I viola possono allungare sulla zona rossa, ma arrivano in piena emergenza tra squalifiche, acciaccati e il dubbio Kean

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Nemmeno il tempo di assorbire la botta di Londra, nemmeno il tempo di metabolizzare un’altra notte amara di Conference League, che per la Fiorentina è già di nuovo il momento della verità. Perché stasera, al Franchi, contro la Lazio, non c’è semplicemente una partita di campionato: c’è un altro crocevia pesantissimo nella corsa salvezza.

La classifica, per una volta, offre ai viola una possibilità concreta. Le sconfitte di Cremonese e Lecce consegnano alla squadra di Paolo Vanoli un’occasione enorme: vincere significherebbe portarsi a più otto sulla zona rossa. Un margine che, a sei giornate dalla fine, avrebbe il sapore di un allungo quasi decisivo. Non ancora la salvezza aritmetica, certo, ma qualcosa di molto simile a un match point.

Ed è questo il paradosso della serata. La Fiorentina arriva a una partita che può valere mezza permanenza in Serie A in piena emergenza. Anzi, in condizioni persino peggiori rispetto a quelle viste a Londra. Agli acciaccati si aggiungono infatti gli squalificati Fagioli e Gudmundsson, e la rifinitura ha raccontato di un gruppo ridotto ai minimi termini. Solomon è tornato in gruppo, ma al massimo per la panchina. Restano invece in forte dubbio Kean, Parisi, Fortini e Brescianini. Tradotto: uomini contati, attacco e centrocampo decimati, margine d’errore ridotto praticamente a zero.

E poi c’è il caso più pesante di tutti, quello che accompagna da mesi la stagione viola: Moise Kean. Salvo sorprese, anche contro la Lazio Vanoli dovrà rinunciare al suo centravanti titolare. La storia ormai è chiara: il dolore alla tibia sinistra continua a tormentarlo, nonostante gestione, cautela, trattamenti e tentativi di convivenza col problema. Un guaio che si trascina da tempo e che, di fatto, non gli ha mai permesso di stare davvero bene. Prima la caviglia, poi la tibia: la stagione di Kean è stata un percorso a ostacoli continuo.

Eppure, anche così, l’attaccante ha stretto i denti. Lo ha fatto per aiutare la Fiorentina a uscire dal pantano e inseguire una salvezza che fino a qualche mese fa sembrava persino impensabile. Lo ha fatto anche pensando alla Nazionale e al sogno Mondiale, poi svanito. Ma il risultato è che il trascinatore dello scorso anno si è visto solo a sprazzi. Nove gol complessivi restano un bottino importante, ma raccontano solo in parte il peso specifico di un giocatore mai davvero al cento per cento.

E allora, stasera, tutto il peso offensivo ricadrà ancora su Piccoli. Toccherà a lui guidare l’attacco, con appena tre gol in campionato e la necessità di trovare una rete pesante, pesantissima, come quella segnata al Bologna quasi tre mesi fa. Senza Kean, senza tante alternative, senza alibi.

Perché gli alibi, in effetti, sono finiti da un pezzo. La Fiorentina ha sì conosciuto cadute, blackout, partite sconcertanti. Ha illuso e poi deluso, è sembrata rialzarsi per poi ricadere subito dopo. È successo a Udine, è successo a Londra, è successo tante volte in una stagione contraddittoria, nervosa, incompiuta. Ecco perché, nonostante l’occasione d’oro, attorno ai viola resta una diffidenza più che comprensibile. Questa squadra ha troppe volte promesso il salto di qualità senza riuscire a compierlo davvero.

Ma è anche vero che qualcosa, negli ultimi due mesi e mezzo, è cambiato. I numeri lo dicono chiaramente. La Fiorentina arriva da quattro risultati utili consecutivi in Serie A, con due vittorie e due pareggi. Da inizio febbraio ha conquistato quattro successi in otto giornate, dopo averne ottenuti appena tre nelle precedenti ventitré. La media punti è schizzata da 0,74 a 1,88 a partita. E ancora: nel 2026 i viola hanno raccolto 23 punti sui 32 disponibili. Numeri da squadra rinata, o almeno da squadra che ha smesso di affondare.

Adesso però serve l’ultimo passo. Quello più difficile. Quello che trasforma la resistenza in redenzione. Contro una Lazio che resta pericolosa, imprevedibile, capace di alternare grandi fiammate a clamorosi vuoti, e che comunque arriva da tre vittorie nelle ultime quattro partite. Guai a pensare a una vittima sacrificale. Sarebbe l’errore più grave.

Per questo, stasera, serviranno coraggio, lucidità e personalità. Servirà la partita dei senatori, di quelli che devono prendere per mano il gruppo nel momento più delicato. De Gea, Ranieri, Dodo, Gosens, Mandragora: è da loro che Vanoli si aspetta la scossa, la guida, la prova di maturità.

Tra stasera e la prossima sfida con il Lecce, la Fiorentina si gioca il campionato. E forse anche una parte del suo rapporto con Firenze. Perché questa squadra, alla città, qualcosa deve ancora restituire. Stasera ha l’occasione per cominciare a farlo davvero.

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