Non corre alla bandierina, non fa la mitraglia, non balla la ‘griddy dance’ ma…fa gol. Rolando Mandragora si conferma il centrocampista più prolifico della Fiorentina in stagione. Con la rete al Jagiellonia, bellissima, su punizione, ha raggiunto quota 25 gol in 175 presenze con la casacca viola. In Polonia ha segnato il settimo sigillo della sua stagione, ribadendo la sua personale candidatura al ruolo di bomber della Fiorentina 2025/26, rimettendosi in scia di Moise Kean che guida con 8 reti.
Non solo. Da febbraio 2025, Mandragora sta costantemente mettendo il proprio nome nel tabellino dei marcatori. Lo sta facendo con continuità. In 12 mesi poco più, da quando segnò il rigore con l’Inter nel ko 2-1 della passata stagione, non si è più fermato. Dal 10 febbraio 2025 a giugno ne ha fatti 7, stesso numero di questa annata, ovviamente ancora migliorabile a livello di bottino personale. Da febbraio a febbraio, dunque, ha segnato 14 gol. Per dare dei riferimenti, nello stesso lasso di tempo Kean ha fatto 16 reti.
Il tutto senza fare chissà quali esultanze particolari, se non mimare il gesto del sonno della sua bambina a cui dedica ogni rete. Qualcosa di così normale a cui la modernità è forse poco abituata. Normale, che non vuol dire banale. No, perché dopo la passata stagione in cui ha segnato a raffica, gol tra l'altro belli ma anche importanti e decisivi, sta facendo altrettanto anche quest'anno. Magari non ruberà l'occhio in termini di tecnica in mediana. Anzi, a volte non lo si vede neppure. Se non quando segna. Che lo faccia con bolidi da fuori area, sfruttando i tempi d’inserimento giusti e/o il tiro da fermo.
Palladino fu bravo a ritagliargli compiti da mezz'ala di inserimento, ridandogli nuova vita in un centrocampo in cui c’erano Adli, Cataldi e Fagioli. In estate fu vicino all’addio, complice una trattativa per il rinnovo che non decollava. Poi, però, Pioli ci ha quasi sempre puntato. Vanoli ha fatto altrettanto, con Mandragora che, con costanza, è riuscito a farsi notare anche quando in rosa sono stati inseriti Brescianini e Fabbian. E, adesso, la mediana tipo della Fiorentina sembra chiara a livello di gerarchie: Fagioli, Brescianini e Mandragora.
Lui, nel dubbio, fa gol. Tra l’altro, non cosa secondaria, è diventato anche il secondo rigorista dopo Gudmundsson. Dettaglio? No, se si ripensa a quello che accadde col Sassuolo a dicembre e lo si paragona a quanto successo tra Como e Białystok, quando Mandragora ha lasciato l’esecuzione del tiro dagli undici metri a Kean prima e Piccoli poi. Ecco, sì. Ora sì. In questo momento qui, in cui la Fiorentina è ancora in piena lotta per la salvezza, le qualità di leadership si vedono anche da questi aspetti, quando il noi diventa più importante dell’io. Se Mandragora avesse tirato entrambi i calci di rigore, chissà, magari sarebbe già a quota 9 reti in stagione, ma ha preferito lasciarli a due attaccanti che avevano bisogno di sbloccarsi dopo periodi così così. Difficilmente si sentirà dalle tribune del Franchi il coro che ha accompagnato tanti goleador viola, ma Mandragora si conferma Rolly gol. L’obiettivo è chiaro: farne ancora. Magari di decisivi, in gare decisive, sia per il raggiungimento della salvezza che per provare a vincere quel trofeo che gli è mancato sul più bello, tre volte. Non lunedì col Pisa, dove non ci sarà per squalifica, ma di tempo ce n’è ancora. E la strada è quella giusta.
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