Una lettera aperta, diventata anche una petizione online, rivolta alle istituzioni per chiedere una soluzione abitativa dignitosa per cinque famiglie palestinesi, ospiti a Firenze e che da maggio 2025 vivono in una ex scuola di via Caccini, adattata a Cas (Centro di accoglienza straordinaria), superando così la situazione emergenziale. A promuoverla l'Opera della Madonnina del Grappa, con il suo presidente don Vincenzo Russo e l'adesione di numerose associazioni e realtà solidali cittadine, dall'Arci provinciale a Fuori binario, passando per gli Anelli mancanti e l'associazione 11 agosto.
L'appello è rivolto in primis al prefetto Francesca Ferrandino ma anche alla sindaca Sara Funaro, all'assessore comunale al welfare Nicola Paulesu e al presidente della Toscana Eugenio Giani. "Sono trascorsi mesi dal riconoscimento dello status di rifugiati ma l'assenza di prospettive concrete sta aggravando il disagio di persone già duramente provate da traumi personali e collettivi", si legge nella petizione online, sottoscritta al momento da poco più di 900 persone. "Non si può gestire così una realtà complessa - spiega don Russo -. Si tratta di persone che hanno necessità di un supporto non solo sanitario, hanno subito amputazioni e gravi ferite, ma anche psicologico e psichiatrico. Non si possono tenere per tanto tempo dentro una struttura adattata. Purtroppo dalla prefettura registriamo un silenzio che ci disturba. Non si pensa alle vite distrutte dalla guerra, l'accoglienza viene vista come un qualcosa di estremamente burocratica e materiale. Ma questa è la città di don Milani, Facibeni e La Pira".
La richiesta, è scritto nella petizione, è quella di passare alla 'seconda fase' dell'accoglienza: "Soluzioni abitative stabili, prospettive di lavoro e percorsi verso una completa autonomia, con condizioni più adeguate e rispettose delle esigenze familiari. La proposta già condivisa, di inserire queste famiglie in appartamenti nell'ambito del progetto Sai (Sistema accoglienza integrazione), rappresenta una soluzione concreta e dignitosa. Non comprendiamo perché, nonostante i ripetuti solleciti, non siano state fornite risposte chiare né alternative".
L'appello è rivolto in primis al prefetto Francesca Ferrandino ma anche alla sindaca Sara Funaro, all'assessore comunale al welfare Nicola Paulesu e al presidente della Toscana Eugenio Giani. "Sono trascorsi mesi dal riconoscimento dello status di rifugiati ma l'assenza di prospettive concrete sta aggravando il disagio di persone già duramente provate da traumi personali e collettivi", si legge nella petizione online, sottoscritta al momento da poco più di 900 persone. "Non si può gestire così una realtà complessa - spiega don Russo -. Si tratta di persone che hanno necessità di un supporto non solo sanitario, hanno subito amputazioni e gravi ferite, ma anche psicologico e psichiatrico. Non si possono tenere per tanto tempo dentro una struttura adattata. Purtroppo dalla prefettura registriamo un silenzio che ci disturba. Non si pensa alle vite distrutte dalla guerra, l'accoglienza viene vista come un qualcosa di estremamente burocratica e materiale. Ma questa è la città di don Milani, Facibeni e La Pira".
La richiesta, è scritto nella petizione, è quella di passare alla 'seconda fase' dell'accoglienza: "Soluzioni abitative stabili, prospettive di lavoro e percorsi verso una completa autonomia, con condizioni più adeguate e rispettose delle esigenze familiari. La proposta già condivisa, di inserire queste famiglie in appartamenti nell'ambito del progetto Sai (Sistema accoglienza integrazione), rappresenta una soluzione concreta e dignitosa. Non comprendiamo perché, nonostante i ripetuti solleciti, non siano state fornite risposte chiare né alternative".
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