Troppe reti incassate e pochi gol costruiti dopo il 70’: i dati spiegano l’undicesimo posto e impongono una svolta tattica

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I 38 gol subiti dalla Fiorentina rappresentano un campanello d’allarme evidente. Peggio hanno fatto soltanto Pisa (40), Verona (41) e Torino (42), un dato che rende inevitabile una riflessione profonda sull’organizzazione difensiva davanti al portiere viola. Nel calcio le cifre non raccontano tutto, ma spesso aiutano a comprendere i limiti di una squadra. E in questo caso il quadro è chiaro.

L’undicesimo posto in classifica si lega anche a un attacco che fatica a incidere: 27 reti segnate, un bottino tra i più bassi della Serie A, al pari di Udinese e Sassuolo, e superiore soltanto a Parma (16) e Lecce (15). Un rendimento offensivo che non compensa le lacune difensive.

Colpisce il confronto con il Sassuolo: stesso numero di gol realizzati della squadra di Vanoli, una differenza minima nelle reti incassate (34 contro 38), ma ben 11 punti in più in classifica. Segno che l’equilibrio complessivo fa la differenza.

Il modello più evidente arriva invece dalla Roma di Gasperini. I giallorossi hanno segnato appena due gol in più rispetto alla Fiorentina, ma vantano la miglior difesa del campionato: soltanto 14 reti al passivo per Svilar. Tradotto in classifica, fanno 46 punti. La dimostrazione pratica che la solidità difensiva pesa più dei fuochi d’artificio offensivi.

In casa viola si è discusso a lungo delle reti incassate nei minuti di recupero o su palla inattiva: sei gol subiti oltre il 90’, costati dieci punti. Un dato pesante. Ma non è l’unico aspetto critico.

Anche la produzione offensiva negli ultimi venti minuti è insufficiente. Nelle 24 partite disputate, la Fiorentina ha realizzato soltanto sei reti dopo il 70’, mentre nello stesso arco temporale ne ha subite dieci. Un divario che racconta difficoltà fisiche, mentali o di gestione delle gare.

Ancora più significativo è il modo in cui sono arrivati quei sei gol nel finale: soltanto due sono frutto di azioni manovrate. Gli altri quattro derivano da tre calci di rigore e un corner. Segno che la squadra fatica a costruire occasioni quando la partita entra nella fase decisiva.

Per questo serve un cambio di rotta. Non basta abbassare il baricentro per difendere un vantaggio che, numeri alla mano, spesso sfuma. Occorre maggiore coraggio nella gestione del possesso e una struttura più solida dietro. Solo trovando equilibrio tra protezione e iniziativa la Fiorentina potrà invertire una tendenza che, fin qui, ha pesato in modo determinante sulla classifica.

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