli altri, Fazzini è sempre in infermeria, Richardson è fuori dal progetto e Sohm è completamente sparito dai radar.Ma, complice la concomitanza con la finestra di mercato di gennaio, la più grande rivoluzione portata dal cambio modulo messo in atto da Vanoli è l'arrivo in rosa degli esterni offensivi, ruolo nel quale la Fiorentina era completamente scoperta. E lo era per scelta, dato che nella costruzione della rosa l'ex direttore sportivo Pradè e, verosimilmente, l'ex tecnico Stefano Pioli avevano concordato nel privarsi di questa potenziale risorsa. Una scelta, sul momento, quanto meno curiosa. Una scelta, col senno di poi, scellerata in un calcio con cinque cambi e con un ruolo sempre più importante ricoperto dagli esterni offensivi, dato che la Fiorentina si è coscientemente privata di una soluzione tattica da poter applicare anche a gara in corso, a prescindere dal modulo di partenza scelto.E così Vanoli ha spostato Gudmundsson a sinistra di Kean, anche se l'islandese in carriera ha sempre favorito partire con la sua azione da quella zona di campo, e adattato uno straordinario, soprattutto per abnegazione e dedizione alla causa, Parisi sulla destra. Il mercato ha già messo a disposizione di Vanoli l'israeliano Solomon e presto anche il mancino Jack Harrison sarà un'altra freccia al suo arco. L'idea è quella di avere in rosa due esterni di ruolo più Gudmundsson, oltre al jolly Parisi.Adesso bisognerà vedere quanto tempo impiegherà Vanoli a inserire stabilmente nelle rotazioni e in formazione i nuovi innesti e, al contempo, abbandonare la soluzione Parisi che tante certezze e cose positive ha offerto in questo inizio di nuovo anno al rendimento della squadra.

Fiorentina, il dramma dei minuti finali: una classifica stravolta dagli errori a fine gara

Sette gol subiti oltre l'85' hanno trasformato dodici punti in tre: la squadra cresce ma continua a crollare quando il traguardo si avvicina

Immaginate una stagione parallela in cui il fischio finale arrivasse cinque minuti prima. In quella realtà alternativa, la compagine viola conterebbe ventitré punti invece degli attuali quattordici, occupando una comoda metà classifica insieme a Sassuolo e Torino, lontana dalle sabbie mobili della retrocessione. Non sarebbe certo il posizionamento ideale per una società dalle aspirazioni importanti, ma renderebbe evidente quanto i secondi conclusivi delle partite abbiano pesato negativamente su questo campionato. Quando l'obiettivo appare ormai raggiunto, qualcosa si spezza nella concentrazione collettiva, come se l'attenzione calasse proprio nel momento più delicato.Gli ultimi sette giorni hanno riproposto una storia già vista troppe volte. Il calcio di rigore trasformato da Pedro nel recupero della sfida contro la Lazio e la marcatura di Nkunku allo scadere del confronto con il Milan hanno dimezzato un bottino che poteva valere sei punti, riducendolo a una magra coppia. Si tratta di una costante che accompagna l'intera annata e che non può essere attribuita a un singolo condottiero in panchina: durante la gestione Pioli sono giunte tre marcature avversarie dopo l'ottantacinquesimo minuto nelle gare contro Cagliari, Como e le milanesi; con Galloppa è arrivata la beffa europea contro i tedeschi del Mainz; con Vanoli la rete di Orban al novantatreesimo contro gli scaligeri ha preceduto le recenti amarezze. Tre guide tecniche differenti, identica fragilità sistemica.Il paradosso risiede nel fatto che sotto numerosi profili la squadra ha compiuto progressi significativi, ed è proprio questa evoluzione a rendere ancora più frustrante l'incapacità di chiudere le partite, suggerendo che le radici del problema siano prevalentemente psicologiche. La difficoltà principale rimane l'amministrazione del vantaggio acquisito, specialmente negli scampoli conclusivi. I viola sono passati in vantaggio in metà delle venti partite disputate, eppure hanno conquistato soltanto dieci punti su trenta disponibili, risultando la formazione che ha disperso maggiori opportunità partendo da posizioni favorevoli. Ancora più significativo il bilancio delle marcature incassate dopo l'ottantacinquesimo: sette reti sulle trentuno complessive, sei delle quali determinanti, capaci di trasformare dodici punti potenziali in appena tre effettivi. Una debolezza manifesta, riconosciuta anche all'interno dello spogliatoio, che continua a ipotecare la posizione in graduatoria.Contemporaneamente, tuttavia, i segnali di miglioramento sono tangibili. Nelle ultime cinque uscite la Fiorentina ha messo insieme otto punti, contro i sei raccolti nelle precedenti quindici giornate, mostrando un netto salto di qualità sia nell'impostazione offensiva che nella solidità difensiva. Le marcature realizzate sono aumentate, quelle subite calate, mentre sono cresciuti anche conclusioni verso la porta, accuratezza nei passaggi e dominio territoriale in entrambe le zone del campo. Miglioramenti evidenti, che tuttavia non modificano un dato incontrovertibile: dopo venti turni la Fiorentina si trova nell'area calda della classifica. Un punto dal quale ripartire, certamente non un traguardo, che rende l'appuntamento con il Bologna un passaggio fondamentale.Adesso però il momento delle riflessioni sta volgendo al termine: acquisire la capacità di amministrare i minuti finali potrebbe rappresentare il primo, fondamentale progresso verso la salvezza.

Fiorentina scatenata sul mercato: dopo Solomon, in arrivo Brescianini e altri rinforzi

La società viola accelera per il centrocampista dell'Atalanta e valuta diverse opzioni per rinforzare la rosa di Vanoli

Marco Brescianini potrebbe diventare il secondo colpo del mercato invernale della Fiorentina dopo l'arrivo di Solomon. Il centrocampista attualmente in forza all'Atalanta si sta avvicinando sempre più al trasferimento in maglia viola. Il calciatore ha già dato il proprio consenso all'operazione e l'accordo definitivo appare ormai vicino. La formula prevista per il trasferimento prevede un prestito con diritto di riscatto: la Fiorentina verserebbe 3 milioni di euro per il prestito, con un'opzione per l'acquisizione definitiva fissata a 12 milioni. Tale opzione potrebbe trasformarsi in obbligo al raggiungimento della permanenza in Serie A. A Bergamo, il calciatore guadagna attualmente un milione di euro all'anno. Dotato di una struttura fisica importante e della versatilità necessaria per coprire diverse posizioni in campo, Brescianini è alla ricerca di maggiore continuità di impiego e di una nuova opportunità per mettersi in mostra: a Firenze avrebbe l'occasione di trovare entrambe.Il club gigliato ha risentito particolarmente della carenza di alternative sulle fasce, motivo per cui la dirigenza sta lavorando intensamente per colmare questa lacuna durante la finestra di mercato di gennaio. Solomon è stato il primo tassello di questo piano di rafforzamento. Tuttavia, sembra che la società voglia assicurare a Paolo Vanoli un ulteriore rinforzo per quella zona del campo. Infatti, la Fiorentina mantiene vivo l'interesse per Dominguez, Ngonge e Boga, che rappresentano al momento le piste più concrete.A questi profili si è recentemente aggiunto anche Yanis Massolin, giovane talento classe 2002 attualmente sotto contratto con il Modena. Si tratta di un centrocampista versatile, capace di interpretare molteplici ruoli con spiccate caratteristiche offensive. Il giocatore è mancino e combina qualità tecniche con doti atletiche notevoli. In passato aveva attirato l'attenzione anche di Juventus NextGen, Milan Futuro e Atalanta, con quest'ultima che individuava in lui caratteristiche simili a quelle di Koopmeiners.Per quanto riguarda il reparto offensivo, si è creato un canale preferenziale tra Roma e Firenze. La Fiorentina ha messo nel mirino Tommaso Baldanzi, che sarebbe ben disposto ad accettare il trasferimento. Anche il club capitolino è aperto alla cessione in prestito del giocatore, ma necessita prima di individuare un rimpiazzo adeguato. Per questa ragione, la conclusione dell'affare richiederà ancora del tempo. Difficile che nella trattativa possa rientrare il nome di Fortini, che la Roma avrebbe voluto già in estate, con la Fiorentina impegnata nella trattativa per il  rinnovo del contratto col giocatore. Discorso diverso per Fazzini, che però piace al Bologna di Vincenzo Italiano.

Fiorentina, occasione d'oro all'Olimpico: Vanoli cerca conferme contro una Lazio in difficoltà

Il tecnico viola affronta i biancocelesti nel momento migliore della stagione, con la salvezza a portata di mano e Gosens pronto al rientro dal primo minuto

Per Paolo Vanoli, la trasferta di stasera allo stadio Olimpico contro i biancocelesti potrebbe rappresentare il turno più favorevole dell'intera annata: la distanza dalla zona rossa si è ridotta considerevolmente (con i risultati favorevoli arrivati ieri da Pisa e Lecce che alimentano ulteriormente le speranze), la manovra della squadra sta trovando continuità, mentre dall'altra parte i padroni di casa attraversano un periodo difficile sia sul piano degli infortuni che dei risultati sul campo.La partita odierna costituisce dunque un'opportunità preziosa per dare continuità ai miglioramenti mostrati nelle ultime giornate. Tuttavia, questo impegno si colloca all'interno di un calendario particolarmente denso, che vedrà successivamente i viola confrontarsi con i rossoneri e i felsinei. Sarà fondamentale mantenere alta la guardia e massima la concentrazione in ogni momento.Sul fronte delle buone notizie, Fazzini ha ripreso ad allenarsi con il resto del gruppo (anche se non figura tra i convocati per la capitale non essendo ancora al meglio della condizione), mentre Gosens - assente da oltre sessanta giorni - è pronto a riprendersi una maglia da titolare sul versante mancino nel modulo 4-1-4-1 che il tecnico ha intenzione di riproporre.Rispetto all'ultimo impegno domenicale sono attese alcune modifiche, principalmente nel reparto arretrato, dove permane l'incertezza su chi affiancherà Pongracic al centro della retroguardia: Comuzzo, pur avendo rimediato un colpo, ha superato l'acciacco ed è in pole position, con Mari pronto subentrare come opzione. Sulla fascia destra ci sarà ancora Dodo, con Fagioli confermato nel ruolo di schermo davanti al pacchetto difensivo e la consueta linea di trequartisti composta da Parisi, Gudmundsson, Mandragora e Ndour, quest'ultimo in ballottaggio con Sohm. Nel ruolo di centravanti, Kean - reduce dalla rete segnata nell'ultima gara - è destinato a ripartire dall'inizio.Tra i giocatori a disposizione compare per la prima volta anche Christensen (che assumerà il ruolo di terzo estremo difensore dopo la partenza di Martinelli), mentre Dzeko rimane indisponibile per infortunio.

La Fiorentina rischia lo stop al mercato di gennaio

Il club viola potrebbe superare il limite dell'80% nel rapporto tra costo del lavoro e ricavi. Insieme a Napoli, Como e Lazio, attende il verdetto della Commissione indipendente

Il club guidato da Rocco Commisso si trova in una situazione delicata in vista della sessione invernale di trasferimenti. Secondo quanto emerge dalle analisi finanziarie, la società viola potrebbe superare i parametri richiesti dalla Federazione, ritrovandosi costretta a operare senza margini di spesa durante il mercato di gennaio. La Fiorentina non è però sola in questa condizione critica: anche il Napoli e il Como rischiano il medesimo provvedimento restrittivo, mentre la Lazio della presidenza Lotito è ancora in attesa di una risposta ufficiale dalla Commissione indipendente per la vigilanza sulla propria posizione finanziaria.Il sistema di controllo ha vissuto una trasformazione radicale negli ultimi mesi. Fino allo scorso anno, la responsabilità spettava alla Covisoc, un organismo federale che valutava le società calcistiche attraverso tre diversi criteri: disponibilità finanziaria a breve termine, grado di esposizione debitoria complessiva e incidenza degli stipendi allargati sulle entrate.Da maggio, con avvio effettivo nella stagione corrente, è entrata in funzione una nuova commissione indipendente designata dal governo. Questo ente ha rivoluzionato l'approccio valutativo, adottando standard più vicini a quelli imposti dall'organizzazione calcistica continentale e semplificando notevolmente la procedura.Il regolamento attuale si basa esclusivamente su un indicatore: il costo complessivo del personale in rapporto alle entrate. Per ricevere l'autorizzazione a operare sul mercato senza vincoli, i club devono dimostrare che questa percentuale non supera l'ottanta per cento. La Fiorentina potrebbe oggi trovarsi oltre questa soglia critica. Qualora il verdetto della Commissione dovesse risultare negativo per i viola, così come per le altre squadre coinvolte, la conseguenza sarebbe immediata: obbligo di bilancio neutro durante la finestra di gennaio, con impossibilità di investire sul mercato senza prima cedere per cifre equivalenti.

Paratici pronto a rilanciare la Fiorentina: tutte le strategie del nuovo direttore dell’area tecnica

L'ex ds bianconero lascerà il Tottenham per guidare l'area tecnica viola in una stagione disperata

La trattativa tra l'ex dirigente juventino e il club toscano sta entrando nella fase conclusiva. Nelle ultime ore si attendono sviluppi concreti che potrebbero portare alla firma del contratto, dopo che il profilo ha seguito il match casalingo contro i friulani. Durante quella partita ha potuto valutare dal vivo una formazione che, nonostante occupi l'ultima posizione, ha saputo esprimere un gioco convincente.Il dirigente piacentino ha fatto ritorno nel nostro Paese proprio in questi giorni, ma serve ancora completare la rescissione dell'accordo che lo vincola alla società londinese. Questa pratica burocratica dovrebbe risolversi in tempi brevi. Commisso ha preparato un'offerta importante con un contratto quinquennale e poteri decisionali ampi sull'intera struttura sportiva.Dopo i tentativi non andati a buon fine con altri club italiani durante l'estate, il profilo stava cercando una nuova opportunità nel nostro campionato. La proposta della società viola è risultata particolarmente allettante. Un aspetto positivo riguarda la collaborazione con l'attuale responsabile del mercato Goretti, già al lavoro da diversi giorni per programmare la campagna acquisti invernale.Il mese di gennaio si preannuncia determinante per i toscani, che dovranno rivedere profondamente l'organico. Alcune partenze saranno inevitabili per ragioni economiche, ma sarà fondamentale rimpiazzarle con elementi adatti a supportare l'obiettivo salvezza e coerenti con le richieste dell'allenatore Vanoli. L'eventuale arrivo del dirigente segnerebbe l'inizio di una ristrutturazione tecnica e organizzativa fortemente attesa dall'ambiente fiorentino.

Fiorentina in crisi: Vanoli valuta il passaggio alla difesa a quattro

Il tecnico cerca soluzioni tattiche mentre la squadra resta bloccata dalla paura. Assenti Gosens e Fazzini in vista della sfida con l'Udinese

Dal centro sportivo gigliato filtra un quadro preoccupante: il gruppo appare paralizzato dal timore e incapace di rispondere positivamente alle sollecitazioni dell'allenatore. Paolo Vanoli sta tentando di invertire la rotta, ma la scossa richiesta con urgenza tarda ad arrivare, mentre il calendario non concede più margini di errore alla Viola.La squadra ha ripreso gli allenamenti dovendo ancora fare a conti con le assenze di Gosens e Fazzini, entrambi destinati a saltare l'appuntamento contro l'Udinese. In vista di questo match, che rappresenta l'ennesimo crocevia decisivo della stagione, circolano voci su una possibile rivoluzione tattica: Vanoli potrebbe abbandonare la difesa a tre per adottare un assetto a quattro. La decisione definitiva arriverà durante la rifinitura odierna. Al di là delle scelte di sistema, però, l'urgenza principale rimane quella di risvegliare una formazione che sembra rassegnata agli eventi.Dopo la sconfitta in Conference League per mano del Losanna, l'attenzione si sposta interamente sulla partita di campionato contro i friulani. La Fiorentina è rientrata dalla trasferta elvetica nel primo pomeriggio di ieri, atterrando all'aeroporto di Peretola. Vanoli, consapevole di giocarsi la permanenza sulla panchina viola, non ha concesso tregua ai suoi giocatori: terminato il pasto collettivo, la rosa è stata convocata al centro tecnico per la seduta defaticante. Il ritiro prosegue senza una data di conclusione prestabilita.

Fiorentina nel caos: mercato di gennaio cruciale ma mancano i dirigenti

La crisi viola si aggrava in Europa mentre la società cerca una guida per la sessione invernale di mercato che potrebbe decidere il futuro

La Fiorentina continua a sprofondare. Dopo il campionato, anche la Conference League diventa un incubo: la squadra viola perde la qualificazione diretta agli ottavi e dovrà passare dai play-off. Adesso l'attenzione si sposta inevitabilmente sul mercato di gennaio, un appuntamento che diventa decisivo per invertire una tendenza drammatica.Il problema principale riguarda proprio la gestione della campagna acquisti. La società si trova in una situazione paradossale: la finestra di trasferimenti sta per aprire, ma non c'è chiarezza su chi dovrà occuparsene. Goretti, nominato direttore sportivo dal 5 novembre, si ritrova isolato. Il direttore generale Ferrari mantiene contatti continui con gli Stati Uniti per definire se affidare le responsabilità a una nuova figura oppure no.Goretti si reputa in grado di assumersi l'incarico e avrebbe anche avanzato proposte ambiziose: una riorganizzazione completa del club e dell'area tecnica, con l'obiettivo di ottenere un contratto triennale. Si tratterebbe di un progetto già concepito in primavera ma poi accantonato per la presenza di Pradè.Le alternative non mancano, ma restano incerte. Nomi come Sabatini o Marino appaiono lontani dalle trattative attuali. Più concreti i contatti con Giuntoli, che però pone condizioni precise: dialogo diretto con il presidente Commisso e totale autonomia nelle decisioni. Il tempo stringe e una scelta va fatta rapidamente, ma la risposta deve arrivare dall'altra parte dell'Oceano.Sul fronte operativo, la situazione impone scelte drastiche. Con il campionato che va malissimoe la Conference compromessa, serve un cambiamento radicale. Nessuno sembra al riparo: cessioni importanti appaiono inevitabili. Tra i nomi più caldi per una partenza ci sono Dzeko e Gudmundsson, mentre altri giocatori come Comuzzo, Dodo, Fagioli e Gosens restano nel mirino di possibili operazioni in uscita. Praticamente l'intera rosa è sotto osservazione.Oltre alle vendite serviranno rinforzi, ma anche qui torna la questione centrale: chi deciderà gli acquisti? Un interrogativo che la Fiorentina deve sciogliere urgentemente, prima che la situazione diventi irrecuperabile.

Vanoli, da sergente di ferro a sergente di burro

Dal suo arrivo la Fiorentina è peggiorata, lo spogliatoio è fuori controllo e non c’è stato nessun cambiamento o miglioramento

Due pareggi e tre sconfitte in campionato. E’ questo l’impietoso ruolino di marcia della Fiorentina in Serie A da quando Paolo Vanoli si è seduto sulla panchina lasciata vacante dall’esonerato Stefano Pioli. E se nelle prime due uscite contro Genoa e Juventus la squadra sembrava aver dato qualche timido segnale positivo almeno sotto il profilo psicologico, nelle gare successive ogni parvenza di miglioramento si è sciolta come neve al sole.Arrivato a Firenze con la fama di ‘’sergente di ferro’’ dovuta alla sua indole battagliera e, soprattutto, alle pregresse esperienze da collaboratore di Antonio Conte, mister Vanoli si è rivelato al momento un sergente ‘’di burro’’ più che ‘’di ferro’’. Le scene viste in campo a Reggio Emilia in occasione del calcio di rigore per la Fiorentina e alla sostituzione di Ranieri, assieme all’incapacità di scuotere la squadra con stimoli dialettici e psicologici, restituiscono ad oggi un quadro che lascia pensare ad un allenatore non all’altezza della situazione, sportivamente drammatica, che sta vivendo la Fiorentina.Se i primi concetti espressi in sede di presentazione e nelle successive conferenze stampa avevano parzialmente convinto, il problema principale per paolo Vanoli è che nessuna di quelle frasi o idee ha avuto un seguito. Zero fatti, sostanzialmente. E se sul piano del carisma e del controllo del gruppo le lacune sono evidenti, ad oggi era lecito aspettarsi qualcosa di più da Vanoli anche sul piano tattico, dato che oggi si può affermare senza troppi dubbi che la situazione è addirittura peggiorata rispetto a quando alla guida della Fiorentina c’era Stefano Pioli.Vanoli non si è mai schiodato dal modulo 3-5-2 provato e riprovato in tutte le sue varianti anche dal suo predecessore. Ed oltre a non aver mai cambiato il sistema di gioco non ha neppure mai proposto una diversa interpretazione dello stesso. Anche la filosofia del ‘’prima non prenderle’’ ha palesemente fallito. La Fiorentina continua ad essere una squadra estremamente fragile in difesa e nella fase difensiva, senza alcun miglioramento anche nella gestione delle palle inattive. Aspetto quest’ultimo disastroso che ha più e più volte affondato una squadra incapace ancora di vincere una singola gara nell’arco di una stagione.Dopo la sconfitta casalinga col Verona il tempo adesso è agli sgoccioli anche per Vanoli. La gara di domani sera in Conference League contro il Losanna e, soprattutto, la gara al Franchi con l’Udinese saranno decisive per il suo futuro sulla panchina viola. E’ arrivato il momento di proporre qualcosa di diverso, con coraggio, sotto tutti i punti di vista. A maggior ragione dato che la situazione in classifica è disperata e la Fiorentina ha sempre meno da perdere in questa stagione partita con grandi sogni ma che si sta trasformando in un vero e proprio incubo.

Fiorentina in ritiro: il gruppo cerca la reazione dopo la crisi

Vanoli confermato alla guida, focus sulla trasferta europea mentre continua il silenzio stampa

La giornata di lunedì al centro sportivo ha rappresentato il seguito di un weekend complicato per i viola, culminato con il risultato negativo contro il Verona. La decisione della società è stata immediata: dopo il rientro rapido dalla partita, è scattato il regime di ritiro per tutta la rosa, una misura che proseguirà almeno fino al match contro l'Udinese. Nel mezzo, però, c'è l'appuntamento europeo in Svizzera che richiede la massima concentrazione.Dopo il confronto avvenuto negli spogliatoi al termine della gara, si è tenuto un ulteriore incontro tra il tecnico Paolo Vanoli, confermato nel suo incarico dalla dirigenza, l'intera squadra e i responsabili dell'area tecnica Goretti e Ferrari, figure costanti al centro di allenamento di Bagno a Ripoli. In questa fase delicata della stagione, il gruppo sta tentando di ricompattarsi.L'obiettivo è quello di ritrovare unità, valorizzando anche i piccoli aspetti incoraggianti visti nell'ultimo incontro rispetto alla prestazione ancora più negativa di Reggio Emilia, specialmente dal punto di vista della condizione fisica. Nonostante le difficoltà ripetute, nell'ambiente permane la convinzione di poter uscire da questa situazione complicata, con la volontà di recuperare prima alcune sicurezze individuali e successivamente ridare slancio all'intero percorso della squadra.Dal punto di vista tecnico, in attesa della finestra di mercato invernale, le risorse disponibili rimangono invariate: stesso organico e stessa guida tecnica. Vanoli ha guidato le sedute di allenamento e proseguirà nella preparazione della sfida europea, monitorando con particolare attenzione le condizioni fisiche di Fazzini e soprattutto quelle di Gosens.Nel frattempo persiste la scelta di non rilasciare dichiarazioni ai media, interrotta soltanto da una comunicazione sui canali social che ha generato malcontento tra i sostenitori. Il programma delle prossime ore prevede ulteriori sessioni di lavoro in regime di ritiro, la partenza verso la Svizzera e l'appuntamento con la conferenza stampa a Losanna, appuntamento obbligatorio secondo le norme Uefa, dove Vanoli tornerà a parlare pubblicamente.

Fiorentina-Dinamo Kiev, Vanoli cerca risposte in Conference League

Il tecnico viola deve gestire emergenze e tensioni nello spogliatoio in un momento delicato della stagione

La sfida europea contro la Dinamo Kiev rappresenta per Vanoli molto più di un semplice impegno di coppa. Si tratta di un banco di prova fondamentale per capire quali giocatori possano ancora offrire garanzie in una stagione che finora ha deluso le aspettative. Il clima nello spogliatoio viola resta teso, e l'allenatore si trova a dover gestire una situazione complicata sia sul piano emotivo che su quello tecnico.Le difficoltà non mancano nemmeno sul fronte degli effettivi disponibili. Gosens e Fazzini non potranno essere impiegati, mentre Fagioli ha svolto un allenamento differenziato che apre le porte a Nicolussi Caviglia. L'esterno tedesco non sembra ancora pronto per una maglia da titolare, motivo per cui il tecnico potrebbe confermare il modulo con tre difensori e due punte utilizzato nelle ultime uscite.La scelta del 3-5-2 non nasce dalla voglia di aggrapparsi a schemi collaudati per trovare sicurezze, quanto piuttosto dal tentativo di offrire almeno una base tattica stabile a calciatori che appaiono sempre più in difficoltà. L'obiettivo di Vanoli sarà individuare chi, tra gli uomini a disposizione, possa scendere in campo con maggiore serenità mentale. Chi è rimasto ai margini nelle ultime partite potrebbe avere meno pressioni addosso e riuscire a esprimersi con più libertà.In quest'ottica, le rotazioni per la gara europea potrebbero vedere Martinelli tra i pali dopo l'impiego a Mainz con Galloppa in panchina. In difesa potrebbe trovare spazio Viti al posto di Ranieri, finito al centro delle critiche, mentre sulle fasce Fortini potrebbe sostituire Dodò, non in condizioni ottimali. Davanti, Dzeko - reduce dall'ultima prestazione in Conference e dal confronto con i tifosi dopo Bergamo - potrebbe subentrare per far rifiatare uno tra Kean e Gudmundsson.Più che rivoluzioni, dunque, si tratterebbe di modifiche dettate dalle circostanze. Il giovedì europeo non catalizza grande interesse, ma potrebbe rivelarsi un'occasione preziosa per scoprire nuove soluzioni, in attesa che la dirigenza chiarisca le proprie intenzioni per uscire dalla crisi.

Fiorentina, Vanoli studia la rivoluzione tattica

Difesa a quattro e nuove gerarchie: il tecnico cerca la svolta per uscire dalla crisi e rilanciare alcuni interpreti in difficoltà

L'assenza di partite a metà settimana rappresenta un'occasione preziosa per Paolo Vanoli. Il tecnico viola può sfruttare questo momento per lavorare su un possibile riassetto tattico, passando a una linea difensiva con quattro elementi. Le ragioni dietro questa eventuale scelta sono molteplici: preservare la solidità complessiva della squadra, correggere le fragilità mostrate nel reparto arretrato e garantire maggiore incisività in fase d'attacco. L'obiettivo primario resta conquistare i primi tre punti in campionato.Questo cambiamento potrebbe portare anche a nuove scelte nella formazione titolare. Tra i possibili beneficiari c'è Pietro Comuzzo, che potrebbe ricevere un'opportunità importante per rilanciarsi. Il difensore era stato al centro delle trattative nel gennaio scorso, quando la Fiorentina respinse una proposta da 30 milioni proveniente dal Napoli. Successivamente arrivarono la conferma in viola e la chiamata in Nazionale. Nonostante la professionalità dimostrata dal giovane centrale, il peso delle vicende di mercato e degli impegni si è fatto sentire, con un comprensibile abbassamento delle prestazioni.L'annata corrente non è cominciata sotto i migliori auspici: un nuovo infortunio e l'interessamento dell'Al-Hilal, club saudita pronto a investire quasi quaranta milioni per assicurarsi le sue prestazioni. Il direttore sportivo Pradé aveva mostrato apertura verso la cessione, ma il calciatore ha preferito rimanere. Le sue prestazioni hanno alternato pochi momenti positivi ad altri molto meno convincenti, ma l'adozione del 4-2-3-1 potrebbe rappresentare il contesto ideale per ritrovare continuità.La nuova impostazione tattica permetterebbe a Vanoli di schierare il tridente offensivo con modalità diverse. L'allenatore ritiene che Kean e Piccoli possano giocare insieme, a patto che si cerchino reciprocamente e ricevano rifornimenti migliori e più frequenti. Finora questa condizione si è verificata raramente, anche a causa delle difficoltà nel costruire il gioco dalla mediana. Serve una maggiore produzione realizzativa per abbandonare le posizioni pericolose di classifica e cambiare direzione.I dati evidenziano un contrasto stridente con la scorsa stagione: dopo tredici turni la Fiorentina aveva segnato 27 gol, mentre quest'anno il bottino si ferma a 10 reti. Il trio formato da Kean, Piccoli e Gudmundsson ha contribuito con sole 5 marcature, mentre Mandragora guida la classifica dei cannonieri della squadra.Il 4-2-3-1 rappresenta storicamente il modulo preferito da Vanoli, tuttavia le difficoltà nell'applicarlo sin dall'inizio sono concrete. Mancano esterni di ruolo e risulterebbe azzardato spostare Gosens sulla fascia sinistra in posizione avanzata. Il tedesco potrebbe rivelarsi determinante nelle valutazioni sul cambio di sistema. Le possibilità restano comunque molteplici: il 3-5-2 utilizzato recentemente potrebbe essere mantenuto, con l'alternativa della difesa a quattro da introdurre durante le gare in base all'andamento del match.

La Fiorentina di Vanoli è uguale a quella di Pioli, se non peggio

Adesso inizia un mini-campionato nel quale non sono più ammessi errori

Alzi la mano chi si aspettava, o perlomeno sperava, in un ‘’tocco di bacchetta magica di Paolo Vanoli per sistemare la disastrosa situazione della Fiorentina in questa stagione. Pochi forse, empiricamente, ci speravano. Molti, romanticamente, lo hanno sognato e sperato. Invece il torpore tecnico e mentale che affligge questa squadra è così profondo da non essere stato scalfito dagli stimoli mediatici e tecnici del nuovo allenatore. La squadra sembra infatti impermeabile ad ogni tipo di stimolo, completamente non ricettiva. Vero è che da Vanoli, anche se solo dopo 3 giornate di campionato e 2 gare di Conference League, sarebbe stato lecito aspettarsi molto di più. La squadra appare disorganizzata esattamente come lo era con Pioli e nemmeno sulla fase difensiva sono stati fatti passi in avanti. Non si vede uno schema, se non il classico ‘’palla a Kean e speriamo’’, il che ha reso anche la convivenza con Piccoli tanto infruttuosa quanto inutile. Alcuni giocatori sono stati riproposti come titolari, ad esempio Sohm, o in ruoli in cui già avevano fallito. Uno su tutti Fagioli, riproposto regista come aveva provato Pioli: le sue prove, in particolare l’ultima contro l’Atalanta, sono state semplicemente disastrose, per non dire indecenti. Ed anche Gudmundsson, a proposito di impermeabilità di fronte a nuovi stimoli, è lo stesso giocatore sperso e spento di sempre. Inoltre il sistema di gioco non è stato minimamente toccato, neppure nella sua interpretazione. Dal punto di vista dei risultati bisogna anche dire che almeno in Europa fino ad ora la squadra aveva vinto, ma dopo l’addio di Pioli sono arrivate due sconfitte consecutive contro Mainz e AEK Atene (giusto precisare che contro i tedeschi in panchina c’era Galloppa come traghettatore). Verrebbe quasi da pensare che finora il cambio di allenatore sia stato non solo superfluo, ma addirittura dannoso per un gruppo già fragile e disorientato, ma senza alcuna scusante per le prestazioni pessime offerte finora nell’arco della stagione. Insomma, gli interrogativi ed i dubbi che gravitano intorno a questa squadra sono molti. Adesso però la Fiorentina dovrà dare, a se stessa e a tutto il campionato, una risposta. Il tempo è una variabile dell’equazione non più trascurabile e una vittoria non può tardare ulteriormente ad arrivare. Il fatto è che una sola vittoria non basterà. Inizierà da sabato un mini campionato nel quale sbagliare non sarà possibile. Perdere, anche solo una gara, non è un’opzione. Vincerne il più possibile, l’unica speranza per conservare, e possibilmente aumentare, le pochissime chance di salvezza ad oggi.  Si parte col Sassuolo a quota 17 punti in classifica. Domenica 14 dicembre al Franchi arriverà il Verona, ultimo con la Fiorentina e a secco di vittorie come i viola. Una settimana più tardi, sempre a Firenze, ecco l'Udinese. Il 27 dicembre i gigliati saranno impegnati a Parma. L'obiettivo è mettersi la formazione emiliana dietro in classifica il prima possibile con lo scontro post Natale che diventa un'occasione perfetta. Il 4 gennaio, infine, al Franchi ecco la Cremonese di Vardy. Nel mezzo le due sfide di Conference League contro Dinamo Kiev e Losanna anche se l'impressione avuta con l'Aek Atene è di una Fiorentina che mentalmente l'Europa l'ha già abbandonata. Sarebbe un errore: perdere aiuta a perdere e mollare non è mai una buona idea. Dopo la Cremonese ci saranno le partite contro Lazio, Milan e Bologna.

Fiorentina, turnover in Conference League mentre la Serie A segna record negativi

La squadra di Vanoli cerca riscatto europeo dopo un avvio di campionato da dimenticare

La Fiorentina si prepara all'impegno di domani sera con l'obiettivo di ritrovare il successo dopo lo stop subito nella partita contro il Mainz. Per Paolo Vanoli la competizione europea rappresenta un'opportunità significativa: nonostante abbia a disposizione meno sessioni di allenamento per trasmettere i suoi principi tattici, può comunque osservare e valutare l'intera rosa.L'allenatore è pronto a operare rotazioni consistenti nella formazione. Tra i giocatori che dovrebbero scendere in campo figurano Comuzzo, Viti, Nicolussi Caviglia, Ndour, Fazzini e Dzeko, mentre Richardson si prepara a entrare a gara in corso. Spazio anche ai giovani talenti: Fortini, Martinelli e Kouadio hanno già dimostrato le proprie qualità e potrebbero avere ulteriori opportunità. La sfida contro l'AEK Atene rappresenterà quindi un banco di prova per diversi elementi della squadra.Nel frattempo, però, la situazione in campionato continua a generare preoccupazione. Secondo quanto riportato da violanews.com, la Fiorentina sta vivendo l'avvio di Serie A più difficile della propria storia. Superare negativamente la squadra di Carlo Mazzone della stagione 1977-78, che dopo dodici giornate aveva ottenuto due vittorie e quattro pareggi (corrispondenti al 33% dei punti disponibili), sembrava improbabile. Eppure la formazione attuale ci è riuscita.Con un bilancio di sei pareggi e sei sconfitte nelle prime dodici partite di campionato, la Fiorentina occupa l'ultima posizione e ha stabilito due primati storici negativi per la maglia viola in Serie A: mai era rimasta senza vittorie dopo dodici turni e mai aveva registrato un rendimento così scarso in questo arco di tempo. La squadra guidata inizialmente da Pioli e ora da Vanoli ha raccolto appena il 17% dei punti a disposizione.L'unico precedente che potrebbe offrire un minimo di ottimismo risale alla stagione 2006-07, quando la Fiorentina di Prandelli si trovava penultima con quattro punti dopo dodici giornate. Tuttavia, quel confronto risulta fuorviante: la squadra aveva appena assorbito una penalizzazione iniziale di quindici punti e stava per iniziare una rimonta che l'avrebbe portata in zona europea. Quella formazione, infatti, aveva conquistato il 53% dei punti disponibili, un dato che rende evidente la distanza abissale rispetto alla situazione attuale.

Spalletti e Firenze: un legame che dura da sempre

Dal settore giovanile viola agli anni sulla panchina: la storia di un rapporto speciale con il capoluogo toscano

Le radici di Luciano Spalletti affondano negli anni Sessanta a Firenze, quando ancora ragazzino iniziò la sua avventura calcistica nelle giovanili della Fiorentina. Accompagnato dal fratello Marcello, che faceva da custode e mentore, il giovane tecnico in erba percorreva continuamente la tratta Empoli-Firenze, accumulando ricordi indelebili: le ore trascorse a recuperare palloni a bordo campo, gli allenamenti nelle formazioni guidate da Radice e Rocco, il piccolo gesto di Galdiolo che durante un temporale gli prestò il proprio impermeabile.Quella parentesi giovanile si concluse con una delusione: il club viola decise di non puntare su di lui, spingendolo a ricominciare dalle categorie minori. Eppure quel periodo segnò l'inizio di un legame destinato a durare nel tempo. Spalletti non ha mai reciso i fili con la città del giglio. Possiede tuttora un'abitazione nel cuore di Firenze, coltiva amicizie di lunga data tra i sostenitori viola e ogni anno prende parte all'appuntamento conviviale del Viola Club Montaione.Tra gli episodi più raccontati c'è la sua fedeltà a una piccola osteria cittadina, luogo di ritrovo abituale durante i suoi soggiorni. Non sono mancati, però, momenti di tensione: memorabile lo sfogo pubblico durante la sua esperienza al Napoli, quando denunciò i ripetuti insulti subiti ogni volta che si presentava allo stadio Artemio Franchi. Nonostante questi contrasti, il legame emotivo rimane intatto. Lo stesso Spalletti ha dichiarato in più occasioni che guidare la Fiorentina rappresenta un sogno da coronare prima di chiudere la carriera in panchina.Dal punto di vista dei risultati, tuttavia, il capoluogo toscano non si è mostrato particolarmente favorevole. In dodici partite affrontate al Franchi da tecnico avversario, il bilancio è stato altalenante. Il primo successo risale al 1997, quando sulla panchina dell'Empoli batté i viola per 2-1 grazie ai gol di Tonetto e Martusciello. Per la seconda affermazione dovette attendere fino al 2021, stavolta alla guida del Napoli, con identico punteggio. Complessivamente, il suo score recita due vittorie, sette pareggi e tre sconfitte: numeri che fotografano un rapporto complesso e sfaccettato con una città che continua a occupare uno spazio significativo nella sua vita, dentro e fuori dal campo.

Vanoli punta tutto sulla rinascita di Kean

Contro la Juventus l’azzurro sarà nuovamente al centro dell’attacco, ma serve un salto di qualità di tutta la squadra per uscire dall’incubo retrocessione

Moise Kean ha superato il fastidio che lo aveva costretto a saltare l'incontro con il Genoa e gli impegni con la maglia azzurra, potendo così riprendere ad allenarsi con i compagni. Mister Vanoli avrà modo di lavorare con lui nei prossimi giorni prima del match contro i bianconeri, una partita che per Kean rappresenta qualcosa di particolare visto il suo passato all’ombra della Mole. Durante la scorsa stagione a Firenze ha realizzato venticinque reti, superando quanto fatto nell'intera esperienza torinese dove si era fermato a ventidue. Quest'anno invece il suo cammino segna appena due marcature, e appare naturale che punti a ritrovare quella vena realizzativa che lo aveva caratterizzato.Vanoli dal momento del suo arrivo ha posto l'accento su valori come l'identità di squadra, il senso di appartenenza e l'approccio concreto al gioco, pur sapendo che senza le marcature del suo centravanti il percorso di recupero della squadra risulterebbe molto più arduo. Nella passata annata l'attaccante aveva rappresentato un punto di riferimento fondamentale, mettendo a segno cinque gol entro novembre nonostante alcune lacune come la tendenza a finire troppo spesso in posizione di fuorigioco, aspetto sul quale deve ancora lavorare. Attualmente il bilancio è ben diverso rispetto alle aspettative create nella tifoseria dopo le dichiarazioni della società al termine della scorsa stagione ed il mercato estivo.Per quanto concerne le scelte tattiche, Vanoli deve valutare chi schierare sulle corsie laterali considerando che Gosens rimane incerto e sulla fascia sinistra potrebbe trovare spazio il giovane Fortini, mentre dall'altra parte agirebbe Dodo. La decisione più delicata riguarda chi affiancare proprio a Moise Kean nel modulo con due giocatori offensivi che la squadra continuerà ad adottare. L'opzione principale sembra essere Gudmundsson, la cui capacità di creare situazioni inaspettate potrebbe combinarsi bene con le caratteristiche fisiche del compagno di reparto, offrendo una soluzione interessante per iniziare a dare una svolta al momento nerissimo della Fiorentina.

Vanoli punta sulla continuità tattica per risollevare la Fiorentina

Il nuovo allenatore viola conferma il modulo, ma vuole cambiare mentalità e atteggiamento della squadra

Paolo Vanoli ha le idee chiare: per uscire dalla crisi serve un cambio di passo mentale, non tattico. Il nuovo tecnico della Fiorentina ha deciso di mantenere l'impianto di gioco ereditato, convinto che stravolgere tutto in questo momento delicato rischierebbe di creare ulteriore disorientamento nell'ambiente. La priorità è dare stabilità prima ancora che novità.Il modulo resta quello con tre difensori centrali e un'unica punta centrale supportata da un trequartista. Una scelta che porta con sé una conseguenza diretta: Kean e Piccoli non giocheranno insieme, ma si alterneranno nel ruolo di terminale offensivo. Per la sfida di sabato contro la Juventus, Moise è alle prese con il recupero dall'infortunio, mentre l'ex attaccante del Cagliari è pronto a subentrare se necessario.A centrocampo, Vanoli confermerà lo schieramento con due esterni, un regista e due interni. Nicolussi Caviglia avrà il compito di dettare i tempi, ma con compiti leggermente modificati rispetto alle richieste del predecessore Stefano Pioli: l'ex giocatore del Venezia dovrà cercare con maggiore insistenza l'interno di centrocampo dalla parte opposta. Al suo fianco, oltre a Mandragora, dovrebbe trovare spazio ancora Sohm, che contro il Genoa ha dato garanzie dal punto di vista della presenza fisica. Nicolò Fagioli dovrà attendere: il suo momento arriverà quando sarà necessario inserire maggiore qualità nella manovra.L'obiettivo di Vanoli è costruire una squadra essenziale nei principi, chiara nelle idee e concreta nell'esecuzione. Niente fronzoli, solo efficacia e lucidità nelle scelte. Una delle urgenze più evidenti riguarda il contributo offensivo della mediana: in undici giornate di campionato, i centrocampisti viola hanno prodotto soltanto sette conclusioni verso la porta avversaria, un dato allarmante che il nuovo allenatore intende invertire rapidamente.Sul fronte della condizione atletica, circolano dubbi e interrogativi. In molti si chiedono se la preparazione atletica condotta dallo staff precedente sia stata adeguata, anche se un dato positivo emerge chiaramente: la Fiorentina, insieme al Parma, vanta il minor numero di infortuni muscolari dell'intera Serie A, con appena due stop da gestire. Un elemento che, quantomeno, lascia margini di ottimismo per il lavoro futuro.

Fiorentina, Vanoli guarda al campo ma il mercato resta sullo sfondo

Tra equilibri economici e necessità tecniche, gennaio potrebbe portare ritocchi mirati alla rosa viola

L'arrivo di Paolo Vanoli sulla panchina della Fiorentina segna l'inizio di una fase nuova per i viola, con il tecnico che pubblicamente ha scelto di mantenere il focus sul lavoro quotidiano piuttosto che sulle trattative. Eppure, come spesso accade nel calcio moderno, campo e calciomercato finiscono per dialogare inevitabilmente, specialmente quando un cambio di allenatore porta con sé una visione tattica differente e, di conseguenza, richieste specifiche sulla composizione della rosa.Il direttore sportivo Goretti ha lasciato intendere che il club ascolterà le esigenze del nuovo tecnico per offrirgli gli strumenti adeguati, ma senza strafare. Dopo l'investimento importante della scorsa estate, quando sono stati spesi 93 milioni per rinforzare l'organico, i margini economici per nuove operazioni si sono ridotti sensibilmente. La società non intende appesantire ulteriormente il bilancio con ingaggi aggiuntivi, consapevole anche delle difficoltà tipiche della finestra invernale: reperire giocatori di qualità a gennaio è sempre un'impresa complicata.Le esperienze recenti confermano questa prudenza. Movimenti come quelli che hanno portato a Firenze Folorunsho e Zaniolo nell'inverno scorso hanno evidenziato i rischi di operazioni affrettate, mentre casi positivi come Ndour e Fagioli restano più rari che frequenti. L'eventuale partenza di qualche elemento della rosa attuale potrebbe però liberare risorse per qualche intervento mirato.Dal punto di vista tecnico, permangono alcune lacune da colmare. La difesa necessita di un elemento veloce, richiesta già manifestata da Pioli nei mesi scorsi e rimasta inevasa. Si è parlato di Diego Leite, difensore dell'Union Berlino, anche se le sue caratteristiche non sembrano perfettamente allineate con quanto cercato. Ancora più urgente appare la questione centrocampo: Vanoli cerca un giocatore capace di unire dinamismo e presenza fisica, caratteristiche che attualmente riconosce solamente in Sohm. In questo senso, continua a circolare il nome di Eric Martel, mediano del Colonia dal contratto in scadenza, il cui profilo robusto e concreto sembra rispondere esattamente alle richieste del nuovo allenatore.

Vanoli accelera: doppi allenamenti e ultimatum ai giocatori viola

Al Viola Park ritmi intensi in vista della Juventus. Il nuovo tecnico non fa sconti: “Chi non rende, non gioca”

Il richiamo della Fiesole non è caduto nel vuoto. Paolo Vanoli ha dato il via a una preparazione senza compromessi, inaugurando le doppie sessioni al centro sportivo viola. L'obiettivo è duplice: migliorare la tenuta fisica della squadra e trasmettere rapidamente i concetti di gioco del nuovo allenatore.Il calendario prevede tre giornate di training intensivo consecutive e a partire dalla settimana entrante, l'attenzione si concentrerà sulla preparazione dell'importante confronto casalingo contro la Juventus, fissato per sabato 22 novembre con calcio d'inizio alle ore 18:00.Sul fronte sanitario, il tecnico attende sviluppi positivi. Ndour e Martinelli procedono verso il pieno recupero, mentre Kean mostra segnali incoraggianti dopo il colpo alla tibia che ne ha causato l'assenza a Genova. Situazione più delicata per Robin Gosens: l'esterno richiede ancora prudenza e sarà sottoposto a verifiche approfondite prima di stabilire la sua disponibilità per il match con i bianconeri.Vanoli ha adottato un approccio diretto anche nella comunicazione interna. Il messaggio ai giocatori sottotono è inequivocabile: la maglia da titolare si conquista sul campo, allenamento dopo allenamento. Nessuna posizione può considerarsi blindata.Le indicazioni ai singoli sono state esplicite. Per Fagioli è arrivata una sollecitazione a mostrare il proprio valore effettivo, mentre a Gudmundsson è stata chiesta una rapida comprensione delle idee tattiche dell'allenatore. Il concetto ribadito dal mister è netto: l'aspetto mentale rappresenta il punto di partenza per qualsiasi risultato, insieme a spirito di gruppo e disponibilità.Quanto alle speculazioni sul calciomercato, Vanoli ha imposto uno stop categorico, chiedendo massima concentrazione sul presente. Una posizione condivisa dal direttore sportivo Goretti, che ha confermato il dialogo quotidiano con l'allenatore per garantirgli tutte le condizioni necessarie al suo lavoro.

L'enigma Gudmundsson: con Piccoli l'islandese ritrova smalto e brillantezza

La Fiorentina scopre una nuova coppia d'attacco dopo la trasferta di Marassi

La trasferta ligure potrebbe aver svelato un dettaglio importante per la Fiorentina. Gudmundsson ha mostrato una versione diversa di sé stesso al cospetto della sua ex squadra, lasciando intravedere quella qualità che tutti si aspettano ma che finora era rimasta troppo spesso nascosta. La differenza? Probabilmente il compagno di reparto al suo fianco.Il feeling con il centravanti arrivato in estate dal Cagliari sembrava ancora tutto da costruire viste le poche occasioni avute con la perenne presenza di Kean (in fortunato a Genova), ma qualcosa sembra essere scattato proprio sul campo dove Gudmundsson ha lasciato ricordi importanti. Movimenti più sincronizzati, maggiore partecipazione alla costruzione del gioco, accelerazioni più efficaci. Elementi che con l'altro attaccante della rosa non sempre emergono con la stessa naturalezza. In generale sembrava quasi che Gud avesse la sensazione che con Piccoli il pallone sarebbe potuto tornargli tra i piedi, cosa che arramente capita con Kean.Ovviamente resta il fatto che Kean sia un faro per la Fiorentina nonostante il pessimo rendimento realizzativo stagionale e metterlo in discussione non sarà facile. Piccoli dovrà dimostrare molto di più che avere un feeling migliore con l'islandese rispetto a Moise, ma la rete contro il Genoa (potevano essere due se Leali non avesse fatto un vero e proprio miracolo) e una buona prestazione possono rappresentare sicuramente un primo passo in questa direzione.Durante la sosta il nuovo tecnico Vanoli avrà tempo prezioso per analizzare gli equilibri e capire quale soluzione possa garantire maggiore fluidità al gioco della squadra. Kean intanto necessita di recuperare la condizione ottimale, nel frattempo emerge un'alternativa che merita attenzione e approfondimenti tattici.

Genoa-Fiorentina, il pareggio che non cancella i timori: i numeri sulla retrocessione parlano chiaro

Un punto che vale poco in classifica ma tanto per il morale, mentre le statistiche degli ultimi campionati dipingono uno scenario preoccupante per i viola

Il pareggio conquistato dalla Fiorentina sul campo del Genoa può essere interpretato secondo prospettive diverse. C'è chi vede l'ennesima chance sprecata per rilanciarsi in classifica, chi invece scorge un primo timido segnale di inversione di tendenza dopo un periodo drammatico. In questa fase delicata della stagione, Vanoli e la sua squadra devono forse accontentarsi: strappare un punticino in trasferta contro un'avversaria diretta nella corsa per non retrocedere può rappresentare più un beneficio psicologico che un vantaggio concreto nei punti. La situazione attuale impone di accettare che il cammino sarà irto di ostacoli fino all'ultima giornata, e il nuovo tecnico ne è perfettamente consapevole. Per questa ragione sollecita pazienza e realismo nell'ambiente, riconoscendo che il processo di rinascita dovrà passare attraverso partite sporche, battagliere, talvolta prive di spettacolo.La scelta tattica di Vanoli è ricaduta sul 3-5-2, sistema di gioco che la squadra padroneggia e che ha ritenuto adeguato, almeno in questa primissima fase, per una Fiorentina in evidente affanno. In assenza di Kean, Vanoli ha dato fiducia a Piccoli in avanti e ha preferito Sohm a Fagioli, optando per muscoli e pragmatismo invece che per qualità tecniche raffinate. Il messaggio appare inequivocabile: servono grinta e spirito combattivo, non eleganza fine a se stessa.Tuttavia, le vulnerabilità difensive continuano a condizionare negativamente i viola: il primo gol subito a Marassi è arrivato ancora una volta da palla inattiva, confermando una fragilità preoccupante in questo fondamentale. Il dato è emblematico: nelle prime 11 giornate di questo campionato, la Fiorentina ha incassato su calci piazzati lo stesso numero di reti subite nell'intera scorsa stagione. Vanoli dovrà concentrarsi intensamente su questo aspetto se intende davvero cambiare il corso degli eventi.Il punto strappato in Liguria rappresenta dunque una boccata d'aria e un segnale di resistenza, ma il percorso verso una salvezza tranquilla appare ancora lungo e disseminato di pericoli, rendendo prematuro qualsiasi eccesso di ottimismo. Come evidenziato da violanews.com attraverso un'analisi statistica dei precedenti 18 campionati di Serie A, considerando principalmente due parametri - il numero di squadre effettivamente retrocesse tra quelle nelle ultime tre posizioni dopo 11 giornate e la percentuale di retrocessioni per formazioni che avevano raccolto al massimo 5 punti in quel frangente - emerge un quadro inquietante. I dati indicano una probabilità di retrocessione in Serie B del 63% secondo il primo parametro e addirittura del 94% secondo il secondo criterio.In definitiva, il risultato di Genova resta preferibile all'ennesima sconfitta, ma per permettere a questa squadra di guardare al futuro con reale fiducia ci vorrà molto, molto di più.

Inizia l’era Vanoli, ecco tutte le possibili scelte del nuovo allenatore della Fiorentina

Tra i moduli preferiti c’è il 4-2-3-1, ma nella rosa non ci sono attaccanti esterni. Goretti già al lavoro per gennaio?

La Fiorentina ha ufficializzato Paolo Vanoli come nuovo allenatore dopo l'esonero di Stefano Pioli. Il tecnico che era rimasto senza panchina dopo la separazione dal Torino è stato scelto dalla dirigenza gigliata per risollevare le sorti della squadra che sta attraversando un momento estremamente complicato.Prima di intraprendere la carriera da allenatore in prima, Vanoli ha fatto una gavetta significativa al fianco di uno dei tecnici più vincenti del calcio italiano contemporaneo: Antonio Conte. La collaborazione è iniziata durante l'esperienza londinese del tecnico salentino sulla panchina del Chelsea, per poi proseguire in Italia quando Conte ha assunto la guida dell'Inter. Questa esperienza formativa si è rivelata fondamentale per plasmare l'identità tattica e metodologica del nuovo tecnico viola.Il primo incarico da allenatore responsabile è arrivato lontano dai confini nazionali, precisamente allo Spartak Mosca. In terra russa Vanoli ha potuto contare sulla presenza di un altro ex giocatore viola, Marco Donadel, nel suo staff tecnico. L'esperienza moscovita si è rivelata fruttuosa: il tecnico è riuscito infatti a sollevare al cielo la Coppa di Russia, dimostrando fin da subito le proprie capacità nella gestione di uno spogliatoio importante.Il richiamo del calcio italiano lo ha poi spinto a fare ritorno in Serie B, dove ha raccolto l'eredità di Andrea Soncin alla guida del Venezia. Con la formazione lagunare ha scritto pagine importanti, orchestrando una cavalcata playoff memorabile che ha portato alla promozione nella massima divisione. Il percorso è stato esaltante: prima l'eliminazione del Palermo, poi la vittoria nella finale contro la Cremonese che ha spalancato le porte della Serie A.L'approdo al Torino rappresentava per Vanoli la grande occasione di mettersi alla prova stabilmente nel campionato di vertice. Chiamato a raccogliere il testimone lasciato da Ivan Juric, molti osservatori lo consideravano l'erede naturale del tecnico croato per filosofia di gioco e impostazione tattica. La sua preferenza ricade sul sistema di gioco che ha caratterizzato gli esordi di Conte in panchina: la difesa a tre con il centrocampo a cinque e due terminali offensivi.La proposta calcistica di Vanoli si fonda su pilastri precisi: un centrocampo muscolare e dinamico, transizioni verticali rapide con combinazioni strette tra gli attaccanti, e un impiego massiccio delle corsie laterali attraverso l'attività incessante degli esterni. L'inizio della sua avventura granata è stato folgorante: nelle prime cinque uscite stagionali, la squadra ha messo insieme ben undici punti, accompagnati da prestazioni che hanno convinto addetti ai lavori e tifosi per qualità e intensità del gioco espresso.Tuttavia, un episodio sfortunato ha modificato radicalmente la traiettoria della stagione. Durante la sesta giornata, nella trasferta di San Siro contro l'Inter, l'attaccante colombiano Duvan Zapata ha riportato un grave infortunio che lo ha escluso dai giochi per il resto dell'annata. La perdita del riferimento offensivo ha privato Vanoli di un elemento insostituibile nel suo scacchiere tattico..Il percorso di Vanoli col Torino si è concluso con un piazzamento all'undicesima posizione in classifica, risultato che non ha soddisfatto le ambizioni iniziali. Altrettanto rilevante è stata la mancata sintonia con il patron Urbano Cairo: i rapporti tra l'allenatore e la presidenza non sono mai decollati veramente, creando tensioni che hanno portato alla decisione di interrompere il rapporto professionale. Una scelta maturata dallo stesso tecnico, che ha preferito separarsi dal club piuttosto che proseguire in un clima non sereno.Nonostante la predilezione dichiarata per il modulo 3-5-2, Vanoli ha dimostrato nel corso della sua esperienza torinese una rimarchevole duttilità nell'approccio tattico. Durante la stagione appena conclusa ha saputo variare l'assetto della squadra passando dal 3-5-2 iniziale a un 3-4-2-1, per poi concludere l'annata sperimentando anche il 4-2-3-1 con una difesa a quattro. Questa capacità di leggere le partite e modificare l'impianto di gioco rappresenta una caratteristica preziosa nel calcio moderno.Proprio questa duttilità potrebbe rivelarsi la chiave per il nuovo corso della Fiorentina. Il club viola potrà ritrovare quella varietà di soluzioni tattiche che aveva caratterizzato la passata stagione sotto la guida di Raffaele Palladino, mantenendo però una linea di continuità rispetto all'impostazione con cui Pioli aveva avviato questa annata deludente. La possibilità di alternare diversi moduli senza stravolgere i principi di gioco potrebbe consentire ai giocatori gigliati di ritrovare fiducia e identità, elementi che sembravano smarriti nelle recenti, difficili giornate di campionato che hanno portato all'esonero del precedente tecnico.

Una Fiorentina inoffensiva e senza Kean cerca la luce domani a Vienna

Contro il Rapid Pioli e Piccoli non possono sbagliare

La stagione della Fiorentina è partita nel peggiore dei modi, la peggiore in assoluto dall'arrivo della proprietà Commisso, e i numeri in classifica lo confermano senza lasciare spazio a interpretazioni. L'attacco fatica enormemente a trovare la via della rete. In Serie A c'è stata una sola realizzazione degli attaccanti in sette incontri, un dato allarmante. Le restanti quattro reti sono arrivate da Mandragora con una doppietta, più le firme di Ranieri e Gosens. Complessivamente i viola hanno messo a segno appena cinque gol in altrettante giornate, facendo meglio solamente di squadre come Verona, Pisa, Parma e Genoa. Anche le conclusioni indirizzate verso la porta sono scarse, solamente quindici, praticamente un terzo rispetto al Napoli che comanda questa particolare graduatoria.L'analisi degli Expected Goals rende la situazione ancora più evidente: secondo i calcoli statistici la squadra avrebbe dovuto realizzare otto reti invece delle cinque effettive, segno che mancano sia qualità nelle finalizzazioni sia quella concretezza e quella sicurezza necessarie per essere incisivi. Il problema diventa ancora più serio considerando che durante la finestra estiva di mercato sono stati effettuati investimenti consistenti per potenziare il settore offensivo: le riconferme di Kean e Gudmundsson e gli acquisti di Piccoli e Dzeko hanno comportato un esborso economico di rilievo e stipendi pesanti sul monte ingaggi, che però non stanno ancora dando i frutti sperati.La carenza di giocate verticali, come ha fatto notare Pioli anche dopo l'ultima trasferta milanese, penalizza particolarmente Kean che invece diventa pericolosissimo quando può sfruttare gli spazi e attaccare la profondità negli uno contro uno o in campo aperto. Moise fino a questo momento ha disputato tutte le partite di campionato uscendo soltanto nei minuti finali a San Siro. Piccoli, che dovrebbe rappresentare la sua alternativa naturale, ha collezionato duecentottanta minuti senza mai trovare il gol. Contro i giallorossi si è visto respingere il pallone dalla traversa. Tuttavia in Conference League, schierato dal primo minuto perché Kean doveva scontare una squalifica, ha subito lasciato il segno contro il Sigma Olomouc. Nella prossima sfida a Vienna contro il Rapid dovrebbe partire ancora lui titolare. Ma anche Dzeko preme per avere spazio, dopo aver ottenuto la maglia da titolare nel match di ritorno dei playoff contro il Polissya per l'indisponibilità degli altri due attaccanti, segnando la rete decisiva nel finale.Durante gli ultimi assalti contro il Milan il bosniaco ha fatto vedere qualcosa, però è evidente che con questi ritmi, nonostante sia un centravanti dalla tecnica sopraffina, non riesce a mantenere l'intensità per tutta la partita e può risultare più utile nella fase conclusiva. Ed è proprio questa la scelta che Pioli ha fatto finora. A Vienna però non ci sono margini per errori. La competizione europea può rappresentare un'occasione di riscatto per la Fiorentina che deve cercare di proseguire il cammino, perché la qualificazione alle coppe attraverso il piazzamento in campionato appare al momento un obiettivo quasi irraggiungibile.Diventa quindi indispensabile invertire la tendenza senza perdere altro tempo. L'impegno nella capitale austriaca contro un Rapid che sta attraversando un periodo difficile può essere il momento giusto per recuperare sicurezza e ritrovare efficacia offensiva, in preparazione della partita casalinga contro un Bologna che in classifica ha già staccato ampiamente i viola. Pioli è perfettamente cosciente della situazione critica e sta lavorando per preparare la squadra ad affrontare un calendario denso e complicato, sia dal punto di vista atletico che psicologico, sapendo bene che non sarà più nemmeno sufficiente offrire buone prestazioni: adesso servono vittorie per dare una sterzata decisiva alla stagione.

11 punti svaniti: la Fiorentina poteva essere in scia a Inter e Napoli

La squadra di Pioli quando passa in vantaggio non vince mai

Il giorno del compleanno di Stefano Pioli poteva trasformarsi in un momento di gioia, ma la realtà è ben diversa e racconta di una formazione viola che staziona all'ultimo posto con appena tre punti, allo stesso livello di Genoa e Pisa, e di un allenatore che si trova a dover individuare soluzioni nel mezzo di una tempesta. La questione fondamentale emerge con evidenza: i viola hanno disperso una quantità eccessiva di punti dopo essersi portati avanti nel punteggio, una tendenza che li colloca al primo posto negativo sia nel panorama italiano che europeo per questa particolare statistica, condividendo questo poco invidiabile primato con l'Atletico Madrid.I dati parlano senza pietà: ben 11 punti sono evaporati partendo da posizioni di vantaggio, un bottino che avrebbe potuto stravolgere completamente l'andamento della stagione — con 15 punti complessivi la formazione si ritroverebbe nella scia di Inter e Napoli. Lo scenario si è replicato in diverse occasioni: dal pareggio amaro ottenuto a Cagliari, suggellato dalla rete di Luperto al minuto 95, passando per la sconfitta casalinga contro il Como, dove i viola, in vantaggio grazie a Mandragora, sono capitolati negli ultimi minuti. Identica sorte nella sfida con la Roma, che ha ribaltato il gol iniziale di Kean nell'arco di pochi istanti, fino all'episodio di San Siro, quando il Milan ha cancellato l'illusione creata dalla marcatura di Gosens attraverso la doppietta realizzata da Leao. Quattro incontri, quattro vantaggi dissipati, tre sconfitte che riportano lo stesso risultato: 2-1. Un destino crudele che mette in luce la vulnerabilità mentale e tattica della compagine.Incapace di amministrare le situazioni di vantaggio e di conquistare l'intera posta in palio. L'assenza totale di vittorie trova spiegazione anche in questo elemento. Con una debolezza psicologica che inizia a generare apprensione. Una circostanza del genere può verificarsi, due volte persino. Ma nel momento in cui si manifesta con sistematica e allarmante frequenza, si trasforma in una questione tutt'altro che trascurabile.L'unico spiraglio all'interno di un panorama così desolante proviene dalla Conference League, competizione nella quale la Fiorentina ha dimostrato capacità di preservare i vantaggi acquisiti ed esibire compattezza nel reparto arretrato. Nelle affermazioni ottenute di fronte a Polissya e Sigma Olomuc la squadra non ha mai incassato reti, e perfino nell'incontro di ritorno disputato in territorio ucraino, dopo essersi trovata in svantaggio di due marcature, è riuscita a recuperare dimostrando personalità. È proprio da quell'approccio, caratterizzato da coesione e attenzione, che Pioli intende ricostruire. Giovedì nella capitale austriaca sarà necessario ritrovare esattamente quella versione della Fiorentina: pratica, determinata e in grado di rispondere alle difficoltà

Cambiare allenatore aiuterebbe la Fiorentina?

Tutti i pro e i contro di un eventuale esonero di Stefano Pioli

La Fiorentina è, a livello di punti, ultima in classifica dopo una sessione di mercato estiva da circa 92 milioni di euro. I tifosi si interrogano e si dividono sulla figura di Stefano Pioli. Che fare? Dare ancora fiducia al tecnico emiliano oppure cambiare la guida tecnica della squadra? E soprattutto, in favore di chi? Non sta a noi rispondere a questa domanda, ma ci sono alcuni elementi che è possibile prendere in considerazione, analizzare e sviscerare per provare a capire quanto — e se — sarebbe rischioso un avvicendamento in panchina, e quali potrebbero essere le conseguenze di una tale scelta sulla squadra e sulla società. Ma andiamo con ordine e, come sempre, cominciamo dall’inizio.Dopo le “improvvise” dimissioni di Raffaele Palladino, la dirigenza si è trovata a gestire una delicata situazione tecnica in un contesto ambientale non esattamente favorevole, dato che la stagione si era chiusa con una contestazione da parte del tifo organizzato nei confronti dell’ex tecnico campano, del direttore sportivo Daniele Pradè e, in parte, anche del presidente Commisso. In quel momento i dirigenti hanno scelto Stefano Pioli, investendo soldi e idee, sottoponendogli un contratto economicamente molto importante per le possibilità della Fiorentina e di durata triennale. Una mossa che, dal punto di vista tecnico, lasciava intendere la volontà di investire e progettare a lungo termine insieme a Pioli un futuro importante per la squadra viola. In quel momento pesò, però, sicuramente anche un altro fattore: quello ambientale. Pioli rappresentava la persona ideale, oltre che il tecnico giusto. Come allenatore aveva vinto da poco uno scudetto ed era considerato tra i migliori del panorama italiano. Come persona rappresentava, e rappresenta tutt’oggi, il tramite perfetto per ricucire — o quantomeno acquietare — i rapporti tutt’altro che distesi con il tifo organizzato. In quel momento Pioli è stata una scelta intelligente sotto tutti i punti di vista, dando garanzie sul futuro della squadra e placando le contestazioni. Jackpot.Ma oggi? Oggi molti tifosi e alcuni addetti ai lavori invocano il suo allontanamento, adducendo come motivazione principale il fatto che i calciatori siano refrattari alle sue idee di gioco. Siamo a fine ottobre e la Fiorentina non ha ancora vinto una partita in Serie A. La squadra non segna, subisce troppi gol, non ha una chiara identità di gioco e raramente tira verso la porta avversaria. In un contesto normale questo sarebbe forse già sufficiente per effettuare un cambio in panchina, ma perché allora Commisso non cambia?Ipotizziamo dunque questo eventuale scenario: la Fiorentina esonera Stefano Pioli che, ad oggi, non ha alcuna ragione per dimettersi e lasciare il contratto che lo lega alla squadra viola, restando dunque a libro paga del presidente Commisso. Bisogna quindi trovare un allenatore che guadagni poco, verosimilmente un traghettatore. Inoltre, egli dovrebbe conoscere bene la piazza e le sue dinamiche, caratteristiche che Pioli già incarna. Per quanto riguarda la scelta del successore dell’ex tecnico del Milan, questa dovrebbe ricadere naturalmente sul direttore sportivo Pradè. Per usare un eufemismo, egli non gode della stima della Curva e nemmeno di quella di buona parte dei tifosi, ma sicuramente ha la fiducia del presidente e quella del direttore generale Ferrari. Il fatto è, però, che se Pradè dovesse portare a Firenze un suo uomo di fiducia — per esempio De Rossi — questa scelta rischierebbe di inasprire ulteriormente i rapporti tra la dirigenza e la piazza. Aspetto non consigliabile. Inoltre, se la Fiorentina dovesse allontanare Stefano Pioli, non dovrebbe allontanare anche chi lo ha scelto, investendo su di lui tempo e soldi del presidente e quindi anche lo stesso direttore sportivo ?E poi c’è la squadra. Un gruppo di calciatori che finora abbiamo tenuto a margine di questo ragionamento, eppure non esente da colpe. Finora il gruppo ha dimostrato una grande fragilità psicologica e il cambio di allenatore potrebbe rappresentare, in un quadro simile, una vera e propria roulette russa. Da una parte è vero che potrebbe arrivare una scossa dal punto di vista mentale che porti nuova linfa alla squadra, ma quanto potrebbe durare questo effetto nel medio-lungo periodo? Molti tifosi citano il caso Ranieri-Roma della scorsa stagione. Un caso, appunto, più unico che raro e in una situazione pressoché irripetibile. Ranieri arrivò a Roma al posto di uno spaesato Juric e, oltre alla squadra, allenò giornalisti, tifosi e forse anche dirigenti da grande conoscitore dell’ambiente. Ma, come abbiamo già detto, chi conosce meglio la piazza di Firenze di Stefano Pioli? Ecco perché quell’effetto sembra difficilmente replicabile oggi nell’ambiente Fiorentina.Chiudiamo senza una risposta, ma con l’augurio che di tutto questo, già da domenica prossima, non si debba più parlare. A Firenze tornerà Vincenzo Italiano col suo Bologna. Un altro incrocio, ancora corsi e ricorsi, sperando che stavolta il “Dio del calcio”, invocato in conferenza stampa da Stefano Pioli alla vigilia della gara di San Siro contro il Milan, possa stavolta essere più benevolo.

Pioli torna a San Siro: quando il presente incontra il passato

Con quattro itinerari tra via Lambertesca e via dei Georgofili

Non sono passati poi così tanti anni da quando tutto San Siro intonava quel coro diventato un inno, mentre dalla panchina un allenatore rispondeva con gesti spontanei che conquistavano i tifosi. Erano i giorni della rincorsa al diciannovesimo scudetto, quello strappato all'Inter che sembrava destinata a dominare dopo l'addio di Antonio Conte. Quella squadra nerazzurra aveva perso punti preziosi in Emilia, permettendo ai rossoneri di completare un sorpasso meritatissimo. In quella stagione Stefano Pioli aveva guadagnato stima non solo per i risultati sul campo, ma soprattutto per le qualità umane che mostrava ogni giorno, tanto da meritarsi accostamenti illustri con figure leggendarie della storia milanista.Oggi quel tecnico ritorna nello stesso stadio dove ha vissuto quattro stagioni di crescita costante, culminate con un tricolore, due piazzamenti al vertice e una corsa Champions fino alle semifinali. Il suo ritorno non scatenerà nostalgie particolari, considerando l'avvio convincente della gestione attuale sotto la guida di Massimiliano Allegri, ma rappresenterà comunque l'occasione per un tributo sincero a ciò che è stato. D'altronde, di quella squadra campione d’Italia sono rimasti davvero in pochissimi.Il tempo sembra aver accelerato il suo corso, eppure è proprio in questo teatro che riparte il percorso di Stefano Pioli, adesso alla guida di una Fiorentina finita nel mirino delle critiche per una posizione in classifica decisamente al di sotto delle aspettative. Dall'altra parte c'è un Milan che si presenta all'appuntamento con diversi elementi indisponibili, tra cui l'americano Pulisic. Nemmeno la Fiorentina sorride, causa la situazione di incertezza che riguarda la caviglia di Moise Kean. Vedremo cosa deciderà Pioli assieme allo staff medico.Non ci saranno alibi per nessuno dei due tecnici, specialmente per Allegri che già nell'ultima sfida contro i bianconeri aveva lasciato il campo con l'amaro in bocca per i punti sfumati nonostante le numerose chance create. Siamo a metà autunno e chi rallenta adesso rischia già di compromettere la stagione. D’altro canto, che Pioli pensasse al confronto con il suo passato milanese fin dal suo ritorno a Firenze è dimostrato da un episodio significativo. Durante la presentazione estiva della squadra viola aveva pubblicamente contestato Allegri per aver omesso la Fiorentina nell'elenco delle candidate alla qualificazione europea. Il tecnico viola vrebbe certamente preferito presentarsi nella metropoli lombarda con una situazione di classifica ben diversa e con ambizioni più dichiarate. Questo sarà forse uno stimolo ulteriore per tentare il rilancio proprio sull'orlo della crisi, proprio come gli riuscì più volte durante la sua esperienza rossonera.A descrivere l'importanza della partita ci sono anche i numeri del confronto storico tra i due allenatori:  Ci sono voluti ben dodici anni di confronti prima che Pioli riuscisse ad avere la meglio per la prima volta in carriera su Allegri: prima infatti dell’8 ottobre 2022 (giorno del primo successo del tecnico di Parma su quello di Livorno), l’attuale mister viola non era mai riuscito a ottenere i tre punti negli incroci con Max, che tra il 16 ottobre 2010 e il 23 gennaio 2022 aveva collezionato uno score su Pioli di 14 vittorie (di cui 10 di fila) e 5 pari su 19 precedenti. Poi, tre anni fa, la svolta: con due successi di fila di Stefano su Allegri (entrambe le volte era sulla panchina del Milan) a cui sono seguiti un altro ko e un pareggio. Il totale? Su 23 incroci, Pioli ha vinto 2 sole volte, con 6 pareggi e 15 ko.Ma come si dice in questi casi, non c'è due senza tre. Almeno si spera

Fiorentina, flop mercato: 92 milioni buttati?

Viola in fondo alla classifica e Commisso deluso: solo Fazzini convince, Piccoli e Söhm bocciati

La sosta arriva come una doccia fredda per la Fiorentina. Soltanto 3 punti in classifica dopo 6 giornate e un interrogativo che brucia più di tutti: che fine hanno fatto i 92 milioni spesi in estate? Il Presidente Rocco Commisso non può che essere amareggiato: ha dato fiducia al progetto, ha aperto il portafoglio, ma il campo racconta una storia completamente diversa.Il mercato viola aveva fatto sognare i tifosi. Conferme e rinnovi, entusiasmo, investimenti importanti. Oggi però la realtà è impietosa: gli acquisti non stanno funzionando, i singoli non rendono, il valore aggiunto promesso è semplicemente sparito. Non è questione di modulo o di tattica: i giocatori, banalmente, non stanno girando.E allora ecco i casi più eclatanti. Piccoli costato 25 milioni + bonus e ha segnato un misero gol, in Conference League e qualche altro buon segnale sul campo, ad oggi, non giustifica tale esborso. Söhm, pagato 16 milioni, dopo qualche apparizione da titolare è stato regalato in panchina. Poi ci sono Gudmundsson e Fagioli: 27 milioni in due, e oggi sono tra i più in difficoltà dell'intera rosa. Simboli, purtroppo, di una squadra che fatica da ogni punto di vista.Nicolussi Caviglia? Da valutare con più tempo. Lamptey? 6 milioni spesi per un calciatore perennemente infortunato, almeno lui da questo punto di vista ha mantenuto le promesse. Ma se c'è un'operazione che sembra azzeccata è quella di Fazzini: 10 milioni spesi bene, forse l'unico a dare segnali positivi con continuità in questo avvio disastroso.Certo, la stagione è lunga e tutto può cambiare. Ma a Firenze ci si aspettava ben altro impatto dai nuovi acquisti. Il tempo stringe, la classifica piange e i tifosi iniziano a chiedere risposte concrete. Il presidente Commisso ha confermato la fiducia ad allenatore e dirigenti, ma fino a quando potrà durare la sua pazienza?

Fiorentina nel baratro: un avvio stagionale da dimenticare

Ottant'anni dopo, i viola tornano nelle posizioni più basse della graduatoria con zero vittorie dopo sei turni

Occorre fare un salto temporale di quasi otto decenni per rintracciare una Fiorentina così malridotta in classifica a questo punto della stagione. Era il 1946-47 quando la formazione guidata da Guido Ara occupava la diciassettesima posizione con una sola affermazione all'attivo. Adesso, in un contesto calcistico completamente differente, il club viola si ritrova nuovamente nelle posizioni della classifica da brivido, con prestazioni che cominciano a generare apprensione e rievocano la catastrofica annata 1992-93, terminata con l'amara retrocessione.Dall'arrivo della proprietà Commisso, questo rappresenta l'inizio peggiore in assoluto. Nonostante investimenti sul mercato pari a novanta milioni di euro, la compagine gigliata ha conquistato meno punti rispetto a qualunque altra partenza nelle sei stagioni precedenti sotto la gestione americana. Neppure con Italiano o con lo stesso Palladino nelle precedenti esperienze si erano registrati avvii così negativi: dopo sei partite, il bottino era sempre stato almeno doppio rispetto a quello attuale. Con due trasferte di fila a San Siro (prima contro il Milan e successivamente contro l'Inter) e nel mezzo l'impegno interno contro il Bologna, il quadro appare decisamente preoccupante.È soltanto la quarta occasione nella storia del club fiorentino in cui la squadra raggiunge la settima giornata senza essere riuscita a conquistare nemmeno una vittoria (i precedenti risalgono al 1928-29, 1935-36 e 1977-78). A rendere ancora più fosco il panorama ci sono tre sconfitte consecutive tra le mura amiche contro Napoli, Como e Roma, circostanza che non si verificava dal lontano 1927, all'epoca del Velodromo Libertas.Si tratta di cifre che testimoniano una crisi inaspettata e profonda, specialmente considerando le ambizioni manifestate durante l'estate. Per il momento, il tempo e la fiducia dirigenziale restano a disposizione di Pioli, tuttavia il calendario ostico e l'assenza di risultati positivi caricano il futuro prossimo di interrogativi e incertezze.Nonostante questa statistica scoraggiante, la dirigenza della Fiorentina non nutre dubbi: Stefano Pioli rappresenta la scelta corretta e il progetto del club proseguirà con il tecnico come punto di riferimento. Serve una svolta immediata, ma i 3 milioni annui per un triennio costituiscono la dimostrazione della fiducia che la proprietà ha accordato all'ex allenatore del Milan.L’attuale posizione in classifica genera inquietudine, così come i numerosi sistemi di gioco sperimentati dall’allenatore alla ricerca di una soluzione tattica di rendimento. Pioli ha il difficile compito di individuare una formazione titolare stabile, un nucleo compatto dal quale ricominciare, ristabilendo le gerarchie. Questo è anche un messaggio diretto ai calciatori, che devono prendersi le proprie responsabilità in questo avvio deludente. Oltre agli aspetti tattici, Pioli richiederà ai suoi giocatori un salto di qualità dal punto di vista mentale. Contro la Roma si è vista una reazione d'orgoglio, ma i punti non sono arrivati. La tifoseria viola, nonostante il periodo buio, ha scelto di rimanere accanto alla squadra, evitando proteste troppo pesanti dopo la sconfitta con i giallorossi.Sicuramente non mancano le contestazioni rivolte alla dirigenza ed in particolare al direttore sportivo Daniele Pradè, ma servono anche compattezza ed unità d’intenti per superare questa fase complicata.

Fiorentina, la pausa delle Nazionali svuota il Viola Park: Pioli resta senza attaccanti

Undici giocatori in viaggio verso le rispettive selezioni: il tecnico dovrà lavorare con un organico ridotto all'osso in vista di un calendario infuocato

Superata la battuta d'arresto del match con i giallorossi, la squadra gigliata si prepara ad affrontare una sosta per gli impegni internazionali che si preannuncia complicata sul piano della preparazione. L'allenatore viola dovrà fare i conti con l'assenza di ben undici elementi del roster, chiamati dalle rispettive Nazionali: una settimana intera, se non di più, con sedute a organico ridottissimo e una situazione particolare nel reparto offensivo, completamente privo di elementi specifici.Una circostanza che rappresenta un'arma a doppio taglio per il club toscano. Se da una parte la dirigenza può legittimamente celebrare il riconoscimento del proprio operato, testimoniato dall'ampia rappresentanza gigliata nelle varie selezioni (con particolare riferimento a quelle tricolori, che vedono coinvolti ben sei tesserati - il commissario tecnico Gattuso ha inserito nella lista Kean, Piccoli e Nicolussi Caviglia, mentre il selezionatore Baldini si affiderà a Ndour, Martinelli e Fortini), dall'altra l'allenatore si trova alle prese con un organico decimato proprio quando servirebbe invece intensificare il lavoro collettivo.Il reparto avanzato sarà quello più colpito dalle convocazioni: oltre ai giocatori già citati, anche Dzeko risponderà alla chiamata della sua Bosnia (insieme al compagno Kospo), mentre Gudmundsson vestirà la maglia islandese. A questi si aggiungono Pongracic, atteso dalla nazionale croata, e Sohm, convocato dalla Svizzera: altre tessere che vengono temporaneamente sottratte a un puzzle già incompleto.L'auspicio di Pioli è quello di poter riabbracciare l'intero gruppo nel minor tempo possibile e senza problemi fisici, considerando che all'orizzonte si profila una sequenza di partite estremamente impegnativa. Il 19 ottobre infatti i viola faranno visita ai rossoneri a San Siro, primo di due appuntamenti nel celebre impianto milanese nell'arco di dieci giorni, dato che il 29 del mese toccherà ai nerazzurri. Nel mezzo, il derby dell’appennino contro i rossoblù guidati dall'ex allenatore Italiano, che renderà ancora più piccante il programma. Un mese di ottobre bollente, dunque, destinato a fornire indicazioni decisive sulle reali possibilità della Fiorentina.

Piccoli, esordio europeo con gol decisivo

Il suo gol contro il Sigma Olomouc arriva nel momento giusto e accende la speranza per un rilancio in stagione nonostante una squadra ancora in cerca di identità

Quando la partita sembrava incagliarsi in un pericoloso stallo, Roberto Piccoli ha acceso la luce per la Fiorentina. Al minuto 27 della sfida contro il Sigma Olomouc, l'attaccante bergamasco ha firmato la sua prima marcatura in maglia viola, sfruttando al meglio una disattenzione difensiva degli avversari cechi. La rete porta la firma inconfondibile del suo stile: inserimento profondo, tempismo perfetto e cinismo sotto porta.Per Piccoli si è trattato del debutto assoluto nelle competizioni europee, un battesimo reso ancora più emozionante dalla presenza dei familiari sugli spalti del Franchi. Il ventiquattrenne, arrivato in estate dal Cagliari per una cifra vicina ai 27 milioni di euro, rappresenta l'investimento più importante dell'ultimo mercato estivo della società fiorentina. Una spesa che finora aveva faticato a tradursi in risultati concreti, con qualche occasione sprecata nelle settimane precedenti, come quella sfumata nella gara contro il Torino.Stavolta, però, l'occasione non è andata persa. Il movimento in profondità e la conclusione precisa hanno spezzato l'equilibrio di una serata complicata, offrendo a Stefano Pioli un risultato fondamentale in un periodo di incertezze. L'allenatore viola sta infatti ancora cercando la formula giusta per dare solidità e personalità a una squadra che fatica a trovare continuità.Piccoli stesso ha commentato con lucidità il peso economico del suo cartellino, definendolo normale rispetto ai parametri del calcio contemporaneo. Ma per un centravanti contano soprattutto i numeri sul campo, e quello siglato giovedì sera può rappresentare il primo capitolo di una storia da scrivere. Alla sua ottava esperienza professionistica, dopo un percorso fatto di tante maglie e tante città diverse, l'ex attaccante rossoblù cerca stabilità e un ruolo da protagonista.Le credenziali non mancano: dieci reti nell'ultimo campionato di Serie A e un passato da cannoniere nelle giovanili dell'Atalanta, con exploit memorabili in Youth League. Ora l'obiettivo è costruire un'intesa solida con Moise Kean, ieri squalificato ma destinato a essere il suo compagno di reparto. La Fiorentina ha bisogno dei suoi gol per invertire la rotta in un momento delicato, e questa prima gioia europea potrebbe essere la svolta psicologica necessaria per sbloccare definitivamente il suo talento.

E se domani..?

La Fiorentina non affronta solo il Sigma Olomouc domani sera al Franchi, ma anche lo spettro di una prima parte di stagione che potrebbe chiudersi in modo disastroso. Aspettando la Roma capolista.

E se domani…? Non scherziamo eh. Torna la Conference League, che potrebbe ancora salvare la stagione della Fiorentina. E torna in un momento in cui tutto e tutti sono in discussione. Società, dirigenti, allenatore e giocatori. Torna in un clima non semplici, con i tifosi pronti a sostenere la squadra, ma delusi e con la pazienza al limite. Torna in un Franchi semi deserto causa squalifica della Curva Fiesole che, per l’occasione’ dovrebbe spostarsi in zona maratona. Ma sono attese allo stadio circa 7000 persone.Attacchiamo ci a tutto, prima alla speranza e poi anche a questa ‘’bendetta’’ Conference League che negli ultimi anni ha rappresentato per la Fiorentina molto più di una semplice competizione europea. Nonostante le delusioni cocenti delle due finali perse, questa manifestazione ha sempre avuto un effetto benefico sull'ambiente viola. Nel 2022 segnò il ritorno nelle coppe dopo cinque stagioni di assenza. Con Italiano diventò un obiettivo mancato all'ultimo momento, mentre sotto la guida di Palladino il cammino si interruppe in semifinale dopo aver regalato soddisfazioni. Per la tifoseria viola questa coppa ha sempre incarnato la possibilità concreta di conquistare finalmente un titolo. E un’Europa di maggior prestigio. Gli allenatori l'hanno utilizzata come strumento per rafforzare la propria credibilità e per navigare i momenti difficili della stagione. Nelle ultime tre stagioni, i risultati positivi in questa competizione hanno frequentemente attutito le critiche e contribuito a mantenere l'unità nell'ambiente. Proprio quello che Pioli cerca dalla gara di domani contro il Sigma Olomouc. Serve una vittoria accompagnata da una buona performance per dare ossigeno a una stagione iniziata in modo disastroso in Serie A, con la sfida contro la Roma che incombe domenica. L'avversario ceco sulla carta non spaventa, ma considerando le attuali difficoltà della squadra non va sottovalutato. Conquistare i tre punti permetterebbe anche di partire col piede giusto in una competizione europea che quest'anno appare meno agevole rispetto al passato. La Fiorentina rimane tra le candidate principali alla vittoria finale, tuttavia le squadre da affrontare già in questa fase iniziale sembrano più insidiose rispetto alle precedenti edizioni.Quindi se domani la Fiorentina non dovesse vincere, si aprirebbero scenari ancor più cupi di quelli attuali per l’allenatore Stefano Pioli, chiamato ad una successiva ed immediata conferma nella gara di domenica contro la Roma capolista.

Gudmundsson e Dodò: due facce della stessa crisi

Stefano Pioli affronta una settimana decisiva per il futuro della Fiorentina, ma anche per il suo

La Fiorentina continua ad attraversare uno dei momenti più complicati della sua storia recente e i segnali di difficoltà emergono con chiarezza dai rendimenti di due protagonisti attesi: Albert Gudmundsson e Dodò. Due giocatori che dovevano rappresentare certezze tecniche si ritrovano invece a simboleggiare le fragilità di una squadra in cerca di identità.L'islandese rappresenta forse il caso più emblematico di questa crisi viola. Acquistato per portare qualità e fantasia al reparto offensivo, Gudmundsson sta vivendo un periodo di forma preoccupante. Le prestazioni offerte fino a questo momento sono lontane anni luce da quelle che lo hanno reso un punto di riferimento con la maglia del Genoa e della sua Nazionale. Il paradosso è evidente: con l'Islanda, Gudmundsson si trasforma, diventa decisivo, imprevedibile, capace di spaccare le partite con giocate illuminanti. Con la Fiorentina, invece, sembra un giocatore diverso, spento, incapace di incidere. Anche nella scorsa stagione, nonostante le complicazioni personali che lo hanno accompagnato, riusciva almeno a mostrare lampi della sua classe, accelerazioni improvvise che facevano intravedere il campione. Oggi manca tutto questo. L'ex genoano non salta più l'uomo, non crea superiorità numerica, non riesce a innescare Kean con quella continuità che ci si aspettava. Doveva essere l'elemento di imprevedibilità, il giocatore capace di risolvere situazioni complicate con una giocata personale. Invece appare ingabbiato, prevedibile, quasi rinunciatario. La Fiorentina ha bisogno di ritrovare questo giocatore, di rimetterlo nelle condizioni ideali per esprimersi. Ma è altrettanto vero che molto, moltissimo, deve arrivare dal giocatore stesso. Serve una reazione d'orgoglio, una scossa mentale prima ancora che tecnica. Senza un cambio di marcia personale, ogni tentativo di recuperarlo rischia di risultare vano.Se la crisi di Gudmundsson sorprende, quella di Dodò poteva forse essere preventivata viste le vicende contrattuali. Il brasiliano, uno dei pochi a salvarsi nella travagliata stagione scorsa, sta vivendo un avvio di campionato sottotono che stride con le sue qualità e il suo recente passato. La prestazione nel derby contro il Pisa è stata emblematica: nervosismo, scarsa lucidità, poca incisività sia in fase difensiva che offensiva. I numeri raccontano una giornata da dimenticare: 46 palloni giocati con una percentuale di passaggi riusciti del 64%, meno della metà dei contrasti vinti e ben 13 palloni persi. Dati che fotografano un pomeriggio complicato per un giocatore che ci ha abituati a ben altro. La scelta di Pioli di non sostituirlo, nonostante avesse ancora cambi a disposizione, testimonia la fiducia nel terzino ma anche, probabilmente, la carenza di alternative convincenti. Dodò ha sempre saputo compensare momenti di difficoltà con la sua generosità e le sue doti atletiche, ma in questo inizio di stagione anche questi aspetti sembrano appannati. Il tema del rinnovo contrattuale potrebbe giocare un ruolo nelle sue prestazioni, anche se il giocatore aveva dato segnali di serenità nelle prime settimane. Al momento, secondo quanto emerge, non ci sono novità sostanziali su quel fronte: l'obiettivo primario è tornare a rendere in campo. Perché un Dodò in forma rappresenta un valore aggiunto fondamentale per questa Fiorentina, capace di fare la differenza su entrambe le fasce e di elevare il livello complessivo della squadra.Stefano Pioli si trova a gestire una situazione che probabilmente non immaginava così complicata. Tre punti raccolti in cinque partite, zero vittorie: un bilancio drammatico per qualsiasi allenatore, figuriamoci per uno che arriva con le ambizioni e il curriculum di Pioli. Il problema non è solo nei risultati, ma nelle prestazioni. L'attacco produce poco e la squadra fatica a creare occasioni nitide. Il meccanismo si è inceppato e servirà una settimana di lavoro intenso per provare a rimetterlo in moto. Anche il calendario non aiuta: inizia il lungo percorso in Conference League, poi arriva la sfida contro la Roma prima della sosta. Appuntamenti che possono rappresentare un punto di svolta o aggravare ulteriormente la situazione. La società, almeno pubblicamente, continua a mostrare vicinanza all'allenatore, un segnale importante in un momento così delicato.La Fiorentina si trova davanti a un bivio. I prossimi sette giorni diranno molto sul futuro di questa stagione e, probabilmente, anche su quello di Stefano Pioli. Gudmundsson e Dodò devono ritrovare sé stessi, l'allenatore deve trovare le chiavi per sbloccare una squadra che sembra aver perso le certezze, la società deve decidere se continuare a sostenere il progetto o valutare alternative. Non c'è più tempo per gli esperimenti o per attendere che la situazione si risolva da sola. Servono prestazioni, servono punti, serve una reazione d'orgoglio da parte di tutti. L'impressione è che questa settimana possa davvero essere quella della verità, per il tecnico come per i suoi uomini chiave.

La Fiorentina alla resa dei conti: Pisa come ultima spiaggia

Pioli e la squadra viola chiamati a un esame di maturità dopo un avvio di stagione che ha deluso tutte le aspettative estive

La Fiorentina si presenta alla trasferta di Pisa con il peso di un inizio di campionato che ha tradito ogni previsione. Due punti in quattro giornate, una classifica che fa paura e un ambiente che ha perso rapidamente l'entusiasmo estivo: Stefano Pioli sa bene che la sfida contro il Pisa potrebbe rappresentare uno spartiacque decisivo per il futuro della sua avventura in viola.I numeri parlano chiaro e non ammettono interpretazioni: la Fiorentina ha raccolto appena due punti nelle prime quattro uscite stagionali, un bottino che stride drammaticamente con le ambizioni dichiarate durante il calciomercato. Le aspettative erano ben diverse dopo gli investimenti estivi e con la scelta di puntare su un allenatore di esperienza come Pioli. L'allenatore viola non si è mai nascosto dietro scuse di comodo, riconoscendo apertamente che i risultati fin qui ottenuti sono al di sotto di ogni ragionevole aspettativa. La franchezza del tecnico, però, si accompagna alla ferma convinzione che il gruppo abbia le qualità per invertire la rotta.Una delle criticità più evidenti di questa Fiorentina riguarda la fase offensiva. La squadra produce troppo poco in zona gol, creando poche occasioni nitide e concludendo ancora meno verso la porta avversaria. Un dato che diventa ancora più preoccupante se confrontato con le tante opportunità concesse agli avversari, sintomo di una squadra ancora in fase di rodaggio in entrambe le fasi di gioco. Pioli ha individuato proprio in questi aspetti tecnici il fulcro del problema. Oltre ai numeri, ciò che preoccupa maggiormente è l'assenza di un'identità di gioco riconoscibile. La Fiorentina appare ancora un cantiere aperto, con meccanismi da oliare e automatismi da costruire. Il lavoro estivo evidentemente non è bastato per creare quella solidità di base che ogni squadra ambiziosa deve possedere.Anche la piazza viola, notoriamente passionale e esigente, ha iniziato a manifestare i primi segnali di impazienza. L'entusiasmo dell'estate, alimentato dai nuovi arrivi e dalle dichiarazioni d'intenti, ha lasciato rapidamente spazio alla preoccupazione. I tifosi, che avevano riposto grandi speranze in questa stagione, si ritrovano ora a fare i conti con una realtà ben diversa dalle aspettative. Questo clima di tensione crescente non può che influire sull'ambiente squadra, rendendo ancora più urgente la necessità di trovare risultati positivi. La pressione, da sempre parte integrante del calcio che conta, sta diventando un fattore con cui la Fiorentina deve imparare a convivere e, possibilmente, da trasformare in energia positiva.Nonostante le difficoltà del momento, è importante non perdere di vista il valore dell'allenatore. Stefano Pioli ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper gestire situazioni complicate e di riuscire a riportare le squadre su binari positivi. La sua esperienza e la sua capacità di motivare i giocatori rappresentano un asset fondamentale per la Fiorentina in questo momento delicato. Il tecnico emiliano non è forse il più innovativo o rivoluzionario del panorama calcistico italiano, ma la sua solidità professionale e la sua conoscenza del calcio sono elementi su cui la dirigenza viola può fare affidamento. Quattro giornate, per quanto deludenti, rappresentano ancora un campione insufficiente per formulare giudizi definitivi su un progetto tecnico.La sfida in terra pisana assume quindi contorni quasi drammatici per le sorti viola. Non sarà una partita come le altre, ma un vero e proprio esame di maturità per una squadra che deve dimostrare di avere carattere e qualità per risalire la china. Una vittoria non risolverebbe magicamente tutti i problemi, ma darebbe certamente linfa vitale a un ambiente che ha disperato bisogno di ritrovare fiducia ed entusiasmo. I tre punti permetterebbero alla Fiorentina di allontanare, almeno momentaneamente, le critiche e di lavorare con maggiore serenità sui miglioramenti necessari. Significherebbe anche dare un segnale forte al campionato, dimostrando che questa squadra non intende arrendersi alle prime difficoltà.Da una parte c'è la possibilità di iniziare finalmente il cammino verso quegli obiettivi che sembravano alla portata solo qualche settimana fa. Dall'altra, il rischio di sprofondare ancora più in basso in una spirale negativa che potrebbe compromettere l'intera annata. Pioli ha preparato la squadra consapevole dell'importanza del momento: serve una prestazione di carattere, quella che finora è mancata. La Fiorentina ha tutte le carte in regola per uscire da questo tunnel, ma deve necessariamente iniziare a dimostrarlo sul campo. Il calcio, come sempre, sarà, alla fine, l'unico giudice.

La Fiorentina smarrita nel labirinto del gioco

Quando il pallone diventa un peso: l'analisi tecnica dei problemi viola

La recente battuta d'arresto contro il Como ha messo a nudo una delle fragilità più preoccupanti della Fiorentina di Stefano Pioli. Non si tratta solo di una sconfitta che brucia per il risultato, ma di un campanello d'allarme che suona forte e chiaro: la squadra gigliata ha perso la capacità di dettare i ritmi attraverso il controllo del pallone.Pioli, nel post-partita, ha identificato con lucidità il cuore del problema. La sua analisi va dritta al punto: quando una squadra non riesce a mantenere il possesso con qualità, finisce inevitabilmente per rincorrere gli avversari invece di comandare il gioco. È esattamente quello che sta accadendo alla Fiorentina in questo avvio di stagione, dove ogni partita sembra trasformarsi in una battaglia contro i propri limiti tecnici. I dati statistici dipingono un quadro impietoso della situazione attuale. La formazione viola occupa una deludente dodicesima posizione nella classifica di precisione nei passaggi, fermandosi al 79,5%. Un dato che assume contorni ancora più preoccupanti quando viene scomposto nelle varie zone del campo. Dalla distanza ravvicinata a quella lunga, la Fiorentina naviga costantemente tra il quattordicesimo e il quindicesimo posto, segnale inequivocabile di una crisi che attraversa tutti i reparti.La sfida contro il Como ha rappresentato il punto più basso di questa parabola discendente. Gli uomini di Pioli hanno toccato il minimo stagionale con appena il 63,5% di precisione nei passaggi effettuati nella metà campo avversaria. Un crollo che diventa ancora più drammatico nell'ultimo terzo di campo, dove la percentuale è precipitata al 54,5%. Numeri che raccontano di una squadra incapace di costruire trame di gioco fluide proprio dove dovrebbe essere più pericolosa. Il confronto diretto con gli avversari ha evidenziato un divario tecnico imbarazzante. Mentre la Fiorentina si dibatteva tra passaggi sbagliati e possessi sterili, il Como ha dimostrato una superiorità netta nella gestione del pallone. Gli uomini di Fabregas hanno chiuso l'incontro con 502 passaggi riusciti, quasi il doppio rispetto ai 313 messi a segno dai gigliati. Una differenza che ha permesso agli ospiti di costruire azioni più elaborate e pericolose.La seconda frazione di gioco ha rappresentato un monologo degli avversari, con la Fiorentina ridotta a spettatore nel proprio stadio. Il Como ha prodotto cinque conclusioni verso la porta di De Gea, mentre i padroni di casa non sono riusciti nemmeno a impensierire il portiere avversario. Un dato che si accompagna ai 21 tocchi in area degli ospiti contro i miseri 6 totalizzati da Kean e compagni, testimonianza di un dominio territoriale schiacciante. Nemmeno l'intensità nella fase di non possesso è riuscita a compensare le carenze tecniche. I 22 palloni recuperati dai viola non si sono trasformati in ripartenze efficaci, confermando un problema strutturale nella transizione tra le due fasi di gioco. La squadra di Pioli sembra aver smarrito quella capacità di trasformare il recupero palla in opportunità offensive che caratterizza le grandi formazioni.L'analisi dei numeri stagionali conferma la tendenza negativa. La Fiorentina si posiziona al decimo posto per tiri totali tentati, con 47 conclusioni in quattro giornate. Un dato che potrebbe sembrare incoraggiante se non fosse accompagnato dalla preoccupante statistica sui tiri nello specchio della porta: appena 9, un numero che colloca i gigliati tra le formazioni meno precise del campionato. Sul piano individuale, pochi elementi della rosa stanno garantendo quella qualità tecnica necessaria per alzare il livello complessivo. Solamente Fazzini, Pongracic e Gosens sono riusciti a mantenere una percentuale di precisione superiore al 70% nei passaggi effettuati nella metà campo offensiva. Un dato che evidenzia come la maggior parte della squadra stia attraversando un momento di difficoltà nella gestione del pallone.La situazione diventa ancora più preoccupante se si considera il valore della rosa e le aspettative della piazza. La Fiorentina ha investito cifre importanti per costruire un organico competitivo, ma i meccanismi di gioco sembrano inceppati. La mancanza di fluidità nella manovra sta compromettendo non solo i risultati, ma anche la crescita del gruppo e l'integrazione dei nuovi arrivati. Stefano Pioli si trova davanti a una sfida complessa che richiede interventi immediati su più fronti. Il lavoro in allenamento dovrà concentrarsi sui passaggi corti, sulla ricerca dello spazio e sulla velocità di esecuzione. Serve ritrovare quella precisione tecnica che permette di mantenere il possesso anche sotto pressione e di creare superiorità numerica nelle zone nevralgiche del campo.Il tempo stringe e la pazienza della tifoseria inizia a vacillare. La Fiorentina deve ritrovare rapidamente l'identità di gioco che l'aveva caratterizzata nelle migliori stagioni recenti. Solo attraverso un miglioramento sostanziale nella gestione del pallone sarà possibile invertire la rotta e trasformare le prossime partite in occasioni di riscatto anziché in ulteriori motivi di preoccupazione.

Fiorentina, l'enigma del reparto offensivo

Un attacco da oltre 100 milioni che non riesce a sbloccarsi

La Fiorentina attraversa un momento di difficoltà inaspettato nelle prime quattro giornate di campionato. Il nodo principale riguarda la fase realizzativa, dove una rosa considerata di alto profilo fatica tremendamente a concretizzare le opportunità create. La situazione appare paradossale quando si analizzano i numeri: gli elementi offensivi della squadra toscana non sono ancora riusciti a timbrare il cartellino in questo avvio di stagione. Le statistiche evidenziano una media di soli 2,3 conclusioni verso la porta avversaria per ogni gara, accompagnata da appena due chance nitide costruite nell'arco dei novanta minuti.Gli attaccanti si presentano spesso nelle zone calde del campo, ma la precisione negli ultimi metri lascia molto a desiderare. L'indicatore xGoT, che valuta l'efficacia delle conclusioni tentate, colloca i viola all'ultimo posto della classifica di Serie A. Moise Kean rappresenta l'esempio più significativo di questa crisi realizzativa. L'attaccante, reduce da una stagione da vice-capocannoniere del campionato precedente, guida attualmente la graduatoria per expected goals con 2,3, ma non è ancora riuscito a inquadrare la porta. Una situazione che fotografa perfettamente lo stato di forma generale dell'intera linea avanzata.La composizione del reparto offensivo rende ancora più sorprendente questa sterilità. Stefano Pioli può contare su Kean, valutato 62 milioni dalla clausola rescissoria, su Gudmundsson acquistato per 19 milioni, su Piccoli arrivato per 25 milioni più bonus, sul promettente Fazzini e sull'esperto Dzeko, forte di oltre 450 marcature in carriera. Un patrimonio tecnico ed economico stimato intorno ai 118 milioni che però non sta trovando la giusta alchimia. Manca l'intesa tra i protagonisti, così come quella precisione sotto porta che può fare la differenza tra una stagione positiva e una deludente.La questione non riguarda esclusivamente i singoli interpreti, ma coinvolge l'approccio tattico complessivo nella costruzione delle azioni da rete. I viola creano situazioni interessanti ma non riescono a capitalizzarle, perdendo così punti preziosi e alimentando preoccupazioni nell'ambiente. Per la Fiorentina diventa cruciale invertire rapidamente questa tendenza. Spesso basta una rete per ritrovare fiducia e meccanismi, ma al momento la mancanza di concretezza rischia di condizionare negativamente l'intero percorso stagionale della squadra di Pioli.

Fiorentina, verso il Como con il 3-5-2: Pioli studia i correttivi

Nicolussi Caviglia verso la titolarità, torna Gudmundsson in attacco

La Fiorentina si prepara con determinazione alla sfida contro il Como, archiviate le delusioni dell'ultimo turno. Nonostante la battuta d'arresto che ha lasciato l'amaro in bocca a tifosi e ambiente, la squadra viola ha ripreso il lavoro sul campo di allenamento con la convinzione che la strada intrapresa sia quella giusta.Stefano Pioli, infatti, non ha intenzione di stravolgere l'impianto tattico che ha caratterizzato le ultime uscite della sua formazione. La direzione sembra ormai tracciata con chiarezza: sarà ancora il 3-5-2 il modulo di riferimento per affrontare i lariani, seppur con alcuni significativi correttivi rispetto alla gara di sabato scorso che dovranno garantire maggiore equilibrio e incisività.Il primo e più importante aggiustamento riguarda il cuore pulsante della squadra, quella mediana che rappresenta il fulcro del gioco viola. È praticamente scontato, secondo le indicazioni che arrivano dal Viola Park, l'impiego dal primo minuto di Hans Nicolussi Caviglia. Il centrocampista italiano è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale, quello di dare ordine e geometrie in una zona nevralgica del campo dove spesso si decidono le sorti delle partite. La sua capacità di lettura del gioco e la precisione nei passaggi potrebbero rappresentare la chiave per sbloccare situazioni di stallo.Al suo fianco dovrebbe trovare conferma Simon Sohm, che non pare ad oggi rischiare la titolarità dopo le buone prestazioni offerte nelle ultime uscite. L'olandese ha dimostrato di aver assimilato i meccanismi di gioco richiesti dal tecnico emiliano e la sua presenza garantisce quella continuità di rendimento che Pioli considera fondamentale.Più aperto invece appare il ballottaggio per il ruolo di seconda mezzala, dove si profila una scelta tutt'altro che semplice per l'allenatore viola. In corsa ci sono Nicolò Fagioli, che tornerebbe così nel suo ruolo naturale dopo gli esperimenti tattici delle ultime settimane, Jacopo Fazzini, giovane di talento in cerca di continuità, e Rolando Mandragora, veterano del reparto con esperienza internazionale. Una scelta delicata che Pioli scioglierà probabilmente solo alla vigilia della partita, dopo aver valutato attentamente aspetti come equilibrio tattico e freschezza fisica in mezzo al campo.Il secondo significativo aggiustamento che la Fiorentina si appresta a mettere in atto arriva dal reparto offensivo. Accanto al bomber Moise Kean, punto di riferimento costante dell'attacco viola, sembra infatti pronto a tornare Albert Gudmundsson. L'attaccante islandese rappresenta una pedina fondamentale negli schemi di Pioli e la sua presenza potrebbe fare la differenza in termini di qualità e imprevedibilità nella fase conclusiva.Il recupero dell'ex Genoa rappresenta una notizia estremamente positiva per tutto l'ambiente viola, considerando le sue qualità tecniche e la capacità di creare superiorità numerica negli ultimi metri di campo.Con questi correttivi, Pioli spera di aver trovato la quadratura del cerchio per affrontare al meglio una trasferta che, pur apparendo sulla carta abbordabile, nasconde diverse insidie e richiederà la massima concentrazione da parte di tutta la squadra.

Fiorentina-Como: Pioli cerca il rilancio dopo un avvio sottotono

Gud e Kean recuperano, spazio a Fazzini?

Il prossimo impegno della Fiorentina contro il Como rappresenta molto più di una semplice partita di campionato per Stefano Pioli e i suoi ragazzi. Dopo un inizio di stagione al di sotto delle aspettative e la batosta subita dal Napoli, i viola hanno urgente bisogno di ritrovare fiducia e punti preziosi contro la squadra guidata da Cesc Fabregas.Albert Gudmundsson rappresenta la nota positiva: l'islandese ha superato definitivamente i problemi fisici accusati durante gli impegni con la sua nazionale e si è regolarmente allenato con il resto del gruppo. Il suo recupero completo offre a Pioli una pedina fondamentale per rivitalizzare la manovra offensiva, considerando le qualità tecniche e la versatilità tattica del giocatore.Diversa invece la situazione di Moise Kean, alle prese con un fastidioso episodio influenzale che gli ha impedito di partecipare normalmente agli allenamenti fino ad oggi. L'eventuale assenza dell'ex Juventus costringerebbe il tecnico emiliano a rivedere i propri piani tattici e a valutare soluzioni alternative per il reparto avanzato, ma c’è ottimismo sulla sua presenza.Le opzioni a disposizione di Pioli non mancano, sempre mantenendo il consolidato schema del 3-5-2. Una possibilità intrigante potrebbe essere quella di schierare insieme Edin Dzeko e Roberto Piccoli nel tandem d'attacco, sfruttando l'esperienza del bosniaco abbinata alla freschezza del giovane italiano. Qualora Gudmundsson fosse disponibile fin dal primo minuto, non è da escludere un suo utilizzo in posizione più arretrata, alle spalle di un'unica punta centrale, creando così maggiore densità nella trequarti avversaria. Anche Jacopo Fazzini merita considerazione dopo la convincente prestazione mostrata nel match contro il Napoli. Il centrocampista ha dimostrato personalità e qualità che potrebbero tornar utili per dare maggiore dinamismo alla mediana viola. Le scelte definitive arriveranno soltanto nelle prossime ore, quando Pioli avrà un quadro più chiaro delle condizioni fisiche di tutti gli effettivi.Tuttavia, al di là delle questioni legate alla disponibilità dei singoli giocatori, la Fiorentina deve confrontarsi con una realtà numerica piuttosto preoccupante. L'attacco gigliato sta attraversando un momento di evidente difficoltà, che si riflette in statistiche poco incoraggianti per una squadra con ambizioni importanti. Nelle prime tre uscite stagionali, la formazione viola ha messo a segno solamente due reti, entrambe firmate da Mandragora e Ranieri, mentre le punte continuano a rimanere a secco. Un dato che assume contorni ancora più negativi se analizzato nel contesto della manovra offensiva complessiva. La squadra di Pioli ha infatti mostrato una preoccupante lentezza nella costruzione del gioco, producendo azioni poco taglienti e scarsamente efficaci. I numeri parlano chiaro: 39 tentativi complessivi verso la porta avversaria, ma soltanto 8 conclusioni hanno effettivamente impegnato i portieri rivali. Una percentuale di precisione del 20% che colloca la Fiorentina tra le formazioni meno incisive dell'intero campionato di Serie A.Particolarmente deludente il rendimento di Moise Kean, sul quale la società aveva riposto grandi aspettative dopo il suo ritorno in viola. L'attaccante ha tentato dieci conclusioni in queste prime giornate, ma una sola volta è riuscito a centrare lo specchio della porta. Un bilancio che stride notevolmente con gli investimenti estivi e le ambizioni dichiarate del club. La dirigenza gigliata aveva infatti operato con decisione sul mercato estivo, puntando proprio sul potenziamento del settore offensivo. Il rinnovo contrattuale di Kean, l'ingaggio a parametro zero di un veterano come Dzeko, l'acquisto record di Piccoli e la conferma definitiva di Gudmundsson avevano fatto sognare i tifosi viola, immaginando un attacco finalmente prolifico e spettacolare.La realtà dei fatti racconta invece una storia ben diversa, con un reparto avanzato ancora alla ricerca della giusta alchimia e di quella continuità realizzativa indispensabile per competere ad alti livelli. Il contrasto tra le aspettative estive e il rendimento attuale è stridente e rappresenta uno dei principali interrogativi di questo avvio di stagione. Il problema non riguarda esclusivamente la fase realizzativa, ma si estende all'intera costruzione della manovra offensiva. La squadra appare spesso prevedibile nei movimenti, con scarsa capacità di sorprendere le difese avversarie attraverso inserimenti improvvisi o cambi di ritmo efficaci. Questa staticità compromette inevitabilmente la creazione di occasioni da rete, limitando le possibilità per gli attaccanti di mettersi in evidenza.La situazione diventa ancora più critica considerando che, parallelamente ai problemi offensivi, la Fiorentina continua a mostrare fragilità difensive significative. Gli errori individuali e la vulnerabilità sulle situazioni di palla ferma hanno portato a diverse reti subite, creando un doppio problema che compromette l'equilibrio generale della squadra. Il match contro i lariani diventa quindi un banco di prova fondamentale per verificare se la Fiorentina riuscirà a trovare soluzioni alternative ai propri problemi offensivi. Pioli dovrà dimostrare tutta la sua esperienza per rimescolare le carte e trovare la formula giusta che possa finalmente sbloccare il potenziale della sua squadra.L'obiettivo immediato è quello di interrompere il trend negativo e riportare entusiasmo in un ambiente che aveva iniziato la stagione con ben altre aspettative. La sfida contro il Como potrebbe rappresentare l'occasione giusta per iniziare questo percorso di rilancio, a patto che la squadra ritrovi quella cattiveria agonistica e quella precisione sottoporta che finora sono mancate. Il tempo per le analisi e i rimpianti è ormai scaduto. La Fiorentina ha bisogno di tornare a vincere e convincere, dimostrando che gli investimenti estivi e le ambizioni dichiarate non erano soltanto parole al vento ma progetti concreti destinati a trasformarsi in risultati tangibili sul campo.

Fiorentina: Pioli cerca la svolta al Viola Park. Il momento di riflessione dopo il passo falso con il Napoli

Comuzzo, fagioli e Dzeko rischiano il posto e la difesa a 3...

La sconfitta contro il Napoli ha evidenziato lacune strutturali che Stefano Pioli deve necessariamente correggere se vuole rilanciare le ambizioni viola in questa stagione. L'allenatore ex Milan si trova di fronte a un bivio tattico cruciale. Il modulo 3-5-2, fino a oggi punto fermo delle sue idee calcistiche, ha mostrato crepe evidenti nell'ultima uscita. La retroguardia a tre, che dovrebbe garantire solidità e copertura, si è invece rivelata vulnerabile agli attacchi partenopei, mettendo in discussione l'intera impalcatura tattica della squadra.La questione più spinosa riguarda proprio l'assetto arretrato. Mentre alcuni osservatori suggeriscono un ritorno alla linea a quattro per garantire maggiore equilibrio, Pioli sembra determinato a insistere con il trio difensivo. La sua filosofia privilegia la spinta degli esterni Dodò e Gosens, elementi che nel sistema a cinque a centrocampo possono esprimere al meglio le proprie qualità offensive. Tuttavia, i numeri parlano chiaro: la fragilità mostrata dai centrali ha compromesso troppo spesso le prestazioni collettive. La rotazione degli interpreti, strategia adottata dal tecnico per trovare la combinazione giusta, non ha ancora dato i frutti sperati. Anzi, ha creato un'instabilità che si riflette sui risultati. Giusto notare come Raffaele Palladino, nelle ultime fasi della sua gestione, avesse intuito questa problematica, optando per un cambio di registro tattico. Pioli, invece, mantiene la sua linea, convinto che la soluzione passi attraverso il perfezionamento del sistema piuttosto che la sua revisione.Pietro Comuzzo rappresenta forse il caso più emblematico di questa fase complicata. Il difensore centrale, che solo pochi mesi fa attirava l'interesse del Napoli di Antonio Conte, sembra aver smarrito quella sicurezza che lo aveva reso uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano. Il rigore concesso ad Anguissa nell'ultima partita è solo l'episodio più recente di un periodo di appannamento che preoccupa l'ambiente viola. Il giovane centrale sta attraversando evidentemente un momento delicato, aggravato anche da problemi fisici che lo hanno costretto a lasciare il ritiro dell'Under 21. La fiducia di Pioli nei suoi confronti rimane salda, ma la pressione inizia a farsi sentire. Marin Pongracic vive una situazione diversa ma altrettanto complessa. Il difensore croato fatica ad adattarsi ai meccanismi della difesa a tre, sistema che richiede caratteristiche specifiche e una lettura del gioco differente rispetto alla marcatura a uomo. Le sue difficoltà potrebbero aprire spazi per Pablo Marì, esperto centrale spagnolo che potrebbe garantire maggiore affidabilità. Almeno per la gara contro il Como.Ed anche a centrocampo si cerca equilibrio. Nicolò Fagioli rappresenta un altro interrogativo per il tecnico viola. Il centrocampista, arrivato con grandi aspettative dopo l'esperienza alla Juventus, non è ancora riuscito a trovare la sua dimensione nel gioco di Pioli. Le sue prestazioni, spesso caratterizzate da un atteggiamento troppo conservativo, non hanno convinto. La verticalità che tutti si aspettavano dal suo piede educato è rimasta troppo spesso nascosta, penalizzando la manovra offensiva della squadra. L'inserimento di Nicolussi Caviglia, arrivato negli ultimi giorni di mercato, potrebbe rappresentare un'alternativa interessante. Il centrocampista ha mostrato buoni spunti nel breve cameo contro il Napoli, dimostrando di possedere quella dinamicità che attualmente manca al reparto.Molto nella distribuzione dei pesi di una squadra passa inevitabilmente anche dal reparto offensivo e dai suoi interpreti. Prendendo in esame il caso di Edin Džeko, il bomber bosniaco, che compirà 40 anni il prossimo marzo, possiede ancora una classe cristallina ma accusa inevitabilmente il peso degli anni in un calcio sempre più fisico e veloce. Le sue prestazioni, pur illuminate da lampi di genio, risentono di una perdita di brillantezza atletica che condiziona l'intera manovra offensiva. Roberto Piccoli potrebbe rappresentare l'alternativa generazionale che Pioli sta valutando. L'attaccante ha le caratteristiche fisiche e tecniche per garantire maggiore dinamismo alla fase offensiva, offrendo una soluzione diversa ma complementare alle qualità di Moise Kean. Anche Jacopo Fazzini entra nei piani del tecnico come possibile jolly offensivo. La sua versatilità tattica potrebbe permettere soluzioni innovative, specialmente in un ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco.Ecco che in questo contesto, la trasferta contro il Como si presenta come un appuntamento fondamentale per testare le eventuali correzioni apportate da Pioli. L'avversario, sulla carta abbordabile benché non semplice, rappresenta l'occasione perfetta per sperimentare soluzioni alternative. Pablo Marì potrebbe finalmente trovare spazio dal primo minuto, portando la sua esperienza internazionale in un reparto che ha bisogno di certezze. Il suo eventuale impiego costringerebbe Pongracic a spostarsi sul centro-destra, modifica che potrebbe giovare all'equilibrio generale della difesa. A centrocampo, l'ingresso di Nicolussi Caviglia darebbe nuova linfa a un reparto che ha mostrato troppa prevedibilità nelle ultime uscite. La sua energia e la sua propensione alla verticalizzazione potrebbero essere gli ingredienti giusti per rivitalizzare la manovra viola.Al di là delle questioni tattiche, la Fiorentina di Pioli deve ritrovare quell'identità di gioco che sembra smarrita nelle ultime settimane. La squadra appare ancora alla ricerca di un equilibrio tra le idee del nuovo allenatore e le caratteristiche del materiale umano a disposizione.Il tempo, però, non è un alleato. In un campionato sempre più competitivo, ogni punto perso pesa enormemente sulle ambizioni stagionali. Pioli sa di avere bisogno di risultati immediati per consolidare il suo progetto tecnico e conquistare definitivamente la fiducia dell'ambiente.

Conte e Firenze: un rapporto complesso tra calcio e senso d'appartenenza

L'ex allenatore della Juventus e della Nazionale torna al Franchi e non è mai un'occasione banale

Il legame tra Antonio Conte e la città di Firenze rappresenta uno di quegli intrecci calcistici che vanno ben oltre i novanta minuti di gioco, alimentandosi di episodi, gesti e momenti che si sono stratificati nel tempo fino a creare un rapporto peculiare e sfaccettato.La questione affonda le sue radici in un episodio che molti tifosi viola ricordano ancora con una certa amarezza. Durante la stagione 1998-99, quando Conte militava nella Juventus come centrocampista, un suo gol realizzato al Franchi venne celebrato con un gesto che non passò inosservato: lo sventolamento di una bandierina che molti interpretarono come una provocazione diretta nei confronti di Gabriel Omar Batistuta, all'epoca idolo indiscusso della tifoseria fiorentina. Quell'episodio, per quanto possa sembrare marginale a distanza di anni, si rivelò il seme di un'antipatia destinata a crescere e consolidarsi nel tempo. Il calcio, si sa, vive anche di questi piccoli-grandi momenti che assumono significati simbolici e si trasformano in ricordi indelebili nella memoria collettiva dei tifosi.Quando Conte tornò a Firenze nelle vesti di allenatore della Juventus, il clima che lo accolse fu tutt'altro che caloroso. Il Franchi si trasformò in un teatro di contestazione creativa e, talvolta, ironica. Nel marzo 2012, durante una delle sue apparizioni sulla panchina bianconera, molti tifosi viola decisero di indossare parrucche per prenderlo in giro. Ma fu nell'ottobre 2013 che si verificò uno degli episodi più emblematici di questo rapporto controverso. Durante quella partita, mentre i tifosi fiorentini lo bersagliavano con cori di contestazione, Conte reagì mimando il gesto del direttore d'orchestra verso la curva, come se volesse dirigere personalmente quegli stessi canti di disapprovazione. Un gesto che può essere interpretato in molti modi: ironia, sfida, o forse un tentativo di esorcizzare la tensione attraverso l'autoironia.Un capitolo particolare di questa storia si scrisse nel 2015, quando Conte ricopriva il ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana. In occasione di una partita dell'Italia al Franchi contro Malta, l'allora CT tentò un approccio più conciliante, rivolgendo un appello diretto ai tifosi fiorentini. "L'appello non è per me, anche se vorrei e dovrei essere tifato da tutti", dichiarò Conte in conferenza stampa. "Col club ognuno difende i propri colori, ma la Nazionale è di tutti. Spero che il Franchi dia un aiuto importante contro Malta."Le sue parole riflettevano la consapevolezza di trovarsi in una situazione delicata: da una parte la necessità di ottenere il supporto per la maglia azzurra, dall'altra la realtà di un rapporto personale compromesso con una parte significativa della tifoseria locale. La risposta del pubblico fiorentino fu caratterizzata più dall'indifferenza che dall'ostilità aperta, segno forse che quando si trattava della Nazionale, le rivalità di club potevano temporaneamente passare in secondo piano, seppur senza entusiasmo.Nonostante le tensioni, Conte non ha mai mancato di esprimere rispetto per Firenze e i suoi abitanti. Un momento significativo si verificò in occasione dell'inaugurazione del Franchi senza le tradizionali barriere che separavano i tifosi dal campo di gioco. In quell'occasione, l'allenatore pugliese pronunciò parole di apprezzamento che andavano oltre le rivalità calcistiche. "Se dovessi preoccuparmi di uno stadio senza barriere smetterei oggi di fare l'allenatore", affermò Conte. "Hanno fatto bene a Firenze a togliere le barriere: consideriamo i fiorentini molto civili e un esempio per l'Italia, sarà così anche domani."Queste dichiarazioni rivelano un aspetto meno noto del rapporto tra Conte e Firenze, mostrando come, al di là delle rivalità sportive, ci fosse un riconoscimento della civiltà e della maturità del tifo fiorentino.Anche il mondo dell'informazione sportiva si è trovato coinvolto in questa dinamica particolare. Chi ha avuto modo di esprimere pubblicamente stima per l'allenatore Conte, riconoscendone le qualità professionali e umane, ha spesso dovuto fare i conti con reazioni contrastanti da parte del pubblico viola. È un fenomeno che dimostra quanto certe rivalità calcistiche possano estendersi ben oltre i confini del campo, influenzando perfino il dibattito mediatico e la percezione pubblica.La vicenda tra Conte e Firenze può essere definita una "storia minore" nel panorama calcistico italiano, ma non per questo meno significativa. Essa si inserisce nel più ampio contesto dell'antica rivalità tra la Juventus e la Fiorentina, alimentata da decenni di confronti sul campo e da episodi che hanno segnato la memoria collettiva di entrambe le tifoserie. Quello che rende particolare questo caso è la sua dimensione personale: non si tratta solo della classica rivalità tra squadre, ma di un rapporto specifico tra un individuo e una città, costruito su episodi, gesti e interpretazioni che si sono accumulati nel tempo. La storia dimostra anche come nel calcio moderno ogni gesto, ogni parola, ogni comportamento venga scrutinato, interpretato e spesso amplificato fino a assumere dimensioni che trascendono il momento specifico in cui si verificano. È il fascino e, talvolta, il peso della popolarità nel mondo del football, dove i protagonisti sono chiamati a confrontarsi non solo con le pressioni sportive, ma anche con quelle derivanti dalla dimensione emotiva e passionale che caratterizza questo sport.

Commisso e una la rivoluzione anagrafica e strutturale

Il Presidente vara una strategia lungimirante tra gioventù italiana e sostenibilità economica per portare al culmine il progetto tecnico

Il club gigliato ha delineato con precisione la propria filosofia per la sessione di trasferimenti estiva: abbassare l'età media dell'organico concentrandosi su elementi nati dopo il nuovo millennio. L'approccio ha portato all'acquisizione di profili giovani ma già maturi calcisticamente, con l'unica deroga rappresentata dai veterani Edin Dzeko, che a 39 anni porta esperienza internazionale, e Luca Lezzerini, portiere trentenne chiamato a rinforzare il reparto estremi difensori.Gli investimenti su Lamptey, Nicolussi Caviglia, Viti e Piccoli testimoniano una strategia mirata: non si tratta di semplici scommesse sul domani, bensì di elementi con alle spalle già un significativo curriculum professionale, considerati immediatamente utilizzabili nel sistema tattico. Il progetto si completa con l'inserimento di prospetti futuribili come Eman Kospo, talento proveniente dalle giovanili blaugrana che inizierà il proprio percorso con la formazione Primavera, e Niccolò Fortini, recuperato dopo l'esperienza in prestito presso la Juve Stabia e blindato nonostante le lusinghe giallorosse.La direzione intrapresa rispecchia fedelmente la visione del proprietario Rocco Commisso. Il numero uno viola ha stabilito parametri precisi orientati verso il futuro, dimostrando determinazione nel respingere proposte economicamente vantaggiose ma contrarie alla linea societaria. Emblematico il caso di Comuzzo, gioiello del 2005 per il quale è stata declinata un'offerta partenopea che superava i 30 milioni di euro. Come evidenziato dal direttore generale Ferrari, l'anagrafe è diventata un elemento fondamentale nella valutazione delle operazioni: i nuovi innesti presentano un'età media di 25,09 anni, sensibilmente inferiore rispetto ai 26,75 anni di coloro che hanno lasciato Firenze.Il risultato di questa politica è tangibile: attualmente la rosa annovera solamente tre elementi over-30 tra i giocatori di movimento (Pablo Marí, Gosens e Dzeko), evidenziando un processo di ringiovanimento che non solo riduce i costi salariali ma incrementa anche le potenzialità di valorizzazione sia tecnica che patrimoniale del patrimonio umano.La filosofia del Presidente presenta un ulteriore tratto caratterizzante: l'attenzione verso il talento nazionale. Nel corso degli ultimi dodici mesi, la dirigenza ha portato a Firenze Kean, Ndour e Fagioli, trio che combina giovane età e passaporto italiano. La proprietà americana, da sempre affascinata dal calcio azzurro, persegue l'obiettivo di costruire una formazione con una forte connotazione tricolore, andando controcorrente rispetto alle tendenze prevalenti nel massimo campionato. I numeri parlano chiaro e supportano questa tesi: analizzando le prime due uscite stagionali, soltanto Cremonese e Cagliari hanno utilizzato un numero superiore di calciatori italiani rispetto alla compagine toscana. Si tratta di un messaggio inequivocabile di appartenenza territoriale, che coniuga la valorizzazione del vivaio nostrano con la coerenza rispetto agli ideali del massimo dirigente.

La Fiorentina si prepara ad abbraciare per la prima volta i tifosi al Franchi

Settimana cruciale al Viola Park in vista della sfida contro il Napoli

Dopo aver trascorso un weekend di pausa rigenerante, il gruppo viola è chiamato a riprendere la preparazione presso il centro sportivo di Bagno a Ripoli. Si apre una settimana decisiva che culminerà con l'esordio stagionale davanti al pubblico di casa: sabato sera alle 20.45 arriverà al Franchi il Napoli di Antonio Conte.Il tecnico Stefano Pioli dovrà gestire un organico ancora incompleto a causa delle convocazioni internazionali, ma il rientro dei nazionali è programmato gradualmente nei prossimi giorni. Già nella giornata di martedì torneranno a disposizione Sohm e Pongracic, mentre per rivedere Lamptey bisognerà attendere giovedì.Momento di grande soddisfazione per il giovane estremo difensore Martinelli: il portiere gigliato ha ricevuto la sua prima chiamata nella selezione Under 21 azzurra. Il classe 2006 è stato convocato per sostituire Mascardi della Spezia, che ha dovuto rinunciare per questioni familiari.Preoccupa invece la situazione di Gudmundsson, che oggi farà ritorno a Firenze dopo aver abbandonato anticipatamente il raduno islandese a seguito di un problema fisico accusato nella gara contro l'Azerbaigian. L'attaccante proveniente dal Genoa si sottoporrà agli accertamenti medici necessari per valutare la sua disponibilità in vista del match inaugurale contro i partenopei.

L'evoluzione tattica viola: dalla stella al collettivo

Come la nuova Fiorentina di Pioli ha privilegiato la sostanza all'apparenza

Il progetto tecnico della Fiorentina targata Stefano Pioli si distingue per un approccio pragmatico al mercato estivo. Anziché puntare su acquisti roboanti destinati ai riflettori, il club toscano ha orientato le proprie risorse verso il rafforzamento dell'organico in ogni zona del campo, costruendo una squadra dalle fondamenta più solide.L'avvio di stagione ha rivelato la natura di questa pianificazione: i volti nuovi non hanno immediatamente conquistato una maglia da titolare, mentre il nucleo storico della formazione - quello che aveva centrato l'accesso alla competizione europea - continua a rappresentare l'ossatura principale. Non si tratta di una sfiducia nei confronti dei nuovi arrivati, molti dei quali sono giunti negli ultimi giorni di mercato e necessitano ancora di tempo per l'ambientamento, quanto piuttosto della volontà di disporre di un ventaglio più ampio di opzioni qualitative.Il risultato di questa strategia è una rosa che può vantare due formazioni praticamente equivalenti per potenziale e affidabilità. L'attacco rappresenta la dimostrazione più evidente di questo cambio di passo: se fino alla scorsa annata le alternative a disposizione si riducevano sostanzialmente a Kouamé e Beltran, oggi Pioli può scegliere tra elementi del calibro di Kean e Gudmundsson per la titolarità, con Dzeko e Piccoli pronti a subentrare senza far calare il livello qualitativo.Anche il pacchetto arretrato beneficia di questa nuova profondità: la linea difensiva titolare composta da Comuzzo, Pongracic e Ranieri può contare su seconde scelte di tutto rispetto come Kouadio, Kospo, Marí e Viti, garantendo copertura in ogni posizione senza compromessi sulla qualità.Il discorso si estende naturalmente alla mediana, dove l'allenatore dispone di numerose varianti grazie alla presenza di elementi come Fagioli, Nicolussi Caviglia, Mandragora e Sohm. Questo patrimonio di risorse umane conferisce alla squadra una dimensione nuova: maggiore completezza, migliore bilanciamento tra i reparti e una flessibilità tattica impensabile nelle stagioni precedenti.La sfida che attende Pioli consiste ora nel valorizzare al massimo questa ricchezza di opzioni, creando un sistema di gioco in cui ogni elemento possa contribuire al successo collettivo. L'obiettivo è costruire una Fiorentina meno dipendente dalle prestazioni individuali e più capace di mantenere standard elevati indipendentemente dagli interpreti in campo, requisito indispensabile per affrontare con ambizione gli impegni multipli tra Serie A e palcoscenico continentale.

Il banco di prova decisivo per Fagioli in viola

La scommessa di Pioli su un talento che cerca la consacrazione definitiva

La Fiorentina rappresenta per Nicolò Fagioli un crocevia fondamentale della sua carriera. Il centrocampista proveniente dalla Juventus si trova di fronte all'opportunità di dimostrare il suo valore in maniera costante, dopo aver mostrato lampi di classe alternati a periodi di appannamento. La società gigliata ha investito con convinzione sul suo potenziale, strutturando anche una formula di trasferimento con obbligo di riscatto che testimonia la fiducia riposta nel giocatore.L'allenatore Stefano Pioli ha studiato una strategia specifica per valorizzare le caratteristiche del centrocampista classe 2001. Il tecnico emiliano è consapevole che il successo dell'operazione dipenderà dalla sua abilità nel trasformare il talento intermittente di Fagioli in una risorsa affidabile per l'undici viola.La dirigenza fiorentina ha costruito attorno a lui un progetto tattico mirato, inserendo nel centrocampo anche Hans Nicolussi Caviglia, altro ex prodotto del settore giovanile juventino. La scelta non è casuale: mentre Fagioli può agire da playmaker avanzato con libertà di movimento, Nicolussi Caviglia garantisce ordine e geometrie dal basso, fungendo da vero e proprio metronomo della manovra.Il disegno tattico prevede un centrocampo a tre elementi dove il regista naturale Nicolussi Caviglia occupa la posizione di vertice arretrato, lasciando a Fagioli il ruolo di interno di qualità con licenza di svariare. Il terzo posto è destinato a un elemento di sostanza come Sohm o Mandragora, creando un mix di tecnica e dinamismo.Le prime apparizioni in maglia viola hanno evidenziato come la presenza di Fagioli conferisca maggiore fluidità alla manovra offensiva della squadra. La sua capacità di leggere gli spazi e di trovare soluzioni di passaggio originali rappresenta un valore aggiunto importante. Tuttavia, nelle situazioni di maggiore pressing avversario, il giovane centrocampista ha mostrato ancora alcune difficoltà che hanno compromesso l'efficacia complessiva del gioco.L'innesto di Nicolussi Caviglia potrebbe essere la soluzione per sbloccare definitivamente il potenziale di Fagioli. Avendo alle spalle un elemento che garantisce sicurezza nella costruzione del gioco, il numero 44 viola potrebbe esprimere con maggiore libertà la sua creatività, evolvendosi da semplice prospetto interessante a vero e proprio trascinatore tecnico della squadra.Il verdetto finale, tuttavia, dipenderà dalla maturazione personale di Fagioli e dalla sua capacità di assumere un ruolo di responsabilità all'interno del gruppo, conquistando quella regolarità di rendimento che rappresenta l'ultimo tassello mancante nel suo percorso di crescita.

La rivoluzione tattica di Pioli: due facce per una Fiorentina ambiziosa

Il tecnico disegna una squadra dalle mille sfaccettature, pronta a cambiare pelle in base alle necessità

La nuova Fiorentina di Stefano Pioli prende forma attraverso un progetto tattico ambizioso e articolato. Il tecnico emiliano ha costruito una rosa versatile, capace di presentarsi con due identità distinte ma complementari: una configurazione più spregiudicata in fase offensiva e una soluzione più ragionata nel controllo del gioco.Il primo volto della squadra viola punta tutto sulla spettacolarità dell'attacco. La coppia Kean-Piccoli forma una tandem devastante per peso specifico e capacità realizzativa, con Gudmundsson che funge da collante creativo tra mediana e zona gol. L'islandese ha libertà di movimento per inventare calcio e servire assist ai compagni di reparto.La seconda anima tattica privilegia invece la solidità del centrocampo. Nicolussi Caviglia assume le redini della manovra in cabina di regia, permettendo a Fagioli di esprimersi con maggiore libertà nel ruolo di mezzala. In questa configurazione, l'attacco si snellisce con Gudmundsson che arretra il raggio d'azione per supportare una sola punta, che può essere Kean per la fisicità o Dzeko per l'esperienza e la classe.Il sistema difensivo rimane invariato in entrambe le soluzioni: Comuzzo, Pongracic e Ranieri compongono il terzetto arretrato, protetti sulle corsie esterne da Dodo e Gosens, con Lamptey e Parisi pronti a subentrare quando necessario.La mediana rappresenta il cuore pulsante di questa Fiorentina. Mandragora garantisce sostanza e recupero palla, Sohm porta dinamismo e inserimenti, mentre le alternative Ndour, Sabiri e gli altri centrocampisti offrono caratteristiche differenti per ogni tipo di partita.L'ambizione di Pioli è evidente: costruire una squadra imprevedibile per gli avversari, capace di cambiare registro senza perdere efficacia. Dal Viola Park arriva il messaggio che questa Fiorentina vuole stupire, alternando pragmatismo e spettacolo secondo le circostanze della gara.

Torino-Fiorentina, parola ai tecnici: Pioli vuole conferme, Baroni cerca riscatto

Alla vigilia della sfida dell’Olimpico Grande Torino, i due allenatori fissano gli obiettivi: solidità, identità e concentrazione le parole chiave per affrontare la seconda giornata di Serie A

Alla vigilia della sfida tra Torino e Fiorentina, in programma domani alle 18:30 per la seconda giornata di Serie A, i due allenatori Stefano Pioli e Marco Baroni hanno espresso le loro sensazioni e aspettative.Pioli: "Consapevoli del nostro valore, ora serve concretezza"L’allenatore viola, intervenuto ai microfoni del club gigliato, ha commentato sia l’esito del sorteggio della League Phase di Conference League, sia il momento della squadra: “Abbiamo trovato avversarie di buon livello, ma gli impegni in trasferta saranno gestibili, e questo è un fattore non secondario”, ha spiegato Pioli. “Affrontare con il giusto spirito queste partite sarà fondamentale. Siamo reduci da turni impegnativi, ma la qualificazione ci ha dato energie e consapevolezza”.Sulla sfida in casa del Torino, Pioli è stato chiaro: “Ci aspetta una squadra motivata, che vorrà reagire dopo la brutta caduta a Milano. Hanno intensità, verticalità e un'identità precisa. Dovremo leggere bene i momenti della gara e farci trovare pronti. Le rotazioni? Valuterò le condizioni fisiche dei ragazzi, c’è bisogno di lucidità e freschezza”.Baroni: “Serve un Torino più cattivo e compatto”Sul fronte opposto, Marco Baroni ha parlato in conferenza stampa, puntando soprattutto sulla necessità di cambiare atteggiamento dopo il netto ko contro l’Inter: “Dobbiamo affrontare la partita con un piglio completamente diverso. A San Siro abbiamo sbagliato tanto nella gestione del possesso, lasciando troppi spazi a un avversario di alto livello. Non possiamo permetterci disattenzioni del genere”.Il tecnico granata ha insistito sulla necessità di un gruppo più unito: “Chiedo ai miei ragazzi di essere squadra per tutti i novanta minuti. La sconfitta di Milano non va dimenticata, ma usata come stimolo per migliorare. Il dolore va trasformato in spinta positiva”.Infine, sul piano tattico, Baroni ha ammesso di conoscere bene i punti di forza della Fiorentina: “È una squadra ben allenata, con qualità tecniche notevoli. Ma il nostro focus è su noi stessi: dobbiamo essere solidi e determinati, credo che i ragazzi abbiano capito il messaggio”.Domani, al Grande Torino, si prevede una gara intensa tra due squadre in cerca di risposte importanti.

Conference League amara per i Viola: sorteggio sfortunato e trattative in corso

Accoppiamenti difficili in Europa mentre si definisce l'arrivo di Nicolussi Caviglia dal Venezia

Il sorteggio della fase a gironi della Conference League ha riservato alla squadra di Pioli un percorso tutt'altro che agevole. Nonostante la presenza nel torneo di numerose formazioni dal valore tecnico modesto, i Viola sono incappati in un destino avverso che li vedrà confrontarsi con alcuni degli avversari più temibili disponibili in ogni singola fascia di sorteggio.Il nuovo formato della competizione europea prevede che ciascun club disputi sei incontri - tre al Franchi e altrettanti lontano da Firenze - contro formazioni estratte da ogni fascia, dalla prima (riservata alle sei squadre meglio posizionate nel ranking) fino alla sesta (dove trovano posto quelle con coefficiente inferiore). Le prime otto classificate del maxi-raggruppamento staccheranno il pass diretto per gli ottavi, mentre chi si piazzerà tra il nono e il ventiquattresimo posto dovrà superare un turno preliminare aggiuntivo.Gli uomini di Commisso dovranno vedersela con avversari del calibro del Rapid Vienna, della Dinamo Kiev e del Magonza, tutti club che rappresentano quanto di meglio fosse disponibile nelle rispettive fasce di appartenenza.Sul fronte delle trattative, si avvicina a grandi passi la definizione dell'operazione che porterà Hans Nicolussi Caviglia in maglia viola. L'intesa con il Venezia è ormai ad un passo sulla base di un investimento complessivo da 8 milioni di euro, strutturato come prestito oneroso da un milione con diritto di riscatto fissato a 7 milioni. Il riscatto diventerebbe automatico al raggiungimento del 50% delle presenze stagionali. L'ex bianconero potrebbe sottoporsi alle visite mediche già nelle prossime ore, regalando a Pioli un rinforzo di qualità per il centrocampo.Parallelamente, la dirigenza gigliata lavora per sfoltire la rosa dai giocatori non più centrali nel progetto tecnico. Jonathan Ikoné risulta tra i principali candidati alla partenza: dopo l'interessamento del Paris FC, l'esterno francese ha catturato l'attenzione di Rizespor e Southampton. I Saints sembrano in pole position per assicurarsi le prestazioni dell'ex Lille attraverso un trasferimento definitivo da circa 4 milioni di euro.Anche Antonin Barak è finito nel mirino di due club italiani: l'Hellas Verona - dove ha militato tra il 2020 e il 2022 - e il Cagliari mostrano interesse per il centrocampista ceco. La Fiorentina preferirebbe cederlo a titolo definitivo considerando la scadenza contrattuale fissata per il 2025. Per quanto riguarda Lucas Beltran, la situazione rimane invece invariata senza sviluppi significativi.

Fiorentina, ultimi ritocchi prima del gong: Pioli aspetta rinforzi chiave

Il mercato chiude tra sette giorni: occhi su un mediano e un centrale rapido. Intanto è fatta per Piccoli

Con la chiusura della sessione estiva fissata tra una settimana esatta, in casa Fiorentina si entra nella fase cruciale delle trattative. La dirigenza viola è consapevole della necessità di completare l'organico con due pedine fondamentali richieste da Stefano Pioli: un centrocampista con spiccate doti difensive e un difensore veloce da inserire nella linea arretrata.L'obiettivo del tecnico è quello di avere una squadra pronta all'esordio casalingo in campionato, previsto per sabato 13 settembre contro il Napoli. In questo senso, i dirigenti stanno accelerando per consegnargli un gruppo all'altezza. Il tempo stringe, ma il lavoro è serrato.Nel frattempo, oggi è stato il giorno dell'arrivo di Roberto Piccoli a Firenze. L'attaccante, proveniente dal Cagliari, ha svolto le consuete visite mediche in vista della firma su un contratto quinquennale. Il trasferimento è stato definito sulla base di un accordo da 25 milioni di euro più 2 milioni di bonus. Nessun intoppo nella trattativa, favorita anche dall’eccellente rapporto tra la dirigenza viola e l’agente del giocatore, Alessandro Lucci.Piccoli, prima di voltare pagina, ha voluto salutare il club rossoblù e i suoi tifosi con un messaggio pubblicato sui social:"Questa terra ti entra dentro da subito, e la porterò con me per sempre. Grazie ai miei compagni, allo staff e alla società per avermi fatto sentire parte di questa famiglia sin dal primo giorno. Un abbraccio a tutti i tifosi per il sostegno e l’affetto dimostrato: è stato un onore vestire questa maglia."Il saluto segna la fine di un capitolo e l’inizio di una nuova avventura in maglia viola.

Fiorentina opaca, il Cagliari strappa il pari nel finale

La squadra di Pioli appare stanca e soprattutto lenta. Serve più qualità a centrocampo

La Fiorentina ha sfiorato una vittoria che sarebbe stata immeritata, costruita su un unico tiro nello specchio e su una prova complessivamente poco brillante. Il Cagliari ha tenuto il pallino del gioco per larghi tratti e ha raccolto un punto prezioso grazie al gol in extremis di Luperto, che ha fissato il risultato sull’1-1. I numeri confermano l’andamento del match: 14 tiri a 4, 6 conclusioni nello specchio a 1 e le occasioni migliori tutte di marca rossoblù. Tra queste spicca la conclusione di Folorunsho, respinta sulla linea da Gosens.La partita si è aperta con ritmi bassi e poche emozioni, ma con un Cagliari più intraprendente e vicino al vantaggio proprio con Folorunsho. La Fiorentina, invece, è apparsa lenta e prevedibile, tanto che Pioli ha ordinato a gran parte della panchina di scaldarsi già prima dell’intervallo.Nella ripresa gli innesti di Viti e Mandragora hanno provato a dare più qualità ai viola. Ed è stato proprio Mandragora a trovare il colpo di testa vincente su assist di Gudmundsson, che ha sbloccato la gara quando sembrava complicarsi. Kean avrebbe potuto chiuderla poco dopo, ma ha fallito il raddoppio da distanza ravvicinata.Il Cagliari non si è arreso e ha continuato a spingere con intensità, creando altre opportunità e trovando infine il pareggio grazie al guizzo di Luperto, che ha premiato la tenacia della squadra di Ranieri.Il risultato finale fotografa meglio l’andamento complessivo della sfida: una Fiorentina stanca, incapace di gestire il vantaggio, contrapposta a un Cagliari vivace e combattivo. Per Pioli restano molte ombre, soprattutto riguardo alla condizione di Kean e alla poca fluidità del gioco, in vista dei prossimi impegni tra campionato e Conference League.

Beltran verso il Flamengo, Pioli chiede un vice Kean

Tutti i nomi del mercato viola, arriverà un altro grande attaccante

Il Flamengo non molla Lucas Beltrán. Il club carioca, tra i più potenti economicamente del continente sudamericano, ha trovato un'intesa di massima con la Fiorentina, ma la trattativa resta congelata dalla volontà dell’attaccante argentino, che al momento non sembra intenzionato a lasciare l’Europa.Beltrán, classe 2001, guadagna circa 1,6 milioni di euro netti all’anno a Firenze. Il Flamengo è pronto a garantirgli un ingaggio ben più ricco, ma l’ex River Plate ha già mostrato freddezza in passato: lo stesso ritorno in Argentina, ipotizzato a inizio giugno, non lo aveva convinto. Solo un cambio di scenario potrebbe ora riaprire la porta al trasferimento.Intanto, la Fiorentina spinge per una sua cessione. Il club viola ha bisogno di liberare spazio e risorse per muoversi sul mercato, soprattutto nel reparto offensivo. Stefano Pioli ha chiesto espressamente un’alternativa a Moise Kean: un centravanti fisico, in grado di integrarsi con i meccanismi di gioco già rodati e sostituire l’ex Juventus senza snaturare l’assetto tattico.Si cerca anche un profilo più duttile, capace di agire da seconda punta ma comunque dotato di profondità. Tra i nomi tornati d’attualità c’è quello di Dominic Calvert-Lewin, svincolato dopo nove stagioni all’Everton. L’inglese rappresenta una pista interessante, ma il suo stipendio potrebbe rappresentare un ostacolo.Nel frattempo, si valutano anche soluzioni più esperte per il ruolo di attaccante di riserva. Una delle ipotesi porta a Luuk De Jong: 34 anni, reduce da una stagione da 16 gol con il PSV tra Eredivisie e Champions League. Anche lui attualmente senza contratto, potrebbe rappresentare un’opzione di esperienza e affidabilità, soprattutto in ottica Conference League.

Fiorentina, identità chiara e lavoro d’anticipo: la squadra di Pioli è già pronta

Mercato mirato, rosa quasi completa e idee chiare: i viola partono in vantaggio sulla concorrenza

Firenze può sorridere: la Fiorentina sta attraversando un’estate all’insegna della concretezza. Niente fuochi d’artificio, ma tante scelte mirate e un’identità tecnica già ben visibile. Il lavoro impostato da Stefano Pioli ha dato forma a un gruppo compatto, organizzato, con idee chiare e gambe già rodate. A fine luglio, la squadra si presenta sorprendentemente pronta, in netto contrasto con le incertezze che avevano accompagnato gli ultimi avvii di stagione.Il nuovo impianto di gioco ruota attorno a una difesa a tre solida, esterni di qualità e un tridente offensivo che promette spettacolo: Gudmundsson, Kean e Dzeko rappresentano il mix di tecnica, velocità ed esperienza pensato per fare la differenza sia in Serie A che nelle competizioni europee. Il messaggio è chiaro: la Fiorentina non vuole farsi trovare impreparata.Gran parte del merito va attribuita alla perfetta sintonia tra società e staff tecnico. Il mercato, finora, è stato gestito con rapidità e precisione: riscattato Gudmundsson, prolungato il contratto di De Gea, affare chiuso per Kean. Operazioni chiave portate a termine senza attendere le scadenze, evitando così le consuete corse contro il tempo che spesso complicano il lavoro estivo. La rosa è già ben strutturata, con l’unica zona ancora in evoluzione rappresentata dal centrocampo.Anche in mezzo al campo, però, la situazione è tutt’altro che critica. Il trio composto da Fagioli, Mandragora e Fazzini offre garanzie, mentre Bianco, Ndour e Sabiri rappresentano valide alternative per caratteristiche e versatilità. L’eventuale arrivo di un centrocampista più fisico e tecnico potrebbe alzare ulteriormente il livello, ma l’attuale disponibilità consente già a Pioli di lavorare con serenità e varietà di soluzioni.La sensazione è che la Fiorentina stia costruendo con metodo e visione. La squadra è pronta, la base è solida, l’identità è già visibile: adesso, servirà solo il tempo per trasformare il buon lavoro estivo in risultati concreti.

Fiorentina, si decidono le mosse a centrocampo: sotto osservazione una nuova ipotesi

In uscita Nzola verso Pisa, in bilico il futuro di Mandragora. Esuberi sul mercato ma senza offerte

Il mercato estivo della Fiorentina si muove a ritmi ponderati, scanditi dall’attenta valutazione della rosa operata da Stefano Pioli, tornato alla guida tecnica del club gigliato. L’allenatore emiliano, forte della sua esperienza e del suo rigore metodologico, ha avviato un’analisi approfondita dei reparti, con il centrocampo che si conferma il comparto più delicato e bisognoso di interventi mirati.Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza figura quello di Franck Kessié, profilo che suscita interesse per caratteristiche tecniche e spessore internazionale, ma che resta al momento fuori portata sotto il profilo economico. L’ex Milan, attualmente impegnato nel campionato saudita, percepisce un ingaggio di circa sei milioni di euro a stagione, cifra ben al di sopra dei parametri salariali della società viola. La Fiorentina, attraverso un'opera diplomatica portata avanti dallo stesso Pioli, sarebbe disposta a spingersi fino a 3,5 milioni, ma il divario resta sostanziale e l’operazione, seppur affascinante, appare oggi improbabile.Più percorribile, invece, la pista che conduce a Wylan Cyprien Sohm, centrocampista del Parma. Con l'entourage del calciatore svizzero sarebbe già stato raggiunto un accordo di massima sul piano contrattuale. Resta da formalizzare l’offerta al club emiliano, passaggio che il direttore sportivo Daniele Pradè intende compiere a breve, una volta definiti i dettagli temporali e logistici dell'operazione.Nel frattempo, resta irrisolta la questione del rinnovo contrattuale di Rolando Mandragora. Sebbene vi sia la volontà congiunta di proseguire il rapporto, le parti non sono ancora riuscite a trovare una sintesi soddisfacente. Un’eventuale rottura porterebbe la Fiorentina a rivedere completamente i propri piani in mediana, aprendo la strada all’acquisizione di almeno due nuovi centrocampisti. Si tratta, al momento, di uno scenario ancora ipotetico, ma che non può essere escluso se lo stallo dovesse protrarsi.Sul fronte delle cessioni, si avvicina alla conclusione la trattativa per il trasferimento di M’Bala Nzola al Pisa. I contatti tra le due società si sono intensificati, e la Fiorentina ha aperto alla cessione in prestito con obbligo di riscatto in caso di salvezza del club nerazzurro. Un vincolo che il Pisa sta valutando attentamente, considerando Nzola un’opzione concreta e compatibile con le proprie esigenze tecniche. Resta da definire, in questa fase, la ripartizione dell’ingaggio tra i due club, punto chiave per la chiusura positiva della trattativa.Parallelamente, si registra movimento anche attorno ad altri giocatori considerati fuori dal progetto tecnico. Riccardo Sottil è seguito con interesse da Leeds United, Sassuolo e Torino, mentre Jonathan Ikoné ha estimatori in Udinese, Cremonese e nuovamente nel Torino. Resta invece in una fase di assoluta stasi la posizione di Josip Brekalo, per il quale non si segnalano, al momento, né offerte formali né manifestazioni d’interesse significative.La Fiorentina si muove con razionalità e cautela, consapevole che l’equilibrio tra ambizione sportiva e sostenibilità economica sarà decisivo per impostare un progetto tecnico solido e duraturo. Le prossime settimane saranno determinanti per sciogliere i nodi ancora aperti e delineare con chiarezza l’organico a disposizione di Stefano Pioli.

Kessié ed Esposito: Fiorentina devi decidere!

Tutto il mercato di Pradè in entrata ed in uscita. Rinnovo Mandragora: strada in salita, ma c'è ottimismo

La Fiorentina continua a sondare il mercato alla ricerca di un centrocampista che possa garantire equilibrio tra qualità tecnica e solidità fisica. Il nome in cima alla lista resta quello di Franck Kessié, profilo ideale per caratteristiche e carisma. Il centrocampista ivoriano, attualmente all’Al-Ahli, non ha mai nascosto la volontà di tornare in Europa, ma i costi dell’operazione – in particolare l’ingaggio da 14 milioni di euro annui – rappresentano un ostacolo pressoché insormontabile per qualsiasi club italiano. Un’eventuale apertura da parte del giocatore, anche legata alla possibilità di lavorare nuovamente con Stefano Pioli dopo gli anni condivisi al Milan, potrebbe riaprire il discorso, ma al momento lo scenario appare in salita.Nel frattempo, il club viola valuta soluzioni più accessibili. Tra queste, prende quota il nome di Simon Sohm, mediano classe 2001 del Parma. Il club emiliano valuta il cartellino intorno ai 20 milioni, cifra importante ma compatibile con i parametri viola, soprattutto considerando che l’ingaggio dello svizzero è sensibilmente più basso rispetto a quello di Kessié. La scorsa stagione Sohm ha messo a referto quattro reti, dimostrando una crescita costante sotto la guida di Fabio Pecchia.Sul fronte offensivo, l’Inter è alla ricerca di una sistemazione per Sebastiano Esposito. L’attaccante, reduce dal prestito all’Empoli, è fuori dal progetto tecnico nerazzurro e il club vorrebbe monetizzare il prima possibile la sua cessione, anche in virtù di un contratto in scadenza nel 2026. La Fiorentina si è mossa concretamente nelle scorse settimane, ma la trattativa è stata congelata in attesa di chiarimenti sul futuro di Lucas Beltrán. Una fase di stallo che non trova il gradimento della dirigenza interista, impegnata in una campagna acquisti dispendiosa e attualmente concentrata sull’affare Lookman con l’Atalanta.I nerazzurri sperano di ricavare circa 7 milioni dalla cessione di Esposito, cifra utile per finanziare altre operazioni in entrata. Per questo motivo sono ripresi i contatti con il Cagliari, club che ha manifestato un concreto interesse per l’attaccante. Inoltre, Esposito sarebbe stato proposto anche al Parma come possibile contropartita tecnica nell’ambito della trattativa per il difensore Leoni. Resta da capire se la Fiorentina deciderà di tornare alla carica o se preferirà virare su altri obiettivi.Sul fronte rinnovi, la situazione di Rolando Mandragora è quella che al momento richiede maggiore attenzione. Il centrocampista campano, reduce da una stagione brillante con 9 gol e 6 assist, è legato al club da un contratto in scadenza nel giugno 2026. L’entourage del giocatore, guidato dal procuratore Stefano Antonelli, ha chiesto un adeguamento dell’ingaggio a 2 milioni di euro a stagione. La società sta riflettendo, consapevole dell’importanza tattica e tecnica del giocatore, ma al momento non si registrano passi avanti concreti. I prossimi giorni potrebbero rivelarsi decisivi, anche perché i dirigenti viola, Pradé e Goretti, resteranno in Italia per gestire personalmente i nodi più delicati.Nel frattempo, sul fronte delle uscite, prosegue il lavoro di sfoltimento della rosa. Daniele Pradé è impegnato nel trovare una collocazione per i giocatori rimasti fuori dal ritiro estivo in Inghilterra. Per Antonín Barák ci sono stati segnali d’interesse da parte di Cagliari e Verona, mentre per Josip Brekalo non si registrano offerte concrete: non è da escludere una risoluzione consensuale del contratto. Per Jonathan Ikoné sono arrivate alcune manifestazioni di interesse, ma la dirigenza dovrà decidere se puntare su un rinnovo e successivo prestito o attendere un’offerta a titolo definitivo. Infine, per M’Bala Nzola si è fatto avanti il Pisa: il club toscano resta in attesa di una risposta da parte della Fiorentina, che valuta l’ipotesi di un prestito secco.La settimana in corso si preannuncia decisiva per molte delle operazioni in ballo. La dirigenza viola dovrà accelerare, tra entrate, rinnovi e cessioni, per costruire una rosa competitiva in vista della nuova stagione.

La Fiorentina guarda a Kessié, ma l’ingaggio resta un ostacolo quasi insormontabile

Sohm, trattativa nel vivo: sette milioni di distanza, ma si cerca l’intesa. Nicolussi Caviglia, opzione tattica legata al futuro di Mandragora

L’ambizione della Fiorentina di riportare Franck Kessié in Serie A rappresenta una suggestione affascinante quanto complessa. Il centrocampista ivoriano, attualmente in forza all’Al-Ahli in Arabia Saudita, incarnerebbe il profilo ideale per il nuovo progetto tecnico guidato da Stefano Pioli, che ritroverebbe così uno dei suoi pupilli dei tempi rossoneri. La stima dell’allenatore nei confronti del classe '96 non è mai venuta meno e l’idea di reinserirlo in un contesto tattico già collaudato risulta particolarmente allettante. Tuttavia, la trattativa si presenta in salita, se non altro per una questione meramente economica: i 14 milioni di euro netti percepiti annualmente da Kessié in Arabia rappresentano un ostacolo pressoché invalicabile per le casse del club gigliato, come del resto per quasi tutte le società europee.Per rendere fattibile un ritorno nel Vecchio Continente, l’ex Milan dovrebbe accettare una sostanziale revisione al ribasso delle sue pretese economiche. L’idea di rimettersi in gioco in Europa lo stuzzicherebbe, anche in virtù del fatto che – com’è già accaduto ad altri profili di alto livello – dopo una o due stagioni nei campionati arabi non sono rari i primi segnali di insofferenza. In questo contesto, l’eventuale approdo a Firenze richiederebbe un impegno economico non superiore ai tre milioni di euro annui più bonus, soglia considerata sostenibile dalla società.Il vantaggio per la Fiorentina sta nei tempi: non c’è l’urgenza del “colpo a effetto”, ma la possibilità di costruire una trattativa ponderata, lasciando aperta la porta a uno sviluppo graduale. E nel frattempo, la dirigenza si muove anche su piste alternative più percorribili, ma non per questo meno strategiche.In cima alla lista delle alternative continua a figurare Simon Sohm, centrocampista classe 2001 del Parma. Il nazionale svizzero è considerato uno degli obiettivi prioritari per rafforzare la mediana viola. I contatti tra le due società sono già stati avviati da tempo e la Fiorentina ha recentemente alzato la propria proposta economica fino a 13 milioni complessivi, includendo i bonus. Tuttavia, il club ducale, forte anche della recente promozione in Serie A, continua a mantenere una posizione ferma: la valutazione del cartellino si aggira attorno ai 20 milioni e, al momento, non sembrano esserci aperture per uno sconto.Nonostante ciò, esiste una possibile area di convergenza attorno ai 15-16 milioni di euro, cifra che potrebbe consentire di chiudere positivamente la trattativa. Il direttore sportivo Daniele Pradè è intenzionato a compiere un nuovo affondo nei prossimi giorni, con l’obiettivo di ridurre le distanze e garantire a Pioli un rinforzo di valore nel cuore del campo.Più defilata ma non meno concreta è la pista che conduce a Hans Nicolussi Caviglia, regista di proprietà del Venezia, retrocesso in cadetteria al termine dell’ultima stagione. Il centrocampista classe ’00 potrebbe diventare una soluzione d’appoggio qualora dovessero sorgere complicazioni nella trattativa per il rinnovo di Rolando Mandragora. Pioli ne apprezza le caratteristiche tecniche, in particolare la capacità di dettare i tempi della manovra, qualità che ha già richiesto in queste settimane a profili simili come Nicolò Fagioli, impiegato nelle recenti amichevoli estive.Il profilo di Nicolussi rappresenterebbe quindi un’aggiunta tattica funzionale e sostenibile, utile per garantire al tecnico emiliano alternative affidabili in una zona nevralgica del campo.

Sabiri, ritorno a sorpresa: Pioli lo convoca per la tournée

Dopo due stagioni tra Arabia Saudita ed Emirati, il trequartista marocchino si gioca le ultime chance per restare alla Fiorentina. Nel 3-4-2-1 può ritagliarsi un ruolo da jolly.

Tra i nomi scelti da Stefano Pioli per la tournée inglese della Fiorentina spunta a sorpresa anche quello di Abdelhamid Sabiri. Il trequartista marocchino, classe 1996, era ormai ai margini del progetto viola dopo due prestiti consecutivi tra Al-Taawoun e Ajman. E invece è di nuovo qui, convocato e pronto a giocarsi una delle ultime carte per restare in rosa.Il contratto in scadenza nel 2026 lo lega ancora al club, ma sarà questa preparazione estiva a decidere il suo futuro. Nell’ultima stagione Sabiri ha messo insieme 25 presenze tra Arabia Saudita ed Emirati, con 5 gol e 1 assist in 1.531 minuti. Impiegato soprattutto da trequartista o mezzala offensiva, ha mantenuto una media di 2.17 tiri a partita, 0.70 passaggi chiave e una valutazione media di 7.03 secondo Sofascore.In Italia si era fatto notare nella primavera 2022, con la maglia della Sampdoria: decisivo nel derby contro il Genoa, brillante contro la stessa Fiorentina nel 4-1 del Ferraris. All’epoca Giampaolo lo definì “un trequartista puro”, sottolineando le sue doti tecniche, la visione di gioco e il pericoloso destro dalla distanza.Il 3-4-2-1 adottato da Pioli potrebbe agevolarlo, con la possibilità di agire alle spalle dell’unica punta. Anche in caso di ritorno al 4-2-3-1, Sabiri resta un’opzione utile in un reparto dove la concorrenza è alta (Fazzini, Gudmundsson, Beltrán).Dopo anni di alti e bassi, dal debutto in Germania alla Premier League, dal Mondiale con il Marocco fino al lungo esilio nel calcio arabo, Sabiri si ritrova davanti a una porta che si riapre. Starà a lui sfruttarla. La Fiorentina osserva: tra le gerarchie da costruire, potrebbe spuntare un jolly inatteso.

Fiorentina, l’ambizione si chiama Franck Kessié: trattativa ai limiti del possibile

Il club viola, impegnato nella gestione delle dinamiche contrattuali interne e nel contenimento dei costi, guarda con interesse al centrocampista ivoriano dell’Al-Ahli. Ma tra sogni e realtà, la strada è tutta in salita

Nel cuore dell’estate e nel pieno delle manovre societarie per la pianificazione della prossima stagione, la Fiorentina si trova al centro di una complessa quanto stimolante sfida: mantenere l’equilibrio economico e gestionale, senza rinunciare all’ambizione tecnica. In questo scenario, mentre proseguono i contatti per il rinnovo di Moise Kean e si monitora con attenzione la sostenibilità del monte ingaggi, emerge con forza un nome capace di accendere la fantasia dell’ambiente viola: quello di Franck Kessié.Il centrocampista ivoriano, attualmente sotto contratto con l’Al-Ahli in Arabia Saudita, percepisce un ingaggio monstre da 14 milioni di euro netti annui, cifra del tutto sproporzionata rispetto ai parametri salariali adottati dalla dirigenza fiorentina. Un ostacolo economico evidente, che va a scontrarsi con il principio cardine della governance societaria: non superare la soglia del 70% del fatturato destinata ai costi per il personale. Tale limite, già messo alla prova dai recenti investimenti – primo fra tutti quello sull’area tecnica e sull’allenatore – impone rigore, prudenza e lungimiranza in ogni singola operazione di mercato.Eppure, malgrado queste oggettive difficoltà, l’interesse della Fiorentina nei confronti di Kessié non si esaurisce nella suggestione. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo *Al-Riyadh*, il club toscano avrebbe già formalizzato una prima offerta per assicurarsi le prestazioni del calciatore ex Milan. Un segnale concreto che testimonia la volontà, da parte della dirigenza, di esplorare anche piste apparentemente impervie, pur consapevole della concorrenza: almeno un altro club europeo, al momento non specificato, avrebbe infatti manifestato un interesse concreto per il centrocampista.L’operazione, com’è facile intuire, si preannuncia tutt’altro che agevole. Gli ostacoli non mancano – su tutti, appunto, quello relativo all’ingaggio – e molti osservatori già etichettano la trattativa come proibitiva. Tuttavia, alcuni elementi lasciano intravedere un margine di possibilità. Kessié, infatti, non ha mai nascosto la propria volontà di tornare a calcare i campi della Serie A e l’eventualità di ritrovare Stefano Pioli, tecnico che lo ha valorizzato durante la sua esperienza al Milan, potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di attrazione.Va inoltre sottolineato che il contratto che lega l’ivoriano all’Al-Ahli è in scadenza nel 2026 e, allo stato attuale, non emergono segnali concreti in merito a un possibile rinnovo. Questo scenario potrebbe aprire uno spiraglio per una trattativa fondata su presupposti differenti, in cui la volontà del calciatore – se realmente disposto a rivedere al ribasso le proprie pretese economiche – potrebbe giocare un ruolo decisivo.I contatti tra le parti ci sono stati, e adesso la Fiorentina dovrà essere abile nel gestire il tempo, muovendosi con intelligenza strategica e approfittando di eventuali aperture da parte del giocatore e del club saudita. Per trasformare un sogno in realtà serviranno pazienza, intuito e – soprattutto – una significativa disponibilità al compromesso. Solo allora l’ambizione potrà prendere forma.

Fiorentina, tutto il mercato: prima le uscite, poi i rinforzi. E il nodo Dodò resta aperto

Tanti nomi a centrocampo ed in attacco, ecco la lista completa e lo stato delle trattative

La Fiorentina è al lavoro per sfoltire il reparto offensivo, primo passo necessario per dare il via libera a nuovi innesti. In questa direzione va letta la cessione in prestito secco di Maat Caprini al Mantova, operazione che apre le porte ad altri movimenti in uscita tra gli attaccanti. L’obiettivo è liberare spazio nella rosa per profili più funzionali al progetto tecnico di Stefano Pioli.Tra i possibili arrivi, la trattativa per Sebastiano Esposito ha subito un rallentamento. L’agente del giocatore, Mario Giuffredi, ha confermato che, nonostante i contatti avanzati sia con la Fiorentina che con il Cagliari, l’accordo ha subito uno stop, rendendo l’affare più complicato nel breve termine. La Fiorentina resta alla finestra, in attesa di eventuali sviluppi.Un altro nome seguito è quello di Cristian Volpato, trequartista classe 2003 del Sassuolo. La visita del suo procuratore al Viola Park, avvenuta la scorsa settimana, ha acceso i riflettori su un possibile interesse del club gigliato. Al momento si tratta solo di un primo approccio, ma non si esclude che si possa evolvere in una vera e propria trattativa.Anche sul fronte del centrocampo il club viola è attivo. Resta vivo l’interesse per Wylan Cyprien Sohm del Parma, valutato intorno ai 12 milioni di euro. Il direttore sportivo Daniele Pradè monitora la situazione e sarebbe pronto a chiudere qualora non emergessero alternative più convincenti. Tra i nuovi profili sondati figura Eric Martel del Colonia, talento tedesco classe 2002 in scadenza nel 2026: il costo si aggira sui 10 milioni, cifra che la Fiorentina considera sostenibile per un investimento di prospettiva.Più complicata, invece, la pista che porta a Matt O’Riley, centrocampista danese del Brighton, già finito nel mirino della Roma. La valutazione del giocatore – circa 25 milioni di euro – rende l’operazione difficile, ma la sua duttilità tattica (può agire anche da trequartista) lo mantiene tra i profili osservati con interesse.In ambito nazionale, resta sotto osservazione anche Hans Nicolussi Caviglia, reduce da una stagione con il Venezia e di proprietà della Juventus. L’entourage del giocatore, lo stesso di Kean e Dzeko, è al lavoro per trovargli una sistemazione in Serie A. La Fiorentina segue l’evolversi della situazione.Sul fronte rinnovi, la società ha già definito tre operazioni chiave: David De Gea ha prolungato fino al 2028, Albert Gudmundsson fino al 2029, mentre Moise Kean è pronto a firmare fino al 2030. Operazioni che confermano l’ambizione della società e la volontà di costruire una rosa competitiva e stabile nel tempo. A queste si aggiungono i rinnovi di Pietro Comuzzo e Rolando Mandragora, entrambi in via di definizione fino al 2029.Resta invece in bilico il futuro di Dodò. Il terzino brasiliano, legato al club fino al 2027, ha avanzato richieste economiche precise per un prolungamento, ma la proposta della Fiorentina prevede un’estensione solo a partire dalla scadenza dell’attuale contratto. Le parti sono distanti e al momento la trattativa è ferma. Su di lui c’è stato l’interesse della Juventus, in particolare quando Cristiano Giuntoli era alla guida del mercato bianconero. Ora il club torinese sembra orientato su altri obiettivi, come Nahuel Molina dell’Atletico Madrid.Nonostante l’incertezza contrattuale, Dodò continua ad allenarsi con professionalità, guadagnandosi la fiducia di Pioli. La sua leadership nello spogliatoio è apprezzata, e la società potrebbe fare un ultimo tentativo per trovare un accordo. In caso contrario, il brasiliano rimarrà fino alla scadenza naturale del contratto, con il rischio di una partenza a parametro zero nel 2027.

Kean, incontro imminente per il rinnovo del contratto: tutti i dettagli

L'obiettivo è cancellare la clausola del contratto in essere ed alzare lo stipendio al calciatore

Archiviata la finestra in cui era attiva la clausola rescissoria di Moise Kean, in casa Fiorentina si guarda al futuro con maggiore serenità. È il momento di sedersi al tavolo per discutere il rinnovo: nei prossimi giorni è previsto il primo incontro ufficiale tra la dirigenza viola e l’entourage dell’attaccante, rappresentato da Alessandro Lucci.Per comprendere meglio lo scenario, occorre fare il punto della situazione. Kean è arrivato a Firenze dopo una stagione complessa alla Juventus e ha sottoscritto un contratto valido fino al giugno 2029, con uno stipendio poco sopra i 2 milioni di euro. L’accordo prevedeva anche una clausola rescissoria da 52 milioni, attiva tra l’1 e il 15 luglio e valida sia per l’Italia che per l’estero: una cifra importante, che però non ha generato offerte concrete in quella finestra.Ora, con quella minaccia alle spalle, la Fiorentina vuole muoversi per blindare ulteriormente il giocatore. Secondo quanto filtra, il club sarebbe pronto a raddoppiare l’ingaggio di Kean e ad allungare di un anno la durata del contratto, spostando la scadenza al 2030.Sul fronte del campo, l’attaccante sta mostrando grande voglia e impegno fin dal primo giorno. Ha risposto presente, mettendosi subito a disposizione e dando segnali incoraggianti in vista della nuova stagione.Ma il nodo vero del confronto potrebbe non essere solo economico. Oltre a ingaggio e bonus, sarà fondamentale capire se e come ritoccare la clausola rescissoria, che potrebbe diventare uno degli argomenti principali sul tavolo.

Fiorentina, prove di rivoluzione: idee chiare, giovani in ascesa e un centrocampo da rinforzare

Pioli sperimenta nuove soluzioni tattiche con un attacco di qualità e un modulo fluido, ma l’equilibrio passa dalla forza fisica a centrocampo: il regista può attendere

Nel corso del ritiro estivo, Stefano Pioli ha dato il via a esperimenti tattici significativi, sorprendendo tutti con la decisione di schierare contemporaneamente Edin Dzeko, Moise Kean e Albert Gudmundsson nel modulo iniziale, un 3-4-1-2 che si è rivelato però tutt’altro che rigido. Lo schieramento sulla carta ha presto lasciato spazio a un’interpretazione molto più fluida e dinamica: Gudmundsson si abbassava spesso per ricevere palla in prossimità della linea difensiva, mentre Dzeko alternava il ruolo di prima punta a movimenti più larghi, arrivando a occupare zone della trequarti.Questa libertà di movimento si è rivelata subito fruttuosa, con i tre protagonisti coinvolti in gol e assist. Ma nonostante l’alta qualità offensiva, Pioli sa bene che non sempre sarà possibile rinunciare all’equilibrio in nome della creatività. Il centrocampo, infatti, necessita di un intervento deciso sul piano fisico: serve almeno un giocatore di rottura, in grado di offrire sostegno in fase di non possesso e garantire copertura nei momenti più delicati. Anche i tre attaccanti, quindi, saranno chiamati a un contributo più consistente in fase difensiva.È chiaro che la società viola stia valutando seriamente l’idea di inserire un centrocampista con caratteristiche da interditore piuttosto che un regista puro. Questo soprattutto perché Pioli ha deciso di sfruttare l’intero periodo del ritiro per analizzare a fondo il materiale già in rosa. Se tra i giovani emergenti o i nuovi acquisti dovesse individuare un profilo adatto alla regia — nomi come Fagioli o Richardson sono ancora sul tavolo — la priorità potrebbe spostarsi su un centrocampista più fisico, rapido e aggressivo, capace di garantire solidità e contrasto nella zona nevralgica del campo.Nel test disputato contro la Primavera, Pioli ha adottato un 3-4-2-1, confermando il carattere sperimentale ma anche l'efficacia della sua idea di calcio. I trequartisti, in diverse fasi di gioco, scendevano fino alla linea dei mediani per fornire densità e compattezza, rendendo lo schieramento estremamente mobile e ben bilanciato. La squadra, sia nei titolari sia nelle riserve, ha interpretato bene il nuovo sistema, con prestazioni individuali degne di nota: Fazzini ha convinto con la sua regia pulita, mentre Ndour è stato premiato come migliore in campo per l’intensità e la lucidità mostrate.Dal punto di vista del gioco, la Fiorentina ha messo in mostra una manovra ben organizzata fin dalla costruzione dal basso. La pressione dei centrocampisti in fase di riconquista ha permesso di alzare il ritmo, rendendo più rapide e precise le transizioni. Le risposte individuali non sono mancate: Dodô ha immediatamente mostrato grande prontezza, segnando il primo gol estivo della squadra e dimostrando di voler tornare protagonista.L’impressione generale è che il gruppo stia già assimilando in maniera efficace i principi tattici di Pioli. La Fiorentina sembra dunque aver intrapreso la strada giusta verso una stagione che potrebbe riservare soddisfazioni: la base è solida, diversi giovani stanno crescendo rapidamente, e l’identità di squadra si sta definendo giorno dopo giorno. Il possibile arrivo di un regista di livello potrebbe rappresentare l’ultimo tassello per completare un organico pronto a competere con ambizione, equilibrio e un’intensità sempre più evidente.

Fiorentina spregiudicata: Pioli parte all’attacco con un tridente da sogno

Nel primo test stagionale, la squadra viola si impone 8-0 sulla Primavera puntando su un’impostazione offensiva chiara e audace: Kean, Dzeko e Gudmundsson subito insieme dal primo minuto

L’esordio stagionale della Fiorentina ha subito messo in luce la direzione intrapresa da Stefano Pioli per la nuova annata: una squadra fortemente votata all’attacco, con un’identità tattica già ben definita. Nella cornice del Viola Park, davanti a circa 1500 spettatori, i viola hanno travolto la formazione Primavera con un netto 8-0, offrendo una prestazione brillante sul piano del gioco e dell’intensità.La scelta del modulo, un 3-4-1-2, è stata il primo segnale evidente di questa filosofia propositiva. Ma il vero marchio dell’atteggiamento offensivo voluto da Pioli è arrivato con la decisione di schierare contemporaneamente **Kean, Dzeko e Gudmundsson**: un tridente pesante, ricco di tecnica, forza fisica e fantasia, che ha fatto capire fin da subito l’intenzione di non attendere l’avversario ma di prenderlo alto e colpirlo con forza. Gudmundsson ha agito da trequartista puro, alle spalle della coppia d’attacco Kean-Dzeko, garantendo qualità tra le linee e inserimenti rapidi. La manovra è stata orchestrata con grande libertà offensiva, a conferma di una precisa volontà dell’allenatore di imporre ritmi alti e pressione costante.Il primo gol è arrivato al 13’, con Dodo pronto a finalizzare un’azione nata proprio da un recupero alto. Subito dopo è toccato a Kean e poi a Dzeko, che ha siglato la sua prima rete in maglia viola. Gudmundsson ha sfiorato il gol con una traversa e servito l’assist per la marcatura dell’ex Roma e Inter, confermandosi tra i più brillanti in campo. Il pressing collettivo, voluto e curato da Pioli, ha funzionato bene anche grazie ai movimenti sincronizzati dei centrocampisti Fagioli e Mandragora, che hanno saputo coprire gli spazi lasciati dai difensori lanciati in avanti, come Pablo Marí, protagonista anche in fase offensiva.Nella ripresa, il tecnico ha rivoluzionato la formazione, mantenendo però lo stesso assetto tattico. Il messaggio è stato chiaro: la struttura del gioco resterà quella, a prescindere dagli interpreti. A beneficiarne sono stati i giovani, che hanno risposto con personalità: Kospo e Fazzini hanno dato energia e intraprendenza, mentre Ndour si è preso la scena con una tripletta da mezzala offensiva. Anche Sottil ha partecipato alla festa, firmando l’ottava rete della giornata.Questa prima uscita ha lasciato ottime indicazioni: non solo per la qualità dei singoli, ma soprattutto per l’approccio coraggioso e offensivo che Pioli ha trasmesso alla squadra. La presenza contemporanea di tre attaccanti puri fin da subito non è stata un esperimento, ma una dichiarazione d’intenti. Un segnale forte ai tifosi e alle avversarie: la nuova Fiorentina punta a dominare, non a contenere. Anche Galloppa, tecnico della Primavera, ha elogiato la compattezza e la maturità del gruppo viola, che guarda già con ambizione alla tournée inglese e agli impegni ufficiali che verranno.

Pioli ha scelto il regista: Franck Kessié è il sogno della Fiorentina

L'alternativa resta Simon Sohm del Parma, ma i ducali chiedono almeno 20 milioni

Franck Kessié potrebbe tornare presto protagonista in Serie A con la maglia della Fiorentina. Il centrocampista ivoriano, oggi all’Al-Ahli in Arabia Saudita, è al centro di voci insistenti che lo vorrebbero vicino a un clamoroso ritorno in Italia, dove ritroverebbe Stefano Pioli, l’allenatore con cui ha conquistato lo scudetto al Milan nella stagione 2021-2022. Si tratterebbe di un’operazione importante per i viola, che proprio in questi giorni stanno cercando un rinforzo di spessore per il centrocampo e hanno individuato in Kessié il profilo ideale.Dopo l’esperienza vincente al Milan, Kessié ha lasciato l’Italia a parametro zero per trasferirsi al Barcellona nell’estate del 2022. In Spagna ha vissuto una stagione altalenante, con buoni momenti ma senza riuscire a imporsi come titolare fisso. Nel 2023 ha scelto l’Arabia Saudita, accettando la ricca offerta dell’Al-Ahli, che ha versato circa 12,5 milioni di euro al Barça per il suo cartellino. Lì, Kessié è diventato uno dei leader della squadra, con prestazioni solide e un ruolo centrale anche fuori dal campo, tanto da essere spesso capitano e protagonista nella vittoria dell’AFC Champions League Elite 2024-25. Nonostante questo, il richiamo dell’Europa, e in particolare della Serie A, sembra essere ancora forte.La Fiorentina, che ha appena affidato la panchina a Stefano Pioli per inaugurare un nuovo ciclo, sta cercando di costruire una squadra più matura, competitiva e solida a centrocampo. Pioli conosce bene Kessié e lo apprezza profondamente, avendolo allenato per tre stagioni al Milan. Il rapporto tra i due è stato sempre ottimo: l’allenatore ha spesso definito l’ivoriano un giocatore unico per fisicità, intelligenza tattica e capacità di inserirsi in zona gol. Lo utilizzò anche come trequartista in alcune partite, valorizzandone al massimo la duttilità. In quel Milan campione d’Italia, Kessié fu un perno inamovibile, simbolo della crescita e della maturazione della squadra.Il ritorno alla Fiorentina avrebbe quindi un significato speciale, sia sul piano umano che tecnico. Tuttavia, l’operazione presenta alcune criticità, in particolare sul fronte economico. L’ingaggio che Kessié percepisce in Arabia è molto elevato – circa 20 milioni annui – e rappresenta un ostacolo importante per il club viola, che dovrebbe trovare un accordo con il giocatore su una sensibile riduzione dell’ingaggio o su un contributo dell’Al-Ahli. Il contratto di Kessié con il club saudita scade nel 2026, ma secondo alcune fonti potrebbe esserci margine per trattare una cessione anticipata, soprattutto se il giocatore esprimesse la volontà di tornare in Italia e lavorare nuovamente con Pioli.Parallelamente, la Fiorentina sta valutando anche altri profili per il centrocampo – tra cui Sohm del Parma – ma il nome di Kessié resta in cima alla lista. Il suo arrivo al Franchi rappresenterebbe non solo un salto di qualità per il centrocampo, ma anche un messaggio forte: la volontà della società di alzare l’asticella e affidarsi a giocatori di esperienza internazionale per crescere ulteriormente.In campo, Kessié offrirebbe caratteristiche preziose: forza fisica, capacità di recupero palla, inserimenti offensivi e leadership. Sarebbe il perfetto equilibratore in un centrocampo dinamico come quello che Pioli ha in mente per la sua nuova Fiorentina. Inoltre, riportare in Italia un giocatore del suo calibro, ancora nel pieno della carriera, rappresenterebbe un colpo prestigioso anche a livello simbolico per la Serie A.L’operazione è complessa, ma non impossibile. Molto dipenderà dalla volontà del giocatore e dalla disponibilità dell’Al-Ahli a trattare. Se le condizioni economiche lo permetteranno, la Fiorentina è pronta a riportare in Italia uno dei protagonisti dello scudetto rossonero, per dare nuovo slancio a un progetto che con Pioli in panchina punta a tornare stabilmente tra le prime della classe.

La Fiorentina accelera per Simon Sohm: intesa vicina con il Parma

Il centrocampista svizzero è il primo obiettivo di Pioli. I viola pronti a finanziare l’operazione con la cessione di Valentini ed il tesoretto in arrivo da Ghilardi

La Fiorentina ha le idee chiare per rinforzare il proprio centrocampo e nelle ultime ore ha intensificato i contatti per arrivare a Simon Sohm, classe 2001 e colonna del Parma. Il centrocampista svizzero, reduce da una stagione convincente con i ducali in Serie B, è diventato una priorità per il nuovo tecnico Stefano Pioli, che cerca un giocatore fisico, dinamico e in grado di portare energia e struttura al reparto centrale.Sohm rappresenta esattamente il tipo di profilo che Pioli predilige: un mediano capace di rompere il gioco ma anche di inserirsi, come dimostrano i 4 gol messi a segno nella scorsa stagione. La dirigenza viola sembra intenzionata a puntare forte su di lui, considerandolo l’innesto ideale per equilibrare il centrocampo. Nelle scorse settimane, anche il nome di Bernabé era stato accostato alla Fiorentina, ma la scelta sembra ormai ricaduta con decisione sul numero 19 crociato.La trattativa con il Parma è ben avviata e, pur non essendo ancora chiusa, si respira ottimismo. Il club emiliano ha fissato una valutazione tra i 18 e i 20 milioni di euro, mentre l’offerta iniziale della Fiorentina si aggira attorno ai 12-13 milioni più bonus. La forbice è ancora aperta, ma il dialogo tra le parti è positivo e la sensazione è che l’accordo possa arrivare nei prossimi giorni.Per finanziare l’operazione, il club viola potrà contare su alcune uscite imminenti. Nicolás Valentini, difensore argentino tornato al Verona dopo una breve parentesi a Firenze, si trasferisce in prestito con diritto di riscatto fissato attorno ai 4 milioni di euro. La Fiorentina, attenta alla pianificazione a lungo termine, si è tutelata mantenendo una clausola che le garantirà il 50% su una futura rivendita del giocatore da parte del club veneto.C’è poi un altro nome che può garantire un buon incasso: si tratta di Gabriele Ghilardi, ex prodotto del vivaio viola, oggi a un passo dal trasferimento al Betis. Il difensore, che non ha mai debuttato in prima squadra con la Fiorentina, è vicino alla cessione a titolo definitivo per una cifra che si aggira sugli 11 milioni di euro. Anche in questo caso, la Fiorentina detiene il 50% sulla futura rivendita del cartellino, il che si tradurrà in un incasso immediato di circa 5,5 milioni.Con le risorse che entreranno da queste due operazioni, i dirigenti viola avranno margine per rilanciare sull’offerta per Sohm, senza compromettere l’equilibrio economico della rosa. L’arrivo dello svizzero rappresenterebbe un tassello importante per il nuovo corso di Pioli, pronto a riportare entusiasmo e ambizione a Firenze. In attesa dell’accelerata decisiva, il feeling tra le parti c’è, e la Fiorentina è decisa a chiudere il colpo quanto prima.

Fiorentina, caccia al centrocampista tra ostacoli economici e trattative in salita

Il club viola prosegue la ricerca del profilo giusto in mezzo al campo: Larsson e Asllani costano troppo, Bernabé tentenna. Intanto Valentini si avvicina al Verona

La Fiorentina continua a muoversi sul mercato con l’obiettivo di completare la rosa in vista della nuova stagione. Nonostante l’andamento piuttosto lento delle trattative a livello generale, la dirigenza gigliata è consapevole della necessità di inserire alcuni tasselli fondamentali, a partire da un rinforzo nel cuore del centrocampo.Tra i nomi più ambiziosi seguiti dal club c’è Kristjan Asllani, regista albanese di proprietà dell’Inter. Il profilo piace per le sue qualità tecniche e la capacità di dettare i tempi della manovra, ma le richieste economiche della società nerazzurra restano un ostacolo significativo: si parla di una valutazione compresa tra i 18 e i 20 milioni di euro, cifra attualmente considerata fuori portata per le casse viola.Non meno complicata risulta la pista che porta a Hugo Larsson, giovane talento svedese in forza all’Eintracht Francoforte. Anche in questo caso, la valutazione supera i 25 milioni di euro. Una somma importante, che riflette l’alto potenziale del calciatore ma che, al momento, rappresenta un freno alle ambizioni della Fiorentina. Eppure, Larsson risponde perfettamente al profilo ricercato da Stefano Pioli: un centrocampista moderno, capace di coniugare efficacemente le fasi di costruzione del gioco e di interdizione, due caratteristiche fondamentali per l’impostazione tattica dell’allenatore.Restano vive altre piste, anche se con diversi gradi di difficoltà. Adrián Bernabé, attualmente al Parma, è uno dei preferiti dallo staff tecnico, ma al momento il giocatore sembra poco convinto di lasciare l’Emilia. La sua priorità, almeno per ora, è continuare il percorso intrapreso con la maglia gialloblù. La Fiorentina continua comunque a monitorare la situazione, pronta a inserirsi qualora il contesto dovesse cambiare.Nel frattempo, la dirigenza valuta anche alternative più abbordabili. Un’opzione concreta porta a Simon Sohm, anch’egli in forza al Parma. Il centrocampista svizzero ha un costo stimato intorno ai 12 milioni di euro e, pur avendo caratteristiche differenti rispetto al compagno Bernabé, rappresenterebbe una soluzione più accessibile sul piano economico.Intanto si intrecciano altri interessi di mercato con l’Inter, sempre molto attiva nelle manovre con le squadre di Serie A. I nerazzurri stanno lavorando all'acquisto del giovane difensore Leoni, anche lui di proprietà del Parma. La trattativa si sta rivelando tutt’altro che semplice, a causa della distanza tra le parti sulla formula dell’accordo economico. Tuttavia, una delle possibili chiavi per sbloccare l’operazione potrebbe essere rappresentata dall’inserimento di Sebastiano Esposito, attaccante che figura anche tra gli obiettivi della Fiorentina per rinforzare la trequarti. In uno scenario più ampio, si valuta addirittura il coinvolgimento del fratello maggiore, Pio Esposito, in un’operazione multipla che potrebbe soddisfare tutti i club coinvolti.Parallelamente, si muove qualcosa anche sul fronte delle uscite. Dopo la breve parentesi della scorsa stagione, Nicolas Valentini è pronto a fare ritorno al Verona. Il difensore argentino ha lasciato buone impressioni nel suo precedente periodo in gialloblù, e il club scaligero ha deciso di riportarlo in rosa.Le due società hanno raggiunto l’accordo definitivo: Valentini si trasferirà con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il contratto prevede la possibilità di un prolungamento, e in caso di esercizio del riscatto, il giocatore resterà in Veneto fino al 2029 grazie a un’intesa strutturata su base 1+3. Manca soltanto la firma per rendere ufficiale l’operazione, ma ormai tutto lascia presagire una conclusione imminente.La Fiorentina, dunque, resta vigile su più fronti, cercando di conciliare le esigenze tecniche con quelle economiche. I nomi sul taccuino non mancano, ma tra valutazioni elevate e giocatori non convinti del trasferimento, la strada verso il centrocampista ideale si preannuncia ancora lunga e irta di ostacoli.

Pioli torna a Firenze con ambizioni europee e un progetto triennale

Accolto con calore e commozione, il tecnico ritrova una Fiorentina trasformata. L'obiettivo è chiaro: vincere e riportare i viola in Champions

Stefano Pioli rientra a Firenze trovando una realtà profondamente cambiata. Dalla nuova gestione societaria, al rinnovato centro sportivo, fino allo stadio in piena evoluzione, l’ambiente viola si presenta con un volto moderno e in trasformazione. Eppure, nonostante il tempo passato al Milan e la recente parentesi con Cristiano Ronaldo all'Al-Nassr, il suo legame con la città non si è mai interrotto.Durante la conferenza stampa di presentazione, Pioli ha mostrato grande partecipazione emotiva. Uno dei momenti più toccanti è stato il ricordo di Davide Astori, figura sempre presente nel cuore dell’allenatore, che ha parlato della fascia da capitano — ora sul braccio di Ranieri — con occhi lucidi e profondo rispetto. C’è stato anche spazio per elogiare uomini chiave dello spogliatoio come De Gea e Gosens, apprezzati non solo per le qualità tecniche ma anche per il loro contributo umano e caratteriale.Sul piano tecnico, Pioli ha fornito un primo bilancio del gruppo a sua disposizione: “Siamo al 70% del lavoro fatto. Dopo le amichevoli in Inghilterra avremo un quadro più definito. Non voglio una rosa troppo numerosa: preferisco avere due giocatori per ruolo con lo stesso livello di competitività”.L’orizzonte è chiaro e condiviso con il presidente Commisso: costruire qualcosa di solido nel tempo, con un ciclo di tre anni. L’allenatore viola non ha nascosto le sue ambizioni: vincere un trofeo e tornare nell’Europa che conta. E risponde anche a chi, come Allegri, non vede la Fiorentina tra le pretendenti alla Champions League: “Le distanze tra le prime otto-nove squadre si sono ridotte. Bastano pochi punti per cambiare volto a una stagione. La Fiorentina ha le carte in regola per inserirsi: saranno i dettagli a fare la differenza”.

Fiorentina al lavoro sul mercato in uscita: occhi puntati su Dodô, possibile addio di peso

I viola gestiscono gli esuberi e valutano un'importante cessione: la Juventus fa sul serio per il terzino brasiliano

La Fiorentina si appresta a intervenire anche sul fronte delle partenze, in particolare per quei giocatori che non rientrano più nei piani del tecnico Pioli. Tra i calciatori considerati fuori progetto ci sono Sabiri, Infantino, Brekalo, Ikoné, Kouamé e Nzola. Per tutti loro il club sta cercando soluzioni, ma al momento non sono arrivate offerte concrete.Nonostante la volontà di cederli, questi elementi sono stati comunque convocati per la prima fase del ritiro estivo. La loro presenza al Viola Park ha motivazioni pratiche e logistiche, senza implicare un reinserimento tecnico nella rosa. La società sta valutando anche l’eventualità di dover accettare minusvalenze pur di liberare spazio salariale e ridurre il numero di giocatori a disposizione, in vista di nuovi arrivi più adatti alla visione tattica dell'allenatore.Diverso, invece, il discorso legato a una possibile uscita che avrebbe un peso ben più rilevante. Si tratta di Dodô, il cui futuro in viola resta incerto. Dopo alcune voci di riavvicinamento tra le parti, nelle ultime ore sono emersi nuovi dubbi, alimentati soprattutto dall'interesse crescente della Juventus.Il club bianconero, che sta adattando la rosa al 3-4-2-1 di Igor Tudor, considera il brasiliano una pedina ideale per la fascia destra, ruolo in cui al momento mancano interpreti naturali. Il primo contatto tra la Juventus e Dodô risale allo scorso marzo, ma un aggiornamento della trattativa è atteso entro metà luglio.Dopo l’arrivo di Jonathan David, la dirigenza juventina ha fissato come obiettivi un esterno e un centrale difensivo. Dodô rientra nelle priorità, e non è escluso che nelle prossime settimane possa partire un vero e proprio affondo.La Fiorentina ha già messo sul tavolo una proposta di rinnovo, anche se il contratto del giocatore scade nel 2027. Tuttavia, un’offerta concreta da Torino potrebbe convincere il terzino a cambiare aria. Il presidente Commisso valuta il cartellino attorno ai 30 milioni di euro: una cifra elevata, ma che la Juventus potrebbe provare a negoziare tramite formule di pagamento più flessibili. Nel frattempo, a Firenze si preparano ad ogni scenario.

Bernabé, la Fiorentina ci prova: primi contatti, Pioli spinge per l’ex Parma

Il centrocampista piace molto al nuovo tecnico viola. Operazione ancora nelle fasi iniziali, ma i prossimi giorni saranno decisivi

La Fiorentina ha messo nel mirino Adrian Bernabé, e non è un interesse secondario. Il centrocampista del Parma è uno dei profili più richiesti da Stefano Pioli per rinforzare la mediana, e la dirigenza viola si è già mossa per sondare il terreno. I primi approcci risalgono a qualche giorno fa: Daniele Pradè ha avviato contatti preliminari con l’entourage del giocatore, ricevendo segnali incoraggianti. Il classe 2001, ex cantera di Barcellona e Manchester City, sarebbe favorevole a un trasferimento a Firenze.Al momento, però, siamo ancora nella fase esplorativa. Il vero ostacolo resta la valutazione che il Parma fa del suo gioiello: tra i 20 e i 25 milioni di euro, una cifra che in casa Fiorentina viene considerata troppo alta, almeno nella forma attuale. Per questo motivo non è stata ancora formalizzata un’offerta ufficiale.La strategia del club toscano è lavorare a una proposta che comprenda una parte fissa più contenuta e una quota significativa legata a bonus, in modo da avvicinare le richieste emiliane senza esporsi troppo in termini economici.La sensazione è che il tempo delle riflessioni stia finendo. Pioli vuole il giocatore, Bernabé ha aperto alla destinazione, e ora toccherà a Pradè capire se ci sono le condizioni per passare alla fase operativa. La prossima settimana potrebbe già essere quella decisiva per accelerare i tempi e portare il centrocampista spagnolo a indossare la maglia viola.

Fiorentina, ritiro al Viola Park tra tifosi e allenamenti: si prova a ricreare l’atmosfera di Moena

Mercato: Kean tra Inghilterra e Turchia, ma la Fiorentina è pronta a rilanciare

La preparazione estiva della Fiorentina per la stagione 2025 si svolgerà interamente al Viola Park di Bagno a Ripoli. Pur mancando la cornice alpina della Val di Fassa, dove la squadra era solita ritirarsi tra il 2012 e il 2022 (escludendo il periodo del Covid), la società viola punta a mantenere viva la tradizione: allenamenti, partite, eventi e contatto diretto con i tifosi.Il programma prevede due sessioni giornaliere: quella mattutina si terrà a porte chiuse, mentre alcune sedute pomeridiane (15, 16, 18, 19, 22 e 23 luglio) saranno accessibili al pubblico. L’obiettivo è ricreare, almeno in parte, l’atmosfera conviviale dei ritiri montani, diventati negli anni un appuntamento fisso per i sostenitori viola.Rispetto ai precedenti due anni, l’apertura verso i tifosi è più marcata. Nel 2023, l’impianto non era ancora del tutto operativo, costringendo Italiano a una preparazione "blindata". L’anno successivo, Palladino concesse qualche apertura. Ora con il ritorno di Stefano Pioli, atteso nei prossimi giorni per firmare un triennale da 3 milioni a stagione, il legame con la piazza sembra al centro del progetto tecnico e comunicativo.Intanto, sul fronte del calciomercato, tiene banco il nome di Moise Kean. Il Galatasaray ha manifestato interesse, soprattutto dopo il rallentamento della trattativa per Victor Osimhen. Non è ancora arrivata un’offerta ufficiale da Istanbul, al contrario dell’Al Qadsiah che ha già messo sul tavolo una proposta da 15 milioni di euro a stagione per tre anni. Il club turco, però, è pronto a pagare la clausola rescissoria in due tranche da 26 milioni.Nel frattempo, i media inglesi riportano un possibile affondo del Manchester United, che il 9 agosto affronterà la Fiorentina in amichevole all’Old Trafford. I Red Devils sono visti come il reale concorrente nella corsa al centravanti, che però non ha ancora preso una decisione definitiva.Se Kean dovesse scegliere di restare a Firenze, dove ha ritrovato continuità segnando 25 gol, la società sarebbe pronta a blindarlo con un nuovo contratto: proroga fino al 2031 e stipendio raddoppiato a 4 milioni annui, lo stesso ingaggio che ai tempi fu riservato solo a Franck Ribéry. Pioli, che ha avuto già diversi contatti telefonici con l’attaccante, spera di poter contare ancora su di lui per l’inizio della nuova stagione.

Pioli torna a Firenze: una nuova Fiorentina prende forma

L’allenatore inaugura il suo secondo ciclo in viola, con un progetto ambizioso, rinforzi mirati e un’identità tattica già definita

Dopo sei anni, Stefano Pioli fa il suo ritorno sulla panchina della Fiorentina. Il tecnico emiliano riparte da dove aveva lasciato, questa volta con un progetto tecnico più strutturato e con una rosa già impostata per valorizzare il suo stile di gioco. Il suo ritorno è stato anticipato dall’arrivo di Edin Dzeko, segnale forte di un cambiamento imminente e ambizioso.Il nuovo corso della Fiorentina è ufficialmente iniziato con un’intesa definitiva tra club e allenatore, siglata dopo gli ultimi ritocchi al contratto. Il modulo di riferimento sarà il 3-5-2, che Pioli ha già iniziato a modellare dietro le quinte, e che adesso potrà plasmare a pieno regime al Viola Park.In difesa, c’è continuità: confermati Pongracic, Pablo Marí, Ranieri (neo-capitano), il giovane Comuzzo e l’ultimo arrivo Viti. Ancora da chiarire il futuro di Valentini, mentre tra i pali spicca il rinnovo fino al 2028 per David De Gea, portiere di livello internazionale.Il centrocampo sarà il fulcro della Fiorentina targata Pioli. Fagioli è arrivato per 13,5 milioni, Fazzini per circa 10, mentre l’obiettivo dichiarato resta Bernabé del Parma: per lui il club sarebbe pronto a investire altri 20 milioni. Se l’operazione andasse a buon fine, la mediana viola rappresenterebbe un investimento superiore ai 40 milioni, a conferma di una precisa identità di gioco basata sul possesso palla e sulla qualità tecnica. Sugli esterni la rosa è ampia e ben assortita: Dodô, Sottil e Fortini a destra; Gosens e Parisi a sinistra. In caso di cessione del brasiliano, valutato circa 30 milioni, ci sarà comunque un rimpiazzo all’altezza.In attacco la Fiorentina si affida ancora a Moise Kean (clausola permettendo), protagonista di una stagione da 25 reti. Accanto a lui ci saranno Gudmundsson (appena riscattato per 13 milioni), il veterano Dzeko e il possibile arrivo di Sebastiano Esposito, promessa in rampa di lancio.Con una rosa solida, un tecnico esperto e un’identità tattica già tracciata, la Fiorentina si prepara a essere protagonista in Italia e in Europa. Il secondo capitolo della storia tra Pioli e la Viola è iniziato, e le ambizioni non mancano.

Fiorentina, svolta Sottil: Pioli cambia rotta e lo mette alla prova

Il nuovo modulo, la concorrenza interna e il mercato in movimento: la Viola investe sul rilancio di Sottil, senza perdere di vista Piccoli e il nodo Kean

Una visione alternativa, che potrebbe segnare un punto di svolta. La Fiorentina e Stefano Pioli, infatti, hanno deciso di non mettere immediatamente sul mercato Riccardo Sottil. Al contrario, è stata presa la decisione di puntare su di lui per almeno un mese, così da valutare se questo sia finalmente il momento giusto per assistere al tanto atteso salto di qualità.Sottil ha collezionato finora 138 presenze e 15 reti con la maglia viola, in una carriera che finora ha oscillato tra il talento inespresso e il desiderio di affermarsi definitivamente. Le sue potenzialità non sono mai state in discussione, ma tra promesse non mantenute e occasioni sfumate – come la deludente parentesi in prestito al Milan lo scorso inverno – la definitiva consacrazione è rimasta finora lontana.Ora, però, lo scenario tattico cambia: l’introduzione del 3-5-2 da parte di Pioli, che ha ereditato la panchina della Fiorentina, potrebbe offrire a Sottil una nuova occasione. In particolare, l’incertezza legata al rinnovo di Dodò crea una possibile apertura per l’impiego dell’ex Cagliari come esterno a tutta fascia. È proprio in questa posizione che l’allenatore intende testarlo, per capire se possa trasformarsi in una risorsa utile, soprattutto in fase offensiva, nei pressi dell’area avversaria.Non sarà però l’unico a contendersi quella zona di campo. A insidiarlo ci sarà Nicolò Fortini, classe 2006, che rientra alla base dopo un’ottima stagione in prestito alla Juve Stabia. Il giovane esterno è stato ufficialmente aggregato alla prima squadra, come confermato dal direttore sportivo Daniele Pradè, e sarà in piena corsa per un posto da vice-Dodò.Nel frattempo, il club viola non rallenta sul mercato, con l’obiettivo di rafforzare il reparto offensivo indipendentemente da come evolverà la situazione di Moise Kean. La Fiorentina sta monitorando con attenzione l’evoluzione del caso Roberto Piccoli, attaccante che il Cagliari ha recentemente riscattato dall’Atalanta.Piccoli ha vissuto un’annata di crescita in Sardegna, e ora il suo cartellino è valutato circa 30 milioni di euro dal club del presidente Giulini. Una cifra importante che, per il momento, tiene Fiorentina e Roma alla finestra, in attesa di capire se ci saranno margini per un affondo concreto.

La Fiorentina prepara il mercato: occhi puntati su Esposito, Comuzzo nel mirino del Milan

Il club viola lavora su entrate e uscite: il giovane attaccante dell’Inter è un obiettivo concreto, ma prima serve liberare spazio. Intanto, si valutano offerte per Comuzzo, valutato oltre 30 milioni

La Fiorentina è attiva sul mercato estivo, con diverse operazioni in cantiere, sia in entrata che in uscita. Uno dei principali nomi sul taccuino della dirigenza gigliata è quello di Sebastiano Esposito, attaccante dell’Inter reduce da una stagione positiva e ormai vicino alla scadenza contrattuale con i nerazzurri. Il giocatore, infatti, ha un solo anno rimanente nel suo accordo con il club milanese, e l’Inter sa di dover trovare una soluzione prima di perderlo a parametro zero.L’interesse della Fiorentina è concreto, anche se l’affare non è ancora entrato nella fase decisiva. La valutazione complessiva dell’operazione si aggira sotto i 10 milioni di euro. La strategia del direttore sportivo Daniele Pradè sarebbe quella di chiudere intorno ai 7 milioni di parte fissa, aggiungendo bonus legati a presenze o rendimento. Tuttavia, il club viola prima di affondare il colpo deve completare alcune operazioni in uscita, necessarie sia per questioni tecniche che economiche.Il principale ostacolo alla chiusura dell’operazione Esposito è rappresentato dalla posizione di Lucas Beltrán. L’argentino non ha mai pienamente convinto e potrebbe lasciare Firenze per fare spazio proprio all’ex Bari e Anderlecht. La Fiorentina ha recentemente rifiutato un’offerta di prestito da parte del River Plate, club dove Beltrán ha già giocato, preferendo cercare una soluzione sul mercato europeo. L’idea è di cederlo a titolo definitivo o, in alternativa, con la formula del prestito con obbligo di riscatto.La richiesta per il cartellino dell’attaccante sudamericano si aggira tra i 10 e i 12 milioni di euro, una cifra che consentirebbe ai gigliati di recuperare parte dell’investimento fatto la scorsa estate. La priorità della società resta quella di trovare una sistemazione che accontenti anche il giocatore, ancora poco convinto dal ritorno in Argentina.Parallelamente al dossier Esposito-Beltrán, la Fiorentina deve tenere sotto controllo anche alcune possibili cessioni di elementi giovani ma già appetiti sul mercato. Tra questi spicca Pietro Comuzzo, difensore centrale classe 2005, che ha attirato l’attenzione di diversi club italiani e stranieri. In particolare, il Milan avrebbe manifestato un forte interesse, anche se per avanzare concretamente con l’operazione dovrà prima liberare uno slot tra i centrali a disposizione.Il valore del giovane talento viola è elevato: si parla di una cifra non inferiore ai 30 milioni di euro, un prezzo che riflette la considerazione che la Fiorentina ha per il calciatore. Basti pensare che lo scorso gennaio il presidente Rocco Commisso ha detto "no" a un’offerta da 35 milioni proveniente dal Napoli, ritenendola insufficiente. In ogni caso, il recente rinnovo di contratto firmato dal giocatore garantisce al club toscano una posizione di forza nelle trattative future.La sessione estiva, dunque, si preannuncia intensa per i dirigenti viola, chiamati a costruire una rosa competitiva per la stagione 2025/26, bilanciando le esigenze economiche con quelle tecniche.

Fiorentina, verso la nuova era con Pioli: Andrea Tarozzi possibile vice allenatore

L’ex difensore viola tra i candidati per affiancare Stefano Pioli sulla panchina: esperienza, fedeltà e un passato importante con la maglia gigliata

Con l’annuncio ufficiale dell’ingaggio di Stefano Pioli ormai imminente, la Fiorentina sta definendo gli ultimi dettagli legati allo staff tecnico che lo accompagnerà nella nuova avventura in viola. Una delle posizioni ancora da assegnare è quella del vice allenatore, ruolo chiave rimasto vacante dopo il passo indietro di Luciano Vulcano, che ha scelto di tentare la carriera da primo allenatore, e la separazione con Giacomo Murelli, storico braccio destro di Pioli, oggi nello staff del Cagliari insieme a Pisacane.In questo contesto, prende quota una soluzione interna e dal sapore nostalgico per i tifosi: Andrea Tarozzi. Ex difensore della Fiorentina tra il 1997 e il 2002, Tarozzi ha vissuto da protagonista una fase importante della storia del club, contribuendo anche alla conquista della Coppa Italia nel 2001.Terminata la carriera da calciatore, si è distinto come allenatore in seconda, lavorando in diverse piazze del calcio italiano. Ha collaborato a lungo con Fulvio Pea in realtà come Sassuolo, Padova e Juve Stabia, per poi affiancare Roberto D’Aversa in più esperienze (Parma, Sampdoria), fatta eccezione per l’ultima tappa a Empoli. La sua più recente avventura lo ha visto al fianco di Salvatore Bocchetti nella travagliata parentesi a Monza.Ora per lui potrebbe concretizzarsi un ritorno in grande stile a Firenze, questa volta in panchina, accanto a un tecnico esperto come Pioli, per contribuire a scrivere un nuovo capitolo nella storia del club gigliato.

Fiorentina, scatta l’allarme esuberi: 20 rientri in prestito e ingaggi da sfoltire

Tra Fair Play Finanziario e nuovi obiettivi a centrocampo, il club viola è chiamato a una gestione oculata del monte stipendi e a cessioni strategiche prima di nuove entrate

Tra pochi giorni, molti dei giocatori che la Fiorentina aveva ceduto in prestito faranno ritorno al Viola Park, ma difficilmente troveranno spazio nella rosa di Stefano Pioli. Il problema principale non è solo il numero dei rientri — ben 20 calciatori — ma l'impatto che questi avranno sul monte stipendi, un parametro da tenere sotto strettissimo controllo per rispettare i vincoli imposti dal Fair Play Finanziario.Sette di questi rientri rappresentano una voce importante nel bilancio economico della società, avendo un ingaggio netto superiore al milione di euro: Kouamé percepisce 1,7 milioni, seguono Brekalo, Ikoné e Nzola con 1,5 milioni, Barak con 1,4, Sottil con 1,1 e Valentini con 1. A questi si aggiungono Sabiri e Christensen, che guadagnano 800mila euro, e Infantino con 400mila. Complessivamente, si tratta di un peso netto da 11,7 milioni, che lordi si traduce in una cifra quasi doppia e che, a partire dal 1° luglio, graverà in modo significativo sul bilancio della società.In quest’ottica, la priorità per la Fiorentina non sarà tanto quella di vendere per fare cassa — la liquidità non manca — quanto piuttosto di ridurre i costi fissi legati agli stipendi, così da potersi permettere nuovi innesti con profili anche importanti ma economicamente sostenibili.Uno degli obiettivi in mediana resta Bernabé del Parma: il club emiliano ha già ricevuto i primi sondaggi da parte dei viola, ma la valutazione da 25 milioni ha spinto la dirigenza a guardarsi intorno in cerca di alternative più convenienti. La Fiorentina punta ad aggiungere almeno due nuovi centrocampisti, e l’idea è quella di regalarne uno a Pioli già entro il raduno estivo.Tra i nomi più concreti c'è quello di Hamed Junior Traorè, che nel 2019 era vicinissimo alla maglia viola ma non superò le visite mediche nel trasferimento previsto dall’Empoli. Dopo una stagione positiva in prestito all'Auxerre — dove ha segnato 10 gol e fornito 2 assist in 26 partite — l’ivoriano è tornato al Bournemouth, che è disposto a cederlo per una cifra tra i 10 e i 15 milioni di euro. Il suo ingaggio rientra nei parametri viola e il giocatore, tecnico e versatile, rappresenta un profilo ideale per gli schemi di Pioli.Oltre a Traorè e Bernabé, il club toscano tiene sotto osservazione anche Richard Rios del Palmeiras e Morten Frendrup del Genoa. Entrambi però presentano ostacoli legati al prezzo del cartellino: il colombiano, protagonista al Mondiale per Club, è valutato circa 30 milioni e per ora la società attende segnali di apertura su un possibile sconto. Situazione simile per il danese, seguito già da gennaio: il Genoa all’epoca fissò un prezzo elevato, ma i buoni rapporti tra i due club — rinsaldati dall’operazione Gudmundsson — potrebbero favorire una futura trattativa.In sintesi, la Fiorentina è chiamata a un’estate di equilibri tra alleggerimento del monte ingaggi e innesti funzionali, con l’obiettivo di consegnare a Pioli una rosa qualitativamente all’altezza e sostenibile dal punto di vista economico.

Edoardo Bove pronto al ritorno: si apre uno spiraglio per il centrocampista giallorosso

Superati gli ultimi esami medici, Bove potrebbe presto tornare a giocare: resta solo un ultimo test. Tre le opzioni per il suo futuro, tra Roma, estero e un possibile ritorno a Firenze

Dopo mesi di attesa e incertezza, Edoardo Bove può finalmente guardare al futuro con un cauto ottimismo. Il giovane centrocampista, costretto a fermarsi per un problema cardiaco che aveva fatto temere il peggio, è ora vicinissimo a ricevere il via libera per tornare a calcare i campi da gioco.Gli ultimi accertamenti clinici hanno dato esito negativo, confermando un miglioramento decisivo delle sue condizioni. Resta da superare solo un ultimo controllo medico, considerato più una formalità che un vero ostacolo. Se anche questo dovesse andare come previsto, Bove sarà ufficialmente idoneo per riprendere l’attività agonistica. Una notizia estremamente positiva, e per certi versi sorprendente, che restituisce speranza e prospettive a un ragazzo rimasto troppo a lungo ai margini a causa di un malore improvviso.Dal 1° luglio, il giocatore tornerà a tutti gli effetti un calciatore della Roma. La Fiorentina, infatti, non ha esercitato il diritto di riscatto previsto al termine del prestito, lasciando il futuro del centrocampista nelle sue mani e in quelle del club capitolino. A questo punto, si delineano tre possibili scenari per il suo futuro professionale.La prima ipotesi è una permanenza in giallorosso, dove ritroverebbe un ambiente familiare e potrebbe essere reinserito gradualmente nel gruppo. La seconda strada porta all’estero, dove le normative sull’impiego di atleti con defibrillatori sottocutanei potrebbero essere meno restrittive rispetto all’Italia. Infine, c’è la possibilità di un nuovo prestito alla Fiorentina. Tuttavia, in questo caso, permangono le incognite legate alla normativa vigente nel nostro Paese, che attualmente impedirebbe a Bove di scendere in campo proprio a causa del dispositivo salvavita impiantato.Non è escluso, tuttavia, che nei prossimi mesi possano arrivare novità sul fronte regolamentare. Un eventuale aggiornamento delle linee guida mediche e federali potrebbe infatti riaprire le porte del calcio italiano a chi, come Bove, convive con un defibrillatore ma ha superato tutti i controlli necessari per essere considerato idoneo.In attesa dell’ultimo semaforo verde, Edoardo Bove può tornare a sorridere. La strada è stata lunga e difficile, ma ora davanti a lui si profila un nuovo inizio. E a decidere sarà, finalmente, anche il suo cuore.

Pioli pronto a riprendersi la Fiorentina: nuovi scenari a centrocampo e strategie di mercato

Dopo l'addio all'Al Nassr, il tecnico emiliano si prepara a tornare a Firenze, rifiutando la panchina della Nazionale. Priorità al centrocampo, tra suggestioni di mercato e nomi caldi per rafforzare la rosa

Stefano Pioli è ormai prossimo a tornare sulla panchina della Fiorentina, club che aveva già guidato tra il 2017 e il 2019. Dopo la breve esperienza all’Al Nassr, il tecnico emiliano è pronto a riprendere il timone viola, preferendo il progetto fiorentino a quello della Nazionale, che lo aveva inserito tra i candidati principali per la successione a Luciano Spalletti, insieme a Claudio Ranieri.La scelta di Pioli di declinare la proposta della Federazione Italiana Gioco Calcio dimostra quanto l’allenatore sia determinato a riabbracciare la Fiorentina. Il legame con il club toscano non si è mai interrotto completamente: nei mesi scorsi, Pioli ha infatti mantenuto un contatto costante con il direttore sportivo Daniele Pradè, contribuendo alle prime operazioni di mercato, segno evidente di una programmazione condivisa e mirata.Il nuovo ciclo riparte con una priorità ben chiara: rafforzare il centrocampo. Sebbene l’arrivo di Jacopo Fazzini dall’Empoli rappresenti un primo passo, il reparto di mediana necessita ancora di innesti di spessore. I rientri dai prestiti hanno infatti ridotto le opzioni a disposizione e il club viola si è già mosso per cercare rinforzi di qualità.Tra i profili seguiti con attenzione, spiccano quelli di Nicolò Rovella e Morten Frendrup. Il primo, attualmente alla Lazio, rappresenterebbe un colpo di grande spessore, ma la clausola rescissoria fissata a 50 milioni di euro rende l’operazione complessa. Frendrup, invece, ha costi elevati ma non proibitivi: i buoni rapporti tra Fiorentina e Genoa, come dimostrato nell'affare Gudmundsson, potrebbero agevolare una trattativa.Un nome più accessibile potrebbe essere quello di Tino Anjorin, centrocampista dell’Empoli. In questo caso, le relazioni positive con il presidente Fabrizio Corsi potrebbero giocare un ruolo decisivo nella riuscita dell’operazione. Anjorin ha un profilo interessante, giovane ma già rodato in Serie A, e si adatterebbe bene alle richieste tecniche di Pioli.Tuttavia, il sogno del tecnico emiliano sembra essere un altro: Richard Rios, mediano classe 2000 attualmente in forza al Palmeiras. Il brasiliano è impegnato nel Mondiale per club e, in passato, è già stato accostato alla Fiorentina. Il suo arrivo porterebbe fisicità e qualità nella zona centrale del campo, ma resta da capire quanto il club sudamericano sia disposto a trattare.Un’altra pista che sta prendendo quota è quella che porta a Martín Payero dell’Udinese. L’argentino, apprezzato anche dalla Lazio, è al centro di un interesse crescente. Tuttavia, il club biancoceleste è attualmente frenato da problematiche burocratiche legate alla Covisoc, il che potrebbe offrire alla Fiorentina un’occasione per inserirsi in vantaggio nella corsa al giocatore.Non manca poi l’interesse per Adrian Bernabé, centrocampista spagnolo di proprietà del Parma e con un passato nelle giovanili del Manchester City. Il giocatore piace molto a Pioli per la sua duttilità e visione di gioco. Il Parma ha già fatto sapere di valutare il calciatore attorno ai 20 milioni di euro, cifra importante ma non fuori portata per i viola, soprattutto in caso di cessioni eccellenti.Infine, sullo sfondo rimane la suggestione Ismaël Bennacer, attualmente al Milan. Il centrocampista algerino rappresenterebbe un innesto di livello internazionale, ma l’alto ingaggio — circa 4 milioni di euro annui — frena l’entusiasmo della dirigenza gigliata.In attesa dell’annuncio ufficiale di Pioli come nuovo allenatore della Fiorentina, la società sta già lavorando intensamente per garantirgli una rosa all’altezza delle ambizioni. Il centrocampo è il cuore del progetto e sarà il primo reparto a essere rivoluzionato, con nomi ambiziosi e un’identità tecnica che dovrà riflettere le idee del nuovo (vecchio) tecnico viola.

Fiorentina, nasce una nuova era: Pioli dirige il mercato da lontano

Il tecnico lavora da remoto in attesa del rientro a Firenze, mentre la squadra prende forma tra acquisti mirati e decisioni strategiche

Una Fiorentina che si rinnova, ma con un allenatore ancora lontano. Stefano Pioli sarà il volto guida della nuova stagione viola, anche se per il momento non ha ancora fatto ritorno a Firenze. La sua presenza si fa comunque sentire: il tecnico, in costante contatto con la dirigenza, sta seguendo da remoto ogni passo della costruzione della squadra.In attesa di tornare fisicamente in Italia, Pioli ha già dettato le sue linee guida: mercato veloce, arrivi di qualità e scelte decise. Finora il club ha messo a segno tre colpi significativi e ha riscattato Gudmundsson, uno degli obiettivi chiave richiesti dall'allenatore. Le prime firme, tra cui Fazzini e Viti, portano l’impronta del tecnico, mentre il carisma di Pioli ha avuto un ruolo cruciale anche nella scelta di Edin Dzeko, convinto dopo diversi contatti telefonici.Dietro le quinte, Pioli opera quasi come una figura-ombra, presente in ogni scelta ma ancora lontano fisicamente. Un approccio che ricorda quello di Mourinho: leadership a distanza, ma impatto evidente sul progetto.Il nodo della sua assenza? Una questione fiscale. Pioli ha appena concluso la sua avventura con l’Al-Nassr, salutato ufficialmente anche da Cristiano Ronaldo. Per poter beneficiare del regime fiscale arabo – che prevede una tassazione del solo 2% per i lavoratori stranieri – dovrà restare in Arabia Saudita fino al completamento dei 183 giorni minimi richiesti nell’anno solare. Il suo arrivo a Riyadh risale a settembre, quindi potrà lasciare il Paese solo all’inizio di luglio.L’ingaggio da 18,5 milioni di euro lordi rende questa mossa strategicamente vantaggiosa per l’allenatore. L’annuncio ufficiale del suo ritorno alla Fiorentina, salvo sorprese, è atteso per il 3 luglio. Da quel momento, Pioli sarà pronto a prendersi le redini della squadra anche sul campo.

Jacopo Fazzini alla Fiorentina: un talento toscano per il nuovo corso viola

Un'operazione costruita nel tempo per portare a Firenze l'ennesimo talento del calcio italiano

La Fiorentina ha ormai virtualmente chiuso l’accordo per l’arrivo di Jacopo Fazzini, centrocampista classe 2003 cresciuto nel settore giovanile dell’Empoli e oggi tra i profili più interessanti del panorama italiano Under 21. La trattativa, avviata da tempo, ha conosciuto un'accelerazione decisiva nelle ultime ore, portando le due società a un’intesa che soddisfa entrambe le parti. La cifra concordata è di circa 10 milioni di euro, con ulteriori 2 milioni legati a bonus. Manca soltanto l’ufficialità, che arriverà al termine dell’impegno del calciatore con la Nazionale Under 21 all’Europeo in Slovacchia.Si tratta di un’operazione importante sotto diversi punti di vista. Non solo per il valore tecnico del giocatore, ma anche per le implicazioni emotive e simboliche che porta con sé: Fazzini, originario di Capezzano Pianore, nel cuore della Versilia, è un autentico tifoso viola sin da bambino. Il suo passaggio alla Fiorentina rappresenta, in un certo senso, la realizzazione di un sogno. Dopo otto anni trascorsi all’Empoli, tra settore giovanile e prima squadra, è pronto a scrivere una nuova pagina della sua giovane carriera, a soli 22 anni.La Fiorentina non è arrivata per prima sul talento empolese, ma è certamente il club che ha lavorato con maggiore costanza e convinzione per assicurarselo. Già lo scorso gennaio, la società viola aveva tentato l’affondo decisivo, ma in quell’occasione la trattativa si arenò a causa delle richieste economiche dell’Empoli, allora ancora in corsa per la salvezza. La retrocessione maturata a fine stagione ha però cambiato le carte in tavola, spingendo il presidente Fabrizio Corsi a rivedere al ribasso le proprie pretese.La concorrenza, nel frattempo, non era mancata: Bologna, Lazio e Napoli avevano tutti manifestato interesse per il centrocampista. Tuttavia, la volontà del giocatore di approdare a Firenze ha fatto la differenza. In contatto continuo con l’entourage viola anche durante gli impegni internazionali, Fazzini ha fatto sapere fin da subito di preferire la destinazione gigliata, anche per via del legame affettivo con la maglia e la città.Sul piano tecnico, Fazzini è un centrocampista completo, capace di abbinare visione di gioco, corsa e qualità nelle giocate. A soli 22 anni ha già collezionato 72 presenze in Serie A, con 5 reti all’attivo. Il suo debutto tra i professionisti è avvenuto a San Siro contro l’Inter, uno dei palcoscenici più difficili del calcio italiano, e da quel momento ha saputo ritagliarsi uno spazio sempre più importante nella formazione azzurra.Nonostante la giovane età, il giocatore vanta una notevole maturità tattica. Questo lo ha reso un punto di riferimento per la Nazionale Under 21, dove figura tra gli elementi più esperti e continui. Il suo stile di gioco è stato spesso paragonato a quello di Luka Modric, al punto che sui social è già stato ribattezzato “il Modric della Versilia”. Un soprannome che, pur con le dovute proporzioni, restituisce bene l’idea delle sue caratteristiche tecniche e del suo potenziale futuro.L’arrivo di Fazzini alla Fiorentina si inserisce perfettamente nella strategia del club toscano, da anni attento a valorizzare giovani talenti italiani e stranieri. Il centrocampista firmerà un contratto quinquennale e si aggiungerà a una rosa che punta a consolidarsi nella parte alta della classifica e a ritagliarsi uno spazio stabile in Europa.Con l’ingaggio di Fazzini, la società viola colma anche una lacuna simbolica: sarà infatti il primo toscano della rosa dopo diversi anni, un dettaglio non secondario per una tifoseria molto legata all’identità territoriale. Un ritorno alle radici, in un certo senso, che va di pari passo con la volontà di investire su un progetto tecnico ambizioso ma sostenibile.Curioso il parallelo con Riccardo Saponara, anche lui passato da Empoli a Firenze e indicato dallo stesso Fazzini come una sorta di mentore. I due hanno condiviso lo spogliatoio e, per certi versi, una traiettoria professionale simile. Ma se Saponara ha alternato alti e bassi nella sua esperienza in maglia viola, Fazzini arriva con la consapevolezza di dover subito dimostrare il proprio valore, forte però di una maggiore continuità finora mostrata nella massima serie.Il trasferimento di Jacopo Fazzini alla Fiorentina è più di una semplice operazione di mercato: è il simbolo di un ritorno alle origini, di un progetto sportivo che vuole coniugare qualità, territorialità e crescita. I viola si assicurano un talento autentico, pronto per il grande salto, mentre l’Empoli saluta uno dei suoi gioielli più preziosi. E per il giovane centrocampista, cresciuto tra la sabbia della Versilia e i campi della Serie A, si apre finalmente il capitolo più atteso della sua carriera.

Fiorentina, Pioli spinge per Fazzini: l’Empoli chiede 15 milioni

Le parti si cercano e si vogliono. Ecco la bozza dell'accordo

Stefano Pioli, futuro allenatore della Fiorentina, è già pienamente coinvolto nella costruzione della nuova squadra, nonostante la distanza fisica dal centro operativo viola. La dirigenza gigliata è al lavoro per modellare un organico che rispecchi le richieste del tecnico emiliano, atteso a Firenze nei primi giorni di luglio.Uno dei nomi più caldi sul taccuino dei dirigenti è quello di Jacopo Fazzini, giovane talento dell’Empoli. Il classe 2002, originario della Toscana, rappresenta un profilo che piace molto: tecnico, versatile e con una buona esperienza nella massima serie alle spalle (72 presenze nelle ultime tre stagioni). La Fiorentina, dopo l’ingaggio di un giocatore esperto come Edin Džeko, è ora alla ricerca di un elemento più dinamico e futuribile, e Fazzini incarna perfettamente queste caratteristiche.Il club viola ha mosso i primi passi concreti per anticipare la concorrenza: il centrocampista è attratto dalla prospettiva di approdare a Firenze e sarebbe già stata abbozzata un’intesa tra le parti. L’Empoli, però, spara alto e parte da una valutazione di 15 milioni di euro. Una cifra ritenuta negoziabile, anche grazie alla volontà del calciatore di compiere il salto in un club di maggior prestigio.Fazzini si è messo in luce nel finale di stagione, giocando con personalità anche nel ruolo di trequartista, sia in campionato che con l’Under 21. Pioli vedrebbe in lui un elemento prezioso per la mediana, capace di ricoprire diverse posizioni grazie alla sua intelligenza tattica e alla rapidità d’adattamento.

Nicolò Fagioli al centro della nuova Fiorentina targata Pioli: sarà lui il fulcro del centrocampo nel 4-2-3-1

Intanto Dzeko sembra essere ad un passo dalla Fiorentina: sarà lui il vice Kean

Stefano Pioli ha intenzione di sfruttare appieno le qualità di Fagioli, impiegandolo non più come semplice regista o mezzala adattata, ma come centrocampista a tutto campo. La combinazione tra tecnica raffinata e lettura del gioco rende Fagioli il candidato ideale per occupare uno dei due slot centrali del nuovo assetto tattico, dove potrà far valere al meglio la sua intelligenza calcistica.Il suo primo periodo a Firenze non è stato dei più semplici. I continui cambi di modulo hanno spesso impedito a Fagioli di trovare continuità e di esprimere tutto il suo potenziale. Arrivato con l’idea di essere impiegato nel 4-2-3-1, ha invece dovuto adattarsi a esigenze diverse, trovandosi spesso fuori posizione o chiamato a coprire ruoli d’emergenza. L’approdo della squadra al 3-5-2, poi, ha ulteriormente complicato il suo inserimento, costringendolo a un maggiore dispendio difensivo, che inevitabilmente ha limitato la sua creatività. Tuttavia, nella seconda metà di stagione, Fagioli ha dato segnali incoraggianti, prendendo fiducia e contribuendo con buone prestazioni all’andamento positivo della Fiorentina.Nonostante le difficoltà iniziali, la società ha sempre creduto nel talento del centrocampista ex Juventus. Tanto che il riscatto, inizialmente opzionale, è diventato obbligatorio con la qualificazione alla Conference League: 13,5 milioni l’investimento effettuato per assicurarselo definitivamente. Il club lo vede come punto di riferimento per gli anni a venire, un giocatore chiave su cui costruire il progetto tecnico del futuro.Parallelamente, si avvicina sempre più l’arrivo di Edin Džeko. L’attaccante bosniaco, in uscita dal Fenerbahce, è uno degli obiettivi principali della dirigenza viola. A lui sarebbe stato proposto un contratto biennale: un affare a parametro zero che aggiungerebbe esperienza, personalità e gol al reparto offensivo. Su Džeko c’è anche l’interesse del Bologna di Vincenzo Italiano, ma al momento i rossoblù sembrano in posizione più defilata rispetto alla Fiorentina.L’idea di portarlo a Firenze era già emersa durante la finestra invernale, quando Džeko era stato individuato come possibile vice-Kean. L’operazione però era legata alla partenza di Lucas Beltrán, che poi non si è concretizzata. Ora lo scenario è cambiato: con Džeko svincolato e pronto a una nuova avventura, la Fiorentina vuole cogliere l’occasione per assicurarsi un centravanti di qualità.Ma il mercato viola in attacco non si ferma al nome del bosniaco. Restano aperti anche altri fronti. I nomi caldi sono quelli di Nikola Krstović del Lecce e Andrea Pinamonti, oggi al Genoa dopo il trasferimento dal Sassuolo. Proprio con il club ligure è previsto un incontro nelle prossime settimane, inizialmente per discutere del futuro di Albert Guðmundsson. Tuttavia, durante il dialogo potrebbe emergere anche la possibilità di trattare l’ex attaccante neroverde, autore di 10 reti nell’ultima stagione.L’obiettivo è definito: trovare un’alternativa di valore a Kean, in vista di una stagione che vedrà la Fiorentina impegnata su più fronti, inclusa la Conference League. Ecco dunque delinearsi i primi due tasselli dell’organico che Stefano Pioli vuole plasmare: Nicolò Fagioli come cervello della mediana, e un centravanti esperto da affiancare all’ex juventino. Due certezze – una già presente, l’altra in arrivo – su cui la nuova Fiorentina potrà costruire la propria identità.

Fiorentina - Pioli: solo una questione di tempo

Si riparte dal 4-2-3-1? Sottil e Ikoné possibili protagonisti dell'estate viola

Tra le prime otto della scorsa Serie A, soltanto la Fiorentina non ha ancora ufficializzato l’allenatore per la prossima stagione. Mentre Napoli, Inter, Atalanta, Juventus, Roma, Lazio e Milan hanno già definito il proprio assetto tecnico – chi confermando, chi cambiando guida – il club viola è ancora in attesa dell'annuncio formale. In realtà, una decisione interna è già stata presa: Stefano Pioli sarà il nuovo allenatore.Tuttavia, non mancano ostacoli da superare. L’ex tecnico del Milan è attualmente legato all’Al Nassr da un contratto annuale del valore di 12 milioni di euro, e al momento non si è ancora trovata una soluzione per liberarlo dall’impegno con il club saudita. Inoltre, per motivi legati al regime fiscale, Pioli dovrà restare in Arabia fino al 2 luglio prima di poter formalizzare il suo ritorno in Italia.Nel frattempo, la Fiorentina tiene aperta qualche porta alternativa, pur con minor convinzione. I nomi di Francesco Farioli e Thiago Motta restano sullo sfondo, ma all’interno della società sembra prevalere l’ottimismo sull’arrivo di Pioli. L’inizio della nuova stagione è previsto per il 14 luglio al Viola Park, e per l’allenatore emiliano si starebbe preparando un contratto triennale – oppure biennale con opzione – da 3 milioni di euro a stagione più bonus. L’intento è ambizioso: costruire un progetto duraturo, con l’obiettivo dichiarato di portare la squadra a lottare per un posto in Champions League, desiderio fortemente espresso da una tifoseria reduce da un’annata conclusa tra tensioni e proteste.Una volta insediatosi, Pioli dovrà intervenire su più fronti, a partire dall’assetto tattico. Il suo schema preferito, il 4-2-3-1, potrebbe rimettere in discussione alcune scelte fatte in passato e dare nuova linfa a giocatori rientranti dai prestiti, ritenuti finora non pienamente funzionali al progetto tecnico.Tra i nomi che torneranno a disposizione c’è Nicolas Valentini, reduce dall’esperienza al Verona. Tra gli esterni, potrebbero essere valutate con maggiore attenzione le situazioni di Riccardo Sottil – che conosce bene Pioli – e Jonathan Ikoné, il cui futuro oscilla tra un ritorno in viola e un possibile trasferimento al Como. Resta aperta anche la questione relativa a Cristiano Biraghi, storicamente legato a Pioli, il cui riscatto è al vaglio del Torino.Torneranno alla base anche profili come Niccolò Fortini e Christian Kouamé, sebbene quest’ultimo debba ancora recuperare da un infortunio serio. Da valutare inoltre la posizione di Oliver Christensen, attualmente in prestito alla Salernitana ma sotto contratto fino al 2028: la possibilità di reintegrarlo in rosa è concreta. Al contrario, sembrano destinati all’addio elementi come Sabiri, Nzola e Barak, il cui futuro con la maglia viola appare sempre più incerto.

Fiorentina e Pioli, il ritorno si avvicina: serve ancora pazienza

Al Viola Park si lavora duramente ma con fiducia. Pioli porterà (l'ennesima) rivoluzione

Il possibile ritorno di Stefano Pioli sulla panchina della Fiorentina è un progetto che la società viola sta coltivando con attenzione e, soprattutto, con pazienza. Le complessità legate al contratto che lega l’allenatore all’Al-Nassr — tra vincoli fiscali e clausole — impongono un approccio cauto, ma i contatti tra le parti non si sono mai interrotti. Da entrambe le parti c’è la volontà di ritrovarsi e dare il via a un nuovo ciclo insieme.Nel frattempo, a Firenze si osservano anche i movimenti intorno alla Nazionale italiana. L’uscita di scena di Luciano Spalletti ha acceso le discussioni sul prossimo commissario tecnico e tra i nomi circolati era comparso anche quello di Pioli. Tuttavia, la scelta della FIGC di virare su Claudio Ranieri ha rappresentato un sospiro di sollievo per il club toscano, che rischiava di vedere sfumare il ritorno del suo obiettivo principale.L’arrivo di Pioli non rappresenterebbe solo un cambio in panchina, ma un’evoluzione dell’identità tattica della squadra. L’ex tecnico del Milan, noto per la sua capacità di adattare il modulo ai giocatori a disposizione, è pronto a portare a Firenze un calcio dinamico, organizzato e innovativo, come già aveva mostrato nella sua precedente esperienza in viola. Anche allora alternava moduli tra fase offensiva e difensiva, soluzione poi adottata da diversi altri allenatori.Il 4-2-3-1 resta il suo schema preferito, lo stesso con cui ha costruito il Milan campione d’Italia nel 2022. Alla Fiorentina potrebbe provare a replicare alcune dinamiche vincenti, puntando su nuove pedine di qualità. In cima alla lista dei desideri ci sono Moise Kean e Albert Gudmundsson. Il primo, però, è legato a una clausola rescissoria da 52 milioni di euro, valida solo in una finestra limitata di luglio, che complica non poco la trattativa. Il secondo resta un obiettivo sensibile per rinforzare la trequarti, ma anche qui servirà trattare con attenzione.In attesa degli acquisti, Pioli potrebbe comunque contare su alcune certezze: Beltran, ad esempio, e alcuni rientri dai prestiti che saranno valutati durante il ritiro estivo. La rosa andrà riadattata in base alle esigenze del nuovo allenatore, ma alcune basi sono già presenti per iniziare a costruire.Insomma, la Fiorentina si muove con determinazione ma senza fretta. La priorità è Pioli, e il traguardo sembra sempre più vicino. Manca solo l’ultimo passo — e, ancora una volta, un pizzico di pazienza.

Fiorentina, il futuro di Dodò è in bilico: Juventus in pressing, ma lo stallo sul rinnovo apre a nuovi scenari

Sarebbe l'ennesimo calciatore top in rosa a vestirsi di bianconero nell'era commisso

L’estate potrebbe portare un’importante cessione in casa Fiorentina: il futuro di Dodò è sempre più incerto e le voci di un suo possibile addio si moltiplicano. Il terzino brasiliano, uno dei profili più apprezzati in Serie A nel ruolo di esterno destro a tutta fascia, è finito nel mirino di diverse big italiane, con la Juventus in prima fila. Non mancano però gli interessamenti anche da parte di Inter e Milan, oltre a sondaggi provenienti dall’estero.Al centro della questione c’è il rinnovo di contratto, una trattativa che al momento sembra in fase di totale stallo. Il giocatore è legato alla Fiorentina fino al 2027, ma la società viola – desiderosa di blindare il suo laterale – ha da tempo proposto un prolungamento fino al 2030, con relativo adeguamento salariale. Tuttavia, l’offerta non ha mai ricevuto risposta da parte del calciatore o del suo entourage, né dopo la prima presentazione a gennaio, né dopo il secondo tentativo nel mese di marzo.Come spiegato dal direttore sportivo Daniele Pradè, la Fiorentina riteneva di aver soddisfatto le richieste del giocatore, ma ad oggi non è arrivato alcun segnale. Un silenzio che fa rumore e che inevitabilmente apre la porta a ipotesi di addio. Dodô, attualmente percepisce un ingaggio da circa 1,5 milioni netti a stagione, ma l’intesa sulle cifre per il rinnovo sembra lontana. A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le richieste dell’entourage in termini di commissioni e tempi di pagamento.In questo contesto di incertezza, la Juventus sta osservando attentamente la situazione. I bianconeri, che stanno lavorando per rinforzare le corsie laterali in vista della prossima stagione – in particolare la fascia destra – vedono in Dodô un profilo ideale per il modulo di Igor Tudor, che prevede un uso intensivo degli esterni. Attualmente a destra la Juve dispone di Timothy Weah e del giovane Huijsen, adattabile, ma entrambi considerati non ancora pronti per un ruolo da titolare fisso. Inoltre, Nico González, che pure può agire largo, è più efficace come esterno alto o sottopunta.Il prezzo fissato dalla Fiorentina per il cartellino di Dodô sarebbe intorno ai 35 milioni di euro, ma la Juventus spera di trattare su cifre comprese tra i 20 e i 25 milioni. Una valutazione che, però, difficilmente sarà accettata dal club viola, che ha dimostrato negli anni di non concedere facilmente i suoi talenti – basti pensare ai casi Chiesa, Vlahovic e Bernardeschi, tutti approdati a Torino dopo trattative complesse e onerose.Non va esclusa la possibilità di un braccio di ferro tra le parti. La Fiorentina, pur non avendo urgenza di vendere un giocatore ancora sotto contratto per tre anni, potrebbe considerare l’addio in caso di mancato rinnovo, per evitare un deprezzamento del valore nel tempo. Anche l’atteggiamento del giocatore sarà decisivo: il mancato entusiasmo verso la proposta del club potrebbe celare già un’apertura concreta a un trasferimento.In definitiva, il futuro di Dodò è più che mai incerto. La Fiorentina spera ancora di trattenerlo, ma senza un’intesa sul rinnovo, la sua permanenza appare sempre meno scontata. La Juventus osserva, pronta ad affondare il colpo in un’estate che si preannuncia movimentata anche sul fronte viola.

Fiorentina, Pioli primo nome per la panchina: offerta triennale sul tavolo

A prescindere da chi sarà il nuovo tecnico i viola ripartono da ben sei punti fermi nella rosa

Stefano Pioli è il profilo ideale per la nuova Fiorentina: esperto, ben inserito nell’ambiente viola e dotato della giusta solidità per reggere le forti pressioni che circondano attualmente il club. La dirigenza ha come obiettivo principale quello di migliorare i risultati ottenuti nell’ultima stagione, puntando a un piazzamento superiore al quinto posto: un traguardo che Pioli conosce bene e che potrebbe raggiungere ripartendo dalla solida base tecnica dell’annata appena conclusa. Altri candidati alla panchina, come Gilardino, De Rossi, Farioli, Vieira o Motta, restano più distanti nella lista delle preferenze.La Fiorentina avrebbe già avanzato un’offerta concreta all’allenatore emiliano: un contratto di tre anni con uno stipendio vicino ai tre milioni di euro a stagione. Tuttavia, permangono nodi da sciogliere, in particolare legati alla risoluzione dell’accordo ancora in essere tra Pioli e l’Al Nassr, valido fino al 2027, complicato anche da alcune problematiche di natura fiscale. Rocco Commisso, pur non avendo ancora avuto un confronto diretto con il tecnico, lo considera la prima scelta per il nuovo ciclo.Dal canto suo, Pioli guarda con interesse a un ritorno a Firenze, ma ha posto delle richieste precise. Oltre a rassicurazioni sul piano economico, vuole chiarezza sul progetto tecnico, con particolare attenzione al destino di pedine importanti come Kean, Gudmundsson e Dodô. Inoltre, ha chiesto l’inserimento di una figura dirigenziale a stretto contatto con la squadra, simile al ruolo ricoperto da Lele Oriali ai tempi di Conte, per fare da ponte tra lo staff tecnico e la società e migliorare la gestione interna del gruppo.Un altro elemento che gioca a favore di Pioli è la sua capacità di adattarsi tatticamente, qualità molto apprezzata dalla dirigenza gigliata. Il tecnico sa passare agevolmente dal 4-3-3 al 3-5-2, rendendolo l'uomo giusto per valorizzare una rosa che, con il ritorno di Valentini, potrà contare su ben sei difensori centrali.Nel frattempo, indipendentemente da chi sarà il nuovo allenatore, la Fiorentina ripartirà da almeno sei certezze. Il primo pilastro è De Gea, che ha rinnovato il contratto e sarà il punto fermo tra i pali. In difesa, saranno confermati Comuzzo e Ranieri. A centrocampo, Gosens – diventato leader dello spogliatoio – è stato riscattato, mentre Fagioli è arrivato in via definitiva dalla Juventus per 16 milioni di euro. L’ex bianconero ha voglia di rilancio e punta a un'annata da protagonista, a prescindere dalla guida tecnica. Mandragora, autore di sei gol nella stagione appena conclusa, è destinato alla conferma e si discute anche del suo prolungamento contrattuale. Per Dodô si attendono sviluppi sulla firma, mentre tutti sperano di trattenere anche Kean, nonostante la clausola rescissoria presente nel suo contratto.Almeno sette pedine fondamentali su cui costruire la Fiorentina del futuro: la permanenza o meno di questi elementi sarà indicativa delle reali ambizioni del club nella prossima stagione.

Un tesoretto da 50 milioni per lenire le delusioni e rilanciare il maercato

Pradè al lavoro per rifondare (di nuovo) la Fiorentina

La Fiorentina si ritrova in una posizione finanziaria favorevole, potendo contare su un budget di circa 50 milioni di euro da destinare al mercato estivo. Questa somma proviene in gran parte dalla scelta di non esercitare i riscatti su alcuni giocatori seguiti nella scorsa stagione: Adli, Colpani, Folorunsho e Zaniolo. Le valutazioni economiche relative a questi quattro nomi raggiungono complessivamente i 46 milioni. A questa cifra potrebbe aggiungersi un ulteriore introito di 4 milioni, legato alla possibile decisione di Cataldi di rientrare alla Lazio. In alcuni casi la decisione di non proseguire con l’acquisto è stata condivisa con i calciatori stessi, mentre in altri è dipesa unicamente dalla volontà della società. Questo patrimonio diventa ora una leva importante per potenziare l’organico, soprattutto alla luce delle mancate operazioni della precedente sessione di mercato.Parallelamente, il club ha confermato due operazioni in entrata già pianificate: si tratta dei riscatti – vincolati a determinate condizioni – di Robin Gosens, per una cifra di 7,5 milioni dall’Union Berlino, e di Nicolò Fagioli, acquistato dalla Juventus per 13,5 milioni. Entrambi sono considerati tasselli centrali nel nuovo progetto tecnico.Dopo un breve periodo di riflessione, il direttore sportivo Daniele Pradè è tornato pienamente al lavoro. Ha già curato il prolungamento contrattuale di De Gea, una delle priorità gestionali, e ora è concentrato sulla selezione del futuro allenatore, dopo la separazione da Raffaele Palladino. L’obiettivo è chiaro: allestire una rosa competitiva, valorizzando un nucleo già solido di 12-14 elementi attualmente in rosa.La pianificazione del mercato è già avviata, e Pradè ha tracciato le prime linee guida: i due innesti prioritari saranno un’alternativa in attacco a Moise Kean e un ricambio per la fascia destra, ruolo attualmente coperto da Dodô. Si tratta di interventi puntuali, pensati per colmare le lacune più evidenti emerse nel corso dell’ultima stagione, senza stravolgere l’equilibrio del gruppo.La Fiorentina può contare su una situazione economica solida, libera da particolari vincoli imposti dal fair-play finanziario – fatta eccezione per il tetto del 70% dei ricavi destinabile al monte ingaggi. Questo consente al club di muoversi con margini di manovra più ampi rispetto a molte concorrenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva dell’organico e di riportare serenità e coesione all’interno dell’ambiente viola.

La Fiorentina cerca un nuovo allenatore, Pioli la prima scelta

Piacciono anche Gilardino e Vieira. Farioli idea suggestiva, ma al momento nessun contatto

La Fiorentina è al lavoro per individuare il prossimo allenatore, e tra i profili presi in esame figura anche Alberto Gilardino, ex guida tecnica del Genoa. Recentemente ci sono stati contatti tra le parti, durante i quali si è parlato sia di aspetti economici che della disponibilità del tecnico, ma per ora non si è arrivati a un’intesa definitiva. Gilardino resta una pista da tenere d’occhio, complici sia la sua conoscenza dell’ambiente viola – avendo vestito la maglia gigliata da giocatore – sia la coerenza tattica del suo 3-5-2, sistema che garantirebbe continuità rispetto al recente passato. A ciò si aggiunge l’apprezzamento della dirigenza per il lavoro svolto dall’allenatore con Gudmundsson, attaccante islandese che la Fiorentina segue con attenzione.Dalla sponda ligure arriva anche il nome di Patrick Vieira, attualmente sotto contratto con il Genoa ma in fase di negoziazione per un possibile prolungamento. Anche il suo profilo è stato attenzionato, sebbene resti vincolato all’esito delle trattative in corso con i rossoblù.Un altro candidato di rilievo è Stefano Pioli, che a Firenze ha già allenato in passato. La sua esperienza e la capacità di gestire piazze esigenti lo rendono un’opzione di peso. Il club ha già stabilito un primo contatto, ma l’allenatore si è preso del tempo per riflettere, complici anche le offerte provenienti da altri club e le sue richieste economiche considerate piuttosto alte.Thiago Motta è un altro nome sul tavolo: il tecnico è alla ricerca di una nuova sfida e il suo profilo è visto con favore, soprattutto per la voglia di ricominciare con ambizione. Tuttavia, al momento non si registrano evoluzioni significative sul fronte dei contatti.Infine, in posizione più defilata, c’è Francesco Farioli. Il giovane allenatore toscano ha appena concluso la sua avventura con l’Ajax, dove si è fatto notare per un calcio innovativo e coraggioso. Nonostante la stima nei suoi confronti, la poca esperienza in Serie A rappresenta un punto interrogativo. Ad oggi non ci sono stati incontri ufficiali tra Farioli e la società viola, ma il suo nome resta comunque un’ipotesi affascinante, nel caso le altre soluzioni non dovessero concretizzarsi. Lo stesso Farioli non nasconderebbe l’interesse nel misurarsi con il campionato italiano, e Firenze potrebbe rappresentare il trampolino ideale per l’inizio della sua carriera nel Bel Paese.

La dirigenza è soddisfatta e l'ambizione di crescere c'è ancora

Si riparte da una base di 10-12 giocatori, speranze per De Gea e Kean

Durante la conferenza stampa tenutasi recentemente, il presidente Rocco Commisso, insieme ai dirigenti Joe Barone Ferrari e Daniele Pradé, ha toccato numerosi punti legati all’attualità e al futuro della Fiorentina. Una delle prime considerazioni è stata sulla soddisfazione per il sesto posto ottenuto in campionato, un traguardo che in altri contesti avrebbe garantito l’accesso diretto all’Europa League, grazie ai 65 punti raccolti.Commisso non ha nascosto il desiderio di migliorare ulteriormente, pur sottolineando i limiti strutturali ed economici del club, strettamente legati all’assenza di uno stadio di proprietà. “Mi fa male sentire certe affermazioni riguardo agli investimenti fatti: io ho messo tanti soldi nella Fiorentina”, ha dichiarato il presidente, evidenziando anche la necessità di restare nei parametri del fair play finanziario.Riguardo al futuro tecnico della squadra, Commisso ha confermato di aver avuto l’ultima parola sul rinnovo di Palladino, sottolineando come la scelta di non cedere il giovane difensore Comuzzo a gennaio sia stata presa personalmente, segno di una linea precisa da seguire per la crescita del club.Il direttore generale Ferrari ha invece concentrato il suo intervento su una lettura più equilibrata della stagione appena conclusa, non giudicandola come un fallimento. In tema stadio, ha reso noto di aver partecipato ad alcune riunioni strategiche per ottenere la gestione diretta dei lavori, con l’obiettivo di concludere il progetto entro il 2029.Daniele Pradé, invece, si è soffermato principalmente sulle questioni legate al mercato. Ha indicato come base di ripartenza un nucleo composto da 10-12 elementi, attorno ai quali costruire la squadra del futuro. Riguardo a prestiti e rinnovi, ha annunciato un incontro in programma per questa settimana, utile a definire diverse posizioni ancora in bilico.Guardando già alla prossima stagione, la Fiorentina ripartirà da alcuni volti certi: Fagioli, Gosens, Comuzzo e Richardson faranno parte del nuovo progetto tecnico. Non saranno invece riscattati Adli – con una decisione condivisa tra le parti – Colpani, Folorunsho e Zaniolo. Per gli altri giocatori attualmente in prestito, le valutazioni definitive saranno fatte martedì durante un confronto tra il tecnico Palladino e la dirigenza.Sul fronte attaccanti, Pradé ha espresso chiaramente la volontà del club di trattenere Moise Kean. “La Fiorentina vuole che resti, ma sarà lui a dover decidere”, ha dichiarato. Qualora il giocatore dovesse optare per un addio, è già stato predisposto un piano alternativo. L’auspicio, tuttavia, è quello di vederlo ancora con la maglia viola, magari affiancato da un’altra punta di supporto.Infine, si è parlato anche di altri nodi di mercato: il portiere David De Gea potrebbe restare per altri tre anni, se verrà raggiunto l’accordo per il prolungamento. Per quanto riguarda Dodò, invece, la società è in attesa di una risposta in merito all’estensione del suo contratto.

Firenze voleva di più. La conference è abbastanza?

Vertice di mercato al Viola Park: ecco chi resta e chi parte

Dopo aver conquistato il sesto posto in campionato e ottenuto per la quarta volta consecutiva l’accesso alla Conference League, l’ambiente viola si muove tra soddisfazione e prudenza. I circa 500 tifosi presenti alla Dacia Arena di Udine hanno manifestato il loro apprezzamento per l’impegno dimostrato dalla squadra, ma non hanno mancato di far arrivare un messaggio inequivocabile: è tempo di affrontare la prossima stagione con maggiore ambizione e determinazione. Pur riconoscendo il merito dell’obiettivo raggiunto, in molti avrebbero voluto qualcosa in più.Molto più entusiasta il presidente Rocco Commisso, che ha voluto rendere merito alla squadra e allo staff per l’impegno costante fino all’ultima giornata, sottolineando con orgoglio la continuità nelle competizioni europee. Anche l’allenatore Raffaele Palladino ha espresso soddisfazione per il cammino compiuto, rimarcando l'importanza del risultato ottenuto, la solidità del gruppo e la volontà di puntare ancora più in alto. Ha ammesso di comprendere la delusione di parte della tifoseria per l’ennesima annata senza un vero salto di qualità, ma ha esortato tutti a restare uniti nel sostenere la squadra.Un passaggio importante è stato dedicato anche a Moise Kean, protagonista con il gol decisivo contro l’Udinese. Palladino ha sottolineato il legame personale che ha con il centravanti e ha elogiato tanto il suo contributo tecnico quanto la sua presenza positiva all’interno dello spogliatoio. Ha poi precisato che la decisione sul futuro del giocatore spetterà proprio a lui, lasciando aperta ogni possibilità per il prosieguo della carriera in viola.La Fiorentina ora si concede un periodo di pausa che durerà fino ai primi di luglio, ma diversi calciatori continueranno ad allenarsi in vista degli impegni con le rispettive nazionali. Tra i già convocati ci sono Gosens (Germania), Pongracic (Croazia) e Gudmundsson (Islanda). Sono inoltre attese le chiamate per Ndour, Bianco e Kayode con l’Under 21, mentre tra i possibili selezionati per la nazionale maggiore ci sono Dodo (Brasile), Kean, Comuzzo e Mandragora (Italia).Nel frattempo, al Viola Park è in programma un vertice di mercato che vedrà coinvolti il tecnico Palladino e i dirigenti Pradè, Ferrari e Goretti. L’incontro sarà l’occasione per iniziare a delineare le prime strategie estive, con un focus particolare sui giocatori attualmente in prestito. Si parlerà del futuro di Fagioli, Gudmundsson, Colpani, Cataldi e Adli, mentre sembra ormai certo l’addio di Folorunsho e Zaniolo.Nella giornata di domani, infine, Palladino si confronterà con il proprio staff tecnico per una prima analisi dei dati stagionali e per discutere le metodologie da applicare in vista della nuova stagione.

Gudmundsson e una stagione deludente, anche se i numeri...

I soldi già versati per il prestito sono una garanzia per il suo riscatto, ma in attacco arriveranno altri acquisti

Il percorso di Albert Gudmundsson alla Fiorentina è stato fortemente condizionato da infortuni e assenze che ne hanno limitato l’impatto, in particolare nella fase finale della stagione. Dopo l’infortunio subito nel match contro il Betis, il fantasista islandese non è riuscito a recuperare appieno la condizione fisica, rimanendo ai margini della squadra di Palladino nonostante alcune convocazioni. La sua indisponibilità nelle sfide chiave contro Venezia e Bologna ha pesato sull’economia del gioco viola.I problemi fisici sono stati una costante: tra acciacchi muscolari e traumi vari, Gudmundsson ha dovuto saltare ben venti incontri nel corso dell’annata. Questo lungo elenco di assenze ha inevitabilmente compromesso il suo apporto tecnico e tattico. Arrivato con l’etichetta di possibile uomo chiave, l’islandese ha invece vissuto una stagione dal rendimento disomogeneo. Ha chiuso l’anno con un bottino di 8 reti e 3 assist, ma solo a tratti ha mostrato il talento che aveva fatto innamorare Genova.A complicare ulteriormente il suo inserimento nel progetto viola c’è anche una vicenda giudiziaria ancora in sospeso, che sta influenzando le riflessioni della dirigenza sul suo futuro. La Fiorentina, infatti, sta valutando la possibilità di rinegoziare gli accordi col Genoa relativi al prestito del giocatore, in attesa di sviluppi definitivi sul fronte legale.Nel frattempo, non si esclude un intervento sul mercato proprio nel reparto offensivo. L’eventuale cessione di Beltran, attualmente al vaglio del club, potrebbe aprire la strada a una ristrutturazione della trequarti. Se da un lato gli investimenti già sostenuti per Gudmundsson fanno pensare a una sua permanenza, dall’altro le incognite legate alla sua condizione fisica e alla sua situazione personale spingono la società a riflettere con cautela.Da Genova, dove l'islandese aveva mostrato il meglio di sé, si fatica a credere a quanto accaduto quest'anno. I tifosi rossoblù, abituati a un Gudmundsson continuo e decisivo, faticano a riconoscere il giocatore visto a Firenze. La fase cruciale della stagione, momento in cui ci si aspetta che i calciatori più talentuosi emergano, lo ha visto invece ai margini. A Venezia è rimasto fuori per infortunio nonostante la convocazione, mentre contro il Bologna, pur sedendo in panchina, non ha messo piede in campo. Palladino, nel post-gara, lo ha comunque ringraziato per la disponibilità.La sua ultima apparizione risale ai 29 minuti giocati all’Olimpico contro la Roma, mentre il suo ultimo gol in campionato è datato 16 marzo, contro la Juventus. Le sue 8 marcature stagionali — 6 in Serie A, tutte decisive, e 2 in Conference League contro LASK e Panathinaikos — non bastano a compensare una stagione segnata da troppe ombre e poche certezze. Il potenziale resta evidente, ma la sua situazione è tuttora appesa a un filo tra aspettative disattese e scenari futuri ancora da definire.

Quanto appeal ha la prossima Conference League?

Soldi pochi in ballo, ma il livello si abbassa nettamente

Lo scorso anno L'UEFA ha stanziato un montepremi di 280 milioni di euro per la Conference League del prossimo triennio. Cambiando anche il format della competizione con la fase a gironi sostituita da una fase a girone unico a cui accedono 36 squadre. Ciascuno dei 36 club riceverà un premio iniziale di 3,17 milioni di euro per il pass raggiunto. A questa quota vanno aggiunti i bonus legati alle prestazioni nelle sei partite che ogni team affronterà nella prima fase: ogni vittoria vale 400.000 euro, ogni pareggio 133.000. In base alla classifica finale della fase campionato verranno assegnati ulteriori premi, non più unicamente a prima e seconda come accadeva nella vecchia fase a gironi. I club che arriveranno nei primi otto posti riceveranno un premio di 400.000 euro e saranno direttamente qualificati agli ottavi, le squadre che affronteranno gli spareggi per completare il lotto incasseranno invece 200.000 euro. Completato il quadro delle squadre qualificate agli ottavi verrà stanziato loro un premio di 800.000 euro. Chi supererà il turno e andrà ai quarti incasserà altri 1,3 milioni di euro, raggiungere la semifinale varrà quasi il doppio, ovvero 2,5 milioni di euro. A quel punto verranno decretate le due finaliste, ognuna delle quali verrà premiata con 4 milioni di euro per essere arrivata all'ultimo atto. La vincitrice riceverà infine ulteriori 3 milioni di euro dopo aver alzato la Coppa.Non un granché insomma, lo sapevamo. Il secondo aspetto che voglio prendere in considerazione è quello del coefficiente di difficoltà della competizione stessa. Non è ancora detto, visto che ci sono situazioni ancora aperte in molti dei massimi campionati europei, ma sembra che la difficoltà del torneo potrebbe avere un discreto livellamento verso il basso. Tanto per capirci, squadre del calibro di Betis Siviglia e Chelsea dovrebbero giocare altrove il prossimo anno. Tuttavia è giusto ricordare che la Fiorentina è riuscita anche a perdere una finale contro l’Olympiakos. Ognuno tragga le sue conclusioni.

La Fiorentina pensa già al mercato estivo: Adli e Beltran verso l'addio

Il centrocampista del Milan paga la troppa fragilità, Beltran è stato il meno attaccante degli attaccanti della storia della Fiorentina

La Fiorentina si prepara a pianificare il proprio futuro, e tra i primi nodi da sciogliere ci sono alcune uscite ormai quasi certe. Due i giocatori che sembrano destinati a salutare la squadra: il primo è Yacine Adli, che con ogni probabilità farà ritorno al Milan, club proprietario del suo cartellino. Arrivato con buone aspettative, il centrocampista aveva iniziato positivamente la stagione, salvo poi calare drasticamente anche a causa di problemi fisici. L’ultima partita al Franchi potrebbe essere stata la sua ultima apparizione in maglia viola.Il secondo nome in bilico è quello di Lucas Beltran. L’attaccante argentino, assente per squalifica nell’ultima gara, ha vissuto una stagione ancora meno brillante rispetto alla precedente. Nonostante indossi il numero nove, ha faticato a imporsi come centravanti affidabile. Dall’Argentina, però, arrivano forti segnali d’interesse: il River Plate e l’allenatore Marcelo Gallardo – lo stesso che lo aveva lanciato – lo rivorrebbero in vista del Mondiale per Club. La trattativa resta complessa, soprattutto per il costo sostenuto dalla Fiorentina meno di due anni fa (circa 18 milioni), ma potrebbe sbloccarsi con la formula del prestito.

Col Bologna si decide tutto, ma la Fiorentina non ha “armi” a disposizione

Su Kean e Gud si decide domani, out Zaniolo e Beltran. Cataldi ancora out

Moise Kean e Albert Gudmundsson hanno riportato infortuni durante il match contro il Betis e la loro presenza contro il Bologna resta altamente incerta. Kean è alle prese con una lesione muscolare al quadricipite femorale, mentre Gudmundsson ha rimediato una forte contusione. Entrambi hanno saltato la successiva trasferta a Venezia e, al momento, le possibilità di un recupero in tempo utile appaiono limitate. Questo scenario complica notevolmente le scelte offensive della Fiorentina in vista di una gara fondamentale.Il confronto con il Bologna, fresco trionfatore della Coppa Italia, rappresenta infatti un crocevia importante per la stagione dei viola. L’allenatore Palladino è consapevole dell’impatto che può avere l’eventuale assenza dei suoi due attaccanti più rappresentativi. Anche nell’ipotesi di un loro parziale recupero, non sarebbero comunque al meglio della condizione. Per questo motivo, lo staff tecnico sta valutando una formazione alternativa: Colpani dovrebbe agire alle spalle dell’unica punta, che sarà scelta tra i giovani Caprini e Rubino, in virtù delle squalifiche che tengono fuori sia Beltran che Zaniolo.Per quanto riguarda gli altri reparti, la difesa dovrebbe essere affidata al terzetto composto da Pongracic, Pablo Marí e Ranieri. A centrocampo, invece, si profila un ballottaggio tra Adli e Richardson per una maglia da titolare, con l’ex Milan leggermente favorito. Completano il reparto Dodo, Mandragora, Fagioli e Gosens. Nelle prossime ore sono attesi aggiornamenti ufficiali che potrebbero ridisegnare lo scenario offensivo, consentendo a Palladino di respirare un po’ in una fase della stagione estremamente delicata.

Senza l'Europa “Big in fuga” dal Viola Park

Oggi Kean, De Gea, Dodò e Gudmundsson sono più lontani dalla Fiorentina

Le possibilità che la Fiorentina di Raffaele Palladino possa partecipare a una competizione europea nella prossima stagione si fanno sempre più esigue. Le ambizioni iniziali, che prevedevano un passo avanti rispetto ai risultati ottenuti sotto la guida di Vincenzo Italiano, oggi sembrano lontane. In questo contesto, il club toscano sarà chiamato a una riflessione profonda sul proprio futuro, con molte decisioni strategiche da prendere nei prossimi mesi.La sessione estiva di calciomercato, ormai alle porte, si preannuncia tutt’altro che semplice per la dirigenza viola. Qualora non si riuscisse a centrare l’obiettivo Europa, una nuova rivoluzione tecnica potrebbe essere inevitabile, con conseguenze importanti anche per i protagonisti più rappresentativi della rosa.Uno dei casi più delicati riguarda David De Gea. L’ex portiere del Manchester United, arrivato a Firenze a parametro zero dopo un anno lontano dai campi, si è rivelato una delle intuizioni migliori del club. Il contratto prevede uno stipendio di 1,2 milioni di euro con una clausola per il prolungamento di un’altra stagione, che comporterebbe un raddoppio dell’ingaggio. Nonostante si trovi molto bene in città e abbia espresso apprezzamento per l’ambiente, la mancata qualificazione alle coppe europee potrebbe indurlo a valutare altre strade. Per De Gea, più ancora del compenso economico, contano l’ambizione, la possibilità di contribuire a un progetto solido e la volontà di mettere la propria esperienza al servizio di un gruppo competitivo. Il portiere spagnolo chiederà alla società chiarezza sui piani futuri, così come farà anche Moise Kean.L’attaccante italiano, rinato a Firenze dopo un periodo difficile, ha ritrovato fiducia e anche la convocazione in Nazionale. Il suo nome resta tra i più caldi del mercato estivo, complice una clausola rescissoria da 52 milioni di euro che potrebbe attirare l’attenzione di molti club. Per Kean, però, la presenza o meno dell’Europa potrebbe non essere l’unico fattore determinante: all’orizzonte ci sono i Mondiali del 2026 e rimanere protagonista in un contesto competitivo sarà fondamentale per mantenere la maglia azzurra. La Fiorentina rappresenta oggi un punto di equilibrio, ma non è detto che lo resti.Un altro nodo da sciogliere riguarda Albert Gudmundsson. Il rendimento altalenante e alcune vicende extra-campo, come il procedimento giudiziario in corso, potrebbero spingere la società a riconsiderare gli accordi economici con il Genoa. Il suo futuro sarà valutato anche sul piano tecnico, con attenzione particolare al contributo che potrà offrire nella prossima stagione.Situazione in sospeso anche per il laterale brasiliano, il cui rinnovo di contratto è attualmente fermo. Nonostante le dichiarazioni d’amore per la Fiorentina, le sirene provenienti da club importanti come Barcellona e Milan si fanno sempre più insistenti. Il giocatore è molto apprezzato sul mercato internazionale, e il suo destino dipenderà anche dal tipo di progetto che il club vorrà presentargli nei colloqui estivi.In sintesi, i prossimi mesi saranno cruciali per il futuro della Fiorentina. I quattro giocatori simbolo della rosa potrebbero essere al centro di un mercato infuocato e le scelte della società avranno un impatto decisivo sulla costruzione della squadra che verrà.

Corsa contro il tempo per recuperare Kean e Gud per la sfida col Bologna

Intanto in casa viola si contano una miriade di punti persi contro le “piccole”

Il reparto avanzato viola è in piena emergenza in vista dell'imminente impegno casalingo contro il Bologna. Le assenze per squalifica di Beltran e Zaniolo complicano i piani, mentre sia Gudmundsson che Kean non sono al meglio fisicamente. Il calo di rendimento dell’attacco riflette quello più generale della squadra in questo finale di stagione. L’allenatore Raffaele Palladino resta in attesa di notizie confortanti dallo staff medico: l'obiettivo è recuperare almeno uno tra l’islandese e l’ex Juventus per domenica sera al Franchi. La loro presenza sarà valutata giorno per giorno durante la preparazione alla gara. In caso di forfait di entrambi, si dovrà pensare a soluzioni d’emergenza. Tra le opzioni: adattare Colpani in posizione più avanzata, promuovere un centrocampista offensivo come Ndour o affidarsi a giovani della Primavera, come Caprini e Rubino. Tuttavia, l’esclusione di entrambi nel finale della gara persa a Venezia — nonostante la squadra fosse sotto nel punteggio e con poche alternative — fa pensare che Palladino non li ritenga ancora pronti per il salto. Al termine della stagione saranno inevitabili le riflessioni sul futuro dell’attacco. Zaniolo non verrà confermato, mentre il riscatto di Gudmundsson — fissato a 17,5 milioni — sarà oggetto di valutazioni approfondite. Beltran ha dimostrato di essere una risorsa utile come seconda punta. Su Kean, invece, pesa una clausola da 52 milioni che apre scenari molto differenti.Intanto in casa viola si fanno i conti con quanto è andato storto nel corso dell’annata. Il direttore sportivo Daniele Pradè ha parlato di "otto punti lasciati tra Venezia e Monza", ma i numeri raccontano un’altra storia: i punti persi con queste due formazioni sono in realtà dieci. La stagione rischia seriamente di essere compromessa, soprattutto alla luce delle occasioni sciupate. Nonostante gli innesti di spessore come Kean e De Gea, il miglior Mandragora della carriera, l’arrivo di Gosens e una striscia positiva di otto successi di fila, la squadra ha mancato troppe volte l’appuntamento con la vittoria. Pareggi contro Parma, Venezia e Monza, una deludente "x" anche con l’Empoli a settembre, che poi avrebbe estromesso i viola anche dalla Coppa Italia. E ancora, sconfitte contro Udinese, Torino, Como e Monza. L’ultimo passo falso è arrivato a Verona, dove la Fiorentina partiva favorita ma è tornata a casa a mani vuote. Il tecnico Palladino è consapevole dei limiti emersi: “Non cerchiamo alibi. È giusto riconoscere anche ciò che di buono è stato fatto, ma dobbiamo imparare a non fallire gli scontri con le squadre meno quotate”. Un’ammissione che suona come l’epilogo di un’annata piena di promesse non mantenute.

Dodo nella bufera social, poi il chiarimento: nessuna polemica con la Fiorentina

Il futuro del brasiliano resta comunque in bilico

Un momento di confusione mediatica ha coinvolto Dodo, terzino della Fiorentina, nel pomeriggio di ieri. Reduce dalla delusione per l’eliminazione dalla Conference League, il brasiliano ha condiviso su Instagram alcune foto in bianco e nero della partita contro il Betis, accompagnandole con una frase ambigua: *“Non c’è niente da dire, pensate solo a migliorare e a rendere onorevole questo club”*. Il messaggio, dal tono apparentemente enigmatico, ha destato perplessità tra tifosi e addetti ai lavori.La situazione si è però risolta rapidamente: dopo pochi minuti, Dodo ha modificato la didascalia in una versione più diretta e comprensibile — *“C'è poco da dire, ma dobbiamo solo lavorare e pensare ad onorare questo Club!”*. La società viola ha subito chiarito che non c’era alcuna intenzione polemica dietro al primo messaggio, spiegando che si è trattato semplicemente di un'espressione poco chiara dovuta a difficoltà linguistiche.Non è la prima volta che il difensore si trova al centro di equivoci online. Solo un paio di settimane fa, infatti, aveva annunciato sui social il proprio intervento d’appendicite prima che la notizia fosse divulgata ufficialmente dalla Fiorentina. Anche in quel caso, il post era stato successivamente rimosso.Per quanto riguarda il suo futuro contrattuale, restano alcune incertezze. Il giocatore ha ancora un accordo valido fino al 2027, ma avrebbe manifestato l’intenzione di prolungarlo ulteriormente. Tuttavia, la trattativa si è arenata: da un lato, l’adeguamento economico non sarebbe immediato, dall’altro le richieste di commissioni avanzate dagli agenti del calciatore avrebbero complicato il dialogo con la dirigenza.

Fiorentina fuori dalla Conference League: il Betis è più lucido e passa il turno

Al Franchi finisce 2-2: doppietta di Gosens illude i viola, poi la maggiore esperienza degli spagnoli fa la differenza nei supplementari

L’avventura della Fiorentina in Conference League si conclude con un pareggio per 2-2 contro il Betis Siviglia, che si dimostra superiore per organizzazione e maturità. Nonostante una fiammata nel primo tempo grazie alla doppietta di Gosens, i viola non riescono a superare una squadra spagnola più cinica e ben messa in campo.La gara si era messa subito in salita per i toscani, colpiti da un gol su punizione di Antony. La reazione però è stata immediata: la squadra di Palladino ha trovato nuova energia sui calci piazzati, e proprio da due corner sono arrivati i colpi di testa vincenti di Gosens, che avevano riacceso le speranze del pubblico del Franchi.Il Betis, tuttavia, ha saputo gestire la partita con maggiore lucidità. Con Isco e Lo Celso a orchestrare il gioco, gli spagnoli hanno mantenuto il controllo del ritmo impedendo ai viola di sviluppare la manovra. In porta, De Gea ha blindato il risultato con interventi decisivi, mentre Cardoso ha sfiorato il gol colpendo la traversa, in uno dei momenti più vibranti del match.Nel secondo tempo la Fiorentina ha progressivamente perso intensità, concedendo campo e iniziativa agli avversari. Nei tempi supplementari, una veloce transizione del Betis è stata letale: Ruibal ha trovato Antony, che ha servito Ezzalzouli per il gol del pareggio definitivo, ma sufficiente per eliminare i gigliati.I cambi di Palladino – tra cui Zaniolo e Colpani – non hanno cambiato l’inerzia di un incontro ormai indirizzato. Isco ha sfiorato il tris, poi un palo di Ezzalzouli ha chiuso definitivamente il match. Un’uscita amara per la Fiorentina, che dovrà ora concentrare tutti i suoi sforzi sul campionato per sperare ancora in un posto nelle coppe europee.

Duelli individuali sulle fasce e cinismo sottoporta, ecco come si batte il Betis

Palladino punta tutto su Dodò e Kean

I duelli uno contro uno su tutto il campo saranno decisivi, soprattutto lungo le corsie esterne. Da una parte si riproporrà il confronto diretto tra Gosens e Antony, mentre dall’altra la Fiorentina potrà finalmente contare su Dodò, che dovrebbe trovarsi spesso faccia a faccia con Abde Ezzalzouli. Anche se l’allenatore Palladino in conferenza ha minimizzato l’impatto del ritorno del brasiliano, la sua presenza in campo rappresenta un valore aggiunto per la manovra offensiva e la solidità del 3-5-2 viola: Dodò porta rapidità, controllo palla e una dose di aggressività che può fare la differenza. All’andata Parisi aveva tenuto bene fino a un certo punto, ma sul gol dell’1-0 si è fatto sorprendere da un Abde più veloce e reattivo, arrivato con decisione a chiudere l’azione. Stavolta Dodò è determinato a prendersi la scena: sarà una sfida intensa, tutta ritmo e qualità.Intanto, mentre le corsie promettono scintille, davanti le speranze della Fiorentina sono tutte riposte in Moise Kean. L’attaccante italiano, autore di 23 gol stagionali, è diventato il perno dell’attacco grazie alla sua fisicità, alla capacità di difendere il pallone spalle alla porta e alla sua mentalità da combattente. Il suo modo di fare schivo e lontano dai riflettori contrasta con le sue prestazioni in campo, sempre di grande impatto. Contro il Real Betis, nella semifinale di ritorno di Conference League, sarà lui il punto di riferimento per provare a ribaltare il 2-1 dell’andata. Un suo gol, senza subirne, basterebbe a portare la sfida ai supplementari.Nonostante la prestazione opaca nella gara di andata a Siviglia — dove ha giocato solo un tempo a causa di problemi personali — Kean ora è concentrato e determinato a dare il massimo. È un attaccante atipico in Serie A per come riesce a reggere i contrasti e a generare pericoli anche in solitaria. Il suo rendimento in questa stagione ha segnato un vero e proprio rilancio personale, e a Firenze ha trovato un ambiente ideale per esprimersi. Adesso si trova davanti alla possibilità di firmare il gol più pesante dell’anno. Tutti, dai tifosi a Palladino, credono che sarà lui l’uomo decisivo per guidare la squadra verso la terza finale europea consecutiva.

Zaniolo: squalifica di due giornate e 15.000 euro di multa

La sua avventura alla Fiorentina finisce qui

La recente sfida contro la Roma ha rappresentato un momento cruciale per la Fiorentina, che si avvia verso la fine della stagione con l’Europa ormai fuori dalla portata. L’allenatore Raffaele Palladino ha scelto di distribuire minutaggi e responsabilità a gran parte della rosa, offrendo spazio anche a chi finora aveva avuto un ruolo marginale. L’obiettivo era chiaro: valutare chi fosse ancora motivato e in grado di offrire un contributo tangibile. Tuttavia, la risposta della squadra è stata disomogenea, con alcune individualità che hanno colto l’occasione al meglio, mentre altre hanno deluso le aspettative.Tra i giocatori che non sono riusciti a mettersi in mostra in modo positivo spicca Nicolò Zaniolo. L’ex trequartista della Roma, ora in prestito dal Galatasaray, era chiamato a dimostrare di meritare fiducia in un momento delicato della stagione. Inserito a gara in corso, Zaniolo ha alternato spunti interessanti a scelte discutibili. Nonostante qualche accelerazione, la sua prestazione è stata macchiata da un errore clamoroso sotto porta e da numerosi tentativi velleitari, privi di reale efficacia.La situazione è precipitata ulteriormente nel finale di gara, quando Zaniolo si è lasciato andare a proteste veementi nei confronti dell’arbitro, che non ha esitato a mostrargli il cartellino rosso diretto. Un gesto di nervosismo che è costato caro al giocatore: il giudice sportivo ha deciso di punirlo con due giornate di squalifica e una sanzione economica pari a 15.000 euro.Questo episodio ha compromesso in modo significativo le possibilità di permanenza del numero 22 in maglia viola. Il suo trasferimento era legato a condizioni ben precise: per rendere possibile il riscatto, fissato a 18,7 milioni di euro, Zaniolo avrebbe dovuto disputare almeno il 60% delle partite stagionali con un minimo di 30 minuti a gara. Un traguardo che già appariva difficile, ma che adesso sembra del tutto irraggiungibile, complice anche la squalifica imminente.Più che una semplice battuta d’arresto, la partita con la Roma ha rappresentato un momento di verità per l’ex enfant prodige del calcio italiano. La mancanza di incisività, unita a comportamenti non in linea con le aspettative del club, ha acceso i riflettori su un percorso che si sta complicando. La Fiorentina, che aveva scommesso su di lui nella speranza di rilanciarlo, si ritrova ora a dover fare valutazioni più prudenti.Nel complesso, la gara ha fornito indicazioni chiare anche allo staff tecnico: chi dimostra professionalità e rendimento resta parte integrante del progetto, chi invece non riesce ad adattarsi ai ritmi e alle esigenze del gruppo rischia di essere messo ai margini. Per Zaniolo, questa potrebbe essere stata una delle ultime occasioni per lasciare un segno in questa stagione e, forse, anche con la maglia della Fiorentina.

I giorni di Palladino e della Fiorentina: margine di errore zero

Nelle due sfide col Betis e contro la Roma si decide tutto: anche il futuro del tecnico

La stagione della Fiorentina è arrivata a un bivio: le prossime settimane decideranno se la squadra viola potrà gioire per un ritorno nelle competizioni europee o se dovrà leccarsi le ferite di un’annata conclusa con amarezza. Con quattro giornate ancora da disputare in Serie A e una semifinale europea all’orizzonte, la posta in palio è altissima e il margine d’errore praticamente nullo.Il calendario non sorride ai ragazzi di Palladino. Il cammino in campionato prevede sfide contro Roma, Venezia, Bologna e Udinese, con tre di queste trasferte tutt’altro che agevoli. Sulla carta, un percorso tortuoso, ma non impossibile: la Fiorentina ha dimostrato più volte di saper dare il meglio contro avversari blasonati, cadendo semmai con le cosiddette "piccole". Tuttavia, rispetto alla scorsa stagione, c’è una variabile in più a complicare le cose: un posto europeo in meno potrebbe essere disponibile per le italiane, e la vittoria del Milan in Coppa Italia rischia di restringere ulteriormente lo spiraglio.Il contesto in Serie A è altrettanto serrato: sei squadre sono racchiuse in sei punti tra il terzo e l’ottavo posto. In una classifica così compressa, ogni passo falso può costare caro. Per la Fiorentina l’unico modo per mantenere vive le proprie ambizioni è quello di affrontare le ultime gare con una mentalità da finalissima, consapevole che ogni punto può fare la differenza tra un'estate europea e un'altra passata a guardare da casa.Oltre al campionato, c’è anche l’impegno internazionale da non sottovalutare. La semifinale di Conference League contro il Betis Siviglia rappresenta una delle chiavi per salvare la stagione. Gli spagnoli sono in ottima forma e rappresentano un avversario ostico, soprattutto considerando l’assenza di Dodò, pedina importante nello scacchiere viola. Ma la Fiorentina ha già dimostrato, nel corso della competizione, di avere le qualità per competere ad alti livelli: servirà però massima concentrazione, soprattutto nell’andata, per indirizzare la qualificazione e magari garantirsi un’opzione europea indipendentemente dal piazzamento in campionato.La squadra di Palladino si trova a camminare su un filo sottile, sospesa tra l’entusiasmo di un possibile successo continentale e la paura di restare a mani vuote. È un momento in cui ogni dettaglio, ogni scelta tattica e ogni episodio in campo possono pesare enormemente.La Fiorentina dunque non ha certezze, ma solo possibilità: alcune brillanti, altre più oscure. Per trasformare il potenziale in realtà serviranno lucidità, coraggio e un pizzico di fortuna. Ma soprattutto, servirà vincere. Sempre. A partire da ora.

Fiorentina, corsa contro il tempo per Kean e Dodò: obiettivo Europa

Per la titolarità dell'attaccante della nazionale sarà decisivo il colloquio con Palladino

La Fiorentina accelera in vista del finale di stagione: due recuperi chiave potrebbero fare la differenza nella corsa all’Europa. Il club viola spera di riavere presto a disposizione sia Moise Kean che Dodô, elementi considerati fondamentali per affrontare al meglio il doppio impegno tra Serie A e Conference League.Kean è atteso oggi pomeriggio al Viola Park per una seduta individuale. L’attaccante, tornato a Firenze dopo aver lasciato per motivi personali il ritiro di Cagliari, non si è ancora allenato con il gruppo. Le sue condizioni fisiche non sono ottimali, e la sua presenza dal primo minuto contro il Betis giovedì resta in dubbio. Le prossime ore saranno decisive: un colloquio con l’allenatore Raffaele Palladino chiarirà se potrà essere convocato o meno per la gara europea.Sul fronte infermeria, buone notizie arrivano invece da Dodô. Il terzino brasiliano è stato dimesso ieri dall’ospedale di Santa Maria Nuova, dove è stato operato per appendicite. Il rientro a casa segna l'inizio del percorso riabilitativo, con una nuova valutazione medica prevista per sabato. La Fiorentina spera di recuperarlo per la gara di ritorno contro il Betis o, in alternativa, per la sfida di lunedì 12 maggio contro il Venezia.

Fiorentina, a questo punto della stagione il margine di errore è zero

Nei prossimi quattro giorni si decide il futuro in campionato della squadra viola

La Fiorentina si avvicina alla trasferta contro il Cagliari con la necessità di imprimere una svolta al proprio rendimento offensivo. Dopo prove convincenti contro le grandi del campionato, la squadra viola ha spesso faticato contro avversarie meno quotate, e ora è chiamata a mostrare maggiore continuità, sia sotto il profilo dell’intensità che della qualità del gioco.Al centro dell’attacco ci sarà ancora Kean, figura chiave non solo sul campo, ma anche nei piani futuri del club. Il presidente Commisso, presente in Sardegna, ha discusso con l’attaccante della possibilità di proseguire insieme anche nella prossima stagione. Il confronto verrà approfondito nel fine settimana, prima del previsto ritorno del patron negli Stati Uniti.Il tecnico Palladino, dal canto suo, vuole un undici capace di pressare alto e muoversi in maniera compatta. Sarà fondamentale il contributo di Gudmundsson, che dovrà restare vicino alla punta, senza abbassarsi troppo. Beltran e Zaniolo restano alternative valide, con quest’ultimo utile soprattutto per aggiungere fisicità e dinamismo alla manovra offensiva. Serve una Fiorentina libera da pressioni mentali, determinata come quella vista contro Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio e Atalanta, e non come quella apparsa spenta contro Monza, Venezia, Parma ed Empoli. Per sperare nell’Europa, non si può più sbagliare.In mezzo al campo, il trio composto da Fagioli, Cataldi e Mandragora offre un buon equilibrio tra tecnica e grinta. Sulle corsie laterali spazio a Dodô e Gosens, anche se Parisi potrebbe essere un’alternativa sulla sinistra. In difesa toccherà a Pongracic, Pablo Marí e Ranieri proteggere i pali difesi da De Gea, il quale punta a scendere in campo nonostante un leggero problema muscolare. Con la stagione ormai agli sgoccioli, ogni partita conta e non sono concessi ulteriori passi falsi.

Fiorentina e la volata europea: tra calendario, scontri diretti e incognite di fine stagione

Il vantaggio negli scontri diretti non basta a compensare prestazioni altalenanti, soprattutto contro le “piccole”

Quando mancano sei giornate al termine del campionato, la corsa alle coppe europee entra nel vivo e si fa sempre più affollata. Un gruppo di sette squadre è racchiuso in una forbice di soli dieci punti, rendendo la lotta per un posto in Europa una delle più incerte degli ultimi anni. La Fiorentina, con 53 punti, si trova attualmente all’ottavo posto, nel cuore di questa battaglia che coinvolge anche Atalanta, Juventus, Bologna, Lazio, Roma e Milan.I viola inseguono un obiettivo ambizioso, ma alla portata, soprattutto alla luce di un calendario che, almeno sulla carta, presenta diversi ostacoli ma anche qualche opportunità. Il prossimo mese sarà determinante: ogni punto conquistato o perso potrebbe risultare decisivo, e la differenza la faranno tanto la continuità quanto la gestione delle energie, considerando anche gli impegni extra campionato.La Fiorentina affronterà nel finale squadre di diversa caratura e motivazione. Le prossime due partite vedranno i gigliati sfidare Cagliari ed Empoli, formazioni in piena lotta per non retrocedere. Questi impegni, spesso sottovalutati, nascondono pericoli maggiori rispetto a quanto suggerisca la classifica: il recente passo falso contro il Parma ha insegnato quanto le partite contro squadre affamate di punti possano risultare complesse.Dopo questi incontri, per la squadra di Palladino arriveranno sfide di ben altro spessore. I match contro Roma, Bologna, Udinese e Venezia definiranno in gran parte le ambizioni viola. In particolare, gli scontri diretti con le concorrenti dirette per l’Europa rappresentano dei veri e propri spartiacque. A rendere il cammino ancora più intricato c’è il fatto che, oltre agli impegni di Serie A, la Fiorentina è ancora in corsa anche in ambito europeo. Una programmazione fitta che richiederà rotazioni efficaci e lucidità mentale, specialmente nei momenti chiave.Uno dei fattori da tenere in considerazione in questa fase è la classifica avulsa, il criterio che potrebbe risultare determinante in caso di arrivo a pari punti. La Fiorentina si trova in posizione favorevole in questo senso, avendo raccolto risultati positivi negli scontri diretti con Lazio, Juventus, Milan e forse anche Roma, in attesa degli ultimi incroci.La situazione è invece meno favorevole rispetto all’Atalanta, che vanta una miglior differenza reti generale e un rendimento più costante contro le dirette concorrenti. È proprio su questo aspetto che i viola dovranno invertire la tendenza. Nella prima parte del campionato, infatti, la squadra ha ottenuto solo 8 punti contro le principali rivali per l’Europa, un bottino insufficiente per chi punta a un piazzamento tra le prime sette.L’aspetto che potrebbe ridisegnare completamente lo scenario riguarda gli incroci con le coppe, nazionali ed europee. La situazione di classifica del Milan, ad esempio, è da monitorare con attenzione: se i rossoneri dovessero aggiudicarsi la Coppa Italia partendo da una posizione fuori dalla zona europea, potrebbero sottrarre un posto utile attraverso il meccanismo delle competizioni UEFA. Lo stesso discorso vale per la Fiorentina stessa, che potrebbe garantirsi l’accesso alle coppe vincendo uno dei trofei stagionali ancora in palio.È dunque evidente come, mai come quest’anno, ogni competizione sia intrecciata con le altre. Riuscire a distribuire le forze senza compromettere nessun obiettivo sarà una delle sfide più complesse per Vincenzo Italiano e il suo staff.L’alternanza di prestazioni vista in questa stagione suggerisce che la Fiorentina non può permettersi alcuna distrazione. Contro le squadre di alta classifica, la squadra ha spesso mostrato qualità e intensità, salvo poi inciampare in partite contro avversari abbordabili. Questa discontinuità ha frenato il percorso dei viola, che tuttavia restano pienamente in corsa.Il valore della rosa, la varietà delle soluzioni offensive e la spinta di un pubblico sempre caloroso rappresentano elementi su cui far leva in questo finale incandescente. Serviranno concentrazione, determinazione e soprattutto una mentalità vincente per affrontare ogni incontro come una finale.Con sei gare ancora da giocare e tante incognite in ballo, il margine di errore è ridotto al minimo. Ogni passo falso può compromettere un’intera stagione, mentre una striscia positiva può proiettare i gigliati verso traguardi importanti.La lotta all’Europa è più che mai aperta, e la Fiorentina ha tutte le carte in regola per esserne protagonista. Ma per riuscirci servirà una versione solida, convinta e affamata, pronta a cambiare passo e a chiudere il campionato a tutta velocità.

Emergenza Conference: Palladino cambia modulo?

Viste le numerose assenze il tecnico potrebbe anche attingere dalla Primavera di Galloppa

La Fiorentina si trova ad affrontare una situazione particolarmente delicata in vista della sfida di giovedì in Conference League, a causa di una vera e propria emergenza sugli esterni. Le squalifiche rimediate da Dodô e Moreno nella gara d’andata contro il Celje hanno infatti lasciato scoperta la corsia di destra, privando il tecnico Palladino sia del titolare che della sua prima alternativa.Anche sul lato sinistro del campo lo scenario non è dei più rassicuranti. Gosens è ancora indisponibile poiché sta completando il recupero dall’infortunio, mentre Parisi convive con un fastidio alla caviglia che ne compromette l’utilizzo. A peggiorare ulteriormente la situazione, anche Zaniolo sarà costretto a guardare la partita dalla tribuna per via di una squalifica.Con un reparto esterni praticamente azzerato, Palladino si trova nella condizione di dover escogitare nuove soluzioni sul piano tattico. Al Viola Park lo staff tecnico sta vagliando diverse opzioni, tra adattamenti e tentativi di recupero, nella speranza che Parisi possa essere almeno parzialmente disponibile. Come se non bastasse, la lista UEFA non comprende né Pablo Marí né Ndour, due assenze che restringono ulteriormente le possibilità di scelta. In particolare, la mancanza del centrale spagnolo complica l’ipotesi di confermare il consueto modulo a tre dietro, considerato che i difensori centrali disponibili sono soltanto tre: Pongračić, Ranieri e Comuzzo.Una possibile soluzione arriva proprio da Comuzzo, che in passato ha già ricoperto il ruolo di terzino destro all'interno di una difesa a quattro. Palladino potrebbe puntare su di lui per tamponare l’emergenza sulla fascia destra. Tuttavia, restano forti dubbi su chi possa presidiare la corsia sinistra, qualora Parisi non dovesse farcela a scendere in campo.In definitiva, il match di giovedì rappresenterà un’importante prova di flessibilità e inventiva per l’allenatore viola, chiamato a fronteggiare una situazione al limite con soluzioni fuori dagli schemi abituali.

Fiorentina all-in sulla Conference dopo l'ennesimo stop in campionato

Il pareggio interno col Parma ha lasciato strascichi pesanti e Parisi è a rischio per giovedì

La Fiorentina si prepara a vivere un’altra notte europea carica di significato. Giovedì, allo stadio Artemio Franchi, i viola affronteranno il Celje nel match di ritorno dei quarti di finale di Conference League, con l’obiettivo di raggiungere la semifinale per la terza stagione consecutiva. Dopo il mezzo passo falso in Serie A contro il Parma, che ha lasciato qualche rimpianto, l’attenzione del gruppo guidato da Raffaele Palladino è ora totalmente rivolta alla competizione continentale.La vittoria per 2-1 ottenuta in terra slovena rappresenta una base solida, ma non sufficiente per abbassare la guardia. Il tecnico dovrà fare i conti con una serie di defezioni importanti, che complicano non poco la gestione della rosa in vista di un appuntamento così delicato. Ndour e Mari, esclusi dalla lista UEFA, non saranno della partita. A questi si aggiungono tre assenze pesanti: Moreno, Zaniolo e Dodò, tutti squalificati per accumulo di ammonizioni. La fascia destra, in particolare, si presenta come il punto più scoperto dell’undici fiorentino, obbligando l’allenatore a valutare soluzioni alternative.Due i possibili scenari tattici: uno prevede l’inserimento di Folorunsho nel ruolo di esterno nel consueto 3-5-2, l’altro suggerisce un cambio di modulo con il giovane Comuzzo impiegato come terzino destro in una retroguardia a quattro. Entrambe le opzioni sono al vaglio dello staff tecnico, che dovrà fare una scelta anche in base allo stato di forma dei singoli.Oltre alla posta sportiva, la sfida riveste un’importanza notevole anche sotto il profilo economico. In caso di qualificazione, infatti, la Fiorentina incasserebbe 2,5 milioni di euro come premio UEFA, una cifra non trascurabile in ottica bilancio. A rendere l’atmosfera ancora più intensa, c’è poi un aspetto emotivo: dovrebbe trattarsi dell’ultima apparizione allo stadio Franchi del presidente Rocco Commisso, prima del suo rientro negli Stati Uniti.Tutti questi elementi contribuiscono a fare della partita di giovedì non solo un crocevia della stagione europea, ma anche un momento chiave per rafforzare il morale della squadra e rilanciare le ambizioni del club.

Con la Conference inizia (e prosegue) l'operazione rilancio di Comuzzo e Parisi

I due sono chiamati ad essere protagonisti con le assenze forzate di Gosens e Marì

La Fiorentina deve fare i conti con un imprevisto pesante: Robin Gosens ha riportato un edema osseo al piatto tibiale e sarà costretto a saltare almeno tre incontri fondamentali. Il tedesco non sarà disponibile per il doppio confronto con il Celje in Conference League e per la delicata sfida di Serie A contro il Parma. La società viola spera in un rientro per la gara di Pasquetta contro il Cagliari, ma un recente post del giocatore su Instagram fa presagire che il recupero potrebbe richiedere più tempo del previsto.L’assenza di Gosens apre scenari interessanti per Fabiano Parisi, finora poco impiegato con regolarità nella formazione gigliata. Nato nel 2000, il terzino sinistro ha l’opportunità di mettersi in mostra in un periodo fitto di impegni: quattro partite distribuite su quattordici giorni che potrebbero rivelarsi decisive per il suo futuro a Firenze. Reduce da un infortunio subito contro il Milan, Parisi è tornato a disposizione e potrebbe ora occupare un ruolo centrale nella gestione delle rotazioni.Parallelamente, il tecnico Raffaele Palladino sta valutando un’opzione alternativa per la corsia mancina: Michael Folorunsho. Nonostante non sia la sua zona di campo abituale, l’ex centrocampista del Napoli ha mostrato spirito di sacrificio e disponibilità, adattandosi come esterno sinistro nei finali di gara contro Atalanta e Milan. In attesa che Gosens torni arruolabile, sarà quindi Parisi a contendersi il posto con Folorunsho nella fascia sinistra del 3-5-2 viola.E per quanto riguarda Pietro Comuzzo?  Il giovane difensore friulano, recentemente meno presente in campo, potrebbe presto tornare protagonista. L’esclusione di Pablo Marí dalla lista UEFA libera infatti uno spazio in Conference League, che Palladino sembra intenzionato ad affidare proprio a Comuzzo. Per il classe 2004 si tratta di un’opportunità concreta per rimettersi in luce e riconquistare fiducia, dopo un avvio di stagione sorprendente.Fino a gennaio, infatti, Comuzzo aveva collezionato 20 presenze in 22 giornate, giocando per intero ben 15 partite e attirando l’attenzione di club di primo piano, tra cui il Napoli. La dirigenza viola, però, ha deciso di trattenerlo, fissando una valutazione alta: 40 milioni di euro. Dalla seconda metà della stagione, però, il suo minutaggio è calato, complice una variazione tattica e un rendimento altalenante della squadra.Malgrado il periodo complicato, il difensore non ha mai fatto mancare professionalità e dedizione. Palladino lo ha più volte elogiato per il suo atteggiamento maturo, definendolo un “giovane-vecchio” per la capacità di restare sempre concentrato e coinvolto. Ora, con le sfide europee all’orizzonte, Comuzzo ha una nuova vetrina per rilanciarsi e provare a riconquistare spazio anche in campionato, riaccendendo quella luce che sembrava affievolita dopo un inizio di stagione brillante.

Gosens ancora out. Fiorentina preoccupata. Palladino fa turnover?

Le condizioni del tedesco e le scelte del tecnico in vista della gara di giovedì contro il Celje

Dopo la giornata di riposo accordata dal tecnico Palladino ai suoi giocatori la Fiorentina è tornata a lavorare in vista della trasferta contro il Celje. Mentre il campionato offre ancora molteplici scenari aperti, sui quali si tornerà a focalizzarsi a partire da venerdì (con la partita contro il Parma già nel mirino), il percorso in Conference League non tollera passi falsi in questa fase cruciale della competizione. Proprio per questo motivo, l'avversario sloveno del Celje, pur non brillando per qualità attuale e blasone storico, rappresenta un ostacolo da affrontare con estrema cautela. Le passate stagioni europee hanno ampiamente dimostrato alla Fiorentina quanto sia cruciale mantenere la massima concentrazione in ogni singolo incontro. Un calo di tensione, anche contro l'avversario sulla carta meno quotato, può generare problematiche inattese. Proprio da questa consapevolezza è ripartito mister Palladino. Individuato l'assetto tattico più congeniale, l'aspetto mentale dei giocatori rimane un elemento imprescindibile, sebbene i suoi ragazzi abbiano già mostrato una dedizione totale verso l'impegno continentale. La Conference League si configura come la via più diretta per centrare un duplice obiettivo di grande importanza: alzare finalmente un trofeo e guadagnarsi l'accesso alla prestigiosa Europa League. Parallelamente alle strategie di campo, l'allenatore Raffaele Palladino si trova a dover gestire l'infortunio che ha bloccato Gosens. L'auspicio condiviso da tutto l'ambiente fiorentino è di poter riabbracciare Robin Gosens sul terreno di gioco nel giro di un paio di settimane, ma all'interno del club viola serpeggia una palpabile preoccupazione riguardo le condizioni del ginocchio del difensore tedesco. La condizione fisica dell'esterno rappresenta la priorità dello staff medico, dopo che la società ha rilasciato comunicazioni ufficiali in merito all'entità dell'infortunio. Di conseguenza, appare quasi inevitabile ipotizzare l'assenza di Gosens per la doppia sfida contro il Celje e, con ogni probabilità, anche per i successivi due impegni di campionato contro Parma e Cagliari. Tuttavia, l'ipotesi di rivederlo in campo già per la gara di fine mese contro l'Empoli non è da escludere categoricamente, benché al momento si parli più che altro di una speranza. Gli aspetti positivi in gioco nella vicenda sono ad oggi la chiara comprensione della natura del problema e la forte volontà dello stesso Gosens di rendersi nuovamente disponibile per il rush finale della stagione. Al di là dell'attuale problematica fisica, non sussiste alcun dubbio sulla permanenza in maglia viola di Gosens, anche qualora non dovesse raggiungere il numero di presenze stabilito per rendere obbligatorio l'esercizio del diritto di riscatto (fissato a 7 milioni di euro) dall'Union Berlino. La dirigenza ha infatti già preso la decisione di confermare l'esterno, ritenendolo un elemento di valore non solo per le sue qualità tecniche sul campo, ma anche per le sue preziose doti umane all'interno dello spogliatoio.Detto questo, proviamo ad immaginare l’11 titolare che mister palladino dovrebbe schierare giovedì sera. Modulo confermato, non ci si schioda dal 3-5-1-1 che tante soddisfazioni ha regalato recentemente. In porta De Gea resta sicuro del posto ma Terracciano potrebbe avere di nuovo una chance in una di queste due gare europee, soprattutto qualora i viola riuscissero ad ipotecare il passaggio del turno nella gara di andata. In difesa marì è fuori dalla lista UEFA e si prevede un turno di riposo per Marin Pongracic. Spazio dunque a Moreno, Comuzzo e Ranieri. Sugli esterni confermatissimi Dodò e parisi, costretti agli straordinari per assenza di alternative di ruolo nella rosa, anche se Palladino sta lavorando sulla duttilità di Folorunsho cercando di renderlo un ''vice Parisi'' adattato in caso si ulteriore e prolungata assenza di Gosens. A centrocampo riposa soltanto fagioli, Adli sarà in campo al suo posto, confermati invece titolari Cataldi e Mandragora. Riposo quasi certo per Albert Gudmundsson che sarà sostituito dal volenteroso Beltràn. Davanti è quasi impossibile prescindere da Moise Kean, ma qualora Palladino dovesse fare una scelta di questo tipo, il suo vice è Zaniolo. Con l'ex Atalanta e Roma destinato comunque ad avere spazio a gara in corso.

Fiorentina, adesso la continuità: dopo le big serve fare punti con le piccole

È questo il tabù della squadra di Palladino in questa stagione

Ora la Fiorentina si trova di fronte a quella che, finora, è stata la sua più grande difficoltà nella corsa verso un piazzamento Champions: ottenere vittorie convincenti contro le squadre meno blasonate del campionato. È stato proprio questo il tallone d’Achille della squadra viola, che ha spesso perso punti preziosi contro avversari alla portata. Lo ha sottolineato anche Palladino nel post-partita di San Siro, dove ha evidenziato la differenza tra l’ottimo rendimento contro le big (Juventus, Atalanta, Milan) e le fatiche emerse invece contro le formazioni di seconda fascia.È arrivato dunque il momento di dimostrare maturità, capitalizzando al massimo le prossime sfide, che saranno determinanti per blindare una posizione in Europa League e, chissà, tenere aperto anche il sogno Champions nel caso in cui qualcuna tra le prime dovesse rallentare.Nel dettaglio, il calendario propone Parma ed Empoli al Franchi, con in mezzo la trasferta a Cagliari. L’obiettivo ideale è chiaro: conquistare nove punti su nove. Se la Fiorentina vuole concludere la stagione lanciando un segnale da grande squadra, è da questo trittico di gare che dovrà iniziare a costruire il suo sprint finale.Successivamente, il mese di maggio porterà con sé un ciclo impegnativo: quattro sfide, di cui tre lontano da casa (Roma, Venezia e Udine), oltre allo scontro diretto a Firenze contro il Bologna di Italiano, cruciale nella corsa europea. In questo caso, però, fare calcoli in anticipo sarebbe poco realistico: molto dipenderà dalle motivazioni delle avversarie, alcune delle quali (come Venezia e Udinese) potrebbero non avere più obiettivi concreti da inseguire. Ma il destino resta, comunque, nelle mani dei viola.È in queste situazioni che la Fiorentina ha spesso mostrato il proprio volto più incerto. Contro le squadre che si chiudono e concedono pochi spazi, la manovra viola è spesso andata in difficoltà. Al contrario, ha brillato quando ha potuto giocare di rimessa, sfruttando le ripartenze e gli spazi concessi da avversari più ambiziosi e propositivi. È emblematico il contrasto tra le prestazioni contro le big e quelle contro formazioni come Monza, Verona, Como e molte altre, che hanno imposto ai gigliati di fare gioco, scoprirsi e affrontare difese ben organizzate.Ecco perché la gara di domenica contro il Parma rappresenta più di una semplice partita: è un test di crescita, mentale e tattica. Serve un cambio di passo, un approccio diverso, ma soprattutto un risultato positivo. È da sfide come questa che passa la vera ambizione europea della Fiorentina.Palladino è ben consapevole dell’importanza di questo momento e lo ha riconosciuto con grande lucidità. Ora, però, è il campo che deve parlare. Perché il finale di stagione è ancora tutto da scrivere. E anche il traguardo più ambizioso, quello dell’ingresso in Champions League, resta lì, a portata di mano.

Gudmundsson, la Fiorentina si muove per il riscatto

I numeri di Albert parlano chiaro: segna più di Kean quando sta bene

Albert Gudmundsson sta vivendo un momento straordinario nella sua carriera, con prestazioni che lo hanno riportato al centro del progetto della Fiorentina. Il cambiamento è evidente, dentro e fuori dal campo: l’islandese ha ritrovato continuità e fiducia, lasciandosi alle spalle gli infortuni che ne avevano limitato il rendimento in passato. Ora il suo obiettivo è mantenere alta la qualità del suo gioco e confermare il suo valore fino alla fine della stagione, dove la squadra si gioca traguardi importanti sia in campionato che in Europa.  Uno degli elementi che ha favorito questa crescita è il nuovo assetto tattico voluto da Raffaele Palladino, che ha esaltato le qualità di Gudmundsson. Il feeling con Moise Kean sta regalando alla Fiorentina un attacco imprevedibile e concreto, come dimostrano i numeri: il trequartista viola ha una percentuale realizzativa del 27%, trasformando in gol più di un tiro su quattro. Sei reti in campionato con appena 22 tentativi totali, un dato che lo pone tra i migliori finalizzatori della Serie A, superato solo da Kolo Muani e Retegui.  Oltre alla precisione sotto porta, spicca anche la sua capacità di essere decisivo. Segna una rete ogni 133 minuti, un rendimento migliore persino di quello di Kean, che va a segno ogni 135 minuti. Una statistica che assume ancora più valore se si considera il suo ruolo, più propenso alla creazione del gioco che alla finalizzazione. Anche nel confronto con Lucas Beltrán emerge il suo impatto: l’attaccante argentino ha una media di un gol ogni 415 minuti, a dimostrazione di quanto Gudmundsson sia incisivo quando impiegato.  La sua presenza in campo ha portato risultati importanti alla Fiorentina. L’unico match in cui i viola non hanno ottenuto i tre punti con lui in campo è stato contro il Napoli, mentre in tutte le altre gare ha contribuito a vittorie pesanti. Dall’esordio contro la Lazio, quando ha segnato due rigori pochi minuti dopo il suo ingresso, fino al sigillo contro la Juventus nell’ultima gara casalinga, il numero 10 viola ha dimostrato di saper essere determinante nei momenti cruciali.  Di fronte a prestazioni così convincenti, la Fiorentina non ha più dubbi e si prepara a riscattarlo dal Genoa. La cifra fissata per il trasferimento definitivo è di 17 milioni di euro, un investimento considerato più che giustificato dai dirigenti viola. I contatti con il suo entourage sono costanti e la volontà di proseguire insieme è condivisa da entrambe le parti.  L’unica questione ancora aperta riguarda la vicenda giudiziaria che coinvolge Gudmundsson in Islanda. Sebbene sia stato assolto in due occasioni, il caso è stato riaperto dopo un ricorso e la sentenza definitiva potrebbe arrivare dopo l’estate. Tuttavia, il direttore sportivo Daniele Pradè ha assicurato che il club è ben informato sulla situazione e pronto ad affrontarla con la massima attenzione: "Abbiamo studiato tutto, sappiamo come operare".

Palladino prepara la gara contro il Milan

La ricerca dell'equilibrio è costante, ma squadra che vince non si cambia

La Fiorentina continua la preparazione al Viola Park in vista dell'importante sfida di sabato sera contro il Milan. La squadra lavora con intensità, ma senza rinunciare alla serenità, come testimoniano alcune immagini condivise dal club sui social. Restano ancora due sedute di allenamento prima della partenza per Milano, decisive per rifinire gli ultimi dettagli tattici e migliorare la condizione fisica, dato il fitto calendario che attende i viola tra campionato ed Europa.  Andrea Colpani è ancora ai box a causa dell'infortunio al piede rimediato contro il Como e punta a tornare in tempo per le sfide europee. Anche Robin Gosens ha svolto lavoro differenziato negli ultimi giorni, ma la sua situazione non preoccupa lo staff medico: si è trattato solo di una botta e già oggi dovrebbe tornare a disposizione del gruppo. La sua presenza tra i convocati per la gara di San Siro non è in dubbio, mentre il suo utilizzo dal primo minuto dipenderà dalle sue condizioni fisiche e dai prossimi impegni della squadra.  Mister Palladino dovrà gestire con attenzione le energie dei suoi uomini per evitare affaticamenti e possibili infortuni. Tuttavia, per la trasferta contro il Milan, si prevede che la Fiorentina scenda in campo con l'undici titolare. L’obiettivo è mantenere alto il livello delle prestazioni, trovando il giusto equilibrio tra intensità e gestione dello sforzo fisico in un periodo ricco di sfide decisive.  

Fagioli e Kean, il rilancio alla Fiorentina: da esuberi bianconeri a pilastri viola

La Fiorentina vuole tenere entrambi, ma le strade da percorrere saranno diverse

Nicolò Fagioli ha finalmente trovato la squadra giusta per esprimere tutto il suo potenziale. Dopo un addio sofferto alla Juventus, il centrocampista si è ritrovato alla Fiorentina, un ambiente che lo ha accolto a braccia aperte. Non è stato facile separarsi dal club in cui è cresciuto, e lo stesso Fagioli ha confessato di aver versato qualche lacrima al momento della cessione. Tuttavia, a Firenze ha trovato nuovi stimoli e un ruolo da protagonista, anche grazie alla presenza di un vecchio amico: Moise Kean.  I due, cresciuti nelle giovanili bianconere, hanno vissuto percorsi simili. Alla Juventus erano spesso visti come semplici giovani di prospettiva, ma alla Fiorentina stanno dimostrando il loro valore sul campo. Per Fagioli, la possibilità di giocare con continuità è stata fondamentale per ritrovare fiducia e maturità. La Viola lo ha preso in prestito per 2,5 milioni, con un riscatto fissato a 13,5 milioni: un investimento che potrebbe rivelarsi un affare, considerando i prezzi del mercato attuale. L’obiettivo del centrocampista è chiaro: aiutare la squadra a qualificarsi alle coppe europee, un traguardo che attiverebbe anche l’obbligo di riscatto e sancirebbe il suo futuro definitivo a Firenze.  Discorso simile per Moise Kean, che con la Fiorentina sta vivendo una delle stagioni migliori della sua carriera. L’attaccante, arrivato in estate per 13 milioni, è stato fortemente voluto dal tecnico Raffaele Palladino, che ha sempre creduto nelle sue qualità. Kean ha risposto sul campo, segnando con regolarità e imponendosi come uno dei migliori attaccanti del campionato.  A inizio stagione, il classe 2000 ha fissato una clausola rescissoria da 52 milioni, un segnale di grande ambizione. Adesso, con il sogno Europa sempre più concreto, il suo futuro potrebbe essere legato alla volontà della società e alle prospettive della squadra. La Fiorentina sa di avere tra le mani un talento puro e farà di tutto per trattenerlo.  La rivalità tra Fiorentina e Juventus è sempre stata accesa, ma questa volta il destino ha giocato un ruolo particolare: due ex bianconeri sono oggi tra i migliori giocatori della Viola. Fagioli e Kean si sono presi la scena, dimostrando che la loro cessione da parte della Juventus potrebbe essere stata un errore di valutazione.  I numeri di Kean parlano chiaro: è il primo italiano dai tempi di Giuseppe Rossi (2013-2014) a segnare più di 15 gol in Serie A con la maglia viola. Nei migliori cinque campionati europei, solo Erling Haaland ha fatto meglio tra i coetanei. Inoltre, con 21 reti stagionali in 35 presenze, Kean ha eguagliato il record di Dusan Vlahovic nella sua miglior annata a Firenze.  Ora il futuro dipende dalle ambizioni della Fiorentina. Con un centrocampo costruito attorno a Fagioli e un attacco guidato da Kean, la squadra ha il potenziale per diventare ancora più competitiva e puntare in alto. La Juventus, intanto, osserva da lontano e forse si starà chiedendo se aver lasciato andare questi due talenti sia stato un errore di cui pentirsi.  

Palladino ha scelto la strada per l'Europa e passa dal 3-5-2

Il tecnico scommette tutto sul modulo e si gioca la permanenza alla Fiorentina

La Fiorentina di Palladino ha finalmente trovato la sua identità, tornando al 3-5-2, il modulo con cui aveva dato inizio alla stagione, ma che inizialmente sembrava poco adatto alle caratteristiche dei giocatori. Dopo aver provato il 4-2-3-1 tra ottobre e dicembre con discreti risultati, il mercato invernale ha portato con sé nuove necessità tattiche, costringendo la squadra a un ulteriore adattamento. Il ritorno al 3-5-2, però, si è rivelato decisivo, anche se non privo di difficoltà iniziali che hanno comportato una leggera flessione in classifica.I vari aggiustamenti tattici hanno permesso a diversi elementi della squadra di emergere. Ad esempio, Pongracic, che in un primo momento sembrava non essere adatto a giocare nella difesa a tre, è diventato una colonna portante, relegando Comuzzo in panchina. L'arrivo di Pablo Marí ha conferito esperienza e solidità alla retroguardia, mentre il centrocampo, formato da Cataldi, Mandragora e Fagioli, ha offerto un perfetto mix di qualità e grinta. Gosens ha trovato finalmente la posizione ideale, mentre in attacco Gudmundsson si è rivelato il compagno ideale per Kean. Senza la necessità di ricorrere alle ali tradizionali come Sottil e Ikoné, la Fiorentina ha costruito un reparto offensivo più compatibile con il modulo scelto e con gli obiettivi stagionali.Il processo di adattamento non è stato immediato. Dalla partenza con il 3-4-2-1, che ha visto sperimentazioni tattiche e numerosi cambi di protagonisti, si è arrivati gradualmente al 3-5-2 definitivo. È stato necessario del tempo, ma alla fine i risultati sono arrivati. Le vittorie in Conference League e la prestazione convincente contro la Juventus hanno dato la fiducia necessaria alla squadra, che ora guarda con ottimismo all'Europa 2025-26 e al possibile trionfo nella competizione europea in corso.

Fiorentina, la svolta può arrivare dal centrocampo

Palladino studia un reparto eclettico tra equilibrio e qualità

Raffaele Palladino ha a disposizione una rosa di grande qualità, ma allo stesso tempo è chiamato a fare scelte equilibrate. Il centrocampo della Fiorentina potrebbe diventare l'elemento cruciale per dare una scossa alla squadra in questo finale di stagione, con i viola che si giocano ancora tutte le possibilità di successo.L'allenatore ha saputo individuare le necessità in ogni parte del campo, affiancando ai punti di riferimento come De Gea, Dodò, Gosens e Kean, che sono i pilastri su cui ruota tutto il sistema di gioco. Il passaggio al 3-5-2 di qualche settimana fa ha dato nuova vitalità, aumentando l'intensità, il ritmo e l'imprevedibilità del gioco.Il tecnico ha dimostrato grande capacità nel far emergere le qualità dei suoi giocatori, costruendo un centrocampo funzionale al tipo di gioco richiesto. Cataldi, che ha ritrovato la sua migliore forma, si è rivelato fondamentale con il suo contributo in fase difensiva e offensiva. Anche Fagioli sta recuperando terreno, mostrando un'ottima condizione fisica. Queste due evoluzioni sono state cruciali nel coprire le difficoltà dovute agli infortuni di Folorunsho e Adli, oltre a compensare le difficoltà di Richardson e l'adattamento di Ndour. Mandragora, ex Torino, completa un reparto che funziona perfettamente, assumendo un ruolo da leader con grande esperienza.Palladino avrà quindi numerose opzioni a sua disposizione, con il calendario che si fa sempre più fitto. La gestione degli interpreti sarà fondamentale per mantenere l'equilibrio della squadra, dosando le forze in vista di una stagione che finalmente sta regalando i frutti sperati. Tuttavia, sarà sempre il campo a dare l'ultima parola. La prossima sfida contro l'Atalanta, prevista per domenica, si preannuncia essere di alto livello.

Palladino ritrova Adli e Folorunsho. Adesso che succede?

Tante opzioni per il tecnico a centrocampo, ma adesso il sistema di gioco è cambiato

La Fiorentina si prepara alla sfida contro l’Atalanta con notizie confortanti per Raffaele Palladino. Il tecnico viola potrà contare nuovamente su Folorunsho e Adli, rientrati dopo i rispettivi infortuni, arricchendo così le soluzioni a centrocampo. La squadra ha ormai assimilato la difesa a tre, preferita rispetto al 4-2-3-1 utilizzato in passato, e può contare su un reparto mediano tra i più completi della Serie A.Attualmente, la linea centrale è formata da Cataldi, Fagioli e Mandragora, un trio che ha garantito equilibrio e solidità alla squadra. Cataldi ricopre il ruolo di regista, mentre Fagioli ha maggiore libertà di movimento e Mandragora offre intensità e collegamenti tra i reparti. Con il rientro di Adli e Folorunsho, Palladino avrà più margine per adattare la formazione: Adli potrà dare maggiore qualità alla manovra, mentre Folorunsho assicurerà fisicità e dinamismo, particolarmente utili in un modulo come il 3-5-2.Questa abbondanza di alternative consente alla Fiorentina di variare assetti e strategie, sia per il campionato che per le competizioni europee. Adli si è messo in luce nella prima parte della stagione con gol e assist preziosi, mentre Folorunsho garantisce versatilità e intensità. Con una rosa più completa, Palladino potrà gestire meglio le rotazioni nella fase cruciale della stagione.L’Atalanta, nel frattempo, monitora le condizioni dei propri giocatori in vista del match al Franchi. Mentre si attende il rientro di Hien, Kolasinac, Lookman ed Ederson dagli impegni con le rispettive nazionali, Gasperini continua a lavorare con il resto della squadra nel centro sportivo di Zingonia.Le principali preoccupazioni riguardano Retegui, alle prese con una lesione all’adduttore, e Cuadrado, fermato da un problema al bicipite femorale destro. Entrambi stanno provando a recuperare in tempo, ma al momento la loro presenza a Firenze appare in dubbio. Djimsiti, uscito al 67’ della gara tra Albania e Andorra per un fastidio alla caviglia, non sembra destare particolari preoccupazioni e dovrebbe essere regolarmente a disposizione.Situazione più incerta per Palomino, che ha accusato un risentimento al quadricipite sinistro durante un match con l’Under 21, mentre Sulemana sta smaltendo alcuni piccoli problemi fisici legati agli impegni internazionali.Con queste incognite, Gasperini dovrà valutare attentamente la formazione da schierare, cercando di gestire al meglio le forze disponibili in vista di una sfida che si preannuncia intensa.

La Fiorentina vuole blindare Kean: strategia chiara per il futuro

I viola si preparano a respingere gli assalti in arrivo soprattutto dai club di Premier League

La Fiorentina sta lavorando per trattenere Moise Kean e renderlo un elemento centrale del proprio progetto. L'attaccante azzurro è nel mirino di diversi club, ma chiunque voglia acquistarlo dovrà agire rapidamente e sborsare i 52 milioni di euro previsti dalla clausola rescissoria. Il messaggio sembra rivolto soprattutto alle società di Premier League, tra cui Newcastle, Arsenal e West Ham, tutte interessate al giocatore e in grado di sostenere economicamente un'operazione del genere. Tuttavia, il rendimento poco brillante di Kean in Inghilterra, dove con l’Everton ha segnato solo quattro reti in 39 presenze tra il 2019 e il 2021, potrebbe rappresentare un'incognita per il suo ritorno oltremanica.A Firenze, invece, il club viola ha un piano preciso: costruire attorno a Kean una squadra competitiva e garantirgli un ruolo centrale nel progetto tecnico. Per riuscirci, la società dovrà però rivedere il suo attuale ingaggio di 2,2 milioni di euro annui e valutare un possibile aumento della clausola rescissoria, così da scoraggiare le offerte dall’estero. La volontà di trattenere l’attaccante dipenderà comunque anche dai risultati della squadra e dalla sua capacità di crescere e competere ad alti livelli.Un aspetto determinante sarà il piazzamento europeo della Fiorentina nella prossima stagione. La qualificazione a una competizione prestigiosa, come la Champions League, potrebbe convincere Kean a restare e sposare il progetto viola a lungo termine. Al contrario, un’eventuale esclusione dalle coppe renderebbe più difficile resistere agli assalti dei grandi club. Il futuro dell’attaccante, quindi, si intreccia con le ambizioni della Fiorentina e con gli obiettivi che la società riuscirà a raggiungere nei prossimi mesi.

Dai prestiti potrebbero arrivare quasi 60 milioni per il mercato estivo

La Fiorentina si prepara ad un'altra rivoluzione in vista del finale di stagione

La Fiorentina si prepara a un'estate di valutazioni e possibili ritorni. In totale, i giocatori attualmente in prestito potrebbero rappresentare un patrimonio di 64,5 milioni di euro, una cifra che equivale a una squadra intera, riserve incluse. Oltre a pianificare le mosse di mercato per la rosa attuale, il club viola dovrà decidere il destino di chi ha cercato fortuna altrove.L'elenco dei calciatori in prestito è ampio e copre praticamente ogni ruolo, sebbene solo pochi stiano vivendo stagioni realmente positive. Al termine del campionato, la dirigenza dovrà stabilire chi confermare e chi cedere per generare liquidità. Gli incassi dalle cessioni estive e invernali potrebbero alleggerire il bilancio e offrire nuove opportunità di investimento a Rocco Commisso.Tra i casi più incerti c'è quello di Kayode, ceduto al Brentford con un'opzione di riscatto fissata a 17,5 milioni di euro. Tuttavia, il terzino ha giocato appena 30 minuti e ha subito un infortunio al ginocchio, rendendo improbabile la sua permanenza in Premier League. Anche Nzola, attaccante attualmente al Lens, difficilmente verrà riscattato per 9 milioni, complici un'espulsione contestata e le critiche del tecnico. Sorte simile per Sottil, il cui riscatto da parte del Milan per 10 milioni appare in bilico, visto il minutaggio ridotto.Al contrario, qualche segnale positivo arriva da Ikoné, che ha trovato il suo primo gol con il Como, mantenendo viva la possibilità di un incasso da 8 milioni. Biraghi, invece, sta giocando con continuità al Torino, ma il suo riscatto da parte dei granata, essendo simbolico, non porterà grandi guadagni. In Turchia, Barak e Brekalo stanno facendo bene con il Kasimpasa: le loro 20 presenze in Süper Lig potrebbero tradursi in un incasso complessivo di 9 milioni (6 per Barak e 3 per Brekalo).Situazione incerta per Infantino, in prestito all'Al Ain con un'opzione di riscatto da 7 milioni, mentre Sabiri ha già interrotto il prestito con l’Ajman Club e ora milita nell'Al-Taawoun in Arabia Saudita, rappresentando un altro dossier da esaminare.Dei 13 giocatori ceduti in prestito in questa stagione, solo quattro sono partiti con la formula del prestito secco: Christensen alla Salernitana, Valentini al Verona, Bianco al Monza e Kouamé all’Empoli. Per tutti gli altri, le decisioni delle società che li hanno accolti potrebbero incidere in modo significativo sulle finanze viola, determinando nuovi scenari per il futuro mercato della Fiorentina.

La Fiorentina punta tutto su Kean e Gudmundsson

La coppia gol può salvare Palladino e le ambizioni stagionali della società

Moise Kean e Albert Gudmundsson si stanno affermando come la coppia gol della Fiorentina, trascinando la squadra verso la zona Europa. Se Kean ha già dimostrato la sua efficacia sotto porta, l’islandese è la rivelazione delle ultime settimane, ripagando un’attesa durata mesi. Con 21 reti complessive, i due formano la terza coppia più prolifica della Serie A, dietro a Retegui-Lookman (34 gol) e Lautaro-Thuram (24 gol). Le 15 marcature di Kean e le 6 di Gudmundsson superano quelle di altre coppie come Lucca-Thauvin dell’Udinese o Orsolini-Castro del Bologna, confermando il loro impatto offensivo.Nonostante non siano ancora paragonabili a duetti storici come Baggio-Borgonovo o Batistuta-Baiano, Kean e Gudmundsson rappresentano una garanzia per il finale di stagione. Kean ha raggiunto Toni e Gilardino tra i marcatori viola con almeno 20 gol stagionali, mentre Gudmundsson, pur avendo affrontato diverse difficoltà fisiche, sta mostrando un’eccezionale efficienza sotto porta. La sua media realizzativa di un gol ogni 133 minuti è addirittura migliore di quella di Kean (135 minuti). Considerando il suo ruolo da trequartista, il rendimento di Gudmundsson è più vicino a quello di un attaccante puro, in linea con i numeri della scorsa stagione al Genoa.Dopo un periodo complicato, Gudmundsson ha conquistato la fiducia di Palladino, come dimostrano le sue tre recenti presenze da titolare. Da quando è rientrato dall’infortunio, ha giocato cinque partite e segnato tre gol decisivi, tra cui quello contro la Juventus. Intanto, Kean sta vivendo la stagione più prolifica della sua carriera e ha attirato l’interesse di club di Premier League, anche se il suo legame con Firenze e l’obiettivo Mondiale 2026 potrebbero trattenerlo. Con il possibile riscatto di Gudmundsson a fine stagione, la Fiorentina sembra aver già assicurato sia il presente che il futuro del suo reparto offensivo.

La Fiorentina oggi torna in campo (con tante assenze)

Palladino al lavoro per un finale di stagione all'altezza delle ambizioni della società

Dopo il successo ottenuto contro la Juventus, la Fiorentina ha approfittato di una giornata di totale riposo. Giocatori e staff hanno trascorso momenti di relax, dedicandosi alle proprie famiglie e, in alcuni casi, godendosi il mare della costa toscana. Tra questi, Fagioli ha scelto proprio il litorale per rilassarsi e recuperare energie.Oggi la squadra si ritroverà al Viola Park per dare il via alla preparazione di una fase determinante della stagione. Gli impegni si intensificano, con sfide ravvicinate tra campionato e competizioni europee.Questa pausa rappresenta l'ultima vera opportunità per ricaricare le energie prima del rush finale. Tra aprile e maggio, infatti, i viola potrebbero affrontare partite ogni tre giorni, specialmente se riusciranno a conquistare un posto in semifinale di Conference League, obiettivo ampiamente alla loro portata. La ripresa degli allenamenti avverrà senza i giocatori impegnati con le rispettive nazionali.Diverse pedine fondamentali della rosa sono state convocate dalle proprie selezioni: Kean e Comuzzo si sono uniti alla Nazionale maggiore a Coverciano, Gudmundsson ha raggiunto il ritiro dell'Islanda, mentre Pongracic è impegnato con la Croazia. Ndour è stato chiamato dall'Under 21, Caprini e Harder dall'Under 20, mentre Martinelli vestirà la maglia dell'Under 19.

La Fiorentina e il record di punti con Commisso: un segnale di crescita

Dopo 29 gare in campionato solo Paulo Sousa meglio di Palladino

La Fiorentina sta vivendo una stagione di assestamento, ma anche di crescita, sotto la gestione di Rocco Commisso. Per la prima volta da quando l'imprenditore italo-americano ha rilevato il club, la squadra viola ha raggiunto quota 48 punti dopo le prime 29 giornate di campionato. Un dato significativo, che evidenzia il percorso positivo intrapreso dalla società e dallo staff tecnico.L'ultimo campionato in cui la Fiorentina aveva fatto meglio nei primi 29 turni risale alla stagione 2015-16, quando Paulo Sousa guidava la squadra verso un entusiasmante quarto posto momentaneo con 54 punti. Quel gruppo, che includeva giocatori del calibro di Borja Valero, Gonzalo Rodríguez e Josip Iličić, esprimeva un calcio propositivo e spettacolare, anche se nella seconda parte della stagione calò di rendimento.Se consideriamo altre prime stagioni di allenatori alla guida della Fiorentina, il bilancio di Raffaele Palladino si colloca in una fascia intermedia. Al suo esordio in viola, l'attuale tecnico non andò oltre i 47 punti nelle prime 29 gare, mentre Montella nella stagione 2012-13 fece leggermente meglio con 51 punti. Il miglior debutto in assoluto, però, rimane quello di Cesare Prandelli nel 2005-06, quando la sua Fiorentina conquistò ben 57 punti, gettando le basi per la successiva qualificazione in Champions League.Il dato dei 48 punti raccolti quest'anno assume un valore particolare se si considera la crescita del progetto viola sotto la gestione Commisso. L'imprenditore italo-americano, sin dal suo arrivo, ha puntato su una strategia di consolidamento che ha visto la Fiorentina tornare a competere per l'Europa.Con 48 punti in 29 giornate, la Fiorentina si trova in una posizione favorevole per lottare per un piazzamento europeo. La concorrenza è agguerrita, con squadre come Lazio, Milan, Roma e Bologna che spingono per un posto nelle competizioni UEFA, ma la Viola ha dimostrato di poter competere ad alti livelli.L'Europa dei grandi rappresenterebbe un traguardo importante sia per la crescita tecnica della squadra sia per le ambizioni della società. Partecipare alle coppe europee piu prestigiose della Conference garantirebbe un'esperienza internazionale ai giocatori e aumenterebbe la visibilità del club, fattori essenziali per attrarre nuovi talenti e consolidare il progetto sportivo.Il traguardo dei 48 punti non è solo un dato statistico, ma un segnale di un progetto in crescita. La gestione Commisso sta portando risultati concreti e, con la giusta programmazione, la Fiorentina potrebbe tornare stabilmente tra le protagoniste del calcio italiano.*(Dati e statistiche citati da Violanews.com)*

La Fiorentina stanotte si gioca tutto. E Palladino anche

Testa alla Conference, ultimo obiettivo rimasto. In campionato sarà durissima

La Fiorentina si prepara a sfidare il Panathinaikos nel ritorno degli ottavi di finale di Conference League, in una partita che ha il sapore di una finale anticipata. La competizione europea rappresenta ormai l’obiettivo principale della stagione, rendendo questa gara decisiva per il futuro della squadra. Per accedere ai quarti di finale, la Fiorentina dovrà ribaltare la sconfitta per 3-2 subita ad Atene, imponendosi con almeno due reti di scarto. Sarà fondamentale dimostrare capacità di reazione, evitando gli errori del passato e ritrovando brillantezza nel gioco. L’obiettivo è chiaro: segnare, offrire una prestazione convincente e conquistare la qualificazione. Raffaele Palladino e i suoi giocatori sono chiamati a una prova di carattere per tenere vivo il sogno europeo e dare una svolta alla stagione.Il verdetto arriverà in una notte che potrebbe segnare il destino della squadra. Due gli scenari possibili: il primo è il passaggio del turno, con la concreta possibilità di competere per un trofeo e assicurarsi la qualificazione alle competizioni europee della prossima stagione; il secondo, l’eliminazione, che significherebbe un fallimento sportivo e un ambiente ancora più teso. Negli ultimi giorni, la società ha fatto quadrato attorno all’allenatore, consapevole dell’importanza di restare uniti in un momento così delicato. La Conference League rappresenta l’ultima occasione per dare significato a una stagione altalenante, segnata da risultati altalenanti e da una serie di sconfitte che hanno condizionato la classifica in campionato. Tuttavia, per il momento, tutta l’attenzione è rivolta alla coppa.Oltre alle ambizioni della squadra, in gioco c’è anche il futuro di Raffaele Palladino. L’allenatore vede nella sfida contro il Panathinaikos un’opportunità per rilanciare la Fiorentina e placare le tensioni. Consapevole dell’importanza dell’incontro, ha chiamato a raccolta i tifosi, definendolo una finale da vincere a ogni costo. Tuttavia, la risposta del pubblico è stata tiepida, con circa quindicimila biglietti venduti, un dato inferiore alle aspettative per un match così cruciale.Nel corso della conferenza stampa della vigilia, Palladino ha evitato di soffermarsi sul proprio futuro, pur sapendo che due risultati negativi contro Panathinaikos e Juventus potrebbero compromettere il suo percorso a Firenze. Il tecnico ha ribadito che la priorità resta il bene della squadra e ha minimizzato le speculazioni sulle sue scelte, compresa quella del portiere titolare, il cui nome sarà svelato solo al momento della formazione ufficiale.Infine, l’allenatore ha riconosciuto le difficoltà attraversate dalla squadra, con otto sconfitte nelle ultime quattordici gare di campionato, pur difendendo l’atteggiamento propositivo della Fiorentina. Gli infortuni hanno influito, ma non devono diventare un alibi. Ora, tutta la concentrazione è sulla Conference League, rimandando ogni pensiero al campionato fino a domenica.

Palladino progetta una Fiorentina ultra offensiva con il 3-4-3

In porta torna titolare David De Gea

Raffaele Palladino intende ripartire dalle indicazioni incoraggianti emerse nel secondo tempo della sfida contro il Napoli, puntando sull’assetto tattico del 3-4-3 o, in alternativa, sul 3-4-2-1 per affrontare il Panathinaikos. La Fiorentina si trova nella necessità di realizzare almeno una rete per ristabilire l’equilibrio nella corsa alla qualificazione e, successivamente, provare a segnare un secondo gol per dare un significato alla propria stagione. Per raggiungere questo obiettivo, il tecnico viola sta concentrando il proprio lavoro su una strategia offensiva più marcata, nella piena consapevolezza che servirà una squadra determinata e votata all’attacco per ribaltare l’attuale situazione.Dal punto di vista tattico, oltre alla consolidata impostazione del 3-5-2, già utilizzata nelle ultime gare, si sta valutando l’ipotesi di schierare due trequartisti a supporto della punta centrale, che sarà Moise Kean. Per quanto riguarda il reparto difensivo, le scelte potrebbero ricadere su Pongracic, Ranieri e uno tra Comuzzo e Moreno. A centrocampo, invece, le corsie esterne saranno affidate a Dodô e Gosens, mentre in mediana Mandragora, Cataldi e Fagioli si contenderanno due maglie da titolare. Sul fronte offensivo, il ballottaggio è aperto tra Gudmundsson, Zaniolo e Beltrán, con l’attaccante islandese che sembra in vantaggio grazie alla rete realizzata contro il Napoli.La filosofia di gioco di Palladino appare chiara: costruire una Fiorentina più intraprendente, capace di imporre il proprio ritmo e sfruttare fin dai primi minuti la qualità dei suoi interpreti. La scelta del modulo definitivo dipenderà dal tipo di compiti che il tecnico assegnerà ai due giocatori schierati dietro Kean, ma la direzione intrapresa è quella di un tridente offensivo che possa garantire un attacco efficace e ragionato. L’unico nodo da sciogliere resta legato alle condizioni fisiche di Gudmundsson: se l’islandese non dovesse garantire la giusta tenuta atletica, potrebbe lasciare spazio a Zaniolo. In ogni caso, la squadra si prepara a una gara d’assalto, consapevole della necessità di conquistare la qualificazione con una prestazione di alto livello.Se l’attenzione è rivolta principalmente ai dieci calciatori di movimento, altrettanto cruciale sarà la scelta di chi difenderà i pali in questa delicata sfida di ritorno di Conference League. La domanda è più che legittima: chi sarà il portiere titolare contro il Panathinaikos? Terracciano, protagonista sfortunato nella gara di andata, rappresenta un’incognita, mentre De Gea si configura come una certezza, avendo dimostrato di essere tra i migliori estremi difensori del campionato. L’ex portiere dell’Empoli non scendeva in campo da oltre due mesi e mezzo ed era stato designato come titolare per le sfide europee, ma ora la decisione si complica. La sua prestazione negativa in Grecia ha lasciato qualche dubbio e, all’interno della società, si sta riflettendo sull’importanza di proseguire il cammino in Conference League senza rischi.Nonostante abbia disputato un campionato di alto livello, De Gea ha commesso quello che si può considerare il suo primo errore significativo nella partita contro il Napoli, come dimostra la respinta non perfetta sul gol di Lukaku. Tuttavia, il resto della sua prestazione è stato di ottima fattura. Fino a questo momento, non è mai stato impiegato in Conference League, fatta eccezione per i turni preliminari contro il Puskás Akadémia, in cui è riuscito a mantenere la porta inviolata per ben otto volte. Alla fine, la scelta definitiva spetterà a Palladino, ma secondo alcune fonti vicine al club, l’ex portiere del Manchester United sembra il principale candidato per difendere la porta nella gara di ritorno. Questa mattina si svolgerà la rifinitura, durante la quale verrà presa la decisione finale.

Fiorentina, l'unica speranza è Gudmundsson

Con la sconfitta di Napoli il cammino in campionato è ormai compromesso. Palladino punta tutto sulla Conference

Nonostante la sconfitta contro il Napoli, la Fiorentina può cercare una nota positiva nella prestazione di Albert Gudmundsson. L'attaccante islandese, per la seconda volta in stagione in campo per tutti i 90 minuti, ha realizzato il suo quinto gol in campionato con un tiro preciso su assist di Kean. Questo risultato, unito al minutaggio accumulato, rappresenta un segnale positivo, anche se il suo coinvolgimento nel gioco della squadra potrebbe ancora migliorare.A Napoli, Gudmundsson ha registrato i suoi migliori dati stagionali in termini di tocchi e passaggi riusciti, confermandosi elemento fondamentale per la fase offensiva. È stato l’unico giocatore viola a centrare lo specchio della porta, dimostrando il suo valore. L’allenatore Palladino ha elogiato la sua prestazione, sottolineando l'importanza del suo rientro dopo una serie di infortuni, tra cui una frattura al coccige subita a febbraio.Con questo gol, il numero 10 viola diventa il secondo miglior marcatore della squadra dietro Kean, che ha segnato 15 reti. Tuttavia, i ripetuti infortuni hanno limitato il suo contributo, lasciando qualche rimpianto su ciò che avrebbe potuto offrire alla squadra. Nonostante questo, il suo talento e la sua creatività saranno fondamentali nel finale di stagione per spingere la Fiorentina verso l'obiettivo europeo.Dopo la sconfitta di Napoli, la squadra deve ora concentrarsi interamente sulla Conference League. Giovedì 13, alle 21, i viola torneranno in campo allo stadio Franchi per il ritorno degli ottavi di finale contro il Panathinaikos. L'obiettivo sarà ribaltare il 3-2 subito all'andata e conquistare i quarti di finale, dove affronteranno una tra Celje e Lugano.Anche il Panathinaikos, che porterà numerosi tifosi al seguito a Firenze, ha disputato la sua partita di campionato nella giornata di ieri. L'allenatore Rui Vitoria ha schierato gran parte dei titolari e ha potuto contare sul ritorno tra i convocati di due pedine importanti come Jedvaj e Pellistri, quest'ultimo ex compagno di De Gea al Manchester United. Per la Fiorentina, Palladino potrà nuovamente contare su Mandragora e Zaniolo, assenti per squalifica contro il Napoli, ma dovrà fare a meno di Pablo Marì e Ndour, esclusi dalla lista UEFA. Resta la speranza di recuperare Adli, convocato ma non impiegato a Napoli, oltre a Colpani e Folorunsho, per avere a disposizione la rosa al completo in vista della sfida decisiva.

La Fiorentina ha molti problemi difficili da risolvere ed interrogativi irrisolti

Dalla gara di ieri emerge tutta la fragilità del gruppo di Palladino

Ieri sera, dalla gara di Atene, è emersa in maniera definitiva una triste conferma: il vero problema è la Fiorentina, più ancora della sconfitta subita. La qualificazione è ancora possibile, poiché il Panathinaikos, pur vincendo, ha confermato di essere una squadra mediocre. Tuttavia, anche ad Atene i viola hanno mostrato una preoccupante involuzione. L’andata degli ottavi di finale di Conference League ha lasciato una pessima sensazione sotto il profilo tattico, tecnico e caratteriale.  Il primo tempo, chiuso sul punteggio di 2-2, è stato deludente e segnato dagli errori di Terracciano e di altri giocatori, ma almeno la Fiorentina ha avuto la forza di reagire al doppio svantaggio iniziale. La ripresa, invece, è stata persino peggiore, davvero disastrosa: la squadra non è riuscita a prendere in mano la partita e, dopo aver incassato il terzo gol, non ha creato alcuna occasione, dimostrandosi incapace di alzare il ritmo e impensierire gli avversari. E meno male che nella ripresa le reti subite non sono state più di tre, perché altrimenti la qualificazione sarebbe stata seriamente compromessa. Rimane comunque in bilico e si deciderà nel match di ritorno, in programma giovedì prossimo.  I numeri del secondo tempo parlano chiaro: solo tre tiri verso lo specchio della porta, un’unica vera occasione da gol, un indice di Expected Goals pari a 0,19% e un possesso palla del 42%. Ma, dopo la prestazione di ieri, restano ancora molte domande senza risposta. Eccone alcune:  - Perché i viola hanno sbagliato approccio alla gara due volte, sia nel primo che nel secondo tempo?  - Perché, dopo una reazione d’orgoglio e aver ripreso in mano la partita, la squadra si è spenta invece di continuare sulla scia dell’entusiasmo?  - Perché Palladino e i giocatori (Beltrán ieri è stato l’ennesimo caso) continuano a parlare di un problema mentale? Alla Fiorentina serve un allenatore o uno psicologo?  - Perché Terracciano, dopo mesi di inattività, è stato schierato titolare con un endorsement pesantissimo da parte del tecnico (che parla anche a nome della società)?  - Perché, se l’idea era quella di schierare Terracciano titolare, non è stato reinserito gradualmente per testarne la condizione nelle gare di campionato contro Como, Verona e Lecce, che sulla carta erano più abbordabili per la Fiorentina?  - Perché, in occasione del primo gol del Panathinaikos, un calciatore greco è riuscito a passare indenne tra ben quattro giocatori viola?  - Perché Ranieri marca l’avversario a tre metri di distanza?  - Perché Pietro Comuzzo, dopo il mercato di gennaio, non è più lo stesso e perché la sua gestione, come quella di Pongracic, appare cervellotica e inspiegabile?  - Perché Zaniolo, squalificato domenica contro il Napoli, non è sceso in campo nella gara di ieri sera?  - Perché Gudmundsson, recuperato miracolosamente dopo una settimana per una frattura al coccige, è stato mandato in campo in condizioni atletiche visibilmente non idonee, per di più in un momento in cui la Fiorentina avrebbe avuto bisogno di una forte spinta atletica, tecnica ed emotiva?  - Perché Fagioli non gioca dall’inizio?  Probabilmente abbiamo dimenticato qualcosa, ma queste sono solo alcune delle domande che restano, non solo dopo la gara di ieri sera, ma dopo l’intera stagione della Fiorentina fino a questo momento.  Ah no, scusate. Ne manca ancora una: chi giocherà in porta giovedì prossimo?

Torna la Conference, prima regola: non prendere gol

Il piano è sfruttare il ritorno di Kean e blindare la porta di De Gea in vista del ritorno

Ad Atene dovrà essere esaltato il concetto di difesa, che è ben diverso da una difesa a oltranza o da una difesa fine a sé stessa, rinunciando al resto. Tutt’altro: significa trovare la miglior combinazione tra rendimento individuale e di reparto (con l’aiuto essenziale degli altri due), limitando al minimo gli errori e alzando il più possibile la qualità delle prestazioni.Siccome un po’ di retorica da impresa non può mancare, ed evitando comunque di dire “clima infuocato” per non cadere nei luoghi comuni, consideriamo il possibile/probabile ambiente non esattamente semplicissimo per la spinta dei tifosi greci. Non segneranno gol, ma un effetto lo provocano. Ecco dunque servito l’obiettivo sul campo del Panathinaikos, su cui la Fiorentina può costruire la qualificazione ai quarti: primo, non prenderle.Difendere i pali da tutti gli attacchi greci, impedire che il pallone superi la linea viola, salvaguardare a tutti i costi l’imbattibilità: così facendo, sarebbe come minimo – ma minimo – garantito il pareggio, e più probabilmente qualcosa in più, avendo la Fiorentina Kean e i greci no. Il tutto da mettere poi a frutto davanti al pubblico del Franchi giovedì 13, per ottimizzare il vantaggio di giocare la gara di ritorno in casa.L’imbattibilità della porta non chiuderebbe definitivamente la contesa, questo no, ma la indirizzerebbe, oltre a dare un chiaro segnale di ritrovata solidità, che non guasta mai. Anzi. E non è una coincidenza che venerdì scorso la Fiorentina sia riuscita a interrompere la serie negativa di tre sconfitte consecutive in Serie A vincendo contro il Lecce, ma soprattutto permettendo a De Gea la soddisfazione di uscire dal campo senza aver incassato gol. Sempre non per caso, la partita precedente al filotto negativo era stata quella della clamorosa vittoria sull’Inter al Franchi, con praticamente undici giocatori contati nella squadra viola: senza reti al passivo, per uno squillante 3-0.

Fiorentina e Comune al lavoro per il futuro dello stadio Franchi

Obiettivo seguire il cronoprogramma e raggiungere una capienza adeguata per il centenario

La questione legata allo stadio Franchi entra in una fase decisiva. Nel corso dei prossimi mesi, verrà definito un cronoprogramma che si estenderà fino al 2026, stabilendo i tempi e le modalità dei lavori, la nuova convenzione per la stagione 2025-2026, e soprattutto, si discuterà del possibile coinvolgimento economico della Fiorentina nel completamento dell’opera. Questo tema diventerà ancor più centrale con l'imminente ritorno in Italia di Rocco Commisso, previsto tra marzo e aprile. In queste occasioni, il presidente della Fiorentina avrà incontri con il Comune di Firenze e con la sindaca Sara Funaro.I lavori di ristrutturazione dello stadio continuano, anche se con alcuni ritardi causati dal maltempo. Attualmente, la palificazione della tribuna Fiesole dovrebbe essere completata nelle prossime settimane, mentre il cantiere nella tribuna Maratona è già partito sotto la Torre. La maggior parte degli interventi, tuttavia, si concentrerà nel periodo compreso tra maggio e settembre, sfruttando la pausa estiva del campionato di calcio. Per la stagione 2024-2025, la capienza dello stadio resterà simile a quella attuale, con circa 24.000 spettatori, e la tribuna Fiesole rimarrà ancora inagibile.L’obiettivo a lungo termine, in vista del centenario della Fiorentina nell’agosto del 2026, è quello di arrivare a una capienza complessiva di 34.478 posti. Tuttavia, nonostante questo obiettivo ambizioso, è previsto che i lavori non siano completamente terminati entro quella data. Il nodo cruciale che deve essere risolto riguarda il finanziamento dell’opera. La Fiorentina si è dichiarata disponibile a investire tramite un progetto di project financing, ma con delle condizioni precise: una concessione di durata compresa tra i 20 e i 50 anni, oltre al controllo sulle opere rimanenti, che comprendono la copertura dello stadio, la nuova curva Ferrovia, la riqualificazione della tribuna Maratona, la realizzazione di aree VIP e spazi commerciali.In caso la Fiorentina non dovesse procedere con l’investimento, un’altra opzione possibile sarebbe quella di far diventare Firenze una delle città ospitanti per l’Europeo 2032. Attualmente, lo stadio Franchi è tra i cinque impianti italiani candidati, ma la decisione finale su quali stadi ospiteranno il torneo arriverà solo nell'ottobre del 2026.

Gudmundsson convocato a sorpresa. Palladino sceglie la difesa a 3

Il tecnico campano si gioca la permanenza sulla panchina viola nella sfida di stasera contro il Lecce

La Fiorentina di Raffaele Palladino è in cerca di riscatto dopo tre sconfitte consecutive che hanno deluso i tifosi. L'obiettivo è tornare alla vittoria contro il Lecce nell'anticipo del venerdì sera, per mantenere la propria posizione nella corsa europea. La Viola dovrà fare a meno di diversi giocatori, soprattutto in attacco, con Colpani e Moise Kean indisponibili. Il Lecce, dal canto suo, è ancora arrabbiato per il rigore che ha deciso la sconfitta contro l'Udinese e non può permettersi troppi passi falsi nella lotta per la salvezza.Palladino dovrà decidere il sistema di gioco, tra la difesa a quattro e quella a tre. Probabilmente opterà per la seconda, con Dodo e Gosens sulle fasce. La formazione in mezzo al campo è ancora da definire, con Cataldi, Ndour e Mandragora in lizza per un posto. Fagioli è in ballottaggio con l'ex PSG, mentre Zaniolo e Beltran sono sicuri del posto in attacco. Adli e Folorunsho sono ancora out, mentre Gudmundsson è tornato tra i convocati dopo l'infortunio al coccige. Il suo impiego dal primo minuto è però improbabile.Il Lecce, guidato da Giampaolo, dovrà affrontare le prime sette squadre della classifica nelle prossime dodici partite. La squadra pugliese ha scelto di allenarsi sul campo dell'Affrico per provare gli ultimi schemi. Marchwinski e Pierotti sono indisponibili, mentre Helgason, Gallo e Banda sono tornati da precedenti infortuni.

Palladino all-inn: il tecnico si gioca la panchina domani. Ecco le sue scelte

Col Lecce Palladino potrebbe proporre un 3-5-2 oppure tornare alla formazione conservativa vista nelle due recenti gare contro l'Inter

L'assenza di Kean costringerà Raffaele Palladino a rivedere l'assetto offensivo della squadra, con Beltran probabile terminale avanzato e Zaniolo a supporto. Tuttavia, l'argentino potrebbe arretrare a centrocampo per garantire maggiore copertura. Caprini potrebbe rimanere una soluzione dalla panchina, vista l'importanza della gara. Oltre alla questione attacco, si aggiunge un ulteriore nodo a centrocampo, complicato dalla squalifica di Richardson e dalle condizioni precarie di Adli, che cerca di rientrare dopo tre partite fuori per un infortunio alla caviglia, e di Folorunsho, alle prese con un problema muscolare.L'allenatore sta valutando due alternative tattiche: un 3-5-2 per dare solidità e spinta alla manovra oppure un più prudente 4-4-2, già adottato in emergenza contro l'Inter. La decisione dipenderà molto dall'esito delle ultime verifiche su Folorunsho, reduce da una gara difficile a Verona e non al meglio già nella sfida precedente contro il Como. Se riuscisse a recuperare, aumenterebbero le chance di vedere un centrocampo a tre, soluzione che garantirebbe un miglior equilibrio alla squadra. Tuttavia, il pessimismo rimane, anche se Ndour potrebbe emergere come alternativa per completare il reparto accanto a Mandragora o Cataldi, mentre Fagioli sembra destinato a partire titolare.In tal caso, si potrebbe vedere Fagioli in regia affiancato da due tra Mandragora, Ndour e Cataldi, con Dodo e Gosens a presidiare le fasce e dare profondità alla manovra. In difesa, Comuzzo sembra il prescelto per il ruolo sul centrodestra, completando il reparto con Pongracic e Ranieri. In avanti, Zaniolo e Beltran si spartirebbero i compiti offensivi, cercando di non far rimpiangere Kean.Se invece Folorunsho non dovesse farcela e Adli non fosse ritenuto pronto per scendere in campo, Palladino potrebbe optare per una formazione più conservativa, simile a quella vista contro l'Inter. Le alternative sarebbero limitate a Moreno, Pablo Marí, Cataldi o Mandragora, Ndour e Caprini, oltre ai portieri Terracciano e Martinelli. In questa ipotesi, il modulo più probabile sarebbe il 4-4-2, con Comuzzo, Pongracic, Ranieri e Parisi davanti a De Gea. A centrocampo, Dodo e Gosens (o Parisi, in base alle scelte tattiche) agirebbero sulle corsie laterali, mentre la coppia centrale sarebbe formata da due tra Fagioli, Mandragora e Cataldi. Davanti, Beltran resterebbe il riferimento principale con Zaniolo a sostegno o viceversa.Una situazione non ideale per una gara così delicata, ma l'allenatore ha assicurato che la squadra sta lavorando con determinazione per superare le difficoltà e affrontare la partita al meglio delle proprie possibilità. Nel frattempo, il risultato di domani sera potrebbe essere decisivo per il futuro di Palladino sulla panchina della Fiorentina.

Fiorentina, anatomia di una crisi: Palladino col Lecce si gioca la panchina

La sua squadra, piccola con le “piccole”, è affetta da molteplici problemi che appaiono senza soluzione

La Fiorentina è in difficoltà. Dopo la sconfitta contro il Verona, la squadra di Palladino ha dimostrato di avere problemi nel creare gioco contro squadre che si chiudono in difesa. Questo trend negativo si è già visto nelle partite contro Parma, Empoli, Venezia e Monza, dove la Fiorentina ha ottenuto solo 4 punti senza mai vincere. La prossima partita contro il Lecce sarà un test cruciale per cercare di invertire la rotta.La Fiorentina ha concesso ben 13 punti alle squadre in lotta per non retrocedere, un dato preoccupante che evidenzia la fragilità della squadra in queste sfide. La sconfitta contro il Verona ha confermato questa tendenza: i viola faticano a costruire il gioco contro avversari che si chiudono e ripartono in contropiede. Il problema è evidente fin dalla sconfitta contro il Como e si è aggravato nel 2025, con solo 7 punti in 7 partite. Il calendario non aiuta: dopo il Lecce, la Fiorentina affronterà Napoli, Juventus, Milan e Atalanta, un tour de force che metterà alla prova la squadra.La partita contro il Lecce sarà un banco di prova per capire se la Fiorentina è in grado di gestire meglio gli impegni contro le squadre di bassa classifica, fondamentali per la corsa all'Europa. Ma quale modulo adottare? Il 4-2-3-1 utilizzato a Verona non sembra adatto ai nuovi arrivati. La cessione di Sottil e Ikoné si è rivelata rischiosa, con Folorunsho e Zaniolo che non hanno la velocità necessaria per le fasce. Il centrocampo è un altro punto debole: Beltran, schierato come trequartista, offre copertura ma manca di incisività. Gudmundsson, invece, è un peso morto a causa degli infortuni e dell'adattamento incompleto. L'arrivo di Fagioli e Ndour doveva dare nuovo impulso alla mediana, ma Palladino li ha impiegati come trequartisti o esterni alti, senza mai dare loro un ruolo fisso in mezzo al campo.La difesa è un'altra area problematica. La Fiorentina subisce troppi gol e l'assenza di Kean aggrava la situazione in attacco. Dodò a destra non ha un ricambio adeguato, mentre Pongracic è stato utilizzato in modo discontinuo. Anche le scelte difensive di Palladino sono state discutibili, come l'inserimento di Mari a partita in corso contro il Verona. L'assenza di Kean rende ancora più difficile la situazione, visto che manca un'alternativa valida in attacco.La Fiorentina rischia di perdere terreno nella corsa all'Europa. I punti persi contro le squadre meno quotate pesano molto e un cambio di marcia è necessario per raggiungere l'obiettivo di un piazzamento prestigioso. 

Palladino confermato (per ora), ma con il Lecce si gioca tutto

Per Kean tempi di recupero ancora incerti, l'allenatore al lavoro per trovare una soluzione per i prossimi impegni

La Fiorentina ha subito la sua terza sconfitta consecutiva, un risultato che evidenzia un preoccupante calo di rendimento della squadra, che ha raccolto solamente 9 punti nelle ultime 12 giornate di campionato. Il gol di Bernede, segnato al '95, ha punito una formazione che si è dimostrata priva di idee e incisività, riuscendo a calciare verso la porta avversaria solo una volta nel secondo tempo. La mancanza di reazione da parte della squadra, unita all'incapacità di sfruttare le sconfitte di Bologna e Milan, rende la situazione in classifica ancora più critica, con la Roma pronta a ridurre ulteriormente il margine tra il sesto e il nono posto.Il tecnico Palladino ha preso su di sé la responsabilità di questo momento negativo, parlando di una mancanza di serenità all'interno del gruppo e della necessità di lavorare duramente per uscire dalla crisi attuale. I numeri parlano chiaro e sono impietosi: la Fiorentina ha ottenuto solo tre vittorie nelle ultime dodici partite, ha subito almeno un gol in sei trasferte consecutive e ha mostrato un crollo evidente rispetto alla brillante striscia di otto successi ottenuti in autunno. Nonostante la fiducia espressa dalla società, la posizione di Palladino appare sempre più sotto pressione e meno solida. La Fiorentina ha mostrato difficoltà soprattutto contro le squadre che si chiudono in difesa, evidenziando limiti nella costruzione del gioco e nell’imprevedibilità offensiva.Il club sta riflettendo attentamente sulla situazione, consapevole che le aspettative sono cresciute notevolmente dopo un mercato ambizioso. Palladino sta cercando di mantenere la calma, tentando di trasmettere tranquillità alla squadra per ritrovare risultati positivi. Tuttavia, la Fiorentina rischia di allontanarsi sempre di più dagli obiettivi stagionali, e il prossimo impegno contro il Lecce potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro dell’allenatore, che si trova ora nel momento più delicato della sua avventura a Firenze.Palladino ha dichiarato di sentirsi il primo responsabile della situazione e ha chiesto scusa alla piazza e ai tifosi. Tuttavia, al triplice fischio finale si sono diffuse voci riguardanti un possibile esonero, che si sono tradotte in una conferma, almeno per il momento. La realtà, però, è che la Fiorentina ha subito la terza sconfitta consecutiva e la classifica rischia di far dimenticare la zona europea. Sul banco degli imputati, oltre alla squadra e al tecnico, c'è anche il gioco stesso. Da oggi si riparte, con il Lecce che arriverà venerdì, una gara che potrebbe rivelarsi chiave anche per lo stesso allenatore.Infine, come se non bastasse, la domenica è stata ulteriormente segnata dall'infortunio di Moise Kean. Durante la partita contro il Verona, Kean ha riportato un trauma cranico, ma gli esami effettuati hanno dato esito negativo, escludendo danni gravi. Nonostante il grande spavento causato dal violento scontro con Dawidowicz, il giocatore è rimasto cosciente ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti, per poi essere dimesso nella notte. Dopo il colpo all’arcata sopraccigliare, Kean ha tentato di rientrare in campo, ma ha dovuto fermarsi e accasciarsi, rendendo necessario l’intervento dei soccorsi e l’uscita in barella. Le sue condizioni saranno monitorate quotidianamente, ma la sua presenza nella prossima partita contro il Lecce è fortemente a rischio.Questa assenza complica ulteriormente la situazione della Fiorentina, già priva di attaccanti di ruolo, con Gudmundsson e Colpani fuori per infortunio. Palladino, preoccupato per le condizioni di Kean, dovrà trovare soluzioni alternative in vista dei prossimi impegni, compreso il ritorno in Europa con la doppia sfida in Conference League contro i greci del Panathinaikos.

La Fiorentina cerca punti, gol e solidità difensiva sperando nel ritorno dei suoi uomini migliori

Le ambizioni in campionato e in Europa passano da Kean, Zaniolo e Comuzzo

Il doppio infortunio di Gudmundsson e Colpani ha aumentato notevolmente la pressione su Lucas Beltran, il quale finora ha mostrato un rendimento al di sotto delle aspettative. Nonostante abbia fornito 6 assist in 29 partite, il suo contributo in attacco è stato deludente, con solo 4 gol realizzati in campionato e appena 7 tiri in porta in 21 partite di Serie A. Beltran sta faticando a interpretare il ruolo di prima punta, dimostrando una maggiore efficacia quando gioca come trequartista o mezzala.Il suo rendimento in zona-gol è ben lontano da quello che aveva mostrato in Argentina, dove era riuscito a segnare 16 gol in una stagione con il River Plate. A 25 anni, Beltran non ha ancora trovato una specializzazione nel suo gioco, nonostante possieda alcune buone qualità, come la pulizia del palleggio e l'impegno che dimostra in campo. La nuova sfida per il tecnico Palladino sarà quella di riscoprire il Beltran attaccante, che finora è stato poco presente a Firenze, considerando che dietro Kean non ci sono altre opzioni valide. Il tecnico viola si aspetta da lui una maggiore incisività in fase offensiva.Per questo motivo, la Fiorentina ha un urgente bisogno dei suoi calciatori migliori, a cominciare da Moise Kean e Nicolò Zaniolo. Entrambi hanno vissuto un percorso simile: sono talenti precoci, messi sotto i riflettori troppo presto e chiamati a essere uomini quando erano ancora ragazzi. Hanno affrontato momenti difficili, tra aspettative non mantenute e atteggiamenti sopra le righe, ma il tempo li ha portati a maturare. Kean, ora alla Fiorentina, sta vivendo una stagione da protagonista, riuscendo a cancellare il passato negativo e diventando un pilastro per la squadra di Palladino.Zaniolo, d'altra parte, è arrivato a Firenze dopo un’esperienza a Bergamo che non ha brillato del tutto, ma che gli ha permesso di ritrovare la condizione fisica. Il suo esordio da prima punta contro il Como non è stato convincente, ma il destino gli ha subito offerto un’opportunità: l’infortunio di Gudmundsson ha aperto la strada alla sua convivenza in attacco con Kean. Questa è un’occasione che i due amici aspettavano da tempo.Oltre alla ricerca del gol e dei punti da accumulare in classifica, la Fiorentina deve affrontare anche il problema dei gol incassati. Infatti, dopo un brillante inizio di stagione sotto questo profilo, la difesa della Fiorentina ha subito un netto calo, tornando a numeri simili a quelli degli ultimi due campionati. Nelle ultime 11 partite, la squadra di Palladino ha incassato 17 gol, rispetto ai soli 10 subiti nelle prime 14 giornate. Dalla gara con il Bologna, solo Parma, Monza ed Empoli hanno subito più reti dei viola.Un elemento chiave per la solidità difensiva è Pietro Comuzzo, un giovane talento che, dopo un avvio da titolare indiscusso, ha vissuto un periodo di appannamento culminato con alcune prestazioni incerte, portando Palladino a preferirgli Pongracic. Tuttavia, con l’aumento del numero di partite tra Serie A e Conference League, il ritorno del difensore, frutto del vivaio viola, nelle rotazioni appare inevitabile. Possibili soluzioni tattiche includono un suo impiego nella difesa a tre o un’alternanza con Ranieri, che ha giocato senza sosta nelle ultime 12 partite.Per Comuzzo, reduce da un mercato movimentato con il corteggiamento del Napoli e la scelta di restare a Firenze, sarà fondamentale ritrovare continuità e dimostrare il valore che gli aveva garantito la chiamata in Nazionale lo scorso novembre. La Fiorentina ha bisogno di una difesa più solida e ritrovare il miglior Comuzzo potrebbe essere la chiave per tornare competitivi sia in Italia che in Europa.

Fiorentina riprenditi! Ora o mai più. Palladino è ad un bivio

I numeri parlano chiaro: bisogna invertire la rotta subito per evitare un finale di stagione anonimo

L'8 e il 15 dicembre 2024 rappresentano due date cruciali nel percorso della Fiorentina in Serie A. Da un 1-0 all'altro, si può notare un netto cambiamento nel cammino della squadra viola. La vittoria contro il Cagliari aveva portato la Fiorentina a una striscia di otto vittorie consecutive, ma la successiva sconfitta contro il Bologna ha dato il via a una serie di risultati negativi che hanno ridotto significativamente il vantaggio accumulato su molte delle rivali per un posto in Europa. Dopo il successo contro il Cagliari, i viola avevano raggiunto 31 punti in classifica, collocandosi al terzo posto insieme a Inter e Lazio, a un punto dal Napoli e a tre dalla capolista Atalanta. Inoltre, la squadra di Palladino, all'epoca con una partita in meno, aveva costruito un buon margine su Juventus (+4), Milan e Bologna (+9), e addirittura su Roma (+15).Tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente, con le inseguitrici che hanno iniziato a recuperare terreno, avvicinandosi o superando la Fiorentina, che ha visto il suo bottino ridursi. Il confronto più significativo è con la Roma di Ranieri: dopo 15 giornate, i giallorossi erano distanti 15 punti dalla Fiorentina (con una partita in più giocata), ma ora, pur occupando il nono posto, sono a soli 5 punti dalla squadra di Palladino. La Roma ha ottenuto 21 punti nelle ultime 10 partite, mentre la Fiorentina ha raccolto solo 11 punti in 11 partite, inclusa la recente vittoria nel recupero contro l'Inter. Inoltre, la Fiorentina ha lasciato per strada 8 punti rispetto a Juventus, Milan e Bologna, che nelle ultime 10 partite hanno totalizzato 19 punti.Dalla metà di dicembre, i viola hanno vinto solo 3 delle 11 partite disputate, con 6 sconfitte, segnando 13 gol (di cui 6 realizzati da Kean) e subendone ben 17, mantenendo la porta inviolata solo in un'occasione, contro l'Inter. Hanno totalizzato 11 punti, gli stessi ottenuti da Cagliari e Verona, uno in meno del Lecce e due in meno del Como. La Fiorentina ha dimostrato di essere soggetta a repentini cambiamenti di risultati in questa stagione: adesso la lotta per le posizioni dal quarto al nono posto si è trasformata in un vero e proprio tumulto, con sei squadre racchiuse in soli 9 punti.

I dolori del giovane Gud, tra infortuni ed un atteggiamento non sempre impeccabile in campo

La Fiorentina ha bisogno di lui per coltivare ancora il sogno (ormai quasi utopia) Champions

L'annata di Albert Gudmundsson continua a essere segnata da una serie di problemi fisici che influiscono sulla sua condizione e sul suo morale. Recentemente, durante la partita contro il Como, ha subito un infortunio pochi minuti dopo il suo ingresso in campo. Un lungo passaggio di Strefezza è stato deviato da Mandragora, e mentre Gudmundsson saltava per colpire il pallone, un contatto con Caqueret lo ha sbilanciato, facendolo cadere pesantemente sull'osso sacro. Nonostante il tentativo di rimanere in campo, ha dovuto chiedere il cambio dopo soli diciannove minuti, coprendosi il volto con la maglia per nascondere la sua delusione.La sua partecipazione alla partita è stata breve, essendo entrato al 55' al posto di Zaniolo, nella speranza di portare quella scintilla tecnica che la squadra di Palladino non era riuscita a trovare. Era partito dalla panchina a causa di una settimana di febbre e tonsillite, come spiegato dal tecnico.Gudmundsson appare triste e a disagio, e le ragioni di questo stato d'animo sono difficili da individuare. Dal punto di vista fisico, non è mai riuscito a esprimere il suo potenziale. È arrivato a Firenze con un problema al polpaccio e ha dovuto attendere fino al 22 settembre per debuttare, entrando nella ripresa e contribuendo in modo decisivo alla vittoria contro la Lazio. Tuttavia, meno di un mese dopo, ha subito un altro infortunio a Lecce, che lo ha costretto a rimanere fuori fino ai primi di dicembre. Successivamente, ha affrontato una febbre con tonsillite che lo ha tenuto lontano dal campo nella sfida contro l'Inter, e ora si trova a dover affrontare un nuovo infortunio.In totale, ha collezionato diciotto presenze in tutte le competizioni, segnando cinque gol, ma ha giocato solo 820 minuti. A complicare ulteriormente la situazione ci sono stati anche pensieri extracampo che hanno influito sulla sua serenità. Il 10 ottobre, il tribunale distrettuale di Reykjavik lo ha dichiarato innocente in merito a un'accusa di cattiva condotta sessuale, ma il 4 novembre la Procura ha deciso di fare ricorso, il che significa che la questione potrebbe non risolversi prima di giugno 2025.La Fiorentina ha acquisito Gudmundsson dal Genoa con un prestito oneroso di 8 milioni e un diritto di riscatto fissato a 17 milioni più 3,5 di bonus, per un totale massimo di 28,5 milioni, rendendolo l'acquisto più costoso della storia del club. È difficile prevedere come si evolverà la situazione, ma i prossimi tre mesi saranno cruciali per il futuro di un giocatore che Palladino ha fortemente voluto. Ci si può chiedere cosa sarebbe potuta essere la Fiorentina con il suo miglior giocatore in piena forma, sperando che non sia troppo tardi per trovare risposte a queste domande.

I numeri del calvario di Albert Gudmundsson

L'islandese è il grande assente nella stagione viola e la Fiorentina adesso è in dubbio sul suo riscatto

Albert Gudmundsson sta affrontando un'annata difficile con la maglia della Fiorentina. Dopo il colpo subito durante la partita contro il Como, che lo ha costretto a lasciare il campo dopo meno di 20 minuti dal suo ingresso, la sua situazione è diventata ancora più complicata. In 25 partite di Serie A disputate dalla Fiorentina, Gudmundsson ha saltato 11 incontri a causa di vari infortuni.Nelle prime quattro giornate, ha dovuto recuperare da un problema al polpaccio che si era portato da prima del suo arrivo a Firenze. È rientrato nella ripresa della partita contro la Lazio alla quinta giornata, perdendo così i primi 360 minuti e i primi 45 della sfida con i laziali. Successivamente, ha subito un nuovo infortunio a Lecce dopo soli 9 minuti di gioco, disputando 45 minuti contro la Lazio, 71 contro l’Empoli e 77 contro il Milan. L'infortunio subito a Lecce lo ha costretto a rimanere fuori per cinque partite, accumulando altri 450 minuti di assenza. Dopo il rientro, ha giocato 23 minuti contro il Cagliari, 58 contro il Bologna, 28 contro l’Udinese, 59 contro la Juventus, non ha giocato contro il Napoli, ha disputato 45 minuti contro il Monza, 76 contro il Torino, 77 contro la Lazio, 90 contro il Genoa, è rimasto in panchina nella sconfitta per 3-0 contro l’Inter, ha giocato 10 minuti a San Siro e 19 contro il Como. Ha anche collezionato 118 minuti in Conference League e 15 in Coppa Italia.In totale, escludendo i recuperi, Gudmundsson ha registrato 18 presenze, di cui 10 da titolare, per un totale di 820 minuti. Dall'arrivo in viola il 16 agosto, la Fiorentina ha disputato 34 partite ufficiali, accumulando 3090 minuti di gioco (2250 in Serie A, 90 in Coppa Italia e 750 in Conference League). In percentuale, ha partecipato solo al 26,5% delle partite giocate dalla Fiorentina, rimanendo ai box o in panchina per il restante 73,5%.Al Genoa, Gudmundsson non aveva mai avuto problemi fisici significativi. Nella scorsa stagione, ha giocato 37 partite su 40, per un totale di 3157 minuti sui 3720 totali, risultando in campo per oltre l'85% dei minuti. L'anno precedente, ha collezionato 38 presenze su 40, per 2875 minuti su 3690, ovvero il 78% dei minuti giocabili. Nel suo primo anno in Italia, era arrivato a metà stagione, giocando 604 minuti su 1350, quindi il 45% dei minuti. Nel 2019-20, con l'AZ, ha saltato l'intera stagione a causa di un grave infortunio alla caviglia.Il suo calvario continua. Dopo il problema al polpaccio all'inizio della stagione, ha subito un infortunio al bicipite muscolare contro il Lecce, poi una tonsillite e ora un altro stop. Si spera che la contusione all'osso sacro rimediata contro il Como non lo costringa a ulteriori assenze e che riesca finalmente a trovare un po' di continuità nel suo rendimento.

Gudmundsson: col Como deve esserci, altrimenti si aprirà un caso

L'islandese al centro del progetto e fiore all'occhiello del mercato estivo adesso è in discussione

Ora all’appello manca solo Albert Gudmundsson. Moise Kean ha fatto centro da subito, superando le aspettative e le speranze, mentre tutti i nuovi acquisti, chi prima e chi dopo, hanno lasciato un segno. Per l’islandese, però, la doppietta contro la Lazio e l’acuto col Milan non sono stati sufficienti. Dopo un nuovo infortunio contro il Lecce, ha trascorso settimane lontano dal campo e, da allora, non è mai stato decisivo. Nel frattempo, Lucas Beltran ha preso il suo posto in squadra, dimostrandosi la spalla più adatta per Kean. L’argentino, pur essendo meno “bello” dal punto di vista calcistico rispetto all’islandese, offre una concretezza che è esattamente ciò di cui ha bisogno il gioco di Palladino.Nel Genoa, Gudmundsson, come ammesso dal suo ex tecnico Gilardino, non aveva un ruolo definito. Era libero di spaziare per il campo a suo piacimento. La vera domanda ora è: Gudmundsson può davvero adattarsi al gioco di Palladino? Spesso, il tecnico viola ha utilizzato lanci in profondità per cercare Kean, saltando la zona di campo dove normalmente agirebbe il fantasista islandese.Adesso, però, la rosa ha acquisito maggiore qualità, grazie agli arrivi di Fagioli, Folorunsho e Zaniolo. Ci sono quindi tutte le possibilità per un gioco che possa esaltare anche l’ex Genoa. Tuttavia, con l’aumento della concorrenza, sarà compito di Gudmundsson dimostrare di essere un giocatore adatto a rimanere nella Fiorentina.I viola hanno investito 8 milioni per il suo prestito, una cifra significativa, e il riscatto non sarebbe obbligatorio se non si raggiungono certe condizioni. È fondamentale che Gudmundsson dimostri il suo valore, poiché la decisione sul suo futuro si avvicina. Sarà più pesante aver sprecato 8 milioni per il prestito o rischiare di perderne altri 20 per il riscatto?La Fiorentina ha bisogno che Gudmundsson diventi un valore aggiunto per la squadra di Palladino, impegnata in una corsa verso un traguardo ambizioso. Per raggiungere questo obiettivo, è essenziale che i giocatori forti dimostrino il loro valore sul campo. L’ex Genoa ha avuto poche occasioni di brillare, a causa di infortuni e di una condizione atletica che non ha mai raggiunto i livelli necessari per esprimere il suo indiscusso talento. Questo spiega i suoi quattro gol in dodici partite di campionato, un numero inferiore rispetto ai nove gol realizzati con il Genoa a questo punto della scorsa stagione.Inoltre la Fiorentina tornata ad allenarsi in vista della gara contro il Como, ha subito un problema che coinvolge Gudmundsson: trovare un sostituto per Moise Kean, che sarà squalificato domenica. Nella rosa della Fiorentina non esiste un altro centravanti di ruolo puro come il numero 20 viola, e il tecnico Raffaele Palladino dovrà individuare la migliore soluzione alternativa. L’ipotesi più accreditata è quella di impiegare Nicolò Zaniolo in quel ruolo, visto che ha già ricoperto la posizione in caso di necessità all’Atalanta. Tuttavia, essendo arrivato da pochi giorni a Firenze, dovrà ancora assimilare gli schemi e i movimenti.Ci sono anche altre due opzioni. Una è affidarsi a Lucas Beltran, che è arrivato a Firenze come prima punta dal River Plate, anche se Palladino lo ha sempre visto come un giocatore da utilizzare sulla trequarti o come mezzala. L’emergenza, però, richiede soluzioni immediate. L’altra possibilità è Albert Gudmundsson, che ha dichiarato di poter ricoprire qualsiasi ruolo nel fronte offensivo. Potrebbero anche coesistere per cercare di rendere la manovra più imprevedibile. Se Gudmundsson dovesse essere escluso, sarà necessario considerare vari fattori, incluso il suo eventuale riscatto.

Dodô sempre più leader della Fiorentina. Si tratta per il rinnovo

Il terzino brasiliano, legato a doppio filo alla squadra ed alla città, sogna di restare stabilmente in nazionale grazie alle prestazioni in viola

Dodô, il terzino brasiliano arrivato alla Fiorentina nel 2022, si è rapidamente affermato nel calcio della Serie A, diventando da subito un elemento chiave per la squadra viola. La sua capacità di contribuire sia in fase difensiva che offensiva lo ha reso un giocatore fondamentale sia per Vincenzo Italiano che per il suo successore, Raffaele Palladino.Dodô ha collezionato ben 30 presenze stagionali, quasi tutte da titolare, dimostrando di essere un punto fermo nella formazione di Palladino. La sua costanza in campo è fondamentale per la stabilità della difesa, che ha trovato in lui un elemento affidabile e determinato. Nonostante non abbia ancora trovato la via del gol, Dodô ha già fornito 3 assist in questa stagione, dimostrando la sua capacità di supportare l'attacco e creare occasioni per i compagni. La sua propensione ad inserirsi in avanti e la sua precisione nei cross lo rendono un'arma pericolosa per le difese avversarie. In difesa, Dodô ha dimostrato di essere un giocatore aggressivo e determinato, come dimostrano i 7 cartellini gialli ricevuti. Tuttavia, è riuscito a mantenere la disciplina evitando espulsioni, un aspetto importante per la squadra. Dodô si è rivelato un acquisto prezioso per la Fiorentina. La sua versatilità e il suo impegno in campo lo rendono un giocatore fondamentale per il progetto di Raffaele Palladino. Con il passare delle partite, ci si aspetta che continui a migliorare e a contribuire in modo significativo sia in fase difensiva che offensiva.Dodo è sempre più un leader della Fiorentina. Il brasiliano è arrivato a Firenze nel luglio del 2022 dallo Shakhtar Donetsk. Oggi conta 155 presenze solo in Serie A, più 33 se consideriamo le coppe. Non per caso è stato uno dei primi ad annullare il tabù Champions League: “Qui ci sono tanti giocatori con lo stesso obiettivo: arrivare in Champions. Io so come è, giocare la Champions è una cosa unica, un onore. Io l’ho giocata con lo Shakhtar ed è veramente un bel torneo. Se continuiamo così possiamo raggiungere questo obiettivo ma mancano tante partite”, disse dopo il 3-0 rifilato all’Inter. Non solo entusiasmo, quindi, ma anche tanta dichiarata ambizione.C’è un’altra ragione per cui Dodo vuole dare il massimo: la propria rappresentativa. Il brasiliano ha provato tanta emozione lo scorso 30 ottobre quando è stato chiamato per la prima volta venendo inserito nella lista dei pre-convocati per le sfide contro Venezuela e Uruguay, e riuscendo laddove la sfortuna si era messa di traverso. Un anno prima, a settembre 2023, era stato contattato per la prima convocazione nella Nazionale maggiore brasiliana salvo infortunarsi due giorni dopo, nella trasferta di Udine. Acqua passata: ora è il momento di spingere sull’acceleratore. Da qui la volontà di rinnovare coi viola.Le parti si sono confrontate nel mese di dicembre per poi riaggiornarsi durante la finestra di mercato invernale con esiti più che positivi. Manca solo un ultimo via libera da parte dell’entourage del calciatore, ma ormai sembra tutto apparecchiato: il terzino brasiliano è pronto per rivisitare il proprio contratto con la Fiorentina che ad oggi è in scadenza nel 2027, ma che c’è la volontà di allungare di almeno altri due anni. Magari con opzione per il terzo, così da arrivare insieme fino al giugno del 2030. L’intenzione c’è, le condizioni anche.Il brasiliano non vede l’ora di mettere nero su bianco il nuovo accordo, con conseguente adeguamento dell’ingaggio. Che a oggi è pari a 1,6 milioni di euro netti a stagione. La volontà del classe ‘98 è di legarsi ai colori viola ancora per molto tempo. Dodô, con la sua grinta e la sua determinazione, è diventato un punto di riferimento per la Fiorentina. La sua crescita è evidente e la sua voglia di affermarsi a livello internazionale è palpabile. La sua ambizione, unita alla sua professionalità e alla sua capacità di adattarsi a diverse situazioni, lo rendono un giocatore di grande prospettiva. La Fiorentina ha fatto un ottimo acquisto, e Dodô è pronto a dare il massimo per ripagare la fiducia della società e dei tifosi.

Fiorentina a San Siro: rammarico e speranze per il futuro

Sconfitta che lascia spazio a riflessioni: un primo tempo deludente e un secondo tempo di qualità, ma la squadra non riesce a concretizzare

Il fischio finale di San Siro porta con sé un grande rammarico per i tifosi della Fiorentina, che, nonostante una seconda metà di gara più combattiva e incisiva, si arrendono all'Inter. Il risultato finale lascia la sensazione che la squadra non abbia sfruttato appieno le proprie potenzialità, complicandosi la vita da sola. Gli errori arbitrali, seppur evidenti, non sembrano essere l'unico fattore che ha determinato la sconfitta; la sensazione è che la Fiorentina, nel primo tempo, non sia riuscita a mettere in campo la giusta mentalità, mentre nella ripresa, pur mostrando segnali di miglioramento, non è riuscita a concretizzare il potenziale che sembrava essere lì, a portata di mano.La Fiorentina, nei primi 45 minuti di gioco, è sembrata una squadra senza mordente, incapace di affrontare con coraggio l'Inter. Il gioco era prevalentemente difensivo, con una trazione troppo indietro, che non permetteva alla squadra di salire con il giusto ritmo. Il centrocampo era lontano anni luce dal cuore della partita, e l'attacco praticamente inesistente. È vero che, alla fine del primo tempo, la Fiorentina ha iniziato a salire con maggiore convinzione, ma questo slancio è stato solo un’illusione, che si è concretizzata con il rigore procurato da un buon cross da destra a sinistra. Tuttavia, quel frangente non è riuscito a cambiare l'inerzia del match, che rimaneva ancora saldamente nelle mani della squadra di Inzaghi.La sensazione che si è avvertita in quei primi 45 minuti è che la Fiorentina fosse troppo passiva, quasi rassegnata a giocare sotto ritmi che non le appartenevano. La scelta di Palladino di schierare una formazione praticamente identica a quella del primo minuto nella ripresa non ha certo contribuito a cambiare il corso degli eventi. Al contrario, la passività della squadra ha concesso il raddoppio dell'Inter, che ha approfittato della situazione senza dover nemmeno spingere al massimo. L'Inter, pur non brillando in modo clamoroso, ha saputo capitalizzare le opportunità e sfruttare gli errori degli avversari.Fortunatamente, la Fiorentina ha mostrato una reazione nel secondo tempo, che è stata più promettente. La squadra ha cominciato a mostrare segni di qualità, in particolare con l’ingresso di alcuni nuovi giocatori che sembrano essere in grado di alzare il livello del gioco. Rispetto al primo tempo, c’è stata una maggiore intensità, una capacità di palleggio più raffinata, e un atteggiamento più aggressivo. Tuttavia, la qualità non è bastata per recuperare il risultato. Le occasioni create, infatti, sono state spesso mal gestite, e il gol che avrebbe riaperto il match è rimasto un miraggio.Questo passaggio dal primo al secondo tempo mostra una grande differenza nell'approccio della squadra. Il primo tempo ha evidenziato una Fiorentina troppo conservativa, con poca qualità nelle giocate, mentre nel secondo tempo la squadra ha messo in mostra sprazzi di gioco di livello, ma senza la necessaria continuità e concretezza per impensierire l'Inter in modo significativo. La sensazione è che la Fiorentina abbia potenziale, ma che le lacune, sia dal punto di vista mentale che tecnico, siano ancora troppo evidenti.Un aspetto che rimane da analizzare è il lavoro di mister Palladino. Nonostante la sconfitta, l'allenatore viola ha dimostrato di avere idee e qualità nell'affrontare gli avversari. Il suo lavoro sembra promettere bene per il futuro, anche se la gestione delle scelte durante la partita potrebbe essere migliorata. Probabilmente una via di mezzo tra il primo e il secondo tempo, con una formazione più equilibrata, avrebbe potuto portare a un risultato diverso. A San Siro, infatti, è sembrato che la Fiorentina avesse gli strumenti giusti per fare male all'Inter, ma la gestione tattica e le scelte di formazione sono state troppo conservative. Non si può ignorare, comunque, che il potenziale della Fiorentina, con l’arrivo di nuovi giocatori, è notevole. I nuovi acquisti, seppur con qualche sbavatura, hanno messo in mostra qualità importanti, e sembra che la squadra abbia tutte le carte in regola per essere competitiva. Certo, manca ancora quel “fuoriclasse” che avrebbe potuto elevare ulteriormente il livello della squadra, ma nella somma complessiva dei valori tecnici, la Fiorentina di Palladino appare più solida rispetto al passato. La Fiorentina esce da San Siro con un amaro in bocca, ma anche con la consapevolezza che c'è del buono su cui costruire. Il primo tempo ha mostrato limiti evidenti, ma il secondo ha dato segnali positivi, seppur con la consapevolezza che la squadra non è ancora riuscita a esprimersi al meglio. La gestione della gara da parte di Palladino e la crescita dei nuovi acquisti sono senza dubbio aspetti su cui lavorare, ma il potenziale per fare bene c'è. Rimane il rammarico per un’occasione che avrebbe potuto essere diversa, ma è anche una base su cui la Fiorentina potrà ripartire con rinnovato entusiasmo.

La Fiorentina si riscopre: i ‘riservisti’ diventano protagonisti

Parisi, Beltran, Richardson & co. salgono alla ribalta con il nuovo equilibrio della Fiorentina di Palladino

La Fiorentina di Raffaele Palladino sta vivendo un momento di grande trasformazione, con diversi giocatori che, dopo un periodo in panchina, stanno finalmente trovando spazio e mostrando il loro valore. La stagione è iniziata con un'idea di squadra ben precisa, con gerarchie consolidate e ruoli definiti. Ma il calcio, come sempre, ha riservato sorprese e, soprattutto, ha dimostrato che non è mai troppo tardi per ribaltare le prospettive.Un esempio lampante è quello di Parisi. Il terzino sinistro, arrivato dall'Empoli, ha faticato ad inserirsi nel nuovo contesto, trovando pochissimo spazio e rimanendo spesso in panchina. Le prestazioni non erano all'altezza delle aspettative e la sua permanenza a Firenze era messa in discussione. Tuttavia, la svolta è arrivata nell'ultima partita contro l'Inter. Parisi, schierato come ala sinistra, ha disputato una partita eccezionale, dimostrando di poter essere un'arma importante per la Fiorentina. La sua performance ha fatto pensare che il suo periodo di difficoltà sia finalmente alle spalle e si spera che adesso possa diventare un punto di riferimento per la squadra.Un'altra storia di riscatto è quella di Richardson. Il centrocampista marocchino, arrivato in estate per 10 milioni di euro, è stato inizialmente considerato un settimo centrocampista, destinato a un ruolo marginale. Le cose, però, si sono complicate per lui, con un periodo di difficoltà e un mercato di gennaio che lo ha visto protagonista di diversi tentativi di trasferimento. Alla fine, Richardson è rimasto a Firenze e adesso ha forse iniziato a mostrare il suo valore. Contro l'Inter, ha disputato una partita convincente, dimostrando di poter essere un'alternativa valida per il centrocampo viola. La sua versatilità e la sua capacità di recuperare palloni gli hanno permesso di conquistare un posto da titolare, mettendo in discussione la posizione di giocatori come Fagioli e Cataldi.Anche Pongracic ha vissuto un periodo di alti e bassi. Il difensore croato, arrivato come sostituto designato di Milenkovic, ha subito un infortunio che lo ha costretto a un lungo stop. Dopo un periodo di riabilitazione, ha trovato finalmente la sua forma migliore e nelle ultime partite ha dimostrato di essere un difensore affidabile e solido. La sua presenza in difesa è stata determinante per la Fiorentina, che ha trovato in lui un punto di riferimento.Un altro caso interessante è quello di Beltran. L'attaccante argentino, arrivato come centravanti, è stato utilizzato da Palladino come centrocampista aggiunto. Nonostante il ruolo diverso, Beltran ha dimostrato di essere un giocatore completo, capace di correre, difendere e segnare. La sua energia e la sua voglia di lottare gli hanno permesso di conquistare un posto importante nella squadra, mettendo in discussione il ruolo di Gudmundsson.La Fiorentina, quindi, sta dimostrando di avere una rosa profonda e ricca di talento. I giocatori che erano considerati riserve stanno finalmente trovando il loro spazio e stanno dimostrando di poter essere determinanti per il successo della squadra. La crescita di questi giocatori rappresenta un segnale positivo per il futuro della Fiorentina, che può contare su una rosa ricca di alternative e di giocatori pronti a dare il massimo.La Fiorentina, con il suo nuovo equilibrio, si sta preparando a sfide importanti, come quella di stasera contro l'Inter. La squadra di Palladino è consapevole del valore dei suoi giocatori e della loro capacità di sorprendere. La partita contro di stasera sarà un ulteriore banco di prova importante per la Fiorentina, che avrà l'occasione di dimostrare la sua forza e la sua capacità di competere con le grandi squadre.L'arrivo di nuovi giocatori, l'integrazione di elementi già presenti e la crescita di alcuni "riservisti" hanno portato la Fiorentina a un punto di svolta. La squadra è pronta a dare battaglia e a dimostrare di poter raggiungere obiettivi importanti. Il futuro è pieno di speranza e di entusiasmo, con la Fiorentina che si presenta come una squadra ambiziosa e pronta a dare il massimo per raggiungere i propri obiettivi che, a questo punto, potrebbero essere ben più ambiziosi del semplice ''migliorarsi'' rispetto alla scorsa stagione.

Fiorentina al giro di boa con un punteggio clamoroso, non succedeva dai tempi di Sousa

Lunedì con l'Inter inizia l'era dell'ambizione Champions

La Fiorentina ha concluso il girone d'andata con 35 punti, grazie ai tre punti conquistati nella gara contro l'Inter, un match che è stato considerato come parte del girone d'andata di campionato dato che si trattava di un recupero. Con questo punteggio, la squadra viola ha raggiunto la sua soglia più alta al termine dei primi 19 incontri negli ultimi nove anni. Per trovare un punteggio superiore, bisogna risalire alla stagione 2015-16, quando la Fiorentina, guidata da Paulo Sousa, terminò il girone d'andata con 38 punti, sfiorando di soli tre punti il titolo di "campione d'inverno".La Fiorentina sta attraversando, nuovamente, un ottimo momento di forma, con un risultato nell'ultima gara che ha impressionato molti. L’ultimo trionfo contro l’Inter, che fino a quel momento non aveva subito sconfitte in trasferta, è un chiaro esempio di come la squadra stia dando il massimo in campo. Il 3-0 rifilato ai nerazzurri rappresenta perfettamente la superiorità mostrata dalla Fiorentina in questa occasione. Il successo si aggiunge a una serie di ottimi risultati ottenuti anche contro altre big del campionato, come Lazio, Roma e Milan, con la squadra di Palladino che ha fatto un percorso quasi perfetto, impreziosito dalla vittoria all’Olimpico contro la Lazio e dal pareggio conquistato a Torino contro la Juventus, diventando la vera ammazzagrandi di questo campionato.Nel prossimo futuro, la Fiorentina avrà altre sfide impegnative, tra cui quelle contro Atalanta e Juventus in casa e contro Napoli, Roma e Milan in trasferta. Tuttavia, la solidità difensiva e l'organizzazione che la squadra ha dimostrato fino ad ora fanno ben sperare per il prosieguo della stagione. Un elemento fondamentale per il successo della Fiorentina è la solidità difensiva, che è stata particolarmente evidente nelle ultime gare. In queste partite, i viola hanno mostrato una difesa compatta e una grande capacità di ripartire in contropiede, un aspetto che ha caratterizzato il gioco della squadra fin da dopo il secondo tempo in casa con la Lazio e nelle ultime uscite, escluso il periodo di crisi con soli due punti in 6 partite. Palladino potrebbe nella gara di lunedì sfoderare anche una formula per mettere in campo una squadra ben organizzata e che includa i nuovi acquisti arrivati nel mercato di gennaio, mantenendo però le peculiarità che hanno contraddistinto lo stile della Fiorentina in questa stagione: una squadra capace di sfruttare ogni occasione per colpire l’avversario, senza mai compromettere l’equilibrio difensivo.Nel match contro l'Inter, la Fiorentina ha dimostrato un'altra faccia rispetto a quella vista in occasioni precedenti, come contro il Genoa o la Lazio. La squadra si è mostrata più convinta, attenta e determinata, riuscendo a battere un avversario molto forte, in una partita che ha suscitato speranze per il futuro. Questo risultato ha legittimato la convinzione che anche la prossima trasferta contro l’Inter, in programma lunedì a San Siro, possa riservare sorprese, con i viola che potrebbero giocarsi le proprie carte con maggiore fiducia rispetto a quanto si sarebbe pensato a inizio stagione. La squadra è sembrata inoltre anche molto più in palla dal punto di vista fisico.Ora l’obiettivo, o meglio il sogno, diventa quello di raggiungere la qualificazione per la Champions League, un traguardo che rappresenterebbe un salto di qualità decisivo per la squadra. La partecipazione alla Champions non è solo una questione di prestigio sportivo, ma anche una vera e propria opportunità economica. Ad esempio, il Bologna, che ha partecipato alla Champions League quest’anno, ha incassato ben 37 milioni di euro, nonostante abbia concluso il suo cammino con solo sei punti in otto partite. Questo è più del doppio rispetto ai guadagni della Fiorentina, che l’anno scorso, pur arrivando in finale di Conference League, ha ottenuto molto meno in termini di premi, nonostante abbia dovuto affrontare un numero di partite significativamente maggiore.La Fiorentina ha tutti gli ingredienti per riuscire a raggiungere questo obiettivo. La squadra ha mostrato segnali positivi, con il contributo fondamentale di nuovi innesti che si sono integrati bene nel gruppo. La consapevolezza di poter fare ancora di più è una motivazione in più per i giocatori, che sembrano essere pronti a spingersi oltre e contro l'Inter hanno dimostrato di essere un gruppo unito capace di andare anche oltre enormi difficoltà, siano queste di natura tecnica o umana. La prova di lunedì prossimo sarà una delle prime occasioni per vedere se la squadra riuscirà a confermare la propria solidità e a guadagnarsi il diritto di competere con le migliori, saggiando anche l'entità del contributo che gli innesti del mercato di gennaio potranno dare a questa Fiorentina.

Fiorentina in emergenza a centrocampo domenica contro il Genoa

Ancora fuori Cataldi. Adli squalificato. Palladino pensa ad una sorpresa

Raffaele Palladino sta valutando i giocatori a disposizione per la partita di domenica contro il Genoa. Danilo Cataldi rimane ancora fuori, così come il recente acquisto in difesa, Pablo Marì. Nella giornata di ieri, l’ex Lazio non ha svolto l’allenamento con i compagni, complicando ulteriormente la situazione per il tecnico. Palladino sta considerando due opzioni per affrontare l’assenza del classe '94 e di Adli: la prima prevede l’impiego di Folorunsho in mediana, mentre la seconda potrebbe portare al ritorno in campo di Richardson. È anche possibile che il mister decida di adattare qualche giocatore in quella posizione, sperimentando nuove soluzioni.Ci sono anche possibilità di recupero per Colpani, ma la situazione dell'ex Monza è ancora incerta e borderline. I provini delle prossime ore saranno determinanti per capire se potrà essere almeno convocato per la gara di domenica al Franchi.Per il match contro il Genoa al Franchi, sono già stati venduti oltre 18mila biglietti, con una capienza massima, a causa dei lavori di ristrutturazione, che sarà di poco superiore ai 20mila spettatori. In questa occasione, i ragazzi di Palladino indosseranno anche la nuova maglia, che sarà presentata ufficialmente oggi. Si tratta della quarta divisa della stagione, che presenta una combinazione di viola e nero, realizzata in collaborazione con LuisaViaRoma.Infine, un'ulteriore curiosità statistica riguarda il confronto tra i due allenatori: domenica sarà la prima volta da allenatore per Patrick Vieira contro la Fiorentina e contro Palladino. Per quest'ultimo, invece, sarà la quarta sfida contro il Genoa. Nella gara di andata, Palladino ha ottenuto una vittoria di misura per 1-0 a Marassi, con un gol di Robin Gosens e un miracolo di De Gea nel finale. Lo scorso anno, alla guida del Monza, Palladino ha ottenuto il massimo contro i rossoblu, vincendo 2-3 al Ferraris e 1-0 in Brianza. In totale, quindi, il bilancio dei precedenti parla di tre vittorie per Palladino in altrettante gare contro il Genoa.

Tzimas è la scommessa sul futuro della Fiorentina: tutto sul centravanti greco classe 2006

Ikoné al Como e Kouamé all'Empoli: ci siamo

La giornata di mercato di ieri per i dirigenti della Fiorentina è stata principalmente dedicata all'affare Tzimas, che ha preso piede domenica sera dopo la partita contro la Lazio.Le notizie riguardanti il giovane attaccante classe 2006, di proprietà del Paok Salonicco e attualmente in prestito al Norimberga nella seconda divisione tedesca, trovano conferma. La Fiorentina ha messo gli occhi su di lui da almeno due stagioni. Valentino Angeloni aveva provato a portarlo a Firenze senza successo, con una valutazione di circa un milione di euro all'epoca. Ora, per il classe 2006, la Fiorentina è pronta a investire oltre 20 milioni.Tzimas rappresenta il prototipo del centravanti moderno: fisicamente ben strutturato e capace di interagire con i compagni. È paragonabile a una versione in erba di Moise Kean. Perché proprio adesso? La Fiorentina è consapevole che è un'opportunità da cogliere al volo. Molti club, tra cui Chelsea, Liverpool e Brighton, hanno mostrato interesse per il giovane, e per questo motivo la Fiorentina ha deciso di accelerare i tempi.Per quanto riguarda le cifre, esiste già un accordo tra gli agenti di Tzimas e la Fiorentina fino al 2030. Questo è un passo importante, ma ora resta da soddisfare le richieste dei due club. La Fiorentina ha proposto 18 milioni al Paok, con un ulteriore 15% sulla rivendita, e un'indennità di 4-5 milioni al Norimberga, che non ha la forza di riscattare l'attaccante in estate. Questo rappresenta il tesoretto invernale che i dirigenti hanno deciso di investire in Tzimas.Sul fronte delle uscite, Jonathan Ikoné ha trovato un accordo con il Como, con il consenso della Fiorentina, che non è riuscita a cederlo a titolo definitivo. Il francese si trasferisce in prestito oneroso per 1 milione, con diritto di riscatto fissato a 8 milioni, più 1 ulteriore di bonus. Jorko, escluso dai convocati per le partite contro Torino e Lazio, lascia il club dopo 138 presenze, 16 gol e 14 assist.Anche per Kouame si attende un'accelerazione a breve. L'Empoli ha superato la concorrenza da giorni e i contatti tra i due club sono stati frequenti. La Fiorentina, con il consenso dell'attaccante, punta a un prestito con obbligo di riscatto, condizionato a determinate condizioni. L'Empoli preferirebbe un semplice prestito, ma sembra probabile che l'affare si concluderà. Al momento, il Torino è più defilato e sta considerando uno scambio alla pari con Sanabria.

Tutto il mercato: Pablo Marì è viola e resta anche Pongracic

Ikoné verso il Como, Fiorentina incartata tra la ricerca di un vice Keane la gestione di Kouamé

Pablo Marì arriverà oggi a Firenze e nelle prossime ore diventerà ufficialmente un calciatore della Fiorentina. L'accordo tra le due società è stato raggiunto per una cifra vicina ai due milioni di euro, somma che i viola verseranno nelle casse del Monza. Per il calciatore spagnolo, classe '93, che era in scadenza a giugno 2025, è stato effettuato un pagamento anticipato, evitando che si liberasse a zero nei prossimi mesi, considerando che non ha mai firmato il rinnovo proposto dai brianzoli. Nell'affare non sono state incluse contropartite tecniche, un'opzione che era stata valutata solo in una fase iniziale.Pablo Marì, che oggi intraprenderà il viaggio verso il capoluogo toscano, firmerà un contratto con la Fiorentina fino a giugno 2026, con un'opzione per un ulteriore anno. Il difensore è stato richiesto espressamente da Raffaele Palladino, che lo ha già avuto a Monza e lo considera un elemento altamente affidabile per il reparto difensivo. Ora Marì dovrà conquistarsi un posto in squadra, poiché in rosa ci sono già Marin Pongracic, che ha disputato una prestazione di alto livello contro la Lazio, e la coppia di giovani composta da Comuzzo e Ranieri, i quali si sono dimostrati protagonisti della prima parte della stagione. Inoltre, c'è Nicolas Valentini, bloccato in estate e arrivato il primo gennaio svincolato dal Boca Juniors, che aspetta ancora di debuttare, e Mati Moreno, che potrebbe essere adattato come terzino destro dopo la partenza di Kayode verso il Brentford. Moreno è stato già provato in questo ruolo durante gli allenamenti delle scorse settimane.Queste sono tutte dinamiche che dovranno essere comprese nelle prossime uscite, poiché non è escluso che il tecnico Palladino possa decidere di tornare alla difesa a tre, almeno per alcune partite, come accaduto sia all'inizio della stagione che recentemente nella sfida casalinga contro il Napoli. La dirigenza sta lavorando per offrire più soluzioni tattiche all'allenatore, che ha dimostrato di avere la predisposizione a cambiare sistema di gioco, sia all'inizio delle partite che durante il corso delle stesse.Per quanto riguarda Pongracic, sembra che il croato non si muoverà da Firenze, nonostante la presenza di molti difensori in rosa. La Fiorentina non ha intenzione di cedere Pongracic, e la sua prestazione contro la Lazio ha confermato la sua importanza come valore aggiunto per la squadra. Un'eventuale cessione del difensore avrebbe comportato un chiaro danno economico, considerando l'esborso estivo di oltre 15 milioni di euro; anche l'idea di un prestito non sembra percorribile. Tuttavia, il club non ha intenzione di prendere in considerazione proposte da parte del Napoli o di altri club per il suo centrale, che era rimasto un po' nell'ombra, avendo collezionato una sola presenza da titolare in campionato all'esordio contro il Parma, fino a ritornare in campo dal primo minuto all'Olimpico, dove ha disputato una partita molto solida.Con l'arrivo di Marì, la Fiorentina si prepara a rinforzare ulteriormente il proprio reparto difensivo, mentre Palladino ha a disposizione diverse opzioni per adattare la squadra alle diverse situazioni di gioco che si presenteranno. La competizione per un posto in difesa si intensificherà, ma questo potrebbe anche rappresentare un'opportunità per elevare il livello di prestazioni della squadra. La dirigenza viola è fiduciosa che questi movimenti possano contribuire a una seconda parte di stagione positiva, permettendo alla Fiorentina di tornare a competere ai massimi livelli e di raggiungere gli obiettivi prefissati. L'arrivo di Marì rappresenta un passo importante in questa direzione, e la sua integrazione nel gruppo sarà fondamentale per il successo della squadra nel corso delle prossime settimane e mesi.Se Pongracic resterà a Firenze, chi si prepara invece a cambiare aria è Ikoné. Il giocatore continua a non essere convocato per le gare, in attesa di una sistemazione definitiva. Il club viola non intende considerare un prestito, preferendo cercare una soluzione a titolo definitivo. Questa posizione ha bloccato l'interesse di alcuni club italiani, come Bologna e Torino, ma non ha fermato il Como, che si sta preparando a tornare alla carica per l'esterno. Restano valide alcune opzioni in Francia, ma nelle ultime ore il Como sembra aver preso il sopravvento, offrendo una formula per il trasferimento che dovrebbe prevedere un prestito con diritto di riscatto, in contrasto con l'obbligo di riscatto precedentemente discusso. Un altro giocatore che potrebbe lasciare Firenze in questa settimana è Kouame. L'Empoli sta facendo di tutto per portarlo alla corte di D'Aversa, ma il giocatore cerca rassicurazioni su un trasferimento a titolo definitivo, motivo per cui ha esitato anche con il Torino. La Fiorentina, nel caso di partenza di Kouame, si muoverà per cercare un vice Kean, con Sanabria del Torino non come unico nome in ballo. Tuttavia, la priorità rimane il centrocampo. I viola hanno raccolto informazioni su Fagioli, e la situazione potrebbe evolversi se la Juventus aprisse a un prestito. Inoltre, resta da monitorare la situazione di Cristante della Roma, un giocatore in grado di garantire la fisicità richiesta da Palladino.  

Pablo Marì ad un passo dalla Fiorentina. Che succede con Pongracic?

A centrocampo Cristante guadagna troppo. Concorrenza del Marsiglia per Fagioli, piace Fazzini

Il mercato della Fiorentina è particolarmente attivo, con la dirigenza concentrata su diversi obiettivi, a partire dalla difesa. Pablo Marì, centrale del Monza, è ormai più di un semplice interesse per la squadra viola. Il giocatore, che non è stato convocato per la sfida contro il Genoa, sembra propenso a trasferirsi a Firenze, soprattutto considerando che il suo contratto scade a giugno. Il Monza, dal canto suo, spera di monetizzare al meglio e ha fissato il prezzo a 3 milioni di euro. Tuttavia, si prevede che le trattative possano portare a un accordo per una cifra leggermente inferiore, senza l'inserimento di contropartite tecniche. Se tutto procederà secondo i piani, Palladino potrebbe avere Marì a disposizione già nei prossimi giorni.Negli ultimi giorni, sono stati riavviati i contatti con il Monza per discutere del trasferimento di Pablo Marì, che è atteso da Palladino per rinforzare il reparto difensivo. La Fiorentina sta cercando di aumentare le opzioni in difesa e, con Marì, potrebbe tornare a considerare una difesa a tre. Non ci sono contropartite in vista, poiché il club ha escluso il trasferimento di Moreno, considerato un sostituto di Kayode e un'alternativa a Dodò. La Fiorentina sta anche esplorando altre possibilità, come il terzino destro Buchanan, in prestito dall'Inter. Valentini, recentemente arrivato in viola, non si muoverà, il che porta la Fiorentina a mettere sul piatto un indennizzo per Marì, con l'obiettivo di chiudere la trattativa nei prossimi giorni.Oltre a Marì, la Fiorentina deve affrontare la situazione di Cristiano Biraghi, per il quale potrebbero aprirsi nuove opportunità, in particolare con il Napoli. Dopo che il Bologna ha mostrato solo un interesse iniziale, la squadra partenopea potrebbe tornare a bussare alla porta della Fiorentina. Inoltre, Pongracic è nei pensieri del Napoli come possibile rinforzo difensivo, visto che i partenopei hanno incontrato difficoltà nel raggiungere Danilo. Sarà interessante vedere se la Fiorentina deciderà di partecipare attivamente alle trattative o se adotterà un approccio più cauto.Passando al centrocampo, la Fiorentina ha ripreso a discutere del futuro di Fazzini, centrocampista dell’Empoli, il cui costo si aggira sui quindici milioni di euro. La dirigenza viola sta considerando anche Frendrup del Genoa, ma la richiesta di 30 milioni è ritenuta eccessiva. Inoltre, ci sono voci su Fagioli della Juventus, ma con il Marsiglia in vantaggio, la Fiorentina dovrà fare i conti con una concorrenza agguerrita. Per quanto riguarda Bryan Cristante, si stanno valutando opzioni di prestito oneroso con diritto di riscatto a fine stagione. Tuttavia, l’ingaggio di 3 milioni percepiti dal centrocampista rappresenta un ostacolo significativo.Infine, si sta considerando anche l'eventuale uscita di Richardson, che potrebbe liberare risorse per ulteriori rinforzi. Le prossime settimane saranno decisive per la Fiorentina, che deve muoversi rapidamente per chiudere le operazioni necessarie a rafforzare la squadra in vista del prosieguo della stagione. La dirigenza è sotto pressione per garantire che la squadra possa affrontare le sfide future con un organico competitivo e ben strutturato. Con il mercato che avanza, le decisioni da prendere sono molte e i tifosi attendono con ansia i possibili sviluppi.

Pongracic verso il rilancio, eppure è ad un passo dal Napoli

La Fiorentina preferisce la cessione definitiva del croato anziché il prestito

Pongracic è rimasto a lungo fuori a causa di infortuni, ma ora sta lavorando con continuità. "Crediamo in lui e, appena avrà l’occasione, si metterà in mostra," ha dichiarato Raffaele Palladino domenica scorsa rispondendo a una domanda sull’ex difensore del Lecce. Quell’occasione potrebbe essere finalmente arrivata o, almeno, sembrano esserci le condizioni per il suo rilancio. Il calo, comprensibile, di Comuzzo potrebbe spingere il tecnico a concedere al ventenne friulano un turno di riposo domenica sera contro la Lazio, lasciando spazio proprio a Pongracic. Da qualche settimana, a Firenze in molti si chiedono cosa aspettarsi dal difensore croato, acquistato in estate per sedici milioni ma finora quasi mai visto in campo. Gli infortuni lo hanno frenato, ma dal 23 dicembre, dal match contro l’Udinese, è sempre stato convocato.Nelle intenzioni iniziali della Fiorentina, Pongracic doveva essere un punto fermo, un titolare fisso per sostituire Milenkovic. Tuttavia, le difficoltà di adattamento alla difesa a tre – lui che si è sempre trovato meglio in una linea a quattro – insieme all’esplosione di Comuzzo e ai problemi fisici lo hanno fatto scivolare nelle gerarchie. Tuttavia, molto dipenderà anche da lui. Dovrà cogliere l’occasione, dimostrare di valere l’investimento e di poter essere parte di una Fiorentina sempre più ambiziosa. Certo, l’inizio della sua avventura non è stato facile: forse ha sentito il peso della nuova maglia, come dimostrano i cartellini gialli nella doppia sfida contro il Puskas e la doppia ammonizione alla prima di campionato contro il Parma. Ma ora può davvero cominciare una nuova stagione. La sua ultima apparizione da titolare risale al 29 novembre in Conference League contro il Pafos, mentre in campionato l’ultima presenza risale al 24 novembre, quando ha giocato solo nove minuti contro il Como. È passato del tempo e servirebbero alcune partite consecutive per recuperare ritmo e fiducia, ma il tempo non è illimitato. A Pongracic serve uno scatto d’orgoglio per allontanare l’etichetta di “oggetto misterioso” che gli è stata affibbiata.Eppure, proprio ora che sembra arrivato il momento del suo rilancio, Pongracic potrebbe lasciare la Fiorentina, e non in prestito, ma a titolo definitivo. Il Napoli, infatti, avrebbe chiesto il difensore croato in prestito. Dopo aver perso l’occasione di ingaggiare Danilo, il club partenopeo è alla ricerca di un difensore che possa offrire valide alternative ai titolari, nonostante il rientro di Buongiorno sia imminente. Rafa Marin è diretto al Villarreal, in attesa dell’ok del tecnico al trasferimento, ma la situazione in entrata per il Napoli è attualmente bloccata. Per questo motivo è tornata l’idea Pongracic, già seguito in estate prima che firmasse con la Fiorentina. Il problema, però, resta la formula: il Napoli lo vorrebbe in prestito, mentre la Fiorentina sarebbe disposta a cederlo solo a titolo definitivo. La trattativa è aperta, anche perché i rapporti tra i due club sono ricchi di intrecci.

Il Napoli punta su Pongracic, possibile inserimento di Ngonge nell'affare?

Pradè torna alla carica per Pablo Marì. Cristante pista concreta

Dopo la fumata nera per Danilo, il Napoli ha individuato in Marin Pongracic della Fiorentina la sua principale opzione per rinforzare la difesa. Il centrale croato, che ha già avuto esperienze significative a Lecce e ha partecipato all'ultimo Europeo con la sua nazionale, ha accumulato finora solo 101 minuti in campionato. Da fine novembre, Pongracic non ha più calpestato il campo, sia a causa di alcuni problemi fisici che per le scelte tecniche del tecnico Raffaele Palladino. Il ds del Napoli, Cristiano Giuntoli, aveva già seguito il giocatore durante l'estate, prima che questo decidesse di trasferirsi alla Fiorentina. Ora, il club partenopeo ha ricominciato a monitorare la situazione, ma c'è un ostacolo da superare: il Napoli ha richiesto Pongracic in prestito, mentre la Fiorentina preferirebbe cederlo a titolo definitivo. La trattativa è aperta, e le due società, con una storia di affari reciproci, potrebbero trovare un accordo.Un altro giocatore che interessa alla Fiorentina è Cyril Ngonge. L'attaccante ha suscitato l'interesse di diversi club, ma la sua partenza è vincolata all'arrivo di un sostituto. Ngonge è particolarmente apprezzato dalla dirigenza viola e ha ricevuto attenzioni anche da club francesi. Inoltre, ci sono stati contatti con il Bologna e il suo nome è stato annotato anche dalla Lazio. In questo caso, un possibile scambio con Isaksen appare come l'opzione più probabile, considerando che la Lazio ha chiesto un conguaglio economico di 2-3 milioni di euro oltre al cartellino del giocatore.Sul fronte difensivo, la Fiorentina ha intensificato le trattative per Pablo Marì, difensore attualmente in forza al Monza. La dirigenza viola sta cercando di portare il centrale brianzolo a Firenze, rafforzando così il reparto arretrato. Per quanto riguarda il centrocampo, resta viva l'idea di ingaggiare Bryan Cristante dalla Roma. Gli ultimi giorni di mercato potrebbero rivelarsi decisivi per il trasferimento del centrocampista, che potrebbe portare maggiore qualità e solidità al centro del campo viola.Parallelamente, il mercato in uscita della Fiorentina propone la situazione di Christian Kouame. L'attaccante ivoriano è stato richiesto dall'Empoli, che sta dialogando con il suo entourage per valutare la fattibilità dell'operazione. Un trasferimento a Empoli porterebbe Kouame a giocare in una squadra non distante da Firenze, ma non è l'unica opzione sul tavolo. Infatti, la Fiorentina ha discusso la possibilità di uno scambio con il Torino, in cui Kouame andrebbe a vestire la maglia granata in cambio di Antonio Sanabria. Sanabria ha mostrato interesse per questa opportunità, ma Kouame ha preso qualche giorno per riflettere. La sua priorità rimane quella di aumentare il minutaggio, un obiettivo che potrebbe essere più difficile da raggiungere a Torino, dove la concorrenza è agguerrita. La Fiorentina, quindi, si trova in una posizione delicata: da una parte deve cercare di rinforzare la squadra con innesti mirati, dall'altra deve gestire le uscite in modo strategico per non indebolire ulteriormente il proprio organico.La dirigenza sta lavorando per trovare le giuste soluzioni che possano garantire al club un futuro più competitivo e soddisfacente. Con la chiusura del mercato che si avvicina, le prossime settimane saranno fondamentali per definire il destino di molti giocatori e il rafforzamento della squadra.

Palladino vuole un altro centrocampista: tutti i nomi

Addio Luiz Henrique, altra occasione persa. In uscita tutto si complica e Palladino deve gestire uno spogliatoio esplosivo

Raffaele Palladino, tecnico della Fiorentina, ha in mente di ampliare la rosa della squadra oltre all'acquisto di un esterno offensivo. Dopo l'arrivo di Folorunsho, il focus si sposta su un ulteriore centrocampista che possa apportare corsa e struttura al gioco. Tra i nomi più gettonati, Frendrup del Genoa continua a rappresentare un sogno per la dirigenza viola, mentre Cristante della Roma emerge come l'opzione più concreta. Un altro nome che sta guadagnando attenzione è quello di Cher Ndour, un giovane classe 2004 attualmente in forza al Beşiktaş, ma di proprietà del Paris Saint-Germain.Fino ad ora, la Fiorentina ha effettuato soltanto un sondaggio per Ndour, senza però avanzare proposte ufficiali. Il calciatore, di origini senegalesi, ha collezionato 12 presenze nel campionato turco, segnando 1 gol e fornendo 1 assist. Considerando anche le competizioni europee, il totale delle sue apparizioni sale a 21. Un altro profilo da monitorare è Bryan Cristante, attualmente alla Roma, anche se l'ostacolo principale per il trasferimento è rappresentato dal suo ingaggio di 3 milioni di euro. Warren Bondo del Monza è un ulteriore talento che la Fiorentina ha messo nel mirino, ma su di lui c'è anche una forte concorrenza proveniente da club come Milan, Atalanta e Inter.Per quanto riguarda il mercato degli esterni, la Fiorentina ha perso la corsa per Luiz Henrique, che è ufficialmente diventato un nuovo calciatore dello Zenit San Pietroburgo. Il club russo ha versato al Botafogo un importo di 35 milioni di euro, oltre al cartellino dell'attaccante Artur. In seguito a questa cessione, i viola concentrano ora i loro sforzi su Dennis Man del Parma. Nelle ultime ore, ci sono stati nuovi contatti tra le due società, ma il club emiliano ha alzato la richiesta, chiedendo una cifra vicina ai 20 milioni di euro. Nonostante questo, la Fiorentina è pronta a negoziare partendo da una base di circa 12 milioni di euro. La trattativa è in fase avanzata, e il giocatore rumeno ha manifestato il suo interesse a trasferirsi a Firenze, dove gli verrebbe offerto uno stipendio superiore agli 1,5 milioni attualmente percepiti.Infine, il mercato in uscita presenta diverse situazioni da monitorare. Cristiano Biraghi, Ikoné, Kouame e Kayode sono tutti potenziali partenti dalla Fiorentina. Per quanto riguarda Ikoné, è sempre viva l’ipotesi di un trasferimento al Paris FC. Il giovane terzino Kayode potrebbe invece finire in prestito al Brentford, con un diritto di riscatto fissato a 18 milioni, oppure all'Ajax. Kouame, invece, è al centro di un possibile scambio con Sanabria del Torino, anche se il giocatore sembra riluttante a lasciare Firenze.

Mercato Viola: oltre Folorunsho c'è di più

Pradè insegue sul mercato un esterno, un centrocampista ed un difensore

La Fiorentina non si ferma ai recenti acquisti di Folorunsho e Valentini. I viola sono attivamente alla ricerca di un esterno offensivo e di un ulteriore centrocampista, con la possibilità di apportare modifiche anche alla linea difensiva. Una delle piste più calde è quella che porta a Luiz Henrique, sebbene le difficoltà siano evidenti. La Fiorentina non abbandona del tutto questa opzione finché ci sarà una speranza di assicurarsi il talento sudamericano, attualmente in forza al Botafogo. Il proprietario del Botafogo, John Textor, punta a monetizzare al massimo la cessione di Luiz Henrique, con l’intenzione di piazzarlo in Premier League, dove le offerte potrebbero superare i 30 milioni di euro richiesti. Al contrario, la Fiorentina sarebbe disposta a offrire poco più di 20 milioni, bonus inclusi. Un’alternativa potrebbe essere un prestito gratuito al Lione, club che condivide la stessa proprietà, ma il mercato in entrata del Lione è attualmente bloccato per limiti finanziari. Un altro nome che circola tra le opzioni viola è quello di Dennis Man del Parma. La Fiorentina è pronta a investire tra i 12 e 15 milioni di euro per il giocatore, che è richiesto specificamente dal tecnico Palladino. Tuttavia, il Parma non accetterà meno di 15 milioni per la cessione. Man, attualmente autore di quattro reti in campionato, non ha ricevuto proposte dai viola e, in caso di trasferimento, richiederebbe un adeguamento del suo ingaggio, attualmente fissato a 1,5 milioni. Al Parma piace Michael Kayode, terzino classe 2004 che potrebbe rappresentare un'importante pedina di scambio. Inoltre al Parma serve un giocatore in quel ruolo per sostituire Coulibaly, recentemente passato al Leicester.Sul fronte delle cessioni, la Fiorentina sta considerando anche Amir Richardson, che ha trovato poco spazio in squadra. Il giocatore, infatti, non ha sfruttato al meglio le occasioni avute, come nella recente partita contro il Monza. La Fiorentina è aperta a trattative per chi cerca maggiore minutaggio, a patto di trovare una soluzione vantaggiosa per tutte le parti coinvolte.Tra i nomi in uscita ci sono anche Kouame e Ikoné, entrambi con proposte provenienti da club italiani e internazionali, in particolare dalla Ligue 1 e dall’MLS. Infine, si segnala anche la situazione di Cristiano Biraghi, che cerca una sistemazione più consona alle sue aspettative, e di Oliver Christensen, portiere danese mai utilizzato, che sembrava a un passo da un trasferimento in Germania. La Fiorentina si muove quindi su diversi fronti, pronta a rinforzare la squadra e a valutare le opportunità che il mercato offre. Sarà interessante vedere come si evolveranno queste trattative nei prossimi giorni.

Fiorentina al lavoro sul mercato: obiettivi, trattative e futuro dei Viola

Dalla caccia a un centrocampista di intensità al destino di Mandragora e Spinazzola: il punto sulle mosse di mercato della Fiorentina

La Fiorentina è in piena attività sul mercato e sta cercando di rinforzare ulteriormente il proprio centrocampo con giocatori capaci di garantire dinamismo e intensità. Dopo l’arrivo di Michael Folorunsho, i viola hanno messo gli occhi su Warren Bondo, giovane talento del Monza, classe 2003. Nonostante il contratto del giocatore sia stato rinnovato lo scorso febbraio fino al 2027, Bondo sembrerebbe intenzionato a lasciare il club brianzolo. La Fiorentina ha già effettuato un primo sondaggio, e il Monza avrebbe fissato il prezzo a 15 milioni di euro, anche se la cifra potrebbe essere oggetto di trattativa.Nel frattempo, le discussioni tra le due società non si fermano qui: sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un trasferimento di Pablo Marí, con una possibile contropartita in prestito, Moreno, che farebbe il percorso inverso. Nonostante le dichiarazioni del direttore generale viola, Alessandro Ferrari, che ha negato contatti ufficiali, le voci sul possibile accordo restano insistenti. La trattativa potrebbe concludersi a breve, come già accaduto per Folorunsho, complice l’intensificarsi dei rapporti tra Firenze e Monza.Un altro nome che la Fiorentina sta monitorando per il centrocampo è quello di Nemanja Matić, esperto mediano 36enne attualmente in forza al Lione. Il giocatore serbo, con contratto fino al 2026, è seguito anche da Como, Napoli e Ipswich Town, con quest’ultimo club che sembrerebbe al momento in vantaggio. L’interesse viola rappresenta un’opzione intrigante, ma la concorrenza è agguerrita.Sul fronte degli esterni, i riflettori si accendono su Leonardo Spinazzola, già accostato da tempo alla Fiorentina. Ieri sera, il suo procuratore Davide Lippi è stato avvistato a Napoli, precisamente all’Hotel Parker’s, uno degli epicentri delle trattative di mercato partenopee. Questo potrebbe preludere a sviluppi sia per il Napoli di Antonio Conte sia per i viola, che continuano a seguire il terzino azzurro con interesse.Per quanto riguarda le uscite, la Fiorentina sta portando avanti una politica di rinnovamento, ma non tutti i giocatori sono intenzionati a lasciare Firenze. Rolando Mandragora, pur attirando l’attenzione di diversi club esteri, sembra deciso a rimanere. Il centrocampista è stato richiesto da squadre spagnole, russe e turche, tra cui il Besiktas, ma ha declinato un’offerta proprio alla fine dell’ultima sessione di mercato estivo. Nonostante ciò, Mandragora appare determinato a proseguire il suo percorso in maglia viola, salvo offerte davvero irrinunciabili. Al termine della stagione, è previsto un incontro con la dirigenza per definire i piani futuri.

Folorunsho ci siamo. Ikoné ai saluti?

Oggi o domani le visite per il centrocampista in arrivo dal Napoli. Italiano rivuole Ikoné, ma i rapporti...

La Fiorentina sta intensificando gli sforzi per assicurarsi Luiz Henrique, attaccante del Botafogo, nonostante la concorrenza della Premier League renda il percorso particolarmente complicato. Due club inglesi hanno mostrato forte interesse per il giocatore, aumentando la difficoltà dell’operazione. Tuttavia, il club viola non si arrende e ha rilanciato con un’offerta di circa 20 milioni di euro più bonus, accompagnata da una percentuale sulla futura rivendita.  Dal Brasile trapela che questa cifra potrebbe non essere sufficiente, ma la Fiorentina conta sulla volontà del giocatore per orientare la trattativa verso Firenze. Nel frattempo, il direttore sportivo Daniele Pradè non si ferma: parallelamente, lavora su un’altra trattativa per un profilo di alto livello, la cui identità è al momento riservata. Non si tratterebbe comunque di una semplice alternativa, ma di un obiettivo primario, coerente con la strategia di rinforzare la rosa con pochi ma mirati innesti, funzionali al gioco di Raffaele Palladino.Il Bologna, dal canto suo, sta cercando di rinforzarsi e guarda con interesse a Jonathan Ikoné, esterno francese della Fiorentina. L’allenatore Vincenzo Italiano, che ben conosce il giocatore per averlo allenato nelle passate stagioni, lo ritiene una pedina adatta al suo progetto tattico. Nonostante le indiscutibili doti tecniche di Ikoné, il francese non è riuscito a imporsi a Firenze, mostrando limiti nella finalizzazione. Anche Como e Trabzonspor si sono interessati al giocatore, ma la Fiorentina ha fissato una condizione chiara: Ikoné può partire solo con la formula del prestito con obbligo di riscatto.Infine, la Fiorentina è vicina a chiudere l’operazione per Michael Folorunsho, centrocampista del Napoli. L’accordo prevede un prestito oneroso da un milione di euro, con diritto di riscatto fissato a otto milioni che diventerà obbligo al verificarsi di condizioni facilmente raggiungibili. Il classe ’98, che firmerà un contratto fino al 2029, era atteso a Firenze nei giorni scorsi, ma il trasferimento è stato rallentato dal Napoli, che voleva assicurarsi prima un sostituto.  L’arrivo imminente di Philip Billing dal Bournemouth sbloccherà la situazione, permettendo a Folorunsho di unirsi alla rosa viola. Le visite mediche sono previste per oggi o domani, con l’obiettivo di averlo disponibile già per la trasferta di lunedì contro il Monza.  

Fiorentina in evoluzione: mercato in fermento e rivoluzione in rosa

Tra partenze illustri e riduzione del monte ingaggi, il club viola si prepara a una sessione di mercato decisiva per il futuro

La Fiorentina si appresta a vivere una sessione di mercato invernale che potrebbe portare a cambiamenti significativi nella rosa. La strategia del club viola sembra chiara: per ogni nuovo innesto, ci saranno partenze equivalenti, anche tra i giocatori più insospettabili. Questo scenario rappresenta una sfida per mister Palladino, chiamato a gestire non solo il turnover tecnico, ma anche le inevitabili ripercussioni sul morale del gruppo.  Tra i nomi in uscita spiccano quelli di giocatori che, per motivi tecnici o economici, sembrano destinati a lasciare Firenze. È il caso di Pongracic, arrivato con grandi aspettative ma mai realmente incisivo. Il suo ingaggio stagionale supera i 2 milioni di euro, cifra pesante per le casse del club. Anche Cristiano Biraghi (certo partente) e Martinez Quarta (già tornato in argentina) si trovano in una situazione simile: entrambi guadagnano e guadagnavano alla Fiorentina oltre 1,5 milioni netti all’anno. Altri profili con la valigia in mano sono Ikoné, Kouame e Kayode. Il Como si è già fatto avanti per Ikoné, con un’offerta di prestito secco, mentre la Fiorentina preferirebbe inserire un obbligo di riscatto. In alternativa, il francese potrebbe approdare in Turchia, con il Trabzonspor particolarmente interessato. Kouame, nonostante la sua duttilità apprezzata dall’allenatore, è frenato dal suo ingaggio, che dissuade potenziali acquirenti come il Torino. Per Kayode, invece, si registrano attenzioni da parte di club inglesi, oltre a Parma e Roma.  La lista delle partenze non si ferma qui: Terracciano e Christensen, rispettivamente con stipendi da 900mila e 500mila euro netti, potrebbero lasciare spazio a nuove opzioni tra i pali. Christensen è già vicino a un prestito al Paderborn, mentre Terracciano potrebbe valutare altre destinazioni. A completare il quadro, anche Fabiano Parisi, uno dei giovani più promettenti in rosa, potrebbe partire per trovare maggiore continuità. Dal punto di vista finanziario, queste cessioni consentirebbero alla Fiorentina di ridurre il monte ingaggi di circa 12,6 milioni netti all’anno (20 milioni lordi), una cifra considerevole che il club potrebbe reinvestire sul mercato. Tra i possibili rinforzi, l’obiettivo principale sembra essere un esterno di valore, con il nome di Luiz Henrique in cima alla lista dei desideri.  Una strategia di snellimento e rinnovamento rappresenta un’occasione importante per la Fiorentina di riorganizzare la rosa, puntando su nuovi talenti e consolidando un progetto sostenibile. Tuttavia, l’equilibrio tra cessioni e nuovi innesti sarà cruciale per evitare ripercussioni negative sul campo e preservare la competitività della squadra. Gennaio si preannuncia, dunque, un mese caldo per il mercato viola, con decisioni che potrebbero delineare il futuro del club.

Fiorentina scatenata sul mercato, ma il sogno resta Luiz Henrique

Trattative tra Sud Americas, Cipro e Germania. Venerdì arriva Folorunsho

Michael Folorunsho è in attesa di essere liberato dal Napoli per completare le visite mediche con la Fiorentina, un passaggio che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, probabilmente venerdì. Gli azzurri, seguendo le direttive di Antonio Conte, stanno aspettando di individuare il centrocampista giusto per sostituirlo. L'entourage del classe '98 sta spingendo affinché la società partenopea autorizzi la sua partenza. Il contratto con la Fiorentina è già pronto: un accordo quadriennale e mezzo, con un trasferimento che prevede il pagamento di 9 milioni di euro al Napoli per il diritto di riscatto, che diventerà obbligatorio al verificarsi di determinate condizioni. Sembra dunque questione di ore per il suo approdo a Firenze.Parallelamente, la Fiorentina sta sondando il terreno per l’acquisto di Senou Coulibaly, difensore dell’Omonia Nicosia nato nel 1994. Il giocatore è legato al club cipriota da un contratto in scadenza a giugno 2025, ma sono in corso trattative per un possibile rinnovo di altre due stagioni. Sul centrale maliano ci sarebbe anche l’interesse di club come Tottenham e West Ham. L’agente del giocatore, molto richiesto sul mercato, sta valutando le opzioni migliori, che includono sia un rinnovo contrattuale con l’Omonia sia un eventuale trasferimento. Il valore del cartellino si aggira intorno ai 750mila euro.Un altro nome sul taccuino della Fiorentina è quello di Jacopo Sardo, giovane centrocampista classe 2005 attualmente in forza al Saarbrucken ma di proprietà della Lazio. Secondo quanto riportato dalla BILD, il ragazzo ha trovato poco spazio in Germania e potrebbe tornare in Italia. La Fiorentina, che aveva già mostrato interesse per lui nel 2021 quando militava nell’Ostia Mare, potrebbe presentare un’offerta durante questa sessione di mercato.Infine, il grande obiettivo per l’attacco rimane Luiz Henrique, talento classe 2001 del Botafogo. Il dt viola Roberto Goretti segue il giocatore da circa due mesi, e la Fiorentina ha già messo sul tavolo un’offerta di 16 milioni più 2 di bonus, respinta però dal Botafogo, che chiede una cifra non inferiore ai 30 milioni. Il presidente del club brasiliano, John Textor, ha un piano preciso per il giocatore, puntando a trasferirlo al Lione, di cui è proprietario, replicando quanto fatto con Thiago Almada. La Fiorentina potrebbe provare a convincere il Botafogo offrendo una percentuale sulla futura rivendita del calciatore, ma per ora si tratta solo di un’ipotesi. Luiz Henrique, dal canto suo, desidera tornare in Europa, con una preferenza per Spagna e Italia, e ha iniziato a fare pressioni sul club brasiliano dopo aver saputo dell’interesse dei viola.

Fiorentina: un girone di andata tra “altissimi” e bassi

Il percorso della squadra di Palladino tra picchi, cali di rendimento e prospettive europee

Con 32 punti in 18 partite e una gara da recuperare contro l'Inter, la Fiorentina di Raffaele Palladino chiude il girone di andata con una media di 1,78 punti a partita. Un ritmo che, proiettato sull'intero campionato, potrebbe garantire un bottino di 67-68 punti, sufficiente per un piazzamento in Europa League. Attualmente sesti in classifica, i viola condividono il punteggio con la Juventus ma sono penalizzati dalla peggior differenza reti.La stagione viola è stata segnata da fasi ben distinte. Dopo un avvio sottotono, con soli 5 gol segnati e 6 subiti nelle prime quattro giornate, la Fiorentina ha trovato continuità tra la quinta e la quattordicesima giornata: otto vittorie consecutive, 23 gol fatti e appena 4 subiti. Questo filotto li ha portati nelle zone alte della classifica, ma le ultime quattro gare del girone hanno registrato un netto calo di rendimento, con soli 3 gol segnati e 8 subiti.Nonostante le fluttuazioni, il numero di gol subiti è identico a quello dello scorso anno: 18 reti al passivo dopo 18 giornate. Tuttavia, la Fiorentina ha raccolto un punto in meno rispetto al girone di andata 2023/24, quando si trovava quarta in classifica con 33 punti. La squadra di Palladino si distingue per l’efficacia offensiva: è la migliore del campionato per percentuale di tiri in porta sul totale delle conclusioni (35,9%). Inoltre, i viola sono terzi in Serie A per passaggi lunghi (oltre 25 metri), dimostrando un gioco diretto e verticale. Kean è il trascinatore dell’attacco con 11 gol sui 31 totali della squadra, pari al 35% delle marcature. Questa dipendenza realizzativa dal centravanti è un punto di forza ma potrebbe rappresentare una vulnerabilità nel lungo termine. Dal punto di vista tattico, si registra un calo nel possesso palla rispetto alla scorsa stagione (51,9% contro 57,4%). Questa scelta sembra riflettere un approccio più pragmatico, privilegiando la verticalità rispetto al controllo del gioco.Il tecnico Palladino ha definito il bilancio parziale “positivo, ma con rammarico”. L’ottima fase centrale del girone non è bastata per mantenere il quarto posto, ma le basi per una stagione di successo sono solide.  Il girone di ritorno sarà decisivo per consolidare il piazzamento europeo. La priorità sarà ritrovare equilibrio tra fase difensiva e offensiva, diversificando le fonti di gol per ridurre la dipendenza da Kean. Con continuità e adattamenti tattici, la Fiorentina ha le carte in regola per confermarsi tra le migliori sei della Serie A.

Fiorentina in crisi: dubbi tattici e scelte di mercato sotto esame

Dal calo di rendimento alla gestione degli investimenti: Palladino cerca soluzioni per invertire la rotta

La sconfitta contro il Napoli rappresenta un momento delicato per la Fiorentina, passata dall'entusiasmo del terzo posto alla preoccupazione per un bottino di appena un punto nelle ultime quattro giornate di campionato. Un trend negativo che, nell'ultimo mese, vede solo il Monza fare peggio.  La partita contro il Napoli ha sollevato interrogativi tattici difficili da ignorare: perché tornare alla difesa a tre, abbandonando il più solido assetto a quattro che aveva garantito stabilità e risultati? Contro una squadra che, priva dei suoi esterni titolari, non sembrava richiedere soluzioni così drastiche, l'adozione della linea a tre ha finito per creare più problemi che vantaggi. Dei tre centrali, uno doveva allargarsi per supportare Dodo e Parisi o intervenire sulle mezzali avversarie, generando confusione. Un meccanismo nuovo, mai del tutto assimilato dalla squadra.  Le scelte di Palladino non si sono limitate a questo. L'esordio in campionato di Moreno al posto di un difensore più esperto come Pongracic ha lasciato spazio a ulteriori dubbi, soprattutto sulla condizione fisica del croato. E poi c'è l'assenza di Edoardo Bove, che ha mostrato quanto l'ex romanista sia essenziale per il delicato equilibrio viola. La sua fisicità, energia e dinamismo erano fondamentali per un centrocampo tecnico ma vulnerabile contro avversari più strutturati.  In arrivo, però, c’è Folorunsho, un rinforzo che potrebbe colmare alcune lacune grazie alla sua capacità di interdizione e appoggio alla manovra, oltre a garantire centimetri e forza fisica. Nel frattempo, Palladino cerca nuove soluzioni tattiche per ritrovare certezze: il 3-4-2-1 visto contro il Napoli potrebbe evolvere in un 3-5-2 o tornare al 4-3-2-1. Grazie all'assenza di impegni infrasettimanali, il tecnico ha potuto sfruttare il tempo a Viola Park per testare alternative.  Un altro capitolo delicato riguarda gli investimenti. Il rendimento di Gudmundsson, arrivato con un esborso significativo, non è ancora all’altezza delle aspettative. Con sole 14 presenze complessive, di cui appena 8 in Serie A per un totale di 370 minuti giocati, il suo impatto è stato minimo. Dopo una prova opaca contro la Juventus, l’assenza contro il Napoli è stata giustificata da un problema alla caviglia. Tuttavia, il tempo stringe: giugno, con l'obbligo di riscatto fissato a 17 milioni, non è lontano.  Anche l’investimento su Colpani, fortemente voluto da Palladino, è sotto esame. Il "Flaco" ha avuto più spazio rispetto agli altri, ma il suo contributo è stato deludente, con appena due gol segnati contro il Lecce. La richiesta del Monza per il riscatto – 12 milioni – appare al momento eccessiva rispetto alle prestazioni offerte.  La Fiorentina è chiamata a invertire la rotta, sia sul campo che nella gestione delle risorse, per evitare che una stagione promettente si trasformi in una delusione.

Fiorentina, tra mercato e strategie: le nuove priorità di gennaio

Dalle necessità a centrocampo agli addii imminenti, fino ai nomi caldi per l’attacco: i viola ridisegnano il futuro

La Fiorentina sta ridisegnando le sue priorità di mercato. Se inizialmente sembrava urgente trovare un vice-Kean per rinforzare l’attacco, ora l’attenzione si è spostata sul centrocampo. L’obiettivo è individuare un giocatore con caratteristiche simili a Edoardo Bove, che sarà costretto ai box ancora a lungo.  Sul fronte delle uscite, Cristiano Biraghi è ormai ai margini della squadra e potrebbe lasciare già all’inizio del nuovo anno. Mentre le voci di un trasferimento in Turchia non hanno trovato conferme, si sta delineando un’opzione con il Napoli. La pista partenopea potrebbe decollare nei prossimi giorni, anche perché il terzino sinistro potrebbe essere inserito in uno scambio. Oltre a Biraghi, un’altra pedina interessante per il club di De Laurentiis potrebbe essere Lucas Martínez Quarta. L’imminente arrivo di Valentini in difesa, atteso per i prossimi giorni, potrebbe innescare un effetto domino sul reparto arretrato.  Tra i nomi in entrata spunta quello di Michael Folorunsho, centrocampista del Napoli dotato di grande duttilità tattica. L’ex giocatore del Verona è valutato circa 10 milioni di euro, una cifra che per ora tiene la Fiorentina in una posizione di attesa. Stessa situazione per il danese del Genoa Morten Frendrup, per il quale i liguri chiedono una cifra vicina ai 20 milioni. Anche la mezzala dell’Empoli, Tommaso Baldanzi, classe 2003, rappresenta un’opzione, ma la richiesta di 15 milioni da parte del club toscano rende la trattativa complessa.  In attacco, il nome più vicino a lasciare Firenze è quello di Jonathan Ikoné. Nonostante non siano ancora arrivate offerte ufficiali, la Fiorentina sta valutando di liberarsi dell’esterno francese. Dopo aver rifiutato proposte dal Qatar e aver sfiorato un trasferimento all’Ajax in estate, Ikoné potrebbe partire con la formula del prestito con diritto di riscatto. Parallelamente, la Fiorentina valuta anche soluzioni per sfoltire ulteriormente la fascia, dove è stato proposto il polacco Sebastian Szymański del Fenerbahçe.  In uscita, Christian Kouamé ha attirato diversi estimatori, ma il club viola non sembra intenzionato a privarsi di lui. Per quanto riguarda il vice-Kean, l’ultimo nome accostato alla Fiorentina è quello di Dominic Calvert-Lewin, attaccante dell’Everton. L’inglese appare un’opzione più percorribile rispetto a Stiven Shpendi del Cesena, anche se i costi e la fattibilità restano elementi da valutare con attenzione.  Il mercato della Fiorentina si preannuncia, dunque, ricco di incroci e opportunità. Tra rinforzi necessari, possibili cessioni e trattative da imbastire, il club toscano si prepara a un gennaio intenso per mantenere competitività e solidità in tutti i reparti.  

Guimarães si prepara per la sfida: atmosfera calda per la Fiorentina al D. Afonso Henriques

Il Vitória Guimarães punta a difendere il secondo posto nel girone contro i viola

Domani sera il ‘Estádio D. Afonso Henriques’ di Guimarães ospiterà una partita decisiva per il girone di Conference League. La Fiorentina sarà accolta da un’atmosfera calda e da un Vitória determinato a difendere la seconda posizione nel gruppo. Lo stadio, che può contenere circa 30.000 spettatori, non è ancora sold out, ma si prevede comunque un forte supporto da parte dei tifosi locali.  Il Vitória Guimarães, con una rosa valutata intorno ai 47 milioni di euro, si presenta come un avversario ostico. Tra i giocatori spicca Tomás Händel, mediano austriaco classe 2000, valutato circa 10 milioni di euro, e il brasiliano Kaio Cesar, un esterno destro classe 2004 che ha già messo a segno 3 gol e 5 assist in stagione. L’attacco sarà guidato da Nelson Oliveira, esperto centravanti di 33 anni, autore di 5 gol e 4 assist fino ad ora. Il capitano della squadra è il portiere Bruno Varela, leader carismatico e punto di riferimento del gruppo. La formazione di Guimarães adotta un modulo 4-3-3, che fa degli esterni offensivi un’arma pericolosa per le difese avversarie.  In campionato, dopo 14 giornate, il Vitória occupa il sesto posto con 22 punti, a cinque lunghezze dalla zona europea. Nonostante ciò, ha faticato a ottenere risultati contro le squadre che lo precedono in classifica, eccezion fatta per una vittoria di prestigio contro il Braga. In Europa, invece, il rendimento è eccellente: con 13 punti conquistati nel girone, il Vitória ha ottenuto quattro vittorie e un pareggio, qualificandosi con anticipo tra le migliori otto della competizione. L’ultima vittoria contro il San Gallo ha confermato la solidità della squadra a livello internazionale.  La Fiorentina, invece, si presenta all’appuntamento consapevole dell’importanza del risultato, ma con alcuni dubbi di formazione. Cristiano Biraghi e Danilo Cataldi non si sono allenati con i compagni, mentre Dodo sarà regolarmente in campo per visto che dovra scontare la squalifica in campionato contro l'Udinese. Sulla fascia sinistra dovrebbe agire Fabiano Parisi, mentre al centro della difesa scalpita Martinez Quarta, che potrebbe essere affiancato da uno tra Ranieri e Comuzzo.  A centrocampo, Mandragora e Richardson sembrano pronti a prendere il posto di Adli e Cataldi, mentre in attacco cresce la possibilità di vedere Sottil titolare dal primo minuto. La staffetta tra Gudmundsson e Beltran rimane un’opzione concreta, ma il favorito per guidare l’attacco viola è Kouame, con Kean che potrebbe entrare a partita in corso.  La sfida di domani si preannuncia combattuta: il Vitória, già qualificato, giocherà senza pressione, mentre la Fiorentina sarà chiamata a dare il massimo per confermare le proprie ambizioni europee. L’atmosfera dello stadio e la qualità della squadra lusitana renderanno la serata insidiosa per i viola, che dovranno dimostrare carattere e concentrazione per portare a casa un risultato positivo. 

La Fiorentina inciampa a Bologna cercando un nuovo equilibrio: un ko “prezioso” da analizzare

Tra assenze, sperimentazioni e scelte tattiche, la squadra di Palladino guarda già alla Conference ed alla gara con l'Udinese

Prima o poi doveva accadere. La sconfitta di Bologna interrompe la striscia positiva della Fiorentina, ma non scalfisce l’ottimo percorso compiuto finora. I 31 punti raccolti in 15 giornate restano un bottino di tutto rispetto, che testimonia il lavoro straordinario fatto dalla squadra. È una battuta d’arresto da analizzare con lucidità, senza allarmismi eccessivi. Va ricordato, infatti, che la domenica in Emilia è stata segnata da un grave lutto per mister Palladino, anima del gruppo, e la squadra ne ha risentito inevitabilmente in termini di atteggiamento e intensità.In campo, la Fiorentina ha mostrato due volti. Nel primo tempo ha giocato un buon calcio, ma non è riuscita a concretizzare le occasioni create. Nella ripresa, il Bologna ha preso fiducia e terreno grazie a una mossa tattica vincente: Ferguson spostato trequartista, Odgaard largo a sinistra e Dominguez a destra. Questo cambio ha sorpreso i viola, che non hanno saputo trovare una risposta adeguata. La capacità di leggere “in diretta” le partite è uno dei punti di forza di Palladino, e la sua assenza in panchina si è fatta sentire, nonostante l’impegno e la competenza di Stefano Citterio, figura fondamentale dello staff tecnico.Un altro fattore chiave è stata l’assenza di Bove, un giocatore che si è rivelato insostituibile per il suo equilibrio tattico. Schierato esterno a sinistra, Bove sapeva garantire copertura difensiva e incisività offensiva. Senza di lui, la Fiorentina ha tentato alcune soluzioni temporanee, ma servirà una risposta più duratura. La società è già al lavoro per gennaio, con l’intento di intervenire sul mercato e colmare questa lacuna tecnica. Nel frattempo, Sottil sta offrendo prestazioni di buon livello a sinistra, ma con un calendario così fitto, serviranno alternative per garantire freschezza e varietà tattica.A Bologna si è anche visto l’esperimento Gudmundsson-Beltran, un tandem tecnico atteso da tempo. La loro presenza contemporanea in campo ha offerto sprazzi di talento, ma ha evidenziato anche alcune difficoltà. Gudmundsson ha mostrato la sua qualità superiore, pur non essendo ancora al meglio fisicamente. Beltran, invece, schierato più largo, ha perso efficacia: è brillante nel fraseggio stretto, ma fatica a coprire e a trovare spazi in profondità. Questo esperimento, pur interessante, andrà dosato con attenzione, adattandolo a partite e situazioni specifiche.La voragine lasciata da Bove è evidente in certi contesti, e se Sottil può essere una soluzione temporanea, in altre situazioni servirà un centrocampista in più. La rosa attuale offre pochi giocatori con caratteristiche simili a quelle di Bove, e la soluzione più realistica sembra essere un intervento mirato sul mercato. Tuttavia, un’altra opzione potrebbe essere un cambio di sistema di gioco. Palladino, infatti, ha già accennato alla possibilità di adottare un 4-3-2-1: una variante che offrirebbe maggiore equilibrio a centrocampo, adattando magari Colpani come mezzala, e permetterebbe di far coesistere Gudmundsson e Beltran. Anche il 4-4-2, visto contro il LASK, potrebbe tornare utile in determinate partite. Nella mente del tecnico viola qualcosa bolle in pentola, e presto potrebbero arrivare novità.La sconfitta di Bologna non è un dramma, ma rappresenta un’occasione per crescere e migliorare. La Fiorentina ha tutte le carte in regola per ritrovare l’equilibrio e proseguire il suo percorso con fiducia.

Fiorentina una sconfitta che invita a riflettere, ma che non fa (troppo) male

Dopo un ottimo primo tempo, la squadra viola si perde nella ripresa: un centrocampo fragile e un modulo forse da rivedere

La partita tra Fiorentina e Bologna ha messo in evidenza una squadra viola incapace di mantenere lo stesso livello di gioco per tutti i novanta minuti. Dopo un primo tempo convincente, caratterizzato da aggressività e compattezza, la Fiorentina è improvvisamente crollata, lasciando spazio al gioco dei rossoblù e uscendo dal campo con una meritata sconfitta. Ma cos'è successo tra il primo e il secondo tempo? La chiave sembra risiedere nella tenuta fisica e tattica della squadra, soprattutto a centrocampo.Con l'avanzare della gara e l'aumento dei ritmi, la coppia Cataldi-Adli in mezzo al campo ha mostrato evidenti difficoltà a contenere il palleggio avversario. Nel recente passato era stato Bove, con la sua capacità di coprire spazi e dare equilibrio, a garantire solidità al 4-2-3-1 viola. Senza di lui, il sistema sembra vacillare, soprattutto contro squadre dotate di tecnica e qualità nel possesso palla. Inoltre, la presenza contemporanea in campo di giocatori offensivi come Colpani, Beltran e Gudmundsson potrebbe rappresentare un lusso che la squadra non sempre può permettersi. In alcuni casi, uno dei tre rischia di essere di troppo, e questa situazione solleva interrogativi sulla sostenibilità del modulo adottato.Raffaele Palladino, nel corso della settimana, aveva messo in guardia dai momenti difficili, dichiarando: «Arriveranno anche i momenti complicati, e allora avremo bisogno dell'aiuto di tutti». Una dichiarazione che si è rivelata profetica. Con il vento in poppa grazie alle otto vittorie consecutive, molti tifosi si aspettavano una prestazione all'altezza anche a Bologna, sfruttando le difficoltà difensive ben note della squadra di Italiano. Tuttavia, la partita ha preso una piega diversa.Dopo un buon avvio, la Fiorentina è sembrata progressivamente perdere energia e lucidità, complice anche l'assenza di alcuni elementi chiave. Il Bologna, dal canto suo, è cresciuto minuto dopo minuto, trascinato dal carisma e dalla qualità di Ferguson, vero leader in campo. La sconfitta è stata accolta con un'esultanza fragorosa da parte di Italiano, che ha ritrovato la sua squadra in un momento di crescita, e ha persino affrontato un confronto acceso con il direttore sportivo viola Daniele Pradè a fine partita.Nonostante questa battuta d'arresto, la classifica sorride ancora alla Fiorentina, che resta saldamente in zona Champions. Il Bologna, con questa vittoria, riduce il distacco a sei punti dai viola, con entrambe le squadre che devono ancora recuperare una partita. Il sogno del record di vittorie consecutive è sfumato, ma il campionato è ancora lungo, e i conti si faranno solo alla fine.Questa sconfitta non deve però essere motivo di drammi. Finora, la Fiorentina ha infatti disputato finora una stagione straordinaria, ben al di sopra delle aspettative. Una battuta d'arresto, per quanto dolorosa, non può offuscare quanto di buono fatto dalla squadra. Resta però la necessità di riflettere su alcune fragilità emerse, soprattutto nella gestione tattica e nella distribuzione delle energie. Il futuro è ancora nelle mani della Fiorentina, ma serviranno concentrazione e continuità per mantenere vivo il sogno europeo.

Fiorentina travolgente: sette gol per un passo verso gli ottavi

La squadra di Palladino domina il Lask con una mentalità offensiva e chiude (quasi) il discorso qualificazione in Conference League

Vincere era fondamentale, come sottolineato da mister Palladino, ma segnare tanti gol era altrettanto importante, considerando che la differenza reti potrebbe rivelarsi decisiva per accedere alle prime otto della Conference League. Il Lask, avversario tecnicamente modesto, sembrava la vittima perfetta, ma ciò non significava che fosse disposto a cedere facilmente. Eppure, è proprio il risultato rotondo, con sette reti segnate, a dare alla prestazione della Fiorentina il suo peso specifico nella corsa europea.Affrontare una squadra fragile come quella austriaca è stato relativamente semplice, ma ciò che ha fatto la differenza è stata la mentalità della squadra di Palladino, decisa a spingere fino all’ultimo minuto. Rinunciando a rotazioni massicce per evitare sorprese, il tecnico ha trasmesso l’idea che ogni partita conta, e i risultati gli danno ragione. Sebbene la qualificazione agli ottavi non sia ancora garantita matematicamente – la Fiorentina dovrà vincere anche nell’ultima giornata contro il Vitoria Guimaraes – i viola restano tra le prime otto e continuano a salire posizioni in classifica.Unico rammarico è che una prestazione così brillante si sia svolta in uno stadio semideserto, ancora un cantiere. I tifosi della curva Fiesole, trasferiti alla Ferrovia, hanno cercato di colmare il vuoto con il loro sostegno, ma resta il desiderio di vedere questa Fiorentina protagonista in un contesto più prestigioso, come l’Europa League (almeno). Tuttavia, ciò che conta è che la squadra abbia disputato un’altra partita impeccabile, senza errori e con un’incisività offensiva straordinaria. Dal magro 1-0 contro il Cagliari ai sette gol segnati ieri, la Fiorentina ha raggiunto un altro record: la sua prima vittoria così netta in una competizione europea.La partita contro il Lask è stata un dominio assoluto. Gli avversari, innocui e quasi remissivi, hanno reso il compito più facile per i viola, ma ciò non toglie meriti alla squadra, capace di eccellere indipendentemente dagli interpreti in campo. Ogni gol ha rappresentato un passo avanti verso l’obiettivo della qualificazione, e il +11 di differenza reti è un patrimonio prezioso in vista della trasferta decisiva contro il Vitoria Guimaraes. Gli ottavi sono sempre più vicini.Protagonista della serata è stato Riccardo Sottil, autore di una doppietta e decisivo con la punizione che ha portato al primo gol viola di Richardson. Palladino ha optato per un modulo ultra offensivo, un 4-2-4 che ha visto Kouame affiancare Kean al centro dell’attacco, con Sottil e Ikoné sulle fasce. Questa scelta, sebbene rischiosa, si è rivelata efficace e potrebbe essere riproposta in futuro. Le occasioni non sono mancate, e l’unico assente alla festa del gol è stato Kean: il suo gol iniziale è stato annullato per un fallo di mano, e ha sfiorato la rete con un tiro che ha colpito l’incrocio.La Fiorentina esce da questa serata con nuove certezze, un’energia ritrovata e un passo decisivo verso la qualificazione. Il cammino in Conference League continua, con l’ottimismo di chi sa di poter puntare in alto.

Tensioni in casa Fiorentina: rottura con Giuffredi e futuro incerto per Biraghi

La crisi tra il club viola e il procuratore Mario Giuffredi si acuisce: Biraghi verso l’addio, mentre si cerca di ricucire con Parisi

La tensione tra la Fiorentina e Mario Giuffredi, procuratore di Cristiano Biraghi e Fabiano Parisi, sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Le problematiche, maturate nel corso degli ultimi mesi, hanno trovato un nuovo picco con gli avvenimenti recenti, complicando ulteriormente la situazione del capitano viola.  Secondo indiscrezioni, l’allenatore Vincenzo Italiano sarebbe rimasto deluso da alcuni atteggiamenti di Biraghi, ritenuti non in linea con il ruolo di capitano. L’ultimo episodio di dissidio sarebbe avvenuto in seguito alla decisione del tecnico di non schierare il giocatore nella gara di Conference League. La reazione dell’agente Giuffredi, che ha espresso pubblicamente il suo malcontento, non ha fatto altro che aggravare una situazione già delicata.  Le radici di questa crisi risalgono però all’estate scorsa. Il procuratore ritiene che i dirigenti viola avessero dato assicurazioni sul fatto che non sarebbe stato acquistato un nuovo terzino sinistro, un’intesa che sembrava smentita dall’arrivo di Robin Gosens nell’ultimo giorno di mercato, su esplicita richiesta di Italiano. Questo evento ha segnato l’inizio di una frattura tra Biraghi e la società, culminata recentemente in un acceso scontro verbale tra il giocatore e il tecnico.  Non è la prima volta che tensioni simili si verificano tra Giuffredi e una società di Serie A. In passato, il procuratore ha avuto contrasti anche con il Napoli, in particolare per la gestione di Giovanni Di Lorenzo, capitano degli azzurri. Tuttavia, il caso Fiorentina appare ancora più complesso, soprattutto per la posizione di Biraghi, il cui contratto scadrà a giugno.  Il rapporto tra il giocatore e la Fiorentina sembra ormai logorato, come dimostrano altri episodi di tensione, tra cui una reazione negativa di Biraghi durante una sostituzione nella partita di Nicosia. La società viola, da parte sua, sembra orientata a voltare pagina. Anche altri membri del vecchio gruppo, come il portiere Terracciano, sono sempre più ai margini del progetto tecnico.  Per gennaio si profilano due scenari distinti. Da un lato, la società di Rocco Commisso potrebbe cercare di ricucire il rapporto con Parisi, considerato un talento su cui puntare a lungo termine. Dall’altro, sembra inevitabile la separazione con Biraghi, che potrebbe chiudere la sua avventura in maglia viola dopo quasi sette anni. Tra le possibili destinazioni per il terzino classe ’92, il Fenerbahçe di José Mourinho appare una pista concreta.  La Fiorentina, fedele alla linea di Commisso, difficilmente cederà ai diktat degli agenti, ma gestire una situazione così intricata richiederà grande attenzione. Il futuro prossimo del club potrebbe dipendere dalle scelte fatte nelle prossime settimane, tra conferme strategiche e inevitabili addii.

La Fiorentina è una fortezza difensiva: numeri da record in Serie A

Il segreto del successo viola che finora passa anche da una difesa impenetrabile

La Fiorentina di Raffaele Palladino sta riscrivendo la tradizione difensiva italiana grazie a prestazioni straordinarie. Con soli 10 gol subiti, la squadra viola è la meno battuta in Serie A, al pari di Napoli e Juventus. Ma non è tutto: nei top 5 campionati europei nessun club ha fatto meglio. Questo impressionante rendimento si riflette in una serie di record che evidenziano la solidità e la concentrazione della squadra.  Un dato spicca su tutti: nessun gol subito tra il 60’ e il 90’, a dimostrazione della capacità della Fiorentina di mantenere altissima l’attenzione nei momenti cruciali. Inoltre, con 7 partite concluse senza subire reti, i viola sono terzi in Serie A, dietro a Juventus (10) e Napoli (9). La percentuale è eloquente: il 50% dei match giocati ha visto la Fiorentina mantenere la porta inviolata.  La svolta difensiva è arrivata dal secondo tempo della sfida contro la Lazio, quando Palladino ha deciso di passare a una difesa a quattro. Da quel momento, la Fiorentina ha subito solo 3 gol in 9 partite e mezzo, con una media di 0,3 reti a partita. Questo cambiamento ha portato a una serie di 8 vittorie consecutive in campionato, record che mancava da 64 anni.  Il quartetto difensivo composto da Dodô, Comuzzo, Ranieri e Gosens ha trovato rapidamente affiatamento, giocando quasi sempre insieme. Un ruolo chiave è stato svolto anche da David De Gea, che si è confermato il miglior portiere del campionato, con 6 clean sheet personali. L’intesa del reparto arretrato si è rafforzata partita dopo partita, come dimostrano le celebrazioni di gruppo dopo ogni intervento decisivo.  Ma il successo della Fiorentina non si limita alla difesa: la mentalità di sacrificio permea l’intera squadra. Giocatori come Beltrán, sempre pronto a rincorrere gli avversari, e Kean, con il suo spirito di squadra, hanno dato un contributo fondamentale. Anche Gudmundsson e Kouamé si sono distinti per il supporto costante ai compagni, sottolineando come il successo sia frutto di uno sforzo collettivo.  Con 31 punti in 15 partite e una gara da recuperare, la Fiorentina è vicina al miglior rendimento della sua storia nell’era dei tre punti. Le prossime sfide saranno decisive per confermare questa straordinaria crescita, ma la strada intrapresa lascia ben sperare i tifosi viola.

Lucas Beltran, il Jolly della Fiorentina

Trequartista, assistman e leader tattico: il nuovo volto del numero nove viola

Dopo un anno e mezzo di alti e bassi, Lucas Beltran si è finalmente rivelato nella sua vera essenza: più un centrocampista avanzato che una prima punta tradizionale. Questa trasformazione è stata gradualmente affinata da Vincenzo Italiano, ma ha trovato la sua massima espressione tattica sotto la guida di Raffaele Palladino. Quest’ultimo ha confezionato per Beltran un ruolo su misura: trequartista nel 4-2-3-1, capace di agire come primo difensore, attaccante e rifinitore.  Il suo contributo è diventato cruciale per il recente successo della Fiorentina. Con movimenti intelligenti in area, ricezioni precise e scarichi funzionali, Beltran ha dato vita a combinazioni decisive per la squadra. Due esempi lampanti si sono visti contro Como e Cagliari: al Sinigaglia ha servito Adli, mentre nella sfida contro i sardi è stato Cataldi a beneficiare della sua visione di gioco. Queste giocate, ormai codificate, hanno fruttato sei punti in due gare e sono la firma distintiva del numero nove viola.  Beltran non è solo un assistman emergente – con cinque assist stagionali, è tra i migliori in Serie A, dietro solo a Nuno Tavares (8) e Marcus Thuram (6) – ma anche un elemento fondamentale nel pressing e nella protezione del pallone. Tuttavia, la sua relazione con il gol resta complicata: solo una rete segnata finora e una media di 0,58 tiri in porta a partita dimostrano le difficoltà che incontra in zona offensiva.  L’ascesa di Beltran pone però un dilemma: come reintegrare Albert Gudmundsson? Il numero dieci viola, fermo da fine ottobre per un infortunio, è stato sostituito brillantemente proprio da Beltran. Domenica scorsa, Palladino ha accennato a una possibile convivenza tra i due nel finale di gara, schierando un quartetto offensivo con Colpani, Gudmundsson, Beltran e Kean. Questo esperimento, pur breve, potrebbe essere riproposto, magari a partita in corso.  Per il momento, l’allenatore studia un modulo che sfrutti al massimo il talento a disposizione. L’idea dell’“albero di Natale”, un 4-3-2-1 con due trequartisti e un centrocampista in più, potrebbe essere la soluzione ideale. In questa configurazione, Gudmundsson e Beltran sarebbero liberi di muoversi dietro Kean, creando una rete di passaggi e movimenti che metterebbe in crisi le difese avversarie.  La sfida è trovare l’equilibrio giusto tra la solidità tattica e la libertà creativa necessaria per esaltare i talenti individuali. Con un Beltran in forma smagliante e Gudmundsson pronto al rientro, la Fiorentina sembra avere tutte le carte in regola per affrontare con ambizione le prossime sfide. 

Palladino riparte da Gudmundsson e Adli, immaginando un nuovo equilibrio per la Fiorentina

Il tecnico dovrà far fronte all'assenza di Bove, un elemento cardine in questa prima parte della stagione

In Coppa Italia contro l’Empoli, Albert Gudmundsson ha fatto il suo ritorno in campo, seppur per pochi minuti. Per il tecnico della Fiorentina, Raffaele Palladino, è stato un primo passo importante ma da gestire con attenzione. Anche nella sfida di domenica contro il Cagliari, l’attaccante islandese dovrebbe scendere in campo per un breve spezzone, probabilmente una mezz’ora, così da aumentare gradualmente il suo minutaggio. Non si vogliono correre rischi, e l’obiettivo è quello di integrarlo progressivamente per rafforzare il reparto offensivo viola.Oltre a Gudmundsson, ci sono altri giocatori chiave per la Fiorentina, tra cui De Gea, Kean, Dodo e Gosens, ma un ruolo cruciale è ricoperto da Yacine Adli. Il centrocampista francese è il fulcro del gioco della squadra di Palladino. Quando Adli manca, la Fiorentina fatica a esprimere il suo potenziale. Dopo un piccolo problema fisico riscontrato nella partita contro il Como, è stato gestito con prudenza e non ha giocato contro l’Empoli, anche a causa di un attacco influenzale. Per domenica dovrebbe però tornare a disposizione. La sua importanza è indiscutibile: con 3 gol e 3 assist all’attivo, abbina qualità tecniche, personalità e capacità di dettare i ritmi. La sua assenza si fa sentire, e in rosa non ci sono alternative che possano sostituirlo efficacemente. Cataldi, Richardson e Mandragora possono adattarsi, ma offrono un tipo di contributo diverso.Un’altra questione per Palladino sarà la mancanza di Edoardo Bove, un giocatore estremamente versatile che ha ricoperto diversi ruoli con ottimi risultati. La soluzione più logica sembra quella di affidarsi a Riccardo Sottil, che ha mostrato segnali di crescita nelle ultime partite. Già contro l’Empoli, Sottil è stato impiegato sulla sinistra, e questa scelta potrebbe essere confermata contro il Cagliari.In attacco, la Fiorentina sta puntando su due elementi fondamentali: Gudmundsson, al rientro dopo l’infortunio, e Lucas Beltran, che sta vivendo un momento di grande forma. L’islandese, ancora non pronto per partire titolare, potrebbe trovare spazio gradualmente, candidandosi a diventare uno dei protagonisti del reparto offensivo. Il 4-2-3-1 è il modulo che meglio si adatta alle sue caratteristiche, permettendogli di giocare sia nei tre dietro la punta sia a sinistra, come mostrato contro l’Empoli.Palladino sta valutando diverse opzioni per integrare Gudmundsson e mantenere alta la resa di Beltran. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di schierarli insieme in un tridente con Colpani, oppure utilizzarli in un modulo diverso che preveda Gudmundsson e Beltran dietro Kean come terminale offensivo. Un’alternativa ancora più creativa potrebbe vedere Gudmundsson affiancare Kean, con Beltran schierato da trequartista.

La realtà della Fiorentina oltre l'angoscia per Bove: questione stadio e Coppa Italia

Oggi incontro tra il club ed il comune per il futuro del Franchi (e non solo), domani l'Empoli a Firenze per la Coppa Italia

La questione stadio continua a essere centrale in casa Fiorentina. L'obiettivo condiviso tra il club e il Comune di Firenze è accelerare i lavori di ristrutturazione del Franchi, previsti non prima del 2029, sebbene manchi ancora un cronoprogramma definito. Oggi, in prefettura, si terrà un vertice richiesto dalla sindaca Sara Funaro alla prefetta Francesca Ferrandino per affrontare le criticità legate ai cantieri dello stadio.All'incontro parteciperanno, oltre al Comune e alla Fiorentina, il governatore Eugenio Giani, rappresentanti della Lega calcio, il nuovo sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, e delegati del club azzurro. Saranno discussi i tempi e i costi dei lavori. La scorsa settimana, la Fiorentina ha richiesto al Comune il dossier sul Franchi per valutare l'investimento necessario. Si ipotizza che il club possa contribuire economicamente alla copertura della tribuna maratona e della Ferrovia, oltre ad altri interventi strutturali. Tuttavia, la società chiede garanzie sul controllo dello stadio e una concessione a lungo termine.La possibilità di disputare alcune gare al Castellani di Empoli sembra esclusa. Il Comune empolese ha ribadito la sua posizione, citando difficoltà legate alla gestione dell'ordine pubblico e ai lavori di restyling previsti per lo stadio, che inizieranno a settembre. Tutte queste questioni saranno affrontate nel vertice odierno.Sul fronte sportivo, la squadra è ancora scossa dal grave incidente che ha coinvolto Edoardo Bove. Tuttavia, domani la Fiorentina tornerà in campo per la Coppa Italia contro l’Empoli. È stato proprio Bove, dal letto d’ospedale, a incoraggiare i compagni a proseguire, mostrando segnali di miglioramento e intervenendo in videochiamata durante un confronto tra giocatori e dirigenza al Viola Park.La partita di Coppa Italia sarà una sfida delicata, non solo sul piano tecnico, ma soprattutto mentale, dato che si giocherà nello stesso luogo dove Bove ha rischiato la vita. La squadra, guidata da Raffaele Palladino, cercherà di trasformare il dolore in motivazione, ribadendo la propria vicinanza a Bove anche sul campo.Dopo il grande spavento, il gruppo viola ha ripreso ad allenarsi, mostrando determinazione e coesione. La vicenda ha unito ulteriormente i giocatori, che ora vogliono lottare non solo per i propri obiettivi sportivi, ma anche per onorare Edoardo. In attesa di conoscere il futuro del giovane calciatore, la squadra trova in lui una ragione in più per dare il massimo.

Fiorentina tra Serie A ed Europa: Cinismo in Casa, Sprechi in Trasferta

La squadra di Palladino eccelle in campionato, ma fatica a concretizzare nelle competizioni europee. Il turnover per il Pafos e lo scontro diretto con l’Inter saranno decisivi

La Fiorentina di Raffaele Palladino si presenta con due facce ben distinte, evidenti anche a un’analisi superficiale. In Serie A, i viola viaggiano a un ritmo travolgente, mostrando un cinismo che li rende tra i più letali in campionato. Tuttavia, in Europa, e in particolare nella fase a gironi della Conference League, la squadra perde parte della sua efficacia, faticando a trasformare le occasioni in gol con la stessa efficienza.Nel campionato italiano, la Fiorentina ha messo in mostra un’efficienza realizzativa del 15,2%, seconda solo all’Atalanta, che guida questa classifica con il 16%. La capacità di concretizzare si traduce in gol spesso alla prima occasione utile, come visto nei match contro Como, Lecce e Torino. Questo cinismo ha portato la squadra a segnare 27 gol in 13 giornate, con una media di 2,1 reti a partita, posizionandola tra le migliori del torneo.Il quadro cambia se si guarda alla Conference League. Durante la fase a gironi, la Fiorentina ha tentato ben 67 conclusioni, centrando lo specchio 30 volte e segnando solo 7 reti, per una percentuale realizzativa che scende al 10,4%. Il dato evidenzia una difficoltà nel tradurre le numerose occasioni in gol, una lacuna che pesa in un contesto europeo dove il margine d’errore è ridotto. La differenza di rendimento tra campionato e competizioni internazionali si riflette anche nella prestazione dei singoli, con Moise Kean in evidenza in Serie A grazie alla sua capacità di finalizzare ogni occasione, come accaduto contro Como e Torino.Da ieri, la Fiorentina ha spostato l’attenzione sulla sfida di giovedì contro il Pafos. I ciprioti, pur senza un nome altisonante, rappresentano un avversario insidioso: primi nel loro campionato e con due successi europei alle spalle, arriveranno a Firenze con l’intento di giocarsi la partita dell’anno. Palladino sta valutando una rotazione importante della formazione per preservare le energie in vista dello scontro diretto di domenica sera contro l’Inter, un match che potrebbe avere un impatto cruciale sulla corsa scudetto.La gestione della rosa sarà determinante. Giocatori come Kayode, Parisi, Pongracic, Quarta e Mandragora sperano in una chance per mettersi in mostra, ma le scelte dipenderanno dal bilancio tra necessità di turnover e mantenimento della competitività. L’incognita più grande riguarda Moise Kean: farlo riposare potrebbe essere utile per preservarlo per la sfida contro l’Inter, ma la sua assenza potrebbe rendere più difficile mantenere il cinismo necessario contro il Pafos.La Fiorentina si trova dunque davanti a un doppio obiettivo: confermare la propria forza in campionato senza trascurare l’Europa. La capacità di trovare un equilibrio tra efficienza realizzativa e gestione delle risorse sarà cruciale per affrontare le sfide ravvicinate e confermarsi ai vertici sia in Italia che in Europa.

Fiorentina: sogni di gloria attraverso la concretezza targata Palladino

Una rivoluzione di tre mesi che ha dato identità a una squadra che sembrava informe: e siamo solo all'inizio.

La Fiorentina sta vivendo una stagione da sogno sotto la guida di Raffaele Palladino, trasformando lo scetticismo iniziale in entusiasmo collettivo. La squadra viola, grazie a un approccio tattico innovativo e una gestione ottimale del gruppo, sta sorprendendo tutti nel campionato di Serie A, mostrando un mix vincente di personalità e pragmatismo.L’allenatore sta costruendo il successo della Fiorentina su cinque principi fondamentali: semplicità, responsabilità, condivisione, pragmatismo e personalità. Dopo aver iniziato la stagione schierando la squadra con una difesa a tre e applicando rigorosamente il principio della costruzione dal basso, Palladino ha saputo adattarsi, passando a un gioco più diretto e verticale con una difesa a quattro, dimostrando grande flessibilità tattica. La chiave è stata il dialogo costante con i giocatori, che ha permesso di creare un ambiente coeso e di responsabilizzare gli interpreti in campo.Il cambio di mentalità ha portato risultati eccezionali, con una media di 2,06 punti a partita, la più alta nella storia del club nell’era dei tre punti per gara, superando anche figure iconiche come Trapattoni e Ranieri. Questo dato non solo sottolinea il valore tattico dell’allenatore, ma conferma anche il potenziale della squadra per ambizioni a lungo termine, inclusa una qualificazione alla Champions League.La Fiorentina è diventata prima un simbolo di bellezza, poi di concretezza in campo, come dimostrato dalle vittorie contro Roma e Milan e dalle successive gare vinte dai viola in maniera "sporca", con scarti di gol minimi rispetto agli avversari e mantenendo spesso la rete inviolata. Questo, grazie a un centrocampo che garantisce filtro alla difesa e qualità nel gioco, oltre agli exploit personali di Comuzzo, seguito da Ranieri, e dallo straordinario rendimento del fuoriclasse spagnolo tra i pali: David De Gea.Con altri giocatori chiave come Kean, Dodo, Gosens, Adli, Bove e Cataldi (alcuni di loro tornati o diventati protagonisti in Nazionale), il progetto Fiorentina guarda con ambizione all’Europa. La qualificazione alla Champions League è un obiettivo concreto, considerando l'attuale media punti. Un sogno alimentato non solo dai risultati, ma anche dalla visione a lungo termine del club. L’entusiasmo dei tifosi, unito alla crescente fiducia dell’ambiente, rende oggi la Fiorentina un esempio di rinascita calcistica nel panorama italiano.La Fiorentina di Palladino rappresenta un connubio perfetto tra modernità e tradizione, con una guida tecnica innovativa e una rosa che cresce sia tecnicamente sia mentalmente. Il sogno europeo non è più una chimera, ma una prospettiva concreta. E stavolta non si parla di Conference League, e forse nemmeno di Europa League. Firenze sogna, e con buone ragioni, citando spesso e volentieri la parola con la "S". Da questo noi, per pudore e deontologia professionale, ci asteniamo. Ma sognare non costa nulla, e dopo anni di finali perse e un latente anonimato in Serie A, è giusto che i tifosi si lascino andare, immaginando orizzonti sempre più gloriosi per la loro amata Fiorentina.  

Cataldi e Gudmundsson pronti a tornare: la Fiorentina si prepara al tour de force

Il centrocampista recuperato e l’attaccante islandese quasi pronto: Palladino pianifica le scelte in vista di una fitta serie di impegni

Danilo Cataldi è pronto a tornare in campo. Il centrocampista della Fiorentina ha superato l’infortunio al polpaccio che lo aveva costretto a lasciare anzitempo la sfida contro la Roma, dopo 56 minuti di gioco. Il suo pieno recupero arriva in un momento cruciale per la squadra di Raffaele Palladino, che domani affronterà il Como e dovrà affrontare un fitto calendario tra campionato e coppe. Cataldi è destinato a riprendere il suo posto da titolare e a garantire quell’equilibrio indispensabile al centrocampo viola, soprattutto considerando l’assenza prolungata di Richardson, fermo ai box per infortunio.Con il ritorno di Cataldi, Palladino potrà ridisegnare la mediana: l’ex Lazio agirà al fianco di Adli, mentre Bove sarà dirottato nuovamente sulla fascia sinistra. Questo permetterà al tecnico di sfruttare al meglio le caratteristiche dei suoi giocatori e di affrontare le prossime sfide con una maggiore solidità. L’allenatore aveva anche testato Lucas Martinez Quarta in un ruolo inedito, ma il recupero del regista titolare riporta ordine nelle gerarchie.Oltre al centrocampo, Palladino deve fare i conti con la gestione degli esterni di difesa, soprattutto in vista della sfida contro il Como e del doppio impegno contro il Pafos in Conference League e l’Inter in Serie A. Le condizioni di Dodo e Gosens, entrambi reduci dagli impegni con le rispettive nazionali, saranno monitorate attentamente. In caso di necessità, Kayode e Biraghi sono pronti a subentrare. Nessun dubbio, invece, per la coppia centrale di difesa: davanti a De Gea ci saranno Comuzzo e Ranieri, ormai pilastri della retroguardia viola.Buone notizie arrivano anche per Albert Gudmundsson. L’attaccante islandese ha ripreso ad allenarsi con i compagni al Viola Park, dimostrando di essere quasi del tutto ristabilito dalla lesione al bicipite femorale destro subita lo scorso 20 ottobre a Lecce. Sebbene difficilmente sarà disponibile dal primo minuto contro il Como, Gudmundsson potrebbe essere convocato e magari accumulare qualche minuto in campo per ritrovare ritmo gara. Il vero obiettivo è il match contro l’Inter del 1° dicembre, per il quale Palladino conta di avere l’islandese pienamente recuperato e pronto a partire titolare.La Fiorentina si trova quindi a gestire un periodo particolarmente intenso, con gare ogni tre giorni fino alla fine dell’anno. La rosa sarà chiamata a dare il massimo per affrontare una serie di impegni fondamentali per il prosieguo della stagione. Con Cataldi e Gudmundsson sulla via del pieno recupero, Palladino potrà contare su due pedine fondamentali per consolidare i progressi della sua squadra.

La Fiorentina segna a ripetizione e “supera” la matematica

Dal gioco corale ai numeri record i viola sorprendono in Serie A con gol decisivi e un rendimento oltre le aspettative

La Fiorentina dimostra che il gol è un affare di squadra. Con undici marcatori diversi in campionato, i viola hanno trasformato la versatilità offensiva in una risorsa fondamentale per restare agganciati al ritmo Champions. Se Moise Kean è il trascinatore con 8 reti in 11 presenze, altri dieci giocatori hanno già lasciato il segno almeno una volta in Serie A.  Il secondo miglior realizzatore è Albert Gudmundsson, autore di 3 gol in appena 202 minuti giocati, con una media straordinaria di una rete ogni 67 minuti. L'islandese è stato decisivo con i suoi gol contro Lazio e Milan, ma la continuità è stata frenata dagli infortuni, che gli hanno fatto saltare otto delle prime dodici partite.  Alle sue spalle, con due gol ciascuno, ci sono Andrea Colpani, Danilo Cataldi, Robin Gosens e Lucas Beltrán. La differenza tra loro è nel minutaggio: Colpani e Gosens sono pilastri della rosa con quasi 900 minuti giocati, mentre Cataldi e Beltrán hanno avuto meno spazio, rispettivamente 510 e 471 minuti. Anche i giovani Adli e Bove si sono aggiunti alla lista dei marcatori, con il primo che ha avuto meno opportunità rispetto al secondo.  Persino la difesa ha dato il suo contributo con le reti di Biraghi, Parisi e Quarta, mentre sul fronte internazionale Ikoné e Sottil hanno segnato rispettivamente 3 e 1 gol, ma aspettano ancora la gioia in campionato. Tra gli assenti dall’elenco c’è Kouamé, che non è ancora riuscito a sbloccarsi e punta a invertire la rotta.  Oltre ai gol, c’è un altro dato che rende questa Fiorentina straordinaria: i sei punti in più ottenuti rispetto alle previsioni del modello matematico elaborato dal CIES. Questo sistema analizza le occasioni create e concesse in base ai tiri effettuati da una posizione privilegiata (“danger zone”) e i viola sono risultati i più efficienti della Serie A.  Con una media di 5,25 tiri “facili” tentati a partita e 4,17 concessi, il saldo positivo di +1,08 non dovrebbe garantire un vantaggio così marcato. Eppure, la squadra di Palladino riesce a trasformare queste situazioni in oro, arrivando a un eccellente differenziale reti di +15 (25 gol fatti, 10 subiti), secondo solo all’Atalanta (+16).  Un risultato che trova pochi paragoni nella storia del club: andando indietro fino al primo scudetto, la Fiorentina 1955-56 vantava un differenziale di +17 dopo 12 giornate. Anche la Fiorentina del 1958-59 di Lajos Czeizler e quella del 2015-16 di Paulo Sousa si avvicinano a questa impresa.  Con un gioco corale e una solidità che ha radici profonde, la Fiorentina sta riscrivendo la sua storia e candidandosi come protagonista assoluta di questa Serie A. 

Fiorentina verso il Natale: tra sfide decisive e rincorsa ai vertici

Una squadra in piena forma, nove partite cruciali e il ritorno graduale di Gudmundsson per consolidare un sogno chiamato alta classifica

La Fiorentina punta a chiudere l’anno a tutto gas, con un calendario serrato che la porterà a sfidare avversari su più fronti fino a Natale. In attesa del mercato di gennaio e della pausa che arriverà dopo il match contro il Napoli, la squadra viola si prepara ad affrontare nove incontri cruciali, tra Serie A, Coppa Italia e Conference League.  Questa sosta, inedita e anomala, ha concesso ai giocatori un’intera settimana di riposo: una scelta che testimonia la fiducia dell’allenatore e dello staff nei confronti del gruppo. I calciatori, tra viaggi e momenti in famiglia, hanno avuto l’obbligo di mantenere la forma con allenamenti individuali. La sfida è chiara: restare competitivi in campionato, superare il girone di Conference e battere l’Empoli negli ottavi di Coppa Italia, con l’obiettivo di conquistare un quarto di finale affascinante contro la Juventus.  Il tecnico Palladino ha ribadito l’importanza dell’intera rosa: nessuno sarà lasciato indietro. È un’opportunità per chi ha avuto meno spazio di ribaltare gerarchie, anche se i “titolarissimi” difficilmente cederanno il passo.  La Fiorentina arriva a questo momento con una scia positiva impressionante: 22 punti nelle ultime otto giornate, un bottino superiore persino a quello di squadre blasonate come Atalanta (19 punti) e Lazio (18 punti). Se mantenesse questo ritmo, potrebbe chiudere il girone d’andata con ben 41 punti, un traguardo insperato a inizio stagione. Con una media di 2,75 punti a partita negli ultimi due mesi, la squadra viola ha dimostrato una continuità straordinaria, vincendo le ultime sei partite di fila.  Un altro tassello importante per il prosieguo sarà il ritorno in campo di Gudmundsson. L’islandese, fermo da un mese a causa di un infortunio rimediato a Lecce, ha ripreso ad allenarsi al Viola Park da dieci giorni. Tuttavia, il suo rientro sarà gestito con estrema cautela. Non è previsto il suo impiego già nella trasferta di Como, ma potrebbe tornare disponibile il 28 novembre contro il Pafos, magari con uno spezzone più consistente contro l’Inter il 1° dicembre.  La Fiorentina è pronta per una cavalcata che potrebbe regalarle grandi soddisfazioni. La parola d’ordine, però, resta una sola: calma.

Kayode e le gerarchie viola: tra sogni di riscatto e mercato in bilico

Il giovane talento della Fiorentina fatica a trovare spazio nella stagione 2023-2024. Tra competizioni parallele e un mercato in fermento, il futuro resta tutto da scrivere

Michael Kayode, rivelazione della stagione scorsa, rappresenta oggi uno dei paradossi della Fiorentina. A dodici giornate dalla Serie A 2022-2023, aveva già collezionato 473 minuti in campo, ma quest’anno si ferma a soli 25 minuti complessivi, distribuiti in appena tre presenze. Numeri che raccontano un’involuzione evidente, sebbene influenzata dal ritorno in grande forma di Dodô, ora punto fermo della squadra e convocato anche in nazionale brasiliana.  Eppure, lo scorso mercato estivo aveva visto il giovane difensore al centro di un vivo interesse europeo. Aston Villa, Brentford, Newcastle e persino club italiani come Milan e Arsenal avevano sondato il terreno, con offerte significative rifiutate dalla società viola, determinata a trattenerlo. Ma oggi lo scenario potrebbe cambiare: con il mercato di gennaio alle porte, Kayode e il suo entourage potrebbero valutare nuove opzioni per non arrestare il suo percorso di crescita.  La gestione delle gerarchie da parte di mister Palladino aggiunge un ulteriore elemento di riflessione. Dopo un turnover iniziale, l’allenatore ha stabilito ruoli ben definiti, creando una netta distinzione tra i titolari della Serie A e le seconde linee utilizzate principalmente in Conference League. Questo ha portato a una distribuzione disomogenea del minutaggio, con giocatori come Kayode, Ikonè e Biraghi che trovano più spazio in Europa che in campionato.  Le prestazioni non sempre convincenti nelle competizioni internazionali, però, non hanno aiutato i giocatori meno impiegati a scalare le gerarchie. La partita contro il Como, in programma nei prossimi giorni, potrebbe rappresentare una delle ultime occasioni per Kayode di impressionare lo staff tecnico e guadagnarsi un ruolo più importante nel gruppo.  Il finale di 2024 si preannuncia intenso per la Fiorentina, con dieci partite in trentacinque giorni. Un calendario fitto che richiederà un contributo decisivo anche da parte delle seconde linee. Kayode, dal canto suo, rimane fiducioso: “Non sono assolutamente deluso. Il mister mi tiene in considerazione e quando c’è spazio, come in coppa, mi fa giocare.” Tuttavia, la voglia di crescere e ritagliarsi un ruolo da protagonista potrebbe spingere il giovane talento a cercare nuove opportunità altrove.  Che sia in prestito o in modo definitivo, il futuro di Michael Kayode resta un’incognita. Ma una cosa è certa: la sua determinazione non è in discussione.

Dodò realizza il sogno: prima convocazione nella Nazionale brasiliana

Il terzino della Fiorentina chiamato dal CT Dorival Junior dopo l’assenza di Vanderson. Possibile esordio contro l’Uruguay

La prima convocazione con la Nazionale brasiliana è finalmente arrivata per Dodò, terzino della Fiorentina. Dopo essere stato inizialmente escluso dalla lista ufficiale, il giocatore è stato richiamato dal CT Dorival Junior a seguito della squalifica di Vanderson, ammonito durante il match contro il Venezuela terminato 1-1. Una chiamata inaspettata ma meritata, che riflette il desiderio di molti tifosi verdeoro di vedere volti nuovi in squadra, soprattutto considerando le non perfette condizioni del veterano Danilo.  Dodò, partito stamattina alla volta del Brasile con uno scalo a Lisbona, raggiungerà i compagni in vista dell’importante sfida contro l’Uruguay, in programma nella notte italiana tra martedì e mercoledì. Il match sarà decisivo per le qualificazioni ai Mondiali, e non è escluso che il giocatore possa ottenere la sua prima presenza con la Seleção.  La chiamata in Nazionale rappresenta un momento di svolta nella carriera del difensore, che ha iniziato la stagione in modo brillante con la Fiorentina. Dopo il grave infortunio dello scorso anno, Dodò ha lavorato duramente per tornare in forma, conquistando la fiducia del tecnico Vincenzo Italiano e risultando spesso decisivo sulla fascia destra. Con un mix di tecnica, velocità e determinazione, il terzino ha dimostrato di essere un elemento fondamentale per la squadra viola, attirando anche l’attenzione del Brasile.  Per Dodò, questa convocazione è molto più di una semplice chiamata dell’ultimo minuto: è la realizzazione di un sogno coltivato fin da bambino. Anche se il suo ruolo in squadra resta da definire, condividere lo spogliatoio con alcuni dei migliori giocatori brasiliani sarà già un’esperienza indimenticabile.  Nonostante l’impegno in Nazionale lo costringerà a rientrare a Firenze solo giovedì, l’opportunità di indossare la maglia del Brasile ripaga ogni sacrificio. Il giocatore, sempre sorridente e determinato, si prepara ora a vivere un momento speciale della sua carriera, con la possibilità di scrivere una nuova pagina importante sia per sé stesso che per il calcio brasiliano.  In attesa del verdetto del campo, Dodò può già festeggiare: il sogno è diventato realtà.  

Fiorentina, gennaio tra entrate e uscite: caccia al vice-Kean e non solo

Shpendi nel mirino, Djuric e Petagna opzioni alternative. Si valutano cessioni per Kouame e difensori in esubero

Con l'avvicinarsi della finestra di mercato invernale, la Fiorentina si prepara a intervenire per affinare la rosa a disposizione di Palladino. Il focus principale è un rinforzo offensivo: un vice-Moise Kean, capace di integrarsi nel sistema di gioco e offrire soluzioni alternative al giovane titolarissimo viola. Il profilo più monitorato è quello di Cristian Shpendi, giovane talento del Cesena, autore di 10 gol in 15 presenze tra campionato e Coppa Italia. Il classe 2003 si è distinto per tecnica e capacità di puntare l’uomo, qualità che lo rendono un attaccante moderno e versatile. Sebbene la Fiorentina sembri intenzionata a bloccare il giocatore già a gennaio, l’ipotesi più probabile è lasciarlo in prestito fino a giugno, considerando il valore richiesto dal Cesena (15 milioni di euro). Tra le alternative emergono Milan Djuric e Andrea Petagna, entrambi legati al Monza e dal profilo esperto, perfetti per offrire profondità alla rosa. Più complicato, invece, il ritorno di Giovanni Simeone, poco fattibile sia per costi che per dinamiche di mercato.  Le entrate in attacco potrebbero essere facilitate da una cessione eccellente: quella di Christian Kouame. Nonostante il recente rinnovo fino al 2027, l’ivoriano non ha brillato in questa stagione e potrebbe lasciare Firenze già a gennaio. Il Torino lo tiene d’occhio, considerandolo un’alternativa a Joaquin Correa, mentre altre squadre potrebbero inserirsi nella corsa nelle prossime settimane.  La rosa viola potrebbe essere sfoltita anche in difesa. Con l’arrivo di Valentini e la crescita dell’intesa tra Ranieri e Comuzzo, giocatori come Lucas Martinez Quarta stanno trovando meno spazio. Situazione simile per i terzini mancini: Cristiano Biraghi e Fabiano Parisi sono scivolati dietro a Robin Gosens nelle gerarchie di Palladino. Entrambi potrebbero essere ceduti, lasciando alla Fiorentina margine per reinvestire sul mercato.  A meno di due mesi dall’apertura ufficiale delle trattative, la Fiorentina si muove con cautela, bilanciando necessità tecniche e opportunità finanziarie. L’eventuale acquisizione di Shpendi rappresenterebbe un investimento di prospettiva, mentre le operazioni in uscita permetterebbero di snellire una rosa affollata e non sempre efficace. Sarà cruciale per il direttore sportivo Pradè trovare il giusto equilibrio, per permettere alla squadra di affrontare la seconda metà della stagione con rinnovate ambizioni. 

Tutti i numeri della Fiorentina di Palladino

Il momento d'oro della squadra viola fotografato dai numeri del rendimento record

Il momento d'oro della Fiorentina di Raffaele Palladino continua. Grazie ai risultati ottenuti fino alla sosta, i viola sono al secondo posto in Serie A, a un solo punto dalla capolista, e vi rimarranno fino al 24 novembre. La classifica è molto corta: nelle prime sei posizioni ci sono solo due punti di distanza.Palladino ha sempre evitato di fissare obiettivi precisi, ma la Fiorentina è in piena corsa per un piazzamento europeo. Se oggi finisse il campionato, il quinto posto non garantirebbe la Champions League, ma la Fiorentina ha battuto squadre di alto livello come Lazio, Roma e Milan, il che potrebbe fare la differenza in caso di arrivo a pari punti.In casa, la Fiorentina è imbattuta, con 14 punti in 6 partite, dietro solo a Lazio, Atalanta e Napoli. In trasferta ha conquistato 11 punti in 6 gare, con Juventus e Inter che hanno fatto meglio. Palladino vanta una media di 2,08 punti a partita, superiore a quella dei suoi predecessori, Cesare Prandelli e Vincenzo Montella. La Fiorentina è anche tra le squadre con il maggior numero di marcatore diversi, 11, al pari di Lazio, Verona e Milan.Con 25 gol segnati, la Fiorentina ha il terzo miglior attacco del campionato, con una percentuale di realizzazione del 14%, la più alta delle ultime stagioni. Il dato xG (expected goals) è di 21,81, ma la squadra ha segnato 25 gol, indicando una maggiore efficacia offensiva. Inoltre, i viola sono la squadra con più reti da calcio piazzato, ben 7. Moise Kean, con 8 gol, è il secondo miglior marcatore della Serie A, con una media di un gol ogni 114 minuti.In difesa, la Fiorentina ha subito solo 10 gol, il terzo miglior dato del campionato. Ha mantenuto la porta inviolata in 5 partite, di cui 4 in trasferta. Nonostante un xG di 13,34, la squadra ha concesso solo 10 gol, merito anche delle ottime prestazioni di David De Gea, protagonista in partite cruciali come quelle contro Genoa e Milan.Anche se i numeri sono parziali, dato che sono state giocate solo 12 giornate, è importante sottolineare che dopo la sosta la Fiorentina potrà contare sul ritorno di Gudmundsson, che finora ha giocato solo 202 minuti in Serie A. La squadra non cambierà nei prossimi 15 giorni, ma sarà interessante vedere se questi numeri straordinari verranno confermati nella seconda parte della stagione.

Sottil: Continuità e determinazione per conquistare la Fiorentina

L'esterno ha trovato costanza e incisività in campo, ma cerca ancora il gol

La stagione 2024/25 ha visto Sottil collezionare finora 9 presenze in campionato, di cui 3 da titolare, per un totale di 346 minuti giocati. Nonostante l’impegno, il giovane calciatore non ha ancora trovato la via del gol né ha servito assist, ma ha comunque mostrato notevoli progressi sul piano del gioco e della continuità.Nel complesso, Sottil ha messo a segno 7 tiri, con 3 tentativi indirizzati verso la porta avversaria. Con una precisione dell'82% nei passaggi e 6 passaggi chiave all'attivo, l'esterno sta migliorando la propria efficienza nel creare occasioni pericolose. Un aspetto particolarmente positivo è la sua capacità di vincere i duelli individuali: ne ha vinti 22 su 38, dimostrando tenacia e fisicità. Dal punto di vista disciplinare, non ha ricevuto cartellini né ammonizioni, segnale di un atteggiamento equilibrato e concentrato.Anche in UEFA Conference League, Sottil ha collezionato 143 minuti in due partite. Pur senza gol e assist, ha mostrato costanza nella costruzione del gioco, completando 47 dei 56 passaggi tentati (84% di precisione) e contribuendo a mantenere la pressione offensiva con 8 tiri complessivi. Ha dimostrato inoltre un buon approccio nella fase difensiva, subendo 4 falli e mostrando un’evoluzione che lo sta trasformando in un giocatore più completo.Sottil stesso ha sottolineato quanto sia importante la continuità per un calciatore e quanto sia complesso esprimersi al meglio giocando solo spezzoni di partita: “Non è facile, non siamo robot: abbiamo dei sentimenti e delle problematiche”, ha spiegato. Questa continuità, però, è essenziale per migliorare anche nella fase difensiva, un aspetto su cui il mister Vincenzo Italiano lo ha spinto a lavorare intensamente. Sottil ha espresso soddisfazione per il rapporto con Italiano, che ha contribuito alla sua crescita e alla sua capacità di supportare la squadra anche nei ripiegamenti difensivi. "Sono felice perché nel calcio bisogna fare al meglio le due fasi, e io ci sto riuscendo", ha dichiarato con orgoglio.Alla domanda su cosa manchi per fare il definitivo salto di qualità, Sottil ha menzionato la “capacità di essere decisivo nell’ultimo passaggio”, un elemento che molti tifosi si aspettano da lui. Sottil è consapevole delle aspettative, ma si dice convinto che la costanza e il lavoro pagheranno, permettendogli di raggiungere quello che lui chiama “l'ultimo pezzettino” per diventare un giocatore decisivo.

La Fiorentina a Cipro per il record: sfida all’Apoel con le seconde linee

Con un turn-over mirato, Palladino cerca l’ottava vittoria consecutiva in Conference League, proiettando i titolari verso la Serie A

Alla vigilia della terza partita della fase a gironi di Conference League, la Fiorentina si prepara a sfidare l’Apoel a Cipro. L’obiettivo è mantenere il ritmo positivo e puntare all’ottavo successo consecutivo tra campionato e coppa. L’allenatore Raffaele Palladino ha scelto di dare spazio a un’ampia rotazione, mantenendo freschi i titolari in vista della prossima sfida di Serie A contro il Verona. Sarà infatti un undici in buona parte rinnovato rispetto alla squadra vista a Torino, che domenica scorsa ha conquistato tre punti importanti.La formazione prevista per domani sera riprende le scelte fatte per l’ultima gara europea contro il San Gallo. In porta, David De Gea si accomoderà in panchina, lasciando spazio a Pietro Terracciano, mentre in difesa si prevede l’ingresso di Kayode a destra al posto di Dodo e il ritorno di Biraghi a sinistra, permettendo a Gosens di recuperare energie per il campionato. Al centro, accanto a Martinez Quarta, l’allenatore potrebbe schierare Moreno.A centrocampo Palladino sembra orientato verso una coppia con Mandragora e Richardson, che aveva ben figurato nell’ultima partita di coppa, mentre sulla trequarti potrebbe esserci un ballottaggio. Beltran parte favorito per il ruolo di centrocampista avanzato, anche se Bove e Adli potrebbero giocarsi una maglia in base alla condizione fisica. In attacco, il tecnico punta su Ikoné, che ha già segnato una doppietta contro il San Gallo, e su Sottil, giocatore in crescita e sempre più apprezzato dal gruppo e dallo staff tecnico. Il ruolo di centravanti potrebbe essere affidato a Kouame, che dovrebbe quasi certamente rimpiazzare Kean per questa sfida internazionale.La Fiorentina affronta l’Apoel con grande entusiasmo e una forte spinta motivazionale. Con sette vittorie consecutive, la squadra viola è in piena corsa per eguagliare il record delle nove vittorie ottenute nell’aprile 2023, durante la gestione di Italiano. Palladino, pur evitando dichiarazioni altisonanti sugli obiettivi stagionali, lascia intendere che il gruppo è determinato a proseguire questa striscia di risultati positivi.Con ben otto possibili cambi rispetto all’undici visto contro il Torino, la Fiorentina si dimostra pronta a gestire le risorse, senza abbassare l’intensità. L’allenatore conta sulla freschezza dei subentranti per mantenere alta la competitività e regalare ai tifosi l’ennesima gioia europea.

Rinascita Viola: La Fiorentina di Palladino tra sogni e pragmatismo

Dalla gestione Sousa a Palladino, il ritorno della Fiorentina ai vertici grazie a un mix di semplicità, leadership e gioco efficace

Dopo quasi un decennio, la Fiorentina si ritrova nuovamente tra le protagoniste della Serie A, grazie all’ottimo avvio di stagione sotto la guida di Raffaele Palladino. Questo momento storico richiama inevitabilmente alla mente il campionato 2015-2016, quando la squadra di Paulo Sousa entusiasmava con un calcio brillante, chiudendo le prime 11 giornate in vetta insieme all’Inter. Oggi, con 22 punti conquistati, Palladino ha firmato il secondo miglior avvio viola degli ultimi anni, mettendo la Fiorentina a soli tre punti dalla vetta e riaccendendo tra i tifosi il sogno Champions.Le analogie tra i due allenatori non mancano. Entrambi hanno preso le redini della squadra in un momento delicato: Sousa dopo la fine dell'era Montella e Palladino dopo anni di delusioni culminate con finali perse e ottavi posti. Sostenuti dal direttore sportivo Daniele Pradé, entrambi hanno saputo rinnovare il gruppo e riportare entusiasmo a Firenze. I numeri parlano chiaro: Paulo Sousa aveva collezionato 8 vittorie e 3 sconfitte, mentre Palladino ha registrato 6 successi, 4 pareggi e una sola sconfitta.Palladino, però, ha saputo portare una ventata di innovazione, basandosi su cinque pilastri fondamentali: gestione, semplicità, condivisione, pragmatismo e personalità. Uno degli aspetti chiave del suo metodo è stato il dialogo costante con i giocatori. Ha compreso che un approccio meno teorico e più pratico fosse la soluzione ideale, simile a quanto fatto da Spalletti con la Nazionale italiana. Ha quindi abbandonato la difesa a tre in favore di una linea a quattro, rispondendo a una richiesta diretta della squadra e migliorando l’equilibrio tattico.La semplicità è stata la sua forza: poche istruzioni chiare, piuttosto che schemi complessi. Questo approccio ha permesso alla squadra di esprimere un gioco diretto ed efficace, come testimoniato dalle cinque vittorie consecutive contro squadre come Milan, Roma e Torino. E poi c’è la responsabilità in campo: Palladino spinge i suoi uomini a trovare soluzioni autonomamente. Tuttavia, affinché questa filosofia funzioni, servono calciatori dotati di personalità, e il mister non ha esitato a richiederli nella sessione di mercato.L'attuale stagione rappresenta un ritorno della Fiorentina ai vertici della Serie A, grazie a una gestione tecnica che ha saputo fondere esperienza, semplicità e una profonda connessione con il gruppo. Il prossimo impegno contro il Verona potrebbe rappresentare un ulteriore slancio prima della pausa, mentre la sfida contro l’Inter potrebbe segnare un momento decisivo nella corsa alla vetta. Se Palladino riuscirà a mantenere la rotta, il sogno Champions, che sembrava lontano, potrebbe diventare realtà.

Fiorentina inarrestabile: l'ambizione adesso c'è

Con questa squadra i tifosi possono sognare l'Europa, quella che conta davvero

La Fiorentina sta vivendo un momento di forma straordinario, dimostrando capacità di adattamento e concretezza. Dopo aver espugnato Genova, i viola hanno ripetuto l'impresa a Torino contro i granata, collezionando la quinta vittoria consecutiva in campionato e la settima se si considera anche la Conference League. Il filotto di successi consolida la posizione in classifica a soli tre punti dal Napoli capolista, accendendo l'entusiasmo dei tifosi che iniziano a sognare una qualificazione in Champions League.La partita contro il Torino ha messo in evidenza la solidità della squadra allenata da Italiano, capace di sfruttare le debolezze difensive avversarie. L'approccio mentale della Fiorentina è risultato determinante, mostrando una condizione morale che va oltre la fatica accumulata. I viola non solo segnano con regolarità – 21 reti nelle ultime sette partite vinte – ma hanno anche affinato un sistema di gioco che li rende efficaci, anche in presenza di assenze significative.La Fiorentina ha evidenziato la sua capacità di adattamento e una solidità che la rende una vera squadra, non solo un gruppo di individualità. Anche senza elementi chiave come Cataldi e Gudmundsson, e con giocatori non al meglio come Adli, la compagine viola è stata in grado di reggere difensivamente e mettere pressione. I recenti successi e l'approccio determinato consolidano l'idea di una Fiorentina che punta non solo a rimanere nelle posizioni alte della classifica ma a giocarsi un ruolo da protagonista anche in Europa. La continuità e la compattezza sono elementi che promettono una stagione da ricordare per i tifosi, ora più che mai pronti a sognare.

La rivoluzione di Palladino, dopo tanti problemi una squadra che vince sempre

Fiorentina, una macchina da gol: 12 reti nelle ultime tre gare ufficiali

La Fiorentina ha vissuto una vera e propria svolta nella stagione, iniziata simbolicamente nell'intervallo della gara interna contro la Lazio del 22 settembre scorso. In quel momento, la squadra viola, che faticava a imporsi nonostante la qualità della rosa, ha trovato una nuova dimensione di gioco grazie all'intuizione del tecnico Raffaele Palladino. Questa trasformazione ha portato i viola a risultati impressionanti, con una serie di vittorie e un'incredibile prolificità offensiva: 12 reti nelle ultime 3 gare ufficiali.Il cambiamento non è stato casuale, ma il frutto di una rivoluzione tattica mirata. Palladino ha abbandonato l'eccesso di possesso palla, puntando invece su verticalizzazioni rapide e su una disposizione più dinamica dei singoli in campo. La squadra è diventata più imprevedibile, con nuovi ruoli per alcuni giocatori e una struttura che punta alla rapidità e alla concretezza. Edoardo Bove è diventato il simbolo di questa trasformazione: un giovane che interpreta perfettamente il nuovo gioco di Palladino, dinamico e propositivo.I risultati non hanno tardato a manifestarsi. La Fiorentina ha raccolto dieci punti nelle ultime quattro partite di campionato e ha vinto due gare su due in Conference League. Ma è il numero di gol realizzati che impressiona maggiormente: 14 reti in tutte le competizioni dall'inizio della nuova fase. Nelle ultime tre gare, la squadra viola ha travolto il Lecce con 6 gol e il San Gallo in trasferta con 4 reti, e ha battuto il Milan segnando 2 gol, dimostrando una capacità di andare a segno quasi incontenibile. Questa vena realizzativa è un ottimo segnale per il proseguimento della stagione. La Fiorentina, infatti, si trova di fronte a sfide importanti, come la prossima gara contro la Roma al Franchi, che rappresenterà un altro banco di prova per misurare il reale salto di qualità della squadra. La capacità di Palladino di gestire al meglio le risorse della rosa, adattando il sistema di gioco alle caratteristiche dei singoli, potrebbe consentire ai viola di puntare a traguardi importanti sia in campionato che in Europa.Dopo un inizio di stagione difficile, la Fiorentina sembra aver trovato la propria strada, una via che combina pragmatismo e creatività, con l'obiettivo di diventare protagonista e puntare a una posizione di prestigio in classifica.

Fiorentina, tanto turnover contro un San Gallo da non sottovalutare

Ultima chiamata per Ikoné e Sottil. Torna Biraghi capitano. Beltran deve confermarsi dopo Lecce

La Fiorentina si appresta ad affrontare il San Gallo in Conference League questa sera con un turnover significativo operato da mister Raffaele Palladino. La squadra viola è in un momento positivo, avendo ottenuto dieci punti nelle ultime quattro partite di Serie A e vincendo all’esordio nel girone di Conference League. Tuttavia, per mantenere alta la competitività in tutte le competizioni, Palladino ha deciso di ruotare diversi giocatori, offrendo nuove opportunità a chi finora ha avuto meno spazio.Uno dei protagonisti della serata sarà Cristiano Biraghi, che tornerà a vestire la fascia da capitano, guidando una difesa che vedrà Kayode e Quarta tra i titolari. Il turnover coinvolgerà anche altri reparti, con Richardson, Ikoné, Sottil e Beltran pronti a dare il loro contributo, sostituendo i titolari abituali come Gudmundsson.Palladino, nel parlare della gestione della squadra, ha ribadito l'importanza dell'equilibrio, sia nella rotazione dei giocatori sia nel mantenere alta la concentrazione. "Non ascolto e non leggo le critiche", ha affermato, sottolineando come l’esperienza gli abbia insegnato a mantenere un atteggiamento bilanciato nonostante le pressioni. Il tecnico punta a dare continuità ai risultati positivi, senza perdere l'umiltà e l'attenzione ai dettagli.Questa sfida rappresenta un’occasione importante soprattutto per quei giocatori che finora non hanno brillato nelle occasioni precedenti, come Riccardo Sottil, Jonathan Ikoné e Christian Kouamé. Nel primo match contro i gallesi del The New Saints, i tre non sono riusciti a imporsi, ma la gara di oggi offre loro una seconda chance per convincere Palladino e guadagnare spazio nelle future rotazioni.Sottil, in particolare, è un giocatore che ha mostrato grande velocità sulla fascia sinistra, ma spesso manca di concretezza nell'ultimo passaggio. Nonostante ciò, nell’ultima partita contro il Lecce ha contribuito con una giocata decisiva che ha portato al gol di Beltran. Ora, l’ala dovrà dimostrare di poter essere incisivo anche in campo europeo, sfruttando la sua velocità per creare pericoli costanti.Ikoné, invece, ha un’ottima capacità di dribbling, ma a volte eccede, complicando le giocate semplici. L'ala francese dovrà cercare un equilibrio tra creatività e concretezza per poter fare la differenza. Anche Kouamé, chiamato a sostituire Kean, è atteso a una prestazione più convincente: finora non è riuscito a essere determinante, ma stasera ha l’opportunità di invertire la rotta.Lucas Beltran, che ha già dimostrato di poter essere un titolare aggiunto, sarà nuovamente al centro dell’attacco, pronto a sfruttare ogni occasione per consolidare la sua posizione all'interno della squadra.Con 10 partite di Serie A, 5 di Conference League e un ottavo di Coppa Italia da giocare entro la fine dell’anno, la gestione delle risorse sarà cruciale per la Fiorentina. Palladino ha dimostrato di avere la personalità per affrontare queste sfide, ma saranno le risposte sul campo, soprattutto da parte di chi ha avuto meno spazio, a fare la differenza.

Fiorentina senza Kean e Gud, Palladino deve inventarsi un nuovo attacco

Attenzione al; San Gallo, squadra in difficoltà ma con tanto entusiamo e un attaccante molto pericoloso

Domani sera la Fiorentina di Palladino affronterà il San Gallo in una sfida di Conference League, ma lo farà senza Moise Kean, fermato da un infortunio alla caviglia. Il tecnico viola, già preoccupato per la mancanza di un sostituto naturale di Kean, dovrà ora trovare nuove soluzioni in attacco. L’argentino Lucas Beltran sarà il primo a dover dimostrare di essere all'altezza della situazione, con l’obiettivo di sostituire non solo l'attaccante ex Juventus, ma anche Gudmundsson, che sarà assente per un periodo più lungo.L'assenza di Kean mette Palladino davanti a una sfida tattica: trovare una nuova identità offensiva senza una punta di ruolo con le caratteristiche fisiche di Kean. Lucas Beltran, pur essendo un numero nove solo di maglia, ha già dimostrato di trovarsi meglio in posizioni decentrate, come visto nella partita contro il Lecce, dove ha faticato a giocare spalle alla porta. Christian Kouame rappresenta un’altra opzione, ma è noto per il suo calo di incisività quando si avvicina alla zona gol. La partita contro il San Gallo sarà quindi un banco di prova non solo per studiare un "piano B" in attacco, ma anche per testare la capacità della Fiorentina di adattarsi senza il suo bomber di riferimento.Dal lato avversario, il San Gallo arriva alla sfida con uno stato d'animo contrastante. Dopo una sconfitta beffarda all’ultimo secondo contro il Basilea, i tifosi sono vicini alla contestazione, delusi da una stagione fin qui sotto le aspettative. L’addio in estate del tecnico Peter Zeidler ha lasciato un vuoto non solo in panchina, ma anche in termini di identità di gioco, visto che il nuovo allenatore fatica a ottenere risultati concreti. Tuttavia, la gara contro la Fiorentina rappresenta per i tifosi svizzeri un'occasione speciale, paragonabile a una partita di Champions League, e il supporto sarà certamente caloroso.Nonostante i problemi difensivi, il San Gallo resta pericoloso in attacco. La loro punta di diamante, Willem Geubbels, ha già segnato sette gol in questa stagione e sarà il principale pericolo per la difesa viola. Accanto a lui, Jordi Quintillà, un centrocampista cresciuto nella cantera del Barcellona, fornirà la qualità necessaria per innescare le azioni offensive. La Fiorentina dovrà fare attenzione a non sottovalutare una squadra che, sebbene in difficoltà, può creare problemi con il suo potenziale offensivo.Il Kybunpark sarà gremito non solo da tifosi svizzeri, ma anche da circa 1.100 sostenitori viola provenienti da tutta Europa, pronti a spingere la squadra verso una vittoria fondamentale per il cammino in Conference League. Palladino e i suoi sanno che non sarà una partita facile, ma il sostegno dei tifosi e la necessità di rispondere alla mancanza di Kean potranno dare la giusta motivazione per portare a casa un risultato positivo.

Ansia per Gudmundsson, Kean ci prova per domenica. Palladino giovedì farà ampio turnover

Le condizioni dei due top player viola e le scelte del tecnico verso la sfida di Conference League contro il San Gallo

Le condizioni fisiche di Moise Kean e Albert Gudmundsson, due pedine fondamentali per la Fiorentina, stanno tenendo in apprensione lo staff tecnico in vista dei prossimi impegni. Tuttavia, entrambe le situazioni sembrano destinate a svilupparsi in modo diverso, influenzando anche le scelte di Raffaele Palladino per la partita di Conference League contro il San Gallo, dove è atteso un turnover significativo.Partendo da Albert Gudmundsson, l'islandese si è infortunato al flessore della coscia destra durante la partita tra Lecce e Fiorentina, uscendo dal campo dopo appena sei minuti. Gli esami per valutare l'entità del problema, inizialmente previsti per lunedì, sono stati rimandati a mercoledì a causa di un edema che persiste nella zona interessata. Questo ritardo negli accertamenti lascia spazio a diverse interpretazioni, ma sarà solo con gli esami di domani che si potrà stabilire con precisione il tempo di recupero del giocatore. In base ai risultati, si capirà se Gudmundsson potrà tornare a disposizione per la difficile sfida di campionato contro la Roma, o se dovrà attendere oltre.Per quanto riguarda Moise Kean, la situazione appare meno preoccupante. L'attaccante è uscito durante l'intervallo dell'ultima gara a causa di una distorsione alla caviglia, ma ha comunque continuato a giocare per un breve periodo dopo l'infortunio. Al momento, non sono previsti esami specifici per lui, il che rappresenta un segnale positivo. Kean salterà sicuramente la trasferta in Svizzera, ma il suo obiettivo è recuperare per il match di domenica sera contro la Roma. Tuttavia, non si correranno rischi: se la caviglia non dovesse rispondere bene alle sollecitazioni, il suo rientro potrebbe essere posticipato alla trasferta di Genova nel turno infrasettimanale.Con l’assenza di entrambi i giocatori chiave, Palladino dovrà gestire al meglio la rosa, e la partita contro il San Gallo rappresenta l’occasione ideale per un ampio turnover. Diversi giocatori che hanno trovato meno spazio in campionato avranno l'opportunità di mettersi in mostra. Tra questi, Terracciano dovrebbe partire titolare tra i pali, mentre in difesa potrebbero scendere in campo Kayode, Quarta, Biraghi e Parisi. A centrocampo si profila una chance per Richardson, mentre in attacco Ikoné, Sottil e Kouame avranno l’occasione di prendere minuti importanti.La rotazione programmata permette di preservare i giocatori più utilizzati in vista dei prossimi impegni in Serie A, ma potrebbe anche rappresentare un'opportunità per testare alcune alternative in grado di offrire soluzioni diverse al tecnico. Un esempio potrebbe essere l’impiego di Beltran, le cui quotazioni sembrano in crescita per prendere il posto di Gudmundsson nella partita di domenica contro la Roma.

A Lecce con gli stessi undici che hanno battuto il Milan. Kean recuperato e pronto a fare la differenza

Palladino ha deciso: il turnover ci sarà ma solo in Conference League

In vista della delicata trasferta di domenica contro il Lecce, la Fiorentina si prepara a confermare il suo assetto vincente, mantenendo intatta la formazione che ha sconfitto il Milan prima della pausa per le nazionali. Raffaele Palladino, il tecnico dei viola, sembra intenzionato a riproporre gli stessi undici titolari, fedeli al principio calcistico che "squadra che vince non si cambia". L'undici che ha trionfato contro il Milan comprendeva De Gea, Dodo, Comuzzo, Ranieri, Gosens, Adli, Cataldi, Colpani, Gudmundsson, Bove e Kean. La continuità di formazione diventa fondamentale per Palladino, che vuole evitare stravolgimenti e dare stabilità alla squadra, soprattutto in una fase così cruciale della stagione.In particolare, si attende con grande interesse il recupero di Moise Kean, uno dei protagonisti assoluti di questo inizio di stagione viola. L'attaccante ha vissuto giorni difficili a causa di una lombalgia che lo ha costretto al riposo durante la pausa internazionale, ma già da mercoledì è tornato ad allenarsi regolarmente con i compagni. La sua determinazione a scendere in campo domenica è stata evidente, con un impegno che ha impressionato lo staff tecnico. Kean, nonostante il fastidio alla schiena, era stato trascinante già contro il Milan, contribuendo in modo significativo alla vittoria.Il feeling tra Kean e Gudmundsson, il suo partner d'attacco, continua a crescere, rendendo questa coppia una delle più promettenti della Serie A. Se da un lato Kean apporta una forza fisica impressionante, dall'altro Gudmundsson si distingue per la qualità e l’eleganza delle sue giocate. I due hanno già collezionato complessivamente otto gol tra campionato e coppe, e il loro apporto sarà fondamentale per i prossimi impegni.La partita contro il Lecce rappresenta un ulteriore banco di prova per valutare la maturità della Fiorentina, che nelle prossime settimane sarà impegnata in un tour de force tra Serie A ed Europa. Palladino, consapevole dell'importanza della continuità e della necessità di accumulare punti anche in sfide meno affascinanti, ha lavorato duramente con la squadra per mantenere alta la concentrazione. Il turnover, infatti, sarà probabilmente riservato alle gare di Conference League, mentre contro il Lecce si punterà su chi ha già dimostrato di poter fare la differenza.La Fiorentina sembra aver trovato la quadratura del cerchio con questa formazione, e Palladino sa che la sfida di domenica sarà fondamentale per mantenere il passo sia in campionato che in Europa. Kean sarà il fulcro dell'attacco, pronto a confermare il suo stato di forma e a contribuire ancora una volta con la sua forza e il suo talento, cercando di sfruttare il crescente affiatamento con Gudmundsson. Con la conferma degli undici titolari e il recupero di Kean, la Fiorentina si presenta al "Via del Mare" con tutte le carte in regola per continuare la sua marcia positiva.

Fiorentina: le difficoltà delle seconde linee di Palladino

Sottil, Kouame, Ikoné e Beltran sotto esame aspettando il mercato di gennaio

In casa Fiorentina, l'allenatore Raffaele Palladino si trova di fronte a una sfida non da poco. Nonostante non ami definire alcuni giocatori come "seconde linee", preferendo considerarli tutti titolari, i risultati non sembrano supportare questa visione. Alcuni dei giocatori che avrebbero dovuto rappresentare alternative valide non stanno offrendo il rendimento atteso. Sono in particolare quattro i giocatori che, finora, non sono riusciti a lasciare un segno tangibile: Riccardo Sottil, Christian Kouame, Jonathan Ikoné e Lucas Beltran. Nel gruppo non consideriamo Kayode che, rispetto agli altri calciatori citati, ha avuto a disposizione un minutaggio nettamente inferiore per dimostrare le sue qualità.Nelle prime dieci partite della stagione, Palladino ha dato a questi giocatori quasi 1.200 minuti di gioco complessivi, ma i risultati in termini offensivi sono stati decisamente deludenti. Tra questi, solo Riccardo Sottil è riuscito a segnare un gol, che risale ormai a due mesi fa, in una partita di Conference League contro la Puskás Akadémia. Nonostante tre presenze da titolare su dieci partite, nessuna delle quali in Serie A, Sottil continua a rimanere intrappolato in una sorta di equivoco esistenziale (non è più abbastanza giovane da essere definito tale, e allo stesso tempo è un giocatore che potrebbe avere ancora grandi potenzialità), caratterizzato da prestazioni altalenanti e frequenti infortuni. Con 25 anni sulle spalle e 120 presenze in maglia viola, il tempo sembra stia scadendo per quello che una volta era considerato una giovane promessa.Anche per Christian Kouame la situazione non appare più rosea. Arrivato a Firenze nel gennaio 2020, l'ivoriano si è sempre distinto per la sua dedizione e spirito di sacrificio. Tuttavia, i numeri non mentono: in oltre 130 partite con la Fiorentina, Kouame ha segnato solo dieci gol, e negli ultimi 12 mesi ne ha messi a segno appena due. Nonostante ciò, Palladino continua a dargli fiducia, come dimostrano i 466 minuti giocati, che lo rendono il settimo giocatore più utilizzato in rosa. Tuttavia, le evidenti difficoltà tecniche e di finalizzazione nel ruolo di centravanti rendono complicato per lui affermarsi in modo decisivo. Inoltre, c'è la situazione legata al suo contratto, diventato altissimo (2,2 milioni a stagione) per una clausola. Domani è previsto un incontro per spalmare l'ingaggio attuale con un rinnovo fino al 2027.Le difficoltà maggiori, però, riguardano Jonathan Ikoné e Lucas Beltran, due giocatori che, nonostante il talento e l'investimento fatto su di loro, non sono riusciti a esprimere quasi nulla del loro potenziale. Ikoné, in particolare, ha alternato prestazioni anonime a errori decisivi durante i suoi 30 mesi in Italia. Nonostante le sue 116 presenze in maglia viola, sono pochi gli episodi degni di nota da ricordare. Per Lucas Beltran, il discorso è simile: considerato un giovane di grande prospettiva, fatica a trovare continuità di rendimento.Con il passare del tempo, l'orizzonte per questi giocatori diventa sempre più incerto. Se da una parte Palladino cerca di sfruttare ogni occasione per rilanciare questi atleti, dall’altra la pazienza della società e dei tifosi, che attendono segnali decisivi da questi calciatori, si sta riducendo. Il mese di gennaio, con l'apertura del mercato invernale, potrebbe rappresentare un punto di svolta cruciale per capire se ci sarà ancora spazio per loro nella Fiorentina o se sarà necessario voltare pagina.

Fiorentina in allarme: possibili assenze di Kean e Pongracic contro il Lecce

Il centravanti viola ancora alle prese con la lombalgia, mentre il difensore croato fatica a recuperare dopo un infortunio muscolare. Decisivi i prossimi giorni per capire se saranno a disposizione di Palladino

Le assenze di Moise Kean e Marin Pongracic potrebbero complicare i piani della Fiorentina in vista della delicata trasferta contro il Lecce. Entrambi i giocatori, voluti in estate da Palladino, stanno affrontando problematiche fisiche che mettono in dubbio la loro convocazione per la gara al “Via del Mare”.Moise Kean, che già aveva dovuto saltare gli impegni con la Nazionale a causa di una lombalgia, non è ancora riuscito a recuperare completamente. Alla ripresa degli allenamenti, dopo i quattro giorni di riposo concessi alla squadra, il centravanti ha continuato a lavorare a parte seguendo un programma personalizzato. Tuttavia, la situazione rimane incerta, e la decisione sull’impiego di Kean dipenderà da come risponderà al lavoro fisico nei prossimi giorni. Sebbene la convocazione sembri non essere in pericolo, il suo utilizzo in campo è ancora da valutare con cautela.Anche per Marin Pongracic la situazione è complicata. Il difensore croato, acquistato in estate con grandi aspettative, non è riuscito a trovare continuità. Dopo un inizio di stagione difficile, costellato da errori e cartellini, Pongracic ha subito un infortunio muscolare alla vigilia del match contro la Lazio, lo scorso 21 settembre. Da quel momento, non è più sceso in campo, rimanendo fuori dalle convocazioni per diverse partite. Nonostante un parziale ritorno agli allenamenti, le sue condizioni non offrono garanzie di recupero per la trasferta a Lecce. La situazione resta in bilico e Palladino dovrà attendere fino all'ultimo per capire se il croato sarà disponibile.

Rinascita Viola: Palladino cambia marcia e rivoluziona la squadra

Dalla crisi al successo: come un cambio tattico e scelte coraggiose stanno trasformando la stagione della Fiorentina

La Fiorentina sembrava sull’orlo di una crisi dopo un primo tempo disastroso contro la Lazio, sotto di un gol e con una squadra impaurita e inefficace. Tuttavia, proprio in quel momento, l'allenatore Raffaele Palladino ha saputo cambiare marcia, rivoluzionando non solo la formazione ma anche l’atteggiamento della squadra, portando a una serie di risultati positivi che stanno ridefinendo l'inizio della stagione 2024-25. Il punto di svolta è arrivato nel secondo tempo contro la Lazio. Palladino ha abbandonato il modulo iniziale, il 3-4-2-1, optando per un più solido 4-2-3-1. Il cambiamento ha avuto un impatto immediato, permettendo alla Fiorentina di ribaltare il risultato e guadagnare fiducia. Dopo quel match, la squadra ha continuato a raccogliere punti: pareggio contro l’Empoli e vittorie fondamentali contro i New Saints in Conference League e il Milan, quest'ultimo un successo di grande prestigio. Anche se non sempre accompagnato da prestazioni brillanti, questo filotto ha rilanciato la Fiorentina, con Palladino a guadagnarsi, giustamente, la sua porzione di merito.La chiave di questo cambiamento non è stata solo il modulo, ma anche una maggiore flessibilità tattica e scelte coraggiose da parte del tecnico. Palladino ha dimostrato una buona dose di coraggio nel prendere decisioni che potevano sembrare azzardate, come escludere giocatori di grande peso nello spogliatoio. Esempi significativi sono le esclusioni di Quarta e Biraghi, due pedine importanti della rosa viola, lasciati in panchina sia contro l'Empoli che contro il Milan. Nonostante il potenziale malumore che queste scelte avrebbero potuto causare, la squadra ha risposto in modo positivo, confermando l'efficacia delle decisioni del tecnico.Un altro aspetto cruciale è stato il miglioramento della fase difensiva. Il passaggio dalla difesa a tre a una linea difensiva a quattro ha reso la squadra molto più solida. Nelle ultime tre partite e mezzo, la Fiorentina ha subito solo un gol, quello di Pulisic, e ha mantenuto la porta inviolata nel resto delle gare, un segnale di grande compattezza difensiva. Questo risultato è particolarmente significativo, considerando le difficoltà iniziali della squadra nel trovare una stabilità difensiva.Tuttavia, non si tratta solo di numeri o moduli. Palladino sembra aver trovato una nuova direzione strategica per la sua squadra, puntando su una linea difensiva bassa, un atteggiamento attendista e rapidi contrattacchi. Questo approccio ha funzionato alla perfezione contro squadre più aperte come il Milan, mentre ha mostrato qualche limite contro formazioni più difensive come l’Empoli. La sfida ora sarà trovare un equilibrio che permetta alla Fiorentina di affrontare con successo diversi tipi di avversari. Palladino ha dimostrato di avere il controllo della situazione, anche nei momenti più difficili. La sfida più grande per lui e per la Fiorentina sarà mantenere la rotta e continuare a crescere, consolidando i risultati ottenuti e migliorando le prestazioni, per far sognare i tifosi viola in questa stagione.

Moise Kean: l'attaccante chiave della Fiorentina tanto letale quanto impreciso

Senza di lui Palladino non ha alternative: Kouamé e Beltran non sono all'altezza

Moise Kean si sta rivelando una pedina centrale per la Fiorentina in questa stagione, confermando il suo ruolo di riferimento in attacco partita dopo partita. Arrivato in estate con grande aspettative, nonostante una stagione precedente senza reti, Kean ha saputo rispondere alle critiche con prestazioni convincenti. Il suo impatto è stato immediato e fragoroso, tanto che l'allenatore Raffaele Palladino gli ha dato subito fiducia, affidandogli il compito di guidare l'attacco viola.I numeri non mentono e, pur con qualche limite, confermano l'importanza di Kean nella manovra offensiva della squadra. Il dato più impressionante riguarda gli expected goals (xG), che misurano la qualità e la quantità delle occasioni create da un attaccante. Kean guida questa speciale classifica in Serie A con 7,29 xG, davanti anche a un grande bomber come Dusan Vlahovic. Questo significa che Kean riesce a creare costantemente situazioni da gol, generando le premesse per segnare almeno una rete per partita.Tuttavia, a questo dato incoraggiante si affianca una criticità: la scarsa precisione sotto porta. Nonostante i numerosi tiri tentati, Kean ha segnato solo due gol in campionato, con un tasso di conversione negativo di -5,29 rispetto agli xG attesi. Questo significa che, sebbene crei tante opportunità, non riesce a concretizzarle con la stessa efficacia. Con 28 tiri totali, di cui solo 7 hanno centrato lo specchio della porta, il giovane attaccante italiano è uno dei giocatori che hanno sprecato più occasioni in Serie A. Tuttavia, se si guarda al complesso delle competizioni, Kean ha già segnato 5 gol tra Serie A e coppe, oltre a una rete in Nazionale, dimostrando di avere comunque una buona capacità realizzativa.Un ulteriore fattore da considerare è lo stato fisico di Kean. Nei giorni scorsi, l’attaccante ha accusato problemi di lombalgia, una fastidiosa condizione che lo sta tormentando da qualche settimana. Già prima della sfida contro il Milan, Kean aveva mostrato segni di sofferenza, e di recente si è sottoposto a terapie per alleviare il dolore. Nonostante ciò, Kean non vuole mancare l'importante sfida contro il Lecce, e salvo sorprese, sarà regolarmente in campo come riferimento offensivo della Fiorentina.Il problema fisico, però, mette in luce una questione più ampia: la mancanza di un vero sostituto naturale per Kean. Palladino ha Kouamé come vice, ma non lo considera una vera prima punta, e lo stesso discorso vale per Beltran. Quest'ultimo, arrivato con alte aspettative, ha trovato poco spazio finora e potrebbe lasciare Firenze già a gennaio. Mentre in Argentina si parla di un possibile ritorno al River Plate, la Fiorentina valuterà con attenzione se cercare un nuovo centravanti nel mercato invernale.

Lucas Beltran: un “colpo” da 20 milioni ai margini della rosa

L'attaccante argentino fatica a trovare spazio in campo e rischia di diventare un problema per la Fiorentina

La Fiorentina rischia di vedere sfumare un investimento importante, un colpo da quasi 20 milioni di euro realizzato poco più di un anno fa. Lucas Beltran, giunto alla sua seconda stagione in Serie A, fatica a imporsi e non è riuscito a diventare un fattore determinante per la squadra. Con appena 191 minuti di gioco accumulati e una sola presenza da titolare in campionato, l’attaccante argentino è attualmente il giocatore offensivo meno utilizzato da Palladino.Come accaduto con il suo predecessore Italiano, anche Palladino sta incontrando difficoltà nel trovare un ruolo adatto per Beltran. Nonostante il talento maturato nella prestigiosa scuola calcistica del River Plate, il giovane argentino sembra essere ai margini del progetto tecnico della Fiorentina. La sua ultima occasione da titolare è arrivata nella partita di Conference League contro i gallesi del New Saints, ma non ha lasciato il segno nemmeno in quella che sembrava la partita ideale per rilanciarsi. Il match si è rivelato invece un’occasione persa, con Beltran incapace di fare la differenza in una serata che doveva essere il suo trampolino di lancio.Beltran è conosciuto con il soprannome di 'Vichingo', un nickname che, tuttavia, sembra non rispecchiare la sua fisicità. Nella sua prima stagione in Italia, l'argentino ha mostrato limiti sotto l'aspetto tecnico oltre che fisico, faticando a imporsi in una squadra in cui la concorrenza, soprattutto adesso, è alta. Palladino, infatti, gli ha spesso preferito giocatori come Kouame, Ikoné e Sottil, che sembrano offrire maggiore garanzia di rendimento. Questo ad oggi potrebbe portare la dirigenza viola a interrogarsi seriamente sul futuro di Lucas Beltran e sul reale valore del giocatore.Nonostante le difficoltà in campo, dal punto di vista economico l’argentino continua a essere un asset importante per la Fiorentina. Secondo una classifica stilata dal CIES (Centro Internazionale di Studi sullo Sport), che tiene conto di variabili come età e durata del contratto, Beltran è il giocatore di maggior valore nella rosa della Fiorentina. A soli 23 anni, il suo prezzo di mercato attuale si aggira tra i 34 e i 48 milioni di euro. Questo lo colloca tra i giocatori più costosi della Serie A, dietro a grandi nomi come Lautaro Martinez, Rafael Leao, Khvicha Kvaratskhelia, Giorgio Scalvini, Artem Dovbyk e Kenan Yildiz.Dopo la sosta di campionato e prima del mercato di Gennaio ci saranno altre chance per Beltran per cercare di attestarsi finalmente sul livello che tutti si aspettano da lui ed invertire finalmente la rotta della sua avventura in viola fino ad oggi. Rotta che ad oggi racconta appunto di un giocatore che ha avuto enormi difficoltà ad emergere sotto molti punti di vista. Per la Fiorentina arriverà prima o poi il momento di decidere se Lucas Beltran potrà diventare finalmente un elemento fondamentale del progetto tecnico o se sarà necessario trovare una soluzione sul mercato per evitare di svalutare ulteriormente un investimento significativo.

La Fiorentina e la fascia da capitano “girevole”: un simbolo condiviso tra più giocatori

Addio a romanticismo e tradizione, il capitano ormai può farlo chiunque (o quasi)

Il capitano della Fiorentina è Cristiano Biraghi, che ha assunto questo ruolo a partire dalla stagione 2021/2022, raccogliendo l'eredità di Germán Pezzella. Tuttavia, le recenti scelte tattiche del tecnico Palladino, che ha lasciato Biraghi in panchina in alcune occasioni, hanno visto l'alternarsi di diversi giocatori con la fascia al braccio. Finora, tre alternative hanno indossato la fascia: Martinez Quarta nel playoff europeo contro l'Akademia Puskas, Christian Kouame nella trasferta contro l'Empoli e Luca Ranieri nella vittoria contro il Milan al Franchi.Se la decisione di affidare la fascia a Kouame poco prima del fischio d'inizio nel derby contro l'Empoli aveva sollevato qualche dubbio, forse legato alla qualità delle prestazioni complessive del giocatore, Ranieri ha dimostrato di essere all'altezza del compito nella trionfale serata contro il Milan offrendo una prestazione degna del ruolo ricoperto.Ormai nel calcio moderno non ci sono più certezze, ed anche un ruolo simbolo come quello del capitano (spesso affidato al giocatore di maggior talento, di più lunga militanza nel club o ancora più spesso di maggior personalità all'interno dello spogliatoio) è diventato soltanto l'ennesimo tassello da incasellare e spersonalizzare in un calcio sempre più folle. E pensare che in passato molti ''capitani'' storici del passato avevano personalizzato la propria fascia.Il fatto è che il tema della fascia da capitano ha un peso particolare a Firenze, soprattutto dopo la scomparsa del capitano Davide Astori nel 2018. Fino alla fine della stagione 2020/2021, la Fiorentina ha goduto di una deroga che permetteva ai giocatori di indossare una fascia commemorativa, caratterizzata dai quattro colori del calcio storico fiorentino. Successivamente, la Lega Calcio ha imposto una fascia uguale per tutti i capitani, una decisione che aveva già sollevato critiche in passato, come nel caso di Daniele De Rossi a Roma. A Firenze, la tradizione dei grandi capitani è lunga e prestigiosa. Dai campioni degli scudetti come Rosetta e De Sisti, passando per icone come Giancarlo Antognoni, Roberto Baggio, Gabriel Batistuta e Rui Costa, fino ai leader più recenti come Angelo Di Livio, Dario Dainelli e Gonzalo Rodriguez, la fascia da capitano ha sempre portato con sé una grande responsabilità. Oggi, Palladino sembra voler dividere questo peso tra più giocatori, forse cercando di responsabilizzare un gruppo più ampio di uomini chiave della sua rosa. Con Biraghi che rimane formalmente il capitano, la gestione della fascia in casa viola appare più fluida che mai, aprendo una nuova fase nella lunga storia di questo simbolo per la Fiorentina ed introducendo un ulteriore elemento anti-romantico in un calcio moderno sempre più veloce, privo di memoria e valori.

Fiorentina e Nazionali: solo sei convocati, ma Kean torna per infortunio

L'attaccante viola lascia Coverciano, situazione da monitorare

La Fiorentina affronta la seconda sosta per le Nazionali di ottobre senza subire un esodo massiccio dei propri giocatori. Anche questa volta, il tecnico Raffale Palladino potrà tirare un sospiro di sollievo: saranno infatti solo sei i giocatori che lasceranno il Viola Park per unirsi alle rispettive selezioni, un numero inferiore rispetto agli otto convocati durante la pausa di settembre. Le esclusioni di Pongracic dalla Croazia e di Richardson dal Marocco, rispettivamente per condizione fisica non ottimale e per scarso impiego in squadra, consentiranno al tecnico di continuare a lavorare con un gruppo ampio, utile per preparare il prossimo ciclo di partite di campionato.Dei sei convocati, ben cinque sono italiani. Moise Kean, attaccante della Fiorentina, ha raggiunto già ieri Coverciano per lavorare con la Nazionale maggiore in vista delle due sfide di UEFA Nations League contro Belgio e Israele. Tuttavia, una nota della Federazione ha comunicato questa mattina che Kean ha dovuto abbandonare il ritiro a causa di una lombalgia. L'attaccante farà quindi ritorno al club per sottoporsi alle cure necessarie. Al suo posto, il ct Spalletti ha convocato Lorenzo Lucca, alla sua seconda chiamata in Nazionale.Altri giocatori della Fiorentina vestiranno la maglia azzurra, ma in diverse categorie. Edoardo Bove e Michael Kayode saranno impegnati con l'Italia Under-21 nella partita di qualificazione all'Europeo di categoria contro la Norvegia il 15 ottobre. Nell'Under-20, troviamo il giovane Comuzzo e il compagno di Primavera Harder, che sfideranno Inghilterra e Portogallo nella fase élite dell'Europeo. Martinelli e Kouadio, infine, rappresenteranno l’Italia Under-19 in due amichevoli contro il Galles.L'unico giocatore viola a volare fuori dall'Europa sarà Christian Kouamé. L’attaccante ivoriano è stato convocato all’ultimo dal ct Jean-Louis Gasset per le due partite di qualificazione alla Coppa d’Africa contro la Sierra Leone, previste per l’11 e il 15 ottobre. Kouamé sarà l’ultimo a tornare a Firenze, con il suo rientro atteso poco prima della ripresa del campionato.Con questo ridotto numero di convocati ed il ritorno di Kean al Viola Park a causa dell’infortunio, Palladino potrà contare su una rosa di giocatori comunque ben fornita durante la pausa, il che rappresenta un’opportunità per continuare a lavorare in vista delle sfide cruciali che attendono la Fiorentina nelle prossime settimane.

Fiorentina, tra emergenza difensiva e la chance di Sottil: una serata chiave in Conference League

Palladino cerca soluzioni in difesa e punta sul talento dell’esterno per il futuro della Viola

La Fiorentina si appresta a fare il suo debutto ufficiale in Conference League con una situazione delicata, soprattutto in difesa, ma anche con l'opportunità di rilanciare un talento atteso da tempo: Riccardo Sottil. Il tecnico Raffaele Palladino, al timone della squadra dopo il suo arrivo a fine giugno, si trova di fronte a un doppio compito: arginare i problemi difensivi causati da diverse assenze e trovare la chiave per far emergere il potenziale di Sottil.In conferenza stampa, Palladino non ha usato mezzi termini parlando di "emergenza" per descrivere la situazione della difesa. La Fiorentina dovrà fare a meno di tre centrali, Ranieri, Comuzzo e Quarta, tutti fuori per squalifica, oltre a Pongracic, non ancora al meglio nonostante sia tornato ad allenarsi con il gruppo. Per far fronte a queste assenze, il tecnico ha convocato i giovani Kouadio e Baroncelli, provenienti dalla Primavera, pronti a dare il loro contributo in caso di necessità. A partire titolari saranno Kayode e Biraghi, adattati nel ruolo di centrali, mentre Moreno, al debutto stagionale, completerà la linea difensiva davanti al portiere di coppa Terracciano.Ma se la difesa rappresenta una preoccupazione, l'attacco offre spunti interessanti, soprattutto con il ritorno da titolare di Sottil. L'esterno viola, dopo una buona preparazione, ha faticato a trovare spazio in campionato, accumulando solo pochi minuti in sei gare. Tuttavia, Palladino ha sempre manifestato grande fiducia nel giocatore, dichiarando fin dal suo arrivo: "Ha tutto per essere un calciatore di grande livello, starà a me trovare la chiave giusta". La partita di questa sera contro il modesto New Saints rappresenta un'opportunità importante per Sottil, sia per dimostrare il suo valore sia per scalare le gerarchie in vista del match di campionato contro il Milan.Nel play-off contro il Puskas Akademia, Sottil aveva già mostrato segnali incoraggianti, giocando da titolare e segnando un gol. Ora è chiamato a confermarsi e a dimostrare continuità, uno degli aspetti che gli è mancato finora per imporsi stabilmente tra i titolari. Palladino lo ha "spoilerato" come titolare nella sfida odierna, e l'allenatore spera che questa possa essere la svolta per il giocatore, in un attacco che vedrà anche la presenza di Beltran, in cerca di ritrovare il feeling con il gol.Oltre a Sottil, Palladino dovrà sciogliere gli ultimi dubbi a centrocampo, dove è probabile che Dodo e Parisi giochino sulle fasce, con Adli sicuro del posto al centro. Resta da decidere chi lo affiancherà, con Richardson in leggero vantaggio su Bove e Mandragora.La sfida di questa sera ha dunque un duplice significato per la Fiorentina: da un lato, gestire un'emergenza difensiva senza compromettere l'esordio in Conference League, dall'altro, sfruttare l'occasione per far emergere giovani talenti come Sottil, che potrebbero diventare risorse fondamentali per il prosieguo della stagione.--

Fiorentina in Conference League: La Sfida per il Riscatto di Beltran, Kayode e Adli

Contro i gallesi del The New Saints, i viola cercano la vittoria per iniziare al meglio il cammino europeo, puntando su chi finora ha avuto poco spazio

La partita contro The New Saints rappresenta un momento cruciale per la Fiorentina, chiamata a vincere per iniziare il girone di Conference League con il piede giusto. Oltre all'importanza del risultato, l'incontro offre l'opportunità di vedere in campo alcuni giocatori finora ai margini delle scelte di Raffaele Palladino, come Lucas Beltran, Michael Kayode e Yacine Adli.Lucas Beltran, l'attaccante argentino arrivato in estate dal River Plate, ha finora collezionato solo 133 minuti in campo, distribuiti tra una partita da titolare contro la Puskas Akademia e un’ora contro il Monza. Nonostante l’investimento di 18,5 milioni di euro per il suo acquisto, il giocatore non ha ancora trovato continuità nelle gerarchie della squadra. Con Moise Kean che si è imposto come centravanti titolare grazie alle sue prestazioni, Beltran è finito ai margini, ma la partita di Conference League potrebbe rappresentare un'occasione importante per dimostrare il suo valore e rilanciare la sua stagione.Michael Kayode, giovane esterno destro classe 2004, ha vissuto una situazione simile. Dopo 99 minuti di gioco stagionali, di cui l’ultima apparizione risale al 29 agosto contro la Puskas Akademia, Kayode non ha più visto il campo. Nonostante l'interesse estivo del Brentford, che aveva offerto oltre 20 milioni per il giocatore, la Fiorentina ha deciso di puntare su di lui. Tuttavia, l'incontro contro i gallesi potrebbe essere una delle ultime chance per guadagnarsi la fiducia di Palladino e rientrare stabilmente nelle rotazioni della squadra.Non meno importante è la situazione di Yacine Adli, arrivato in estate dal Milan. Il centrocampista francese, noto per le sue capacità tecniche e la sua visione di gioco, non è ancora riuscito a ritagliarsi uno spazio da protagonista. Finora ha accumulato solo 63 minuti in Serie A, sempre da subentrato, ma ha già dato un assaggio del suo talento con l’assist decisivo contro il Monza. Palladino ha espresso fiducia nel giocatore, sottolineando come Adli stia crescendo e migliorando la sua condizione fisica, lasciando intendere che presto potrebbe trovare più spazio anche da titolare.La partita contro il The New Saints rappresenta quindi una prova fondamentale non solo per l’esito del girone di Conference League, ma anche per le sorti di questi tre giocatori. Fiorentina e Palladino attendono segnali di riscatto da Beltran, Kayode e Adli, in vista anche del big match di campionato contro il Milan. Una buona prestazione in Europa potrebbe riaprire per loro le porte del campo anche in Serie A, diventando pedine fondamentali per il resto della stagione viola.

Kouamè duro con la squadra. A chi si riferiva l'attaccante viola?

Le parole dell'ex Genoa colpiscono lo spogliatoio della Fiorentina

Christian Kouamé ha espresso un forte messaggio a fine partita, analizzando il pareggio della Fiorentina contro l'Empoli. Ha sottolineato la necessità di giocare insieme, evidenziando che sia lui che i suoi compagni devono lavorare come squadra, piuttosto che concentrarsi su singole prestazioni individuali. Si è riferito principalmente ai compagni di attacco, come Kean e Gudmundsson, il quale ha mostrato troppa insistenza nel voler calciare punizioni, creando conflitti interni che danneggiano l'armonia della squadra.Palladino, l'allenatore, deve intervenire per stabilire ruoli chiari e mantenere l'equilibrio. Nonostante l'energia di Kean, è fondamentale che i giocatori capiscano che la Fiorentina deve vincere come un'unità. Le prestazioni individuali, come quella di Colpani e le difficoltà di Gudmundsson e Kean, sono segnali d'allerta che richiedono una riflessione collettiva. Kouamé ha messo in evidenza che nella Fiorentina non c'è spazio per l'egoismo; l'importante è il successo del gruppo.

Fiorentina in crisi di identità: tra difesa solida e attacco sterile

La Viola fatica a trovare equilibrio tra fase difensiva e offensiva, mentre l'Empoli si conferma una squadra compatta e imbattuta

La Fiorentina esce dal derby toscano contro l'Empoli con un altro pareggio, uno 0-0 che evidenzia le difficoltà della squadra di Palladino nel trovare il giusto equilibrio tra difesa e attacco. La partita del "Castellani" ha messo in luce una Viola che, pur dominando il possesso palla, non è riuscita a trasformare la supremazia territoriale in occasioni concrete. Lo zero alla voce "tiri in porta" è un dato che parla da sé, e certifica una crisi offensiva che rischia di compromettere il percorso in campionato.Il problema principale della Fiorentina sembra essere la mancanza di idee in fase avanzata. Contro l'Empoli, Kean non ha mai ricevuto un pallone giocabile in grado di metterlo in condizione di impensierire la difesa avversaria. E mentre la squadra avversaria si accontentava di mantenere l'imbattibilità, era la Viola a dover prendere l'iniziativa, ma lo ha fatto senza mai accelerare il ritmo o creare veri pericoli. Vasquez, il portiere dell’Empoli, non è stato mai seriamente impegnato, mentre De Gea, dall'altra parte, ha almeno dovuto effettuare un paio di interventi di routine. Questo evidenzia come il problema della Fiorentina non risieda solo nella fase di finalizzazione, ma anche nella costruzione del gioco.Il modulo 4-2-3-1 adottato da Palladino, che sulla carta dovrebbe garantire una propensione offensiva, si è rivelato invece sterile. Colpani, schierato largo a destra, ha mostrato evidenti difficoltà nel trovare spazi e creare pericoli. Nonostante la buona tenuta difensiva, con Comuzzo e Gosens che hanno offerto una prestazione solida, la Fiorentina è apparsa incapace di trasformare la sua supremazia in qualcosa di concreto. La mancanza di un regista di qualità in mezzo al campo si è fatta sentire: né Bove né Cataldi sembrano in grado di fornire quella geometria necessaria a far funzionare il modulo.D'altro canto, l'Empoli ha saputo interpretare la partita alla perfezione. La squadra di D'Aversa, imbattuta in campionato e con una delle migliori difese della Serie A, ha saputo chiudere gli spazi e pressare alto, impedendo alla Fiorentina di sviluppare un gioco fluido. Con una difesa solida, capace di subire solo due reti in sei partite, e una prestazione impeccabile del capitano, Grassi, che ha annullato Gudmundsson, l'Empoli ha dimostrato di essere una squadra compatta e difficile da battere.Questo pareggio è il quarto in campionato. La squadra, che sembrava aver trovato la sua dimensione dopo la vittoria contro la Lazio, si ritrova ora ad affrontare una crisi di identità, incapace di trovare il giusto equilibrio tra difesa e attacco. Senza una svolta tattica e mentale, la Fiorentina rischia di rimanere intrappolata in una mediocrità che non riflette il suo potenziale.Ora Palladino dovrà lavorare duramente per risolvere questi problemi e ridare fiducia a una squadra che sembra aver perso la bussola. Il tempo stringe, e la Fiorentina non può permettersi di perdere altro terreno in campionato.

Verso Empoli: Palladino prepara la svolta con il tridente d'attacco

Colpani, Gudmundsson e Kean: la chiave per risalire la classifica e puntare all'Europa

Domenica, a Empoli, potrebbe finalmente realizzarsi ciò che Raffaele Palladino ha immaginato per tutta l’estate: un tridente d’attacco con Andrea Colpani e Albert Gudmundsson alle spalle di Moise Kean, un trio in grado di valorizzare le qualità individuali e collettive del reparto offensivo. Questa soluzione tattica ha già mostrato qualche segnale promettente nel recente incontro contro la Lazio, e ora potrebbe rappresentare la chiave per risalire la classifica e iniziare a guardare con più convinzione all'Europa. Fino a oggi, Palladino non ha mai potuto schierare questo terzetto dal primo minuto a causa di diversi impedimenti: Gudmundsson è stato limitato prima da un problema al polpaccio e poi dall’udienza del processo che ha dovuto affrontare in Islanda. Tuttavia, per la sfida contro l'Empoli, non ci sono più ostacoli: l’islandese sembra pronto a scendere in campo fin dal primo minuto. Palladino potrebbe dunque optare per il suo modulo preferito, il 3-4-2-1, con Gudmundsson e Colpani a supporto di Kean nel ruolo di punta centrale. Se invece l’allenatore decidesse di proseguire con lo schema visto nel finale della scorsa partita, potrebbe aggiungere un quarto elemento offensivo, probabilmente uno tra Sottil e Koaume, per dare ancora più imprevedibilità all’attacco. Questo assetto offensivo rappresenta una grande opportunità per Kean, già autore di quattro gol tra campionato e coppa, di incrementare il suo bottino e confermarsi come punto di riferimento dell’attacco. Colpani e Gudmundsson, schierati da trequartisti, avranno il compito di creare spazi e occasioni, sfruttando la loro abilità nel dribbling e nel servire palloni filtranti per il centravanti.Sul fronte della formazione, restano però altri dubbi da sciogliere. Pongracic e Mandragora, entrambi alle prese con problemi fisici, hanno lavorato a parte e rischiano di dover saltare la partita. La decisione definitiva verrà presa tra oggi e domani, ma è probabile che Palladino debba fare a meno di loro. In difesa, al netto di queste assenze, si conferma come certezza De Gea tra i pali, una presenza fondamentale per la solidità della retroguardia. La difesa potrebbe schierarsi sia a tre che a quattro, con un possibile ballottaggio sulla sinistra tra Gosens e Biraghi. Al centro Martinez Quarta e Ranieri sembrano sicuri del posto, mentre Dodo dovrebbe essere confermato come terzino destro. A centrocampo, Cataldi è pronto a prendere il posto di Mandragora se quest'ultimo non dovesse recuperare, mentre Richardson potrebbe affiancarlo nella costruzione del gioco.In vista della sfida di domenica, Palladino spera che questa nuova formula offensiva possa dare i frutti sperati. Il tridente Colpani-Gudmundsson-Kean, con le giuste alchimie, potrebbe non solo aiutare la squadra a superare l'Empoli, ma anche lanciare un segnale importante alle rivali in ottica europea.

Albert Gudmundsson e la Nuova Fiorentina: Un Salto di Qualità Imminente

Come l'islandese può trasformare il progetto viola e dare nuove certezze a Palladino

In soli 45 minuti, Albert Gudmundsson ha regalato a Fiorentina e al suo tecnico Palladino una certezza: il salto di qualità che il club attendeva da tempo è finalmente a portata di mano. L’impatto dell'islandese, rientrato dopo un periodo di assenza, non solo ha confermato il suo potenziale, ma ha anche segnato l'inizio di un nuovo capitolo per la squadra viola. Senza voler attribuire al giocatore troppe responsabilità, il suo ritorno in campo è stato un segnale inequivocabile che il progetto Fiorentina è finalmente decollato.  L'esordio contro la Lazio ha messo in luce tutte le qualità di Gudmundsson, che si è distinto come un mix tra attaccante e centrocampista. Non si tratta solo di abilità tecniche, ma di un insieme di velocità di pensiero e di esecuzione, oltre a un modo di correre e muoversi in campo che, sebbene non sempre esteticamente piacevole, è tremendamente efficace. Il suo baricentro basso e la corsa busto eretto e in avanti lo rendono un giocatore difficile da contrastare. Le sue sterzate rapide e improvvise, come quella che ha portato al fallo di Guendouzi nel primo rigore contro la Lazio, dimostrano quanto sia in grado di disorientare gli avversari.Gudmundsson sembra fare tutto con una naturalezza sorprendente. Il rigore conquistato poco dopo il suo ingresso in campo e la freddezza con cui ha insistito per batterlo, sottraendo il pallone a Kean senza alcuna prepotenza ma con grande personalità, testimoniano la sua fiducia nei propri mezzi. Questo episodio richiama alla mente un’azione simile contro il Genoa, quando prese il pallone dalle mani di Retegui per eseguire lui stesso il penalty. Nonostante la pressione, non ha mai esitato, dimostrando di non avere paura di ripetersi. Il suo impatto sulla Fiorentina è stato immediato e potente. La squadra, che fino a quel momento appariva insicura e priva di identità, ha ritrovato una nuova consapevolezza grazie all'islandese. Palladino e il suo staff si sono trovati di fronte a una squadra timorosa, piena di dubbi e alla ricerca di un’identità. Ma Gudmundsson ha contribuito a cambiare l'inerzia della partita, dimostrando che anche i difetti possono essere trasformati in virtù, se affrontati con la giusta mentalità.La strada per una trasformazione completa della Fiorentina è ancora lunga, ma ora Palladino ha una nuova certezza: può contare su un giocatore capace di fare la differenza in situazioni cruciali. Questo nuovo spirito è stato evidente nei secondi 45 minuti contro la Lazio, quando la squadra ha mostrato segni di crescita e una rinnovata fiducia nei propri mezzi. Ora, la grande domanda è: come ripartirà la Fiorentina nel prossimo match contro l’Empoli? Il modulo adottato nella ripresa contro la Lazio verrà confermato, o si tornerà al 3-5-1-1 più classico? L'ipotesi più probabile è che Palladino confermi la formazione già vista nelle ultime partite, a partire dal match contro l’Atalanta e riproposta contro i laziali. Il 3-5-1-1 sembra essere il modulo di riferimento per questa Fiorentina, ma l’ascesa di Gudmundsson apre nuove possibilità.Non sarà necessario abbandonare il modulo di base, ma ora Palladino ha un’alternativa tattica da sfruttare in momenti specifici. La flessibilità tattica offerta da Gudmundsson può essere utilizzata non solo in situazioni di emergenza, come contro la Lazio, ma anche per affrontare avversari di alto livello o partite particolarmente complesse.

Incontro al Viola Park: Disgelo tra Fiorentina e Istituzioni, ma restano dubbi sul Restyling del Franchi

Rocco Commisso ed Eugenio Giani si incontrano: migliorano i rapporti, ma il futuro dello stadio resta incerto

L’incontro avvenuto ieri al Viola Park tra il presidente della Fiorentina Rocco Commisso e il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani segna una svolta nei rapporti tra il club e le istituzioni locali. Il pranzo, durato circa un’ora e mezza, ha permesso di superare le tensioni del passato, soprattutto dopo la fine della giunta Nardella, con cui le relazioni erano piuttosto tese. Le frizioni tra Commisso e Giani si erano intensificate in occasione dell’inaugurazione del Viola Park, a cui Giani non era stato inizialmente invitato, segnale di un evidente deterioramento dei rapporti. Tuttavia, l’incontro recente ha riaperto il dialogo, favorendo un clima di cooperazione più sereno tra le parti. Questo miglioramento dei rapporti con la Regione Toscana è significativo per la Fiorentina, che negli ultimi anni ha avuto difficoltà a trovare un equilibrio con le istituzioni locali. Tuttavia, nonostante la distensione, restano nodi importanti da risolvere, primo fra tutti quello del restyling dello stadio Artemio Franchi.Se il clima tra Fiorentina e Regione sembra più disteso, non si può dire lo stesso per la questione del restyling del Franchi. La Fiorentina ha già espresso preoccupazioni in un precedente incontro a Palazzo Vecchio con la sindaca Sara Funaro e la dirigenza del club. La preoccupazione maggiore riguarda le tempistiche dei lavori e le risorse economiche disponibili. Attualmente, i lavori sullo stadio hanno raggiunto solo il 2,5% di avanzamento (dati al 30 giugno scorso), rendendo quasi impossibile rispettare la scadenza del 2026. Secondo le stime più realistiche, il completamento potrebbe slittare al 2028, ultimo termine previsto dal governo. Questa situazione sta creando incertezze sia per il club che per i tifosi. Un aspetto cruciale che Comune e Fiorentina dovranno affrontare nelle prossime settimane è la definizione di un cronoprogramma preciso. Al momento, le parti stanno lavorando su una bozza, ma un incontro previsto per questa settimana potrebbe portare a un accordo più concreto.Un’altra questione critica è la gestione della capienza dello stadio durante i lavori. Attualmente, lo stadio può ospitare poco meno di 25mila spettatori, ma questo numero potrebbe scendere a 10mila se si iniziasse a lavorare sulla Ferrovia, con la curva Fiesole non agibile. Per evitare un crollo così drastico nella capienza, una possibile soluzione sarebbe quella di completare e collaudare prima la nuova curva Fiesole, per poi trasferirvi i tifosi della Ferrovia e iniziare la seconda fase dei lavori. Tuttavia, questa soluzione richiede una pianificazione dettagliata e tempi di realizzazione certi, che al momento non sono ancora stati fissati.Il dialogo tra il club e le istituzioni proseguirà nelle prossime settimane, ma sarà fondamentale concordare un cronoprogramma chiaro e garantire le risorse necessarie per rispettare le scadenze. Solo così il restyling del Franchi potrà diventare una realtà entro il termine ultimo del 2028.

Fiorentina: la svolta tattica di Palladino e la rinascita con Gudmundsson

Dopo un inizio di stagione altalenante, la Fiorentina ritrova equilibrio e speranza grazie a una mossa tattica decisiva e alla classe di Albert Gudmundsson

La Fiorentina in questa stagione ha vissuto un inizio tutt'altro che promettente. Difensivamente fragile, con un assetto tattico incerto e prestazioni poco convincenti, la squadra di Palladino ha dovuto affrontare diverse sfide, culminate nella difficile partita contro la Lazio. Tuttavia, è proprio in questo match che si è intravista la possibile svolta della stagione.La prima frazione di gioco contro la Lazio è stata l’emblema delle difficoltà che la squadra stava vivendo. Malgrado un legno colpito da Colpani, i viola faticavano a trovare il giusto equilibrio, e la difesa continuava a mostrare crepe evidenti. L'assenza di Pongracic, fuori per un problema fisico, ha costretto Palladino a rivedere i suoi piani. Al centro della retroguardia si sono schierati Comuzzo, al suo esordio da titolare, e Quarta, affiancati da Biraghi in un ruolo non congeniale. Le difficoltà della Fiorentina erano evidenti: la squadra non riusciva a controllare le folate offensive della Lazio, che riusciva spesso a impensierire il portiere viola. Anche il capitano Biraghi, ammonito nel primo tempo, sembrava soffrire nel nuovo ruolo di terzo centrale, evidenziando la necessità di un cambiamento tattico per evitare il tracollo.È stato all’intervallo che Palladino ha preso la decisione cruciale. La scelta di passare dal 3-5-2 iniziale a un più compatto 4-2-3-1 ha segnato la svolta. Biraghi e Quarta sono stati sostituiti, con Dodò e Gosens larghi in difesa e Comuzzo e Ranieri centrali. In mezzo al campo, Cataldi e Bove hanno preso in mano il gioco, permettendo alla squadra di ritrovare equilibrio. Ma è stato l'inserimento di Albert Gudmundsson a cambiare radicalmente il corso della partita.L’islandese, già protagonista di prestazioni brillanti nella sua precedente esperienza al Genoa, ha dato quella scossa offensiva che mancava ai viola. Con Gudmundsson sulla trequarti, la squadra ha cominciato a creare più occasioni, guadagnando campo e, soprattutto, fiducia. Il pressing alto ha iniziato a dare i suoi frutti, con la Lazio sempre più in difficoltà nel costruire azioni pericolose.Albert Gudmundsson non è solo un giocatore di talento, ma sembra essere anche una sorta di talismano per le squadre in cui gioca. Nella sua carriera in Serie A, l’islandese ha dimostrato di avere un impatto decisivo sui risultati. Con la doppietta messa a segno contro la Lazio, Gudmundsson ha raggiunto la sua seconda doppietta nella massima serie, confermando la sua capacità di incidere nei momenti chiave. I numeri parlano chiaro: nelle 15 partite in cui ha trovato la rete, le sue squadre hanno ottenuto ben 8 vittorie, 5 pareggi e solo 2 sconfitte. Un record impressionante che dimostra come i gol di Gudmundsson non solo garantiscano spettacolo, ma anche punti preziosi. La sua prestazione contro la Lazio ha dato ossigeno a una Fiorentina che, fino a quel momento, sembrava navigare nella nebbia.Adesso la Fiorentina ha bisogno di continuità, e la vittoria contro la Lazio è il primo passo in questa direzione. Se Palladino riuscirà a mantenere questa rotta, sfruttando al meglio i talenti a disposizione e trovando il giusto equilibrio tra fase difensiva e offensiva, la squadra potrà tornare a lottare per obiettivi ambiziosi.

Fiorentina: La difesa da ritrovare, un centrocampo da decifrare e l'impatto devastante di Gosens

Palladino cerca l'equilibrio tattico tra gerarchie in mediana e la brillantezza di nuovi innesti come Gudmundsson e Gosens

La Fiorentina di Raffaele Palladino si trova ad affrontare un inizio di stagione caratterizzato da diverse sfide, tra cui la necessità di stabilire gerarchie chiare in mezzo al campo e risolvere i problemi difensivi che stanno penalizzando il rendimento della squadra. A questo si aggiunge la graduale integrazione di nuovi acquisti come Gudmundsson e l'impatto già tangibile di Robin Gosens, che si sta rivelando un rinforzo cruciale. Questi elementi stanno contribuendo a definire il percorso della squadra viola, tra incognite tattiche e certezze da consolidare.L’abbondanza di centrocampisti a disposizione di Palladino rappresenta un'opportunità, ma allo stesso tempo anche una sfida. Fino al trasferimento di Sofyan Amrabat in Turchia, il marocchino era un punto fermo del centrocampo, giocando quasi sempre al fianco di Mandragora o Richardson. Con il mercato estivo che ha portato a Firenze ulteriori rinforzi come Cataldi, Bove e Adli, il numero di soluzioni per Palladino è cresciuto notevolmente. Tuttavia, questa pluralità di scelte non ha ancora prodotto una chiara gerarchia tra i titolari.Nell'ultima partita contro l'Atalanta, Palladino ha sperimentato con un centrocampo a tre, dimostrando che diverse soluzioni possono essere adottate nel modulo 3-4-2-1. Le combinazioni possibili sono numerose: sulla carta, si potrebbero comporre almeno dieci coppie di centrocampisti, mentre le opzioni per un terzetto sono ancora più ampie. Tuttavia, la squadra viola deve ancora trovare un equilibrio tattico che possa dare stabilità al gioco e, soprattutto, evitare le pericolose amnesie difensive che hanno contraddistinto alcune delle ultime prestazioni.L’idea di base di Palladino sembra essere quella di considerare Adli e Cataldi come i "cervelli" della squadra, due giocatori dalle caratteristiche complementari. Adli, con la sua visione di gioco e capacità di gestire il possesso palla, sarà fondamentale nelle partite dove la Fiorentina potrà dominare la scena con il possesso prolungato. Al contrario, Cataldi, noto per la sua corsa e l'abilità nel recupero palla, sarà decisivo nei match più intensi, dove sarà necessario rincorrere gli avversari e garantire copertura difensiva. Intorno a loro, Mandragora, Bove e Richardson sono destinati a ruotare, offrendo soluzioni diverse a seconda delle necessità tattiche del momento.

La Fiorentina di Palladino non ha più tempo per sbagliare

Tra difesa in crisi e l’ascesa di Moise Kean, la squadra viola è chiamata a risollevarsi dopo un avvio di stagione pessimo

La Fiorentina di Raffaele Palladino sta attraversando uno dei momenti più complicati della sua storia recente. Reduce da sei partite stagionali senza vittorie e con dieci gol incassati, la squadra toscana si trova a fare i conti con gravi problemi difensivi e la necessità di dare una svolta decisa alla sua stagione. Se l'inizio del campionato è stato caratterizzato da un'incredibile fragilità difensiva, la Fiorentina si appresta ad affrontare un calendario che non concede sconti, con Lazio, Empoli e Milan all'orizzonte. La pressione su Palladino cresce, e l'allenatore viola dovrà fornire risposte immediate, soprattutto in un reparto difensivo che finora si è rivelato il vero tallone d'Achille della squadra.Analizzando nel dettaglio la situazione difensiva, emerge chiaramente che è qui che si concentrano i problemi maggiori della Fiorentina. Finora solo squadre come Venezia, Como e Bologna hanno subito più gol. Anche l'Atalanta, che pure ha incassato numerose reti, è riuscita a segnarne una in più rispetto ai gol subiti, dimostrando di poter compensare con l'efficacia offensiva. La Fiorentina, al contrario, non riesce a trovare un equilibrio né davanti né dietro.Palladino ha dichiarato di essere soddisfatto della fase difensiva della sua squadra, nonostante le numerose critiche ricevute. Ha affermato di aver concesso poco all'Atalanta, una squadra notoriamente forte in attacco, ma la realtà racconta una storia diversa. Oltre ai tre gol subiti, i viola hanno concesso agli avversari almeno quattro occasioni nitide, soprattutto nel secondo tempo, quando la Fiorentina è stata completamente travolta dai contropiedi atalantini senza riuscire a creare nulla di significativo in attacco.In mezzo a questo scenario desolante, c'è però una nota positiva: Moise Kean. L'attaccante della Fiorentina sta vivendo uno dei momenti migliori della sua carriera, con quattro gol segnati nelle prime sei partite della stagione. Un rendimento simile a quello che aveva mostrato durante il suo prestito al Paris Saint-Germain nella stagione 2020-2021, quando aveva realizzato lo stesso numero di reti in altrettante partite, anche se all'epoca grazie a due doppiette.La sua capacità di fare la differenza sia in campionato che in Conference League rappresenta una delle poche certezze su cui Palladino può fare affidamento in questo momento. Se la Fiorentina vuole risalire la china, dovrà necessariamente passare dai piedi e dai gol di Kean, un giocatore che sembra aver trovato la sua dimensione in questa squadra e che ha ancora margini di miglioramento significativi.

Fragilità e Speranze: La Fiorentina Tra Sogni di Grandezza e Limiti Difensivi

Una squadra in cerca di equilibrio e identità si scontra con l’Atalanta: tra errori difensivi e qualche sprazzo di bel gioco, Palladino affronta un percorso in salita verso la maturità tattica

Il calcio è un gioco di equilibri, e la Fiorentina, nella sua recente sconfitta contro l'Atalanta, ha mostrato di avere ancora molto da imparare. Dopo una serie di pareggi che avevano mantenuto la squadra imbattuta, la prima sconfitta stagionale ha messo in evidenza le fragilità che continuano a tormentare la formazione viola, specialmente sul piano difensivo. Nonostante un buon primo tempo, in cui la squadra di Palladino ha mostrato momenti di gioco promettenti, le solite incertezze in fase arretrata hanno permesso ai bergamaschi di ribaltare il risultato, lasciando alla Fiorentina solo rimpianti e interrogativi.Il primo tempo della sfida ha raccontato una storia ben diversa da quella che il risultato finale potrebbe suggerire. La Fiorentina ha mostrato determinazione e solidità a centrocampo, merito di una disposizione tattica che Palladino aveva disegnato con cura. La scelta di schierare una mediana a cinque, con Dodò e Gosens larghi e Mandragora, Cataldi e Bove a dare sostanza al centro, ha dato i suoi frutti. La squadra ha saputo tenere testa all’Atalanta, creando gioco e, soprattutto, portandosi in vantaggio grazie a una zampata di Quarta sugli sviluppi di un calcio d’angolo di Biraghi. Tuttavia, nonostante il predominio temporaneo, la Fiorentina non è riuscita a consolidare il vantaggio. Un problema noto, quello della gestione delle fasi di gara. L’Atalanta, squadra abituata a sfruttare ogni minimo errore avversario, ha colto l’opportunità al volo, ribaltando il risultato con De Ketelaere e Lookman in pochi minuti. La difesa viola, incapace di reagire con la necessaria prontezza, ha dimostrato una fragilità che sembra diventare un marchio di fabbrica della squadra.L'elemento più preoccupante della prestazione viola è stata senza dubbio la difesa. Anche in questo match, come in molti altri della stagione, la retroguardia ha mostrato limiti evidenti. Palladino ha cercato di migliorare la fase difensiva nelle settimane di allenamento, ma i risultati, purtroppo, non sono arrivati. Pongracic, uno dei principali acquisti estivi, è rimasto a lungo in panchina, entrando solo nel finale, mentre Biraghi è stato nuovamente adattato come terzo di sinistra, soluzione che non ha convinto. Ranieri, che si è fatto anticipare da De Ketelaere in occasione del primo gol atalantino, ha confermato la sua difficoltà nel reggere il confronto con attaccanti più fisici e veloci. La sensazione che ogni azione avversaria potesse tradursi in una rete subita è stata palpabile per tutta la partita. Un cross, una punizione, un’azione personale: ogni avanzata dell’Atalanta sembrava mettere in crisi la difesa viola, incapace di opporsi in modo efficace. Questo trend, che continua ormai da diverse stagioni, solleva dubbi sulla qualità individuale dei difensori, più che sulle disposizioni tattiche. La mancanza di un intervento deciso durante il mercato estivo per rinforzare il reparto arretrato è una scelta che potrebbe pesare sul prosieguo della stagione.Nonostante il risultato negativo, non tutto è da buttare per la Fiorentina. Per circa 30 minuti, la squadra è riuscita a giocare alla pari con un avversario di grande qualità come l’Atalanta, dimostrando di poter competere su un campo difficile come quello di Bergamo. La mediana, ben strutturata e propositiva, ha mostrato una buona capacità di costruzione del gioco, e l'inserimento di Gosens, decisivo in entrambe le reti viola, ha portato dinamismo sulla fascia. Anche l’impiego di giovani come Richardson e l’introduzione di Ikoné nella ripresa sono stati tentativi da parte di Palladino di dare nuova linfa alla squadra. Tuttavia, se da una parte si sono visti sprazzi di buon gioco e una Fiorentina capace di accendere qualche scintilla offensiva, dall’altra è emersa chiaramente la necessità di lavorare ancora molto per trovare un’identità definita. Il modulo 3-4-2-1, sperimentato nella parte finale del match per cercare di recuperare lo svantaggio, si è rivelato troppo sbilanciato per una squadra che non può permettersi di esporsi troppo in difesa. Solo grazie alle imprecisioni sotto porta dell’Atalanta la Fiorentina è riuscita a evitare una sconfitta più pesante.La partita contro l’Atalanta ha confermato che la Fiorentina è una squadra in costruzione, ancora lontana dalla maturità tattica necessaria per competere ad alti livelli. Il tempo, come spesso accade nel calcio, è una variabile fondamentale. Se Palladino avrà il tempo necessario per lavorare sui punti deboli della squadra, specialmente in difesa, allora la Fiorentina potrebbe ambire a risultati più importanti. Tuttavia, i risultati sul campo influenzano direttamente la pazienza dei tifosi e della dirigenza. Le prossime sfide contro Lazio ed Empoli saranno decisive per capire quanto spazio avrà ancora Palladino per sperimentare e correggere gli errori. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se la Fiorentina sarà in grado di superare le sue difficoltà e tornare a competere ai livelli che le competono. Il tempo, come detto, può essere un alleato prezioso, ma solo se accompagnato da risultati concreti. Il cammino verso la maturità è ancora lungo, ma Palladino e i suoi uomini dovranno affrontarlo con determinazione e consapevolezza, perché nel calcio, come nella vita, solo chi è capace di adattarsi e imparare dai propri errori può aspirare a traguardi importanti.

Palladino contro il maestro Gasperini

Gosens l'arma segreta a disposizione della Fiorentina

Nel mondo del calcio italiano, ci sono storie di incontri e scontri che vanno oltre il rettangolo verde. Quella tra Raffaele Palladino e Gian Piero Gasperini è una di queste. Due figure che, pur rappresentando generazioni diverse, hanno legato le loro carriere in vari momenti e ora si ritrovano avversari in panchina. La prossima partita tra Atalanta e Fiorentina vedrà nuovamente l'ex maestro e allievo sfidarsi, in un contesto in cui entrambi hanno dimostrato di saper plasmare squadre competitive e giocatori di talento.Il rapporto tra Raffaele Palladino e Gian Piero Gasperini nasce nel lontano 2003, quando il giovane Palladino giocava nella primavera della Juventus e Gasperini ne era l'allenatore. Fu un anno memorabile, culminato con la vittoria del prestigioso Torneo di Viareggio, un trofeo che resta un punto di riferimento per i giovani talenti italiani. Quel successo fu il primo punto di contatto tra i due, ma non sarebbe stato l’ultimo. Dopo quel trionfo giovanile, il destino ha voluto che Palladino e Gasperini si incontrassero nuovamente tra il 2008 e il 2010 al Genoa. Gasperini, sempre più affermato come tecnico, guidava il club ligure, mentre Palladino cercava di affermarsi come attaccante versatile. Insieme, riuscirono a raggiungere un traguardo storico per il Grifone: la qualificazione all’Europa League, una conquista che segnò uno dei momenti più alti della carriera di entrambi in quella fase.Da quei giorni, molto è cambiato. Oggi, Palladino e Gasperini si sfidano da allenatori, con il primo al timone della Fiorentina e il secondo a guidare l'Atalanta, dove è diventato una figura iconica del calcio italiano. Una delle caratteristiche che li accomuna è la preferenza per lo stesso sistema tattico: il 3-4-2-1. Questo modulo, che consente un grande equilibrio tra fase difensiva e offensiva, è stato uno dei marchi di fabbrica di Gasperini nel corso della sua carriera e Palladino, suo allievo, ha adottato una filosofia tattica simile nella sua giovane carriera da allenatore.Nonostante le somiglianze nel modulo e nella mentalità di gioco, il bilancio delle sfide dirette tra i due tecnici pende fortemente a favore del più esperto Gasperini. Le statistiche parlano chiaro: tre incontri tra Monza e Atalanta, tre vittorie per Gasperini con ben 9 gol segnati e solo 3 subiti. In particolare, fu proprio una sconfitta contro la formazione di Gasperini che spinse l'allora amministratore delegato del Monza, Adriano Galliani, a esonerare l'allenatore Giovanni Stroppa, promuovendo Palladino a capo allenatore. Una decisione che segnò una svolta per la carriera di Palladino, ma che al tempo stesso ribadì il dominio del maestro sul suo allievo.In questo intreccio di storie e carriere, c’è un altro giocatore che rappresenta un ponte ideale tra il passato e il presente di Gasperini e Palladino: Robin Gosens. L'esterno tedesco, che ha avuto una crescita esponenziale sotto la guida di Gasperini all'Atalanta, ora si trova ad essere allenato da Palladino alla Fiorentina. Gosens, infatti, è stato recentemente presentato ufficialmente dalla Fiorentina durante una conferenza stampa al Viola Park, dopo aver già fatto vedere ai suoi nuovi tifosi di cosa è capace, segnando un gol decisivo nel recupero contro il Monza nella sua prima apparizione. Cresciuto tatticamente sotto Gasperini, il tedesco ha definito il suo ex allenatore un "genio", elogiando le sue capacità di trasformare i giocatori e farli rendere al massimo. Ora, Gosens si aspetta lo stesso tipo di crescita sotto Palladino, il quale, pur essendo ancora agli inizi della sua carriera da allenatore, ha già dimostrato di avere grandi qualità nel motivare e valorizzare i giocatori a sua disposizione.

Fiorentina contro Atalanta: una partita lunga anni

Palladino alla ricerca di una vittoria per interrompere 186 giorni di digiuno

La sfida tra Atalanta e Fiorentina, in programma domenica alle ore 15:00 al Gewiss Stadium, si prospetta come un banco di prova cruciale per entrambe le squadre. Dopo un'estate di mercato infuocata, caratterizzata da trattative e incroci fra i due club, la partita rappresenta anche un'occasione di riscatto per i gigliati di Raffaele Palladino, in astinenza da vittorie da diversi mesi. La Fiorentina arriva a questo appuntamento con cinque pareggi consecutivi e la necessità impellente di tornare a conquistare i tre punti. Dall'altra parte, l'Atalanta si presenta come una squadra solida e organizzata, pronta a sfruttare ogni debolezza dei viola.In una fase così delicata della stagione, in cui la Fiorentina è ancora alla ricerca della sua identità, il contributo dei veterani sarà fondamentale. Giocatori come Pietro Terracciano, che però potrebbe cedere il posto al nuovo acquisto David De Gea, Cristiano Biraghi, Lucas Martinez Quarta, Rolando Mandragora e Riccardo Sottil dovranno prendersi la responsabilità di guidare i nuovi arrivati. Questi calciatori, che costituiscono la cosiddetta "vecchia guardia", conoscono bene l’ambiente e hanno accumulato esperienza con la maglia viola, elemento essenziale per aiutare i compagni a integrarsi nel sistema di gioco di Palladino.tecnico viola che non vive un grande momento dal punto di vista dei risultati: cinque pareggi consecutivi iniziano a pesare non solo per la classifica, ma anche per l’umore dello spogliatoio. L’ultimo successo di Raffaele Palladino risale addirittura al 13 marzo scorso, quando il suo Monza si impose per 1-0 contro il Cagliari. Da quel momento, la carriera dell’attuale tecnico viola è stata caratterizzata da una serie di risultati deludenti, con tre pareggi e sei sconfitte consecutive che ne hanno compromesso il cammino. La partita di domenica rappresenta quindi un’occasione per interrompere questo lungo digiuno, che si protrae ormai da 186 giorni.Palladino è consapevole che una vittoria potrebbe non solo risollevare la squadra dal punto di vista tecnico e morale, ma anche ridare fiducia a un ambiente che sta iniziando a mostrare segni di stanchezza. Un eventuale ulteriore pareggio o, peggio, una sconfitta, potrebbe mettere in discussione non solo la sua posizione, ma anche la capacità della Fiorentina di competere ai massimi livelli in questa stagione.Ma il match tra Atalanta e Fiorentina non si limita soltanto a una rivalità sul campo, ma affonda le radici anche nelle trattative di mercato che hanno visto i due club protagonisti durante l'estate. Zaniolo, Brescianini, Retegui e Musso sono solo alcuni dei nomi che hanno fatto da sfondo a un duello continuo fra le due società. In questo gioco di intrecci, l'Atalanta sembra aver avuto la meglio su più fronti, soprattutto nel caso di Zaniolo, anche se il calciatore non ha ancora offerto le risposte attese dai tifosi bergamaschi.La Fiorentina, d’altro canto, si è assicurata un colpo importante con l'acquisto di Robin Gosens, un ex nerazzurro che ha già lasciato il segno nel suo debutto, segnando il gol del pareggio contro il Monza nell'ultima uscita prima della sosta. L'ex terzino dell'Atalanta ha una grande esperienza in Serie A e conosce bene l'ambiente bergamasco, motivo per cui il suo apporto potrebbe rivelarsi decisivo nella sfida di domenica. Un altro tema che animerà la partita sarà il duello tra le punte: Moise Kean da una parte e Mateo Retegui dall'altra, entrambi reduci dagli impegni con la Nazionale nella Nations League. La loro condizione fisica e mentale sarà fondamentale per l'equilibrio della partita, con entrambi gli attaccanti pronti a prendersi la scena in una sfida che potrebbe essere decisa proprio dalle loro giocate.Dunque, se da una parte la Fiorentina dovrà affidarsi ai suoi veterani e a giocatori esperti come Gosens, dall'altra Palladino potrebbe recuperare una pedina fondamentale per l’attacco: Albert Gudmundsson. L’islandese, impegnato in patria per vicende legali, tornerà in Italia solo venerdì, a meno di 48 ore dalla partita. Sebbene il giocatore non abbia ancora minuti nelle gambe, ha risolto i problemi fisici che lo avevano tenuto fuori nelle ultime settimane. Palladino spera di schierarlo già domenica, anche solo per uno spezzone di gara, in una posizione simile a quella che ricopriva al Genoa sotto la guida di Gilardino. Il rientro di Gudmundsson darebbe alla Fiorentina una marcia in più nella fase offensiva, con il tecnico che potrebbe affidargli le chiavi della manovra d'attacco, sfruttando la sua velocità e abilità nel creare occasioni per i compagni. Al contrario, Andrea Colpani, un altro elemento importante della rosa viola, non è ancora in condizione ottimale e potrebbe essere costretto a partire dalla panchina.

Palladino ha molto su cui lavorare, ma con Gudmundsson sarà più facile

Dalla Turchia offerte per Beltran e Brekalo

La Fiorentina si trova in una fase delicata e cruciale della stagione, una fase in cui è chiamata a dimostrare di che pasta è fatta dopo un inizio incerto e al di sotto delle aspettative. Dopo il deludente esordio contro il Parma, la squadra viola ha ottenuto tre pareggi consecutivi al Franchi, contro avversari che avrebbero dovuto essere battuti, come Puskas Akademia, Venezia e Monza. A questi risultati si aggiunge una prestazione poco convincente in Ungheria, che ha suscitato perplessità e critiche. Tuttavia, è importante ricordare che la Fiorentina è ancora in una fase di transizione, avendo intrapreso una rivoluzione totale a livello di rosa e tattica. Per questo motivo, la pazienza è fondamentale, e sarebbe prematuro trarre conclusioni affrettate.Il tecnico Raffaele Palladino è consapevole delle sfide che attendono la sua squadra e ha già identificato cinque aspetti chiave su cui lavorare per portare la Fiorentina ai livelli desiderati. In primo luogo, la fase difensiva necessita di miglioramenti significativi: la squadra deve imparare a gestire meglio il gioco senza palla e a ridurre le occasioni concesse agli avversari. Inoltre, Palladino punta ad aumentare i minuti in cui la Fiorentina controlla il gioco e il possesso palla, un aspetto cruciale per imporre il proprio stile di gioco e mantenere l'iniziativa. Un'altra priorità è accelerare il processo di integrazione dei nuovi acquisti, affinché possano trovare rapidamente l'intesa e la coesione necessarie per esprimere al meglio il loro potenziale. Non meno importante è il perfezionamento della condizione fisica e mentale dei singoli giocatori, un fattore determinante per affrontare le sfide future con la giusta intensità e concentrazione. Infine, la squadra dovrà recuperare Albert Gudmundsson, che rappresenta il talento più brillante e promettente della rosa.Gudmundsson, acquistato dal Genoa durante il mercato estivo, è considerato un elemento fondamentale per la Fiorentina. Tuttavia, il giocatore islandese si trova attualmente a dover affrontare diverse difficoltà. Innanzitutto, un infortunio al polpaccio lo ha tenuto lontano dal campo, impedendogli di partecipare alle ultime partite. Solo recentemente ha ripreso ad allenarsi con il gruppo, ma il suo ritorno in campo sarà graduale. A complicare ulteriormente la situazione, c'è un problema legale che lo vede coinvolto in Islanda. Gudmundsson dovrà infatti recarsi a Reykjavik per affrontare un processo per “cattiva condotta sessuale”, a seguito di una denuncia risalente all'estate del 2023. Il caso, inizialmente archiviato, è stato riaperto dopo un ricorso e ora si avvicina l'udienza decisiva. Questo procedimento non solo lo terrà lontano dagli allenamenti, ma potrebbe avere ripercussioni sulla sua carriera e sulla sua permanenza alla Fiorentina, in caso di condanna. Il club viola, comunque, ha cercato di tutelarsi inserendo nell'accordo con il Genoa una clausola che permette di rescindere l'obbligo di riscatto in caso di un verdetto sfavorevole.Sul fronte del mercato, la Fiorentina ha ancora delle questioni aperte, soprattutto in relazione ad alcuni giocatori che non hanno ancora trovato la loro collocazione ideale in squadra. Lucas Beltran, per esempio, ha faticato a inserirsi nei meccanismi della squadra, apparendo spesso fuori dal contesto di gioco sia come prima punta sia come trequartista. Nonostante ciò, il giocatore ha attirato l'attenzione di diversi club, l'ultimo dei quali è il Galatasaray, che ha mostrato interesse per l'argentino. Tuttavia, la Fiorentina ha rifiutato fermamente qualsiasi offerta, dimostrando di voler puntare su di lui per il futuro. Un altro giocatore destinato a lasciare Firenze sembra essere Josip Brekalo, che è vicino a un trasferimento in prestito al Kasimpasa, in Turchia. Il giocatore ha già accettato la destinazione e si appresta a svolgere le visite mediche.In conclusione, la Fiorentina si trova di fronte a una serie di sfide complesse, sia in campo sia fuori. L'abilità di Palladino nel gestire questi aspetti sarà cruciale per determinare il successo della stagione viola. I tifosi, nel frattempo, sono chiamati a dimostrare pazienza e supporto, consapevoli che la vera Fiorentina, quella voluta dalla dirigenza e dal tecnico, potrà emergere solo con il tempo.

Una sosta “benedetta” per far trovare a Palladino la sua vera Fiorentina

Confermata la difesa a 3. Kean scommessa vinta, Parisi è un caso

La Fiorentina di Raffaele Palladino si trova in un momento delicato della stagione, con la pausa di campionato che arriva forse nel momento più opportuno per permettere al tecnico di affrontare e risolvere una serie di problemi che hanno caratterizzato questo inizio di stagione. Nonostante le aspettative, infatti, la squadra non è riuscita a convincere appieno, lasciando i tifosi con molte domande sul futuro.Dopo le prime tre giornate di campionato, la Fiorentina si trova tra le delusioni insieme al Bologna, con soli tre punti raccolti e una serie di prestazioni poco brillanti. Cinque pareggi su cinque partite ufficiali, inclusa la Conference League, evidenziano una squadra ancora lontana dal trovare la propria identità. Il passaggio alla difesa a tre, fortemente voluto da Palladino, ha mostrato più ombre che luci, lasciando emergere una mancanza di solidità difensiva che non è passata inosservata. La squadra sembra soffrire eccessivamente la manovra avversaria, mostrando segni di reazione solo timidamente e troppo tardi durante le partite, quando queste ormai rischiano di risultare ormai già compromesse. Uno dei principali problemi emersi è la scarsa qualità del gioco, soprattutto a centrocampo, dove manca quella luce e creatività necessaria per costruire azioni pericolose e sostenere l'attacco. L'assenza di un vero leader in campo si fa sentire, e sebbene gli acquisti di Cataldi e Bove abbiano aggiunto quantità e fisicità al reparto, non si è ancora trovata la giusta alchimia per far funzionare il sistema di gioco. A ciò si aggiunge il momento poco brillante di alcuni singoli, come Colpani, ancora irriconoscibile rispetto alle aspettative.L'attacco, che sulla carta doveva essere il punto di forza della Fiorentina, ha finora deluso le aspettative. Con un gioco che fatica a svilupparsi, la squadra rischia di appoggiarsi eccessivamente sulle spalle di Kean, il nuovo attaccante arrivato dalla Juventus con il compito di sostituire, con anni di ritardo, Vlahovic. Nonostante un inizio positivo con 3 gol in 5 partite, c'è la sensazione che l'attacco manchi ancora di varietà e imprevedibilità, elementi necessari per affrontare le tre competizioni in cui la Fiorentina è impegnata.Un'altra delle note dolenti di questo inizio di stagione è stata la necessità per Palladino di schierare ben 25 giocatori nelle prime partite, nel tentativo di valutare al meglio la rosa a sua disposizione. Questa scelta, se da un lato era inevitabile, dall'altro ha contribuito a creare un certo caos tattico, rallentando il processo di costruzione di un'identità di squadra. La difesa, in particolare, è apparsa in grande difficoltà, con Pongracic che non riesce a trovare il ritmo giusto e la solidità necessaria per guidare il reparto.Per quanto riguarda i singoli, se da una parte Kean può essere considerato una scommessa vinta, dall'altra emerge il caso di Fabiano Parisi. Il terzino, nonostante un'estate passata a cercare di convincere Palladino delle sue qualità, non è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista, venendo anzi superato nelle gerarchie dal desiderio del tecnico di avere un nuovo esterno di riferimento, come Robin Gosens. Per Parisi, la prospettiva di un'altra stagione da comprimario non è accettabile, e si preannuncia un gennaio di riflessioni sul suo futuro.In conclusione, la pausa di campionato rappresenta un'opportunità per Palladino e la sua Fiorentina di riorganizzarsi e lavorare sui tanti aspetti che non hanno funzionato finora. I tifosi aspettano una squadra diversa alla ripresa, più solida e con un gioco più convincente, perché le ambizioni di inizio stagione non possono essere abbandonate così presto. Palladino dovrà trovare la giusta formula per far emergere il potenziale di una rosa costruita per competere su tre fronti, ma che finora non ha ancora mostrato il suo vero valore.

Fiorentina, tutto il mercato delle ultime ore

Ecco le trattative in sospeso: chi parte, chi resta e tutti i dubbi della società

Negli ultimi giorni del mercato estivo, la Fiorentina si trova a dover prendere importanti decisioni per rafforzare la squadra. Uno dei temi caldi è la possibile acquisizione di un nuovo attaccante che possa affiancare Moise Kean, data la difficoltà di Lucas Beltran ad adattarsi come punta centrale. L'allenatore Palladino ha chiesto alla dirigenza di considerare un profilo simile a Milan Djuric, già conosciuto ai tempi del Monza, e disponibile per una cifra accessibile.Un altro punto cruciale riguarda Sofyan Amrabat, che potrebbe lasciare la Fiorentina per trasferirsi al Fenerbahce. La spinta per questa operazione arriva da José Mourinho, che vede in Amrabat il centrocampista ideale per il suo progetto di gioco. Tuttavia, nonostante l'interesse del Manchester United sia sfumato, Amrabat continua a valutare altre opzioni, incluso un possibile trasferimento al Napoli, sebbene solo in prestito e a determinate condizioni.Nel frattempo, la Fiorentina ha già concluso gli acquisti di Adli e Moreno, e sta valutando se investire ulteriormente per rinforzare la fascia sinistra, nonostante le trattative per Filip Kostic e Robin Gosens siano naufragate. Fabiano Parisi rimarrà in squadra e si giocherà il posto con Cristiano Biraghi, dimostrando la volontà del club di valorizzare l'investimento fatto l'anno precedente.Infine, Michael Kayode potrebbe essere al centro di un'offerta dal Brentford, ma l'eventuale partenza del terzino comporterebbe la necessità per la Fiorentina di trovare un sostituto per la fascia destra. Il mercato viola è dunque ancora in fermento, con diverse operazioni in corso che potrebbero definire gli equilibri della squadra per la stagione.

Intrigo Nico - Juventus, Kostić è la chiave?

Palladino apre al suo arrivo, Biraghi dirottato in difesa

Juventus e Fiorentina continuano a ''trattare'' per Nico Gonzalez. E l'uso delle virgolette è d'obbligo, dato che la richiesta dei viola resta ferma a circa 40 milioni di euro ed i bianconeri (che nel frattempo trattano anche Koopmeiners con l'Atalanta) fermi ad una proposta di circa 30 milioni più bonus. Risultato: Nico si allena a parte ed è sostanzialmente fuori squadra.La novità delle ultime ore però è rappresentata dall' interesse della Fiorentina per Filip Kostić, esterno mancino della Juventus. Pedina ideale per il 3-4-2-1 di mister Palladino, che però in quella zona di campo è già ampiamente coperto dalla presenza in rosa di capitan Biraghi e Fabio Parisi. Inoltre il serbo non è di primo pelo (31 anni) e percepisce uno stipendio annuale netto di almeno 2,5 milioni.E allora perché questo interesse nei suoi confronti? Semplice: la Fiorentina cerca almeno due difensori sul mercato in questo momento, ossia un centrale che sappia impostare il gioco ed un ''braccetto'' polivalente per la sua difesa a 3. L'arrivo di Kostić permetterebbe a Palladino di alzare il livello sulla fascia sinistra e allo stesso tempo alla società di risolvere un problema sul mercato, dato che a quel punto Cristiano Biraghi diventerebbe il nuovo braccetto di sinistra della difesa a 3 con Parisi ed il serbo a giocarsi una maglia sulla fascia sinistra.I proverbiali ''due piccioni con una fava'', anche se il salto di qualità sulla sinistra resta tutto da dimostrare dato che Kostić negli ultimi mesi è apparso in netta fase calante. Viceversa il suo arrivo potrebbe parzialmente sbloccare la situazione legata a Nico Gonzalez e alla cifra richiesta dalla Fiorentina al momento ritenuta non congrua dalla Juventus.

Palladino all'esame Conference: obiettivo raggiungere ancora la finale

De Gea domani possibile titolare

Raffaele Palladino si prepara a fare il suo debutto europeo come allenatore, affrontando per la prima volta la Conference League. Questa competizione, che Vincenzo Italiano ha sfiorato negli ultimi due anni senza riuscire a conquistare il trofeo, rappresenta una nuova sfida per il tecnico viola, il cui primo test sarà contro gli ungheresi della Puskas Akademy domani sera. Oggi, nella conferenza stampa della vigilia, l’allenatore viola ha chiarito alcuni punti fondamentali per tracciare il percorso europeo della sua squadra.“Ovvio che c’è emozione, adrenalina. Dobbiamo essere concentrati, siamo molto carichi e motivati, partita molto importante. Siamo pronti, abbiamo lavorato bene e siamo pronti, ho visto in tutti grande atteggiamento. Per noi la Conference è importantissima, sia per me, i ragazzi e la società. Ci teniamo a fare bene, passare il turno. L’affronteremo nel miglior modo possibile, è importante portare entusiasmo a Firenze. I ragazzi hanno fatto un grande lavoro negli anni passati, poi le finali si possono vincere o perdere. Per ora è fondamentale affrontare queste gare nel migliore dei modi”. C’è poco da aggiungere circa l’importanza di questa competizione per tutta la Fiorentina: la Conference resta la principale chance di alzare un trofeo in questa stagione.Mister palladino potrà contare su un mix di nuovi acquisti e veterani. Giocatori come Moise Kean sono pronti a lasciare il segno in questa nuova avventura, mentre i pilastri della squadra, come il capitano Biraghi, Beltran, Sottil e altri, sono determinati a riscattarsi dopo le gioie e le delusioni della scorsa stagione. Senza dimenticare il possibile debutto di De Gea che, con la sua esperienza, può offrire ampie garanzie. “Ovvio che è arrivato dopo, aveva bisogno di tempo perché si è allenato per un anno da solo. Ha portato tanta personalità, si è calato bene, ha fatto tanti allenamenti extra. L’ho visto bene, è un gran professionista. Potrebbe partire domani dall’inizio”.Le scelte di Palladino saranno osservate con grande interesse, poiché potrebbero rivelare se il tecnico opterà per una rotazione ampia tra campionato e coppa o se preferirà mantenere una maggiore continuità nell’undici iniziale. 

Nico al braccio di ferro: si allena da solo e ha scelto la Juve. Commisso chiede 40 milioni

Anche l'Atalanta resta in corsa per l'argentino

Fiorentina ancora alle prese con il suo caso di mercato dell'estate: Nico Gonzalez sembra essere sempre più vicino alla Juventus, eppure ci sono ancora molti aspetti da sistemare prima della sua cessione. Giuntoli ha offerto 30 milioni, ma la proposta non è considerata all’altezza dal presidente Commisso che chiede almeno 40 milioni per il cartellino dell'argentino. Se dovesse ottenere la cifra richiesta, il presidente Commisso avrebbe scucito alla famiglia Agnelli qualcosa come 180 milioni nei suoi cinque anni di presidenza.Il prezzo richiesto dalla Fiorentina rappresenta un ostacolo non da poco per Giuntoli, che ha già stanziato una cifra tra i 55 e i 57 milioni per strappare Koopmeiners all'Atalanta. Atalanta che sta perdendo anche Lookman e ha già ceduto El Bilal Touré allo Stoccarda e che potrebbe tornare a sua volta alla carica proprio per Nico Gonzalez. Il che ci porterebbe indietro alla situazione che si era creata a fine luglio: Juve e Atalanta forti sullo stesso obiettivo, con il destino di Koop messo in discussione da rapporti non proprio distesi tra Torino e Bergamo. Situazione che in casa bianconera si vorrebbe assolutamente evitare, ed ecco perché Giuntoli vuole chiudere in fretta la pratica Koop con l’Atalanta prima di sfidare eventualmente la Dea per Nico, evitando ricatti di mercato.Intanto anche la situazione in casa Fiorentina appare tutto meno che distesa. Nico Gonzalez vuole andarsene il prima possibile e sta andando al braccio di ferro con la Fiorentina. L'argentino ha chiesto al club di allenarsi da solo in questi giorni chiamandosi fuori dalle partite  ufficiali di questi giorni. A questo punto il desiderio di tutti è di terminare il prima possibile questa vicenda. Lo stesso Commisso, inizialmente dubbioso, si è convinto a cederlo, ma per una cifra non inferiore a 40 milioni. Ciò che maggiormente ferisce i tifosi viola tuttavia è che il ragazzo che ha dato priorità assoluta alla Juventus di Thiago Motta.

Clamoroso: Nico Gonzalez vuole l'Atalanta. Pradè tratta la cessione

Cedere l'argentino a Gasperini sarebbe l'ennesimo smacco per i tifosi viola

La notizia ha del clamoroso, eppure è tutto vero. L'Atalanta vuole Nico Gonzalez ed il calciatore avrebbe aperto al trasferimento alla corte di Gasperini. Un colpo durissimo per i tifosi viola, che pure si erano sforzati dopo l'arrivo di Colpani in viola di essere ottimisti e non di credere alle voci di una imminente cessione del giocatore. La cosa peggiore sarebbe però cedere il calciatore ad ''diretta concorrente'' come l'Atalanta, o meglio ad una di quelle squadre che con un progetto solido tecnico la Fiorentina dovrebbe ambire a superare nel medio-lungo periodo. Si era sempre parlato di Inghilterra, con il Newcastle protagonista degli ultimi rumors di radio mercato, invece Nico andra' probabilmente a rinforzare la compagine del tanto amato Gasperini. La Fiorentina non scende sotto i 35 milioni, la dea si fa forte della volonta' del calciatore di trasferirsi a Bergamo. Nell'operazione potrebbe giocare un ruolo fondamentale il portiere Musso, pedina di scambio che interessa molto ai viola. Tuttavia Pradè e Goretti sono a caccia di liquidita' e potrebbero preferire denaro contante ad una contropartita tecnica, per quanto gradita e di riconosciuto valore. Il club bergamasco offre circa 28-30 milioni, più 2-3 milioni di bonus. La proverbiale goccia che rischia di far traboccare il vaso, con i tifosi viola che hanno vissuto questa sessione di mercato con sbalzi di umore da montagne russe. Prima la promessa di un attaccante solido e dai numeri impeccabili per garantire a mister Palladino la sicurezza di 20 gol a stagione ed il conseguente arrivo di Kean (che di gol ne ha segnati zero lo scorso anno) che ha accontentato alcuni e infastidito altro, poi l'arrivo di Colpani vissuto da tutti con grande entusiasmo ma destinato a ridimensionarsi proprio alla luce della futura (e forse imminente) cessione di Nico Gonzalez all'Atalanta.Risuonano oggi beffardamente nelle orecchie dei tifosi della Fiorentina le parole pronunciate qualche settimana fa in conferenza stampa del direttore sportivo Daniele  Pradè: ''Nico resterà con noi al 99%''. Evidentemente nel mercato anche un misero 1% basta e avanza ad alimentare dubbi, paure e dietrologie, soprattutto alla luce dei fatti attualmente in corso di svolgimento. Persino Mister Palladino dopo la gara di ieri sera contro l'Hull City ha mostrato i primi segni di insofferenza per l'andamento lento del mercato, facendo l'elenco di tutti i calciatori che sono partiti dal 30 di giugno.Insomma, mala tempora currunt sed peiora parantur. Il mercato e' ancora lungo ed il tempo per ribattere a critica e sfiducia non manca, ma adesso la Fiorentina deve comprare calciatori forti e deve farlo anche alla svelta perché il 17 agosto si va in campo per la Serie A e poi c'e' il playoff di Europa Conference League, prima tappa decisiva della stagione viola. 

Fiorentina, per comprare prima bisogna vendere. Il mercato è bloccato

Potrebbero partire sei calciatori. Pradè punta a mettere insieme un “tesoretto” da 30 milioni

La Fiorentina non deve vendere prima di acquistare, parole di Pradè e Ferrari. Eppure ogni singola trattativa di mercato sembra intopparsi per una manciata di milioni che mancano o comunque sempre per questioni di tipo economico. Ecco allora che nella rosa viola alcuni calciatori in uscita potrebbero sbloccare con la loro cessione l'arrivo in viola di altri giocatori.Sono sei i calciatori in esubero per i quali Pradè cerca acquirenti. Tra chi è totalmente fuori dal progetto e chi se ne vuole andare a tutti i costi i nomi principali sono quelli di M’Bala Nzola, Jonathan Ikoné, Josip Brekalo, Christian Kouame, Abdelhamid Sabiri e Sofyan Amrabat. Da questi sei giocatori potrebbe arrivare un ''tesoretto'' da investire su un centrocampista, manche due, ed un calciatore da schierare alle spalle di Moise Kean (Ogni riferimento a Colpani non è puramente casuale). Facendo il proverbiale conto della serva nella migliore delle ipotesi, se la Fiorentina riuscisse a piazzarli tutti sul mercato, da queste cessioni potrebbero arrivare anche 30 milioni. Inoltre ci sarebbe da considerare l'abbassamento ulteriore del monte ingaggi le cui risorse potrebbero essere ridistribuite su eventuali nuovi acquisti.Un esempio, parlando delle cessioni, è quello di Kouame. Un giocatore che per mister Palladino potrebbe rimanere tranquillamente, ma che ha come problematica l'ingaggio. L'opzione fatta scattare dalla Fiorentina fino al 2025 ha portato l'ingaggio del calciatore fino ai 2 milioni netti a stagione. Troppi per i viola e per chi ha mostrato interesse nei suoi confronti. In più la richiesta della Fiorentina, circa 10 milioni, ha spaventato alcune squadre (per esempio il Maiorca) che erano interessate all'ivoriano.In entrata invece una situazione che testimonia le difficoltà della Fiorentina nel fare acquisti è quella legata alla trattativa per Cesare Casadei, classe 2003 del Chelsea prelevato due anni fa dall’Inter per poi essere girato in prestito a Reading e Leicester. I viola stanno cercando un accordo per il prestito con diritto di riscatto, ma il Chelsea è fermo sulla sua posizione e accetta solo la cessione a titolo definitivo (o presumibilmente, al massimo, la formula del prestito ma con obbligo di riscatto). Per vendere il suo gioiellino italiano Maresca parte da una base di 15 milioni di euro. L’interesse da parte dei viola esiste, il giocatore piace e il sondaggio c’è stato, ma al momento l’operazione è complicata per l'esborso economico che non è nelle possibilità della casse viola. Così la Fiorentina rischia di essere superata da altre concorrenti, vedi il Torino, che si sono interessate al giocatore e che potrebbero accettare le condizioni imposte al momento dal club inglese.

Il centrocampo è ancora tutto da rifare, ma spuntano due nomi nuovi

Fiorentina alle prese anche con i ''casi'' Amrabat e Colpani

In questa settimana la Fiorentina deve necessariamente accelerare sul mercato e chiudere un paio di colpi per dare a mister Raffaele Palladino un paio di elementi (almeno) per rinforzare la rosa e, in particolar modo, rinforzare il settore del centrocampo. Reparto, ad oggi, ancora spoglio dei potenziali titolari a meno di un mese dall'inizio della prossima stagione.I nomi finora più a lungo chiacchierati sono stati quelli di Thorstvedt (che pare non convincere fino in fondo) e Vranckx (il Wolsfburg non scende sotto i 12 milioni). Forse i primi nomi usciti come obiettivi, sicuramente tra i calciatori più vicini a vestirsi di viola, ma in questo momento le trattative che li riguardano sembrano essere entrambe in standby. Di Cardoso e Lovric, invece, dopo i primi contatti si sono perse le tracce. In particolare per il calciatore sloveno di proprietà dell'Udinese continua a esserci una distanza considerevole (circa 6 milioni) tra la richiesta dei friulani e l'offerta viola. Evidentemente, nell'idea della Fiorentina e di Pradè nessuno tra questi è mai stato davvero una prima scelta per il reparto, oppure dopo aver fatto una scelta di carattere tecnico i dirigenti viola si sono scontrati con ostacoli di natura economica, almeno fino ad oggi, insormontabili.Ecco spuntare allora dal calderone del mercato un paio di alternative. La società viola sarebbe ad un passo dal chiudere la trattativa per il talento croato classe 2008 Matko Boskovic. Difensore centrale di proprietà dell'HNK Cibalia che nelle prossime ore dovrebbe firmare con la società viola. Una piccola curiosità è legata alla propria agenzia di procuratori, la BOLA Sports Group, che è la stessa di Josip Brekalo, annunciato ieri come nuovo giocatore della "famiglia BOLA". Di tutt'altra portata e nettamente più interessante invece è la pista di mercato legata a Cesare Casadei, centrocampista classe 2003 in rotta con il Chelsea. Il nuovo allenatore dei "Blues" Enzo Maresca non lo ha convocato per il ritiro negli Stati Uniti e il giovane ex Inter nei prossimi giorni cercherà una nuova sistemazione. Al momento le opzioni per acquistarlo sarebbero due: la cessione a titolo definitivo, ipotesi che appare al momento piuttosto remota (il prezzo del cartellino oscilla tra i 10 e i 12 milioni), oppure un prestito. In Francia sarebbe molto interessato a lui lo Strasburgo (club controllato dallo stesso consorzio americano del Chelsea), mentre in Italia lo vorrebbe anche il Torino. Nei mesi scorsi si erano invece registrati sondaggi da parte della Juventus e del Genoa.Ma a centrocampo i problemi per la Fiorentina non sono soltanto in entrata, ma anche in uscita, con la situazione legata al futuro di Sofyan Amrabat che rischia di diventare un vero e proprio caso dell'estate viola. Il suo contratto dice questo: Sofyan Amrabat torna a disposizione della Fiorentina a cui è legato da un accordo in scadenza nel giugno del 2025. Ma la realtà delle cose appare ben più complicata, visto che il calciatore non è a disposizione di Palladino e difficilmente si presenterà al Viola Park nei prossimi giorni. L'interesse del tecnico nei confronti del calciatore marocchino appare quanto mai ''tiepido'', inoltre per quanto Amrabat abbia ancora un certo mercato sembra difficile accontentare sia il suo desiderio di restare in Premier League sia la necessità della Fiorentina di incassare una cifra prossima ai 20 milioni che i viola avrebbero percepito nel caso in cui il Manchester United lo avesse riscattato. Tuttavia i Red Devils potrebbero essere ancora interessati a lui, ma stanno mettendo in atto una strategia di mercato piuttosto rischiosa. Gli inglesi vorrebbero acquistare Amrabat a una cifra ben più bassa di quanto prevedeva il riscatto (13 milioni o poco più), o in alternativa chiedere il giocatore in prestito con un riscatto prefissato a giugno 2025. Ovviamente la Fiorentina preferirebbe monetizzare la cessione immediatamente e scriverla a bilancio, la speranza in questo senso è che le voci di un interesse del Napoli di Conte e del Fenerbahce di Mourinho siano concrete.Altro caso di mercato, stavolta in entrata e che esula dal centrocampo, è quello legato alla situazione di Andrea Colpani. Il calciatore del Monza era stato vicinissimo alla Fiorentina nelle ultime ore, poi qualcosa si è improvvisamente messo di traverso rallentando il suo arrivo a Firenze. Speriamo non in modo definitivo. Ancora un po’ di distanza tra le parti c’è e con Adriano Galliani bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda. La Fiorentina propone un prestito oneroso con diritto di riscatto, che può diventare obbligo al raggiungimento di determinate condizioni. E sono proprio queste ''condizioni'' a non convincere fino in fondo Galliani ed il Monza, dato che per i brianzoli queste dovranno essere estremamente facili da raggiungere (poco più che una formalità). Anche se in fondo la cosa migliore per Galliani sarebbe inserire nella formula direttamente l'obbligo e non il diritto di riscatto. Su questo si continua a lavorare in queste ore, con una valutazione complessiva dell’affare che si aggirerebbe poco sotto i 20 milioni di euro.

Adesso tocca al centrocampo: Jhonny Cardoso obiettivo numero uno

Sistemata la difesa con Pongracic ora si punta a rimpolpare il centrocampo

La Fiorentina continua a organizzare i piani per ricostruire il centrocampo, reparto falcidiato e anzi svuotato dalle numerose partenze a parametro zero. Sistemata la difesa con l'arrivo di Pongracic, Pradè deve anche chiudere al più presto per qualche nome a centrocampo per dare a mister Palladino la possibilità di sperimentare un assetto tattico altrimenti ''monco''. Il primo sulla lista, al di là di Manuel Locatelli che piace tantissimo, è Jhonny Cardoso del Betis Siviglia. Al solito il problema resta la sua valutazione: 20 milioni di euro.Le alternative al momento restano: Thorstvedt del Sassuolo e Bove della Roma. Carnevali non molla di un centimetro sul prezzo del centrocampista col quale la Fiorentina ha già raggiunto un'intesa di massima, mentre la Roma continua a valutare Bove 20 milioni di euro. Cifra che al momento la Fiorentina non pare disposta a sborsare. Intanto, spunta anche il nome di Lovric dell'Udinese, per cui la Fiorentina ha già imbastito una vera e propria trattativa. Sullo sfondo rimane anche Andrea Colpani, pupillo di Palladino e per cui il Monza chiede circa 18 milioni di euro. La formula potrà essere decisiva nell'affondo finale, con Galliani che ha già respinto una prima offerta di prestito con diritto di riscatto. E poi c'è Vranckx: il calciatore ha espresso forte gradimento per la Fiorentina e vorrebbe tornare nel calcio italiano, ma il Wolfsburg non si schioda dalla sua richiesta di 12 milioni di euro (ritenuta eccessiva dal club viola).Infine una notizia su Gaetano Castrovilli che riparte dalla Lazio di Baroni. Dopo l'addio a zero dalla Fiorentina, il centrocampista cerca un rilancio per la sua carriera a Roma dove firmerà un contratto annuale più opzione per il secondo a 2 milioni. Tuttavia l'accoglienza del tifo laziale non è stata molto calorosa, anzi. Nella Roma sponda biancoceleste è un momento di forte contestazione contro Lotito e l'acquisto di Castrovilli non sembra aver migliorato la situazione visti i molti punti interrogativi sulla condizione fisica di Castrovilli che hanno alimentato lo scetticismo dell'ambiente. Baroni però stravedere per il giocatore, tanto che la Lazio ha fatto di tutto per superare la concorrenza del Bologna di Vincenzo Italiano.

Fiorentina, addio Milenkovic e benvenuto Pongracic!

Chi è e quanto costerà il nuovo difensore centrale a disposizione di Mister Palladino

Fino a pochi giorni fa, la difesa viola era l’unico reparto che sembrava poter ripartire da tre punti fermi: Quarta, Milenkovic e Ranieri. Certo, sarebbe stato necessario aggiungere almeno un innesto di pari livello, ma con i numerosi giovani promettenti a disposizione di mister Palladino il reparto era pressoché già completato. E invece anche la difesa della Fiorentina, come il centrocampo e l’attacco, è destinata a diventare nel giro delle prossime ore un cantiere aperto. Tutto dovuto ''all'improvvisa'' partenza direzione Nottingham di Nikola Milenkovic. Difficilmente il serbo sarà rimpiazzato prima della partenza per la tournée in Inghilterra, dove Palladino contava già di testare nelle amichevoli più probanti il nuovo assetto arretrato. Invece è tutto da rifare. Le uniche certezze in questo momento sono rappresentate da Martinez Quarta e Ranieri. L’argentino però, fresco campione di Copa America, tornerà a Firenze solo nella prima settimana di agosto e dovrà bruciare le tappe per diventare quel play arretrato nel quale il tecnico vorrebbe trasformare l’ex River. Ranieri invece è già oggi un perno intoccabile: si parla già di un suo rinnovo. Per quanto riguarda le gerarchie all'interno del reparto, a questo punto diventano indispensabili i giovani Lucchesi e Comuzzo.Le idee per sostituire Nikola Milenkovic non mancano, ma la vera sfida per i dirigenti viola sarà farlo nel minor tempo possibile. Il nome principale, se non l'unico a questo punto, è quello di Marin Pongracic. Classe '97 nel giro della nazionale croata, ha iniziato la carriera in Germania, tra Borussia Dortmund e Wolfsburg. In quegli anni si è pure guadagnato un simpatico soprannome: "skandal-profi", ossia "il professionista dello scandalo". Questo il soprannome affibbiatogli dalla prestigiosa testata sportiva de la Bild. Insomma, uno che si faceva notare più fuori che dentro il campo. Questo soprattutto per varie vicende avvenute durante il periodo del lockdown, nel quale il croato è diventato protagonista, in negativo, sulle pagine dei giornali. Proprio la ‘Bild’ racconta che è stato pizzicato più volte in pubblico senza dispositivi di protezione (obbligatori all'epoca), e ha persino partecipato ad una festa privata, riprendendo il tutto e pubblicandolo sui social (nulla che anche Jovic non abbia già fatto). Anche in campo tuttavia si è fatto valere: alla seconda partita ufficiale gomitata a Morales del Fortuna Düsseldorf, calci ai cuscini a bordo campo, rimprovero pubblico dei compagni e ben tre giornate di squalifica.Dopo una breve parentesi al Borussia Dortmund, durata un anno in prestito, su di lui è piombato Pantaleo Corvino, il quale ha acquistato Pongracic nell'agosto del 2022 dal Wolfsburg con la formula del prestito con diritto di riscatto a 1,6 milioni, esercitato poi il primo luglio del 2023. Pongracic è stato uno degli assoluti protagonisti dell'ultima salvezza del Lecce, sotto la guida prima di D'Aversa, e successivamente di Gotti. Il muro salentino, con 36 presenze da titolare su 38 partite in campionato, ha guidato la difesa del Lecce, portandola a una salvezza piuttosto tranquilla. Rispetto a Milenkovic segna molto meno. In carriera ha siglato solamente 3 gol in 211 partite.La Fiorentina resta fiduciosa di aver fatto il blitz decisivo per assicurarsi le sue prestazioni pareggiando l'offerta economica del Rennes al Lecce e offre uno stipendio più alto al calciatore: contratto fino al 2029 a 2,1 milioni di euro a stagione, a fronte dell'accordo a 1,8 per cinque stagioni che aveva raggiunto il calciatore con il club francese. I francesi tuttavia hanno fissato le visite mediche per la giornata di oggi e restano fiduciosi. La Fiorentina attende invece in giornata la risposta definitiva di Pongracic, mentre il Lecce non si espone e resta a guardare l'evolversi della situazione sicuro di incassare una notevolissima plusvalenza.Se Pongracic accettasse l'offerta viola, ecco che il croato diverrebbe uno degli acquisti più onerosi della storia della Fiorentina. Il primo rimane Nicolas Gonzalez prelevato dallo Stoccarda nell’estate 2021 per una cifra vicina ai 24,5 milioni (bonus esclusi), ma nella top ten ci sarebbe pure lui al fianco di Alfred Duncan (per il quale l’esborso nel gennaio 2020 fu di 15 milioni pagati al Sassuolo). Sul podio anche Juan Cuadrado (20 milioni) e Sofyan Amrabat (19,5)". Per la stessa cifra il difensore che sostituirà Milenkovic occuperà il settimo posto di questa particolare graduatoria.

Nico Gonzalez: lacrime di gioia e dolore nel trionfo dell’Argentina, pronto per una nuova sfida con la Fiorentina

Il numero dieci viola è protagonista nella Copa América e si prepara a tornare a Firenze, dove il nuovo allenatore Palladino conta su di lui per guidare l’attacco

Il sorriso, le lacrime di gioia e un futuro ancora incerto. C'è una significativa presenza viola nel trionfo dell’Argentina nella Copa América di domenica notte, con la vittoria ai supplementari grazie a un altro gol decisivo di Lautaro Martinez, che ha affondato la Colombia, consacrando una squadra ai vertici mondiali. Questo è il lavoro del ct Lionel Scaloni, che in tre anni ha collezionato vittorie: due Copa America, la Finalissima contro l’Italia e il Mondiale in Qatar. Non solo Messi: nella notte di Miami, il capitano ha dovuto lasciare il campo al minuto 66 per un infortunio alla caviglia, rivelando il lato più umano del campione. Le lacrime, questa volta di dolore, hanno visto l'ingresso in campo di Nico Gonzalez, il numero dieci della Fiorentina, al posto di Messi.Qualità, pressing, spinta e dialogo con gli attaccanti: queste le caratteristiche che Gonzalez ha portato in campo. Lacrime di gioia lo hanno accompagnato nell'abbraccio con Lautaro alla fine della partita. Poi, la foto con i trofei e la lunga festa dentro e fuori dagli spogliatoi. Con l’addio di Angel Di Maria alla Selección, Nico sarà sempre più una figura chiave per il presente e il futuro di un gruppo entrato nella storia. Scaloni ha sempre puntato su di lui, vedendolo come titolare o primo sostituto in un sistema di gioco fluido che sfrutta le fasce, con incursioni centrali, estro e fantasia. Nico è indispensabile per Scaloni, sia a destra che a sinistra, a centrocampo o in altre posizioni. Poche settimane fa, il ct lo ha schierato come terzino sinistro nella difesa a quattro. Nonostante alcune critiche, Gonzalez ha saputo dissipare ogni dubbio con le sue prestazioni. Il sogno con la Nazionale rimane il Mondiale, un traguardo mancato due anni fa a causa di un infortunio che lo costrinse a rinunciare poche ore prima della partenza per il Qatar. Altre lacrime.Ora è tempo di vacanze: tre settimane per ricaricarsi prima di tornare a Firenze, dove sarà a disposizione del nuovo allenatore Raffaele Palladino. Nel 3-4-2-1, il suo è un ruolo chiave, quasi fatto su misura per esprimere tutta la sua qualità. Libero di agire alle spalle dell’attaccante, in coppia con Beltran o Sottil, con licenza di muoversi, svariare, inserirsi e provare la conclusione. Il talento ha bisogno di spazio e tempo per esprimersi al meglio. Nico potrebbe anche anticipare il rientro al Viola Park per prepararsi al meglio all’inizio della nuova stagione.Pradè ha dichiarato che l’argentino è incedibile "al 99 per cento". Mai dire mai, anche se il contratto fino al 2028 tranquillizza la Fiorentina rispetto a eventuali offerte. Tuttavia, un'offerta significativa potrebbe essere valutata. Recentemente, Alessandro Moggi, agente del giocatore, ha rivelato che la Fiorentina ha rifiutato un’importante offerta dalla Premier League di 42 milioni, sottolineando l’importanza e il simbolismo di Nico per il club.Gonzalez si trova bene a Firenze, dove è diventato un leader, concludendo la scorsa stagione con 16 reti e 5 assist in tutte le competizioni. La Fiorentina resta vigile e sta cercando un trequartista per completare il reparto: Zaniolo è sfumato, ma Colpani rimane un obiettivo concreto. Giocatori di qualità, ancora in fase di maturità, che possano aiutare Palladino a plasmare un attacco senza punti di riferimento fissi, esprimendo al massimo il suo potenziale dopo alcune stagioni difficili post cessione di Vlahovic. Sono giorni dolci per Nico, che presto tornerà al Viola Park. Palladino lo aspetta a braccia aperte: la Fiorentina ha bisogno del suo numero dieci.

Il Nottingham Forest piomba su Milenkovic, Fiorentina alla caccia di un difensore

Tutti i nomi e le strategie di mercato della società viola

Pensavamo tutti che la cessione illustre sarebbe stata quella di Nico Gonzalez. E invece no. Nikola Milenkovic si allontana dalla Fiorentina. Il Nottingham Forest avrebbe offerto 15 milioni per il difensore serbo. La Fiorentina non ha chiuso alla possibilità di cedere il giocatore e anzi ha rilanciato chiedendone ben 20. Milenkovic potrebbe dunque lasciare la Fiorentina dopo 7 anni in viola e quindi a mister Raffaele Palladino adesso serve subito un difensore forte. Molto forte. Il che potrebbe scombinare i piani di mercato di Pradè e Goretti.Chi al suo posto? Le ipotesi sono molte, le idee forse anche. Ma quanto chiare? In Serie A, la Fiorentina segue da tempo Bijol dell'Udinese anche se il giocatore piace a molti club in Europa e la trattativa non sarà delle più semplici. E adesso, con le voci relative alla cessione di Milenkovic, il prezzo del giocatore è destinato a salire ulteriormente. Da monitorare anche la soluzione Nehuen Perez, nome già accostato alla Fiorentina in passato. Attenzione anche alla pista che porta a Theate, ex Bologna, dopo che il suo trasferimento in Arabia è saltato. Anche lui è un vecchio pallino di Daniele Pradè.Dall'estero invece i nomi sono soprattutto quelli di Logan Costa e Martin Vitik. Costa, difensore francese di nascita ma con passaporto di Capo Verde, milita in Francia nel Tolosa. Classe 2001, nell'ultima stagione è stato un titolare sia in campionato che in Europa League, con 38 presenze complessive. Vitik Difensore centrale classe 2003, Martin Vitik ha ricoperto nelle ultime stagioni principalmente il ruolo di braccetto destro nella difesa a tre di Brian Priske, tecnico che ha lasciato lo Sparta Praga per sedersi sulla panchina del Feyenoord. Bravo tecnicamente e abile nell’impostazione, può giocare in una difesa a quarto nel ruolo di centrale di destra. Per lui La Fiorentina avrebbe presentato un’offerta da 10 milioni di euro più bonus. Una proposta che al momento è ritenuta ancora bassa dallo Sparta Praga che considera il difensore importante per il club.Come ultima risorsa, la Fiorentina potrebbe anche decidere di accelerare i tempi di arrivo a Firenze di Nicolas Valentini, ma prima serve trovare l'accordo col Boca Juniors che vuole un indennizzo in denaro troppo alto a fronte di una clausola rescissoria di 9.5 milioni inserita nel contratto del giocatore.

Centrocampo, tutti i nomi trattati dalla Fiorentina

Thorstvedt primo obiettivo, ma non è ad un passo. Nome nuovo dal Sudamerica

Dopo l'acquisto di Moise Kean e dopo aver sistemato l'emergenza in attacco e preso (pare per gennaio) il difensore Nicolas Valentini, gli uomini mercato della Fiorentina sono adesso concentrati sul centrocampo. Un reparto in cui arriveranno almeno due pedine importanti, salvo capire quale valore riconoscerà mister Palladino a due come Bianco ed Amatucci. Qualora l'allenatore viola non dovesse riconoscere all'altezza nessuno dei due, gli acquisti in quel settore del campo potrebbero essere anche di più. Ma veniamo ai nomi degli obiettivi ed allo stato dell'arte delle trattative.Kristian ThorstvedtI viola avrebbero individuato ormai tempo nel centrocampista norvegese la pedina perfetta per il nuovo scacchiere tattico creato da Raffaele Palladino. Per caratteristiche, qualità e duttilità sembra essere lui l'obiettivo numero uno del mercato viola a centrocampo. Accordo già trovato tra la Fiorentina ed il calciatore, il Sassuolo chiede 9/10 milioni per il calciatore mentre i viola ne offrono 6/7. Una distanza che francamente appare tutto meno che incolmabile. Secondo alcune fonti però la trattativa non sarebbe in stato così avanzato. L'interesse gigliato per il centrocampista del Sassuolo è reale, così come il gradimento del calciatore per una piazza come Firenze. I contatti sono continui, ma al momento l'operazione non è in fase di definizione. Infine, occhio alla concorrenza del Bologna.Aster VranckxLa trattativa per il belga prosegue seppure si sia complicata con il passare delle settimane, complice la scelta del Wolfsburg di non abbassare minimamente le pretese di 10-12 milioni di euro. La Fiorentina punta forte questo calciatore ormai da un paio di sessioni di mercato e lo ritiene la giusta ''aggiunta muscolare'' al reparto di centrocampo. Nemmeno l'interferenza, prima forte e poi timida, del Crystal Palace è riuscita a scalfire la voglia di Vranckx di vestirsi di viola. LA sensazione dunque è che la Fiorentina abbia letteralmente in mano il giocatore e stia aspettando che i tedeschi si arrendano e smettano di arroccarsi sulla loro posizione.Edoardo Bove e Florian NeuhausEntrambi meno chiacchierati rispetto ai primi due, che restano i principali obiettivi viola, sono comunque nomi da non escludere. Bove piace tantissimo, per capacità attuali e prospettive, ma la richiesta di 20 milioni da parte della Roma ha spaventato la Fiorentina. I giallorossi puntano ad incassare quella cifra dalla cessione del centrocampista per poi aggredire altri nomi sul mercato con liquidità a disposizione (probabilmente Sorloth, ex obiettivo anche della Fiorentina).Per quanto riguarda Neuhaus c'è poco da dire. Si tratta di un giocatore in netto calo negli ultimi anni e falcidiato da numerosi infortuni, La sensazione è che sia stato più il suo entourage a proporlo alla Fiorentina che non la squadra viola a cercarlo. Potrebbe diventare un obiettivo sensibile solo qualora le condizioni economiche si facessero particolarmente vantaggiose, ma la richiesta attuale del Borussia M'gladbach è, ad oggi, decisamente troppo esosa.Il nome nuovoNicolas Valentini potrebbe non essere il solo calciatore in arrivo alla Fiorentina dal Sudamerica in questa sessione di calciomercato. Avrebbero infatti fondamento le voci che vorrebbero la Fiorentina su Richard Rios, mediano classe 2000 del Palmeiras (impegnato con la sua Colombia nella finale di Copa America contro l'Argentina). I brasiliani chiedono 20 milioni, un prezzo decisamente importante. Attenzione anche alla concorrenza in Serie A di due club importanti come Roma e Milan. Il calciatore ha un contratto fino al 31 dicembre 2026 e ha una clausola rescissoria da ben 30 milioni di euro.

Nicolas Valentini è della Fiorentina

Ecco chi è il nuovo acquisto viola e quando può arrivare

Nicolas Valentini è molto vicino a vestire la maglia viola. Anzi di più. Virtualmente è già un calciatore della Fiorentina. Resta da capire solo quando e come potrà farlo. Pradè e Goretti hanno raggiunto un'intesa di massima con il calciatore, sorpassando anche la Roma nelle ultime ore, che si svincolerà dal club argentino il prossimo 31 dicembre. La Fiorentina offre a Valentini un contratto di 4 anni e mezzo, quindi fino a giugno 2029. Ma il suo arrivo a parametro zero non è l'unica opzione possibile. Anzi. La Fiorentina vorrebbe avere subito il giocatore e c'è ottimismo sul fatto che questo possa accadere. Il Boca Juniors per liberarlo adesso chiede un indennizzo alla Fiorentina ed in virtù della volontà di mantenere buoni rapporti con una società importante i viola si stanno dimostrando tutto meno che chiusi a tale richiesta (era già successo col passaggio di Brekalo dal Wolfsburg). Il difensore ha una clausola nel suo contratto da 9,3 milioni e la richiesta del Boca sarebbe di 5 milioni di euro. Cifra che, ovviamente, la Fiorentina punta a limare di almeno un paio di milioni.Ma se la Fiorentina accontenterà il Boca Juniors, quando arriverà Valentini a Firenze? Sicuramente prima di Beltran, dato che non parteciperà alle prossime Olimpiadi. Anche Valentini ha fatto parte del gruppo dell'U23 fino al torneo preolimpico invernale, dopo di che il ct Mascherano ha fatto altre scelte. Abbiamo poi detto della Roma che era praticamente riuscita a prenderlo, ma il giocatore in passato è stato seguito anche da alcuni top club italiani: Lazio ed Inter su tutti. I nerazzurri in particolare furono vicini ad ingaggiarlo sotto consiglio di un altro grandissimo ex difensore come Walter Samuel, suo connazionale. Fu proprio "The Wall" a tessere le lodi del classe 2001 a Javier Zanetti. Ma Valentini, avendo anche passaporto italiano oltre che argentino, era anche rientrato nelle mire del ct Mancini che lo aveva fatto seguire per una eventuale convocazione con la nazionale maggiore.Comunque con Walter Samuel Valentini condividi una grande prestanza fisica. Il classe 2001 ha una struttura fisica imponente. Altezza 1 metro e 87 cm. Di piede mancino. Molto bravo nella marcatura, ma è il classico difensore sudamericano che rischia spesso l'anticipo. Almeno per questo aspetto, ma non solo, sarà necessario dargli il tempo di ambientarsi nel nostro calcio e nel nostro campionato. Ottimo sia nei colpi di testa che nei passaggi corti, non si tratta però di un calciatore abile ad impostare l'azione. Parliamo di un difensore puro, ruvido. Non fa della tecnica di base il suo punto di forza, ma tende a giocare molto con il portiere.Nonostante la mole che lo accompagna pare sia bravo nelle scivolate. Il classe 2001 può giocare sia da centrale che da terzo a sinistra nella difesa a tre che ha in mente Palladino. Un giocatore duttile che potrebbe far molto comodo alla Fiorentina sin da subito, rientrando nelle turnazioni alle spalle di Milenkovic, Quarta e Ranieri e davanti al quinto difensore che Palladino sceglierà tra i giovani a sua disposizione in questi giorni al Viola Park.

Kean è viola. Thorstvedt quasi. Colpani prossimo obiettivo

Ma Adriano Galliani smentisce ogni trattativa con la Fiorentina

È arrivata l'ufficialità per quanto riguarda il passaggio Moise Kean alla Fiorentina. L'ex calciatore del PSG ha messo la sua firma su un contratto quinquennale da circa 2,2 milioni a stagione e sarà da subito a disposizione di Raffaele Palladino per questa prima fase del ritiro al Viola Park. Per quanto riguarda le cifre del suo passaggio in viola è la stessa Juventus a fare chiarezza in un comunicato ufficiale nel quale le cifre sono espresse con la massima trasparenza poiché la società bianconera è quotata in borsa. La Fiorentina sborsa dunque alla Juventus per Kean un corrispettivo di 13 milioni di euro, pagabili in quattro esercizi, oltre a premi variabili fino ad un massimo di 5 milioni.Risolta, anche se parzialmente, l'urgenza sul fronte offensivo adesso la Fiorentina deve concentrarsi sul centrocampo, reparto completamente da ristrutturare e rimpinguare il prima possibile per dare a mister Palladino la possibilità di programmare gli allenamenti. I dirigenti della Fiorentina stanno lavorando da tempo per Thorstvedt del Sassuolo. Per il norvegese nelle ultime ore c'è stata una forte accelerazione e sembra quasi tutto fatto: infatti c'è l'accordo col giocatore e adesso rimane solo da convincere il club emiliano che al momento non si muove dalla richiesta di 9 milioni, mentre l'offerta viola sarebbe di circa a 6-7 milioni (più ulteriori bonus). Una distanza minima da colmare che, unità alla volontà di tutte le parti coinvolte (soprattutto quella di Thorstvedt) di risolvere la situazione il prima possibile, induce oggi all'ottimismo.Infine, dopo aver perso Zaniolo, la Fiorentina si è gettata a capofitto sul cosiddetto ''piano b'': Andrea Colpani. Il calciatore del Monza è reduce da annate importanti in Serie A e porterebbe in dote un discreto numero di gol, cosa assai gradita, ed è un fedelissimo di Palladino. Oggi però l'AD del Monza Adriano Galliani è intervenuto in conferenza stampa durante la presentazione del nuovo tecnico Alessandro Nesta ed ha "raffreddato" questa pista di mercato. Secondo Galliani non ci sarebbe, al momento, alcuna trattativa in atto tra Monza e Fiorentina per Colpani. Verità o strategia? Difficile a dirsi. Tuttavia Galliani ha aggiunto che il mercato è ancora lungo e che da qui al 30 di agosto tutto può succedere. Staremo a vedere.

Fiorentina, tutto sul centrocampo

Ecco i nomi in lizza per ricostruire la spina dorsale della squadra di Palladino

La Fiorentina cerca rinforzi a centrocampo oltre che in attacco e proprio in questo settore sembrano essersi concentrate le attenzioni dei dirigenti viola in questo momento. Uno degli obiettivi è Marco Brescianini per il quale si prospetta un duello di mercato con l'Atalanta. Il Frosinone lo valuta 12 milioni di euro (tra l'altro il 50% della rivendita spetta al Milan, motivo per cui il club ciociaro sta sparando particolarmente alto). Inoltre , ad oggi la trattativa tra Frosinone ed Atalanta appare ben avviata, ma anche i viola nei prossimi giorni dovranno incontrare il suo procuratore Beppe Riso (lo stesso di Raffaele Palladino) per discutere i margini di manovra e la fattibilità dell'operazione. Le difficoltà non mancano, ma la sfida è aperta.Il nome nuovo invece arriva dalla Germania. Il club viola avrebbe messo nel mirino Florian Neuhaus del Borussia Moenchengladbach. Classe 1997, ha collezionato 29 presenze nella stagione 2023-2024 segnando 4 gol e servendo altrettanti assist. Vanta pure 10 apparizioni nella nazionale tedesca. Destro naturale, la sua ecletticità gli permette di spostarsi tra la mediana e la trequarti con grande disinvoltura. Contratto in scadenza nel 2027, tre anni fa visse il momento più florido della sua carriera giocando le qualificazioni per Qatar 2022 con la nazionale tedesca ed il suo cartellino raggiunse un valore di mercato di oltre 30 milioni. Poi le sue prestazioni sono calate anche al netto di numerosi problemi fisici. Ad aprile ha subito un infortunio al tendine d’Achille che gli ha impedito di giocare tutto il finale di stagione.Sembra che il Borussia Moenchengladbach lo lascerebbe partire per circa 10 milioni. Su di lui a gennaio si erano informate anche Lazio e Napoli.Uno dei primi nomi era e rimane Aster Vranckx del Wolfsburg. Con il belga l’accordo economico non è mai stato un problema, con la Fiorentina potrebbe garantirgli un lauto ingaggio rispetto a quanto percepisce in Germania. Inoltre la volontà del calciatore è quella di lasciare la Bundesliga. Il rischio maggiore in questo momento è rappresentato dal Crystal Palace che può avanzare una proposta economicamente più ricca mentre la Fiorentina, al momento, temporeggia.Il nome in assoluto maggiormente intrigante è quello di Edoardo Bove, talento della Roma per il quale nelle ultime ore sono partiti i contatti con i giallorossi: Daniele Pradè lo stima molto e i suoi rapporti privilegiati con la capitale potrebbero fare la differenza. Tutto dipenderà dalla richiesta economica della Roma che, tuttavia, non ritiene il calciatore incedibile. La Fiorentina aveva pensato poi a Tanner Tessman, classe 2001 del Venezia, ma l’Inter ha superato il club viola ed è ormai ai dettagli per chiudere l’operazione.Infine c'è Thorstvedt, colui che probabilmente è in cima alla lista dei desideri della Fiorentina che lo considera una pedina perfetta da impiegare sia in una posizione più arretrata che sulla trequarti, secondo necessità. Il Sassuolo lo valuta circa 10 milioni di euro, ma si può chiudere per 8-9.

Lucca e Zaniolo sono perfetti per Palladino, ma costano troppo

In uscita Nzola conteso da Lecce e Cagliari

La Fiorentina si incontrerà con il procuratore di Lorenzo Lucca ma per l'attaccante dell'Udinese, al pari di Nicolò Zaniolo, le richieste sono considerate troppo alte dal club viola. Ancora un volta dunque è la questione economica lo scoglio maggiore da superare, ciò che frena il mercato viola. Per Lucca l’Udinese difficilmente ascolterà proposte di tanto inferiori ai 15 milioni. Il centravanti bianconero, infatti, viene considerato dal nuovo allenatore Raffaele Palladino come un elemento capace di aggiungere l’opzione dell’attaccante di riferimento alla Fiorentina, ma non basteranno i 12 milioni attualmente offerti dai viola per convincere Gino Pozzo alla cessione di un giocatore di 24 anni che potrebbe rappresentare il futuro della nazionale italiana.Per Zaniolo invece il Galatasaray vuole 20 milioni di euro fra prestito oneroso ed obbligo di riscatto, mentre la Fiorentina non vuole andare oltre i 16 massimo 17. L'Atalanta, dal canto suo, offre un prestito oneroso più alto senza obbligo di riscatto, forti della volontà del giocatore di vestirsi di nerazzurro.Sul fronte cessioni in attacco sorprende che ci siano diverse società che vorrebbero M’bala Nzola (soprattutto due): già nel mirino del Lecce a gennaio, in questa fase il giocatore angolano sta considerando una serie di proposte tra cui anche quella del Cagliari. 

Fiorentina su Zaniolo, ma il piano “B” è Colpani

A centrocampo spunta il nome di Pessina. Vranckx si allontana. Amrabat chiede la cessione

La nuova era della Fiorentina targata Raffaele Palladino comincerà da un centrocampo completamente da ricostruire. Dopo lo svincolo di Castrovilli e Bonaventura in rosa resta solo Mandragora (oltre a Bianco e gli altri giovani che saranno valutati). Ci sarebbe anche Sofyan Amrabat, ma il calciatore ha lasciato capire che non vuole essere neppure convocato per il ritiro della Fiorentina al Viola Park ed è dato nuovamente in uscita.Dolo l'arrivo di Kean in attacco adesso Pradè e Goretti dovranno accelerare per gli innesti in mediana. E chissà che alla fine un tentativo non venga fatto per Pessina, un mediano muscolare e dinamico con buone capacità di inserimento e realizzative. Caratteristiche queste anche di un elemento come Vranckx, ma su di lui pare essere piombato il Crystal Palace e la pista si complica. In orbita viola c’è ancora Tessmann (jolly utile) oltre ai ‘soliti’ Pobega e Brescianini. Giocatori, quest’ultimi, con caratteristiche più da incursori. Tutto dipenderà dall'equilibrio che Mister Palladino ricercherà per la sua squadra.Altro nome caldo da settimane, ma sul quale recentemente non si sono registrati aggiornamenti, è quello di Kristian Thorstvedt. Calciatore che i dirigenti viola avevano cercato già a gennaio. Nonostante le parole del ds del Sassuolo Carnevali, Thorstvedt – autore della miglior stagione in carriera dal punto di vista realizzativo, 6 gol appunto, da trequartista, ma con un passato da centrocampista centrale e mezzala – è in cima alla lista dei desideri della Fiorentina. Potrebbe arrivare per 7-8 milioni. Dalla Spagna intanto continuano a parlare di una trattativa per Antonio Blanco (Alaves) anche se l’affare non è così ben avviato.Passando al fronte offensivo, continua la sfida a suon di sorpassi e controsorpassi con l'Atalanta per provare ad arrivare a Nicolò Zaniolo, con la Fiorentina che si tiene aperte anche strade alternative. Una su tutte Andrea Colpani del Monza. Si lavora anche per provare ad assicurare a Raffaele Palladino un altro innesto in attacco dopo Moise Kean. Ed in questo senso rimane calda la pista che porta a Lorenzo Lucca. Per quanto riguarda le cifre c’è ancora distanza tra Udinese e Fiorentina in relazione al prezzo del cartellino. Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra l’agente del calciatore e la dirigenza della Fiorentina. Nel frattempo la squadra mercato viola deve anche fare i conti con la concorrenza decisamente scomoda del Napoli di Antonio Conte, che lo segue come potenziale sostituto di Giovanni Simeone.

Apre il mercato degli svincolati, tutte le occasioni da cogliere per la Fiorentina

Spinazzola, Rabiot, Alexis Sanchez e Cuadrado sono solo alcuni dei calciatori a costo zero

Con l’arrivo del mese di luglio la Fiorentina perde molti calciatori a fine contratto (Bonaventura e Castrovilli su tutti). Ma non è l'unico club di Serie A ad aver svincolato dei calciatori. Vediamo dunque cosa propone questa particolare porzione del mercato e se qualcuno tra questi calciatori potrebbe fare al caso della Fiorentina. Cominciano da portieri e difensori. Tra i pali c’è il trentanovenne Guillermo Ochoa, che non vuole smettere di giocare. Il messicano punta, infatti, ad arrivare al Mondiale 2026 per diventare il primo calciatore nella storia a partecipare a sei edizioni della Coppa del Mondo. Nei 18 mesi con la Salernitana ha dimostrato di essere ancora reattivo e accetterebbe pure il ruolo di dodicesimo. Ovviamente prima di acquistarlo la Fiorentina dovrebbe decidere il futuro di Christensen (che dovrebbe partire) e Martinelli (destinato o trovare spazio in prima squadra altrimenti a fare esperienza in prestito almeno per due anni).In difesa, tra gli svincolati, c’è anche Juan Cuadrado: anche lui vorrebbe proseguire la carriera ed un ritorno a Firenze sarebbe romantico, ma al momento su quella corsia i viola hanno una coppia eccezionale, Dodò e Kayode, ed anche molti altri calciatori giovani da valutare. Un acquisto dunque in quella zona di campo sembrerebbe quantomeno superfluo. Discorso diverso sulla corsia mancina dove Leonardo Spinazzola, cercato recentemente anche dal Napoli di Antonio Conte, potrebbe rappresentare un’alternativa interessante a Parisi svecchiando la rosa salutando capitan Biraghi.  Al centro della difesa i nomi più interessanti sono quelli dell’ex milanista Simon Kjaer e di Ricardo Rodriguez. Il difensore svizzero, recente carnefice dell’Italia ad Euro 2024, potrebbe dare un valore aggiunto anche sui calci piazzati ed in nazionale gioca nella difesa a 3 da cui mister Palladino vorrebbe ripartire per costruire le fondamenta della sua Fiorentina.A centrocampo torna il nome di Roberto Pereyra, che non ha trovato un accordo per rinnovare il suo contratto con l’Udinese. Occhio anche a Stefano Sensi. Per quanto riguarda il regista destano un po’ di perplessità le sue condizioni fisiche. Il Como gli ha offerto un contratto annuale con opzione per il secondo, ma c’è distanza sulle cifre. Da capire se la Fiorentina stia effettivamente cercando un regista a centrocampo o se invece i viola siano alla ricerca di una coppia di mediani metodisti più dinamici e con doti fisiche importanti. Anche se interessasse sembra quasi impossibile arrivare invece ad Adrien Rabiot. Il francese finora non ha accettato la proposta di rinnovo della Juventus (biennale da 7,5 milioni a stagione con opzione per il terzo anno): il Milan ha sondato il terreno, così come vari club inglesi. Un ingaggio che non è alla portata della casse viola.Infine l’attacco, il reparto dove sembra esserci meno scelta ed in cui la Fiorentina ha maggiore necessità ed urgenza di investire. Dopo aver salvato l’Empoli coi suoi gol, Mbaye Niang ha deciso di non restare in Toscana, andando a caccia di una nuova avventura. Ad Empoli ha dato un discreto contributo, tuttavia oltre al campo di allenamento i luoghi in cui si è fatto vedere maggiormente sono un noto bar del centro ed il suo fidato carrozziere, dove almeno una volta a settimana depositava uno dei suoi bolidi ammaccati. Personaggio. Infine spera di restare in Italia (ci pensa l’Udinese) Alexis Sanchez, che può sfruttare la vetrina della Copa America col suo Cile per mettersi in mostra dopo aver detto no ad offerte provenienti da Brasile, Qatar e Arabia Saudita.

Fiorentina, che senso ha vendere Nico?

Non si fermano le voci di mercato sull’argentino che “resterà viola al 99%’’

‘’Nico Gonzalez resterà alla Fiorentina al 99%’’. Queste sono state le parole del ds Pradè nella conferenza stampa che, qualche settimana fa, ha chiuso la vecchia stagione della Fiorentina ed aperto la nuova. Dopo questa dichiarazione del dirigente viola nessuna voce dell’entourage del giocatore, men che meno il giocatore stesso, ha sollevato obiezioni o fatto alcun clamore. bene cosi’ dunque.Eppure le voci di mercato su Nico non si sono mai fermate. Nico Gonzalez è il pezzo pregiato di questa Fiorentina. Già lo scorso gennaio, Rocco Commisso ha rifiutato varie offerte dall'Inghilterra per il suo numero 10 fresco di rinnovo fino al 2028. Anche Raffaele Palladino ieri in conferenza ha speso parole al miele per l'attaccante. Adesso però, bisogna capire se la Fiorentina vorrà davvero trattenere Nico o incassare una cifra importante da usare sul mercato. La grande domanda ovviamente e’: per una Fiorentina che si dice ambiziosa che senso puo’ avere cedere Nico, il suo calciatore piu’ forte, in questa sessione di mercato? Il giocatore non ha mai espresso la volontà di andarsene, quindi per ciò che sappiamo ad oggi la scelta sarebbe quasi interamente della società. Certo, un’offerta irrinunciabile garantirebbe ai viola la possibilità di agire sul mercato con più liquidità, ma parte di quei soldi andrebbero comunque reinvestiti in un sostituto dell’argentino. Inoltre Palladino ha bisogno di altre esterni forti per il suo progetto tecnico, dato che Ikone’ e’ dato in partenza così come Kouame. 

Nasce la nuova Fiorentina di Palladino, si riparte dalla difesa a 3

Parisi e Sottil perfetti per il nuovo allenatore. Ikoné sempre più lontano da Firenze

La Fiorentina riparte con Raffaele Palladini come nuovo tecnico. Dopo settimane di incertezza sul futuro tecnico della squadra, di chiaro c’era solo il nome del nuovo allenatore e la chiara necessità di andare a prendere sul mercato un centravanti da venti gol a stagione, ieri durante la sua conferenza stampa di presentazione il nuovo mister ha chiarito le sue intenzioni: si riparte dalla difesa a 3. Saranno poi il mercato, gli allenamenti e la necessità di affrontare al meglio avversari diversi a chiarire se il modulo sarà il 3-4-3 o il 3-4-2-1.Questa scelta significa che, in attesa che Palladino possa valutare i giovani che tornano dal prestito durante il ritiro al Viola Park, la Fiorentina dovrà cercare sul mercato almeno un altro grande difensore da affiancare a Milenkovic, Martinez Quarta e Ranieri. Tutto da decifrare il futuro del giovane Comuzzo. Sempre a disposizione di Italiano nella passata stagione è stato utilizzato molto poco e saranno il nuovo allenatore e la dirigenza a decidere il suo futuro dopo il ritiro nel quale il giovane difensore si giocherà le sue carte per restare un altro anno in prima squadra. Altrimenti per lui è pronta un’avventura in prestito. Venendo agli esterni, nodo centrale in un modulo che prevede due esterni a lunga percorrenza (e potenzialmente anche due attaccanti esterni nel caso Palladino optasse per 4-3-3), sono arrivate parole al miele per Parisi e Sottil. Il primo secondo il nuovo allenatore della Fiorentina è semplicemente perfetto per la sua idea di gioco. Per Sottil invece pochi giri di parole: "è fortissimo, ha tutto’’. Palladino dixit. Ultimo punto da affrontare è il centrocampo. La Fiorentina di Italiano ha spesso giocato con il 4-2-3-1 ma quello dell’ex allenatore viola era un centrocampo a ‘’due e mezzo’’ dato che il centrale del tridente alle spalle della punta eseguiva spesso un movimento ‘’a pendolo’’ tra i due reparti. Sarà curioso capire come verrà allestito un centrocampo invece puramente a due, per il quale servono assolutamente calciatori con i piedi buoni ma anche grandi polmoni e straordinarie doti atletiche.

Fiorentina, tra Sørloth e Retegui chi scegli?

30 milioni sul centravanti per una scelta da non sbagliare

Il nodo centrale del mercato della Fiorentina, come ormai noto, è legato alla scelta del nuovo centravanti. Una scelta da non sbagliare, per dare al neo tecnico Raffaele Palladino un attaccante in grado di regalare certezze alla sua nuova squadra e, soprattutto, ai tifosi viola un nome col quale esaltarsi e sperare in un futuro contraddistinto dalla parola ''ambizione''. Parola pronunciata a più riprese dal direttore generale Ferrari e dal ds Pradè nel corso dell'ultima conferenza stampa. Ma sul concetto del ''nome che fa esaltare i tifosi'' ci sono delle riflessioni da fare.Tanto per cominciare è giusto che la società, soprattutto il comparto tecnico, seguano le proprie esigenze e quelle dettate dall'allenatore. Quindi, qualora il profilo individuato fosse un attaccante non dal nome altisonante ma in grado di fornire le garanzie tecniche ricercate, ben venga. Giusto però sottolineare che, dopo tre finali perse in due anni ed un clima non particolarmente sereno nella tifoseria (organizzata e non), anche il fattore legato all'entusiasmo non è da sottovalutare. La Fiorentina si muove attualmente in questo ''limbo''.Tuttavia le cifre di cui si parla attualmente per l'acquisto di un centravanti sono davvero importanti, almeno 30 milioni se si parla dei casi di, nello specifico, di Mateo Retegui ed Alexander Sørloth. E qui un'altra domanda, l'ennesima, sorge spontanea: due giocatori diversi, con rendimento diverso e campionati di militanza diversi (giusto l'età è simile) come possono avere lo stesso prezzo? e chi tra i due può essere considerato una certezza o una scommessa? Domande alle quali è davvero difficile rispondere. Se ne occuperanno i dirigenti viola, ma è giusto provare ad analizzare la situazione con i dati a nostra disposizione.Mateo Retegui, impegnato in Germania con l'Italia per gli Europei ha siglato in questa stagione in Serie A 9 reti (2 in Coppa Italia) e fornito 3 assist. Il Genoa chiede 30 milioni, ma i rossoblù non sembrano intenzionati a cedere il giocatore prima della fine di Euro 2024. Sperano in un exploit del ragazzo per far lievitare ulteriormente il prezzo del cartellino. Discorso diverso per Sørloth. L'attaccante norvegese alto 1,95 cm ha giocato la sua prima vera grande stagione da bomber nella Liga con la maglia del Villareal. Vice capocannoniere del torneo dietro all'ucraino Artem Dovbyk, nell'ultimo anno tra Liga, Coppa del Re ed Europa League ha segnato 26 reti e sfornato 6 assist. Molti più gol di Retegui quindi, ma stesso valore di mercato (25-30 milioni).Sørloth si è confrontato in un campionato tosto come la Liga ed anche in Europa League. Ha segnato molti gol ed è cercato da altri importanti club europei. Dal canto suo Retegui al primo anno in Italia non ha certo sfigurato. La serie A non è un campionato semplice col quale confrontarsi con un attaccante ed anche in Nazionale Retegui non ha deluso. Due reti siglate in stagione anche con gli Azzurri e pass per Euro 24 staccato con timbro annesso del ct Spalletti. Chi è la vera scommessa tra i due? Su chi puntare la maggior parte delle risorse economiche a disposizione per il mercato della Fiorentina? Chi scegliere per non sbagliare? Al direttore sportivo Pradè e a Goretti (ed in ultimo a Commisso) l'ardua sentenza. 

La Fiorentina di Palladino si costruisce dall'alto: tutti i nomi per centrocampo ed attacco

Si complicano le piste italiane di Retegui, Pinamonti e Lucca

Il mercato della Fiorentina è pieno di voci e trattative che, al momento, sembrano concentrarsi soprattutto sui reparti di centrocampo ed attacco. Se in mezzo al campo restano un punto interrogativo i contratti di Bonaventura e Castrovilli, in salita la trattativa per il rinnovo di Duncan che potrebbe partire ed il brasiliano Arthur e Maxime Lopez che hanno già salutato, in attacco almeno ci sono Nzola e Beltran. Ma la Fiorentina cerca un attaccante forte, forse anche due, come ormai noto.Il progetto-mercato del nuovo corso viola targato Palladino abbraccia dunque il centrocampo in primis. Alle già note opzioni Brescianini (il Frosinone non si muove da 12 milioni di richiesta, troppi per la Fiorentina) e Bondo del Monza si è aggiunto Carlos Benavidez. Ventisei anni, uruguaiano dell’Alaves, nella stagione appena conclusa si è fatto notare con 32 partite e 4 gol. Un vecchio obiettivo delle passate stagioni tornato di attualità per il centrocampo viola.Passando all’attacco, partiamo dalle piste "italiane". La Fiorentina sta riscontrando non pochi problemi su tutto il fronte (Retegui, Lucca, Pinamonti ecc.) ed che allora si continua guardare anche all’estero ed a prendere in considerazione anche un ritorno in viola di Andrea Belotti (l'attaccante potrebbe rimanere dopo il prestito semestrale, ma si saprà solo tra qualche giorno, dopo un incontro chiarificatore). Restano per questo vive le piste per Jean-Philippe Mateta, vecchio pallino di Pradè quando il francese giocava nel Mainz e Vangelis Pavlidis. Per quanto riguarda il greco, la concorrenza appare foltissima ed agguerrita. Oltre all'interesse concreto del Benfica di Rui Costa ci sarebbe anche il Bologna di Italiano e Sartori. Il ds del Bologna ha ottimi rapporti con i dirigenti dell'AZ e questo potrebbe favorire la trattativa. Inoltre, la Fiorentina non sembra considerare Pavlidis un obiettivo principale, con il giocatore che potrebbe preferire Bologna visto la possibilità di giocare la Champions League.

Tutti i nomi nuovi del mercato: spunta un attaccante del Marocco

Intanto la Fiorentina fa sul serio con Zaniolo. Torna Jovetic?

Continuano a circolare nomi sul mercato della Fiorentina e le ultime notizie parlano di un ritorno di fiamma per Nicolò Zaniolo, che resta uno dei nomi più caldi del calciomercato italiano in assoluto. La sua avventura all'Aston Villa è terminata, e tornerà al Galatasaray. Su di lui ci sarebbero Atalanta e Fiorentina. Pare che attualmente i viola godano di una posizione di vantaggio sull'ex Roma, con i bergamaschi pronti a replicare ‘’l’operazione Scamacca’’ sperando nello stesso esito. Per quanto riguarda la formula al momento si parla di fatto un'offerta di prestito ai turchi.  A proposito di vecchie fiamme, una suggestione potrebbe essere il ritorno in Serie A per Stevan Jovetic. L'ipotesi non è da escludere. L'ex viola, infatti, potrebbe essere il colpo a sorpresa del Como di Cesc Fabregas. Ma attenzione anche alla Fiorentina. Il montenegrino ha fatto capire che tornerebbe di corsa a Firenze per chiudere in viola la sua carriera. L’idea è più del giocatore che non della società viola che pare orientata su tutt’altri obiettivi. Vero è però che il profilo di Jovetic garantisce esperienza, abilità tecniche, costo del cartellino nullo, ingaggio tutto sommato non così esoso. Occhi aperti dunque perché nel calciomercato non si sa mai.Infine il capitolo centravanti che si arricchisce di una nuova pista, oltre ‘’ai soliti’’ Pavlidis, Retegui, Pinamonti, Lucca e Kean (quest’ultimo con il contratto in scadenza nel 2025 e senza nessun accordo attualmente per il rinnovo). Parliamo di Youssef En-Nesyri. L’attaccante del Siviglia (20 gol in 41 partite tra Liga, Champions League, Coppa del Re e Supercoppa Uefa) è a fine ciclo con il club andaluso e pare che la cessione sia già stata concordata tra le parti: l’operazione può essere messa in piedi con una quindicina di milioni. Sarebbe davvero curioso se il nuovo corso della Fiorentina di Palladino iniziasse da un centravanti marocchino dopo la delusione patita ad Atene per mano di  El Kaabi in finale di Conference League.

Fiorentina a metà tra Retegui e Lucca

Tutti i numeri dei due obiettivi di mercato dei viola

La Fiorentina cerca un centravanti sul mercato, al momento, i due nomi che sembrano emergere dal calderone del mercato sono quelli di Retegui e Lucca. L'obiettivo non è solo prendere un attaccante, possibilmente due, ma alzare anche il livello della rosa in nome di quella parola (ambizione) a più riprese citata nell'ultima conferenza stampa tenuta al Viola Park dal dg Ferrari e dal ds Pradè. In questo momento, tralasciando quella che sembra più essere una suggestione come Mauro Icardi, da una parte c'è il vice centravanti della nazionale, dall'altra il corazziere dell'Udinese. Per Retegui il Genoa spara altissimo sulla valutazione: richiesta base di 30 milioni (trattabili) con i viola fermi a 20 milioni più eventuali bonus. Ma la strategia del Genoa sembra chiara: sparare alto adesso per vedere se qualche ''folle amatore'' ci casca e aspettare poi gli europei, sperando all'exploit di Retegui, per puntare con ancora più decisione alla cifra richiesta (se non ad una superiore). Situazione molto diversa invece per Lucca. L'attaccante dei friulani, che in toscana ha già vestito la maglia del Pisa, ha un costo del cartellino decisamente più contenuto (circa la metà).Chi scegliere tra i due? In questo caso una soluzione potrebbe essere affidarsi ai numeri. Partiamo da ciò che per un centravanti conta di più in assoluto: i gol. Nove reti (sette in A, due in Coppa Italia) in 31 presenze totali col Genoa per Retegui, nove (otto in A, una in Coppa Italia) anche per Lucca, che però ha giocato otto partite in più in bianconero. Per l'ex Boca è giusto aggiungere al computo anche due reti segnate in stagione con la maglia della Nazionale. Altro aspetto da analizzare è quello legato a quanto i due attaccanti abbiano calciato in porta in Serie A quest'anno. Retegui ha una media di tiri a partita pari a 1,8 (0,8 nello specchio), Lucca di 1,4 (0,7 nello specchio). Diverso anche il dato sui gol attesi con il genoano che ha 'overperformato' segnando 7 reti a fronte 5,84 xG e con Lucca che, invece, ha una media quasi aritmetica con otto gol e 7,84 xG.C'è, tuttavia, una statistica che spicca sulle altre, nel confronto tra i due, in maniera clamorosa: è quella relativa alle grandi occasioni da rete fallite. E in questo Retegui si fa decisamente preferire su Lucca con 4 palle gol fallite contro le ben 11 (un paio delle quali clamorosamente mancate anche contro la Fiorentina nella gara di Udine). Questo potrebbe essere un dato da non sottovalutare, in quanto l'italo argentino, statistiche alla mano, sembra essere un attaccante molto piu' preciso rispetto all'ex Ajax, che nella sua avventura ad Udine è riuscito a maturare anche sotto il profilo dell'aiuto alla manovra. Nota a favore di Lucca invece il confronto sui duelli aerei: forte della propria stazza, ha una percentuale di duelli aerei vinti del 44% contro il 37% di Retegui. Chissà se questi numeri saranno al vaglio anche di Palladino e dei dirigenti viola per la scelta del nuovo centravanti. Scelta che, questa volta, non puo' davvero essere sbagliata.

Sfida Sartori - Pradè sul mercato: nel mirino due nomi per il futuro

Centravanti, la Fiorentina ha scelto Retegui. Petkovic assieme a lui?

I destini di Vincenzo Italiano e della Fiorentina sembrano essere destinati ad incrociarsi ancora. Parliamo di calciomercato ovviamente, dato che Italiano è il nuovo allenatore del Bologna (sarà presentato giovedì alle 11) e la Fiorentina ha scelto Raffaele Palladino come nuova guida tecnica per la prima squadra. E, a quanto pare, i due allenatori potrebbero avere gli stessi gusti sul mercato. Pare infatti che Sartori e Pradè abbiano puntato gli stessi obbiettivi: Marco Brescianini e Kristian Thorstvedt in particolare. Per quanto riguarda il primo, il club viola sembra essere molto più avanti rispetto al Bologna e per questo Sartori starebbe virando su altri nomi. nel secondo caso invece la situazione è diametralmente opposta.A proposito di Bologna, vi ricordate di Bruno Petkovic? Ex attaccante appunto di Bologna, Catania e Trapani. Una meteora della Serie A che non ha lasciato il segno, ma  in patria con la Dinamo Zagabria sta facendo molto bene. Il 29enne ha messo insieme nell'ultima stagione 43 presenze condite da ben 18 reti e 9 assist che gli sono valsi la convocazione con la nazionale della Croazia (avversaria dell'Italia nella fase a gironi) per Euro 24. Infatti, secondo le voci croate, la Fiorentina sarebbe pronta a pagare la clausola per arrivare all'attaccante. L'attaccante ha una clausola di 2 milioni fino al 15 giugno. Dopodiché, fino al 15 luglio, la clausola passa a 2,5 milioni di euro. Vedremo se la Fiorentina approfitterà di questa situazione. Restando sempre sul discorso attaccanti, pare che la Fiorentina stia spingendo sempre di più per Mateo Retegui, attaccante italo argentino classe '99 del Genoa e convocato da Spalletti per vestire la maglia azzurra ad Euro 24. Il club viola ha messo nel mirino il giocatore da tempo e l'opposizione del club rossoblù non sembra spaventare la squadra mercato guidata da Daniele Pradè. Parliamo di opposizione perché il Genoa continua a chiedere 30 milioni per cedere l'attaccante (cifra trattabile, bontà loro). La Fiorentina pare che al momento sia ferma a 20 milioni più eventuali bonus. Una distanza tutto meno che incolmabile considerando che il calciomercato è appena iniziato. Ma in tutto questo, Retegui cosa ha in testa? Pare che la volontà del giocatore sia abbastanza chiara: lui ha già scelto Firenze. L'offerta che i viola hanno messo sul tavolo per lui è un contratto di 5 anni a 2,5 milioni più bonus. Molta, tanta roba. Adesso manca solo da trovare l'accordo definitivo con il Genoa ma Retegui e la Fiorentina si sono già scelti per costruire il loro futuro insieme.

Fiorentina, tutto sul centravanti. Ecco i nomi sul taccuino di Pradè

Attesi rinforzi anche sulla trequarti. Attenzioni ai rinnovi di Bonaventura e Castrovilli

Quello del centravanti, della sua scelta, sarà il centro del mercato della Fiorentina. L’arrivo di Raffaele Palladino rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo dell'era Fiorentina ed il direttore sportivo Daniele Pradè ha messo in chiaro quale sia la priorità della dirigenza sul calciomercato: la ricerca e l’acquisto di un attaccante da 20 gol a stagione. Ma stavolta nessuna scommessa, nessun acquisto in prospettiva. L'intenzione sembra sia quella di puntare ad un calciatore che rappresenti una garanzia assoluta in termini di gol.Dalla cessione di Vlahovic in poi i viola non hanno trovato un centravanti che potesse raccoglierne l’eredità. Si sono susseguiti Belotti, Cabral, Jovic, Beltran e Piatek ,ma nessuno di loro ha trovato la via del gol con regolarità. Adesso è giunta l'ora di invertire nettamente questo trend e di scegliere, senza ulteriori passi falsi, una macchina da gol per la Fiorentina di Palladino. Chiaro è che con delle ambizioni così importanti, si è parlato infatti di calciatori che potrebbero restare fuori dalle scelte dei ''top club'', ci sarà bisogno di tempo e pazienza.Pradè ha fatto intendere come la dirigenza dovrà essere abile a pescare anche da altri campionati. Non conta il blasone, o il cognome, non conta la sua popolarità. Stavolta conterà solo il curriculum in termini di gol. Palladino può giocare con un tridente alle spalle del centravanti oppure con due giocatori che siano leggermente dietro al suo punto di riferimento offensivo. Certamente la Fiorentina ha molti calciatori utili allo scopo in rosa, Gonzalez e Beltran su tutti. Anche l’obiettivo di mercato Colpani, in caso di rinnovo anche Bonaventura, chissà se addirittura potremo aggiungere alla lista anche Gaetano Castrovilli.Ma tornando alla questione del centravanti, negli ultimi giorni si susseguono le voci che vorrebbero addirittura Mauro Icardi in viola. Suggestione e poco altro, dato l’ingaggio dell’argentino che resta, al momento, inavvicinabile per la Fiorentina. Più accessibile il profilo di Mateo Retegui, di proprietà del Genoa e attualmente impegnato con la Nazionale azzurra agli Europei. Nove gol tra campionato e Coppa Italia nell’ultima stagione. Ma il Genoa spara alto per una sua eventuale cessione: non meno di 30 milioni la prima richiesta dei rossoblù. Altro nome che potrebbe tornare di moda è quello di Lucca, che in Toscana ha già vestito la maglia del Pisa, mentre restano sullo sfondo i nomi Pinamonti ed Arnautovic (che vorrebbe restare all’Inter).

Tutti i giovani di Palladino: una marea di baby viola per il ritiro al Viola Park

Mercato: Brescianini primo obiettivo per il centrocampo

Sono in tutto diciannove i giocatori, prodotti del settore giovanile della Fiorentina, che nel corso di questa estate faranno ritorno al Viola Park al termine dei rispettivi prestiti tra serie B e serie C per mettersi a disposizione di Palladino durante la fase di preparazione. Ma se già oggi sembra scontato che solo una manciata di loro avrà il privilegio di restare a Firenze, è già possibile individuare alcuni profili che, alla luce della propria esperienza tra i grandi e delle rispettive caratteristiche, potrebbero fare al caso del nuovo allenatore. Sognando di ripercorrere le orme di Kayode lo scorso anno con Vincenzo ItalianoDue i calciatori certi, a meno di clamorose sorprese, di restare in prima squadra a partire da settembre: Bianco e Lucchesi. Il mediano, protagonista a Reggio Emilia nella scorsa stagione, sarà uno dei volti che comporranno il nuovo centrocampo, mentre il centrale (il migliore dei tanti giovani approdati alla Ternana) sarà uno dei ricambi in difesa, sia che Palladino adotti lo schieramento a tre che quello a quattro. Anche se potrebbe entrare in ballottaggio con Comuzzo per un posto nella rosa.Da valutare altri ragazzi reduci da annate brillanti: è il caso, ad esempio, dei tanti giovani viola che erano in prestito alla Ternana in serie B (ternana poi retrocessa in C dopo aver perso il playout contro il Bari). Dalle Mura, Favasuli, Amatucci e Distefano (quest’ultimo autore di 7 gol alla prima avventura tra i professionisti) ma anche di Niccolò Pierozzi, tornato a buoni livelli dopo i tanti infortuni, a Salerno. Scontata invece la partenza verso altri lidi, ancora in prestito, degli altri giovani: Krastev, Munteanu, Ferrarini, Edoardo Pierozzi, Gentile, Fiorini, Agostinelli, Toci, Guidobaldi, Dutu, Egharevba e Prati.Linfa giovane per Palladino che potrebbe arrivare non solo dai prodotti del vivaio viola, ma anche dal mercato. La Fiorentina infatti sta trattando Marco Brescianini, classe 2000 autore di 4 gol e 2 assist in 36 partite di campionato giocate questa stagione con la maglia del Frosinone. Il centrocampista  è un obiettivo concreto.La prima offerta viola sarebbe di otto milioni mentre il Frosinone ne chiede 12. Curiosità: il Milan è decisamente interessato alla trattativa perché detiene il 50% sulla cifra che incasserà il club ciociaro. Quindi, in caso di acquisto di Brescianini da parte della società viola, basandosi sulla forbice sopra citata, i rossoneri potrebbero incassare dai 4 ai 6 milioni di euro. 

Fiorentina: tutti gli scenari del mercato. Dal centravanti ai rinnovi

Dal Monza potrebbero arrivare Carboni, Bondo e Birindelli

Si decide in queste ore il destino di tanti calciatori che hanno fatto parte finora della rosa della Fiorentina. C’è aria di rivoluzione in casa viola e dopo l’ufficialità di Raffaele Palladino come nuovo allenatore, adesso è tempo di pianificare il futuro della Fiorentina. Daniele Pradè e Raffaele Palladino si stanno sentendo continuamente per parlare di mercato e di tutti i nomi per rinforzare la Fiorentina. Valentin Carboni, trequartista classe 2005 che Palladino ha già allenato al Monza, sarà tra i nomi che saranno sul tavolo. Piace anche Andrea Colpani, un centrocampista con caratteristiche offensive e soprattutto uno che porta gol, e che gode della stima assoluta di Palladino. Occhio alla concorrenza però: la Lazio si è mossa con grande anticipo per il classe  ‘99 ma l’addio burrascoso di Tudor delle ultime ore potrebbe aver scombinato le carte in tavola. Del Monza interessa anche Bonda, ma attenzione ad una nuova pista: la Fiorentina avrebbe infatti messo nel mirino Samuele Birindelli, esterno destro che nell'ultima stagione ha totalizzato 35 presenze su 38 giornate di campionato, condite da 2 assist. Per il momento si tratta solo di un'idea che però potrebbe diventare molto più concreta nelle prossime settimane.La priorità, comunque, resta l’attaccante. La sensazione è che serviranno tempo e pazienza e che questa operazione, centrale nel mercato viola, potrebbe concludersi anche negli ultimi giorni di mercato. Tra i primi nomi emersi dal confronto tra i dirigenti e l’allenatore ci sono quelli di Pinamonti, Krstovic e Arnautovic. L’idea è di far tornare al centro del reparto offensivo un interprete di assoluta qualità. D’altronde Pradè è stato chiaro: i giocatori più importanti prima aspettano le chiamate dei top club e soltanto dopo iniziano a vagliare le altre proposte. Se, con un eventuale cambio di modulo, potrebbero trovare spazio e nuova linfa sia Parisi che Barak, questi sono i giorni in cui Palladino dovrà fare alcune valutazioni assieme alla dirigenza su altri calciatori: Bonaventura è in scadenza, così come Castrovilli. Per Duncan, stessa situazione contrattuale e il rinnovo appare una strada in salita. E poi Kouamé: appena esercitata l’opzione per il prolungamento fino al 2025, l’ivoriano potrebbe seguire Italiano nella sua nuova avventura a Bologna. Nel frattempo Arthur, terminato il prestito dalla Juventus, ha salutato i suoi ex compagni ed ha lasciato il Viola Park.

Palladino nuovo allenatore della Fiorentina: ecco come giocherà

La società si getta sul mercato alla ricerca di un centravanti

Finalmente ci siamo. Oggi arriverà la firma, e quindi l’annuncio, di Raffaele Palladino come nuovo allenatore della Fiorentina. Mentre scriviamo l’ormai ex tecnico del Monza si trova al Viola Park per mettere nero su bianco il suo futuro.  Il quartier generale viola sarà la sua nuova casa per due anni, almeno, e da qui partirà la sua nuova avventura professionale.Ma come giocherà la sua nuova Fiorentina? Aspettando di sapere chi saranno i calciatori a sua disposizione dopo l'attesa rivoluzione che porterà questo calciomercato, qualcosa del nuovo tecnico viola lo sappiamo già. Raffaele Palladino ha dimostrato di essere un allenatore poliedrico a Monza, tatticamente parlando. Il primo anno, subentrato in corsa, ha adottato il 3-4-2-1: fu il sistema vincente, grazie alla spinta propulsiva di Carlos Augusto e Ciurria. Quest'anno, a metà della stagione, ha cambiato passando al 4-2-3-1, dopo aver perso il brasiliano, e con Ciurria in netto calo di forma. lo stesso modulo attuato negli ultimi tempi, in origine era il 4-3-3, da Vincenzo Italiano.A prescindere dalla scelta del modulo, serviranno rinforzi in tutti i reparti, e soprattutto in attacco anche se Palladino a Monza non ha mai avuto un vero e proprio centravanti altamente performante. Il nodo del mercato in casa Fiorentina resta sempre quello. Ci risulta, fortunatamente, che Palladino consideri il centravanti un ruolo fondamentale. Per questo la società dovrà tornare sul mercato con decisione e competenza. Belotti molto probabilmente tornerà a Roma, dopo 6 mesi non esaltanti, e dirà addio al viola. Anche Nzola sarà messo sul mercato. Infine c'è Beltran, al quale andrà trovata una posizione in cui valorizzare il suo talento.

La Fiorentina ha scelto Palladino e Quarta ha rinnovato

I primi segnali di rilancio della società dopo le contestazioni dei giorni scorsi

Dopo la sconfitta nella finale di Europa Conference League e la dura contestazione, accompagnata dal comunicato della curva Fiesole, che ha colpito la squadra ieri a Bergamo la Fiorentina reagisce coi fatti pianificando il proprio futuro tecnico con il rinnovo di Martinez Quarta e provando a chiudere la trattativa con Raffaele Palladino come nuovo allenatore dopo il commovente addio di Vincenzo Italiano. Il tecnico campano, che era stato sondato recentemente dalla Lazio, ha le idee chiare e dopo l'incontro di venerdì con la società viola (confermato dallo stesso ds Pradè) ha consentito nel weekend di risolvere i dettagli del suo futuro prossimo. Uno dei principali problemi da superare era legato alla rappresentanza di Beppe Riso, un agente che non è in buoni rapporti col club gigliato. Da chiarire anche le posizioni di alcuni possibili membri dello staff, due nomi in particolare: il vice allenatore dovrebbe rimanere Stefano Citterio, altro nome che rivestirebbe una certa importanza nella Fiorentina di Palladino, anche e soprattutto data la fresca esperienza sul terreno di gioco. Dal punto di vista economico la Fiorentina ha convinto il nuovo tecnico offrendo un contratto biennale (fino al 2026) a 1,7 milioni a stagione. La cifra è leggermente inferiore a quella percepita da Italiano, il cui ultimo stipendio ammontava a 1,9 più bonus. Per Palladino questo rappresenta un cospicuo aumento rispetto al salario che percepiva al Monza (circa 1 milione all'anno). Sempre a proposito della questione staff, un altro nome da tenere in considerazione è quello di Federico Peluso. Classe 1984, ex difensore, tra le altre, di Atalanta, Juventus e Sassuolo, con all'attivo 274 gettoni in Serie A, Peluso è entrato nello staff di Palladino al Monza nell'ottobre del 2022 nella non meglio specificata veste di collaboratore tecnico, dopo aver deciso il ritiro un mese prima. E' stato lui, quando l'allenatore era squalificato, a guidare i brianzoli da bordo campo, facendo in un certo senso le veci delle veci data l'indisponibilità anche di Citterio.E il mercato? circolano già i primi nomi che Palladino avrebbe fatto ai dirigenti viola, trai quali un loro vecchio ''pallino'': Valentin Carboni, attaccante esterno o trequartista argentino del 2005, ha mosso i primi passi in Serie A con il Monza di Palladino nella stagione appena conclusa: adesso è di ritorno all'Inter, che però non sembra intenzionata a trattenerlo per farne una pedina dell'attacco campione d'Italia in carica. Il club viola ha fatto un tentativo anche a gennaio, ma il prezzo era proibitivo: 30 milioni di euro. La stessa cifra che continua ad essere in bella mostra sull'etichetta del giovane calciatore. Chiaramente, se l’Inter vorrà disfarsene, dovrà aprire ad un prestito o quantomeno abbassare le pretese ed ecco che il primo rinforzo viola per la nuova stagione potrebbe essere già stato identificato. 

Fiorentina, anatomia di una sconfitta che fa male. Troppo male.

Si chiude il ciclo di Italiano con tre finali perse in due anni. E in campionato mai oltre il settimo posto

Ci sono molti modi di perdere, ma alla frustrazione dei tifosi viola per la terza finale persa in due anni (la seconda consecutiva in Conference League) si aggiunge la prestazione (non) offerta dalla squadra nella giornata di ieri. Chi era sugli spalti ad Atene, chi si è ritrovato allo stadio Franchi e chi al Viola Park o davanti ai maxischermi sparsi per tutta la città o più semplicemente sul divano di casa, si aspettava una prestazione decisamente differente da parte della squadra di Vincenzo Italiano.Quello che ha fatto più male al tifoso è stato vedere una squadra mentalmente, e forse anche fisicamente, scarica. A tratti non sembrava nemmeno che la Fiorentina stesse giocando una finale. E poi i soliti errori sotto porta dettati da tanta imprecisione, nel caso di Bonaventura, e da qualità tecniche non trascendentali nel caso di Kouamé. E poi, una finale che racconta che il migliore in campo è stato il tuo portiere…In discussione, totalmente futile dato che lascerà a breve la Fiorentina, adesso c’è la filosofia dell’allenatore. Chi lo sostiene dice che quei gol presi in contropiede ed in situazione di palla scoperta sono frutto di una mentalità che, a loro dire, nella maggior parte dei casi ha garantito il successo alla Fiorentina in svariate occasioni. I suoi detrattori sostengono invece che, a prescindere dalla mentalità instillata alla squadra, certe situazioni di gioco siano da gestire meglio e certi gol presi in maniera semplicemente inammissibile.Ma alla fine di questi tre anni di ‘’ciclo Italiano’’, che cosa resta? Restano due settimi posti ed un ottavo posto in campionato, due semifinali perse (Coppa Italia contro l’Atalanta e Supercoppa Italiana contro il Napoli) e tre finali perse (due di Europa Conference League contro West Ham United ed Olympiakos e una di Coppa Italia contro l’Inter. Un po' poco per celebrare questi anni come positivi, certamente non abbastanza per passare alla storia della Fiorentina.

Il futuro è scritto a prescindere da Atene: Palladino e Goretti saranno viola

Rivoluzione della rosa, ecco chi resta e chi parte reparto per reparto

Vincenzo Italiano è sempre più nel mirino del Bologna, che però aspetterà la finale di Atene per muoversi e dare l'assalto definitivo al tecnico che ha già fatto capire che la sua esperienza a Firenze termina qui. Per sostituirlo invece salgono le quotazioni di Raffaele Palladino, anche lui ha dato l'addio al Monza, mentre l'opzione Aquilani resta in secondo piano anche perché il Sassuolo sarebbe fortemente interessato all'ex tecnico della Primavera della Fiorentina. Sul fronte relativo a nuovi ingressi di figure dirigenziali nel comparto sportivo il nome caldissimo è quello di Roberto Goretti, che sostituirà Nicolas Burdisso nel ruolo di direttore tecnico. Contratto di un anno per lui. Un arrivo necessario, visto che in estate saranno numerosi i cambiamenti che la rosa dovrà subire.Una rivoluzione tecnica che attende i viola dopo la finale di Atene. L'attacco soprattutto ha steccato e non basterà un buon finale di stagione a Nzola per la conferma in viola, così come per Belotti sul quale nelle ultime settimane si sono accumulati dubbi. Anche per Ikonè sembra essere la fine dell'avventura in viola, per lui si valuteranno eventuali offerte che potrebbero arrivare dalla Francia o comunque dall'estero.. Gli unici che potrebbero rimanere sono Sottil e Kouamè. Su Nico Gonzalez ci sono diversi club di Premier League. A centrocampo invece Duncan partirà, così come Amrabat in caso di ritorno che non sembra essere nelle idee tecniche del nuovo allenatore. Discorso diverso per Bonaventura e Castrovilli, con i quali si sta parlando di rinnovo, anche se non è semplice in nessuno dei due casi. Il brasiliano Arthur non sarà riscattato dalla Juventus. In difesa Martinez Quarta sembra destinato a partire, ci sono diverse squadre spagnole su di lui oltre al Napoli.Il lavoro dunque non manca, ma la priorità resta quella di chiudere la questione allenatore. Addirittura giovedì o venerdì ci potrebbe essere l'incontro tra la Fiorentina e Raffaele Palladino per discutere di un eventuale arrivo del tecnico campano sulla panchina viola. La scelta fatta dalla società gigliata di puntare tutto sull'attuale allenatore del Monza, in scadenza di contratto con i biancorossi ed in cerca di una nuova avventura prestigiosa, sarebbe ormai definitiva. Il profilo di Alberto Aquilani, resta, invece, sullo sfondo come alternativa. Rocco Commisso ha fretta di iniziare il nuovo sodalizio tecnico per poi programmare la prossima stagione.

Sale la febbre per la finale di Atene: esodo dei tifosi viola e appuntamenti in città

Milano Finanza incorona la società del presidente Commisso

Sale la febbre in vista della finale di Europa Conference League che vedrà la Fiorentina di mister Vincenzo Italiano protagonista ad Atene contro l'Olympiacos il 29 maggio prossimo.Sono circa 9.500 infatti i fiorentini sono pronti a mettersi in marcia verso la Grecia da lunedì. Chi ha scelto viaggi lunghi (voli con scali plurimi pur di risparmiare al massimo), compresi quelli in traghetto. La maggior parte dei tifosi che sono riusciti ad acquistare un biglietto per Atene partirà martedì o al massimo nelle prime ore di mercoledì.Ma è in città che saranno in tantissimi, appesi alla tv o ai maxischermi, che saranno allestiti allo stadio Franchi ed al Viola Park. Queste iniziative promosse dalla Fiorentina e dal Comune di Firenze sono state accolte con grandissimo entusiasmo, il che certifica la voglia del popolo viola (come ama chiamarlo il Presidente Commisso) di vivere questo momento storico tutti assieme.Partiamo dal Franchi dove si ritroveranno oltre 28.000 cuori viola per condividere la propria passione e spingere con il loro amore, da Firenze fino ad Atene, la squadra verso il trofeo continentale sfuggito per un soffio lo scorso anno a Praga. Esaurito invece in un paio di giorni il Viola Park, dove saranno circa 2mila i sostenitori gigliati pronti a seguire l'ultimo atto della Europa Conference League contro l'Olympiakos.Ma a prescindere da come finirà mercoledì sera, i tifosi viola hanno già qualcosa per cui festeggiare: Milano Finanza ha pubblicato i dati dei bilanci di tutte le squadre del nostro campionato e ad aggiudicarsi lo scudetto dei conti è la Fiorentina. La società di Rocco Commisso ha generato 148 milioni di ricavi e solo 78 milioni di debiti. Seguono Empoli e Milan, Atalanta e poi il Napoli. In fondo alla classifica troviamo Juve, Inter e Roma.

Fiorentina, il futuro è adesso

Tra allenatore, direttore sportivo ed il mercato tutti gli scenari che passano da Atene

La finale di Conference League del prossimo 29 maggio in programma ad Atene rappresenta la massima priorità del momento, e anche se la società sta già cominciando a pensare alla prossima stagione ogni decisione sul domani resta in stand-by. Ovviamente tutte le prospettive cambierebbero in caso di vittoria in finale, dato che una cosa sarebbe preparare una squadra per affrontare campionato e Conference League e ben altra cosa sarebbe invece allestire un gruppo in grado di sostenere il doppio impegno Serie A - Europa League (competizione europea nella quale il livello tecnico si alza vertiginosamente rispetto alla Conference). Come sarà dunque il prossimo mercato estivo? A dir poco impegnativo per via delle tante partenze. Inoltre andrà deciso chi siederà in panchina al posto di Vincenzo Italiano e chi coadiuverà il lavoro del d.s. Pradè. Tutti argomenti in agenda. Ma è sulla questione dirigenziale che sembrano essersi concentrate le attenzioni della Fiorentina, dato che i contatti con i candidati proseguono ininterrotti. La priorità, fuori dal campo s'intende, è dunque trovare chi succederà al direttore tecnico Burdisso che ha già comunicato il termine della propria collaborazione. La scelta è caduta su Roberto Goretti. Nella corsa a un posto in società l’attuale d.s. della Reggiana ha infatti superato Eduardo Macia, oggi Chief Football Officer dello Spezia ma già alla Fiorentina dal 2011 al 2015. La Fiorentina ha pronto un contratto biennale per Goretti, che affiancherà Pradè un sostegno per guidare la ricostruzione della rosa.Più incerto resta il fronte della guida tecnica. Mentre per Italiano — il cui futuro lontano da Firenze, salvo clamorosi colpi di scena, sembra ormai scritto — sono in piedi varie piste, dal Napoli di De Laurentiis al Bologna e al Torino, i viola continuano a monitorare almeno due profili: Raffaele Palladino e Alberto Aquilani. Il primo, destinato a incontrarsi presto con Galliani a Monza, di recente ha ribadito l’intenzione di misurarsi con una piazza dalle maggiori ambizioni e in virtù dei risultati raccolti in Brianza. Rispetto ad Aquilani, Palladino può vantare maggiore esperienza in Serie A. Aquilani inoltre è reduce da un’annata in chiaroscuro con il Pisa in serie B. Questioni da sciogliere prima di dedicarsi al mercato nel quale la Fiorentina si troverà ad affrontare una ricostruzione totale della rosa: Nico Gonzalez sarà uno dei più ricercati. L’argentino è la punta di un iceberg che riguarda molti altri calciatori, come Martinez Quarta che piace al Napoli, mentre Arthur è destinato a rientrare alla Juventus. Altro nodo da sciogliere è quello del rinnovo di Bonaventura. Qualsiasi valutazione però passa in secondo piano rispetto all’appuntamento del 29 maggio ad Atene. Una finale europea che può regalare a Commisso il suo primo trofeo e destinata a indirizzare anche il futuro e le ambizioni del club.

Fiorentina contro il Cagliari per “blindare’’ l’ottavo posto

Attenzione al Torino. Tutti i possibili incroci per centrare l’Europa dal campionato (sperando che non serva)

Come è normale che sia l’attenzione dei tifosi viola è tutta rivolta alla finale di Europa Conference League ad Atene del 29 maggio. Tuttavia il campionato richiede ancora le forze necessarie per provare a centrare la Conference League, della quale la Fiorentina si dimostrerebbe vera appassionata partecipante qualora frequentasse la competizione per il terzo anno consecutivo, e lasciarsi così un piano ‘’B’’ per l’Europa del calcio.Archiviata la questione Napoli con il pareggio nell’ultima gara casalinga al Franchi (ai viola basta un punto in due partite grazie al vantaggio negli scontri diretti a favore contro gli azzurri), adesso la principale preoccupazione si chiama Torino. I granata hanno battuto ‘’a sorpresa’’  il Milan di Pioli e adesso resta loro lo scontro con l’Atalanta che, in caso di vittoria, li isserebbe a quota 56 in classifica. Anche in questo caso gli scontri diretti sono a favore della squadra di Vincenzo Italiano che per sistemare definitivamente  la situazione in campionato ha due strade: la prima, la più semplice, è quella di battere il Cagliari, già salvo e senza obiettivi nella gara di giovedì sera e chiudere subito la questione. L’alternativa, in caso di pareggio con i sardi, è sperare che il Torino non vinca. Ma, se la squadra di Juric dovesse battere anche l’Atalanta, a quel punto i viola sarebbero costretti a cercare almeno un altro punto da racimolare in classifica nel recupero del 2 giugno proprio contro la Dea di Gasperini.Ovviamente la speranza è che ad Atene sarà la Fiorentina, e non l’Olympiacos, ad alzare al cielo la coppa rendendo così tutti questi calcoli ed intrecci superflui. Resta, tuttavia, l’incognita di come Vincenzo Italiano vorrà gestire il turnover nella gara contro il Cagliari che, come abbiamo detto, potrebbe essere decisiva per ‘’blindare’’ l’ottavo posto in classifica ed un’altra partecipazione alla prossima Europa Conference League. La sensazione è che visto l’anticipo al giovedì concesso dalla Lega di Serie A, ed avendo quindi un giorno o due in più del previsto per preparare la finale, il tecnico viola potrebbe presentare una squadra senza troppe ‘’seconde linee’’ in campo. 

Ieri l'addio dei tifosi alla “loro” Fiesole

Ecco come sarà la nuova curva e tutti gli step previsti dei lavori di restyling

Quella di ieri sera contro il Napoli è stata una serata di saluti, ma quello più commovente e sentito i tifosi lo hanno dedicato allo ‘’loro’’ Curva Fiesole che, a causa degli interventi legati al restyling, chiuderà nella prossima stagione si ripresenterà nel 2026 con un look totalmente diverso. Ancora quindici giorni e la curva Fiesole non sarà più ciò che è stato finora ed il maxi cantiere che la coprirà, almeno fino a settembre del 2026, è un tema che preoccupa ed appassiona. Se tutto andrà bene, dopo due anni il velo cadrà per liberare 10mila posti che si collocheranno sotto la nuova copertura. Sono queste le tappe che aspettano la curva viola, dopo la sua ultima notte vissuta ieri nella gara casalinga contro il Napoli.Come detto, i lavori veri e propri cominceranno, da calendario, nella prima settimana di giugno, al termine cioè dell’intervento di risanamento delle strutture in cemento armato della curva Ferrovia. Si tratta ancora delle fasi preliminari al restyling che però, con il via libera delle ditte alla Fiesole, entreranno finalmente nel vivo. Il maxi progetto affidato nella realizzazione al raggruppamento temporaneo di imprese formato da Cobar e Sac , prevede che la prima fila della storica casa del tifo viola si trovi all’altezza di circa un metro rispetto al campo, con barriere innalzabili oltre i due metri per motivi di sicurezza.Come noto i lavori dovranno procedere a tappe forzate entro il 2026 per rispettare le scadenze, salvo future deroghe, legate ai fondi del Pnrr. L’obiettivo è per settembre 2026 di completare anche il restauro delle parti storiche del Franchi, il risanamento di tutte le strutture in cemento armato, della pensilina e della torre di Maratona. Nel frattempo lo stadio andrà avanti con un capienza ridotta di 22mila posti così come stabilito dalla nuova convenzione fra Palazzo Vecchio e la Fiorentina. La società pagherà 600mila anziché i 650mila pattuiti per far fronte ai ‘’minori introiti" previsti.

Eduardo Macia è ad un passo dal ritorno alla Fiorentina

Sostituirà il partente Burdisso. Adesso c'è Aquilani in pole per la panchina?

A volte ritornano, e quando lo fanno, non sempre finisce bene. Eppure stavolta potrebbe essere molto diverso. Stiamo parlando di un possibile ritorno alla Fiorentina in qualità di direttore tecnico di Eduardo Macia. Il dirigente spagnolo, che ha lavorato a Firenze dal 2011 al 2015 prima al fianco di Corvino e poi con Pradè, potrebbe tornare a fare coppia con l'attuale direttore sportivo viola. Macia, ideatore e costruttore assieme all'attuale direttore sportivo viola di una delle squadre più belle e divertenti viste a Firenze negli ultimi 20 anni, potrebbe infatti accasarsi presto al Viola Park. Bisognerà infatti colmare il vuoto a livello di organigramma che Nicolas Burdisso lascerà salutando a fine stagione. Sono stati molti i profili dirigenziali sondati da Pradè e Ferrari nelle ultime settimane e tra questi, oltre a quello del dirigente spagnolo, c'era anche quello di Roberto Goretti. Il direttore sportivo della Reggiana avrebbe detto ''no'' ai viola dopo aver esaminato con attenzione la proposta ricevuta. Ecco dunque il motivo per cui è arrivata questa decisiva accelerazione nella trattativa con Eduardo Macia che sarebbe ad un passo dal suo ritorno a Firenze.Umanamente persona rara nel calcio, dotato di grande sensibilità e di un'intelligenza calcistica, e non solo, fuori dal comune. Macia parla molte lingue ed ha contatti nel calcio a livello mondiale con piccoli e grandi club. Lavora in questo settore da decenni ed ha una sua personale rete di scouting, cosa che alla Fiorentina servirebbe eccome. Il suo curriculum poi, parla per lui: Liverpool, Olympiacos (ironia del destino), Betis Siviglia, Leicester, Bordeaux ed infine Spezia. L'esperienza internazionale non gli manca, ma la grande sfida per Eduardo Macia, e forse anche per Daniele Pradè, sarà tornare ad attestarsi sui livelli della loro prima comune esperienza nella Fiorentina, poiché nessuno dei due professionalmente ha (quasi) più toccato quei livelli. La prima sfida sarà quella della scelta dell'allenatore che i due dovranno fare e completare assieme. Ed ecco che, questo ritrovato binomio dirigenziale, potrebbe ulteriormente spingere il nome di Alberto Aquilani verso Firenze. L'ex giocatore oggi allenatore, cresciuto nella Fiorentina in questa seconda parte della sua carriera, è legatissimo ad entrambi e forse questo potrebbe far risalire improvvisamente ma vertiginosamente le sue quotazioni tanto da scavalcare il chiacchieratissimo, nelle ultime ore, Raffaele Palladino.

Con la vittoria in Conference il ciclo di Italiano sarà migliore di quelli di Prandelli e Montella

Vincere conta più dell’estetica e dei piazzamenti in classifica

‘’Unpopular opinion’’, ossia un’opinione impopolare. Qualcosa che si lancia sul web e sui social per alimentare una discussione che scaturisce di fronte a qualcosa che esce dal comune sentire e pensare. Ad esempio: ‘’la cioccolata non mi piace’’. Ed ecco la mia opinione impopolare: se Vincenzo Italiano dovesse trionfare con la sua squadra ad Atene alzando al cielo la Conference League il ciclo della sua Fiorentina diventerebbe migliore di quelli delle squadre guidate prima da Cesare Prandelli e da Vincenzo Montella poi. Il perché è semplice. Vincere conta più di tutto. Più dell’estetica, più della filosofia e più del piazzamento in classifica. Le squadre a disposizione di Prandelli e Montella erano nettamente più forti di quelle messe a disposizione di Italiano ed il campionato di Serie A era anche nettamente migliore dal punto di vista del tasso tecnico. Tuttavia, che si parli campo europeo o nazionale, nessuno dei due precedenti allenatori viola è mai riuscito a raggiungere un numero di semifinali e finali pari a quelle giocate dalle squadre di Italiano. E, se come tutti ci auguriamo, ad Atene il 29 maggio contro l’Olympiakos Biraghi e compagni alzeranno al cielo quella coppa sfuggita l’anno scorso a Praga contro il West Ham United, allora il sigillo a questo ragionamento sarà posto da un dato di fatto: vincendo la Europa Conference League questa Fiorentina metterà fine al periodo più lungo della sua storia (23 anni) senza un trofeo.

La Fiorentina cade a Verona, addio Europa dal campionato?

Tanti errori e qualche svista arbitrale condannano la squadra di Italiano. Infortunio per Bonaventura

Finisce 2-1 tra Verona e Fiorentina ed è un risultato che avvicina i gialloblù alla salvezza e rallenta la corsa all’ottavo posto dei viola (che hanno sempre il recupero di Bergamo con l’Atalanta da mettere nel conto). In attesa della gara tra Udinese e Napoli di stasera che potrebbe ulteriormente complicare la situazione in campionato per i viola. Una partita strana, fatta di tanti errori individuali ed anche di sviste arbitrali non da poco.Hanno contato i singoli episodi che il Verona ha saputo girare a proprio favore con il merito che gli va riconosciuto, come ad esempio la decisione del Var di non intervenire sul fallo di mano di Lazovic nell’azione del nuovo vantaggio Hellas e, infine, una ripresa disputata senza la lucidità necessaria per costruire azioni e occasioni da parte degli uomini di Italiano.Non sono mancati gli errori madornali dei singoli, in particolare quelli in fase difensiva imbastiti da Milenkovic (autore finora della peggior stagione da quando veste la maglia della Fiorentina) e dalla premiata ditta Ranieri - Christensen. Ciliegina sulla torta, si fa per dire, l'infortunio di Bonaventura. Jack è entrato nella ripresa ed ha accusato un fastidio muscolare che potrebbe mettere a repentaglio la sua presenza nella gara di semifinale di ritorno di Europa Conference League di mercoledì prossimo contro il Club Brugge. Gara quest'ultima che rappresenta a questo punto lo snodo fondamentale della stagione viola. Altrimenti senza una coppa da alzare al cielo e senza un piazzamento europeo in campionato (che tristezza la rincorsa all'ottavo posto...) la stagione rischia di essere bollata dai fatti come fallimentare. 

Fiorentina, finalmente gli attaccanti segnano

Belotti e Nzola (in extremis) regalano la vittoria ai viola contro il Brugge. Ma al ritorno sarà dura

Ennesima partita al cardiopalma della Fiorentina quella di ieri sera contro il Club Brugge, a riprova che con questa squadra non si può mai stare tranquilli. Nel bene e nel male. Viola subito in gol dopo 5’ con Sottil: gran movimento da sinistra e tiro a giro imparabile. Sembrano esserci tutte le premesse per una serata tranquilla ed esaltante per tutto lo stadio Franchi e per il presente Presidente Commisso, ma Nico purtroppo è impreciso nell'occasione che la Fiorentina ha subito dopo per raddoppiare. Ed ecco che dietro si apre la solita crepa centrale in cui s’infila Thiago, centravanti del Brugge. Tiro respinto e, sulla ripresa, mano di Biraghi in area. Rigore concesso dalla Var e pareggio del capitano Vanaken. La Fiorentina non si arrende e assedia gli avversari fino a che, al 37', Belotti trova la girata vincente e col sinistro fa 2-1. Nel secondo tempo follia di Onyedika: due falli in pochi minuti ed il Club Brugge resta in 10 uomini, con l'allenatore belga costretto a disegnare un 4-3-2 coraggioso a trazione Thiago. E qui accade l'inspiegabile. La Fiorentina esce dalla partita nonostante la superiorità numerica ed il Brugge pareggia. Solito contropiede folle preso per vie centrali. Ranieri non regge il confronto fisico in velocità con Thiago che fa 2-2 incrociando sul secondo palo.   Una partita folle che incarna la bellezza del calcio, a dimostrazione che questo sport sa raccontare storie incredibili. Come quella che sarebbe stata scritta da lì a pochi minuti. All'88esimo esce Belotti ed entra Nzola. L’uomo voluto da Italiano. Il Criticatissimo. L’attaccante che non segna mai. Dopo un periodo di problemi personali, di panchine e non-convocazioni, di situazioni lontane, di un Plzen non vissuto, M’Bala Nzola è riapparso, riemerso, come dal nulla. M’Bala Nzola è la risposta alla domanda di una Fiorentina che ancora una volta ha concesso molto e faticato tanto a trovare il gol in proporzione alla produzione offensiva. Gli servono solo tre minuti. Un palo e poi il gol che regala alla Fiorentina la definitiva vittoria per 3-2 nella semifinale di andata di Europa Conference League contro il Club Brugge. Dopo una serata infernale per chi era sugli spalti, vessato tanto dalla pioggia quanto dai difetti atavici della Fiorentina, arriva il momento di gioire senza freni. Nel post partita, analizzando la gara, Mister Vincenzo Italiano sembra diviso a metà: da una parte la gioia per la vittoria ed il risultato finale, dall'altra il rammarico per le reti subite, al solito, in maniera ingenua e tatticamente grottesca. Nei suoi occhi la consapevolezza che mercoledì prossimo in Belgio sarà durissima, nonostante la vittoria. Nei suoi occhi anche la speranza che quel solo gol di vantaggio nella gara casalinga di andata di una semifinale possa bastare a portare la sua squadra ad Atene per l'ultimo atto, a differenza di quanto accaduto qualche settimana fa con l'Atalanta in Coppa Italia.

La Fiorentina recupera i suoi quattro ''Big'' per la gara di domani contro l'Atalanta

Le condizioni di Bonaventura, Belotti, Beltran e Nico Gonzalez

La Fiorentina è reduce in campionato dalla vittoria contro la Salernitana arrivata senza che molti dei calciatori migliori a disposizione di mister Vincenzo Italiano fossero convocati. Nello specifico parliamo di Belotti, Beltran, Bonaventura e Nico Gonzalez. La loro assenza nel match contro i campani non era dovuta solo alla volontà di risparmiarli in vista della gara di domani a Bergamo, nella quale la Fiorentina si gioca l'accesso ad una delle due finale di coppa (in questo caso Coppa Italia) che potrebbero darle l'accesso ad un'Europa di più alto rango nel corso della prossima stagione sportiva. I quattro ''big'' della Fiorentina che non sono andati a Salerno sono tutti da valutare dal punto di vista fisico e, persino la rifinitura di questa mattina, non pare aver sciolto gli ultimi dubbi nella mente del tecnico viola. Eppure, al di là di una condizione fisica che non può essere forzata viste le tante gare importanti ancora da disputare in stagione (non ultimo il doppio confronto in semifinale di Europa Conference League contro il Club Brugge), Italiano e la Fiorentina puntano anche sulla volontà di questi calciatori di essere protagonisti e dare una mano alla squadra in un momento decisivo della stagione.La prima buona notizia è che tutti sono stati convocati per la gara contro l'Atalanta, a parte N'Zola che resta ancora out per ''motivi personali'' e benché il calciatore angolano si stia regolarmente allenando col resto dei compagni. Ma veniamo alle condizioni fisiche precarie degli altri. La situazione che desta maggiore preoccupazione, e non solo per il futuro prossimo, è quella di Bonaventura: Jack non è al top da qualche settimana e i suoi minuti in campo (tanto più da titolare) sono da centellinare e quindi da mettere in conto nelle occasioni più importanti. Salvo sorprese domani ci sarà ma quasi certamente non scenderà in campo dal primo minuto. Poi si fermerà per riposare nella gara di domenica col Sassuolo per tornare, qui sì da titolare, per la semifinale di Conference. Questa sembra essere la strategia per la sua gestione nell'immediato futuro. Poi si vedrà.Passiamo all'attacco e parliamo di Belotti: la fasciatura alla gamba, all'altezza del quadricipite, evidenziata nella sua ultima apparizione contro il Viktoria Plzen nei quarti di finale di ritorno di Conference League è la conferma che l’attaccante ha finora disputato troppe partite consumando moltissime energie. ''Il gallo'' è stremato a livello fisico e al momento non è in grado di sostenere i 90 minuti in gare così importanti e specie se così ravvicinate. Anche per lui l’esclusione dalla trasferta di domenica ha avuto valore precauzionale per evitargli ulteriore stress fisico, per giunta in una partita certamente meno importante di quella che lo attende domani. Quelle di Bonaventura e Belotti, insomma, sono le due situazioni più delicate e da valutare con maggiore attenzione.Infine Beltran e Nico Gonzalez: Beltran ha avuto problemi ad una caviglia, ma tra tutti sembra essere quello che sta meglio, benché le alternative per sostituirlo nel suo ruolo di centrale nel tridente alle spalle della punta ci siano: Barak in primis. Anche Nico Gonzalez non c’era a Salerno. Per lui si tratta di un affaticamento e non di guai fisici peggiori, ma vista la fragilità dei muscoli dell'argentino è meglio essere cauti. Con l’Atalanta, la sua esclusione sarebbe una sorpresa, quindi stringerà i denti e ci sarà. Ma probabilmente non avrà i 90 minuti nelle gambe.

Fiorentina, Dottor Jekyll o Mister Hyde?

Da un 2023 spaziale ad un 2024 con sole 4 vittorie in 19 gare. L'involuzione di una squadra bipolare

Le due facce della Fiorentina in questo 2024 le abbiamo viste alternarsi ben poco in realtà. I viola sono stati spesso infatti una squadra spenta, senza idee, incapace di esprimere gioco e segnare e, quindi, di vincere. Paradossalmente però, quando per pochi sprazzi la seconda personalità della squadra di Vincenzo Italiano è tornata a galla, si è vista una fiorentina trascinante e trascendentale: una marea viola capace di sommergere e spazzare via i propri avversari. Ma quattro sole volte in quattro mesi e mezzo davvero è troppo poco. La Fiorentina infatti è riuscita a vincere solamente 4 gare delle 19 disputate in tutte le competizioni: al Franchi sono andate ko Frosinone, Lazio e Atalanta in Coppa Italia, mentre a Budapest la Fiorentina ha sconfitto allo scadere il Maccabi Haifa. Il conto delle vittorie si esaurisce qui, con poi 8 pareggi e 7 sconfitte. Vorremmo una squadra che sia più spesso il dottor Jekyll, presente a se stessa e capace di fare cose meravigliose grazie al talento dei suoi migliori calciatori ed alle puntuali decisioni dell'allenatore. Ma ci ritroviamo più spesso una Fiorentina in versione Mister Hyde, maggiormente propensa a commettere atti (calcisticamente) impuri e deprecabili e tanto schizofrenica quanto imprevedibile. Come si spiega la doppia personalità di questa squadra? Se nel racconto di Stevenson è una potente droga ideata dal dottor Jekyll stesso a dare vita alla personalità malvagia e latente di mister Hyde, nel caso della Fiorentina invece è difficile dire quale sia il fattore che ha scatenato questa involuzione di una squadra che aveva vissuto un anno solare 2023 ricco di vittorie e con una media punti altissima.Come è possibile che la squadra vista in Coppa Italia contro l'Atalanta, in campionato contro Roma e Lazio (solo per citare le gare più recenti) sia la stessa che ha perso con la Juventus e pareggiato a reti inviolate con il Viktoria Plzen? Questo è ciò che tutti si chiedono. Oltre a domandarsi, legittimamente, quali ambizioni di vittoria in Coppa Italia o Conference League possa avere una squadra con un tale rendimento. La risposta potrà darla solo il campo, nel frattempo però forse è giusto ribaltare, al netto dei numeri di questo 2024, la domanda che ci siamo posti poco prima. Ossia: com'è possibile che la squadra vista contro Juventus e Viktoria Plzen sia la stessa che è stata in grado di giocare grandi partite contro Atalanta, Lazio e Roma?  Probabilmente dovremmo iniziare a considerare le grandi partite giocate dalla Fiorentina di recente non come qualcosa di normale, bensì come eventi straordinari incastonati in una realtà fatta di grande grigiore e mestizia (8 pareggi e 7 sconfitte appunto) e ribaltare dunque la prospettiva e abbassare le aspettative su una squadra che, ultimamente, si sta esprimendo a livelli davvero bassi.Alcune cause di questa situazione sono ben note, come lo scarso stato di forma di alcuni dei migliori giocatori a disposizione di mister Vincenzo Italiano e, non ultima, la continua e persistente (nonostante l'arrivo del ‘’gallo’’ Belotti a gennaio) incapacità di questa squadra di andare in rete con costanza ed abbondanza. In fondo non è chiaro se sul campo faccia più comodo essere dottor Jekyll o Mister Hyde. Entrambe le personalità hanno lati ''positivi'' che potrebbero avere risvolti interessanti se applicati sugli avversari, ma ciò che conta in questo finale di stagione (nel quale la Fiorentina ha ancora la possibilità di alzare ben due trofei, è giusto ricordarlo) è che questa squadra, questo gruppo, scelgano chi e cosa vogliono essere e, pregi e difetti, vadano fino in fondo per spezzare questa lunga astinenza di vittorie che alberga ormai da un più di un ventennio nel cuore di chi ama il colore viola.        

La rivincita della Fiorentina inizia oggi a Plzen

Italiano e i suoi sognano di vendicare l’amara finale di Praga dello scorso anno

La rivincita della Fiorentina inizia oggi a Plzen. Una rincorsa al sogno Conference League che, fa effetto pensarlo, inizierà a pochi chilometri da dove l’anno scorso perse quella strana finale col West Ham. Sì, strana perché la Fiorentina sembrava avere tutte le carte in regola per giocarsi la partita alla pari. Invece una distrazione collettiva sul rinvio del portiere negò ai viola almeno i tempi supplementari che sarebbero stati più che meritati. E invece no: uno dei quei passaggi a vuoto clamorosi della fase difensiva spezzò il sogno europeo di Biraghi e compagni. Un déjà vu, visto quante volte in passato la cosa era accaduta. Ed ahinoi continua ad accadere. Tuttavia se  al termine della sfortunata stagione con due finali perse  Vincenzo Italiano è rimasto per un altro anno sulla panchina della Fiorentina, anziché accasarsi al Napoli orfano di Spalletti e Campione d’Italia o chissà dove, lo deve anche a quella sconfitta di Praga. Pochi giorni dopo Vincenzo Italiano ebbe un colloquio col presidente Commisso e con la dirigenza. Un confronto franco, autentico, che chiuse in partenza ogni possibile ipotesi su un suo ipotetico addio. Al di là delle garanzie tecniche e della costruzione della nuova squadra alla base di quel confronto ci fu soprattutto la voglia di riscatto, la voglia di provarci ancora. Perché la Conference League era nella testa di tutti, soprattutto dell’allenatore, un trofeo alla portata della Fiorentina e l’esclusione dalle coppe europee della Juventus aveva aperto la strada per un’imperdibile seconda occasione. Stavolta però da non sbagliare.Vincenzo Italiano è  rimasto per chiudere il cerchio con la vittoria di un trofeo che a Firenze manca da 23 anni e che potrebbe, come immediata conseguenza, far alzare l’asticella alla Fiorentina con l’approdo alla prossima Europa League. Tra Coppa Italia e Conference, Italiano e i suoi si giocano la stagione. La finale europea chiuderebbe idealmente ( e non solo) il ciclo del tecnico, che vuole farlo alzando al cielo un trofeo.

Col Viktoria e per la Conference serve il miglior Nico

Mister Italiano punta tutto sul carattere e sul talento del suo numero 10

La Fiorentina deve ripartire dopo la sconfitta di Torino contro la Juventus e  mister Vincenzo Italiano ai suoi giocatori chiede di riprendere nel segno di quel secondo tempo che tanto gli è piaciuto e di buttarsi, anima e cuore, sulla Conference League. Questo perché alzare un trofeo sarebbe una soddisfazione per il gruppo, per la città, ma soprattutto per il presidente Rocco Commisso, che sta vivendo un momento difficile certamente legato anche al grande dolore per la prematura scomparsa del direttore generale Joe Barone. Il quale era molto legato anche al gruppo squadra.  Italiano adesso dovrà scegliere gli uomini migliori da mettere in campo. E non è soltanto una questione di talento, ma anche (e soprattutto) di condizione. Nico Gonzalez che è fuori forma, ma è il calciatore più forte a sua disposizione e quello in grado di fare la differenza., cosa che ha già ampiamente dimostrato anche nella Conference.  Grazie infatti alla doppietta nel ritorno dei playoff contro il Rapid Vienna, l’argentino ha trascinato la Fiorentina alla fase a gironi, ribaltando la sconfitta dell’andata, e con il Genk, su calcio di rigore, ha regalato tre punti decisivi per raggiungere gli ottavi. Senza Nico probabilmente la Fiorentina avrebbe avuto un cammino nettamente più complicato. Tuttavia è giusto interrogarsi sul suo utilizzo e sul suo attuale stato di forma da che, dopo l’infortunio a Budapest con il Ferencvaros del 14 dicembre, è irriconoscibile.Tutti ricordiamo però quando, nella passata stagione, in un periodo di simile difficoltà, alla vigilia della partita contro il Lech Poznan, Nico prese la parola in conferenza stampa e disse: ‘’Domani ci penso io’’. E tutti ricordiamo il gol e che partita giocò il numero 10 della Fiorentina. Al di là della presa di posizione e dell’esporsi pubblicamente, adesso Vincenzo Italiano ha bisogno della versione migliore di Nico Gonzalez. A Torino contro la Juventus lo ha fermato il palo, e prima ancora in Coppa Italia contro l’Atalanta uno straordinario Carnesecchi.  Adesso è il momento di mettere bene nel mirino la porta del Viktoria. Fondamentale sarà la rifinitura di oggi: se starà bene e se darà garanzie sarà in campo anche domani dall’inizio, per cercare di trascinare la Fiorentina verso un trofeo che in bacheca manca ormai da troppi anni. 

Domani c'è la Coppa Italia, la Fiorentina si gioca (in parte) la stagione

Le scelte di Italiano e gasperini in vista del match di domani

Mercoledì al Franchi la Fiorentina si gioca un pezzo della sua stagione nella semifinale di andata di Coppa Italia contro l'Atalanta di Gian Piero Gasperini. Due squadre che arrivano alla gara con differenti stati di forma. La Fiorentina non è ancora riuscita a cambiare il trend negativo di questo 2024, l'Atalanta invece procede a gonfie vele verso un piazzamento Champions. Ma come deciderà di affrontarla Mister Vincenzo Italiano? A chi deciderà di affidarsi dopo la disastrosa prova contro il Milan di alcuni tra i migliori giocatori in rosa (vedi Milenkivic e Biraghi)? In difesa la coppia di centrali dovrebbe essere formata da Luca Ranieri e proprio da Milenkovic, mentre sulle fasce Kayode prenderà il posto del brasiliano Dodò, apparso ancora visibilmente fuori forma) e capitan Biraghi. Jack Bonaventura dovrebbe tonare titolare nei due di centrocampo insieme ad Arthur che non era meglio contro il Milan. In attacco i tre dietro al ''gallo'' Belotti saranno con tutta probabilità Nico Gonzalez, Sottil ed ovviamente l'imprescindibile Beltran.I nerazzurri di Gasperini arriveranno a Firenze forti della vittoria per 0-3 di Napoli e con l'ultima sconfitta risalente al 3 marzo contro il Bologna. Gasperini non sarà della partita perché squalificato, con buona pace dei tifosi viola che come sempre gli avrebbero riservato un'accoglienza ''calorosa''. Vedrà la gara del Franchi dalla tribuna. Assente Charles De Ketelaere, così come Scalvini, mentre Zappacosta è recuperato. Dovrebbero rivedersi dal 1' in campo Lookman e Koopmeiners, partiti dalla panchina a Napoli. 

“Toni” è tornato ed è in grande forma. Titolare sabato col Milan?

Italiano pensa alla “convivenza” con Beltran. Kjaer non ce la fa. Franchi sold out.

Antonin Barak, che in nazionale si è esaltato segnando un gol contro la Norvegia e fornendo un assist contro l’Armenia, sembra finalmente aver raggiunto il top della condizione dopo un inizio di stagione complicatissimo dal punto di vista della salute. La sua stagione a Firenze non è stata esaltante finora, ma la sua intenzione è di cercare il riscatto in una squadra, la Fiorentina, che ha creduto in lui resistendo anche alle offerte arrivate a gennaio per l'ex verona, soprattutto da Napoli. “Sono felice di essere rimasto qui”, le sue parole dal ritiro con la Repubblica Ceca. Adesso il giocatore scalpita e Italiano dovrà decidere se concedergli spazio dal primo minuto, magari già sabato sera contro il Milan, o se preferirgli Beltran o addirittura ''dirottare'' l'argentino in un'altra zona del campo per farli coesistere. A proposito di Milan, i rossoneri avranno tantissimi asennze legate a squlifiche ed infortuni. Intanto Stefano Pioli sembra aver preso la decisione definitiva per quanto riguarda il difensore Kjaer, che era uscito malconcio dalla sfida fra la sua Danimarca e la Svezia. Pare che l'ex Atalanta non verrà convocato a scopo precauzionale. Al suo posto sarà convocato uno fra Bartesaghi e Simic. Quindi il Milan al centro della difesa, salvo sorprese, schiererà Gabbia e Tomori. Infine il fattore Franchi: per Fiorentina-Milan è stato raggiunto il tutto esaurito. Il club viola, sui social, ha voluto ringraziare così i propri tifosi: "La passione dei nostri tifosi ha fatto la differenza! Grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibile questo straordinario sold out. Il Franchi sarà un tripudio di emozioni! Forza Viola!". Firenze si prepara dunque a vivere una serata di grandi emozioni in occasione della prima gara dopo la tragica e prematura scomparsa del direttore generale viola Joe Barone.

L'ultimo regalo di Joe Barone, contatti con Zaniolo?

L'ex Roma ed il suo entourage avrebbero già parlato con la Fiorentina

Il calciomercato non dorme mai. così ecco che, quasi al termine della sosta per le nazionali, spunta l'interesse della Fiorentina per l'attaccante ex Roma e della nazionale Niccolò Zaniolo (anche ex viola a dire il vero). L'attaccante esterno sarebbe l'ultima idea in casa Fiorentina per rinforzare un roster dove i gol latitano. La suggestione, secondo un quotidiano sportivo, sarebbe l'ultimo regalo di Joe Barone, che giorni fa, avrebbe incontrato Claudio Vigorelli, procuratore del giocatore oggi in prestito all'Aston Villa.  L’ex romanista la scorsa estate si è trasferito a Birmingham ma a fine stagione è destinato a tornare in Turchia: l’Aston Villa l’ha preso in prestito oneroso dal Galatasaray per 3,5 milioni, con un obbligo (da 27 milioni) che scatterebbe al raggiungimento dell’80% di minuti giocati in stagione da Zaniolo. Un traguardo già impossibile da tagliare: senza obbligo, l’Aston Villa potrebbe lasciarlo andare eludendo così il potenziale oneroso esborso. A quel punto la Fiorentina potrebbe trattare con il Galatasaray. Chissà se il presidente Rocco Commisso sarà davvero intenzionato a regalare a Firenze questo colpo. E lo stipendio? Chi arriva dalla Premier non guadagna certo poco. L’ingaggio (4 milioni netti) non sarebbe ostacolo semplice da superare. Tuttavia la Fiorentina, da par suo, potrebbe garantire a Zaniolo di tornare a giocare in Serie A ed essere così più ''vicino'' alla nazionale e soprattutto agli occhi del ct Luciano Spalletti, e di farlo anche con un ruolo da protagonista. Sperando che queste motivazioni possono convincere Zaniolo ad abbassare le sue pretese economiche in virtù di un riscatto sul campo che aiuterebbe anche la Fiorentina stessa. 

Milan ai raggi x, i punti deboli dei rossoneri

Difetti, assenze e squalifiche per tentare l'impresa sabato sera al Franchi

Sabato sera a Firenze arriva un Milan sempre più forte del secondo posto in classifica consolidato, complice la recente crisi di risultati dei bianconeri di allegri che, nonostante non abbiano impegni nelle coppe, non riescono a tenere lo stesso ritmo in campionato di qualche mese fa. Ma quali sono i punti deboli della squadra guidata da Stefano Pioli? beh, oltre a quelli accertati dai numeri stagionali che prenderemo a breve in considerazione, diverse falle il Milan le avrà sabato a causa di infortuni e squalifiche. peserà moltissimo l'assenza in questo senso di Theo Hernandez, fermato dal giudice sportivo. Fermi per infortunio e da valutare Kalulu e Kjaer. A centrocampo non sta bene neppure Bennacer. Mister Stefano Pioli sarà dunque costretto a ridisegnare tutto il reparto difensivo che, davanti a Maignan vedrà schierati Calabria e Florenzi sulle fasce e soprattutto una coppia centrale composta da Gabbia e Tomori, i quali hanno ultimamente dimostrato di non essere proprio rodatissimi a livelli di intesa e lettura delle situazioni di gioco. Inoltre, se prendiamo in considerazione le statistiche pregresse di cui sopra, tra le prime quattro squadre in classifica il Milan è la squadra che ha subito più reti: ben 33. Addirittura una in più della stessa Fiorentina (ferma, speriamo ancora per molto a 32). Dal punto di vista realizzativo invece il trend è esattamente inverso. E qui arrivano i problemi per la Fiorentina. Il Milan è il secondo miglior attacco del campionato assieme alla Roma con ben 55 reti siglate (prima a distanza siderale c'è l'Inter con 71). A Firenze infatti davanti ci saranno tutti: Pulisic, Loftus-Cheek, Leao e Giroud. Speriamo che almeno uno di loro non sia in serata, altrimenti sarà dura per la difesa viola reggere l'urto. Anche la Fiorentina, come il Milan, ha i suoi grattacapi tuttavia. Legati soprattutto al rientro dei nazionali dalla sosta. A disposizione di Vincenzo Italiano in molti lo saranno soltanto dalla giornata di venerdì per la rifinitura o al massimo nel pomeriggio di giovedì nella migliore delle ipotesi. Il primo a tornare sarà Bonaventura che, terminata la tournée con l'Italia, resterà anche oggi in America in occasione del funerale di Giuseppe Barone. Bonaventura sarà comunque indisponibile contro il Milan causa squalifica. Kayode, impegnato con l'under 21 azzurra, oggi affronterà la Turchia e il suo rientro in città è previsto per mercoledì. Così come per Barak che, in splendida forma con la sua Repubblica Ceca, oggi sfiderà l'Armenia. Milenkovic è impegnato con la Serbia. Rientro atteso tra domani e mercoledì. Mentre Nico, con la sua Argentina, giocherà mercoledì contro Costa Rica, per un'altra amichevole. Beltran, invece, impegnato con la squadra argentina per le Olimpiadi under 23. Il rientro dei due, è atteso solamente tra giovedì e venerdì. Probabilmente parteciperanno solo ad un solo allenamento prima di Fioretina-Milan. I rossoneri ritroveranno oggi Leao dopo gli impegni con il Portogallo, oggi in campo invece Olivier Giroud, Theo Hernández e Mike Maignan (Francia), Tijjani Reijnders (Olanda), Noah Okafor (Svizzera) e Jan-Carlo Simić (Serbia Under 19), oltre a Francesco Camarda (Italia Under 17).

Fiorentina avanti grazie a Barak

L'uomo delle Coppe porta Italiano e ai suoi ai quarti di Conference League

In attesa del sorteggio di oggi alle 14:00 quando la Fiorentina conoscerà la sua prossima avversaria nei quarti di finale della Conference League, Italiano sorride e ringrazia il suo amuleto Barak. Il calciatore Cieco che ha recuperato, pare, la forma migliore nel momento cruciale della stagione dopo un'estate difficile in cui ha rischiato addirittura di non ottenere l'idoneità sportiva a causa di una brutta infezione che lo ha colpito.Adesso però questi brutti ricordi sono alle spalle ed il suo attuale stato di forma è senza dubbio un'ottima notizia per il tecnico viola. Anche perché ''Toni'', così lo chiamano i compagni di squadra, non ha perso il vizio del gol ritrovando subito il feeling con la rete. Dopo la rete della scorsa settimana a Budapest che mise la firma sulla vittoria viola contro il Maccabi Haifa nella gara di andata, ieri Barak si è ripetuto con un colpo di testa su assist di Faraoni. La sua rete ha contribuito anche a scacciare qualche fantasma di troppo che rischaiva di materializzarsi sul campo del Franchi dopo un primo tempo davvero ''spento'', e siamo gentili, giocato dalla Fiorentina. Lo scorso anno un'altra rete in extremis di Barak contro il Basilea, sempre in Conference League, portò la Fiorentina in finale a Praga e la speranza è che anche quest'anno i viola saranno in grado di centrare la finale di Atene magari grazie proprio all'aiuto del centrocampista ex Verona che nonostante i molti problemi fisici affrontati in stagione resta, con 4 reti in sole 22 presenze, uno dei migliori realizzatori per media minuti giocati di tutta la squadra.

Bonaventura vs Pellegrini, la sfida nella sfida nella gara di domani sera al Franchi

I due centrocampisti lottano per un posto all'Europeo e cercano di convincere il ct Spalletti

Sfida nella sfida domani sera allo stadio Franchi. Oltre a quella tra Fiorentina e Roma che si affronteranno per un posto in Europa il capitano giallorosso Pellegrini e il viola Bonaventura si troveranno faccia a faccia per cercare di convincere il ct azzurro Spalletti per farsi convocare ad Euro 2024. Inutile dire che Pellegrini in questo momento sia nettamente favorito rispetto a Bonaventura. Non solo può giocare in più ruoli (esterno nel 4-3-3), ma il suo stato di forma è pressoché al top ed è il trascinatore della Roma di De Rossi in questo recente periodo. Un giocatore sinceramente irrinunciabile e che potrebbe permettere a Spalletti, visti i numerosi problemi fisici dei suoi esterni (Chiesa, Berardi e non solo) di non rinunciare al modulo base. Ma, qualora il tecnico di Certaldo decidesse di varare una variante tattica che preveda la presenza di un trequartista in un modulo più stretto, le porte della convocazione ad Euro 2024 potrebbero aprirsi anche per Bonaventura senza necessariamente escludere Pellegrini. Anzi, entrambi potrebbero giocare sia come ''10'' che come mezz'ali, ambedue in grado di garantire gol, assist ed inserimenti per un attacco che fatica ancora a trovare il suo punto di riferimento vista la crisi dei centravanti italiani. Dopotutto non molto tempo fa, dopo la sua ri-convocazione in nazionale, Luciano Spalletti definì Bonaventura ''il nostro Bellingham''. Jack non tardò a confermare questa previsione dando un contributo importante, con gol ed assist, alla qualificazione azzurra ai prossimi campionati europei. Cosa tutto meno che scontata visti i recenti chiari di luna.    

La poiana spadroneggia ancora a Grassina: l'animale è stato catturato

I carabinieri forestali hanno ripreso le attività di ricerca e messa in sicurezza dell’animale questa mattina

AGGIORNAMENTO 12:51 - Il nucleo dei carabinieri forestali impegnato nella cattura della poiana allevata in cattività e fuggita nel comune di Bagno a Ripoli, frazione di Grassina, ha recuperato e messo in sicurezza il rapace nella tarda mattinata di oggi. Proseguono le ricerche del proprietario che non ha denunciato ancora la scomparsa dell'animale.Dalle 8:30 di questa mattina sono rientrati in azione i carabinieri del gruppo della guardia forestale per cercare di catturare la poiana che sta creando qualche disagio a Grassina, frazione del comune di Bagno a Ripoli. Il rapace si è avvicinato nella giornata di ieri a due persone; alla prima ha rubato il cappello e alla seconda ha sfiorato il capo provocando un’escoriazione di lievissima entità. L’animale, spiegano i carabinieri, non rappresenta un pericolo per l’uomo in alcun modo essendo un animale allevato in cattività ed è possibile che queste azioni compiute dall’animale siano in realtà una risposta ad un gesto o ad un atteggiamento inconsciamente compiuto dalle due persone coinvolte nei fatti che la poiana ha evidentemente riconosciuto come familiari al suo addestramento. Nessun attacco intenzionale nei confronti delle persone quindi. Nel frattempo proseguono i tentativi dei carabinieri di risalire al proprietario dell’animale che ha una fascetta identificativa legata alla zampa, ma al momento non risulta alcuna denuncia di smarrimento dell’animale. L’obiettivo resta dunque quello di mettere in sicurezza le persone quanto prima ma soprattutto la poiana stessa, la quale appartiene ad una particolare specie tutelata e protetta (Poiana di Harris). Nei tentativi di recupero sono stati impiegati anche due falconieri in questi giorni con richiami di cibo e con altre due poiane, una maschio ed una femmina, ma per il momento la poiana fuggita non si sta facendo avvicinare per quanto i carabinieri siano ottimisti sulla buona riuscita dell’operazione che sperano di chiudere già nella giornata di oggi. 

Lazio ultima chiamata per l'Europa

La Fiorentina, oggi ottava in classifica, lunedì andrà in campo per salvare la prospettiva europea della stagione

Con la vittoria per 2-0 sul campo del Torino nel recupero della 21esima giornata di Serie A la Lazio di Maurizio Sarri ha scavalcato in classifica la Fiorentina piazzandosi al settimo posto con due lunghezze di vantaggio. Un boccone amaro da digerire se pensiamo al fatto che alla 18esima giornata, l'ultima che ha visto la Fiorentina vincente sul Torino e prima della crisi di risultati arrivata in campionato e di un mercato di gennaio che ha lasciato molti tifosi insoddisfatti, la classifica vedeva la Fiorentina al quarto posto con 33 punti e la Lazio nona a 27, ben sei punti di distacco a favore dei viola. Questo solo per quantificare in modo tangibile i punti persi dalla squadra di Vincenzo Italiano in 7 nerissime giornate di campionato nelle quali l'unica finestra di luce è stata la vittoria casalinga contro un Frosinone tutt'altro che irresistibile. Inoltre, giocando di lunedì sera, Fiorentina e Lazio si troveranno di fronte ad una classifica che potrebbe essersi già ulteriormente complicata per entrambe. Il Bologna scenderà in campo questa sera contro il Verona al Dall'Ara, l'Atalanta affronterà il Milan a San Siro in uno scontro diretto, la Roma riceverà il Torino all'Olimpico ed il Napoli di Calzona sarà di scena a Cagliari. Insomma, una sfida quella di lunedì sera che potrebbe valere molto per la classifica ma soprattutto per le ambizioni europee di una Fiorentina che deve ritrovare se stessa oltre che i risultati. 

Fiorentina, momento nero e arriva la Lazio

Stasera Sarri risparmia Zaccagni, Italiano spera nel recupero dei migliori

Diciamo che tutti nella vita attraversiamo momenti più o meno fortunati. Ci sono giorni in cui sembra andare tutto storto, altri in cui invece il mondo sembra sorriderti. È abbastanza evidente in quale dei due periodi si trovi la Fiorentina. Esclusa la piacevole parentesi con il Frosinone il momento dei viola è più nero che mai e, ovviamente, lunedì arriverà a Firenze la Lazio di Sarri, vera e propria bestia nera per la squadra di Italiano. Unica consolazione è che i biancocelesti potrebbero essere più affaticati dei gigliati in virtù dei recenti impegni di Champions e soprattutto della sfida di campionato di questa sera. La Lazio disputerà il match di recupero della 21^ giornata in casa del Torino senza un titolatissimo: Mattia Zaccagni, come riportato dalle convocazioni appena diramate dalla società biancoceleste. Veramente indisponibile o già strategia tattica per la partita di Firenze? Il giocatore, rientrato da poco da un infortunio all'alluce sinistro, pare sia stato mantenuto precauzionalmente ai box per essere schierabile almeno a partita in corso lunedì sera. Zaccagni, già sogno viola del mercato di gennaio, diventa ancor più un rebus da comprendere e da risolvere per la squadra gigliata. La Fiorentina invece, come detto, non vive certo un momento fortunato viste le condizioni fisiche non ottimali di molti dei suoi migliori uomini, Nico Gonzalez ed Arthur su tutti, ai quali si aggiunge anche Kouamè tornato vincitore dalla Coppa d’Africa con la nazionale della Costa d’Avorio ma che gli è costata un’infezione malarica. Vediamo se Italiano confermerà ancora il modulo con gli esterni o se cambierà strategia di fronte ad una Lazio che lo ha spesso messo in difficoltà negli ultimi incroci.

Italiano ed i calciatori più utilizzati: i dati di questa Fiorentina

Ecco la top 11 dei calciatori col maggiore minutaggio

Italiano ed i calciatori più utilizzati. nelle 36 gare ufficiali stagionali disputate finora (totale 3.615  minuti, recuperi compresi), grazie ai dati forniti da violanews.com, stiliamo la top 11 dei calciatori col maggiore minutaggio, schierando un 5-3-2 e prendendo in considerazione anche i 5 cambi a disposizione in una reale partita.iniziamo:al primo posto milenkovic, con 32 partite giocate e 2801 minuti, batte persino Terracciano che arriva secondo (paga l'alternanza con Christensen) con 2752 minuti all'attivo. Sul terzo gradino del podio si piazza capitan biraghi a quota 2472. E si passa ad un altro difensore, ironia della sorte Quarta arriva quarto. L'argentino arriva a quota 2289. poi tocca a due centrocampisti: Bonaventura, 2270 ed Arthur 2212. Viene da pensare che, senza i recenti problemi fisici, il centrocampista brasiliano sarebbe stato certamente in grado di insidiare al primo posto di questa particolare classifica lo stesso Milenkovic, ma proseguiamo. E lo facciamo inserendo in graduatoria un altro difensore: Ranieri che accumula 2193 minuti in stagione. Sempre in difesa, ma sulla corsia esterna, ecco che troviamo l'esordiente Kayode, ancora sopra il muro dei 2000 minuti: 2067 per l'esattezza. non male come primo anno tra i professionisti. nono duncan, 1972, poi i due attaccanti: Beltran con 1960 e Nzola con 1953. a riprova di quanto davanti mister Italiano le abbia provate tutte.Quindi, mettendo in campo questa particolare formazione, come detto, ne esce un 3-5-2 con Terracciano tra i pali; difesa con Quarta, Milenkovic e Ranieri; centrocampo con Kayode, Duncan, Bonaventura, Arthur e Biraghi; attacco con Beltran e Nzola.E i cambi? Proseguiamo a scendere in questa classifica per vedere, come detto, chi sono gli altri 5 calciatori più utilizzati per completare gli slot delle sostituzioni disponibili nei 90 minuti regolamentari. Il primo cambio è Mandragora con 1817 minuti, poi Nico Gonzalez con 1792. Altro calciatore, ancora più di Arthur, che se avesse sempre goduto di buona salute sarebbe stato sicuramente in top 5, ma anche top 3. Chiudiamo con un altalenante Ikoné con 1652, Parisi con 1577 e Kouamè con 1207 minuti giocati in stagione.

Fiorentina verso Lecce questa sera ancora in emergenza

Dal mercato nessun aiuto, o quasi, per Italiano

Dopo una finestra di mercato tutt'altro che spumeggiante la Fiorentina vi appresta a scendere in campo questa sera al Via del Mare contro il Lecce gestito dall'ex ds viola Pantaleo Corvino. Sia il Lecce che la Fiorentina non vivono un momento positivo in campionato: i viola sono reduci da un solo punto nelle ultime 3 gare di campionato, stessi punti messi assieme nelle ultime 5 gare dai salentini. Per entrambe dunque una gara da vincere. Ma come la affronterà Vincenzo Italiano? Con Ikoné squalificato a disposizione ci sono i soli Sottil e Nico Gonzalez come attaccanti esterni ed entrambi non sono al meglio: al massimo hanno 60 minuti nelle gambe. E allora che fare? Possibile un cambio di modulo, ma difficile che la difesa possa passare a 3 dato che i centrali in rosa sono soltanto quattro e in panchina come alternativa rimarrebbe il solo Comuzzo. unica soluzione sarebbe far fare a Faraoni il braccetto di destra. a Centrocampo, inoltre, mancherà anche Arthur. Possibile dunque un modulo che preveda la difesa a 4 e due attaccanti veri. Questo farebbe schizzare in alto le quotazioni di un Belotti appena arrivato in viola e subito titolare. Vedremo cosa deciderà mister Italiano questa sera pur di riportare alla vittoria la sua Fiorentina.

Il mercato della Fiorentina: avanti su Vargas, Brekalo e Mina partono?

L'Olympiakos vuole i due calciatori viola

La Fiorentina non molla il principale obiettivo del suo mercato, un esterno offensivo da aggiungere a quelli già a disposizione di mister Vincenzo Italiano. Al di là dei nomi esotici emersi nelle ultime ore e della trattativa naufragata con il Club América per Bryan Rodriguez il nome in cima alla lista per Pradè e Barone è sempre stato, e continua ad essere, quello dello svizzero Ruben Vargas. La situazione non è cambiata rispetto a qualche giorno fa, quando la trattativa sembrava essersi arenata. L'Augusta, club proprietario del cartellino, non molla e continua a chiedere 10 milioni di euro per lasciar partire il suo calciatore, ma la Fiorentina non arriva ad offrire più di 7 milioni. La differenza sembrerebbe minima e facilmente colmabile con l'inserimento di qualche bonus ma questo finora non è accaduto. I viola si fanno forti di un'intesa di massima già raggiunta col giocatore e del tempo che scorre inesorabile verso la chiusura della finestra di mercato. Il contratto di Vargas scade a giugno del 2025 e questo è potenzialmente l'ultimo mercato nel quale il club tedesco può sperare di monetizzare al massimo la sua cessione. le parti si aggiorneranno nei prossimi giorni. Sul fronte cessioni la situazione è più movimentata. Tramontata definitivamente la possibilità che Ikoné possa lasciare Firenze gli sforzi del club gigliato si sono concentrati nel tentare di accontentare Brekalo che ha chiesto di essere ceduto. Già ad un passo dal ritorno in patria alla Dinamo Zagabria il suo destino sembra essere legato alla Grecia. Lo vuole l'Olympiakos per rilanciare le sue ambizioni in campionato e propone alla Fiorentina un prestito con diritto di riscatto che sembra soddisfare quasi perfettamente le richieste economiche della Fiorentina. I due club discutono sul pagamento dell'ingaggio del calciatore da qui fino al termine della stagione. Olympiakos che avrebbe messo nel mirino anche il difensore colombiano Mina, ma se ne riparlerà da lunedì. I viola non sono convinti di cederlo praticamente gratis includendo nell'affare legato a Brekalo e c'è da capire se il giovane Comuzzo è pronto per scalare la gerarchia nel reparto difensivo della Fiorentina ed essere chiamato in causa più spesso.

Intelligenza artificiale e ‘’reddito universale’

E’ uno scenario plausibile?

Non molto tempo fa il multimiliardario e proprietario di Microsoft Bill Gates è tornato a ribadire una sua "profezia": con l’arrivo dell’intelligenza artificiale i lavori per gli esseri umani saranno sempre meno e per sostenere il turbocapitalismo ed il consumismo di massa, nonché prevenire e curare la disuguaglianza sociale, l’unica soluzione sarà un reddito universale che la maggior parte delle persone sul pianeta possano ricevere in maniera omogenea. Sia per quella che è attualmente l’implementazione della IA nelle sue innumerevoli applicazioni, sia per la titanica difficoltà di mettere in piedi un sistema come reddito universale, questa prospettiva appare, almeno per il momento, utopistica. Ma il mercato del lavoro in Italia che cosa racconta? Che ci sono sempre più aziende che non trovano il personale specializzato che ricercano, nonostante gli istituti tecnici si stiano sempre più indirizzando verso la formazione di personale altamente specializzato in determinate mansioni.  Questa per la "solita vecchia ragione" che ci sono lavori e mansioni che gli italiani, giovani o meno, non vogliono più svolgere. Ed allora è inevitabile che questi lavori prima o poi qualcuno se li verrà a prendere: che siano stranieri immigrati, "nuovi italiani" o aziende che aprano in Italia le proprie succursali esportando anche i propri lavoratori. Prima o poi nel nostro paese si costituirà una nuova forza lavoro, certamente prima che l’IA sostituisca l’essere umano o che venga varato il reddito universale.