Grazie a fondi della Regione e del Comune, l’immobile ospiterà fino a dieci persone, diventando simbolo di legalità, coesione e sostegno sociale

Pronta per rinascere a nuova vita, all'insegna della legalità e dell'inclusione una villetta di Bagno a Ripoli, confiscata alla mafia cinese e trasferita al Comune nel 2023. Grazie al cofinanziamento della Regione Toscana per 424 mila euro e a risorse dell'amministrazione ripolese per 40.000 euro, l'immobile di via Roma è stato totalmente ristrutturato e sta per aprire le sue porte. All'interno il co-housing potrà ospitare fino a dieci persone, un'accoglienza temporanea per chi si trova in condizioni di fragilità e vulnerabilità abitativa. Questo pomeriggio c'è stato un sopralluogo della vicepresidente della Toscana Mia Diop, assieme al sindaco di Bagno a Ripoli (e presidente della Società della salute fiorentina sud est) Francesco Pignotti e al questore di Firenze Fausto Lamparelli.

"Un bene confiscato alla criminalità non è uno spazio che va soltanto recuperato e restituito alla collettività, ma va trasformato da simbolo di dominio e illegalità in un presidio di diritti, cura e solidarietà. Questo passaggio è fondamentale e a Bagno a Ripoli sta per diventare realtà - afferma Diop - In questi giorni corrono i trent'anni dalla legge 109 sul riuso sociale dei beni e sabato ricorrerà la Giornata della memoria e dell'impegno, il percorso che si sta compiendo qui è un bel segnale per la costruzione di una Toscana sempre più giusta e coesa".

"Da luogo simbolo di illeciti e criminalità - aggiunge il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti -, la casa di via Roma diventerà un rifugio per persone in difficoltà. Potranno essere ospitati sia single che famiglie a basso reddito o con vulnerabilità sottoposte a provvedimenti di sfratto o a perdita dell'abitazione, fenomeni purtroppo sempre più frequenti anche nel nostro territorio".

La ristrutturazione è stata pensata per creare un'abitazione flessibile in grado di rispondere alle diverse necessità, dai nuclei monoparentali alle famiglie. Sette le camere, sei i bagni. In comune la cucina, la mansarda, un ampio terrazzo, giardino e garage. La struttura sarà gestita da Fondazione Caritas, Coeso e Arca cooperativa sociale, individuati attraverso un bando pubblico della Società della salute.
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