Da San Miniato al Monte si contempla Firenze, crocevia di culture unite dal desiderio di pace. Mentre i conflitti feriscono il mondo, l'abate Bernardo Gianni testimonia instancabilmente la necessità di una convivenza senza armi. Punto di riferimento spirituale e sociale, il monaco promuove attraverso l'ascolto e l'incontro un necessario “umanesimo della pace”. Intervistato da Frida Nacinovich per greenreport.it, l’abate della comunità monastica di San Miniato al Monte ha commentato le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Trump contro Papa Leone XIV.
"Il grande autore e pensatore ebreo Martin Buber si rivolgeva così a Giorgio La Pira nel 1961. 'La storia moderna pretende d’insegnarci che la pace è possibile solo se i governi arrivano a un’intesa. Dopodiché i popoli li seguono'. Finora la pace è stata l’esito delle scelte dei potenti, è giunto il momento che sia il contrario. Quella di Buber è una vera e propria rivoluzione copernicana: la pace non più decisa dai governi a scapito dei popoli, ma i popoli che decidono la pace alla quale devono sottostare i governi. Una prospettiva che sembra utopica, ma che è stata ribadita da Papa Leone, in piena continuità con il magistero di chi l’ha preceduto. Lo provano le sue lucide e forti parole dei giorni scorsi nella veglia di preghiera per la pace. Parole che hanno innescato la reazione stizzita di Trump che, aggredendo il Papa, dimostra in realtà di essere lui il debole della situazione".
E ancora: "La guerra viene giustificata propagandando che dovrebbe ristabilire, o stabilire, una presunta giustizia, un presunto equilibrio dei poteri, una difesa di parti lese o comunque minacciate. Ma la grande filosofia, la grande spiritualità, ci indicano che ‘di spada ferisce di spada perisce’, come dice Gesù nell’Orto degli Ulivi al momento del suo arresto. Quindi è illusorio e propagandistico pensare che Israele, ad esempio, riesca a placare la reazione dei palestinesi e dei libanesi con una politica così militarizzata, violenta e distruttiva. Sempre che ce l’abbia, e non ce l’ha, la spiegazione secondo la quale con la violenza affermo le mie ragioni porta come risultato l’acuirsi dell’odio. La guerra è immorale e ingiusta, coinvolge inevitabilmente persone che, come sta succedendo in queste ore a Beirut, non hanno nulla a che fare né con gli aggressori né con Hezbollah".
"Dire basta alla violenza, che ferisce anche le nostre periferie e mortifica la dignità di cittadine e cittadini che appaiono rassegnati alla sua inevitabilità. Omicidi come quello di Massa Carrara, la violenza negli stadi, gli abusi contro le donne, sono capitoli di una istintività predatoria che impone una rivoluzione culturale per tutti. Credenti e non credenti. Quegli uomini e donne di buona volontà cui, appunto, si è rivolto a suo tempo Giovanni XXIII con la “Pacem in Terris”. Ma penso anche all’azione politica e profetica di Giorgio La Pira, e prima ancora a San Francesco. Grandi testimoni di pace, che ci hanno insegnato come quella della violenza sia sempre una vittoria di Pirro. Mentre la pace, con i suoi tempi, produce veri frutti e autentica giustizia, che ci guarisce dal risentimento e dall’istinto vendicativo che inevitabilmente la violenza alimenta. Ai bambini assegneremo un protagonismo di pace, il loro è il grido più autorevole nel tentativo di far capire ai cosiddetti adulti che se non invertiamo la rotta e non adottiamo una visione di pace, di dialogo, di amicizia, il pianeta avrà le ore contate".
Infine, ancora un messaggio di pace: "C’è un disarmo integrale su cui insisteva giustamente Giovanni XXIII, che metteva in relazione lo svuotamento degli arsenali al disarmo dei nostri spiriti. Si parte proprio dalla consapevolezza che lessico, pensieri, desideri devono avere a cuore il bene degli altri, l’accoglienza degli altri, lo spazio degli altri. Prima di gridare la parola pace vorrei poterla testimoniare, pensando all’unica forza che cambia in meglio la storia e il mondo, quella dell’amore".
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