Un invito forte, quasi simbolico, a “uscire dalle trincee” per ritrovarsi nel dialogo e nella pace. È il messaggio lanciato dall’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, che a pochi giorni dalla Pasqua richiama l’immagine della tregua del Natale 1914, resa celebre anche dal film Joyeux Noël, per parlare a una società attraversata da paure e tensioni.
Secondo Gambelli, il principale male del nostro tempo è l’individualismo, alimentato da un clima globale segnato da conflitti e divisioni. “I muri nel mondo sono più che quadruplicati rispetto alla caduta del Muro di Berlino”, osserva, sottolineando come anche a Firenze si respiri un senso diffuso di insicurezza.
In questo contesto, la città può però giocare un ruolo speciale. L’arcivescovo richiama l’eredità del sindaco Giorgio La Pira e immagina Firenze come luogo di dialogo tra culture e religioni, dove rabbino, imam e vescovo possano costruire percorsi condivisi. Ma il dialogo, insiste, deve partire anche dal quotidiano: dai condomini, dai cortili, dai rapporti tra vicini.
Non manca una riflessione critica sull’uso politico dei simboli religiosi: “Non possono diventare bandiere identitarie”, afferma, ribadendo che la fede autentica si misura nelle azioni e non nelle strumentalizzazioni.
Ampio spazio è dedicato all’emergenza abitativa, una delle questioni più urgenti per la città. Gambelli evidenzia le difficoltà crescenti, soprattutto per lavoratori e famiglie straniere, nel trovare casa. Apprezza alcune iniziative, come gli alloggi a prezzi accessibili nel centro storico e i progetti della Caritas, ma avverte: “Se il centro si svuota, Firenze perde la sua anima”. Il turismo resta una risorsa, ma deve essere equilibrato per evitare effetti negativi sul tessuto sociale.
Sul piano urbanistico e politico, l’invito alle istituzioni è chiaro: più ascolto e coinvolgimento dei cittadini nelle scelte strategiche. Solo così, sostiene, si possono evitare conflitti e costruire una visione condivisa del futuro.
Tra gli altri temi affrontati, anche la crisi delle vocazioni e il ruolo crescente dei laici nella vita delle parrocchie, l’urgenza di riformare il sistema carcerario — esperienza che Gambelli conosce da vicino — e il delicato tema del fine vita. Su quest’ultimo, l’arcivescovo ribadisce la posizione della Chiesa: il suicidio assistito rappresenta “una sconfitta per tutti” e richiede un confronto serio a livello nazionale, senza perdere di vista la dignità della persona e il valore delle cure palliative.
Infine, uno sguardo alla memoria e all’impegno civile: dalla Via Crucis dedicata alla pace e alla Resistenza, fino al ricordo di figure che seppero opporsi ai totalitarismi. “Ricordare chi ha detto no è fondamentale”, afferma, invitando soprattutto i giovani a diventare costruttori di pace.
E, con una nota più leggera, non manca un pensiero alla squadra della città: la Fiorentina. “Per Firenze è molto più di una squadra”, conclude, augurandosi — anche qui — che tutto possa davvero “tendere al bene”. Lo riporta Repubblica.
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