Ventiquattro punti. Terzultimo posto. Meno tre dal Genoa. Non serve aggiungere molto altro per descrivere dove si trova la Fiorentina oggi, giovedì, dopo la notte di Udine. Una notte inamovibile, che è lì a ricordare come questa squadra possa toccare livelli di inconsistenza davvero preoccupanti.
Tre a zero. Con lo Jagiellonia già alle spalle. E con una difesa a tre che - diciamolo chiaramente - non si capisce perché sia stata riproposta, visti i precedenti. Ma su questo si tornerà tra poco.
Ieri mattina, alla ripresa al Viola Park, è andato in scena il confronto che tutti si aspettavano. Vanoli, i giocatori, Paratici e Ferrari nello stesso posto, a dirsi le cose in faccia. Nessuna resa dei conti, nessun terremoto societario, ma un faccia a faccia franco, deciso, senza lasciare nulla in sospeso. Il tecnico aveva già anticipato il tono lunedì sera con quella frase sull'esame di coscienza. Ieri quella frase è diventata il punto di partenza di una discussione che, nelle speranze di tutti, dovrà finalmente lasciare il segno.
La presenza di Paratici in riunione tecnica non è casuale: è un segnale preciso al gruppo. La fiducia nel tecnico non è in discussione, l'unità non è negoziabile. "Testa nel carro armato", come ripete il ds dalla sua prima settimana in viola. L'unico tema rimasto in sospeso - e non è dettaglio da poco - è quello legato a De Gea, assente al confronto. Una questione aperta, che prima o poi andrà affrontata.
Domenica al Franchi arriva il Parma. E serve un avvertimento per chi stesse già dando i tre punti per scontati.
Il Parma di Cuesta è in questo momento la terza squadra più in forma del campionato. Dieci punti nelle ultime cinque giornate. In trasferta, poi, fa ancora più paura: altri dieci punti nelle ultime cinque uscite esterne, con Milan e Bologna battute e Napoli fermato sul pari. Tre clean sheet su cinque. Solo Inter e Como hanno fatto meglio lontano da casa nello stesso periodo. Non è la squadra allo sbando di qualche mese fa: è un avversario solido, cinico, che sa viaggiare.
Il calendario, nel frattempo, offre una piccola finestra: domenica Lecce e Cremonese si affrontano direttamente, mentre il Genoa va a Roma. Tutto potenzialmente favorevole - ma è evidente che la Fiorentina non può permettersi di dipendere dai risultati degli altri.
Sul piano tattico, la decisione più importante è già presa. Si torna alla difesa a quattro. E i numeri danno ragione a chi lo chiedeva da settimane. Con la linea a tre, in questa stagione, la media è di zero virgola quarantadue punti a partita. Era già andata male lo scorso anno con Palladino - zero settantotto di media contro quasi due con la difesa a quattro - e quest'anno è andata anche peggio. Eppure lunedì si è riproposto lo stesso schema, con Rugani chiamato a contenere Davis dopo mesi di inattività. Il risultato è noto.
Domenica spazio quindi a Dodo, Pongracic, Ranieri e Gosens. Parisi è squalificato. Sette gol presi in due partite: c'è un'intera settimana di lavoro difensivo da smaltire prima del fischio d'inizio.
Parma domenica, Cremonese a Cremona subito dopo. Due scontri diretti, probabilmente i più importanti da qui alla fine. Non decideranno tutto, ma indirizzeranno moltissimo. La storia recente del calcio viola insegna che i momenti di svolta si riconoscono spesso da come il gruppo reagisce dopo le cadute più brutte. Questa è una di quelle cadute.
La risposta arriva domenica, al Franchi.
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