Contro il Como di Fabregas spazio al turnover e a Fabbian falso nove: Vanoli riflette sul peso di una notte che può cambiare il senso della stagione

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C’era una volta una Fiorentina che alla Coppa Italia guardava con rispetto, ma anche con ambizione. Una Fiorentina che negli ultimi anni aveva imparato a frequentare le fasi finali della competizione, arrivando per tre volte consecutive in semifinale, una volta anche fino all’ultimo atto. Sei Coppe Italia in bacheca, quinta squadra più vincente del Paese, dietro solo a Juventus, Roma, Inter e Lazio.


L’ultima risale al 2001. Una notte lontana, lontanissima, ma ancora viva nei ricordi di chi oggi siede sulla panchina viola. Paolo Vanoli, allora in campo, firmò il gol decisivo nella finale d’andata contro il Parma. Una di quelle serate che segnano una carriera, e che inevitabilmente tornano alla mente quando la Coppa Italia bussa di nuovo alla porta.


Oggi però la storia è diversa. Molto diversa. Pensare alla finale di Roma del 13 maggio, più che un obiettivo, sembra un esercizio di fantasia. Perché i numeri parlano chiaro: la Fiorentina è terzultima in classifica, fatica, soffre, e ha davanti a sé una missione che al momento vale più di ogni altra cosa - salvarsi.


E allora questa Coppa Italia diventa una domanda aperta. Un fastidioso intralcio in mezzo alla lotta salvezza o una meravigliosa, insperata opportunità per dare un senso diverso alla stagione del centenario? La risposta arriverà solo stanotte. Intanto, alle nove, al Franchi - in uno stadio che si annuncia piuttosto tiepido, con circa quindicimila spettatori sugli spalti - la Fiorentina prova a giocarsela, ma senza fare follie.


Vanoli non può permettersi di ignorare il campionato. Ecco perché è lecito aspettarsi un turnover profondo. Dopo settimane in cui gli stessi undici sono stati riproposti quasi senza soluzione di continuità, stasera cambierà molto. In difesa spazio a Fortini e Ranieri per far rifiatare Dodò e Gosens, con Comuzzo e Pongracic ancora chiamati agli straordinari davanti a De Gea.

A centrocampo sarà Nicolussi Caviglia a prendersi la regia, affiancato da Mandragora e Brescianini, mentre sulle corsie laterali è atteso l’esordio dal primo minuto di Harrison, con Gudmundsson sull’altra fascia. Davanti, invece, è il rebus più grande. Kean non c’è, Piccoli è stanco, e l’idea del falso nove prende sempre più corpo: la sorpresa potrebbe chiamarsi Giovanni Fabbian, provato in quella posizione negli ultimi allenamenti.


Ma se per la Fiorentina la Coppa è un dubbio, per l’avversario è un’opportunità vera. Al Franchi arriva il Como di Cesc Fabregas, la grande novità del calcio italiano. Una squadra che gioca, diverte, domina. Secondo miglior attacco e seconda miglior difesa del campionato, reduce da un fragoroso 6-0 rifilato al Torino. Un progetto ambizioso, costruito con idee chiare e una qualità che non viene meno nemmeno quando Fabregas può permettersi ampie rotazioni. Caqueret, Addai e Sergi Roberto sono pronti a tornare dall’inizio, a conferma di una rosa profonda e competitiva. Il Como arriva a Firenze senza pressioni, con la leggerezza di chi sogna in grande e con la classifica dalla propria parte.


La formula non ammette appelli: gara secca, niente supplementari, rigori immediati in caso di pareggio. E chi passa il turno, ai quarti, troverà il Napoli al Maradona. Un eventuale incrocio che per la Fiorentina significherebbe una doppia trasferta a Napoli - tra Coppa Italia e campionato - nel giro di appena dieci giorni. Ma questo, forse, è un problema per un altro giorno.


Adesso c’è solo Fiorentina-Como. Fastidio o occasione, distrazione o sogno romantico.
Novanta minuti per capirlo. E forse, per riscrivere - almeno per una notte - una storia che oggi sembra andare tutta da un’altra parte.

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