Domenica al Franchi la Fiorentina giocherà una partita che vale molto più dei novanta minuti. Vale, prima di tutto, la possibilità di chiudere finalmente il discorso salvezza: quel punto che ancora manca, quel passaggio aritmetico che i viola non sono riusciti a completare all’Olimpico e che adesso diventa la priorità assoluta davanti al proprio pubblico.
Ma insieme al Genoa arriverà anche Daniele De Rossi. E il nome, oggi, inevitabilmente allarga il campo. Perché De Rossi non è soltanto l’allenatore dell’avversario già salvo. È anche uno dei profili che, da tempo, girano intorno alla Fiorentina ogni volta che si parla di panchina. Una suggestione mai diventata scelta, una possibilità più volte sfiorata e sempre rimasta fuori dalla porta.
Nel 2020 fu Rocco Commisso a escludere l’ipotesi, considerando De Rossi ancora troppo inesperto e preferendo andare avanti con Iachini. Più recentemente, quando la posizione di Pioli era diventata sempre più fragile, fu Pradè a non affondare il colpo. Pesava il clima pesante intorno al direttore sportivo, pesavano le contestazioni, pesava anche l’idea di portare a Firenze un altro uomo fortemente legato alla Roma.
Oggi, però, il quadro è cambiato. De Rossi non è più soltanto l’ex capitano giallorosso, né soltanto il campione del mondo che ha scelto la panchina. A Genova ha dimostrato qualcosa. È subentrato in una situazione complicata, ha preso una squadra in difficoltà e l’ha portata alla salvezza con tre giornate d’anticipo. Ha dato identità, carattere, presenza. Tutte qualità che in una Fiorentina reduce da una stagione sofferta non possono passare inosservate.
E qui nasce l’intreccio. Domenica la Fiorentina si troverà davanti un allenatore che in passato ha aspettato una chiamata convinta da Firenze, mentre Firenze è ancora nel pieno della propria attesa. La società viola deve prima raggiungere la salvezza matematica, poi aprirà davvero il capitolo futuro. Fabio Paratici lo ha detto con chiarezza prima della partita di Roma: Vanoli e il suo staff hanno fatto un lavoro straordinario, e dopo l’aritmetica ci sarà un confronto per decidere che cosa ne sarà della panchina.
Parole corrette, rispettose, forse inevitabili. Ma la sensazione è che le possibilità di permanenza di Vanoli siano basse. Il tecnico è arrivato con un obiettivo preciso, salvare una squadra che sembrava impantanata, e quel traguardo è ormai vicino. Ma il futuro sembra destinato a passare da altre valutazioni, da un’altra idea tecnica, da un nuovo ciclo.
I nomi forti, oggi, sono soprattutto due: Fabio Grosso e Daniele De Rossi. E c’è quasi qualcosa di simbolico nel fatto che la Fiorentina si ritrovi a ragionare su due campioni del mondo del 2006, due uomini che nella notte di Berlino seppero prendersi la responsabilità dal dischetto quando il pallone pesava come una pietra. Grosso e De Rossi, vent’anni dopo, sono diventati allenatori, hanno portato Sassuolo e Genoa in acque tranquille e rappresentano due profili giovani, ambiziosi, con un’identità già riconoscibile.
Grosso, in questo momento, sembra la pista più concreta. È una vecchia conoscenza di Paratici, che alla Juventus lo ha avuto prima da giocatore e poi da allenatore della Primavera. Il rapporto e la stima sono solidi. Al Sassuolo ha riportato subito la squadra in Serie A e poi l’ha guidata verso una stagione serena, con un calcio propositivo e offensivo. Ha un contratto fino al 2027, quindi servirà un indennizzo, ma rispetto ad altre piste appare una soluzione più percorribile.
De Rossi, invece, resta più complicato. Più affascinante, forse. Più forte dal punto di vista emotivo e mediatico. Ma anche più difficile da raggiungere. Con la salvezza del Genoa è scattato il rinnovo automatico e sul tecnico esiste una clausola rescissoria importante, intorno ai dieci milioni. Una cifra che rende la strada ripida, se non quasi impraticabile. E poi c’è il Genoa, che dopo aver raggiunto l’obiettivo vuole programmare il futuro proprio con l’allenatore che ha rimesso in piedi la stagione.
Sul taccuino viola resta anche il profilo di Iraola, molto apprezzato da Paratici. Ma lì la concorrenza è altissima, soprattutto dalla Premier League, con il Chelsea alla finestra dopo l’addio al Bournemouth. Convincere un tecnico emergente a lasciare quel contesto per ripartire dalla Fiorentina sarebbe una missione complessa. Per questo, al netto dei sogni e delle suggestioni, la partita vera sembra giocarsi soprattutto tra il realismo di Grosso e il fascino complicato di De Rossi.
E allora Fiorentina-Genoa diventa una gara dentro la gara. Da una parte una squadra viola che deve chiudere il discorso salvezza e reagire dopo la figuraccia di Roma. Dall’altra un Genoa già salvo, guidato da un allenatore che al Franchi verrà osservato con occhi diversi. Non sarà un provino, perché un allenatore non si sceglie in una domenica. Ma certe partite, soprattutto a fine stagione, finiscono per raccontare molto più della classifica.
Prima viene il campo, e per la Fiorentina prima viene quel punto che manca. Poi arriveranno il confronto tra Paratici e Vanoli, le valutazioni, le telefonate, gli incastri economici e tecnici. Ma intanto, domenica, il futuro passerà anche dalla panchina ospite. E avrà il volto di Daniele De Rossi.
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