Le parole di Michele Zucchi, internato militare italiano catturato a Cefalonia, 103 anni, uno dei 700mila militari che dopo l'armistizio dissero no a Salò e ai tedeschi. Poi Oleg Mandic, figlio di oppositori politici, l'ultimo bambino ad uscire da Auschwitz dopo l'arrivo dell'Armata Rossa: entrò nel campo sottobraccio a Dio, ha raccontato "e lì l'ho sepolto e mai più incontrato". E, ancora, Kitty Braun Falaschi che aveva nove anni quando un treno la portò con la mamma e il fratello a Ravensbruck e poi a Bergen Belsen. Infine Rita Prigmore che ha testimoniato le violenze subite da sinti e rom: appena nata nel 1943, fu allontanata dalla mamma e usata come cavia per esperimenti di cui ancora oggi porta le conseguenze. La cugina, deportata ad Auschwitz, fu scelta come prostituta per il bordello del campo: una violenza e una vergogna a cui non resse, tanto da gettarsi contro il campo spinato ad alta tensione. Sono di loro le video-testimonianze apparse sul grande schermo durante la mattinata dedicata al Giorno della memoria organizzata dalla Regione Toscana a Firenze, al cinema La Compagnia.
"Il marketing della persecuzione - spiega lo storico Francesco Filippi dal palco - ha le sue regole fisse, che non cambiano mai. La propaganda inizia lieve, poi il piano si inclina: da una parte i nemici e capri espiatori, dall'altra gli amici, nel mezzo la maggioranza silenziosa e indifferente". In Germania, ricorda, gli ebrei erano poco più dell'1% della popolazione. "Eppure grazie anche all'antisemitismo Hitler nel 1933 andò al potere e in Italia, dove ugualmente la comunità ebrea era integrata, si approvarono le leggi razziali".
Nel corso della mattinata da padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato a Monte a Firenze è arrivato un appello - "Resuscitiamo l'umano che è in noi, altrimenti non abbiamo futuro" -, mentre Ugo Caffaz ribadisce che "in Toscana il Giorno della memoria dura tutto l'anno: oltre 7mila studenti portati in visita ad Auschwitz dal 2002 al 2019, 60 mila studenti a tu per tu con testimoni e sopravvissuti al Pala Mandela di Firenze, la Summer school per formare gli insegnanti".
"Il marketing della persecuzione - spiega lo storico Francesco Filippi dal palco - ha le sue regole fisse, che non cambiano mai. La propaganda inizia lieve, poi il piano si inclina: da una parte i nemici e capri espiatori, dall'altra gli amici, nel mezzo la maggioranza silenziosa e indifferente". In Germania, ricorda, gli ebrei erano poco più dell'1% della popolazione. "Eppure grazie anche all'antisemitismo Hitler nel 1933 andò al potere e in Italia, dove ugualmente la comunità ebrea era integrata, si approvarono le leggi razziali".
Nel corso della mattinata da padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato a Monte a Firenze è arrivato un appello - "Resuscitiamo l'umano che è in noi, altrimenti non abbiamo futuro" -, mentre Ugo Caffaz ribadisce che "in Toscana il Giorno della memoria dura tutto l'anno: oltre 7mila studenti portati in visita ad Auschwitz dal 2002 al 2019, 60 mila studenti a tu per tu con testimoni e sopravvissuti al Pala Mandela di Firenze, la Summer school per formare gli insegnanti".
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