Otto giorni di stop ferroviario per i lavori di Rfi al Ponte al Pino. Pendolari e viaggiatori preoccupati per collegamenti, navette e sicurezza nella stazione di Campo di Marte

A Firenze si avvicinano giorni difficili per il trasporto ferroviario: a luglio sarà interrotta la circolazione dei treni tra le stazioni di Firenze Campo di Marte e Firenze Santa Maria Novella per consentire i lavori di Rete Ferroviaria Italiana nell’area di Ponte al Pino.

Gli stop sono previsti in due periodi: dal 6 al 10 luglio e dal 27 al 31 luglio, cui seguiranno ulteriori interruzioni il 3-4 settembre e il 31 ottobre-1° novembre. Secondo le stime di Trenitalia e della Regione Toscana, solo nella prima fase saranno coinvolti circa 10 mila passeggeri al giorno tra andata e ritorno.

Per i treni regionali il collegamento tra Campo di Marte e Santa Maria Novella sarà garantito dal trasporto pubblico urbano, che verrà potenziato. Autolinee Toscane sta studiando navette dedicate verso la linea T2 della tramvia in piazza Libertà. Per i passeggeri dei treni a lunga percorrenza saranno invece predisposti bus sostitutivi gestiti da Trenitalia.

Le principali preoccupazioni riguardano però il traffico cittadino e la capacità della stazione di Campo di Marte di gestire un flusso così elevato di persone. L’area è già interessata dai cantieri della tramvia T3 e di Ponte al Pino, e il rischio è che molti pendolari scelgano l’auto privata, congestionando ulteriormente la viabilità e rallentando anche le navette sostitutive. Tra le ipotesi allo studio c’è anche il supporto della polizia municipale per agevolare il transito dei bus.

Dubbi emergono anche sulla sicurezza e sull’organizzazione di Campo di Marte, considerata poco adatta a sostenere un aumento massiccio dei passeggeri: banchine strette, spazi ridotti, poche sedute e servizi limitati potrebbero creare criticità soprattutto nelle ore di punta. Nonostante questo, i commercianti della stazione ricordano che in passato situazioni simili erano state gestite con personale aggiuntivo e collegamenti frequenti, auspicando che anche questa volta l’organizzazione sia all’altezza. Lo scrive la Nazione. 

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