Il via libera del Consiglio comunale allo schema di convenzione urbanistica per la ristrutturazione di Palazzo Sassetti ha riacceso con forza il dibattito sullo sviluppo della città di Firenze. Il provvedimento, che prevede il cambio di destinazione d'uso dello storico immobile da interamente direzionale a residenziale e commerciale in cambio di compensazioni per l'amministrazione, è stato duramente contestato dal professor Alberto Di Cintio, tra i principali firmatari del manifesto civico "Per una svolta urbanistica a Firenze".
Secondo Di Cintio, il voto dell'aula di Palazzo Vecchio dimostra una netta continuità politica con le scelte degli ultimi quindici anni, un orientamento che non sarebbe mutato nemmeno con l'insediamento della nuova amministrazione e l'ingresso in maggioranza della coalizione formata da Alleanza Verdi e Sinistra ed Ecolò. Il docente ha sottolineato come questa linea urbanistica prosegua indisturbata nonostante le evidenti criticità sollevate in modo trasversale da comitati, cittadini e associazioni.
L'accusa lanciata dai movimenti civici è quella di una progressiva sparizione di porzioni storiche del capoluogo toscano, che verrebbero sistematicamente cedute alle logiche della speculazione immobiliare e finanziaria. Accanto al caso di Palazzo Sassetti viene citato anche quello di Palazzo Pauer: due complessi di pregio inseriti nel centro storico protetto dall'Unesco che, secondo i critici, sanciscono la definitiva trasformazione dell'ex città dei fiorentini in una realtà a uso esclusivo di investitori e flussi turistici d'élite.
L'argomentazione difensiva delle istituzioni, che giustifica tali interventi definendoli vecchi iter ereditati dalla precedente stagione della cosiddetta urbanistica contrattata, viene respinta con fermezza dai firmatari del documento. Di Cintio ha concluso ribadendo la necessità di un'opposizione netta a queste manovre, assicurando che il coordinamento intensificherà le pressioni su sindaca, giunta e consiglieri per chiedere un'inversione di rotta immediata e proteggere il patrimonio cittadino rimasto prima che sia troppo tardi.
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