Come racconta questa mattina il Corriere Fiorentino raccogliendo le parole e le testimonianze di molti membri della comunità iraniana a Firenze, la notizia della morte dell’ayatollah Khamenei ha suscitato soddisfazione e gioia, ma a fare da contraltare ad una notizia attesa per anni permangono i dubbi, le paure e le incertezze che la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro il regime non porti a risultati positivi per il popolo iraniano.
La tensione all’interno della comunità si è manifestata già domenica, quando Leila Farahbakhsh è intervenuta duramente contro i manifestanti che protestavano contro le operazioni militari chiedendo la pace: una manifestazione fortemente criticata dalla donna, che ha richiamato le decine di migliaia di uccisioni compiute dal regime durante l’ultima ondata di proteste, ad inizio anno.
Ma come riporta il Corriere Fiorentino, i dubbi fra gli iraniani fiorentini non sono pochi: il timore è che la guerra possa durare a lungo e che possa causare sofferenze tremende al popolo che si è appena liberato da Khamenei, e che dopo l’ayatollah appena ucciso il regime possa rinnovare con nuovi esponenti ancor più repressivi.
E ancora, fra molti serpeggia la paura che la guerra non porti affatto a quelle libertà e democrazia per le quali centinaia di migliaia di persone, nelle ultime settimane, hanno sfidato la repressione e sono scese in piazza.Condividi
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