I musei italiani gestiscono in media trenta prestiti di opere d'arte in uscita e trentadue in entrata all'anno, prevalentemente con istituzioni nazionali. Le realtà internazionali registrano invece volumi più elevati, con una media di 161 prestiti in uscita e 100 in entrata. Il ricavo medio annuo dai prestiti per i musei italiani è pari a circa 28.000 euro, contro oltre 95.000 euro per quelli esteri, con valori massimi che raggiungono rispettivamente i 300.000 e il milione di euro. È quanto emerge dalla ricerca campionaria dell'Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali, promosso da Save the artistic heritage e dai Musei civici fiorentini e sviluppato con la partnership scientifica della società Formules.
La ricerca, a cui hanno partecipato 60 musei tra italiani e internazionali, è stata presentata a Firenze. Le istituzioni italiane che hanno partecipato all'indagine risultano mediamente di dimensioni medio-grandi, ma significativamente più piccole rispetto agli omologhi stranieri: impiegano in media circa 50 membri di staff e dispongono di un budget medio di 4,14 milioni di euro, a fronte dei 298 dipendenti e dei 39,7 milioni di euro delle realtà estere.
Dal punto di vista organizzativo, emerge che solo il 44% dei musei italiani dispone di un dipartimento dedicato a queste attività di prestito delle opere, composto in media da 2,6 persone; una struttura analoga è presente nel 73,7% nelle organizzazioni straniere, con una media di 3,8 addetti. Emergono differenze anche in termini di trasparenza e gestione delle informazioni: il numero di prestiti viene riportato nei bilanci e nei report istituzionali dall'84,2% dei musei internazionali, mentre in Italia questa pratica riguarda il 57,9% delle istituzioni.
"La mobilità delle collezioni - ha affermato Guido Guerzoni, curatore dell'Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali - e la circolazione dei beni culturali sono due strumenti fondamentali di diplomazia culturale, attraverso cui le istituzioni costruiscono relazioni, rafforzano posizionamenti, producono conoscenze, sviluppano competenze, raccolgono risorse e ampliano i propri pubblici. Ciononostante, le informazioni disponibili su questo fenomeno rimangono sorprendentemente frammentarie, disomogenee e pressoché incomparabili".
La ricerca, a cui hanno partecipato 60 musei tra italiani e internazionali, è stata presentata a Firenze. Le istituzioni italiane che hanno partecipato all'indagine risultano mediamente di dimensioni medio-grandi, ma significativamente più piccole rispetto agli omologhi stranieri: impiegano in media circa 50 membri di staff e dispongono di un budget medio di 4,14 milioni di euro, a fronte dei 298 dipendenti e dei 39,7 milioni di euro delle realtà estere.
Dal punto di vista organizzativo, emerge che solo il 44% dei musei italiani dispone di un dipartimento dedicato a queste attività di prestito delle opere, composto in media da 2,6 persone; una struttura analoga è presente nel 73,7% nelle organizzazioni straniere, con una media di 3,8 addetti. Emergono differenze anche in termini di trasparenza e gestione delle informazioni: il numero di prestiti viene riportato nei bilanci e nei report istituzionali dall'84,2% dei musei internazionali, mentre in Italia questa pratica riguarda il 57,9% delle istituzioni.
"La mobilità delle collezioni - ha affermato Guido Guerzoni, curatore dell'Osservatorio permanente sui prestiti di beni culturali - e la circolazione dei beni culturali sono due strumenti fondamentali di diplomazia culturale, attraverso cui le istituzioni costruiscono relazioni, rafforzano posizionamenti, producono conoscenze, sviluppano competenze, raccolgono risorse e ampliano i propri pubblici. Ciononostante, le informazioni disponibili su questo fenomeno rimangono sorprendentemente frammentarie, disomogenee e pressoché incomparabili".
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