AGGIORNATA - "Un piano di reindustrializzazione della nostra regione Toscana che immagini di trasformare la produzione delle nostre imprese investendo sul settore della difesa, significa imboccare un vicolo cieco, che non porterà mai a un vero progresso. Uno sviluppo solidale e sostenibile, rispettoso dell'ambiente e della tutela dei lavoratori, non è un'utopia, anche se richiede coraggio e creatività". Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, durante l'omelia proclamata oggi in Cattedrale nella Domenica di Pasqua.
"Lo scoppio del carro il giorno di Pasqua e i fuochi di San Giovanni la notte del 24 giugno - ha anche detto Gambelli che ha celebrato la messa in Cattedrale dopo la tradizionale manifestazione dello Scoppio del carro in piazza Duomo - sono due belle tradizioni della nostra città di Firenze con cui esprimiamo la nostra gioia, in occasione di queste due importanti Solennità. Negli ultimi anni, tuttavia, è quasi inevitabile associare i rumori dei due spettacoli pirotecnici a quelli prodotti dagli ordigni bellici in tante, troppe, parti del mondo, soprattutto in Medio Oriente. Più che interromperle o sospenderle, come talvolta è stato auspicato, credo che valga la pena reinterpretarle, tenendo conto del contesto di fede in cui esse nacquero. La colombina, parte al momento del canto del Gloria, grazie alla fiamma del cero pasquale e lo scoppio del carro vuole amplificare l'alleluia pasquale, l'inno di gioia per la Risurrezione di Gesù Cristo".
"La Parola di Dio illumina la nostra storia presente, segnata purtroppo ancora da profonde diseguaglianze. Le violenze di genere che, nonostante le leggi e gli altri sforzi della nostra società, non accennano a diminuire nel nostro paese, rivelano come le derive autoritarie nelle relazioni umane siano una piaga aperta da curare e risanare con la massima urgenza e attenzione da parte di tutti". Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli nell'omelia pronunciata ieri sera in Cattedrale nella Veglia pasquale nella notte santa.
"La luce del Risorto è una luce serena, una luce gentile che sembra sempre più difficile da scorgere davanti alle fitte tenebre del nostro mondo dominato dall'oscurità e dalla barbarie delle guerre", ha detto anche l'arcivescovo.
"Davanti ai drammi della nostra storia - ha proseguito ancora -, anche noi viviamo la tentazione di cedere alla paura, al pessimismo e ci sentiamo sempre più impotenti di fronte al male che sembra dilagare come una fatalità inevitabile. L'ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti ci aiutano a fare memoria della nostra salvezza, a ricordare che Gesù è venuto e tornerà alla fine dei tempi".
"Lo scoppio del carro il giorno di Pasqua e i fuochi di San Giovanni la notte del 24 giugno - ha anche detto Gambelli che ha celebrato la messa in Cattedrale dopo la tradizionale manifestazione dello Scoppio del carro in piazza Duomo - sono due belle tradizioni della nostra città di Firenze con cui esprimiamo la nostra gioia, in occasione di queste due importanti Solennità. Negli ultimi anni, tuttavia, è quasi inevitabile associare i rumori dei due spettacoli pirotecnici a quelli prodotti dagli ordigni bellici in tante, troppe, parti del mondo, soprattutto in Medio Oriente. Più che interromperle o sospenderle, come talvolta è stato auspicato, credo che valga la pena reinterpretarle, tenendo conto del contesto di fede in cui esse nacquero. La colombina, parte al momento del canto del Gloria, grazie alla fiamma del cero pasquale e lo scoppio del carro vuole amplificare l'alleluia pasquale, l'inno di gioia per la Risurrezione di Gesù Cristo".
"La Parola di Dio illumina la nostra storia presente, segnata purtroppo ancora da profonde diseguaglianze. Le violenze di genere che, nonostante le leggi e gli altri sforzi della nostra società, non accennano a diminuire nel nostro paese, rivelano come le derive autoritarie nelle relazioni umane siano una piaga aperta da curare e risanare con la massima urgenza e attenzione da parte di tutti". Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli nell'omelia pronunciata ieri sera in Cattedrale nella Veglia pasquale nella notte santa.
"La luce del Risorto è una luce serena, una luce gentile che sembra sempre più difficile da scorgere davanti alle fitte tenebre del nostro mondo dominato dall'oscurità e dalla barbarie delle guerre", ha detto anche l'arcivescovo.
"Davanti ai drammi della nostra storia - ha proseguito ancora -, anche noi viviamo la tentazione di cedere alla paura, al pessimismo e ci sentiamo sempre più impotenti di fronte al male che sembra dilagare come una fatalità inevitabile. L'ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti ci aiutano a fare memoria della nostra salvezza, a ricordare che Gesù è venuto e tornerà alla fine dei tempi".
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