'Dopo l'arresto del 2024, i miei contatti là mi considerano ormai una di loro'

AGGIORNATA - "Le immagini degli attivisti della Flotilla parlano da sole. E Ben Gvir voleva che parlassero, voleva dire 'noi rapiamo degli attivisti internazionali e noi li torturiamo, li picchiamo, abusiamo dei loro corpi, li terrorizziamo'". Queste le parole della giornalista Cecilia Sala, a margine di un evento a Firenze dove le è stato consegnato il premio Pegaso Toscana delle donne. "Stavolta la reazione del governo italiano è stata più netta e più dura della precedente", nell'autunno dello scorso anno.
    
"Purtroppo - ha proseguito - sono delle immagini che ci colpiscono molto, ma sono un millesimo delle torture che abbiamo visto inflitte sui corpi dei palestinesi nella prigione di Sde Teiman. E anche di questo Ben Gir si era vantato. Lì i soldati israeliani hanno violentato un uomo, è stato un grande scandalo, ma ovviamente non l'unico. Ben Gvir è uno che dice ai palestinesi 'se vi lamentate delle condizioni nelle prigioni che sono sovraffollate, dove perdete 10 kg in pochi mesi, dove non facciamo incontrare i vostri avvocati o le vostre mogli, la soluzione che io ho da proporre è la pena di morte'. E quest'anno è anche riuscito a introdurla in Israele su base etnica".

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AGGIORNATA - "Nei suoi reportage internazionali racconta guerre, crisi e trasformazioni geopolitiche con rigore e attenzione alle persone, dando voce a contesti spesso ignorati. Centrale anche il suo impegno nel mettere in luce il ruolo delle donne nei diversi scenari del mondo, le loro condizioni, il loro coraggio e le loro forme di partecipazione e resistenza.

Come Toscana delle donne, siamo lieti di consegnarle quindi questo premio, il riconoscimento del suo contributo alla libertà di informazione, ai diritti e alla dignità delle donne". Queste le motivazioni con cui questo pomeriggio è stato assegnato il Pegaso Toscana delle donne alla giornalista Cecilia Sala. La consegna è avvenuta a Firenze, all'inaugurazione del festival del Cospe, Reclaim.

"Era un premio che avrei voluto consegnarle già nella scorsa edizione, però poi per motivi di impegni reciproci non ci siamo riusciti - dice l'assessora regionale Cristia Manetti -. Sono ben felice di farlo oggi, perché è una giornalista, una voce libera che ha lottato e lotta per dar voce a tante donne. Peraltro come Toscana delle donne abbiamo sempre seguito le vicende dell'Iran e del movimento Donna vita libertà", quindi la premiamo "ancora più volentieri".

"Come Cospe siamo molto contenti - aggiunge la presidente Anna Meli - Lavoriamo nella cooperazione internazionale da più di 40 anni e guardare, osservare e raccontare come fa Cecilia, quelle parti del mondo dove i diritti umani sono violati, per noi è fondamentale". Un premio che "è anche uno stimolo per continuare a raccontare nella maniera corretta, cioè a partire dai giovani e dalle società civili di quei Paesi e Cecilia devo dire lo fa in modo egregio. E' bene che si inserisca nel Festival Cospe Reclaim, perché 'reclaim' vuol dire rivendicare spazi, diritti, voce".

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"Sono orgogliosa di questo riconoscimento, onoratissima. Credo che sia soprattutto per le voci e per le storie che sono andata a raccogliere sul campo di donne ben più coraggiose di me, penso in particolare alle donne iraniane, che hanno costruito anche una grandissima e bellissima solidarietà maschile nel loro Paese, soprattutto alle giovani generazioni, alle centinaia di migliaia di ragazze della Generazione Z che non indossano più il velo nelle grandi città, a Teheran" e che "hanno iniziato a cantare per le strade". Lo ha detto la giornalista Cecilia Sala a Firenze, a margine della consegna del premio Pegaso Toscana delle donne, assegnatole questo pomeriggio dalla Regione.    

"Il velo - ha aggiunto - è per noi è il simbolo più chiaro", dell'oppressione, "ma è uno dei tanti e credo che questo premio sia soprattutto per loro a cui io, negli anni, con il lavoro ho dato voce". Sala ha ricordato anche il suo arresto nel dicembre 2024 in Iran, detenuta 21 giorni nel carcere di Evin, uno dei più duri del Paese. "Mi sono trovata ad essere protagonista di un'ingiustizia, di quelle che di solito racconto dando voce appunto alle parole e alle esperienze degli altri. Diciamo che la comunità degli iraniani, delle mie fonti, dei miei contatti, dei miei amici li, che per un po' di anni mi avevano considerato una portavoce, ora mi considerano un po' una di loro".    

Parlando del ruolo dei giornalisti, Sala ha aggiunto che "continuano a contare, altrimenti Israele non avrebbe chiuso Gaza ai giornalisti internazionali il 7 ottobre, altrimenti non avremmo il Pentagono che caccia i giornalisti, altrimenti l'Iran non sarebbe in un blackout informativo imposto dal regime praticamente, dall'inizio dell'anno, dall'8 gennaio, per mascherare il massacro dei loro cittadini e per mascherare i danni della guerra. Quindi le informazioni continuano a fare un po' paura al potere".
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