A distanza di 60 anni dall'alluvione e dal fango che invase Firenze e il Museo archeologico nazionale, torna visibile l'Urna del Bottarone, reperto etrusco scolpito oltre 2400 anni fa. Oggi a Tourisma, il salone dell'archeologia e turismo culturale, è stata presentata l'esposizione 'I colori dell'alabastro', una mostra che celebra il completamento dell'intervento conservativo che ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell'urna di alabastro, riportando all'antico splendore l'abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi.
Realizzata tra il 425 e il 380 a.C. in alabastro bianco con venature grigie, l'urna venne scoperta nel 1864 a Bottarone, nei pressi Città della Pieve (Perugia) ed è arrivata nel 1887 al Museo archeologico nazionale di Firenze dove è stata conservata con il numero d'inventario 73577. Dopo l'alluvione, l'Urna del Bottarone fu oggetto di un primo intervento di restauro tra il 1969 e il 1970, diretto da Francesco Nicosia, per ripulire la statua dal fango. Nel 2022 il nuovo intervento sulle superfici ingrigite dell'urna e sulla testa maschile, che presentava problemi di stabilità strutturale. il restauro, effettuato da Daniela Manna su progetto scientifico e sotto la supervisione di Barbara Arbeid, Giulia Basilissi e Mario Iozzo, è stato sostenuto dall'ufficio federale svizzero, grazie al bando per gli aiuti finanziari destinati al restauro dei beni culturali mobili, nell'ambito di un accordo tra il governo italiano e il consiglio federale svizzero. La mostra resterà aperta dal 27 febbraio al primo marzo dalle 9 alle 18 a ingresso gratuito.
"L'urna del Bottarone è stato un esperimento ben riuscito di restauro con una collaborazione a più livelli, collaborazione di professionisti e di risorse pubbliche e con l'utilizzo di fondi internazionali - spiega Daniele Federico Maras, direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze -. Un'eccellenza che restituisce un messaggio positivo per il futuro del patrimonio culturale a noi affidato: dalla catastrofe dell'alluvione a una nuova vita per l'urna etrusca e per il Museo".
Realizzata tra il 425 e il 380 a.C. in alabastro bianco con venature grigie, l'urna venne scoperta nel 1864 a Bottarone, nei pressi Città della Pieve (Perugia) ed è arrivata nel 1887 al Museo archeologico nazionale di Firenze dove è stata conservata con il numero d'inventario 73577. Dopo l'alluvione, l'Urna del Bottarone fu oggetto di un primo intervento di restauro tra il 1969 e il 1970, diretto da Francesco Nicosia, per ripulire la statua dal fango. Nel 2022 il nuovo intervento sulle superfici ingrigite dell'urna e sulla testa maschile, che presentava problemi di stabilità strutturale. il restauro, effettuato da Daniela Manna su progetto scientifico e sotto la supervisione di Barbara Arbeid, Giulia Basilissi e Mario Iozzo, è stato sostenuto dall'ufficio federale svizzero, grazie al bando per gli aiuti finanziari destinati al restauro dei beni culturali mobili, nell'ambito di un accordo tra il governo italiano e il consiglio federale svizzero. La mostra resterà aperta dal 27 febbraio al primo marzo dalle 9 alle 18 a ingresso gratuito.
"L'urna del Bottarone è stato un esperimento ben riuscito di restauro con una collaborazione a più livelli, collaborazione di professionisti e di risorse pubbliche e con l'utilizzo di fondi internazionali - spiega Daniele Federico Maras, direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze -. Un'eccellenza che restituisce un messaggio positivo per il futuro del patrimonio culturale a noi affidato: dalla catastrofe dell'alluvione a una nuova vita per l'urna etrusca e per il Museo".
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