Dopo una stagione fallimentare e il crollo del valore della rosa, il presidente viola è chiamato a chiarire strategie, obiettivi e risorse a disposizione di Fabio Paratici per ricostruire una squadra reduce da un’annata drammatica

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La Fiorentina che nascerà nella prossima stagione non potrà limitarsi a un semplice restyling tecnico. Dopo un’annata fallimentare, conclusa con una salvezza conquistata soltanto a tre giornate dalla fine nonostante ambizioni dichiarate da zona Champions, il club viola si trova davanti a un bivio che riguarda prima di tutto la proprietà. Per questo motivo, oggi più che mai, è necessario che sia Giuseppe Commisso a esporsi in prima persona, chiarendo ai tifosi quale direzione intenda prendere la società e quali saranno le reali prospettive del progetto sportivo.

A quattro mesi dalla scomparsa di Rocco Commisso, il presidente non è ancora tornato stabilmente a Firenze. Tolta la breve presenza di gennaio per la messa in Duomo in memoria del padre, Giuseppe è rimasto lontano dal Viola Park e dall’ambiente viola, alimentando inevitabilmente interrogativi sul futuro del club. Una distanza che pesa ancora di più se confrontata con il modello incarnato da Rocco nei primi anni della sua gestione: presenza costante, partecipazione quotidiana e soprattutto assunzione diretta delle decisioni sportive.

In una fase delicata come quella attuale, la Fiorentina avrebbe avuto bisogno di una guida riconoscibile e di una proprietà capace di trasmettere stabilità. La presenza del direttore generale Ferrari e dell’amministratore delegato Stephan ha garantito continuità operativa, ma adesso serve qualcosa di diverso: serve una linea politica e tecnica chiara, dettata direttamente dal presidente.

Anche perché la situazione economica e patrimoniale della squadra impone scelte forti. Il valore della rosa è crollato in maniera evidente: secondo le stime di Transfermarkt, la Fiorentina è passata dai 301,4 milioni di euro di un anno fa agli attuali 244,5 milioni, con una svalutazione vicina ai 57 milioni. Un dato che fotografa perfettamente il fallimento tecnico della stagione e che si accompagna a un saldo di mercato pesantemente negativo.

Negli ultimi dodici mesi il club ha investito molto senza ottenere risultati. Ai circa 29 milioni di passivo accumulati nella sessione estiva si sono aggiunti i 27 milioni legati ai riscatti obbligatori di Fabbian e Brescianini, responsabilità che il nuovo direttore sportivo Fabio Paratici dovrà gestire. Ma il problema non riguarda soltanto i conti. La Fiorentina dovrà affrontare anche una vera e propria rivoluzione dell’organico, tra giocatori fuori progetto, prestiti rientrati e contratti difficili da sistemare.

Per questo diventa fondamentale capire quale sarà il margine operativo concesso a Paratici. Quanti fondi avrà realmente a disposizione? La società intende ripartire con investimenti importanti oppure sarà costretta a ridimensionare le ambizioni? E ancora: l’obiettivo sarà tornare subito in Europa o costruire un progetto sostenibile nel medio periodo?

Sono domande alle quali oggi soltanto Giuseppe Commisso può rispondere. Perché dopo sette anni e oltre mezzo miliardo investito dalla famiglia Commisso, la Fiorentina continua a inseguire un definitivo salto di qualità che non è mai arrivato. Anzi, la stagione appena conclusa rappresenta probabilmente il punto più basso della gestione.

L’assenza dalle coppe europee, destinata anche a penalizzare il ranking Uefa nei prossimi anni, certifica la fine di un ciclo e l’inizio di una fase nuova. Una fase nella quale non basteranno più slogan o promesse generiche. I tifosi chiedono chiarezza, programmazione e una leadership presente.

Ecco perché l’estate che sta per cominciare non sarà soltanto quella del mercato o del nuovo allenatore. Sarà soprattutto l’estate delle decisioni di Giuseppe Commisso. Toccherà a lui spiegare quale Fiorentina intenda costruire e quali ambizioni abbia davvero la proprietà per il futuro del club viola.

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