"Le responsabilità oggettive che Gravina si è assunto sono doverose. Il consueto rinvio delle dimissioni al Consiglio federale sa di un rituale prevedibile e autoassolutorio, quasi un passaggio teatrale tra corresponsabili. All'assunzione di responsabilità con passo indietro già richiesta nei precedenti insuccessi anche da
Palazzo Chigi, il sistema calcio ha risposto confermando il vertice di ogni sua componente, che ha poi rieletto col 97% dei voti Gravina presidente. Come evidenziato anche dalla relazione parlamentare sulla crisi del calcio italiano, i problemi sono profondi e strutturali: coinvolgono tutte le componenti del sistema, sempre più orientato al business individuale e sempre meno alla valorizzazione dei giovani talenti e della Nazionale.
Esiste poi un evidente nodo nel rapporto, spesso strabico, con la politica: da un lato viene chiamata a intervenire per sostenere economicamente il sistema; dall'altro le viene di fatto impedito di incidere sulle riforme necessarie, che il
calcio conosce da anni ma continua a rinviare. Ne emerge un sistema bloccato, governato da una casta autoreferenziale che riesce a perpetuarsi nonostante gli insuccessi. E una politica che, pur sollecitata dall'opinione pubblica a intervenire, si trova limitata dall'autonomia riconosciuta al sistema sportivo e dalle autorità che la presidiano. Un vero 'reset' - un commissariamento - avrebbe dovuto coinvolgere anche tutte le componenti che sostengono Gravina".
Così in una nota il senatore Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Cultura e responsabile nazionale Sport del partito.
Palazzo Chigi, il sistema calcio ha risposto confermando il vertice di ogni sua componente, che ha poi rieletto col 97% dei voti Gravina presidente. Come evidenziato anche dalla relazione parlamentare sulla crisi del calcio italiano, i problemi sono profondi e strutturali: coinvolgono tutte le componenti del sistema, sempre più orientato al business individuale e sempre meno alla valorizzazione dei giovani talenti e della Nazionale.
Esiste poi un evidente nodo nel rapporto, spesso strabico, con la politica: da un lato viene chiamata a intervenire per sostenere economicamente il sistema; dall'altro le viene di fatto impedito di incidere sulle riforme necessarie, che il
calcio conosce da anni ma continua a rinviare. Ne emerge un sistema bloccato, governato da una casta autoreferenziale che riesce a perpetuarsi nonostante gli insuccessi. E una politica che, pur sollecitata dall'opinione pubblica a intervenire, si trova limitata dall'autonomia riconosciuta al sistema sportivo e dalle autorità che la presidiano. Un vero 'reset' - un commissariamento - avrebbe dovuto coinvolgere anche tutte le componenti che sostengono Gravina".
Così in una nota il senatore Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Cultura e responsabile nazionale Sport del partito.
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