Meno di cento partecipanti in piazza della Signoria chiedono la fine dei bombardamenti, la tutela dei diritti dei prigionieri politici e la liberazione immediata dei detenuti, con il sostegno di Amnesty International e Arci

"No alla guerra, no alla Repubblica islamica". Questo lo slogan del presidio organizzato a Firenze dall'associazione Hamseda, nata da una 'rottura' con il movimento Donna vita libertà. Meno di un centinaio i presenti in piazza della Signoria, pochi gli iraniani.

"Questa divisione all'interno della comunità mi fa malissimo - dice in lacrime Hoda - Ci sono persone che hanno combattuto tutta la vita contro il regime e adesso vengono chiamate 'traditori'. Mi spacca il cuore vedere che ci sono persone davanti ai consolati Usa che ringraziano Trump e Neyanyahu per le bombe". E in piazza, appoggiate a terra, ci sono alcune foto con i volti delle bambine rimaste uccise nel bombardamento della scuola femminile di Minab la scorsa settimana.

"Noi - spiega - abbiamo le idee chiare. Denunciamo la repressione della Repubblica Islamica, ma vogliamo la fine immediata della guerra in Iran e in tutta la regione. Chiediamo di tutelare i diritti di tutti i prigionieri, la liberazione immediata dei prigionieri politici, la fine delle esecuzioni e delle minacce di pena di capitale, la fine della violenza contro contro donne, giovani, lavoratori e minoranze". Al tempo stesso, aggiunge Hoda, "condanniamo fermamente gli attacchi condotti da Israele e dagli Stati Uniti contro l'Iran. Riteniamo che ogni azione militare preventiva costituisca una gravissima violazione del diritto internazionale".

In piazza al loro fianco, tra gli altri, Amnesty International e Arci. "La storia degli ultimi decenni ci ha insegnato che le bombe non portano democrazia e noi siamo qui con Hamseda per chiedere fortemente che il popolo iraniano possa autodeterminarsi", le parole di Marzia Frediani, presidente di Arci Firenze.
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