Il Comitato dei garanti della Fondazione Meyer di Firenze ha respinto la richiesta di intervento presentata dalle associazioni Firenze per la Palestina, Sanitari per Gaza e dal partito dei Carc, che avevano sollecitato la rimozione di Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione in virtù del suo ruolo di console onorario d'Israele. Nella risposta ufficiale, i garanti Susanna Cressati, Pietro Dattolo e Umberto Tombari hanno chiarito che l'organismo non possiede alcuna funzione consultiva o decisionale in merito alla nomina del presidente, una prerogativa che spetta esclusivamente al direttore generale dell'ospedale pediatrico. Il Comitato ha inoltre precisato di non aver mai riscontrato, nell'operato di Carrai, comportamenti o scelte in contrasto con lo Statuto o con il codice etico dell'ente.
La presa di posizione ha scatenato l'immediata e durissima reazione delle realtà pro-palestinesi, che in una nota congiunta hanno definito la risposta l'ennesima affermazione pilatesca del non ci compete. I portavoce della protesta hanno espresso scetticismo sull'imparzialità dei garanti, ricordando come i tre membri siano stati nominati proprio su proposta della figura su cui avrebbero dovuto esprimersi. Secondo i contestatori, la decisione di valutare Carrai solo all'interno del ristretto mandato istituzionale, ignorando la sua figura pubblica complessiva, rappresenta un danno morale agli occhi dei cittadini che va a detrimento della reputazione della Fondazione e dello stesso ospedale Meyer.
I movimenti di solidarietà con la Palestina hanno tracciato un parallelismo con un precedente interno allo stesso ospedale pediatrico, ricordando il caso del console onorario della Russia, Francesco Giani, che in passato si era fatto da parte a seguito di una richiesta di dimissioni spontanee dal consiglio di indirizzo del Meyer. Nel caso del console israeliano, invece, le associazioni denunciano una totale assenza di moral suasion da parte dei vertici istituzionali, sottolineando che Carrai non ricoprirebbe tale carica diplomatica se non godesse del pieno gradimento dell'establishment di Tel Aviv.
La replica delle tre sigle si chiude con un duro attacco politico rivolto ai vertici della sanità e delle istituzioni toscane. Firenze per la Palestina, Sanitari per Gaza e Carc accusano il governatore Eugenio Giani, il direttore generale del Meyer e i responsabili della Fondazione di aver dato vita a un lungo rimpallo di responsabilità, un torneo di ping pong burocratico finalizzato a produrre un nulla di fatto a cui i manifestanti assicurano di non potersi e volersi rassegnare.
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