Bisogna tornare al 14 dicembre, quando la Fiorentina affrontò il Verona in una partita iniziata con leggerezza e conclusa in un clima di rabbia e incredulità. La sconfitta per 2-1 lasciò i viola ultimi in classifica con appena sei punti e un dato allarmante: nessuna squadra in Serie A si era mai salvata senza vincere almeno una delle prime quindici gare. In quel momento, la stagione sembrava destinata a entrare nella storia… ma in senso negativo.
Da allora, però, la squadra guidata da Paolo Vanoli ha reagito. Con il contributo di giocatori esperti come David De Gea, la Fiorentina ha cambiato passo, conquistando dodici punti in sette partite da febbraio e tornando a credere nella salvezza. Parallelamente, resta vivo anche il percorso europeo, con l’obiettivo di arrivare alle semifinali di Conference League. Non è ancora un lieto fine, ma oggi esiste una concreta possibilità di riscatto.
La sfida attuale rappresenta quindi un crocevia decisivo: tra la conferma della rinascita e il rischio di ricadere nell’incubo. Tra dubbi di formazione — come quello tra Kean e Piccoli — e numerose assenze, la Fiorentina deve dimostrare di essere cresciuta, ritrovando fame, continuità e identità. Al di là dei singoli, conta soprattutto una scelta: lasciarsi definitivamente alle spalle il passato e dimostrare di poter scrivere una storia diversa.
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