"Non mi arrenderò, chi lavora ha il diritto di tornare a casa"

"Voglio giustizia per mia figlia, almeno quella. Perché lei non me la ridarà nessuno. E lo faccio per tutti voi, che lavorate e avete diritto a tornare a casa. Ma voglio ottenere fatti, perché finora ho sentito solo belle parole". Lo ha detto, parlando dal palco del congresso della Uil Toscana a Firenze, Emma Marrazzo, la mamma di Luana D'Orazio, la giovane morta il 3 maggio del 2021 mentre stava lavorando a un orditoio in un'azienda di Montemurlo (Prato). "La campagna zero morti è una battaglia collettiva, non personale. Ci metto la faccia e la metterò finché non otterrò quello che voglio. Per voi e anche per il futuro di mio nipote. Non mi arrenderò, fa troppo male e non voglio che qualcuno si trovi nei mesi stessi panni".
Emma Marrazzo ha anche parlato del futuro che si aspettava per sua figlia Luana: "Volevo vederla felice e sistemata", "il futuro ce l'aveva davanti a lei, era arrivato con Alberto, erano la famiglia perfetta. Un futuro che Alberto si ricostruirà piano piano, oggi non è ancora stato possibile". Quanto a se stessa, ha proseguito Marrazzo "sopravvivo, mi devo mascherare e fare finta che vada tutto bene. Ci devo provare anche quando mi tremano le gambe", "tutti i giorni, lo devo fare per mio nipote".
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