Ultimi 90’ della stagione 2025/26 per la Fiorentina. Venerdì al Franchi andrà in archivio definitivamente una delle annate più tormentate dal post fallimento. Solo nel primo e nell’ultimo anno di Serie A di Della Valle ci sono stati epiloghi più sofferti, con la salvezza arrivata solamente all’ultima giornata. Questa, tuttavia, è stata quella in cui per quasi metà stagione la Fiorentina non è riuscita a vincere una partita, in cui ha scritto capitoli e record storici in negativo dando l’idea di essere già spacciata per mesi e mesi. La pelle è stata portata a casa anche prima rispetto ad altre volte, sì, ma che sofferenza.
Andrà definitivamente agli archivi l’annata che doveva essere quella della svolta. Quella in cui, dopo anni di tecnici emergenti, la Fiorentina aveva fatto all-in su un tecnico di prima fascia, dandogli un ingaggio doppio rispetto a quello che mai aveva percepito un allenatore a Firenze, arrivato tra le fanfare e le ovazioni di (quasi) tutti per puntare alla Champions. Lo aveva detto Pioli, lo dicevano i giocatori e i dirigenti. Quei dirigenti che avevano fatto acquisti per 90 milioni di euro, dato rinnovi a suon di milioni a Kean (cifra mai elargita a nessuno in precedenza, neanche a Ribery) e De Gea, fatto una squadra senza esterni offensivi e che, sostanzialmente, puntava su un attacco composto da Gudmundsson dietro a Piccoli e Kean, con Dzeko jolly. Sappiamo tutti com’è andata, col megafono del bosniaco che proprio con l’Atalanta all’andata segnò uno dei punti più bassi della stagione. Non il più basso, perché la giornata successiva a quel ko contro Palladino, con nel frattempo Pioli già esonerato, Pradè già dimesso e Vanoli in panchina, la Fiorentina avrebbe giocato e perso col Sassuolo. Da lì a breve venne annunciato il prossimo innesto in società di Paratici e purtroppo la scomparsa di Rocco Commisso. Il resto è storia recente, che si lega al concetto di futuro.
Scherzo del destino, l’ultima partita di questa stagione della Fiorentina sarà contro l’ex Palladino. Per quanto il tecnico dei bergamaschi sia da ricordare per il miglior punteggio fatto nell’era Commisso, il cui lavoro inizialmente contestato da parte del pubblico viola è stato poi rivalutato in positivo, è da ricordare anche come la scintilla dell’implosione del mondo viola. Inutile tornare su quella vicenda. Volendo dare un’accezione positiva a quella paradossale vicenda, se non altro, con quelle dimissioni ha innescato la rivoluzione che poi c’è stata, che forse non sarebbe mai avvenuta, che ha provocato tanta sofferenza nell’immediato ma che, magari, in prospettiva potrebbe essere il classico ‘non tutti i mali vengono per nuocere’. Altro scherzo del destino, nell’ultimo atto di questa stagione ci saranno Palladino e Vanoli. Per molti, l’attuale tecnico viola viaggia già con l’etichetta di ex, nonostante si presenti al Franchi venerdì dopo aver vinto contro la Juventus a Torino. Presente e passato che s’intrecciano, sperando in un futuro che sia di ben altro tenore rispetto a quello che si è visto di recente. Con Paratici, probabilmente non con Vanoli, ma con ambizione. Forse, perché su questo dovrebbe spiegarne di più la proprietà. Intanto per la Fiorentina è tempo di ultima fatica, sperando sia anche l’ultima prima dell’era della vera svolta.
Andrà definitivamente agli archivi l’annata che doveva essere quella della svolta. Quella in cui, dopo anni di tecnici emergenti, la Fiorentina aveva fatto all-in su un tecnico di prima fascia, dandogli un ingaggio doppio rispetto a quello che mai aveva percepito un allenatore a Firenze, arrivato tra le fanfare e le ovazioni di (quasi) tutti per puntare alla Champions. Lo aveva detto Pioli, lo dicevano i giocatori e i dirigenti. Quei dirigenti che avevano fatto acquisti per 90 milioni di euro, dato rinnovi a suon di milioni a Kean (cifra mai elargita a nessuno in precedenza, neanche a Ribery) e De Gea, fatto una squadra senza esterni offensivi e che, sostanzialmente, puntava su un attacco composto da Gudmundsson dietro a Piccoli e Kean, con Dzeko jolly. Sappiamo tutti com’è andata, col megafono del bosniaco che proprio con l’Atalanta all’andata segnò uno dei punti più bassi della stagione. Non il più basso, perché la giornata successiva a quel ko contro Palladino, con nel frattempo Pioli già esonerato, Pradè già dimesso e Vanoli in panchina, la Fiorentina avrebbe giocato e perso col Sassuolo. Da lì a breve venne annunciato il prossimo innesto in società di Paratici e purtroppo la scomparsa di Rocco Commisso. Il resto è storia recente, che si lega al concetto di futuro.
Scherzo del destino, l’ultima partita di questa stagione della Fiorentina sarà contro l’ex Palladino. Per quanto il tecnico dei bergamaschi sia da ricordare per il miglior punteggio fatto nell’era Commisso, il cui lavoro inizialmente contestato da parte del pubblico viola è stato poi rivalutato in positivo, è da ricordare anche come la scintilla dell’implosione del mondo viola. Inutile tornare su quella vicenda. Volendo dare un’accezione positiva a quella paradossale vicenda, se non altro, con quelle dimissioni ha innescato la rivoluzione che poi c’è stata, che forse non sarebbe mai avvenuta, che ha provocato tanta sofferenza nell’immediato ma che, magari, in prospettiva potrebbe essere il classico ‘non tutti i mali vengono per nuocere’. Altro scherzo del destino, nell’ultimo atto di questa stagione ci saranno Palladino e Vanoli. Per molti, l’attuale tecnico viola viaggia già con l’etichetta di ex, nonostante si presenti al Franchi venerdì dopo aver vinto contro la Juventus a Torino. Presente e passato che s’intrecciano, sperando in un futuro che sia di ben altro tenore rispetto a quello che si è visto di recente. Con Paratici, probabilmente non con Vanoli, ma con ambizione. Forse, perché su questo dovrebbe spiegarne di più la proprietà. Intanto per la Fiorentina è tempo di ultima fatica, sperando sia anche l’ultima prima dell’era della vera svolta.
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