Le barriere più difficili da abbattere non sono solo quelle architettoniche o sensoriali, ma soprattutto quelle culturali e mentali. È questo il cuore della riflessione sull’accessibilità urbana a Firenze, dove si denuncia una scarsa attenzione da parte delle amministrazioni e di molti cittadini verso i bisogni delle persone più fragili.
Secondo il testo, la città dovrebbe essere progettata per tutti: non soltanto per le persone con disabilità, ma anche per anziani, bambini in passeggino o chiunque abbia difficoltà temporanee di movimento. L’accessibilità viene indicata come una garanzia collettiva di sicurezza e qualità della vita.
Tra gli esempi citati c’è via della Colonna, recentemente riqualificata ma ritenuta poco sicura e difficilmente percorribile per chi utilizza ausili alla mobilità a causa dei marciapiedi troppo stretti. Critiche anche ai ritardi per la realizzazione dello scivolo al porticato della Santissima Annunziata e alla presenza di numerose strade prive di rampe adeguate, come via Manelli o via del Gelsomino, dove i pali della luce ostacolano il passaggio.
Sotto accusa anche la gestione dei cantieri stradali, spesso privi di percorsi accessibili e sicuri per i pedoni. Viene citato il caso di via Bovio, dove i lavori costringerebbero le persone a camminare in carreggiata.
Il testo sottolinea inoltre come i tempi per eliminare anche piccoli ostacoli siano ancora troppo lunghi e denuncia i comportamenti scorretti di alcuni cittadini, come i parcheggi selvaggi che bloccano scivoli e attraversamenti pedonali.
L’appello finale è a una collaborazione tra amministrazione e cittadini per costruire una Firenze più inclusiva, accessibile e sicura per tutti. Lo scrive la Nazione.
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