Signa commemorerà dal 5 al 7 aprile la Beata Giovanna (1266-1307), la contadina ricordata come Giovanna da Signa, che si distinse per la sua vita cristiana di preghiera, meditazione e carità e il cui culto è fortemente radicato da oltre sette secoli nella comunità. Le iniziative sono state presentate in Regione dall'assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti e dal sindaco Giampiero Fossi.
Al lunedì mattina il cuore pulsante della festa sarà il solenne corteo storico con oltre 300 figuranti in abiti del XIV secolo, ricostruzione della prima processione medievale, tra solennità religiosa e spettacolo storico.
"Quest'anno sarà un qualcosa di particolarmente importante - ha spiegato Fossi - perché abbiamo già confermate le presenze di ospiti veramente prestigiosi che daranno ulteriore forza a un momento civile e religioso di straordinaria importanza per il nostro territorio".
La Festa della Beata Giovanna è "una tradizione che deve avere il sostegno della Regione e che deve proseguire per tanti anni in futuro", ha dichiarato Cristina Manetti, che la definisce "una celebrazione che ci rende orgogliosi, perché è una di quelle tante tradizioni che rendono grande e importante la Toscana diffusa, che in ogni comune ha una tradizione da portare avanti e dà l'occasione di riunire la comunità intorno a essa".
Al lunedì mattina il cuore pulsante della festa sarà il solenne corteo storico con oltre 300 figuranti in abiti del XIV secolo, ricostruzione della prima processione medievale, tra solennità religiosa e spettacolo storico.
"Quest'anno sarà un qualcosa di particolarmente importante - ha spiegato Fossi - perché abbiamo già confermate le presenze di ospiti veramente prestigiosi che daranno ulteriore forza a un momento civile e religioso di straordinaria importanza per il nostro territorio".
La Festa della Beata Giovanna è "una tradizione che deve avere il sostegno della Regione e che deve proseguire per tanti anni in futuro", ha dichiarato Cristina Manetti, che la definisce "una celebrazione che ci rende orgogliosi, perché è una di quelle tante tradizioni che rendono grande e importante la Toscana diffusa, che in ogni comune ha una tradizione da portare avanti e dà l'occasione di riunire la comunità intorno a essa".
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