Dopo settimane di ipotesi, riflessioni, sondaggi e nomi più o meno suggestivi, la Fiorentina ha scelto: Fabio Grosso sarà il nuovo allenatore viola per la stagione 2026/2027. Manca ancora qualche passaggio formale, a partire dalla risoluzione del contratto che lega il tecnico al Sassuolo, ma la direzione ormai è tracciata. A Firenze è pronta a cominciare una nuova era tecnica, costruita attorno a un nome che Fabio Paratici aveva in testa fin dall’inizio.
Il direttore sportivo viola ha valutato, ha accarezzato anche profili più ambiziosi e internazionali, da De Zerbi a Maresca fino a Iraola, ma alla fine ha scelto una strada diversa: meno roboante forse sul piano mediatico, ma più coerente con l’identikit tracciato dal club. Grosso è giovane, ambizioso, reduce da un’annata positiva con il Sassuolo e porta con sé un’idea di calcio offensiva, moderna, riconoscibile ma non rigida.
La Fiorentina gli metterà sul tavolo un contratto biennale, con un ingaggio intorno al milione e mezzo a stagione: di fatto quasi il doppio rispetto a quanto percepito in neroverde. Il Sassuolo, attraverso l’amministratore delegato Giovanni Carnevali, ha provato a trattenerlo, proponendogli anche un prolungamento fino al 2027 con adeguamento dello stipendio. Ma la prospettiva Fiorentina, evidentemente, ha pesato di più. I contatti portati avanti dall’agente Beppe Riso hanno portato a un’intesa di massima. Ora resta solo da chiudere il capitolo emiliano e aprire ufficialmente quello viola.
Prima, però, ci sarà un altro passaggio delicato: Paratici dovrà comunicare a Paolo Vanoli la decisione di non proseguire insieme. Vanoli è ancora sotto contratto con la Fiorentina fino al 30 maggio e lascia dopo aver centrato una salvezza che, a un certo punto della stagione, sembrava tutt’altro che scontata. Ma il club ha scelto di ripartire da un’altra guida, da un altro percorso tecnico, da un’altra idea di futuro.
E qui entra in gioco anche il rapporto tra i due Fabio: Paratici e Grosso. Non una conoscenza nata adesso, sull’onda della necessità di trovare un allenatore, ma un legame che parte da lontano. La nuova vita da tecnico dell’eroe di Berlino 2006 è cominciata tredici anni fa, quando Grosso passò dal campo alla panchina, iniziando dalle giovanili della Juventus proprio con la benedizione dell’allora dirigente bianconero. Le loro strade poi si sono divise, ma il rapporto è rimasto. Anche perché entrambi hanno mantenuto casa e famiglia a Torino, continuando a incrociarsi nel tempo.
Adesso Paratici ha intrapreso un nuovo percorso a Firenze e ha scelto di condividere un altro pezzo di strada con Grosso. Una scelta che racconta fiducia personale, certo, ma anche valutazione tecnica. Perché l’ex allenatore del Sassuolo non è soltanto il campione del mondo del 2006 che tutti ricordano per il rigore di Berlino. È un tecnico che ha costruito la propria identità con pazienza, lavoro e metodo.
Grosso non ama particolarmente l’esposizione mediatica, non è un allenatore da dichiarazioni ad effetto, ma viene descritto come uno capace di trasmettere concetti chiari al gruppo. Ama lavorare sui dettagli, anche attraverso messaggi scritti sulle lavagne dello spogliatoio, frasi e indicazioni con cui prova a tenere alta l’attenzione dei suoi giocatori. La parola chiave, per lui, è coraggio. Coraggio nel giocare, nel proporre, nel prendersi responsabilità anche quando la pressione sale.
Dal punto di vista tattico, il suo Sassuolo si è mosso soprattutto dentro un 4-3-3, con possibili variazioni verso il 4-2-3-1. L’idea parte dalla costruzione dal basso, coinvolge molto esterni e centrocampisti, e cerca verticalità senza trasformarsi in un sistema troppo dogmatico. È un calcio che vuole dare informazioni ai giocatori, ma non incatenarli. Grosso chiede principi, non automatismi esasperati. Vuole che il calciatore sappia leggere la situazione, scegliere la soluzione, aggiungere fantasia e creatività dentro un’organizzazione precisa.
È un punto interessante anche pensando alla Fiorentina che verrà. Perché alcune soluzioni, come la costruzione dal basso, sono state tentate anche nella stagione appena conclusa, ma spesso con difficoltà evidenti, probabilmente anche per caratteristiche degli interpreti. Questo significa che l’arrivo di Grosso non potrà essere separato dal mercato. Serviranno giocatori adatti, tecnici, coraggiosi, capaci di reggere certe richieste senza andare in crisi alla prima pressione.
Tra i suoi riferimenti c’è anche Pep Guardiola, non soltanto per l’idea di calcio, ma per il modo di vivere il ruolo pubblico dell’allenatore. Grosso, per carattere, è più schivo, più riservato, ma ammira quella capacità di esporsi e di incidere anche fuori dal campo. In panchina viene considerato un allenatore moderno: propone, lavora, studia, ma sa anche adattarsi. E soprattutto sa leggere le partite, qualità tutt’altro che secondaria.
La Fiorentina, dunque, riparte da qui: da un tecnico meno appariscente di altri nomi circolati, ma scelto con convinzione dal nuovo direttore sportivo. Paratici affida a Grosso il compito di aprire il ciclo del centenario, ricostruire credibilità tecnica e restituire alla squadra un’identità dopo una stagione complicatissima. L’era Grosso non è ancora ufficialmente cominciata, ma ormai è pronta a partire. E da qui passerà una parte decisiva della nuova Fiorentina.
Condividi
Attiva i cookies
