Nel carcere fiorentino di Sollicciano la presenza di giovani detenuti raggiunge livelli mai registrati prima. Su circa 600 reclusi, 45 hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni, mentre diventano circa 60 se si considera la fascia under 25. Un dato definito record per l’istituto.
Una parte di questi giovani proviene da percorsi di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, successivamente sfociati in situazioni di marginalità e microcriminalità. Altri sono giovani di seconda generazione o nati in Italia da famiglie straniere, mentre una minoranza è composta da ragazzi adottati. Tutti accomunati da percorsi di fragilità emersi durante l’adolescenza.
Il fenomeno non riguarda solo Sollicciano, ma si riscontra in diversi istituti penitenziari italiani. Tra il 2022 e il 2025, infatti, i detenuti tra i 18 e i 25 anni sono aumentati da poco più di 3.200 a oltre 4.100, con una crescita del 28%, superiore all’aumento complessivo della popolazione carceraria.
Secondo il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, si tratta di una tendenza in forte crescita che pone nuove criticità. In particolare, segnala la condizione dei minori stranieri non accompagnati che, al compimento della maggiore età, rischiano di trovarsi in situazioni di irregolarità e maggiore vulnerabilità. Parissi sottolinea inoltre la necessità di riflettere sull’impatto delle recenti normative, come il Decreto Caivano, che potrebbe aver inciso su un approccio più repressivo nei confronti dei reati tipici dell’età giovanile.
Dalla società civile arriva anche il punto di vista di Fatima Ben Hijji, presidente dell’associazione Pantagruel, che evidenzia come l’elevata presenza di giovanissimi in carcere sia il segnale di un sistema che non riesce a intercettare e prevenire il disagio giovanile. Secondo Ben Hijji, molti ragazzi vivono una condizione di esclusione sociale e identitaria, aggravata da discriminazioni e da un clima culturale che alimenta distanza e rabbia.
Sul piano nazionale, il fenomeno è confermato anche dall’associazione Antigone. Alessio Scandurra osserva come la crescita dei giovani detenuti sia in parte legata ai trasferimenti dal circuito minorile a quello per adulti, ma anche a una pressione sociale più ampia. Gli istituti penitenziari, sottolinea, faticano a gestire questa fascia d’età, spesso caratterizzata da conflittualità, instabilità e difficoltà di adattamento alla vita carceraria.
Il quadro che emerge è quello di una popolazione carceraria sempre più giovane, che pone interrogativi sul rapporto tra politiche sociali, integrazione e sistema penale, e sulla capacità delle istituzioni di intervenire prima dell’ingresso nel circuito detentivo. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies














