Che tra calcio italiano e Premier ci sia un abisso, ormai, è noto a tutti. Anche squadre di medio-basso livello, infatti, hanno introiti e potenzialità economiche drasticamente più alte rispetto a chi gioca in Serie A, valori che si tramutano in un rapporto di 2 o 3 a 1 se si guarda solamente alle rose, che diventano di 9 o 10 a 1 se si pensa alla liquidità che i club inglesi possono permettersi di spendere nelle campagne trasferimenti.
Lo sa bene la Fiorentina, che da quattro anni a questa parte è una delle candidate alla vittoria della Conference, tanto da aver fatto due finali e una semifinale, pur dovendosi confrontare con West Ham prima, Aston Villa poi, fino all’inarrivabile Chelsea. I primi due club normali, del livello della Fiorentina, ma con valori delle rose sempre almeno doppi se non tripli di quello della Fiorentina, col Chelsea che arrivava anche ad un valore triplo. Adesso ecco il Palace, che vale più del doppio del parco giocatori che ha a disposizione Vanoli. Sulla carta eh, sia chiaro. Perché poi in campo non vanno i soldi, gli ingaggi o i valori economici dei cartellini. Ed ecco che si arriva all’oggi.
La Premier, un mondo che vent’anni fa prendevamo in giro con la ‘Gialappa’s band’, oggi ci mangia la pappa in testa, argomento lungo e ormai noto. La Fiorentina potrà contare anche su alcuni ex Premier per provare ad avere la meglio del Crystal Palace. Su tutti c’è chi ha scritto pagine leggendarie del calcio inglese, David De Gea. Il portiere spagnolo ha vinto con la maglia dello United: 1 campionato, 1 coppa d’Inghilterra, 2 coppe di lega, 1 Europa League e 3 supercoppe inglesi. Per dare dei riferimenti, De Gea ha giocato 19 volte in carriera contro il Crystal Palace, 9 volte nello stadio dove la Fiorentina giocherà oggi. Poi c’è Jack Harrison, uno che ci ha giocato e vinto poco prima di arrivare a Firenze con la maglia del Leeds. Quello è stato l’undicesimo incrocio col Palace per lui. Senza dimenticare Paolo Vanoli, che in Inghilterra è stato un prezioso collaboratore di Antonio Conte nel periodo al Chelsea. Avrebbe fatto tanto comodo Solomon, uno di quelli che in Inghilterra aveva fatto vedere buone cose al Tottenham, ma l’israeliano è ai box. Poi c’è Paratici, ovviamente. Il dirigente della Fiorentina è stato a lungo agli Spurs, prima di approdare in viola.
Chissà che qualche consiglio non sia stato chiesto anche a quel Tariq Lamptey che proprio dall’Inghilterra era arrivato in estate, che però si è rotto sostanzialmente tutto dopo una manciata di minuti dall’esordio ormai a inizio stagione. Quelli che la Premier, insomma. Che oggi troveranno da avversari, con la maglia della Fiorentina, sperando di non vedere tutto quel gap che già c’era sulla carta, che è cresciuto ancora in virtù delle pesanti assenze in casa viola.
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