Nata per custodire e sviluppare l’eredità culturale e sportiva di Artemio Franchi, la Fondazione Franchi continua a investire su inclusività, formazione e calcio giovanile. A raccontarne origine e obiettivi è stato il presidente Francesco Franchi, in vista della prossima edizione del Trofeo Renato Ballerini.
“La fondazione nasce nel 1985, due anni dopo la morte di mio padre, per volontà del Lions Club di Firenze, di Ugo Cesani – allora presidente della Lega Serie C – e della famiglia Franchi”, spiega Francesco Franchi. “L’obiettivo era ricordare Artemio Franchi attraverso azioni concrete, soprattutto nel mondo del calcio, che ha rappresentato una parte fondamentale della sua vita”.
Da allora la Fondazione ha sviluppato progetti legati alla diffusione della cultura sportiva, con particolare attenzione ai temi dell’inclusione e della crescita sociale attraverso il calcio. Tra le iniziative principali c’è il Premio di Laurea Artemio Franchi, giunto ormai alla quindicesima edizione, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e con Lega Pro.
Negli anni il premio si è ampliato fino a riconoscere sei tesi: oltre alle tre migliori in assoluto, vengono assegnati riconoscimenti specifici a lavori dedicati a inclusione, disabilità e sport femminile. “L’idea – sottolinea Franchi – è utilizzare queste tesi per fare cultura nel mondo del calcio professionistico e dello sport in generale”.
Il progetto coinvolge discipline molto diverse tra loro: non soltanto scienze motorie, ma anche psicologia, medicina, architettura, giurisprudenza, economia, statistica e storia. “Tutte le facoltà che possono avere un legame con il mondo dello sport”, precisa Franchi, spiegando come le valutazioni siano affidate a una commissione composta da oltre cinquanta esperti e docenti universitari, selezionati di volta in volta in base all’argomento della tesi.
Parallelamente resta centrale il Trofeo Renato Ballerini, definito dallo stesso presidente della Fondazione “una cosa meravigliosa”: una manifestazione non competitiva rivolta ai più giovani, aperta anche al calcio inclusivo e pensata come occasione educativa prima ancora che sportiva.
La Fondazione sta inoltre lavorando alla digitalizzazione delle centinaia di tesi raccolte nel corso degli anni, con l’obiettivo di renderle consultabili online e fruibili dalle università italiane. Un patrimonio culturale che punta a trasformare il calcio in uno strumento di formazione, partecipazione e inclusione sociale.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies













